di SANTO STRATI – Ammirato (e sicuramente superinvidiato) per i suoi oltre 30mila voti di preferenza alle ultime elezioni regionali in Calabria, Gianluca Gallo è stato riconfermato dal Presidente Roberto Occhiuto Assessore all’Agricoltura, alla Mobilità, Aree interne e Minoranze linguistiche. Un ruolo già assegnatogli dalla compianta Jole Santelli nel 2020, nella sua breve consiliatura, poi confermato nella prima Giunta di Occhiuto nel 2022. E oggi vanta un altro invidiabile primato: è stato il primo in Italia a utilizzare nei tempi previsti tutti i fondi Ue destinati all’agricoltura. DI lui hanno detto che è il più bravo d’Italia Roberto Occhiuto (e fin qui sarebbe scontata l’affermazione, come chiedere all’oste se il vino è buono) e il ministro delle Politiche Agricole Francesco Loggobrigida, più noto per le sue gaffes che per i suoi rarissimi complimenti.

Gianluca Gallo – credo bisogna riconoscerlo –è un gran lavoratore, che crede nell’impegno preso con gli elettori, nel caso specifico con gli agricoltori: quello di trasformare il concetto stesso di agricoltura tradizionale attraverso il filtro della modernità e dell’innovazione. Una missione impossibile gli dissero in molti, sottovalutando la sua caparbietà e la testa dura da calabrese verace (è originario di Cassano allo Jonio) che quando si mette in testa una cosa riesce a realizzarla.
Il successo elettorale è, del resto, la conferma, la promozione di un lavoro ben fatto e portato a termine con entusiasmo e, soprattutto, passione. Incredibile per chi non è si mai occupato di cibo e vino se non per piacere personale, di chi sconosceva quasi completamente le dinamiche delle coltivazioni, che ignorava le problematiche dei giovani che volevano tornare alla terra, che non immaginava nemmeno minimamente tutto quello che c’è dietro il mondo dei contadini. Termine quest’ultimo desueto, ma indicativo di una trasformazione ancora in atto e di cui l’assessore Gallo è un instancabile protagonista, perché è convinto che lo sviluppo e la crescita della Calabria passi anche e soprattutto dall’agricoltura.
Del resto, nella regione ci sono coltivazioni uniche, tipicità esclusive (il bergamotto di Reggio Calabria), prodotti della terra di altissima qualità, vini che hanno raggiunto la piena maturità e trovano un costante e continuo successo a livello internazionale. Un comparto, quello dell’enogastronomia di grande peso per qualsiasi progetto di sviluppo del territorio, che naturalmente funziona setutto l’apparato agro-alimentare che sta alle spalle è adeguatamente supportato e sostenuto con iniziative e attenzioni specifiche. L’agricoltura biologica, per dirne una, in Calabria è al secondo posto nel Paese, l’export alimentare fa alzare il pil regionale e, soprattutto, cresce l’occupazione in agricoltura.
– Assessore Gallo, qual ì la situazione attuale dell’agricoltura in Calabria?
«Attualmente l’agricoltura calabrese gode di un momento di eccezionale visibilità a livello nazionale, con una maggior riconoscibilità ed un notevole peso specifico rispetto al passato. Abbiamo appena chiuso la programmazione 14-22, che ha avuto una dotazione per la nostra regione di oltre 1 miliardo e 400 milioni e che ha visto la Calabria divenire la prima regione d’Italia in termini di capacità di spesa. Alcuni hanno osservato come velocità non si traduca automaticamente in qualità. In questo caso, credo sia vero esattamente l’opposto. Anzitutto, non solo abbiamo sfatato quel luogo comune secondo il quale il Sud non è capace di spendere i fondi europei, come effettivamente accadeva in passato, ma nel corso dell’ultima seduta del Comitato di Sorveglianza abbiamo ricevuto apprezzamenti pubblici in relazione al cammino svolto negli ultimi anni: abbiamo fatto segnare il 100% di risorse spese; abbiamo concluso progetti di grande interesse strategico, come quello della banda ultralarga, che altre regioni non sono riuscite a portare a compimento, ed in più, in materia di controlli, abbiamo fatto registrare un tasso di errore pari allo 0,32%, rispetto al 9% di qualche anno fa che aveva messo a rischio la conferma dell’operatività e autonomia dell’ente pagatore Arcea.
In sostanza, dunque, si è avuto un progresso straordinario in termini di capacità e qualità della spesa, dato che in questi anni abbiamo messo a terra centinaia di bandi settoriali, specifici e non generalisti, tra i quali – giusto per citarne qualcuno – quelli per l’impianto e coltivazione di frutti tropicali e subtropicali e della frutta a guscio.
Ancora, nella nuova programmazione 23-27, nella quale abbiamo comunque salvaguardato le risorse del passato, aumentandole, abbiamo fatto molto di più.
Ad esempio, d’accordo con le organizzazioni professionali, con le quali il confronto è ora costante e positivo, siamo riusciti a sviluppare bandi su piattaforme, rendendo possibili in meno di 24 ore graduatorie provvisorie in autovalutazione, seguite nel giro di poche settimane – come accaduto per il bando Giovani e per quello riservato ai Comuni – da graduatorie definitive, per di più con una significativa intensità di aiuto, pari al 100% per i Giovani e, per il resto, ad una media oscillante tra il 65 ed il 75%.
Questo vuol dire, in soldoni, che su mille euro di investimenti programmati dai nostri agricoltori 750 circa sono coperti dai fondi pubblici»
– Quando si è insediato, nel 2020, qual era invece la situazione dell’agricoltura in Calabria?
All’epoca il livello di spesa del programma 14-22 era ancora quasi in una fase iniziale. Eravamo all’incirca attorno al 25%. C’era una grande sfiducia nel mondo agricolo, bisognava ricostruire il rapporto con le organizzazioni di categoria e gli agricoltori, spesso emarginati dai processi decisionali a dispetto dello spirito partecipativo imposto dalle norme comunitarie. E proprio con loro, insieme, abbiamo programmato il 23-27. Sono stati anni duri: prima il Covid, poi il conflitto russo-ucraino con l’aumento dei prezzi delle materie prime, quindi l’emergenza cinghiali, e la Tbc e la Blue Tongue, e il ripetersi in tempi stretti di fenomeni meteo sempre più estremi. Grandi problematiche di carattere generale, indubbiamente, per alcuni aspetti particolarmente accentuate in Calabria, ma nonostante tutto la nostra agricoltura è stata capace di reagire, dimostrando resilienza e prontezza di fronte agli stimoli che anche noi abbiamo dato sul piano amministrativo e legislativo, ad esempio attraverso la riforma dei consorzi di bonifica, divenendo più orgogliosa, consapevole e capace, anche nel campo della trasformazione. Non è forse ancora il momento dell’ottimismo, ma si può certo guardare al futuro con fiducia».
– Prima di approdare in Cittadella, è stato sindaco a Cassano allo Ionio, la sua città. Quanto ha pesato quell’esperienza nel nuovo corso che ha impresso all’assessorato da lei guidato?
«Tantissimo, ed in maniera determinante. Sono stato per 8 anni, tra il 2004 ed il 2012, sindaco di Cassano, la mia città, alla quale sono sempre fortemente legato e che mi ha lanciato politicamente. Un’esperienza straordinaria, caratterizzata da un rapporto viscerale tra i cittadini ed il sindaco. Ho imparato tanto, sia da un punto di vista amministrativo sia perché la mia è una città complessa, politicamente matura ed esigente, palestra di sensibilità e concretezza. La lezione più grande è stata quella di comprendere che la politica ha un senso se consente di decifrare le esigenze della comunità, con attenzione ai singoli ed alla qualità della vita. Per questo adesso, anche da assessore regionale, guardo sempre a quei giorni ed a quella esperienza, facendone bussola anche per il presente. Non a caso, ho un ottimo rapporto con i sindaci e, più nel complesso, con i territori».
– Analizziamo i vari settori agricoli: cosa è già stato fatto, con il suo assessorato, e quali sono i progetti futuri?
«Nella nuova programmazione abbiamo avuto la capacità, prima regione in assoluto, di dotarci di un piano olivicolo regionale in collaborazione con il Crea, in una terra che conta su oltre 180.000 ettari ulivetati, ed è in questo seconda solo alla Puglia, detenendo dunque un patrimonio che rappresenta uno dei principali asset del comparto agroalimentare calabrese, sul quale intendiamo puntare fortemente, tanto è vero che abbiamo messo in campo un bando da 50 milioni di euro per nuovi impianti e meccanizzazione.
Abbiamo inoltre effettuato un altro investimento importante con fondi Pnnr, destinando altri 20 milioni circa all’ammodernamento dei frantoi e organizzando corsi di assaggio e molitura per i nostri produttori, così da accrescere il livello del nostro olio Igp e Dop, che ha ottime caratteristiche e che negli anni si è evoluto notevolmente, in termini qualitativi. Una scelta fondamentale per la tutela di un settore che in passato è stato ascensore sociale in grado far progredire imprese e famiglie e che adesso va rilanciato sostenendo il prezzo dell’olio attraverso la valorizzazione della sua qualità, con un approccio tecnologico e scientifico ed un nuovo packaging che testimoniano, come visto in occasione del Sol and the city Sud svoltosi nei giorni scorsi a Catanzaro, il livello di avanzamento dei produttori calabresi in materia.
Altro esempio da richiamare è quello della zootecnia: qui abbiamo puntato sul benessere animale, portando gli investimenti annuali dai 4 milioni della vecchia programmazione ai 12 della programmazione 2023-2027 puntando sulle specificità calabresi, come la podolica. Con fiducia, in generale, guardiamo al futuro. Tra le novità attese, un bando sull’agrumicoltura, un altro dei principi asset agricoli calabresi, che presto vedrà anche un piano agrumicolo regionale. Altri investimenti, invece, riguarderanno i giovani – in agricoltura linfa vitale – e, ancora, una promozione di alto livello come fatto in questi anni».
– Parliamo di agricoltura biologica. La Calabria si posiziona al secondo posto in Italia per la produzione…
«In tale ambito sono diverse le iniziative messe in atto, a partire dal PSR 14/22 passando per il CSR 2023/2027. Siamo partiti con misure a superficie per mantenere il primato nazionale sul biologico in una regione in cui il 36,3% della superficie agricola utilizzata è bio, a fronte di una media nazionale pari al 17,4%. Per questo sull’agricoltura biologica abbiamo investito convintamente, con stanziamenti ingenti: la riteniamo fondamentale anche ai fini della tutela dell’ambiente e della prevenzione sanitaria. Ma vorremmo, in tutta onestà, che in questo ambito maturasse una consapevolezza diversa e che l’Europa considerasse il biologico non solo da un punto di vista ambientale, ma anche produttivo: se si addivenisse a tale mutamento di scenario, potremmo affacciarci con forza su nuovi mercati, come quelli del centro-nord Europa, esportando qualità e benessere».
– Parliamo della produzione vinicola, un settore in continua ascesa. Quale il ruolo dell’Assessorato nella promozione dell’immagine e dello sviluppo?
«Non abbiamo, oggettivamente, grandi numeri quanto a produzione, sebbene negli ultimi tempi si sia assistito ad una crescita costante. Ad oggi si producono poco più di 16 milioni di bottiglie, cioè quello che un’azienda performante del Veneto produce da sola. Però in questi anni, nel vitivinicolo più che in altri settori si è puntato sulla qualità delle produzioni. Sono stati assunti nelle 150 cantine calabresi enologi di statura nazionale e internazionale che con il loro lavoro hanno impreziosito la straordinaria biodiversità dei nostri vitigni identitari. Ed ancora, è stato gestito nel modo migliore possibile il trapasso generazionale da padri a figli, da nonni a nipoti, per cui tanti giovani e donne guidano sono oggi alla guida di molte cantine di pregio. Segno evidente di un’azione di rinnovamento che è il frutto anche di politiche di sostegno, come quelle basate sull’Ocm vino, e di un’intensissima opera di sostegno, attraverso la promozione: ci siamo presentati al Vinitaly, finalmente, con una nostra identità, e così anche al Merano Wine Festival e a tante altre manifestazioni nazionali e internazionali di settore, come Vinoforum a Roma, Prowein a Berlino e Paris Wine a Parigi. Non ci siamo fermati a questo. Abbiamo deciso di fare anche della Calabria la sede di eventi centrali, promuovendo un’edizione del Concour Mondial de Bruxelles, che presto sarà seguita da un’edizione specificamente dedicata ai roseti, che si svolgerà a marzo 2026 a Cirò. Ancora, abbiamo voluto il Vinitaly and the City al parco archeologico di Sibari, anello di congiunzione tra Enotria e civiltà magnogreca: lì dove tutto è cominciato, a testimoniare la validità di una formula che unisce storia, territorio, identità, produzioni agroalimentari di eccellenza. Ne abbiamo fatto due edizioni, una migliore dell’altra. All’ultima più recente ha partecipato anche il ministro Lollobrigida, certificando la bontà dell’iniziativa. Ce ne sarà adesso una terza nell’estate 2026. Tornerà inoltre il Merano Wine Festival a Cirò.
Operazioni che servono a dimostrare al Paese che la Calabria riesce ad essere attrattiva, essendo capace di fare ciò che anche altrove si fa, incentivando peraltro – attraverso le produzioni agroalimentari – anche lo sviluppo turistico del territorio».
– Tipicità: il bergamotto e la vicenda Igp. Quale attenzione verso altre specialità ancora poco valorizzate?
«C’è stata una vicenda territoriale che ha visto contrapposti due gruppi a sostegno di visioni legittime sebbene differenti, l’una propensa alla valorizzazione attraverso il riconoscimento Igp, l’altra convinta invece della bontà di quello Dop. La posizione della Regione, al riguardo, è ben nota. Abbiamo sostenuto sin dall’inizio il percorso dell’Igp, ma abbiamo sempre ritenuto che la Dop potesse garantire una tutela maggiore. A livello ministeriale ha fatto registrare passi avanti la proposta legata all’Igp e di questo siamo comunque ovviamente felici, perché è l’ennesimo prodotto la cui eccellenza, da quando rivesto il ruolo di assessore regionale all’Agricoltura, viene solennemente riconosciuta: dal cedro Dop di Santa Maria del Cedro al finocchio Igp di Isola Capo Rizzuto al rosso classico di Cirò ed al Greco di Bianco, entrambi Dop, ai quali a breve andrà ad aggiungersi anche il peperoncino Igp di Calabria, dopo un percorso tortuoso. Continueremo a lavorare intensamente per ottenere risultati analoghi anche per altri prodotti di qualità».
– Come è cambiata la figura dell’agricoltore? C’è molta attenzione verso i giovani che intendono ritornare alla terra?
«Indubbiamente, l’agricoltura di oggi non è più quella di un tempo. L’innovazione tecnologica e l’affermazione dell’intelligenza artificiale hanno modificato scenari e metodologie. Per questo il comparto deve aprirsi sempre più al rinnovamento e all’evoluzione, naturalmente senza perdere di vista valori antichi e il senso di attaccamento alla terra che dalle nostre parti è stato argine al depauperamento e, per molti aspetti, anche all’avanzare dei fenomeni di dissesto idrogeologico.
In proposito, per stimolare il passaggio di testimone intergenerazionale, abbiamo favorito l’insediamento di 500 giovani con la programmazione 2014-2022, mediante un bando del 2018. Ne inseriremo a breve altri 400 con un nuovo bando, ma faremo in modo che tale numero possa crescere fino a favorire l’ingresso di ulteriori 1.000 giovani agricoltori, da sostenere con 100.000 a fondo perduto, d’accordo con le organizzazioni professionali, perché possano poi prendere parte ad altri bandi».
– Posso chiederle della sua vita privata? Cosa c’è oltre il politico e l’assessore?
«Sono felicemente sposato e padre di due figli. A loro, a mia moglie, anche lei avvocato, devo tanto, probabilmente tutto: hanno sempre accompagnato senza riserve il mio cammino, anche quando questo ha comportato, inevitabilmente, la compressione di spazi e tempi. Mi sono stati accanto ogni istante, rendendomi così ancor più forte, intimamente».
– I ricordi della giovinezza, l’Università…
«Ho sempre vissuto tra Catanzaro, la città d’origine di mia madre, e Cassano, paese natale di mio padre. Qui ho frequentato le scuole, prima di avviare gli studi universitari, senza però mai recidere il legame con le origini. Ma Cassano è stata importante anche sotto il profilo politico: alla fine degli anni Ottanta la mia passione per la politica, che si era sviluppata in me già nella fase adolescenziale – quando ancora tredicenne restavo chiuso in casa a raccogliere dati elettorali da esaminare poi per giorni, fantasticando su scenari, evoluzioni e dinamiche – incontrò quella di altri giovani che, come me, nutrivano la stessa passione.
– Come è maturato, poi, il suo impegno in politica?
«All’epoca fu Alfonso Samengo, oggi vicedirettore del Tg2 e mio compaesano, a coinvolgermi in un percorso che mi portò poi ad approdare al movimento giovanile della Democrazia Cristiana. Lì incontrai, tra gli altri, l’ex capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Mimmo Bevacqua, e l’attuale presidente della Regione, Roberto Occhiuto, a quel tempo vicedelegato provinciale. Insieme movemmo i primi passi. Ci siamo ritrovati – ed in qualche caso, sfidati – più volte. Ma quel cammino mi ha permesso di arrivare oggi a ricoprire un ruolo di primo piano e di grande importanza, proprio al fianco del Presidente Occhiuto, cui va il mio grazie per avermi coinvolto – come già aveva fatto la compianta presidente Iole Santelli – in un lavoro di squadra di notevole responsabilità attraverso il quale, spero anche con il mio contributo – si sta riuscendo nell’impresa di cambiare la narrazione e le sorti della nostra terra.
I calabresi hanno compreso che è finito il tempo delle lamentazioni, per rendersi interpreti e protagonisti della propria vita. Con tenacia, ingegno, spirito di sacrificio, rimboccandosi le maniche e puntando sulle risorse della Calabria e sul proprio lavoro: sembrava impossibile, è invece quel che accadeva e accade – sempre più spesso – quotidianamente. Non si è più marginali e ultimi in tutte le classifiche e il resto d’Italia guarda a noi come modello da seguire in molti ambiti. Certo, molta strada resta ancora da fare, ma un cammino è iniziato, e può considerarsi irreversibile. Per fortuna».







