AFRICO (RC) – Il corteo della Cgil per il 1° Maggio

Torna, ad Africo, la tradizionale sfilata del Primo Maggio, organizzata dal Comune insieme alla Cgil Reggio Calabria-Locri.

L’appuntamento, dunque, è per le 10 alla Camera del Lavoro, da cui partirà la sfilata per le vie della cittadina, per poi rientrare alla sede della Camera del Lavoro con i saluti del sindaco Domenico Modaffari, l’intervento di un compagno della Cgil locale e la chiusura del segretario generale Cgil Reggio Calabria-Locri, Gregorio Pititto. Ad accompagnarela sfilata, la banda musicale.

«La sfilata del Primo Maggio – ha sottolineato il segretario generale Cgil Reggio Calabria-Locri – ha una valenza storico-culturale per la cittadina di Africo: da sempre in prima linea per la difesa dei diritti dei lavoratori, a fianco dei cittadini, dei giovani, dei disoccupati e degli immigrati».

Alla Cgil Reggio Calabria-Locri preme evidenziare l’importanza della celebrazione della Giornata del Lavoro in un centro della Locride, simbolo delle innumerevoli potenzialità inespresse della nostra terra. Non bisogna dimenticare che in questa cittadina il movimento dei lavoratori, legato soprattutto all’agricoltura, è da sempre impegnato nelle battaglie quotidiane per raggiungere obiettivi sociali ed economici importanti. (rrc)

AFRICO (RC) – Al via la nuova consiliatura comunale

Si è insediato, ad Africo, il nuovo Consiglio comunale, che ha sancito il ritorno della cittadina jonica alla piena agibilità democratica dopo la parentesi della gestione commissariale durata quasi due anni. 

Presente, alla seduta di insediamento, il vicesindaco della Città Metropolitana, Carmelo Versace, che è stato ricevuto dal sindaco Domenico Modaffari.

«Torna ad insediarsi, a due anni dallo scioglimento per infiltrazione mafiosa, il Consiglio comunale democraticamente eletto di Africo. Come Città Metropolitana abbiamo voluto essere presenti, al fianco del neo sindaco Domenico Modaffari, a quella che, a tutti gli effetti, si appesta ad essere una nuova stagione per il comune locrideo». Così, il vicesindaco metropolitano, Carmelo Versace, ha salutato l’avvio dei lavori del civico consesso aggiungendo: «Siamo qui per testimoniare la presenza concreta delle istituzioni in contesti che, per varie vicissitudini, hanno avuto un passato delicato e, adesso, si apprestano ad affrontare con più speranza e rinnovata fiducia il futuro».

«Soprattutto – ha concluso Versace – siamo vicini ai cittadini che, nella Città Metropolitana, possono tranquillamente ritrovare un preciso punto di riferimento». (rrc)

 

Eletti i sindaci di Sinopoli, Africo e San Giorgio Morgeto: i Comuni erano sciolti per mafia

Domenico ModafferiSalvatore ValeriotiFrancesco Sergi, sono rispettivamente i sindaci di Africo, San Giorgio Morgeto e Sinopoli, i tre Comuni nel Reggino che erano stati sciolti per mafia, e che sono tornati a elezioni domenica 7 novembre.

Ad Africo, ha votato il 46,23%, e il neo sindaco Modafferi, della lista civica Africo in alto, si è imposto contro Enzo Antonio Caccavari con 1035 voti. A San Giorgio Morgeto, ha votato il 55,01%, che ha eletto Valerioti con la lista Obiettivo comune per San Giorgio battendo Vincenzo Marrapodi.

A Sinopoli, Francesca Sergi era l’unica candidata, e ha superato il quorum con il 63,76%. (rrc)

Domani in Calabria votano tre Comuni sciolti per mafia: Si tratta di Sinopoli, Africo e San Giorgio Morgeto

Africo, San Giorgio Morgeto e Sinopoli sono i tre Comuni calabresi che, insieme a Orta di Atella, in provincia di Caserta, Manfredonia, in Provincia di Foggia, Carmiano, in Provincia di Lecce e Scanzano Jonico, in Provincia di Matera, tornano alle urne. Lo ha reso noto il Viminale, che si tratta di comuni interessati dal turno straordinario del secondo semestre del 2021 a causa del loro scioglimento per infiltrazioni mafiose.

Le elezioni inizieranno alle 7 e si concluderanno alle 23. Il ballottaggio, dove previsto, è programmato per il 21 novembre.

Si tratta di una buona notizia per i tre comuni calabresi, che dal 2019 sono commissariati. (rrm)

Gioacchino Criaco: Calabria, il sotterramento dell’amore, la lezione della resa

di GIOACCHINO CRIACO – È scocciante parlare di Augias, è vero. Ma al di là dei giudizi su di lui, del suo valore intellettuale, resta il fatto che parli dalla tv pubblica, che scriva su giornali di ampia diffusione. Quello che dice non ha nulla di straordinario o nuovo. “Terra perduta”, “irredimibile”, “immutabile”, sono sentenze che si sentono da sempre in Calabria, che pure moltissimi calabresi pronunciano. Mettete me, che sono di Africo: “riottosi, ribelli e irredimibili”, diceva di noi Stajano in Africo, Einaudi; “bestie che dormono e mangiano con le bestie”, Strati, la Teda; “di quali delitti si è macchiata questa gente per vivere in condizioni così miserabili?”, Zanotti Bianco, Fra la Perduta Gente; “pane di ghiande e vieccia mangiano gli africoti”, Giorgio Amendola, il pane nero di Africo; e Besozzi insieme a Tino Petrelli hanno immortalato la disperazione degli africoti con i ragazzi del 48. Ho cominciato a preparare la valigia dopo aver letto la sentenza di Stajano: avrei voluto essere riottoso e ribelle, ma irredimibile puzzava di zolfo, un preannuncio d’inferno. Dopo ci ho messo 35 anni a realizzare che non avrei mai voluto partire, che le capre, il sogno più bello le avevo già. Invece tutti mi hanno insegnato la bruttezza dei caprai.

Nessuno mi ha spiegato la loro sfida, il coraggio, l’amore incondizionato per la natura: che capre, lupi e pastori erano i contraenti di una società antica, nobile. Della Calabria si provvede da qualche secolo a insegnare il brutto, il di meno, a inculcare un disamore rovinoso, matricida. Le parole di Augias, inconsapevolmente o meno, proseguono in quella lezione tragica che è l’insegnamento della resa, il sotterramento dell’amore. Non va sottovalutata in quanto provenga da lui, va confutata in quanto proveniente da scoraggiatori di professione, spesso assoldati a loro insaputa da chi ha l’interesse che questa visione, geneticamente, si infigga nella genetica calabrese.

Sono risorte Regioni e popoli molto più afflitti dai drammi calabresi, si sono capovolte situazioni ben più tragiche. La Calabria è sul pizzo del burrone, lo sappiamo tutti noi calabresi; molto probabilmente salteremo nell’abisso. Ma sarà perché non abbiamo lottato, non perché al momento sia impossibile lottare. Stiamo facendo quello che un gruppo di potere vuole: abbandonare il campo e lasciare tutto al nemico. È una lotta che si combatte da più di un secolo: un popolo che ha resistito a terremoti portentosi, maremoti, alluvioni, malattie, dominazioni. Capitola sotto le unghie smaltate di un potere locale che si prende tutto, con complice uno Stato centrale ignavo. Le parole di Augias, non lui, sono pericolose perché continuano a costruire la resa. E a noi serve la guerra, che è vero, è difficilissima da fare: i migliori dei nostri sono già morti in battaglia, noi non saremo combattenti irresistibili, ma neppure il nemico è granché. (gc)

[Gioacchino Criaco è uno dei più apprezzati scrittori italiani. Calabrese di Africo ha firmato diversi best-seller tra cui Anime nere, Il Saltozoppo, La Maligredi, L’ultimo drago d’Aspromonte]

LA CULTURA RITROVATA VA IN ASPROMONTE
AD AFRICO INTELLETTUALI A CONFRONTO

di MARIA CRISTINA GULLÍ – Ritrovarsi, per il terzo anno consecutivo, ad Africo Antico, nel cuore dell’Aspromonte: è stato un nuovo successo quest’incontro, quest’anno, non sponsorizzato dalla Regione, bensì promosso e organizzato dai giovani di Insieme per Africo. Un raduni senza inviti, solo col passaparola per mettere fianco a fianco artisti, scrittori, poeti, giornalisti e tanti, tantissimi giovani con la voglia di ascoltare, di domandare, di sentirsi protagonisti. E Gente in Aspromonte non sarà più un evento sporadico: il presidente del Parco Leo Autelitano lo ha inserito tra gli “attrattori culturali, turistici e ambasciatori del Parco», così che quest’incontro il cui sottotitolo recita “La visione del Sud vista dall’Aspromonte” acquisisce il pieno sostegno del Parco. L’obiettivo di del presidente Autelitano è valorizzare le iniziative che caratterizzano l’Aspromonte a supporto di identità culturali, incentivando il confronto e la crescita sociale nel rispetto della legalità.

Giungere al rifugio Carrà non è agevole, eppure sono arrivati in tanti, a cominciare dallo scrittore Gioacchino Criaco che ama moltissimo questo suggestivo angolo di Aspromonte lo ha fatto conoscere ad amici e colleghi: con l’intervento dell’Ente Parco diventa sede stabile dell’incontro che, è chiaro, si ripeterà crescendo sempre di più.

"GENTE IN ASPROMONTE" 2020

Bella la motivazione che ha spinto i giovani organizzatori dell’incontro di quest’anno: «Non arrabbiarti con il pozzo che è secco – hanno scritto su FB – perché non ti da l’acqua, piuttosto domandati perché continui ad insistere a voler prendere l’acqua dove sai già che non puoi trovarla.
Noi ragazzi di “Insieme per Africosiamo così. Ci crediamo da sempre che qualcosa possa realmente cambiare, ci crediamo nonostante le mille promesse fatte, ma mai mantenute.
«Quest’anno abbiamo voluto organizzare, di nostra spontanea volontà, la terza edizione di “Gente in Aspromonte”, e nonostante le mille difficoltà riscontrate, possiamo dire che ce l’abbiamo fatta anche questa volta. Ce l’abbiamo fatta anche grazie all’aiuto di alcune persone davvero speciali che ci danno una mano da sempre. Ci supportano in ogni iniziativa ed in alcuni momenti ci danno la forza per andare avanti.
Il sorriso degli ospiti, le belle parole spese nei nostri confronti e di conseguenza l’ottima riuscita dell’evento è stata soprattutto merito di :
Gioacchino Criaco, Bruno Criaco, Francesco Pileggi, Giuseppe Aloe, Paolo Sofia, ed altri amici, i quali si sono impegnati in prima persona affinché tutto potesse essere perfetto e andare per il meglio. E così è stato.
«Noi ragazzi volevamo ringraziare tutte le persone presenti, tutti coloro che sono intervenuti al dibattito con l’auspicio che sia solo l’inizio di tante iniziative affinché vengano valorizzati i nostri incantevoli Borghi Aspromontani.
«Siamo gente strana noi Africoti, è da settant’anni che viviamo sul mare, ma continuiamo a chiamare Madre l’Aspromonte. Continuiamo a sognare che la nostra terra possa un giorno essere valorizzata e conosciuta da tutti. Per noi è il nostro paradiso sulla terra. Siamo dei piccoli, poveri, romantici sognatori ancora rimasti a crederci. E anche se tutto questo fosse soltanto un sogno, per favore non svegliateci. Scusateci, ma noi preferiamo continuare a sognare».

È un luogo di memoria Africo, che rimanda al grande Umberto Zanotti Bianco, un settentrionale a totale servizio del Sud, impegnato a dare visibilità e sostegno a una popolazione di dimenticati e oppressi. Aleggiava il suo spirito nel rifugio Carrà, tra gli ulivi e le pietre delle armacìe circostanti, il profumo del verde e l’alito fresco che giunge dal mare. È un luogo impervio, ma ci arrivano a frotte, e continueranno ad arrivarci perché l’Aspromonte scoppia di tradizioni e di cultura e non finisce mai di tramandarle. (mcg)

 

AFRICO – Una riflessione di Daniela Rabia su Gente in Aspromonte

La giornalista e scrittrice Daniela Rabia offre un suo contributo di riflessioni sull’evento “Gente in Aspromonte”.

«Africo – scrive la Rabia – è cuore pulsante della Calabria. Uno dei suoi tanti cuori. Ma Africo è un cuore scaldato dal sole che brucia ogni giorno, illuminato da una voglia di riscatto da un’immagine cupa, trascinatasi stancamente nel tempo, che non rispecchia più la realtà di oggi. Africo è prima di tutto nella voce di Gioacchino Criaco che ha dato l’input per far radunare nella fitta natura aspromontana intellettuali, giornalisti, scrittori, registi, poeti per raccontare una Calabria diversa. Le cose sono in sé ma ancor più nel racconto che se ne fa. Le cose cambiano se iniziamo a narrarle diversamente, magari con quella dose d’amore che per anni abbiamo fatto mancare a questa terra. E siamo noi Calabresi  che dobbiamo rientrare in possesso della narrazione dei nostri luoghi perché il territorio parla in maniera particolare ai suoi figli e loro hanno il dovere morale di ascoltarlo e rispondere attraverso la giusta sensibilità, le giuste parole».

«“Prima non avevo le parole per raccontare”- ha affermato Gioacchino al nono appuntamento di Liber@Estate – “poi dopo anni in questi luoghi le felci hanno iniziato a parlare, e gli alberi, e alla fine dopo dieci anni anche le querce e ho trovato le parole”. Le parole – dice la Rabia – ce le presta dunque  la natura, il contesto e noi scrittori più o meno letti, più o meno grandi, più o meno conosciuti, le restituiamo nelle nostre storie. Storie di vita, di vite che s’intrecciano, quelle che “il vento non distrugge, ma sposta soltanto da un posto all’altro”come scrive in apertura alla sua Maligredi Criaco. C’è un vento di ritorno oggi, un vento nuovo che fa ritornare alcune vite, c’è una due/ tre giorni ad Africo che sembra dilatare il tempo e lo spazio, accorciando le distanze. C’è un luogo reale e vero che si sta trasfondendo in un luogo letterario per recuperare dalla letteratura quella magia  che alcuni gli hanno tolto. Ma noi siamo altri uomini, animati da altro spirito e nuova linfa, determinati a diventare oggi artefici del nostro destino e certamente di un racconto diverso del nostro cammino». (rrm)

Nella foto di copertina, la giornalista e scrittrice Daniela Rabia

Dall’Aspromonte, la grande sfida della cultura per un diverso modo di raccontare la Calabria

di ALDO MANTINEO – Ieri avevo in mente un Aspromonte. Un tipo di Aspromonte. Non c’ero mai stato così dentro, nel suo cuore verde, e dunque l’idea che avevo – e chissà quanti altri come me – era legata a quel che avevo visto, sentito. O meglio, a quel che nel tempo mi era stato fatto vedere e in ciò che avevo voluto sentire. Un’idea di una montagna dura, praticamente impenetrabile. Diciamo pure ostile. Pesco indietro nella mia memoria di ragazzo di quarant’anni fa e quella era soltanto la montagna che aveva protetto latitanti, nella quale erano stati nascosti ostaggi, dove lo Stato aveva abdicato, forse senza nemmeno combattere in maniera convinta, lasciando campo libero alla ‘ndrangheta.

Che le cose non stessero così mi era comunque stato chiaro da tempo, ma non avevo mai avuto modo di sperimentare che il mio “nuovo” sentire fosse non solo differente rispetto al passato ma anche più adeguato alla realtà.

Oggi, così, ho in mente un altro tipo di Aspromonte. Una montagna non solo aspra ma anche “bianca” (come vuole l’etimo legato alla lingua grecanica)  nel senso di splendente. Una definizione assolutamente calzante per un luogo difficile da attraversare ma di una bellezza naturale assoluta, nel quale le lingue di strada – talvolta più simili a “piste” appena transitabili – ti consentono magari a fatica di inerpicarti ma ti regalano il privilegio di stare più in alto degli stessi uccelli in volo. Un luogo nel quale placidi greggi si prendono la strada e vogliono il loro tempo: per loro non c’è alcun tuo impegno pressante che tenga!

In questo senso il secondo appuntamento con “Gente in Aspromonte”, che ha fatto delle grandi querce del Rifugio Carrà ancora una volta una sorta di arena naturale nella quale si sono – tra l’altro – confrontati modi diversi di raccontare la Calabria e di utilizzare le sue risorse, è stata un’utile occasione. Una manifestazione senza inviti, senza scalette, una sorta di tribuna dalla quale tutti potevano parlare, dire la loro, interloquire,  spiegare e raccontare. Perché se sulla necessità di un “nuovo” racconto della Calabria – per altro argomento del primo appuntamento nel 2018 e che, inevitabilmente, ha fornito lo spunto per la “ripartenza” in questa edizione – non tutti sono stati d’accordo, pochi dubbi vi sono che  qualsiasi racconto, vecchio e nuovo, non ha solo bisogno di chi parli ma anche (se non soprattutto) di chi ascolti. Dunque tanto più un racconto è secco, lineare, privo di fronzoli, tanto più crescerà la possibilità che chi ascolti ne colga appieno il vero senso, la completa portata. Ed allora ecco il punto: ma sin qui quale racconto della Calabria è stato fatto? Questione non di poco conto considerato che un certo tipo di narrazione – da quella dei quotidiani a quella delle fiction televisive – appare più funzionale a una certa rappresentazione.

A me che calabrese non sono è capitato per lavoro di dover contribuire al quotidiano “racconto” della Calabria scoprendola pian piano, giorno dopo giorno, anche attraverso i racconti che mi venivano fatti. Mi sono insomma trovato nella doppia veste, al tempo stesso, di narratore e ascoltatore. E mentre la mia personale “scoperta” procedeva, contemporaneamente mutava la mia capacità di riuscire a contribuire a fare un racconto sempre meno impregnato di logori stereotipi e superati luoghi comuni. E l’ennesima riprova l’ho avuta nella giornata trascorsa a Piano Carrà sperimentando l’ebbrezza del cielo che si imbroncia all’improvviso rovesciando giù un paio di ore di intensa pioggia o facendo gioire la vista di uno spettacolo naturale di rara bellezza e di paesaggi incredibili.

Ecco,  se mai ci fosse realmente bisogno di un “nuovo” racconto della Calabria questo potrebbe forse essere un utile accorgimento: mettere assieme il punto di vista del narratore e quello dell’ascoltatore, senza dare nulla per scontato. Un esperimento che, in qualche misura, è stato fatto durante “Gente in Aspromonte” che – al netto di critiche e polemiche – può rappresentare un utile laboratorio, uno snodo importante lungo quel quotidiano e impegnativo percorso lungo il quale la Calabria, la sua gente (ma il Meridione e i meridionali più in generale) avanza tra mille ostacoli e infiniti pregiudizi. (am)


ASPROMONTE = ASPRO-PONTE
L’OPINIONE DI LOMBARDI SATRIANI

Nel cuore dell’Aspromonte, al Rifugio Carrà di Africo e a Bova si è svolto nei giorni scorsi – promosso e organizzato dalla Regione Calabria – il convegno Gente in Aspromonte 2 con la partecipazione di uomini di cultura calabresi, giornalisti, scrittori, amministratori locali e regionali. Tra i vari interventi, quello dello scrittore Gioacchino Criaco: «L’appuntamento di Africo si conferma ciò che è stato l’anno scorso: il luogo dell’incontro. Un punto in cui i calabresi vengono, si ritrovano e ognuno dice quello che ha in testa. Può dirlo bene o male, ci possono essere delle idee giuste o sbagliate, ma la ragione di un progetto come questo è questa e continuerà ad essere questa: “farsi” un posto di tutti, un luogo libero, in cui ognuno dice quello che gli pare e, rispetto a quello che si dice, ognuno può pensare e dire quello che si vuole. Questa è già una piccola, grande rivoluzione: essere un posto libero. Africo anche quest’anno si è riconfermato un luogo di libertà».

Di particolare rilievo le considerazioni dell’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani, già preside di Lettere a Unical, ex senatore e presidente dell’AISEA (Associazione Italiana per le Scienze Etno-Antropologiche): «L’iniziativa che si è svolta nei giorni scorsi ad Africo e a Bova è stata, a mio avviso, di grande efficacia, anche per il messaggio che essa, di fatto, ha trasmesso. Proprio nella zona dove hanno vissuto e vivono gli ultimi della storia, regione che nei primi decenni del Novecento il grande meridionalista Umberto Zanotti Bianco raggiungeva a fatica, a piedi, e a dorso di asino, in giorni e giorni di logorante cammino, si sono realizzate una pluralità di voci affermanti la volontà di riscatto, la tenace volontà di non essere confinati nei pregiudizi e negli stereotipi razzisti che ancora perdurano in una parte della società italiana ed è emersa la volontà di andare oltre la ‘ndrangheta, realizzando una summer school nella quale questo fenomeno – da condannare nella maniera più assoluta, senza alcun tentativo di giustificazionismo – vada combattuto attraverso una conoscenza approfondita ed articolata dei suoi vari aspetti, nel linguaggio che è capace di parlare, nei valori che testimonia, anche se in maniera radicalmente distorta, ma che pure affondano le radici nell’antica cultura tradizionale calabrese: l’onore, la dignità, il rispetto della parola data, la serietà nei gesti, nei comportamenti, nelle parole, il rispetto delle donne e così via».

L'intervento di Luigi Maria Lombardi Satriani
L’intervento del prof. Luigi Maria Lombardi Satriani ad Africo

“Tutti questi aspetti, compresi quelli relativi ad una religiosità popolare profondamente avvertita e praticata, – ha detto il prof. Lombardi Satriani – saranno analizzati dai docenti della summer school: giuristi, storici, antropologi, sociologi e tanti altri cultori delle scienze umane. Docenti, tutti, scelti da un Comitato Scientifico che sta per essere costituito, composto da personalità di alto profilo, italiane e di altri numerosi Paesi. La summer school si svolgerà in stretta collaborazione con l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e, in particolare con il prof. Francesco Calabrò, docente di questa università con il quale ho elaborato, in piena condivisione di intenti, tale progetto. Anche attraverso questo progetto sarà testimoniata la volontà che parte da Africo di andare oltre per raggiungere obiettivi di grande respiro, di riapertura a tutte le declinazioni dell’umano. Emblematica, in questa direzione, la proposta che ho avanzato a conclusione dei lavori, per quanto mi riguardava, di trasformare l’Aspromonte in Aspro-ponte: un ponte dalla lingua di Omero alla cultura del Rinascimento italiano, alla cultura del Novecento, nella quale campeggiano le figure, per quanto riguarda quest’area, di Umberto Zanotti Bianco, già ricordato, Edoardo Mollica, Pasquino Crupi, degli scrittori Saverio Strati, Fortunato Seminara, Mario La Cava, Leonida Repaci, Palma Comandè, Gioacchino Criaco, Mimmo Gangemi e quanti altri, proprio in questa area, si dedicano con enorme impegno, alla scrittura e alla traduzione narrativa delle loro esperienze. Né possono essere dimenticate le varie forme di attività imprenditoriali, progettuali, scientifiche, operative declinate al femminile di cui abbiamo avuto, proprio nella seconda giornata, una suggestiva e coinvolgente testimonianza. Il bilancio provvisorio di questi due giorni, come tutti i bilanci, non può pertanto che essere pienamente positivo». (dc)

AFRICO (RC) – Al via “Gente in Aspromonte”

Al via oggi, ad Africo, al Rifugio Carrà, la seconda edizione di Gente in Aspromonte – Una nuova narrazione della Calabria

Organizzata dalla Regione Calabria, la manifestazione, quest’anno, è articolata sul racconto delle buone pratiche portate avanti in Calabria e in Aspromonte con la partecipazione diretta dei protagonisti. In particolare, la Giunta regionale presenterà alcuni risultati della programmazione nazionale e comunitaria (PAC, POR e FSC) a supporto ed oggetto di nuova narrazione di una Calabria che cambia passo.

La due giorni si svolgerà con sedute di confronto plenario, incontri mirati, focus su aspetti particolari, proiezione di documentari e musica popolare. Tra gli eventi programmati sono previsti, con la partecipazione degli autori, la proiezione dei documentari di Federico Quaranta (A day in Aspromonte) e di Marcello Villari (Dopo il silenzio), quest’ultimo con interviste ad alcuni esponenti della nuova generazione di scrittori calabresi.

L’evento sarà un’occasione importante per un focus in memoria della vita e della letteratura di Pasquino Crupi, intellettuale che ha dedicato alla letteratura calabrese ed al suo territorio gran parte del suo impegno di letterato e di politico.

Tra le buone pratiche, sulle quali ci saranno specifiche testimonianze: l’impegno per la valorizzazione della lingua grecanica, la valorizzazione del diritto all’istruzione primaria nei borghi aspromontani, l’impegno delle cooperative nei terreni confiscati alla mafia, il lavoro per valorizzare il Santuario di Polsi; cioè esperienze finalizzate a incentivare la propensione dei giovani e dei ragazzi per restare negli ambiti locali di formazione e lavoro. Un evento particolare sarà dedicato al contributo delle donne per una Calabria che cambia, dalle esperienze di nuova imprenditoria al recupero delle tradizioni dell’artigianato locale.

In Piazza Roma a Bova si svolgerà la presentazione del film di Mimmo Calopresti Aspromonte, la terra degli ultimi, tratto da un libro di Pietro Criaco e girato in Aspromonte. Una intervista al Presidente della Giunta regionale Mario Oliverio ed al vescovo della diocesi di Locri, Monsignor Francesco Oliva concluderà la due giorni.

Il programma

Il 29 agosto, ad Africo, si parte alle 14.00, con i saluti istituzionali di Domenico CreazzoFrancesco Bruzzaniti. A seguire, l’Assessore regionale alla Cultura, Maria Francesca Corigliano, parlerà del Piano d’Azione e coesione 2014-2020 quale strumento di valorizzazione del patrimonio calabrese.

Alle 15.30, la proiezione del documentario A day in Aspromonte di Federico Quaranta; alle 18.00 le produzioni cinematografiche in Aspromonte e in Calabria; alle 21.00, la proiezione del documentario di Marcello Villari e Mario Canale. Interviene Maria Francesca Corigliano. La serata si conclude con Cataldo Perri che canta Calarbresh.

Venerdì 30 agosto, alle 10.00, si parte con Buone pratiche nell’Aspromonte, testimonianze ed esperienze su attività, progetti ed opere nel territorio aspromontano. Alle 11.30, dibattito sulla letteratura con Pasquino Crupi, un testimone d’Aspromonte.

La manifestazione, poi, si sposta a Bova, a Piazza Roma, con l’inaugurazione della mostra Sud-Est contemporanei, residenza dell’artistaLaboratori contemporanei. Intervengono Maria Francesca Corigliano e Mario Oliverio.

Dopo i saluti del sindaco di Bova, Santo Casile, alle 16.30, i contributi femminili nella Calabria che cambiaalle 18.00, Francesco VerderamiGianfrancesco Turano intervistano Mario Oliverio e Mons. Francesco Oliva. Alle 21.00, la presentazione del film di Mimmo Calopresti e proiezioni highlights.

Gente in Aspromonte si chiuderà, alle 22.30, con Paolo Sofia e l’albero di more, il canto del riscatto tradito del Sud. (rrc)

Calabria, in cerca di una nuova narrazione. Ad Africo torna l’intellighentia, è spot elettorale?

Gente in Aspromonte 2.0: ritorna l’appuntamento con le intellighentie calabresi nel cuore dell’Aspromonte, a cura della Regione Calabria. Un anno dopo, con l’idea di raccontare le buone pratiche portate avanti in Calabria e in Aspromonte con la partecipazione diretta dei protagonisti. Una bella idea, il confronto tra intellettuali, autori, scrittori, registi, ecc. all’ombra degli ulivi, ma le spinte culturali sembrano, in realtà, il pretesto per un gigantesco spot elettorale.

Difatti, la Giunta regionale, in tale occasione, presenta i risultati della programmazione nazionale e comunitaria (PAC, POR e FSC) a supporto ed oggetto di nuova narrazione di una Calabria che cambia passo. Per quanto ne sappiamo il POR Cultura sta ancora a dormire, in attesa dei decreti di attuazione, la promoziome culturale è appesa al chiodo, si parla, si chiacchiera, ma ai giovani cosa rimane di queste tante belle parole? Ai nostri giovani, che – non ci stancheremo mai di ripeterlo – si vedono rubare il futuro da sotto il naso, non vengono offerte opportunità di impiego nel campo culturale (e ci sono risorse e capacità da utilizzare per archiviare, catalogare, rieditare la produzione letteraria calabrese, per esempio). Solo il lieve alito di parole al vento per sottolineare quant’è bravo quello, quanto sono bravo io…

Una bella idea, ma dai contorni poco nitidi e obiettivi non molto chiari. Serve radunare gli intellettuali calabresi (al 90% esponenti di cultura esportata)? Certamente sì, perché favoriscono il confronto e l’arricchimento culturale, ma se i dibattiti sono finalizzati a parlarsi addosso a cosa servono? Probabilmente per confezionare un gratuito spot elettorale per la giunta uscente. A pensar male si fa peccato, diceva Andreotti, ma spesso si azzecca…

Dov’è il coinvolgimento di scuole e università, dove sono gli stimoli per i giovani calabresi? Una bella domanda, cui speriamo qualcuno fornisca una risposta.

In questa due giorni (finanziata dal PAC Piano di Azione e Coesione) ci saranno, comunque, anche cose buone: la proiezione completa del bel documentario di Marcello Villari e Mario Canale Dopo il silenzio sugli scrittori calabresi e di Federico Quaranta A Day in Aspromonte, la visione in piazza Roma a Bova del film di Mimmo Calopresti Aspromonte, la terra degli ultimi, girato appunto in Aspromonte con Marcello Fonte. E ci sarà spazio per parlare di Pasquino Crupi, autentico intellettuale del Mezzogiorno che ha speso una vita per valorizzare la letteratura meridionale e i suoi autori.

Nel comunicato stampa si evidenziano «Tra le buone pratiche, sulle quali ci saranno specifiche testimonianze, l’impegno per la valorizzazione della lingua grecanica, la valorizzazione del diritto all’istruzione primaria nei borghi aspromontani, l’impegno delle cooperative nei terreni confiscati alla mafia, il lavoro per valorizzare il Santuario di Polsi; cioè esperienze finalizzate a incentivare la propensione dei giovani e dei ragazzi per restare negli ambiti locali di formazione e lavoro».

Un evento particolare sarà dedicato – a Bova, pi piazza Roma – al contributo delle donne per una Calabria che cambia, dalle esperienze di nuova imprenditoria al recupero delle tradizioni dell’artigianato locale. Una intervista al Presidente della Giunta regionale Mario Oliverio (e riecco lo spot) ed al vescovo della diocesi di Locri Monsignor Francesco Oliva concluderà la due giorni. Amen. (s)