di ANTONIETTA MARIA STRATI – È una continua fuga, quella dei giovani dal Sud. Secondo la Svimez, infatti, dal 2002 al 2024 sono quasi un milione di giovani under 35 ha trasferito la propria residenza dal Mezzogiorno in una regione del Centro-Nord dal 2002 al 2024: una mobilità fortemente selettiva dal punto di vista del capitale umano (oltre un terzo di questi giovani aveva
almeno una laurea). Considerando i rientri dal Centro-Nord, la perdita secca di popolazione nella fascia 25-34 anni del Mezzogiorno supera le 500mila unità, di cui circa 270mila laureati. Dati preoccupanti, che sono emersi nel corso della presentazione del Report della Svimez ‘Un Paese, due emigrazioni’, presentato in collaborazione con Save the Children, in cui viene rilevato come «il fenomeno appare inoltre in progressivo rafforzamento sul piano qualitativo: nel 2002 la quota di laureati tra i giovani meridionali diretti verso il Centro-Nord non superava il 20%, nel 2024 ha raggiunto quasi il 60%.
Nel solo 2024 le partenze di giovani laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord sono state circa 23mila, determinando un saldo netto negativo superiore a 17mila unità.
Sebbene i flussi migratori dei giovani che lasciano il Mezzogiorno per stabilirsi in una regione del Centro-Nord risultino nel complesso equilibrati dal punto di vista di genere – con una quota femminile stabile intorno al 47/48% – emerge una crescente selettività delle migrazioni delle giovani donne. Tra il 2002 e il 2024, sono oltre 195mila le giovani laureate ad aver lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord, quasi 42mila in più rispetto agli uomini under35 laureati (153mila).
Non è un caso, infatti, che l’Associazione parli di “nuove emigrazioni” includendo giovani, laureati e soprattutto donne: la quota di migrazioni qualificate tra migranti meridionali al Centro-Nord è cresciuta in modo particolarmente marcato tra le donne: dal 22% nel 2002 a quasi il 70% nel 2024 (circa 13mila unità), contro un aumento dal 14,6% al 50,7% tra gli uomini (circa 10mila).
Nel complesso, questi dati indicano che la mobilità femminile dal Mezzogiorno è sempre più concentrata sui profili a elevata istruzione, rafforzando il carattere qualitativamente selettivo della fuoriuscita di capitale umano.
Nel rapporto, viene indicato come, spesso, si scelga di emigrare dal Sud all’estero. Una scelta fatta da oltre 210mila giovani under 35 tra il 2002 e il 2024. Di questi, un terzo sono laureati. Questo significa che il Mezzogiorno ha perso – al netto dei rientri – 142mila giovani, di cui 45mila in possesso di titolo di studio di terzo livello. Il picco di emigrazione all’estero – evidenzia la Svimez – si è registrato nel 2019, con la partenza di 19mila giovani e, dopo un rallentamento provocato dal covid, questo fenomeno è tornato a rafforzarsi, raggiungendo il picco massimo nel 2024, con oltre 20mila trasferimenti all’estero di under35 meridionali.
Ma perché si verifica sempre più questo fenomeno? Lo spiega la Svimez nell’introduzione del Report: «le migrazioni dei giovani laureati dal Mezzogiorno rappresentano troppo spesso una risposta obbligata alla carenza di opportunità economiche, occupazionali e sociali nei territori di origine. Sono necessarie nuove “politiche pubbliche per il diritto a
restare” orientate a creare condizioni favorevoli alla valorizzazione del capitale
umano formato nel Mezzogiorno, contrastando la fuga dei talenti e migliorando le opportunità di realizzazione professionale e di vita».
Una condizione, tuttavia, che non colpisce solo il Sud: Anche il Nord registra una crescente emigrazione internazionale: tra il 2002 e il 2024, 154mila laureati hanno lasciato una regione del Centro-Nord. Il fenomeno ha raggiunto il picco nel 2024: 21mila giovani laureati under 35 centro-settentrionali si sono trasferiti all’estero, valore doppio di quello del 2019 (circa 10 mila).
Il Centro‑Nord compensa ampiamente le proprie perdite estere grazie ai flussi dal Mezzogiorno: +270mila saldo netto positivo nei confronti del Mezzogiorno tra il 2002 e il 2024.
Il risultato, rimane comunque lo stesso, che sia del Nord o del Sud: la perdita di competenze. L’emigrazione dei laureati dai territori in cui si sono formati si traduce in una dispersione dell’investimento pubblico sostenuto per la loro istruzione a beneficio delle regioni e dei Paesi di destinazione. La SVIMEZ quantifica in 6,8 miliardi di euro l’anno il costo associato alla mobilità interna dei giovani laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord: un trasferimento netto e strutturale di risorse pubbliche a favore delle aree più forti del Paese.
A questo si aggiunge il costo delle migrazioni estere: per il Mezzogiorno la perdita di investimento formativo è stimabile in 1,1 miliardi di euro annui, mentre il Centro-Nord registra una perdita superiore ai 3 miliardi di euro l’anno per l’emigrazione all’estero dei profili più qualificati.
La mobilità non attende più la fine degli studi: si anticipa già al momento dell’avvio degli studi universitari. Nell’anno accademico 2024/2025, quasi 70 mila studenti meridionali – su circa 521 mila – studiano in un ateneo del CentroNord: oltre il 13% del totale, con picchi del 21% nelle discipline STEM. Campania e Sicilia generano da sole quasi metà del flusso in uscita. La Lombardia si conferma la regione più attrattiva, seguita da EmiliaRomagna e Lazio.
L’emigrazione “anticipata” è motivata dalla scelta di avvicinarsi ai mercati del lavoro caratterizzati da maggiori opportunità occupazionali. Tra i laureati occupati che hanno conseguito il titolo in un ateneo del Centro-Nord, l’88,5% risulta occupato nella stessa macro-area a tre anni dalla laurea. La situazione appare significativamente diversa per chi si è laureato in un ateneo del Mezzogiorno: meno del 70% dei laureati trova occupazione nei territori di origine.
La SVIMEZ evidenzia un segnale importante in controtendenza. Negli ultimi anni è migliorata la capacità attrattiva degli Atenei meridionali: a parità di immatricolazioni negli atenei meridionali (108mila), per i corsi di laurea triennali e a ciclo unico, gli immatricolati meridionali negli Atenei nel Centro-Nord si sono ridotti dai 24mila studenti nell’a.a. 2021/2022 a 17mila nell’a.a 2024/2025.
Per i ragazzi che vivono in aree marginali e periferiche, come attestano i dati di Save the Children, già in età adolescenziale oltre un terzo dei giovanissimi che vivono nelle regioni del Sud e nelle Isole ritiene particolarmente importante spostarsi in futuro in un altro comune o città: 37,5% contro il 26,9% di chi vive al Centro o Nord Italia. I ragazzi e le ragazze che vivono nelle regioni meridionali sono anche i più propensi a valutare positivamente l’idea di andare a vivere all’estero (38,2% rispetto al 35,6% di chi vive al Centro o al Nord). Tra gli adolescenti figli di famiglie immigrate, il 58,7% dichiara di volersi trasferire in futuro in un altro paese, possibile testimonianza delle difficoltà incontrate nel percorso di crescita anche a causa di uno status giuridico incerto. L’aspirazione di trasferirsi all’estero è condivisa da un numero rilevante anche di 15-16enni di origine italiana, uno su tre (34,9%). A tre anni dal conseguimento del titolo, i laureati italiani che lavorano all’estero guadagnano tra 613 e 650 euro netti in più al mese rispetto a chi resta in Italia. All’interno del Paese, il Mezzogiorno registra la retribuzione media più bassa (1.579 euro), contro i 1.735 euro del NordOvest. Il differenziale retributivo tra una laureata del Mezzogiorno e un laureato del Nord-Ovest ammonta a circa 375 euro mensili a favore di quest’ultimo (1.862 contro 1.487 euro).
Ma non sono solo più i giovani a emigrare: adesso anche i nonni hanno la valigia in mano che, conservando la residenza al Sud, raggiungono figli e nipoti emigrati al Centro-Nord.
La SVIMEZ ha stimato il numero di over 75 meridionali che, pur mantenendo la residenza in una regione del Sud, vivono stabilmente nel Centro-Nord. Le stime si basano sull’analisi delle compensazioni della mobilità farmaceutica convenzionata e sulla spesa pro-capite per farmaci della popolazione anziana.
Secondo le stime Svimez, tra il 2002 e il 2024 gli anziani formalmente residenti al Sud che vivono stabilmente al Centro-Nord (“nonni con la valigia”) sono quasi raddoppiati, passando da 96 mila a oltre 184 mila unità. Questa emigrazione “sommersa” riflette due dinamiche intrecciate. Da un lato, il ricongiungimento familiare con figli e nipoti emigrati al Centro-Nord anche a supporto die carichi di cura familiari; dall’altro, la crescente difficoltà di ricevere servizi di cura adeguati nel Mezzogiorno, caratterizzati da carenze nei servizi sanitari e assistenziali.
«Sono necessarie nuove politiche pubbliche per il diritto a restare, orientate a valorizzare le competenze formate nel Mezzogiorno, mutuando gli strumenti di incentivo al rientro dei cervelli», ha detto Luca Bianchi, nel corso della presentazione a Roma.
«Le migrazioni dei giovani laureati dal Mezzogiorno rappresentano sempre più spesso una risposta obbligata alla carenza di opportunità economiche, occupazionali e sociali nei territori di origine. In questa prospettiva – ha aggiunto – la SVIMEZ propone l’introduzione, a livello europeo, di un Graduate Staying Premium, basato su una detassazione parziale dei redditi da lavoro dei giovani laureati neoassunti nei primi cinque anni di attività nelle regioni europee collocate nella trappola dei talenti».
«Il Graduate Staying Premium – ha detto Bianchi – potrebbe configurarsi come uno degli strumenti innovativi delle politiche per l’occupabilità nella programmazione europea 2028-2034, intervenendo su uno dei principali fattori che alimentano la mobilità dei giovani qualificati. La misura consentirebbe infatti di aumentare il salario netto di ingresso, riducendo il divario rispetto alle aree più forti e rendendo concretamente più praticabile il diritto a restare».
Per la responsabile analisi e ricerche di Save the Children, Antonella Inverno, «sono proprio le ragazze e i ragazzi cresciuti nelle aree marginali e periferiche del Paese che faticano a immaginare un futuro in Italia e le loro aspirazioni trasformate in progetti di vita concreti. È invece in questi luoghi che dovrebbero concentrarsi politiche pubbliche, adeguatamente finanziate, affinché i più giovani possano pensare di rimanere nei territori di origine, diventando così a loro volta fautori dello sviluppo di quegli stessi territori».
Alla presentazione sono intervenuti anche il presidente della Consulta Anci Giovani, Domenico Carbone, il presidente dei Giovani imprenditori Confindustria Salerno Vincenzo Iennaco, la segretaria nazionale dei Giovani Democratici, Virginia Libero, il giornalista di Will Media, Carlo Notarpietro.
Per la Svimez e Save the children, dunque, «le migrazioni giovanili dal Mezzogiorno non possono essere interpretate come l’espressione piena di una libera scelta individuale, ma vanno lette prevalentemente come una risposta obbligata alla persistente carenza di opportunità economiche, occupazionali e sociali nei territori di origine. Come evidenziato nel Rapporto SVIMEZ 2025, questa dinamica emerge con particolare chiarezza dalla profonda contraddizione che ha accompagnato la recente ripresa occupazionale: per ogni giovane laureato occupato in più nel Mezzogiorno, quasi due hanno lasciato l’area».
«Il Rapporto segnala – si legge – che nel Mezzogiorno non risultano ancora pienamente garantite le condizioni economiche e sociali necessarie a rendere effettivo il diritto a restare. La definizione di nuove politiche nazionali ed europee volte a costruire op-portunità per giovani laureati nei luoghi dove sono nati e si sono formati è il presupposto indispensabile affinché la mobilità possa configurarsi come una scelta e non come una necessità». (ams)







