CATANZARO – Il 16 gennaio una “piazza virtuale” sull’autonomia differenziata

Antifascismo costituzionale. Autonomia differenziata – Premierato è il titolo dell’incontro in programma per martedì 16 gennaio, a Catanzaro, alle 17.30 a Palazzo De Nobili.

L’evento, infatti, è stato promosso dall’Anpi  e organizzato nell’ambito della manifestazione nazionale indetta dai “Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti” per esprimere il più netto dissenso a una proposta che, di fatto, se passasse determinerebbe la sostanziale spaccatura del Paese, con ricadute devastanti sulle aree più deboli a cominciare dal Mezzogiorno.

Il 16 gennaio, infatti, è il giorno in cui il disegno di legge sull’autonomia sarà presentato in Senato.

All’evento sarà presente il presidente dell’Anpi nazionale, Gianfranco Pagliarulo.

«Il nostro auspicio – hanno spiegato Gianmichele Bosco, Gregorio Buccolieri, Daniela Palaia, Danilo Sergi – è che vi sia una partecipazione ampia da parte dei cittadini, affinché la nostra città possa dare un contributo significativo nel lanciare al Parlamento un messaggio preciso: l’autonomia differenziata sarebbe la pietra tombale sul futuro di un’Italia che, oggi, è ben al di là dal potersi definire unita sul piano dell’uguaglianza e della giustizia sociale e che per questo ambisce a essere diversa, migliore. Uno scenario che faremo di tutto per scongiurare perché è proprio un’Italia migliore quella che vogliamo costruire». (rcz)

Il Pd Calabria: Tutte le forze politiche unite contro l’autonomia differenziata

«Senza più ipocrisie uniamo tutte le forze politiche della Calabria per fermare la scellerata riforma di Calderoli e della Lega che metterebbe in discussione diritti fondamentali dei cittadini, finendo con lo spaccare in due il Paese». È quanto ha ribadito il gruppo Pd in Consiglio regionale, invitando il centrodestra a partecipare a un incontro pubblico contro l’autonomia in programma nei prossimi giorni.

Una iniziativa aperta non solo ai partiti, ma anche «alle Associazioni, ai rappresentanti del clero – si legge nella nota – e tutti coloro i quali non vogliono che la Calabria veda cancellata ogni speranza di futuro. Un bambino di Benevento deve avere gli stessi servizi e le stesse possibilità che ha un bambino di Sondrio. I Lep vanno finanziati e vanno finanziati tutti, non solo – come vorrebbe il ministro Calderoli – quelli oggetto delle possibili intese».

«Le parole usate dal presidente della giunta che dovrebbe però chiarire come mai Forza Italia – hanno detto i dem – continua a garantire i voti all’autonomia differenziata che ormai è arrivata alla fase dell’esame finale. Se davvero all’interno dei partiti del centrodestra calabrese è maturata una nuova consapevolezza, è il momento di smetterla con ipocrisie e sloga vuoti e di cominciare ad assumere iniziative concrete per fermare la deriva secessionista attuata dalla Lega di Salvini». (rcz)

Calabria, la svolta dei sindaci uniti

di FILIPPO VELTRINon può passare sotto silenzio o, peggio, messa nel solito bagagliaio delle cose fatte e dimenticate in fretta la riunione di ieri sera a Catanzaro con i sindaci dei capoluoghi della Calabria (tranne Vibo), tutti uniti non solo per contrastare il disegno dell’autonomia differenziata ma per avviare – cosa forse più importante – un percorso di riflessione comune e unitario nel nome supremo della Calabria.

Una assemblea con centinaia di persone, di fortissima valenza simbolica e politica, come non avveniva da decenni e che ha benedetto nientemeno che il presidente nazionale dell’Anci, Antonio De Caro, che è sceso a Catanzaro dalla sua citta’ di Bari per dare il via a questa nuova stagione di unita’ delle realtà amministrative. 

 Non può e non deve sfuggire che una terra disgregata e frammentata, che ha conosciuto il veleno del municipalismo piu’ acceso, delle divisioni esasperate, delle lotte di campanile su piccole e grandi questioni, inizi a capire che non può esserci salvezza per nessuno se in una terra di nemmeno 2 milioni di abitanti non si fa un fronte comune per contare di più e meglio a Roma. Con chiarezza di idee, certamente, contenuti forti e spirito combattivo. Come quello, ad esempio, dell’ autonomia differenziata. 

Ieri sera – nel nome del bellissimo quadro di un secolo fa che rappresentava plasticamente l’unità della regione (Le tre province, capolavoro di Andrea Alfano del 1935 esposto permanentemente al complesso Monumentale del San Giovanni) – ha vinto la caparbietà del sindaco del capoluogo di regione, Nicola Fiorita, che ha voluto attorno a sé Franz Caruso di Cosenza, Vincenzo Voce di Crotone e Giuseppe Falcomatà di Reggio Calabria per un’adunata di popolo che deve dare più forza a tutti i calabresi. 

«Non nasce nessun partito dei sindaci», ha urlato Fiorita. E tutti hanno tuonato contro quello che e’ stato definito un vero e proprio imbroglio rappresentato dal Ddl Calderoli, su cui pero’ da tempo, da troppo tempo, non si vede una reazione di massa, una presa di coscienza chiara e netta dell’opinione pubblica del Sud su quello che può avvenire.

 I sindaci ieri sera ne hanno parlato con cifre, esempi, narrazioni, non tacendo (lo ha fatto con grande coraggio e lucidità Franz Caruso) il grave errore che la sinistra commise nel 2001 con la Riforma del Titolo V della nostra Costituzione. De Caro è stato tranchant, ribadendo pero’ un concetto chiaro e netto: tutti i sindaci d’Italia, di destra e di sinistra, hanno già dato un parere critico sul provvedimento. Eppure questo Governo va avanti, nel nome di un antimeridionalismo che le ultime scelte sul Def confermano del resto ampiamente.

Ma la chiamata a raccolta di Fiorita (decine e decine erano tra l’altro i sindaci o gli ex sindaci di tutta la regione  e i consiglieri regionali presenti) ha avuto un altro merito: dare fiducia a chi l’ha persa, a chi non sa dove stanno le vere coordinate di una lotta per il cambiamento e il rinnovamento. Il valore appunto simbolico di quella foto finale dei sindaci con De Caro, sotto il quadro di Andrea Alfano, pittore di Castrovillari di un secolo fa. Il valore riassunto da un grande intellettuale del mezzogiorno e grande meridionalista, che purtroppo non c’è più, Franco Cassano, che lo compendiò con un meraviglioso «il Sud può pensarsi da sé».

Da ieri sera possiamo iniziare a pensare che la Calabria può davvero pensarsi da sé, anche a partire dai suoi livelli istituzionali più alti. C’è materia per riflettere anche per il presidente della Regione. (fv)

L’OPINIONE / Santo Biondo: Il ministro Salvini fermi il progetto dell’autonomia

di SANTO BIONDO – Il ministro Calderoli parla di operazione verità sul progetto di autonomia differenziata. Anche noi crediamo sia necessario questo sforzo per far capire agli italiani, soprattutto a quelli del Sud, quali saranno le ricadute di questa secessione mascherata.

Per buona pace del ministro, è lungo l’elenco di enti che hanno detto chiaro e tondo quali potrebbero essere i rischi connessi all’applicazione di questa riforma. Al Dipartimento affari legislativi della Presidenza del Consiglio e all’Ufficio parlamentare di bilancio, non più tardi di ieri, si è aggiunta la Svimez che, senza giri di parole e nel solco di quanto già evidenziato dall’Upb e dal Dagl, ha messo nero su bianco che l’autonomia differenziata potrebbe portare alla luce un conflitto tra le richieste di autonomia e il rispetto dei principi di eguaglianza, perequazione e solidarietà nazionale sanciti dal Titolo V della Costituzione.

Se il ministro Salvini ha davvero a cuore le sorti del Paese e del Mezzogiorno, che di certo non sono tutte legate alla costruzione del ponte sullo Stretto, fermi questo progetto anacronistico e senza senso che, se dovesse trovare applicazione, finirà per allargare i divari già esistenti fra il Nord e il Sud e rendere l’Italia meno competitiva sul piano europeo e internazionale.

I divari sociali e di spesa finirebbero nel freezer di una riforma che azzera la coesione e impedisce il riequilibrio territoriale. L’autonomia differenziata finirebbe per paralizzare anche la nostra Carta costituzionale che non potrebbe più dispiegare le previsioni solidaristiche fra i territori più forti e quelli economicamente e produttivamente più deboli.

In ultimo, vorremmo ricordare al ministro Calderoli che per rendere effettivi i Livelli esenzioni delle prestazioni non basta definirli, occorre garantirne il finanziamento. Solo così, infatti, si possono affrontare e superare i divari nell’offerta di servizi ancora presenti nel nostro Paese. Divari fra il Nord e il Sud del Paese che sono stati cristallizzati dall’uso del criterio della spesa storica e che, invece, possono essere superati solo seguendo un percorso di riequilibrio graduale della spesa sostenuto da risorse aggiuntive. (sb)

[Santo Biondo è segretario generale di Uil Calabria]

AUTONOMIA, TRA L’INDIFFERENZA E LA NOIA
I CALABRESI IGNORANO I PROBLEMI FUTURI

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – Ormai da oltre due anni il dibattito sull’opportunità di normare, in conseguenza della riforma del Titolo V della Costituzione, voluto colposamente dal Pd, le autonomie differenziate, richieste da alcune Regioni settentrionali,  è stato intenso e continuo.    Soprattutto docenti universitari, politologi, giornalisti, uomini di cultura, centri di ricerca nazionale importanti, hanno scritto  migliaia di pagine di quotidiani, partecipato a tantissimi talkshow, elaborato studi e ricerche molto approfondite ed esaustive,  per affrontare la problematica e capire le conseguenze economiche rispetto alle varie aree territoriali.

Da quando poi la legge è stata incardinata nella Commissione che ha prodotto un testo di  legge da portare in Parlamento, molte Istituzioni, ma anche singoli studiosi e centri di ricerca, sono state auditi portando un contributo alla conoscenza delle conseguenze che l’attuazione di una simile normativa avrebbe potuto portare nelle varie aree del Paese.

In  generale i pronunciamenti sono stati molto cauti ma anche decisi sulla non opportunità che la normativa andasse  avanti, considerata peraltro l’impossibilità finanziaria

Quella che si vuole attuare, meglio quello  che la Lega vuole far diventare legge, ma che è stata inserita nel programma di Governo, sottoscritto da tutte le quattro forze di maggioranza, riguarda una distribuzione diversa delle risorse all’interno del Paese, considerando le singole Regioni piccoli Statarelli, autonomi, con un  un loro bilancio, che  considerano il reddito prodotto dai propri cittadini un bene da gestire ed amministrare senza considerare tutte le interrelazioni che quando si è nazione possano esistere.

Versando solo una piccola parte dei loro introiti come contributo alle Regioni meno sviluppate. In realtà sì considererebbe la spesa storica legittimata, mentre oggi tale distribuzione delle risorse, che non faccia riferimento ad una spesa pro capite uguale per cittadino di qualunque parte del Paese, sarebbe anticostituzionale.

Una nuova “mini Costituente”, un nuovo Comitato tecnico scientifico è stato costituito per occuparsi dei LEP, livelli essenziale delle prestazioni,  per determinare quali materie saranno  di competenza delle singole Regioni italiane. Il nuovo comitato é stato chiamato  CLEP, un acronimo che sta per Comitato per i Livelli essenziale di prestazione, un comitato di “saggi” che doveva  valutare i servizi che la Repubblica italiana si impegna a fornire a tutti i suoi cittadini in cambio delle tasse.

Presieduto  dall’illustre giurista, ex Ministro e Presidente emerito della Consulta, Sabino Cassese, è stato abbandonato quasi subito da alcuni dei più prestigiosi componenti, che  hanno evidenziato con le loro dimissioni l’impossibilità tecnica economica di arrivare all’approvazione  della normativa in contemporanea con l’attuazione dei LEP.

Gli incontri relativi alla legge si sono moltiplicati. Si sono pronunciati anche molti Consigli comunali contro questa normativa ed è stata fatta una raccolta di firme, guidata dal professore emerito costituzionalista Massimo Villone, per un’iniziativa di proposta di legge popolare contro l’autonomia che ha raccolto quasi 100.000 firme, anche se ne sarebbero bastate 50.000.

Bene tutto questo attivismo da parte dell’intellighenzia colta meridionale non ha trovato molto riscontro nelle popolazioni, che rispetto ad un cambiamento così radicale ed al pericolo che le risorse per avere gli stessi diritti di cittadinanza esistenti nelle parti ricche del Paese possano, se non diminuire pesantemente, rimanere a livelli tali da non consentire l’adeguamento e l’aggiustamento al rialzo del diritto alla mobilità, ad una buona sanità alla scuola a tempo pieno e ad una formazione adeguata, é rimasta pressoché indifferente, quasi che si parlasse di problematiche che non la  riguardavano.

Gli stessi quotidiani meridionali o meridionalisti, tranne alcuni meritevoli come il Quotidiano del Sud, hanno dedicato all’argomento articoli assolutamente minori malgrado la normativa, a detta di tutti, tranne poche posizioni direttamente interessate di controparte, peggiori la distribuzione già oggi negativa per il Mezzogiorno della spesa storica.

Perfino le forze politiche di maggioranza, che dovrebbero essere particolarmente preoccupate per i loro territori, hanno aderito in Conferenza Delle Regioni all’ipotesi formulata dal ministro Calderoli, come quei capponi che festeggiano l’arrivo del Natale.

Tale lontananza da parte dell’opinione pubblica meridionale, rispetto alle problematiche di sopravvivenza che le riguarda, dimostra una mancanza di consapevolezza dei diritti collettivi. Forse poiché rifugiati da sempre a cercare soluzioni individuali, che siano quelle della raccomandazione per avere un’occupazione o anche di programmare il proprio trasferimento in modo da far si che visto che la montagna non va a Maometto ci si trasferisca verso la montagna sacra del Nord.

Cioè considerato che i diritti di cittadinanza nel Mezzogiorno sono di scarso livello, invece di lottare perché vengano migliorati, adottare la soluzione che sembra più semplice cioè spostarsi laddove essi sono garantiti a livelli migliori. Soluzione per abbandono potremmo chiamarla. (pmb)

(courtesy Il Quotidiano del Sud / L’Altravoce dell’Italia)

L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA IN ARRIVO
ULTIMA CHIAMATA PER I POLITICI DEL SUD

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – «Dietro quel Ddl, bocciato ripetutamente da tutti gli esperti che si sono avvicendati nelle audizioni in commissione Affari costituzionali al Senato, c’è una scriteriata architettura leghista partorita dal ministro agli Affari regionali».

Così ieri Claudio Marincola sul Quotidiano del Sud, in modo caustico, definiva la grande esigenza leghista di arrivare, al di là di qualunque logica, all’approvazione del DDL in Commissione. 

 E malgrado le pie intenzioni di Forza Italia e di Antonio Tajani, manifestate all’ombra dell’Etna, si arriverà alla sua approvazione, perché dietro il ricatto di una parte della Lega, quella che fa riferimento a Luca Zaia, vi é una forza parlamentare consistente. 

Sono infatti 95, tra deputati e senatori, i politici del Carroccio eletti in questa legislatura e che li rendono indispensabili per la tenuta della maggioranza. É il motivo per il quale la loro rappresentanza nel Governo, in posizioni fondamentali, é così ampia. 

Infatti oltre ad avere la terza carica dello Stato, con la presidenza della Camera a Lorenzo Fontana, è stata affidata la Vicepresidenza del Consiglio e il Ministero delle Infrastrutture a Matteo Salvini, il Ministero dell’Economia e delle Finanze a Giancarlo Giorgetti, a Roberto Calderoli agli Affari Regionali e le Autonomie e poi ad Alessandra Locatelli, il ministero  per le disabilità, e a Giuseppe Valditara, il ministero dell’Istruzione e del Merito. 

Possiamo dire che oggi la Lega ha in mano molti dei ministeri fondamentali, che hanno competenza per le questioni più importanti riguardanti il nostro prossimo futuro: dal ponte sullo stretto di Messina all’autonomia differenziata. 

Di contro gli altri partiti nazionali devono fare i conti con le sollecitazioni di raggruppamenti interni nei quali sono rappresentati tutti. Infatti il Pd si è ritrovato a portare avanti la modifica del Titolo V per inseguire le esigenze del partito in Lombardia e Veneto, che si vedeva messo all’angolo dalla Lega; Stefano Bonaccini si é ritrovato in passato a sostenere le stesse ragioni di Fontana e Zaia sulle autonomie, perfino Eugenio Giani, Presidente della Toscana, ovviamente rema più a favore di interessi delle regioni più ricche. 

I rappresentanti al Parlamento delle Regioni meridionali sono invece distribuiti nei partiti nazionali, nei quali spesso contano poco, e nei quali  sono costretti ad atteggiamenti e comportamenti ascari per evitare di essere esclusi nelle successive tornate elettorali. 

Per cui si assiste a Presidenti delle regioni meridionali del Centro-destra che votano compatti in conferenza delle Regioni a favore delle autonomie differenziate, nascondendosi dietro il dito dell’attuazione, chiaramente impossibile, dei Lep. Tranne a stranirsi, come ha fatto Roberto Occhiuto, quando le dichiarazioni sulla mancanza di legame temporale tra Autonomia e Lep viene dichiarata in modo inequivoco dal Ministro.

Per cui a difendere le ragioni del Sud non rimangono che pochi gruppi, guidati da intellettuali, come Massimo Villone o la Svimez, che continuano a voler dimostrare che é impossibile che l’agnello sporchi l’acqua al lupo che sta sopra. 

Pensando in molti che il tema sia quello della spiegazione tecnica e cercando di contrastare le dichiarazioni, assolutamente in mala fede, che affermavano non ci sarebbe stata una sottrazione di risorse alle Regioni più povere, sapendo perfettamente di fare riferimento ad una spesa storica che ogni anno sottrae, rispetto a un calcolo fatto con la spesa pro capite uguale, circa 60 miliardi al sud del Paese. 

La verità é che la Lega sta mettendo sulla bilancia la sua spada pesante, pronunciando metaforicamente la frase “Guai ai vinti”. 

La locuzionedi Brenno, capo dei Galli dopo il sacco di Roma, divenuta proverbiale in molte culture e che viene più frequentemente utilizzata come amaro commento dinanzi ad una crudele sopraffazione di chi ha di fronte un avversario non più in grado di difendersi.

D’altra parte é un approccio che va avanti dall’Unita d’Italia. Dimostrazioni palesi? L’autostrada del sole che si ferma a Napoli, l’alta velocità che arriva a Salerno, i mancati diritti di cittadinanza nella sanità, nella formazione, nella mobilità, il processo emigratorio che obbliga 100.000 persone ogni anno a trasferirsi, lo scambio salute lavoro avvenuto nelle raffinerie di Priolo o di Milazzo o all’Ilva di Taranto, lo scippo della Intel recente, la finta alta velocità progettata tra Catania e Palermo, che percorre i 200 chilometri in due ore. 

D’altra parte la presenza di una democrazia incompiuta al Sud, sulla quale una classe dominante estrattiva locale  domina, approfittando della scarsa consapevolezza di un elettorato stanco, assente, spesso comprato  con lusinghe vane, perché spinto dal bisogno, e che  scambia i propri diritti negati con le cortesie dispensate dal potente di turno, fanno permanere una situazione di stallo che ogni tanto cerca il San Gennaro o la Santa Rosalia, o un Deus ex machina, come il Berlusconi del 60 a zero in Sicilia, che lo salvi. 

E che continua a fidarsi malgrado tutto anche di chi non é stato proprio trasparente rispetto ai rapporti con la criminalità organizzata. Per la quale forme di autonomia spinta, invece che servire a conseguire meglio il bene comune, sono strumentalizzate per un assalto alla diligenza sempre più violento. 

Uscire da una situazione talmente complessa con gli strumenti democratici sembra impossibile, mentre il Governo avendo chiaro il problema sta accentrando moltissimi degli interventi, dal Pnrr alla Zes unica, in un processo di commissariamento che spesso diventa una soluzione peggiore del male, come si è visto con la sanità calabra. 

 Mentre un sentimento di scoramento e di rifiuto di questa logica si manifesta sempre più spesso. Nella festa al “Maradona” per il Napoli che ha vinto il titolo non è passato inosservato quel bandierone che aveva l’icona tricolore capovolta, accompagnato da due messaggi: bottino di guerra e campioni in Italia. 

Intanto  movimenti indipendentisti e anti unitari, sotto traccia, arruolano nuovi adepti. Sottovalutare tutto questo sarebbe superficiale. Nulla é per sempre e il nostro Paese unito ha soli 160 anni, mentre l’ombrello europeo può consentire ipotesi in tempi passati non percorribili. Per questo non bisogna tirare troppo la corda, perché potrebbe spezzarsi. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud  – L’Altravoce dell’Italia]

AUTONOMIA (ED EGOISMO) A TUTTI I COSTI
E IL SUD ASPETTA LA DEFINIZIONE DEI LEP

di PIETRO MASSIMO BUSETTA La domanda che sorge spontanea è come mai una riforma come quella dell’autonomia differenziata, contestata dalla maggioranza degli italiani, dalle parti sociali, dalla Banca d’Italia, dagli organi indipendenti, dai Governatori appartenenti anche alla maggioranza, vista l’ultima presa di posizione di Occhiuto, Governatore della Calabria, oltre che da gruppi organizzati di cittadini che hanno raccolto circa 100 mila firme per una legge di iniziativa popolare che correggesse il grande errore della modifica del titolo V, e perfino, con la sua “moral suasion”, dal Presidente della Repubblica, in tempi velocissimi, sta arrivando in Parlamento? 

Come mai Fratelli d’Italia che è portatrice di una logica opposta, vista la sua storia e il centralismo attuato in molti provvedimenti, compreso quello della Zes unica, e il Fondo Sviluppo e Coesione, che tante lamentele ha provocato in molti Governatori /Presidenti, consente un percorso che, se può essere positivo a breve per le Regioni del Nord, danneggia pesantemente il Sud e quindi tutto il Paese?

La ragione è molto semplice e deriva da una mancanza di rappresentanza parlamentare delle Regioni meridionali e da una sovra rappresentanza, dovuta alla legge elettorale vigente, di un movimento territoriale come la Lega. Tale partito  ha ormai piazzato nei posti chiave del Governo i suoi uomini, che ovviamente perseguono gli obiettivi propri di un movimento territoriale, che parte accusando Roma di essere ladrona, passa da un progetto di indipendenza/secessione e  nel tempo cambia strategia, visto l’insuccesso della prima, puntando all’autonomia differenziata. 

L’obiettivo rimane lo stesso  ma tenendosi  pure i vantaggi  di avere una realtà con il 40% del territorio da utilizzare per le esigenze contingenti. La squadra è di quelle di alto livello: Giorgetti all’economia, che, in passato, da Ministro dello sviluppo economico dirottò l’investimento della Intel a Vigasio, in provincia di Verona, malgrado in tale realtà vi è la piena occupazione e grande difficoltà a trovare ingegneri se non emigrano dal Sud, adesso  ha un ruolo fondamentale nel Governo Meloni. 

Il vice Presidente del Consiglio, Matteo Salvini, ha la stessa provenienza, anche se sembra avere una visione di Paese. In particolare  intestandosi una battaglia importante per valorizzare la posizione logistica dello Stivale con, l’avversata da molti,  costruzione del ponte sullo stretto di Messina. 

E poi Calderoli, noto per la sua preparazione e determinazione, che ha deciso, insieme a Luca Zaia e a tutto il partito, che l’autonomia dovrà essere lo scalpo da portare alle elezioni europee del 2024. Costi quel che costi. Anche una crisi di Governo nel caso in cui ciò non avvenga come ha dichiarato in maniera assolutamente esplicita alla Stampa, il 18 maggio 2023, il Governatore del Veneto Luca Zaia «se non passa la riforma, viene meno la maggioranza».

In parole povere si minaccia la crisi di Governo, e certo le parole sono pietre e vanno valutate adeguatamente. Poco importa al Governatore del servizio di bilancio, che dovrebbe essere un organismo neutrale, e con il solito garbo istituzionale afferma: «Mi piacerebbe sapere chi sia il signor Servizio di Bilancio che ha bocciato la proposta di Calderoli. Si tratta di giudizi politici più che tecnici».  

Anche Calderoli non ci va leggero ed a una precisa domanda di un cronista, il recente l’11 novembre, che sostiene che c’è un patto stretto con Forza Italia e che prima si debbano trovare le risorse per garantire i Lep e poi si può fare l’Autonomia, risponde in modo netto:
«Mi dispiace, ma sbagliano, non è così. Il patto è che la legge venga approvata e che non venga trasferita nessuna funzione prima che siano definiti i Lep e i relativi costi e fabbisogni standard. La garanzia delle risorse per i Lep è nella Costituzione».  

Definiti, notate la sottigliezza, non finanziati. Il finanziamento lo garantisce la Costituzione. Verrebbe da dire che infatti in vigenza di essa i livelli essenziali sono stati completamente diversi nelle due parti del Paese. Ma viene spontanea la domanda che ci si è posti all’inizio: come mai tutto questo può avvenire e non vi è alcuna reazione da parte del Sud che secondo molti sarebbe la vittima sacrificale di tale nuova legislazione? La risposta non è così complessa. In realtà il Sud manca di una sua rappresentanza politica.

Infatti malgrado vengano eletti deputati e senatori al Parlamento italiano in realtà essi fanno riferimento a partiti nazionali che, molte volte, hanno interessi diversi rispetto a quelli territoriali del Sud. E la disciplina di partito è tale per cui chiunque voglia ribellarsi a tale visione, con la legge elettorale esistente, non sarà nemmeno più non solo eletto ma nemmeno candidato.

E quindi la disciplina ferrea viene rispettata da tutti e la classe dominante estrattiva meridionale, spesso ascara rispetto a quella settentrionale, si accontenta dei piccoli vantaggi derivanti dal ruolo ricoperto disinteressandosi totalmente degli interessi dei propri territori.

È una dinamica antica che ha consentito che l’autostrada si fermasse a Napoli come anche che i diritti di cittadinanza fossero diversi nelle varie parti del Paese, come è stato rilevato in modo inoppugnabile dall’esigenza di finanziare i Lep, cosa ovviamente complicata considerata la mancanza permanente di risorse. 

Quindi ci si ritrova con una parte che porta avanti i propri interessi e la parte opposta, quella che dovrebbe difendersi, che   funziona da supporto, come si è visto peraltro in Conferenza Delle Regioni, nella quale i Presidenti  meridionali hanno perfino votato a favore. Tranne qualche pentimento dell’ultima ora forse strumentale a  presentarsi presso gli elettori da vittime piuttosto che da carnefici.

In tutto questo l’opposizione prima ha supportato il percorso, con Bonaccini che ha fatto la stessa richiesta di autonomia, per poi, fulminato sulla via di Damasco, rientrare nei ranghi di un PD che adesso è contro. Lo stesso movimento Cinque Stelle ha sottovalutato molto tale provvedimento è oggi si schiera contro, ma quando i buoi sono scappati. Evidentemente funziona sempre il meccanismo del vaso di coccio vicino  a quello di ferro, qualunque scossone finisce per rompere il coccio. Potrebbe accadere anche questa volta. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

SUI LEP OCCHIUTO È CONTRO CALDEROLI
«DISATTENDE QUELLO CHE ERA PATTUITO»

di SANTO STRATI Non è una dichiarazione di guerra, ma poco ci manca: il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto sferra un pesante attacco al ministro Roberto Calderoli a proposito dell’autonomia differenziata che sta procedendo a passo svelto verso l’approvazione. «Non era quello che avevamo pattuito – ha detto Occhiuto in un’intervista al quotidiano La Stampa –: il ministro leghista vorrebbe prima approvare la legge sull’Autonomia e poi garantire le risorse necessarie per finanziare i Livelli Essenziali di Prestazione (LEP). Secondo Occhiuto «l’approccio è sbagliato: le due cose devono viaggiare insieme, altrimenti per il Sud l’Autonomia rischia di diventare una trappola».

Forse il Presidente Occhiuto ha aperto gli occhi (finalmente!) sul trappolone leghista che si basa su un concetto semplice ed egoisticamente impeccabile: vale la spesa storica, ovvero chi ha avuto tanto (da spendere) continuerà ad averne in eguale quantità, chi ha avuto meno (ovvero non aveva risorse per investimenti di natura sociale) si arrangi con la stessa cifra di prima. Con buona pace della perequazione e del divario sociale che la Costituzione proibisce di avere. Ma il fatto è sotto gli occhi di tutti: sono stati approvati nove articoli su 10 e la legge che istituisce e regola la cosiddetta autonomia differenziata è a un passo dall’approvazione. Nonostante le dimissioni di autorevoli esponenti chiamati nel Comitati sui Lep e la grande confusione che regna sovrana intorno all’argomento.

Occhiuto reagisce con veemenza, infischiandosene  (complimenti, Presidente!) della tenuta della maggioranza che scricchiola continuamente tra gaffes e imperdonabili sciocchezze legislative che, di sicuro, non aiutano il popolo, ma soddisfano inconfessabili appetiti di lobbies. Il Governatore ci va pesante: «Temo – ha detto a La Stampa – che il primo vagone del treno, quello con la legge sull’Autonomia, arrivi puntuale in stazione mentre gli altri vagoni, che contengono il finanziamento dei Lep e il meccanismo di perequazione, finiscano su un binario morto.

«Senza il finanziamento dei Lep e senza il fondo perequativo (destinato ai territori con minore capacità fiscale pro-capite), i vantaggi per il Mezzogiorno sarebbero pochi. L’effetto finale, in altre parole, sarebbe quello di avere un aumento del divario tra Sud e Nord. Esattamente il contrario di quello che potremmo ottenere».

Occhiuto chiarisce di non essere contrario all’Autonomia differenziata, se vengono rispettati i patti che ridanno al Mezzogiorno le risorse necessarie per superare le insopportabili sperequazioni che colpiscono pesantemente, tra l’altro, gli asili nido e la formazione scolastica.  Secondo il Governatore, «L’Autonomia può essere una grande opportunità per il Sud, ma solo se quei vagoni di cui parlavamo arrivano nello stesso momento in stazione. Per la Calabria sarebbe un’occasione avere l’autonomia sulla gestione dell’energia o dei porti. Non ho quindi alcun pregiudizio, purché si rispettino gli accordi iniziali. Adesso si può anche approvare la legge al Senato, ma prima dell’ok definitivo bisogna finanziare i Lep. Confido nell’equilibrio e nella saggezza di Giorgia Meloni».

Il giornalista de La Stampa fa notare che Calderoli sostiene che è già in Costituzione la garanzia del finanziamento dei Lep. La replica di Occhiuto è lineare: «È vero, eppure non sono mai state garantite risorse per i pochi Lep finora stabiliti, nonostante l’obbligo costituzionale. L’Autonomia, invece, viene prevista dalla Costituzione solo come una ‘possibilità’, non come un obbligo.

«Trovo quindi assurdo che per la possibilità dell’Autonomia si vada di corsa e ci sia un’attenzione spasmodica, mentre per ottemperare a due obblighi costituzionali non ci sia alcuna fretta. Anche l’idea di permettere delle pre-intese è una fuga in avanti, se non sono finanziati i Lep. Questo modo di procedere non va bene a me e penso non vada bene nemmeno a Forza Italia.

«Ne abbiamo discusso con Tajani in mattinata. Ringrazio lui e i ministri di FI perché è grazie a loro che si era raggiunto quell’accordo, che ora va rispettato. Credo – ha detto Occhiuto – di non parlare a titolo personale. I governatori del Sud hanno le mie stesse preoccupazioni. Anche il gruppo parlamentare ha molti deputati e senatori meridionali che come me non hanno pregiudizi verso l’Autonomia, ma vogliono garanzie sulle risorse per i servizi da fornire ai cittadini. Altrimenti la conclusione è chiara a tutti: l’Autonomia non sarebbe più un’opportunità per il Mezzogiorno».

La posizione critica di Occhiuto merita l’apprezzamento di tutto il Sud: il criterio della spesa storica è la stortura che sta alla base del provevdimento e che verrebbe sanata solo con la parificazione per livelli essenziali di prestazione, ma il problema è che non ci sono le risorse e quindi i LEP costituiscono un serio ostacolo per la riforma ideata da Calderoli. Ma il rischio di far passare il provevdimento rinviando a data successiva il reperimento delle risorse finanziarie per i Lep ci sta tutto.

Sia ben chiaro: il Governo senza i voti di Forza Italia, che si sta mostrando decisamente critica nei confronti del provvedimento, non avrebbe i numeri per imporre una legge che divide ancor più in due l’Italia: Il Nord opulento e ricco, il Meridione povero e destinato a perpetuare una condizione di sottosviluppo, soprattutto nell’ambito del welfare e dell’assistenza.

Inoltre, il progetto di Autonomia differenziata va a scontrarsi con la pacata indifferenza di troppi attori politici del Mezzogiorno che avrebbero dovuto (e dovrebbero) issare muri e paletti contro una legge penalizzante e discriminatoria (c’è da chiedersi, ove passasse, se il Presidente Mattarella la firmerebbe).

Un invito a Occhiuto “a guidare le regioni del Sud alla ribellione pacifica” è venuto da Orlandino Greco, leader dell’Italia del Meridione. «È stata una bella notizia – ha detto il sindaco di Castrolibero – l’aver letto sulla stampa le ultime dichiarazioni del Presidente della Regione Calabria, il quale, svestendo i panni di alleato in coalizione ed indossando la casacca dei calabresi, ha lanciato un monito al Governo ed al Ministro Calderoli sull’autonomia differenziata.

«Quello, infatti, del mancato calcolo e  finanziamento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni e dell’istituzione di un fondo perequativo per i territori più poveri, prima dell’approvazione della riforma è uno dei temi cari all’Italia del Meridione: sono mesi, infatti, che lo diciamo in giro per il Sud, nelle piazze e nelle istituzioni.

«Oggi anche il Presidente Occhiuto ha preso consapevolezza dei rigurgiti nordisti della Lega, consapevole della sua autorevolezza istituzionale. Ritengo, infatti, che il momento sia propizio affinché egli guidi la ribellione pacifica delle regioni del Sud. D’altronde è da tempo che molti amministratori del Sud, come il sottoscritto, hanno proseguito il loro impegno politico e civile al di fuori dei partiti tradizionali, in quanto consapevoli degli egoismi trasversali e di parte che hanno connotato lo scenario nazionale fin oggi.

«Questo è il tempo di fare rete tra le migliori energie del Sud per curare gli interessi di tutto il Paese: noi siamo orgogliosamente meridionali, siamo una forza politica autenticamente costituzionale che lotta per abbattere i divari e proprio per questo abbiamo a cuore le sorti di tutti gli italiani, da Bolzano a Siracusa, perché agganciare il vagone dello sviluppo meridionale al resto del Paese significherebbe sconfiggere il nordismo trasversale che attraversa tutti i partiti e costruire un treno ad alta velocità che proietterebbe l’Italia in una nuova dimensione nazionale di mercato e di diritti, rimettendoci al passo dei grandi paesi occidentali».

Diversa la posizione del PD calabrese che beffardamente sostiene che «Sull’autonomia differenziata Roberto Occhiuto recita a soggetto a danno dei calabresi. Si avvicinano le elezioni europee e il presidente della Regione Calabria si affida al teatro». Ricordano i dem della Calabria che Occhiuto «ha già votato a favore dell’autonomia differenziata in Conferenza Stato-Regioni e che nello scorso gennaio tenne con Calderoli una conferenza stampa a Catanzaro, al termine della quale lo stesso Occhiuto disse che “l’autonomia differenziata può determinare occasioni positive per la Calabria”, precisò di “conoscere e apprezzare Calderoli” e sottolineò che, “se c’è uno che può realizzarla, è proprio lui”. Allora Occhiuto aggiunse, con riferimento al disegno di legge in questione del ministro leghista, che è “evidente che si fa carico in qualche modo delle ragioni delle Regioni del Sud”».

«Ormai – sostengono i dem della Calabria – i calabresi conoscono bene il vizio insanabile del presidente Occhiuto, che dice tutto e l’esatto contrario per alimentare il proprio consenso virtuale. L’ambiguità di Occhiuto fa perdere credibilità alle istituzioni. Dunque, il governo Meloni continuerà a prendere decisioni inaccettabili sulla testa dei calabresi, proprio grazie a questo atteggiamento del presidente Occhiuto, politicamente pilatesco, opportunistico e bipolare».

Il presidente del  Gruppo Misto in Consiglio regionale Antonio Lo Schiavo a questo proposito sostiene che la presa di posizione di Occhiuto «arriva tardi e rischia di restare uno sfogo del tutto vano». La Lega – ha detto Lo Schiavo – è finalmente uscita allo scoperto, tradendo gli impegni sui Lep e confermando che i nostri timori erano e sono più che fondati. Dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, che l’operazione in atto mira solo ad aumentare il divario tra Nord e Sud del Paese».

E siamo di nuovo alla “rissa”: se al posto di mantenere una status di conflittualità permanente in Consiglio regionale, ci fosse uno sforzo comune per una risposta chiara e decisa contro l’attuale progetto dell’Autonomia, forse si farebbero gli interessi dei calabresi, mettendo da parte quelli di bottega (e di partito). In Calabria – dev’essere chiaro – serve una forza trasversale e unitaria che alzi unitariamente la voce e pretenda soluzioni immediate e concrete. Diversamente, il divario crescerà ancora e sarà il freno a qualsiasi ipotesi di sviluppo. (s)

Il Partito del Sud parteciperà alla manifestazione nazionale contro l’Autonomia differenziata

Il Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti di Reggio Calabria ha aderito e partecipa alla manifestazione nazionale del 7 ottobre a Roma “La via maestra. Insieme per la Costituzione”, perchè ne condivide le rivendicazioni.

«Siamo da sempre contro l’Autonomia differenziata che spaccherà il Paese confliggendo con il patto di solidarietà della nostra Costituzione – fanno sapere dal Partito del Sud – Un provvedimento che accrescerà ulteriormente le disuguaglianze, oltretutto senza nessun dibattito pubblico. Un provvedimento che distruggerà quel che resta del patto nazionale di cittadinanza che fino a oggi era chiamato a rispondere alle disuguaglianze sociali, a vigilare sul nostro patrimonio collettivo a garantire i diritti dei cittadini, gli stessi, per tutti».

«Per la Pace: la guerra sarà ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud, mentre la Costituzione è ancora una volta disattesa, così come accade per l’art. 11, quello che dice che l’Italia ripudia la guerra – continua la nota – Non dimentichiamo poi che ai giorni nostri l’Esercito italiano è composto dal 72% di cittadini del Mezzogiorno, contro un dato demografico del 34% di cittadini residenti, ovvia conseguenza anche della cronica scarsità di occasioni di lavoro nel Mezzogiorno».

«Per il salario ed il reddito: basta paghe da fame, basta sfruttamento, basta precarietà. Tutti meccanismi utili solo ad ingrassare multinazionali e prenditori collusi con l’attuale mala-politica. Siamo favorevoli ad Reddito minimo garantito che permetta a chi è in povertà di poter vivere – conclude il Partito del Sud – Partecipiamo tutti alla manifestazione del 7 ottobre, a difesa dei valori e dei principi della Costituzione del ‘48, mai realmente applicata integralmente, ed oggi ancora sotto attacco da chi vorrebbe stravolgerla ulteriormente con il presidenzialismo». (rrc)

DOVE INDIVIDUARE LE RISORSE PER I LEP
NODO CRUCIALE PER LA LORO ATTUAZIONE

di PIETRO MASSIMO BUSETTABagnarsi le mani e scoprire l’acqua calda. Affrontare problematiche con risvolti economici rilevanti e scoprire da giurista il concetto di equità. Con affermazioni anche pittoresche “Sui Lep si è fatto finora “flatus voci”, cioè discorsi privi di consistenza. 

L’audizione del  professore Sabino Cassese, presidente del Comitato per l’individuazione dei Lep, alla commissione Affari Costituzionali del Senato nell’ambito del disegno di legge sull’Autonomia, riserva grandi sorprese. Sembra la reazione di un alieno che, arrivato in Italia,  scopre grandi verità che però sono state assolutamente studiate, diffuse e acquisite dalla maggior parte di coloro che indagano le problematiche del Mezzogiorno e che sono argomento di battaglia intellettuale e politica. 

Per avere contezza basta guardare i tanti lavori prodotti dalla Svimez oltre che i suoi rapporti annuali per rendersi conto che nell’audizione scopriamo la ruota e l’arco. La prima scoperta é che i diritti di cittadinanza nel nostro Paese sono diversi a seconda dei territori in cui si vive, ma che ciò  dipende da una mancanza di conoscenza e dalla carenza di volontà .   

«Ritengo importante il lavoro che è stato fatto» dal Comitato sui livelli essenziali delle prestazioni «perché è stata una esplorazione in una terra incognita».  

Non sorge il dubbio al professore Sabino Cassese che il motivo della mancanza dei Lep e della loro attuazione non sia tecnico, ma economico e conseguentemente politico? Si chiede il professore se è conseguente alla mancanza di risorse? 

In realtà si ma lo risolve facilmente: «Se le risorse sono più limitate, sono più limitate per tutti e se sono più ampie sono più ampie per tutti, questa è una preoccupazione fondamentale della Costituzione». 

Tradotto in cifre significa che poiché gli asili nido a Reggio Emilia, con una popolazione di  169.908  al 31 dicembre 2021, sono 66 e a Reggio Calabria, con 172.479, sono  3 la soluzione consiste, in previsione di crescite contenute o negative, di chiudere 31 asili nido in Emilia Romagna per darli alla Calabria, in modo che l’una città ne abbia 35 e l’altra  34?  O che il diritto dell’agrigentino di fare 150 km in una ora su strada per arrivare a Palermo sarà garantito. O che si avrà la possibilità di una sanità che non costringa a prendere l’aereo?

E tutto questo può accadere senza sconvolgimenti sociali? 

 Ma continuiamo con l’audizione: «Il Comitato per la determinazione dei Lep dovrebbe finire il suo lavoro entro ottobre, poi occorrerà mettere una cifra accanto ai Lep». 

Tutto legittimo ma per arrivare alla conclusione che le risorse necessarie, quantificabili in 100 miliardi l’anno, non ci sono?

Purtroppo nella commissione sono stati coinvolti pochi economisti ed evidentemente la loro mancanza si fa sentire. Cassese in grande buona fede, conoscendo l’uomo,  afferma «La mia prima preoccupazione è stata che non venisse ignorato un solo diritto civile e sociale del cittadino su tutto il territorio nazionale” ed ha poi spiegato  che è stato predisposto un elenco di 223 Lep “primari”, che a loro volta contengono livelli non quantificabili».

Scoprirà presto che saranno solo buone intenzioni, come si sono resi conto che rischiavano di essere strumentalizzati da Calderoli coloro che si sono dimessi dalla Commissione. Gli ex presidenti della Corte Costituzionale Amato e Gallo, l’ex Presidente del Consiglio di Stato Pajno e l’ex Ministro della Funzione pubblica Bassanini non lavoreranno più al progetto: «Non ci sono più le condizioni per una nostra partecipazione. Il nodo sta nell’individuazione delle finanze necessarie per procedere con la riforma e nello scarso ruolo attribuito al Parlamento».

Nell’audizione il Presidente si preoccupa anche dell’aspetto della messa a terra dei Lep, dimostrando che veramente crede che potranno essere attuati: «La quantificazione dei Lep e delle risorse necessarie sono il penultimo miglio, ma c’è l’ultimo miglio da fare e dipende dalla qualità dell’amministrazione che gestisce. I divari di capacità amministrativa in Italia ci sono e non li possiamo risolvere con la definizione dei Lep”…».

Dimentica il grande professore tutta la polemica della diversa spesa pro capite, che se fosse uguale in tutto il Paese porterebbe al Sud una quantità di risorse maggiori di quelle disponibili e pari a 60 miliardi l’anno. Che poi sono la causa della differenza nelle diverse capacità amministrative dei Comuni.

 Come peraltro è stato documentato da diverse istituzioni nazionali e come è stato calcolato dall’ormai in smantellamento dipartimento per le politiche di coesione, problematica sulla quale il Quotidiano del Sud ha impostato una battaglia di conoscenza. 

Introduce poi  un elemento di novità nel suo ragionamento e cioè che i Lep siano strumento per un centralismo. Finora avevamo pensato che autonomia differenziata e conseguentemente i Lep, passaggio subito da Calderoli per attuarla, fossero propedeutici ad un percorso federalista. 

Invece Cassese sostiene che «introducono uniformità e cercano di bilanciare diversità e unità. Dobbiamo equilibrare l’unità con la diversità e a questo servono i Lep. La loro funzione è quella di creare un sistema di valori e cercano di bilanciare le due esigenze che hanno percorso tutta la storia italiana». Risponde così alla domanda «se non ci sia il rischio di uno Stato arlecchino con l’autonomia differenziata», il costituzionalista. 

Mi pare che il nostro Presidente, nel solco del rispetto che si deve ad una legge costituzionale modificata con il titolo V, cerchi di prendere il buono che da essa viene fuori. E certo se l’effetto dell’attuazione dell’autonomia differenziata fosse che i diritti di cittadinanza diventassero simili nelle diverse parti del Paese si sarebbe raggiunto un obiettivo di equità che supererebbe molti dei problemi della dualità che attengono all’Italia. la cosa più probabile é invece che il punto di arrivo dia legittimità alla spesa storica.

Gli obiettivi potrebbero essere virtuosi ma non bisogna dimenticare che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Il timore che ci si limiti all’individuazione e si passi all autonomia pervade molta parte dell’opinione pubblica meridionale oltre che molti studiosi. D’altra parte non bisogna dimenticare che stiamo andando in cordata con chi può tagliare la corda in qualunque momento e che ha interessi, provinciali, contrapposti a quelli del Sud.  (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]