Antonio Billari (Democratici progressisti) subentra in Consiglio a Pippo Callipo

Il Consiglio regionale della Calabria nella seduta di ieri ha preso atto delle dimissioni irrevocabili del consigliere regionale Pippo Callipo e ha validato, in surroga, il subentro di Antonio Billari al suo posto. Billari, eletto nelle liste di Democratici e progressisti Calabria, è alla prima legislatura regionale.

È risultato il primo della lista della Circoscrizione Sud con 6.268 voti di preferenza. Nato a Reggio Calabria il 15 maggio 1984, Billari è sposato e padre di una bambina. Ingegnere civile, è iscritto all’ordine degli ingegneri della provincia di Reggio Calabria ed è impegnato nella libera professione nello studio di famiglia.

Ha militato sin dai tempi dell’università all’interno del movimento “Giovani Democratici”, ricoprendone tra l’altro gli incarichi di vice segretario regionale e di direzione nazionale dal 2013 all’aprile 2016. Dall’ottobre 2014 al novembre 2016 è stato vice segretario provinciale del Partito Democratico. (rp)

DIMISSIONI CALLIPO, È IN ARRIVO BILLARI
E NON CAMBIA NIENTE PER LE COMMISSIONI

Non hanno avuto alcun peso le clamorose dimissioni di Pippo Callipo dal Consiglio regionale sulla vicenda Commissioni.  Non si sono ammorbidite le posizioni della minoranza, che ha disertato l’aula di Palazzo Campanella, durante i primi sette punti dell’ordine del giorno, e tutto rimane fermo come prima. Con un carico di polemiche di cui, sinceramente, i calabresi farebbero volentieri a meno. Così, a inizio di seduta (dopo le 16) la minoranza annuncia che diserterà l’aula rifiutandosi di discutere la questione vicepresidenze (appunto i primi sette punti dell’odg odierno). Risponde indicando responsabilità «bipartisan« il consigliere Baldo Esposito che dà l’avvio alle polemiche: «Perde significato, a questo punto – ha detto – andare a discutere i punti dal primo al settimo punto, che per l’assenza dei colleghi dell’opposizione decadono perché noi il 12 giugno abbiamo fatto tutto legittimamente, come hanno attestato anche i pareri degli ufici del Consiglio regionale. Oggi avevamo inserito l’ordine del giorno sulle vicepresidenze perché, a partire dal presidente Tallini, volevamo inviare il messaggio della ripresa di un dialogo con l’opposizione. Eravamo convinti della giustezza della nostra azione. Chiediamo quindi di voler istituire e formalizzare l’istituto delle Commissioni». Esposito sottolinea che «c’è una vacatio nel nostro regolamento perché ancora l’opposizione non ha indicato i propri componenti nelle commissioni, ma credo che il buon senso e la ratio per uscire da questa impasse portino il presidente del Consiglio regionale di attivare i poteri sostitutivi di indicazione dei componenti delle commissioni se l’opposizione non dovesse procedere a indicare i propri componenti». La paralisi – ammette Esposito – è  oggettivamente senza precedenti. C’è una corresponsabilità della maggioranza e della minoranza».

Il presidente Tallini tenta di buttare acqua sul fuoco ma il suo appello non trova ascolto. «Abbiamo fatto – dice – tutti gli sforzi per ricucire lo strappo, forti di un parere che attestava la legittimità della procedura, e abbiamo riportato in aula la proposta della rielezione dei vicepresidenti per ripristinare la dignità della minoranza. La minoranza  ha ritenuto di non onorare questo passaggio con la propria presenza, per questo noi rimandiamo le proposte di rinnovo delle vicepresidenze, in ottemperanza al nostro Regolamento, all’interno delle commissioni, e solleciteremo l’indicazione dei nomi dei componenti. Spero che tutto possa avvenire nella piena collaborazione affinché possiamo lavorare meglio e con più competenza e partecipazione. I calabresi ci stanno guardando, non possiamo dare l’idea di un Consiglio rissoso e però fermo, tutti, a partire da noi della maggioranza, abbiamo l’obbligo di andare avanti. Va bene un breve rodaggio ma poi dobbiamo produrre leggi utili per la svolta della Calabria».

In buona sostanza non cambia nulla e la maggioranza, fatto senza precedenti, ha preso le presidenze di tutte le Commissioni, inclusa quella di Vigilanza che per prassi si considerava da sempre appannaggio della minoranza. Su questa vicenda non ha mancato di polemizzare Francesco Pitaro (Gruppo Misto): «Non siamo noi a voler paralizzare il Consiglio. Ci sono due tipi di problemi, uno politico e cioè la maggioranza, che ha costruito una nuova commisisone per risolvere i propri problemi inetrni, e non ha voluto attribuire la Vigilanza all’opposizione. È anomalo e grave che la maggioranza voglia auto-vigilarsi. C’è poi un problema giuridico, ovvero la violazione del regolamento del Consiglio, per il quale prima di eleggere i presidenti i gruppi devono designare i propri componenti nell’opposizione. Rinnoviamo la richiesta di rivotare l’intero ufficio di presidenza delle Commissioni».

Ovviamente le dimissioni di Callipo hanno dominato la scena politica, ad esclusione del Consiglio dove peraltro subentrerà Antonio Billari (Liberi e Uguali) al posto del capogruppo dimissionario. Ingegnere, di Palmi, 37 anni, Billari era candidato con i Democratici e Progressisti per i quali ha riportato 6.280 preferenze, risultando primo per quoziente nella coalizione del miglior perdente. Dopo la sorpresa delle dimissioni inaspettate di Callipo, Billari ha detto che porterà in Consiglio il punto di vista di un partito che è forza di governo.

Come abbiamo scritto ieri mattina, appena avuta notizia delle dimissioni, il leader di Io resto in Calabria, facile immaginare l’amarezza dell’imprenditore che aveva creduto di poter cambiare la politica calabrese. «Mi sono reso conto – ha dichiarato annunciando l’addio al Consiglio regionale – che, purtroppo, non ci sono le condizioni per portare avanti concretamente l’importante mandato che un considerevole numero di calabresi mi ha conferito. Fin da subito ho lavorato con entusiasmo e ottimismo, tuttavia ben presto ho capito che le regole e i principi che ordinano l’attività del Consiglio regionale sono di fatto “cedevoli” al cospetto di prassi consolidate negli anni che mortificano la massima Assemblea legislativa calabrese e che si scontrano con la mia mentalità improntata alla concretezza. L’attività del Consiglio si svolge assecondando liturgie politiche che impediscono la valutazione delle questioni sulle quali l’Assemblea è chiamata ad esprimersi, impedendo quindi che il Consiglio stesso renda quel servizio al quale dovrebbe tendere istituzionalmente. Le regole a presidio dell’ordinata gestione dell’ordine del giorno e della presentazione delle proposte da votare non sono un inutile orpello creato per imbrigliare l’iniziativa legislativa dei Consiglieri, ma rappresentano una garanzia del corretto svolgimento della funzione legislativa e rispondono ai principi e ai doveri indiscutibili che sono posti alla base del nostro ordinamento democratico. Per questo non posso in alcun modo accettare che tali regole vengano calpestate.
«Mi sono candidato per spirito di servizio verso la mia terra e verso i calabresi e avrei voluto lavorare nel loro interesse per rompere ogni logica clientelare, realizzare progetti di ampio respiro e raggiungere obiettivi in funzione di una visione unitaria e moderna della Calabria. Non l’ho certo fatto per interesse personale o per il lauto compenso che viene corrisposto per questa carica, che per altro ho finora interamente devoluto in beneficenza, rinunciando in tempo utile anche al “vitalizio” e all’indennità di fine mandato.
«È stato traumatizzante dover accettare che qualsiasi sforzo profuso non avrebbe portato ad alcun risultato. Dopo circa cinquant’anni di attività lavorativa non posso consentire né tollerare cambiamenti della mia personalità e della mia “forma mentis”; non posso farlo per il rispetto che nutro nei confronti dei calabresi, della mia famiglia, dei miei quattrocento collaboratori e verso me stesso.
Mi auguro che nei prossimi anni il Consiglio regionale possa lavorare e produrre leggi in grado di migliorare le condizioni e la qualità di vita di tutti i calabresi. Auspico che i Consiglieri tutti possano ricordare che la politica è doveroso servizio ai cittadini e che il miglior servizio è quello che si rende nel rispetto delle regole».

Numerose le reazioni di tutto il mondo politico. Il prof. Francesco Aiello, già candidato per i 5 Stelle alla presidenza della Regione, è stato molto caustico: «Callipo è stato un vero voto inutile. Chissà come sarebbe finita se ci fosse stata un’ampia alleanza con volti nuovi, così come predicai per mesi. Un vero rinnovamento con una proposta collettiva su 5 punti cruciali per la Calabria». Il commissario Pd per la Calabria Stefano Graziano ha annunciato che i dem voteranno contro le dimissioni: «Prendiamo atto delle motivazioni che lo hanno indotto alle dimissioni ma gli chiedo di ripensarci e di non privare il popolo calabrese della sua azione e della sua concretezza. Chiederò al gruppo Pd di votare contro le dimissioni e chiedo a Callipo di raccogliere la sfida delle riforme che porteremo in aula nei prossimi mesi. Il gruppo consiliare del Partito Democratico sarà sempre dalla parte di chi si batte per  il rispetto delle regole democratiche e a tutela delle prerogative di tutti i consiglieri a fronte di una maggioranza arrogante e interessata unicamente alla spartizione delle poltrone».

Secondo la deputata di Fratelli d’Italia Wanda Ferro «La resa di Callipo non fa bene alla Calabria e alla politica. Mi spiace molto, vorrei che ci ripensasse anche per rispetto nei confronti dell’elettorato». I parlamentari Cinque Stelle Francesco Sapia, Bianca Laura Granato e Giuseppe d’Ippolito – che sollecitano le dimissioni dell’assessore Catalfamo dalla Giunta Santelli – affermano che «Il messaggio che passa è terribile, come se la Calabria dovesse essere condannata a subire per sempre un sistema di potere che non riconosce e perfino sbeffeggia le regole, l’etica pubblica, la legittimazione popolare e il ruolo dell’opposizione. Se questo è vero, significa che nel variegato campo dei “progressisti” va fatta al più presto una riflessione di profondità, che vada oltre gli schemi e steccati dei partiti, che consenta di guardare ai gravi problemi del territorio e, soprattutto, di costruire una proposta politica fondata sulla legalità, sulla trasparenza e sul coraggio dei singoli, sull’esercizio del potere come servizio pubblico». (rp)