AUTONOMIA: ATTENTI AL RESIDUO FISCALE
UNA BEFFA SE È APPLICATO ALLE REGIONI

di PIETRO MASSIMO BUSETTA L’autonomia differenziata, con grande determinazione voluta dalla Lega Nord, con il disegno di legge approvato in Consiglio dei Ministri il recente 3 febbraio, si  basa su un presupposto fondamentalmente errato.

E cioè che in un Paese unitario ognuno possa tenersi le imposizioni fiscali che si riferiscono al proprio territorio, il cosiddetto residuo fiscale. Anche se in parte in Italia per quanto attiene alle imposte locali tale approccio è stato attuato. 

Il concetto per cui ognuno si può tenere quello che deriva dall’imposizione fiscale del proprio territorio è perfetto se viene applicato ad uno Stato, non lo è affatto se parliamo di singole regioni all’interno di uno Stato. Le motivazioni di tale affermazione sono in parte tecniche altre sono economiche.

Le tecniche riguardano il fatto che bisogna fare differenza tra il soggetto che raccoglie le imposte e quello che realmente le paga. Se un avvocato ha la sua residenza fiscale a Milano ma il suo cliente abita a Reggio Calabria l’imposta sul suo emolumento sarà incassata da lui e riversata all’agenzia  delle entrate di Milano quando in realtà chi l’ha pagata effettivamente è il cittadino calabrese. Tutto questo avviene nell’Iva per esempio, ma anche in molti altri tributi. 

Da un punto di vista economico vi sono altri elementi che vanno considerati. Per esempio che gli investimenti infrastrutturali nel Nord sono stati fatti con imposte che colpivano soggetti residenti in tutte le parti d’Italia. Così come con il lavoro di molte persone provenienti da realtà regionali diverse. Come molti grandi eventi che riescono a produrre sviluppo economico sono stati finanziati con i soldi di tutti, così come il Paese utilizza le produzioni dell’Ilva di Taranto, che lascia sul territorio problemi sanitari non indifferenti, considerato il tasso elevato di tumori nella popolazione, o le raffinerie posizionate sulle coste meridionali che in realtà raffinano per conto delle aziende nazionali, o i gasdotti che arrivano sulle coste siciliane e che portano gas in tutto il Paese.

E per tale carico dovrebbe essere previsto un ristoro. Infine che il Mezzogiorno é stato un grande mercato del Nord. Senza dimenticare inoltre che ogni anno 20 miliardi di euro vengono trasferiti da una parte all’altra del Paese, considerato che la formazione delle 100.000 persone che ogni anno emigrano al Nord e che verranno utilizzate in quei territori, viene fatta con le risorse delle regioni del Sud.  

Tutto questo dura dal 1950, e deve essere calcolato quando qualcuno ha idee balzane. In realtà una piccola minoranza ormai, considerato che Bonaccini, Fassino, ma in verità tutto il Pd hanno fatto marcia indietro dopo il danno fatto con l’approvazione del titolo V. Così come hanno preso posizione molto netta contro anche il Movimento 5 Stelle ed il Terzo polo. 

All’interno della maggioranza, al di là della  posizione della Lega Nord, che sembra voler acquisire uno scalpo da dare in pasto ai propri elettori, le posizioni di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, al di là dell’approvazione unanime in Consiglio dei Ministri della bozza con applauso, che somigliava molto all’uscita in balcone dei 5 stelle che avevano abolito la povertà, sembrano molto tiepide ed il cammino di quello che è stato definito un disegno di legge “barocco” non sembra debba arrivare lontano. 

D’altra parte sarebbe veramente incredibile che una forza che rappresenta l’8% dell’elettorato possa pensare di modificare l’assetto istituzionale del Paese, inserendo un cambiamento epocale che, considerati i risultati potrebbe portare ad un aggravio enorme dei costi oltre che a una spaccatura di un Paese, mai realmente unito. 

In Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia la Lega ha raccolto nel 2022 poco più di un milione di voti, il peggior risultato di sempre dal 1992 a oggi (solo nel 2013 era sceso sotto il milione e centomila), molto meno della metà di quanto ottenuto nel 2018, risultato migliore della storia elettorale del Carroccio. 

Peraltro anche la rappresentanza della Lega in Parlamento in realtà è sovradimensionata grazie ad una legge, non a caso chiamata Porcellum, dello stesso Calderoli, che tenta adesso di percorrere la stessa strada, anche se la reazione del Sud è stata molto sottovalutata e registra una novità rispetto alle forme di reazione che si erano avute in altri tentativi del genere. Sovradimensionata perché i 100 rappresentanti del Parlamento nazionale della Lega Nord sono stati eletti con i voti di Fratelli d’Italia grazie a un meccanismo perverso. E sottovalutata perché la reazione di Sindaci, Presidenti di Regioni, della stessa Confindustria, dei Sindacati, dell’intellighenzia, di molti quotidiani é stata molto determinata.       

Quindi assodato che la distribuzione delle risorse del Paese non può avvenire in funzione del prelievo fiscale che viene fatto in una parte, che la Lega vorrebbe tenersi, l’altro elemento che viene fuori riguarda le competenze che vengono trasferite dallo Stato alle Regioni con i relativi finanziamenti e che si afferma dovrebbero avvenire a parità di risorse impiegate dallo Stato per esse. 

Ma se cosi dovesse avvenire in realtà si congelerebbe la spesa storica che fa sì che ogni anno il Mezzogiorno perda, rispetto ad una spesa pro capite analoga, circa 60 miliardi. E le regioni del Nord, sempre secondo il disegno di legge leghista, vorrebbero mantenere questo privilegio che ha portato a una situazione che che ha come risultato una differente infrastrutturazione, che non ha pari, tra le due parti, una scuola che viene finanziata in modo diverso, prevedendo che in una parte vi siano gli asili nido, il tempo pieno, una vera lotta alla dispersione scolastica, magari il pulmino per prendere ed accompagnare i bambini a scuola ed in altre parti, al Sud, no. 

Peraltro questo disegno di legge sembra uno scherzo di cattivo gusto. Che senso ha individuare i livelli essenziali delle prestazioni se poi non si mettono le risorse per poterle attuare? Evidentemente siccome ci si rende conto che l’attuazione a parità di crescita è impossibile sì supera l’ostacolo parlando solo di individuazione. Evidentemente si pensa che al di sotto di Roma la gente abbia ancora l’anello al naso.

Un approccio serio come quello che si addice al Governo di una Nazione che è la settima industrializzata del mondo, per riforme così fondamentali, aldilà delle maggioranze, dovrebbe essere quello di cambiamenti condivisi che facciano avanzare tutto il Paese. Mi pare invece che la Lega sia ritornata a quella bossiana che strappava le bandiere italiane e aveva a disposizione già le baionette per attuare la secessione. Forse è tempo di essere un po’ più seri. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

 

Venerdì alla Camera di Commercio CZ il convegno sull’autonomia differenziata

Venerdì 10 febbraio, alle 17, alla Camera di Commercio Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, è in programma il convegno-dibattito Dal regionalismo all’autonomia differenziata: ieri, oggi, domani, organizzato dall’Associazione Ande –Associazione Nazionale Donne Elettríci.

All’incontro, aperto a tutti, interverranno: la presidente Ande Catanzaro Roberta Porcelli;  il presidente della Camera di commercio Pietro Falbo; il sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita; il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso.

Seguirà un confronto con quanti volessero intervenire al dibattito. Trarrà le conclusioni la presidente Ande nazionale Marisa Fagá. Modera la giornalista Donatella Soluri(rcz)

SCUOLA, PRIMA VITTIMA DELL’AUTONOMIA
SE PASSA IL PROVVEDIMENTO APPROVATO

di PIETRO MASSIMO BUSETTAGiù le mani dalla scuola si potrebbe dire. Uno dei settori oggetto di interesse in cui le Regioni che hanno chiesto l’autonomia differenziata vogliono entrare è quello della formazione e della scuola. Ed è proprio uno di quei settori che registra maggiore opposizione da parte di coloro che sono contrari all’autonomia.

Riuscire a far diventare la scuola regionale è un obiettivo che se realizzato farà diventare reale l’accusa che l’autonomia differenziata si può definire come “spaccaitalia”. 

Avere possibilità di intervenire sui programmi scolastici, sull’assunzione dei docenti, sull’organizzazione complessiva della scuola, sulle materie da insegnare, (niente vieterebbe di inserire come materiale di insegnamento lo studio del dialetto, cosa che potrebbe anche essere opportuna se non diventasse un modo per discriminare coloro che non lo conoscono) è un modo per far diventare le Regioni degli Stati.

È noto che la scuola è la materia più delicata che uno Stato deve  gestire. Da lì passa la formazione dei nuovi cittadini. E l’unificazione sociale di un paese passa da una scuola uniforme. La possibilità di creare buoni cittadini, consapevoli delle scelte che faranno anche nelle cabine elettorali, dipende molto dalla formazione della scuola.

E più le realtà sono deboli e fragili più la scuola diventa importante. Quando si accusa il Mezzogiorno di non avere classe dirigente e successivamente l’elettorato  attivo di non scegliere dei rappresentanti adeguati, colpevolizzando la popolazione, non si mette in evidenza come la responsabilità di tali carenze sia dello Stato centrale.

Perché se non combatti la dispersione scolastica, consentendo a molti di rimanere analfabeti, se non non adotti il tempo pieno in modo da far si che i ragazzi possano stare praticamente tutto il giorno a scuola ed essere guidati nel loro processo formativo, se non cominci a far socializzare i bambini dall’asilo e li lasci a casa in famiglie più o meno adeguate, dove magari la donna non lavora perché le possibilità di inserimento sono molto contenute, allora la cosa più facile è che escano dei cittadini dalla scuola assolutamente incapaci di essere soggetti di una  democrazia evoluta. 

E poiché in genere le carenze si sommano nelle realtà meridionali, per cui si inizia col non avere l’asilo nido per l’infanzia, si continua poi con la mancanza di tempo pieno a scuola, con la perdita di numerosi ragazzi che abbandonano per lavorare e continui poi con una madre casalinga e un padre disoccupato, allora il risultato ovviamente non potrà essere un cittadino consapevole. 

Se le risorse che oggi sono state destinate alla scuola sono ancora insufficienti visto che a parte la fatiscenza di molti edifici scolastici poi in realtà molti servizi che la scuola potrebbe e dovrebbe dare non vi sono, per cui vi é già una differenza tra le aree del Paese, un ulteriore impoverimento di risorse per il Sud, conseguenza dell’autonomia, non potrà che peggiorare la situazione, imbarbarendo ulteriormente le realtà più periferiche, come quelle del Sud. 

E pensiamo poi ai contenuti scolastici e a come anche l’ insegnamento della storia può essere dipendente dalla posizione politica di ciascuna regione, per cui il periodo fascista, se il governo regionale è di destra, potrebbe essere valutato in un certo modo, mentre  la Resistenza in un altro o al contrario se il governo regionale é di sinistra può influenzare le materie da studiare e i programmi e i temi da approfondire indirizzandoli in un modo o in un altro.

Così come a livello territoriale le esperienze  storiche di ciascun regione possono essere valutate in modo diverso. Pensate al l’insegnamento della storia  che affronta argomenti come il brigantaggio. Già adesso esistono rispetto alla scuola cittadini di serie A e di serie B. È facile immaginare cosa diventerebbe l’insegnamento scolastico regionalizzato. 

 Tutto il contrario di quello di cui ha bisogno l’Italia. Docenti con remunerazioni differenziate, al di là delle difficoltà relative alla loro mobilità all’interno delle varie regioni, ripeterebbero la grande inefficienza che si è vista nel periodo del covid per la sanità.

 Ma forse è proprio questo quello che i leghisti vogliono. E forse proprio per questo le voci contrarie all’autonomia differenziata diventano sempre più consistenti e molte professionalità si stanno pronunciando contro in modo determinato. Dopo la ritirata rispetto all’argomento di Bonaccini e di Fassino a sostenere questa esigenza è rimasta solo la Lega per cercare di recuperare quel consenso che ormai anche nelle regioni dove è nata sta perdendo. Mentre gli alleati di Governo si mostrano molto tiepidi rispetto alle esigenze leghiste. 

La pericolosità di tale riforma è  fra l’altro dovuta ad una costruzione che prevede di non poter intervenire praticamente in alcun modo se non dando il proprio assenso o il proprio rifiuto in maniera globale. Per cui la cosa più facile é che le maggioranze di governo si ricompattino anche in Parlamento. 

Il nostro ordinamento addirittura prevede due Camere, il bicameralismo perfetto,  in modo tale da evitare errori troppo grossolani. In questo caso invece vi è una approvazione per adesione quasi a scatola chiusa. In un momento in cui l’Europa finanzia  progetti tipo Erasmus per farsi che si formino i nuovi europei noi andiamo nel senso opposto per inculcare nei nostri ragazzi un’identità, che avevano ormai perso, relativa all’essere veneti o siciliani. 

 La leva obbligatoria per molti anni aveva consentito un mescolamento  delle identità, per evitare che ci fossero troppe differenze nelle nuove generazioni. Adesso si vuole fare il percorso inverso, grazie ad una visione gretta ed assolutamente provinciale. 

Assisteremo a cartelli del tipo “non si vogliono insegnanti meridionali” come abbiamo visto annunci per anni con su scritto “non si affittano case a meridionali”? E si richiederà la conoscenza del dialetto veneto a chi vorrà insegnare a Treviso? Finiremo col non  mettere più nei programmi di letteratura Pirandello o Sciascia perché rispettivamente agrigentino o racalmutese? 

Gli scenari che si aprono sono talmente preoccupanti che forse rallentare questo processo, al di là delle accelerazioni un po subdole del ministro Calderoli, può essere l’unico sistema perché questo innamoramento folle di un percorso veloce, che non potrà che portare a un ulteriore confusione e difficoltà nel Paese, possa essere stoppato. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

Spi Cgil Calabria: Aderiamo a manifestazione di Napoli contro autonomia differenziata

La segretaria di Spi Cgil CalabriaClaudia Carlino, ha annunciato che il sindacato ha aderito alla manifestazione contro l’autonomia differenziata, in programma domani a Napoli.

«Il ddl Calderoli e la sua avanzata preoccupano – ha evidenziato –. Il governo è rimasto fino ad ora sordo alle osservazioni e sollecitazioni contro il progetto avanzate da sindacati, politica e società civile. È giunto il momento di scendere in piazza e far sentire in maniera forte e decisa la nostra voce».

«Quanto previsto nel disegno di legge sull’autonomia differenziata – aggiunge – non è solo uno schiaffo al Sud, ma un vero e proprio accanimento contro pensionati, anziani e fragili. Ma non solo. A pagare saranno anche i giovani, i precari, gli insegnanti, gli studenti. L’atto di forza di un governo di destra poco attento a sanare le diseguaglianze e i gap del Paese, andando quasi a volere punire chi vive in territori con scarsi servizi, un welfare fantasma, un alto tasso di invecchiamento della popolazione e moltissime aree interne tendenti all’isolamento».

«Spi Cgil non può che opporsi ad un disegno che potrebbe mettere le radici per una bomba sociale e un definitivo affossamento del Sud. Non possiamo permettere  – ha concluso – che le diseguaglianze vengano aumentate, i diritti calpestati e la Costituzione violata creando una secessione di fatto». (rcz)

Autonomia differenziata, la maggioranza all’opposizione: Da che parte state?

Undici consiglieri comunali di maggioranza a Catanzaro si sono rivolti all’opposizione, chiedendo la loro posizione in merito all’autonomia differenziata.

«È stato un fine settimana impegnativo per alcuni consiglieri comunali di opposizione – hanno detto in una nota Daniela Palaia, Antonello Talerico, Fabio Celia, Gregorio Buccolieri , Vincenzo Capellupo, Igea Caviano, Giulia Procopi, Antonio Barberio, Danilo Sergi, Nunzio Belcaro, Raffaele Serò – concentrati a scrivere ben due note sull’autonomia differenziata, stigmatizzando la nostra posizione di netta contrarietà ad essa, ma guardandosi bene dall’evidenziare gli effetti negativi che la stessa produrrà per la Calabria».

«Addirittura alcuni membri del consiglio comunale – continua la nota – ricostruendo maldestramente la genesi dell’autonomia differenziata, vorrebbero imputare alla sinistra la paternità di questa scellerata riforma. Insomma, il gioco delle tre carte è come sempre quello preferito da chi, non avendo argomenti seri su cui basare la propria azione politica, cerca di confondere e minimizzare il dibattito su un argomento così delicato e complesso».
«Come se fossero trascurabili gli effetti dell’incertezza sui Lep – proseguono – sui capitoli di spesa, sui diritti civili e sociali sull’intero territorio, sulla sicurezza nazionale. A rischio ci sono milioni e milioni di euro per le nostre città calabresi ma questo, per i consiglieri comunali di opposizione non ha importanza. Loro tifano allegramente per l’autonomia differenziata, che determinerà il definitivo declino economico e sociale dell’intero Mezzogiorno».
«E, d’altra parte, non è la prima volta che dimostrano una miopia politica davvero sconcertante – dicono ancora i consiglieri di maggioranza –. I cittadini del Capoluogo possono fotografare la vuotezza di contenuti e di idee di questi consiglieri comunali, troppo ripiegati su se stessi e impegnati a distrarre l’opinione pubblica dagli orrori del passato di cui si sono resi responsabili».
«È una strumentalizzazione continua, – dicono ancora – anche nelle questioni più decisive e sulle quali un approccio maturo e consapevole dovrebbe trovarci tutti dalla stessa parte per invertire la rotta e occuparsi di questioni cruciali per il bene della città.  Ma constatiamo che oramai c’è da aspettarsi di tutto: anche che si arrivi a sostenere che sia un grande vantaggio per noi tutti che la Lombardia prenda più soldi e il Veneto si accaparri i fondi per i trasporti, che sia un bene per Catanzaro che l’Unical apra la facoltà di Medicina a discapito della nostra città o che il cinema Orso sia definitivamente sottratto all’uso collettivo».
«Riccio & Co. Ma da che parte state? – conclude la nota –. Non affrettatevi a rispondere a questo interrogativo: la risposta l’hanno da tempo compresa tutti i nostri concittadini». (rcz)

Il sindaco f.f. di Reggio Brunetti: Preoccupati da questa autonomia differenziata

«Mi viene difficile, oggi, prendere un impegno alla luce di un’autonomia differenziata, appena approvata in Consiglio del ministro, che avrà riflessi anche rispetto ad un argomento come la Sanità». È quanto ha dichiarato il sindaco f.f. del Comune di Reggio, Paolo Brunetti, nel corso del suo intervento alla manifestazione La memoria e l’impegno voluta dal Garante della Salute del Consiglio Regionale per ricordare il giudice Lilla Gaeta nella Giornata mondiale della lotta al cancro.

«Stiamo cercando, come Amministrazione – ha spiegato –, di dare il nostro contributo (per quanto e per ciò che ci compete), ma c’è una cosa che deve essere molto chiara: un cittadino di Reggio Calabria, o calabrese in genere, non ha nulla in meno di un cittadino di Milano! Ciò deve entrare nella testa di chi è nella stanza dei bottoni e decide le sorti di chi magari, per alcuni aspetti, è stato fortunato a nascere a Reggio, ma per altri, invece, lo è meno di uno di Milano».

«L’auspicio – ha concluso Brunetti – è quello che questo criterio di eguaglianza guidi anche quello che sarà il futuro di questa autonomia differenziata».

All’evento voluto dalla Garante regionale Stanganelli, svoltosi nella Scuola Allievi Carabinieri, presente anche il il consigliere metropolitano Giuseppe Giordano, che ha ribadito l’importanza di «rinnovare un impegno che parta dalla necessità di una prevenzione a più livelli ed in più settori».

«Certamente quello culturale e quello pedagogico-educativo (rispetto agli stili di vita ad esempio) – ha aggiunto – ma anche quello, meno scontato, della cura dell’ambiente che è spesso causa fondamentale di problematiche simili».

«Voglio ricordare, proprio oggi, la battaglia condotta anni fa per il registro tumori – ha ricordato – che nel 2017 ha finalmente ottenuto l’accreditamento presso l’ASP di Reggio; legge frutto di un lungo percorso attraverso cui abbiamo dato voce a tante realtà che sono state da sempre in trincea rispetto a questa tematica. Lilia Gaeta, con il sorriso sulle labbra e con la sua tenacia ci ha lasciato un grande patrimonio umano e professionale che ci consegna quindi una grande responsabilità». (rrc)

Autonomia differenziata, Anci Calabria: Rischio di una nazione a due velocità

Gianni Papasso, sindaco di Cassano allo Ionio e consigliere nazionale di Anci delegato a traghettare l’Associazione regionale dei comuni alle elezioni, ha evidenziato come «quelle preoccupazioni che avevamo, in qualità di sindaci di tante comunità calabresi del Sud Italia, sulle maggiori disparità che potrebbe creare la nuova normativa sull’autonomia differenziata, ora sono diventate una preoccupante certezza».

«Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri, infatti, lascia tanti dubbi e, soprattutto – ha spiegato – molte caselle in bianco: dalla definizione dei Lep – che dovrebbero essere finanziati dallo Stato – dai capitoli di spesa, ai diritti civili e sociali sull’intero territorio, alla sicurezza nazionale. Sono troppe le incertezze che, secondo l’iter previsto, dovrebbero essere risolte dalla concertazione tra Governo e poteri locali con scarsa interlocuzione con le istituzioni nazionali e con insidiosi trasferimenti di risorse».

«La questione è molto tecnica – ha proseguito Papasso – ma il fine è chiaro: le Regioni con maggiori entrate proprie, ossia quelle del Nord, avranno più risorse a disposizione e saranno, di riflesso, avvantaggiate. Quelle del Sud, invece, saranno molto più svantaggiate visti i gap già in essere. Non lo diciamo noi, lo dicono tanti tecnici, giuristi, esperti – ad esempio – di sanità che stanno ribadendo in queste ore che la riforma, così com’è, spacca l’Italia in due creando un Paese a diverse velocità. I problemi sono tanti: partendo dalla stessa definizione dei Lep, cioè i livelli essenziali delle prestazioni, da garantire a tutti i cittadini da Nord a Sud: la riforma viene varata ma non vengono stanziate le risorse adeguate».

«E – ha concluso il delegato Anci Calabria – se i numeri saranno confermati, per garantire i livelli minimi di assistenza su tutto il territorio nazionale, sarebbero necessari 60 miliardi di euro. Una cifra spropositata che, oggi, le casse dello Stato non possono permettersi. Ma se il testo venisse approvato per com’è scritto, ad essere danneggiate sarebbero quelle regioni del Sud già in difficoltà con la Calabria in testa. Avremmo, infatti, tante regioni a “statuto speciale”: una situazione che aumenterebbe le differenze nel Paese, per esempio, su Scuola e Sanità, materie su cui si rischiano gravi squilibri a causa della differenziazione degli stipendi tra chi lavora al Nord e chi al Sud».

Per Anci «il Ddl Calderoli, poi, allo stato attuale non chiarisce come si individuino i Lep, non dà al Parlamento la possibilità di intervenire realmente sul merito delle intese e lo spoglia completamente della sua funzione perché questi andrebbero fissati con un Dpcm, un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri. Un atto al limite dell’autoritarismo visti i settori che andrebbe a toccare».

«Non consentiremo – ha concluso Anci Calabria – lo smantellamento della sanità pubblica e della scuola pubblica statale. Non consentiremo, in nessuna forma, la spaccatura dell’Italia. Auspichiamo un intervento forte del Presidente Sergio Mattarella, garante dell’unità nazionale, e auspichiamo la convocazione di un tavolo di confronto nazionale gestito da Anci per discutere dei termini in cui si farà, ammesso che si faccia realmente, l’autonomia differenziata. Pensavamo che i disagi messi in mostra dal periodo Covid e dalla crisi dovuta alla guerra russo-ucraina avessero insegnato qualcosa ad una certa politica ma, evidentemente, non è così». (rcz)

PASSA IL DISEGNO DI LEGGE DI CALDEROLI
MA QUESTA ‘AUTONOMIA’ DIVIDERÀ L’ITALIA

Il disegno di legge sull’autonomia differenziata (vecchio pallino di Zaia, Fontana e Bonaccini, quest’ultimo oggi dissidente) firmato dal ministro leghista Roberto Calderoli ha avuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri. È un primo step su un provvedimento che già divide l’Italia a partire dai principi che lo ispirano. Il rischio maggiore riguarda la continuità del criterio della spesa storica, in attesa dei provvedimenti legislativi che dovrebbero equilibrare (e uniformare per tutti gli italiani, quelli del Nord, del centro e del Sud e delle Isole) i livelli essenziali di prestazione. Si registra già un coro di proteste e mugugni da ogni parte d’Italia, a partire dai 425 sindaci della rete Recovery Sud: ma il Governo evidentemente non s’accorge del sentiment del Paese e nessuno, evidentemente, si chiede il perché di questa protesta che non è di ieri, ma sta accompagnando l’orrendo (pur se modificato) progetto di Calderoli. Sarà anche questa un’altra porcata? Il dubbio,  che però non sfiora l’establishment governativo, ci sta tutto. (s)

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di PIETRO MASSIMO BUSETTA – Una lunga introduzione che fa il panegirico del valore di un Paese unito, di diritti di cittadinanza uguali per tutti, dell’esigenza che tutte le parti contribuiscano al progresso nella premessa del disegno di legge sull’autonomia.

Quegli stessi  argomenti che poi, con con notevole capacità di affabulazione, vengono riproposti da Calderoli nella conferenza stampa fatta con Raffaele Fitto e Maria Elisabetta Alberti Casellati, nella quale parla della locomotiva che tira e di un’altra dietro che deve spingere nella stessa direzione.

E proprio in tale dichiarazione di principio vi è la subdola strategia che propone da un lato l’individuazione dei LEP, livelli essenziali delle prestazioni, di livelli uniformi come sarebbe corretto non se ne parla, che dopo essere stati individuati ovviamente non potranno trovare attuazione, poiché le risorse questo Paese non le ha per realizzarli; dall’altro invece si evidenzia la statuizione del diritto a trattenere il residuo fiscale ed andare a diverse velocità senza tener conto di quello che è accaduto perlomeno dalla fine della seconda guerra mondiale in poi. Perché deve essere chiaro a tutti lo sviluppo del Nord non è merito dei soli veneti e lombardi ma è stato fatto con lo sforzo di tutti. Il miracolo economico si è compiuto con il sudore dell’exodus dei meridionali. Ed il mercato del Sud ha consentito una riserva indiana per le aziende del Nord, mentre il piano Marshall è stato usato prevalentemente per rimettere in moto la cosiddetta locomotiva.

Il testo dimostra tutta la volontà di superare il Parlamento nazionale con scadenze catenaccio che consentano alla Presidenza del Consiglio,  con accordi con le singole regioni, di andare avanti indipendentemente da qualunque discussione e decisione.

Traspare in modo evidente l’esigenza di portare lo  scalpo alle prossime elezioni lombarde per cercare di avere quel consenso in pericolo, in conseguenza della pessima gestione del Covid che ha portato anche alle dimissioni dell’assessore Giulio Gallera e alla nomina di Letizia Moratti.

E poi quella di congelare la spesa storica. Infatti in molte parti della normativa del disegno di legge proposto si fa riferimento al fatto che le competenze dello Stato vengono trasferite senza aumento di costi. Ad un occhio superficiale sembrerebbe questo un modo corretto di procedere e dà alla Lega la possibilità di dichiarare che nessuno perderà nulla.

Evidentemente dimenticando che ogni anno si consuma uno scippo di 60 miliardi dal Nord al Sud, se si accetta il principio che la distribuzione della spesa sia fatta con equità, dando al bambino che nasce a Reggio Calabria la stessa quantità di risorse del bambino che nasce a Reggio Emilia.

Ma oggi non è cosi e la autonomia differenziata fa sì che questo meccanismo, che finora è stato adottato e che ha portato ad un furto all’italiana, con l’applicazione sbandierata subdolamente della modifica del titolo V, l’errore che con la complicità del PD ha aperto una breccia per consentire tutto quello che sta accadendo, diventi legittimo. D’altra parte come si possono avere uguali diritti di cittadinanza se le risorse a disposizione non lo consentono? Altrimenti, se fosse stato possibile, probabilmente già sarebbero stati realizzati! Penso all’infrastrutturazione, alla diversa sanità, al diritto all’istruzione, settori che registrano differenze importanti.

Nascondersi dietro l’attuazione della Costituzione, quando è rimasta totalmente inattuata fin dal primo articolo che recita  “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” e quando oltre tre milioni di meridionali non ne hanno alcun diritto, e ha consentito che per cercare una occupazione 100.000 persone all’anno da decenni sono costrette ad emigrare, è da favola bella per spiriti candidi.

La dizione del costituzionalista Michele Ainis di una autonomia zoppa e barocca rende bene la mala fede che sta dietro al disegno. Perché non è incompetenza, tutto si può dire a Calderoli tranne che sia incompetente, ma perfetta mala fede. Così come con una malafede evidente sono stati condotti i colloqui con i Presidenti delle  Regioni meridionali, alcuni dei quali, come il siciliano Schifani,  hanno fatto finta di non capire per non andare in rotta di collisione con il partito di appartenenza, altri come Occhiuto hanno precisato i propri distinguo.

I due Presidenti di Campania e Puglia hanno dichiarato la loro contrarietà, anche se le dichiarazioni di Calderoli parlavano di adesione, immediatamente smentita. Non condivisione del  metodo scelto, dell’accelerazione sospetta, nonché del merito per cui viene definito il disegno  “irricevibile”.

D’altra parte la Lega secessionista ed eversiva  pensava, visto che il Mezzogirono spesso è stato un corpo morto che non ha dato nessun segnale di reazione, che poteva consentirsi qualunque cosa. In altri Paesi dell’Unione ci sarebbero cortei e barricate per un disegno di legge simile. In Francia probabilmente brucerebbero i palazzi del potere.

Calderoli è il nostro Putin, come il secondo ha occupato la Crimea, senza reazione alcuna, ed ha pensato di arrivare a Kiev, così il primo dopo aver visto come si era potuto gestire la conferenza delle Regioni ha pensato che potesse rendere legittimo lo scippo annuale e che si potesse passare dall’individuo soggetto di diritto al territorio.

Forse come Putin non si aspettava la reazione che sta montando, ma sappia che avrà altre e numerose sorprese e che il cammino dell’autonomia non sarà né veloce né semplice. Stupisce che  un uomo così accorto non abbia valutato le conseguenze nefaste sul Paese di un disegno di legge che Adriano Giannola, Presidente della Svimez, ha definito eversivo, e che molti costituzionalisti, in testa Massimo Villone, ritengono devastante per il Paese.

Invece di pensare a mettere a regime il Sud, una forza politica naif, che è riuscita a mettere le mani nei gangli vitali dello Stato, grazie al gioco di maggioranze, con la complicità colpevole del PD, oggi ufficialmente pentito, sta portando il Paese a spaccarsi. Cosa fare è difficile a dirsi se anche i Fitto e le Casellati tengono il sacco ad un Calderoli, “genio” del pastrocchio, meglio di un disegno “zoppo e barocco”!

L’aspetto positivo che sta avendo tale accelerazione è la spinta ad organizzarsi delle forze meridionaliste, che finalmente si sono rese conto che devono abbandonare presenzialismi e protagonismi per trovare un progetto condiviso per contrapporsi alla Lega ladrona. Se avverrà dovremo ringraziare l’insipienza di Calderoli. (pmb)

(Courtesy Il Quotidiano del Sud/L’Altravoce dell’Italia diretto da Roberto Napoletano)

Approvazione Dl autonomia, le reazioni

Il Nord esulta, il Sud trema. L’Autonomia non è più un’ombra ma una realtà concreta che rischia di «spaccare l’Italia».

Esulta il presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, che parla dell’avvio di «un percorso per superare i divari che oggi esistono tra i territori e garantire a tutti i cittadini, e in ogni parte d’Italia, gli stessi diritti e lo stesso livello di servizi». Esulta il ministro Roberto Calderoli che parla di «giorno storico» per l’approvazione della sua rforma «necessaria per rinnovare e modernizzare l’Italia, nel segno dell’efficienza, dello sviluppo e della responsabilità».

Intanto, da Catanzaro è partita una mozione contro l’autonomia differenziata, a firma di Giulia Procopi e Nunzio Belcaro e sottoscritta dai loro colleghi Vincenzo Capellupo, Daniela Palaia, Antonio Barberio, Gregorio Buccolieri, Igea Caviano e Danilo Sergi è stata presentata al presidente dell’Assemblea cittadina, Gianmichele Bosco.

Con la mozione il Consiglio Comunale chiede al sindaco Nicola Fiorita, attraverso l’approvazione della delibera, di trasmettere ufficialmente al Governo Nazionale e al Governo Regionale, la mozione stessa che afferma la netta contrarietà ad azioni politiche che mirino a costituire l’autonomia differenziata. L’Assise chiede, inoltre, al primo cittadino di continuare a farsi promotore in tutte le sedi opportune e di intraprendere ogni iniziativa utile a sostegno della posizione politica contraria al d.d.l. Calderoli. Il documento, infine, chiude deliberando il ritiro della bozza del Ddl Calderoli, il calcolo ed il finanziamento dei Lep, il superamento della Spesa Storica, la ridefinizione del fondo perequativo per i Comuni.

«La mozione è un atto politicamente doveroso – commentano i consiglieri – perché scongiurare la definitiva frantumazione del Paese è una battaglia che va combattuta a tutti i livelli istituzionali. Ma è anche un’occasione utile a far venire allo scoperto, una volta per tutte, chi ha davvero a cuore le sorti del Mezzogiorno e chi invece no». 

«È l’occasione per i colleghi del centrodestra di dire, in questo caso e senza infingiment – continuano – se stanno dalla parte della Calabria o dalla parte della Lombardia. Noi non intendiamo muovere guerra a nessuno. Vogliamo piuttosto che il Paese cresca nell’unità e nel giusto equilibrio tra le diverse aree che lo compongono. Non vediamo nemici nei nostri connazionali delle altre regioni, vediamo avversari da battere in coloro che non tengono in alcun conto l’unità, l’equilibrio e anche la giustizia».

Tornando alla mozione, i firmatari scrivono che il Consiglio Comunale «vede con grande preoccupazione la discussione avanzata sulla bozza di una legge di attuazione dell’autonomia differenziata regionale che porta la firma del senatore Calderoli. Riguardo al procedimento di approvazione delle intese regionali, la bozza non fa alcun cenno alla possibilità da parte del Parlamento di entrare nel merito, relegandolo al solo ruolo di ratifica, senza possibilità di emendamenti». 

«Il Parlamento di fatto – si legge – verrebbe imbavagliato e l’autonomia differenziata resterebbe quindi un affare privato tra regioni e governo. Dal punto di vista finanziario (art.3), resta il criterio della spesa storica, salvo alcune materie, per cui si fa riferimento alla definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), da attuare entro tempi stabiliti. In questo modo le regioni meridionali vedrebbero mantenuto e non corretto il loro divario dalle Regioni del Nord, che, come certifica il rapporto Svimez, continua ad aumentare».

La mozione presentata al presidente Bosco si dilunga in una rappresentazione assai dettagliata del quadro normativo. 

«Rilevato che l’applicazione dei fabbisogni standard all’ammontare della Spesa Storica dà origine alla Spesa Standard – si legge – confrontare la Spesa Storica con quella Standard, che riflette i fabbisogni, è importante al fine di capire la stortura ingenerata nella redistribuzione di risorse tra enti diversi per caratteristiche territoriali e socio-economiche. 

Se la Spesa Storica è superiore alla Spesa Standard, per lo Stato significa che la spesa sostenuta da un comune è maggiore di quanto stimato in base alle caratteristiche della popolazione. Se la Spesa Storica è inferiore alla Spesa Standard, ciò può significare o una maggiore efficienza gestionale o una mancanza di risorse necessarie a garantire un livello di servizi adeguato».

A tal proposito, i sottoscrittori della mozione rilevano che «nella stragrande maggioranza dei comuni, soprattutto al Sud, la Spesa Standard è superiore alla Spesa Storica. Ma questo avviene non per mancanza di capacità amministrative in quanto diversi sono i comuni che resistono, con mille difficoltà, allo spettro del dissesto o del pre-dissesto, bensì per assenza di risorse venute meno nel corso del tempo a causa della sperequazione di risorse avversa agli enti del Sud, per i motivi sopracitati». 

«Quando lo Stato decise, tramite i decreti Stammati, di standardizzare la spesa pubblica, i comuni del Nord partivano avvantaggiati in quanto la spesa dedicata a questi ultimi era stata maggiore, unitamente alle migliori condizioni socio-economiche». 

«Il questionario Sose è evidente – si legge ancora – come non determini in alcun modo una corretta individuazione delle esigenze dei comuni, arrivando al paradosso ormai noto degli “asili 0”, ovvero un comune che nel questionario evidenzia di non avere asili nido, per mancanza di risorse, riceverà zero Euro di finanziamenti per quel settore, come se non nascessero bambini». 

«Il paradigma di questo impianto – viene evidenziato – è chiaramente improntato sul fatto che laddove vi è un più alto Prodotto Interno Lordo, vi è più ricchezza e quindi maggiore prelievo fiscale locale, dunque vi sarà più spesa pubblica e trasferimenti statali. Un impianto chiaramente discriminatorio verso i territori che registrano storici ritardi strutturali ed economici come il Sud. Un impianto che, con il suo prolungamento sistemico, decreterebbe la fine dell’unità sostanziale della Repubblica».

«Alla luce di quanto descritto – si legge ancora nella mozione – il Paese ed il Sud versano in una condizione precaria che verrebbe ulteriormente aggravata se la proposta del Ministro Calderoli, il ddl sull’Autonomia Differenziata, diventasse legge. Il disegno di autonomia immaginato dalla Lega è una proposta del tutto iniqua e che lede ulteriormente il patto di solidarietà sancito dalla nostra Costituzione in tema di coesione territoriale, in quanto aumenterebbe le frammentazioni nel tessuto sociale le disuguaglianze tra cittadini e tra territori. Con l’attuazione, infatti, di tale provvedimento le regioni ricche del Nord potranno trattenere fino a nove decimi del proprio gettito fiscale per spenderlo nei propri territori, nel mentre ulteriori competenze in 23 materie importanti, finora esclusive dello Stato, saranno cedute alle Regioni stesse. Una tragedia nella quale le classi politiche e dirigenti verrebbero spinte ad arraffare qualcosa per il proprio elettorato e per gl’interessi di parte, distruggendo definitivamente il patto di unità nazionale. È impensabile che materie come l’istruzione, le quali rappresentano le fondamenta dell’unità del Paese, siano di competenza regionale». 

«Oggi, come nel periodo dei pre-accordi firmati dal Governo Gentiloni – si legge ancora – l’Autonomia Differenziata regionale viene rivendicata dalle regioni del Nord come se la situazione della Lombardia e del Paese fosse la stessa prima dell’avvento della crisi, senza pensare alle possibili conseguenze».

«Le richieste di ulteriori funzioni e competenze non risultano, di fatto, motivate da differenze regionali significative o specificità culturali, territoriali e linguistiche ma, com’è noto negli atti e nelle dichiarazioni ufficiali, da una presunta capacità del governo regionale di fare meglio e prima di quello nazionale, alimentando una conflittualità tra le Istituzioni del tutto infondata perché incapace di rispondere ai bisogni reali di tutti i cittadini e perché non affronta il tema dei divari, delle disuguaglianze e delle inique redistribuzioni di risorse tra regioni del Nord e regioni del Sud». 

«L’Agenzia per la coesione territoriale – viene ricordato – ha recentemente pubblicato un report nel quale viene esplicitato come nel 2023 continuino ad aumentare i divari tra nord e sud del Paese. Secondo l’Agenzia, infatti, la spesa pubblica pro-capite in Italia oscilla tra le 16mila e le 19mila euro tra Veneto, Lombardia e Piemonte, a fronte delle 13mila e 700 della Campania, le 14mila della Sicilia e le 15mila della Calabria. Cifre, queste, destinate a politiche sociali, istruzione, sanità, infrastrutture, amministrazioni, gestione dell’acqua, beni culturali e ambiente. Servizi essenziali che rendono ben chiara la drammaticità dello scenario attuale, rispetto al quale il Ddl Calderoli rappresenterebbe il colpo di grazia».

I consiglieri sottoscrittori chiudono la mozione riaffermando alcuni principi che definiscono fondamentali.

Gli articoli 116 e 117 della Costituzione, scrivono, devono essere interpretati sulla base dell’art.5 della stessa che, nel riaffermare l’unità indivisibile della Repubblica, pone le basi per un Regionalismo solidale e non competitivo. Inoltre, l’uso delle risorse del PNRR deve essere costantemente monitorato affinché siano prioritariamente indirizzate a risolvere il divario di infrastrutture sociali ed economiche tra Nord-Centro e Sud del paese. E ancora, i livelli di prestazione dei servizi devono essere uniformi e universali e non semplicemente essenziali per tutto il territorio della Repubblica e devono essere adeguatamente finanziati.

Il Parlamento, in quanto titolare del potere legislativo, deve essere pienamente investito della discussione sulle materie delegabili alle Regioni annullando l’iter pattizio Stato–Regioni. Si deve stabilire una clausola di supremazia della legge statale per la tutela dell’interesse nazionale.

La vicesindaca di Catanzaro, Giusi Iemma, ha ribadito la necessità di «alzare i decibel della discussione politica sul territorio per scongiurare il rischio che la Calabria, come le altre regioni del Sud, finisca per essere ulteriormente penalizzata rispetto a quanto già consumatosi negli ultimi decenni».

«In tal senso – ha proseguito –, il mancato coinvolgimento, in questa fase preliminare, della Conferenza delle Regioni ha costituito un ulteriore motivo di preoccupazione».

«Concedere maggiori autonomie su materie fondamentali come la scuola e la sanità – ha spiegato ancora – su cui si gioca la tutela dei diritti sociali, rappresenta un disegno molto pericoloso in assenza di un quadro normativo ben preciso che rappresenti una sorta di “clausola di salvaguardia” contro il rischio di gravi disuguaglianze e sperequazioni tra Nord e Sud Italia».

«La determinazione dei livelli dei servizi da garantire a tutti e la distribuzione equa delle competenze non possono essere definiti a colpi di Dpcm e, su questo argomento – ha detto ancora la vicesindaca – non possono nemmeno essere tollerabili delle forzature nei tempi e nei metodi per evidenti scadenze elettorali». 

«L’autonomia differenziata – ha evidenziato – rappresenta una rivoluzione che rischia di sconvolgere, a cascata, la vita e la sostenibilità anche dei Comuni e degli enti locali, che potrebbero trovarsi a fronteggiare ulteriori problemi finanziari in un quadro così incerto per le regioni del Mezzogiorno».

«Da dirigente politico e amministratore – ha concluso – non posso che condividere, dunque, la preoccupazione già espressa a più alti livelli istituzionali e sollecitare la necessità di mettere in campo tutte le adeguate iniziative a tutela dei cittadini calabresi, in vista dei prossimi passaggi verso l’attuazione della riforma». 

«Con l’approvazione in Consiglio dei Ministri del ddl sull’autonomia differenziata si corre il rischio di minare dalle fondamenta l’unità e la coesione nazionale», ha dichiarato Pierpaolo Bombardieri, segretario nazionale di Uil all’Adnkronos.

«Il Governo – ha ribadito –non spacchi in due il Paese. Prima di parlare di autonomia differenziata bisogna garantire su tutto il territorio nazionale gli stessi diritti e le stesse condizioni di vita».

«È essenziale – ha ribadito –assicurare il passaggio dalla spesa storica ai costi standard e prevedere un sistema di perequazione tra territori, basato sulla capacità fiscale per  abitante. Peraltro, ci vogliono tante risorse, proprio ciò che il  Governo non prevede, ma le riforme a costo zero o sono zoppe o  penalizzano qualcuno: in questo caso, il Mezzogiorno d’Italia».

Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha detto a margine del congresso della Cgil Roma e Lamezio, che il ddl Calderoli «è sbagliato e va contro il Paese».

Un Paese che per Landini «è già diviso, ha già troppe disuguaglianze. Non è quello di cui ha bisogno».

Luigi Sbarra, segretario nazionale di Cisl, ha detto: «attendiamo di conoscere i contenuti definitivi del disegno di legge sull’autonomia differenziata per effettuare una valutazione compiuta. La Cisl non ha posizioni pregiudiziali: una riforma solidale, ben concertata, può aiutare ad elevare efficienza ed efficacia dei servizi, responsabilizzando gli amministratori locali e semplificando tante procedure. Dovrà però rafforzare e non indebolire l’unità e la coesione nazionale».

«Bisognerà partire – ha evidenziato – dalla definizione condivisa dei livelli essenziali delle prestazioni e dei relativi fabbisogni e costi standard, connessi a diritti di cittadinanza che lo Stato deve garantire in modo uniforme sull’ intero territorio nazionale. Altrettanto importante è assicurare adeguate forme di perequazione per i territori con minore capacità fiscale, a partire dal Mezzogiorno e dalle aree interne del Paese».

«Riteniamo, poi – ha proseguito – che una riforma di tale importanza debba essere progettata ed attuata con il pieno coinvolgimento del Parlamento, del sistema della Autonomie locali e delle Parti Sociali».

«Chiediamo al Governo – ha concluso – di aprire un confronto che assicuri la più ampia partecipazione ai processi decisionali».

Sull’autonomia è intervenuto, anche, il ministro della Salute, Orazio Schillaci: «Io credo che per la salute – riporta l’Ansa – sia necessario che le Regioni siano in qualche modo guidate dal Ministero della Salute», ha detto a margine del convegno promosso dalla associazione di oncologia medica Aiom.

«Credo che il Ministero – ha continuato – debba avere comunque non solo un potere di indirizzo e distribuzione dei fondi ma deve anche sostenere un meccanismo virtuoso insieme alle Regioni per capire chi lavora meglio e aiutare chi è in difficolta o non riesce a lavorare così bene».

«Già dal 2001 – ha proseguito il ministro – gran parte della sanità è affidata alle Regioni. Delle differenze ci sono già adesso e bisogna analizzare bene tutto il sistema sanitario nazionale, però già attualmente c’è una grossa autonomia se si considera che l’80% delle spese dei bilanci di una Regione sta proprio sulla sanità. Da ciò si capisce quanto sia importante il peso delle Regioni, ma io credo che il ministero debba comunque avere un ruolo di indirizzo». 

«Il ministero – ha aggiunto Schillaci – deve dunque lavorare con le Regioni perché i gap che ci sono tra regione e regione addirittura sull’attesa di vita sono completamente inaccettabili in una nazione moderna come la nostra. Per la salute è necessario cioè che le Regioni siano in qualche modo guidate dal Ministero».

La consigliera regionale Amalia Bruni ha definito l’approvazione del disegno di legge sull’autonomia differenziata «un pugno in pieno volto» per il Mezzogiorno.

«Lo abbiamo detto subito e – ha proseguito – nonostante i timidi tentativi di correggere in corso d’opera una proposta nata male e continuata peggio, si è licenziato un testo inaccettabile, non solo per il Mezzogiorno, ma per tre quarti del Paese». «Assistiamo a una eccessiva frammentazione delle competenze quando, invece – ha continuato – dovremmo essere pronti ad agire a livello globale. Da oggi possiamo dire che l’Italia è divisa in due tronconi, quello ricco delle regioni del Nord che riceveranno i maggiori benefici e quello del Sud che soffrirà ancora di più del gap destinato ad aumentare col resto del Paese, con la Calabria che rischia di sganciarsi definitivamente dal vagone Paese, restando ultima tra gli ultimi. Non possiamo consentire a nessuno che la sanità pubblica venga smantellata, così come la scuola statale».

«Ora la discussione si sposterà nella Conferenza Stato/Regioni – ha spiegato – che per correttezza avrebbe dovuto essere interpellata prima di approvare il disegno di legge ma hanno voluto fare in fretta perché la settimana prossima si vota in Lombardia. Hanno voluto piegare, in questo modo, a interessi elettorali, una discussione straordinariamente importante per tutto il nostro Paese». 

«Noi – ha conclusoBruni – non possiamo arrenderci a questo scempio costituzionale, chiedo al presidente Occhiuto la convocazione immediata di un Consiglio regionale con unico punto all’ordine del giorno, la discussione su questa legge, tutti i gruppi e i consiglieri devono avere la possibilità di esprimersi mettendo a verbale ogni posizione su una questione che stravolgerà il futuro, purtroppo in peggio, delle future generazioni. E noi non possiamo restare a guardare senza fare niente».

Il deputato della Lega, Domenico Furgiuele, ha dichiarato all’Adnkronos che «con l’autonomia  differenziata approvata in Consiglio dei ministri si offre un’occasione storica di sviluppo per il Sud».

«I Lep, livelli essenziali delle prestazioni, saranno una garanzia dei servizi per i cittadini – ha continuato -, con l’individuazione di costi e fabbisogni standard si supererà finalmente la spesa storica e le risorse rimarranno invariate senza rischi di sperequazioni. Tutto quello che è in discontinuità con il sistema che ha portato la sanità al collasso nella nostra regione non può che essere un sistema migliore».

«Non bisogna avere paura di cambiare: autonomia è taglio di sprechi, responsabilità e meritocrazia. Sono certo che la nostra amata Calabria ne trarrà un enorme beneficio. Chi critica questa riforma non ha letto con attenzione il testo». (rrm)

Via libera dal Consiglio dei ministri all’autonomia, i sindaci del Recovery: «Oggi è morta l’Italia»

«Oggi è morta l’Italia». È così che l’Associazione dei Sindaci del Sud Italia – Recovery Sud ha commentato l’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, del ddl Calderoli sull’autonomia differenziata.

«Con l’approvazione della bozza Calderoli nel Consiglio dei Ministri si è avviato il processo di decomposizione dell’Unità d’Italia – si legge nella nota del Movimento istituzionale per colmare il divario Nord-Sud a cui hanno aderito 425 sindaci del Sud –. Potremmo elencare centinaia di settori in cui si registra un grave e crescente divario fra Nord e Sud del Paese (sotto una tabella a cura di Nunzio Mastrorocco su fonti Istat). Ma invece di affrontare queste criticità, il nostro esecutivo ha scelto di aggravarle con un progetto che non potrà che acuirle, come dicono tantissimi osservatori neutriali, dalla Fondazione Gimbe a Confindustria, dai sindacati ai vescovi».

«I Sindaci del Sud – viene evidenziato – invitano tutti i colleghi e i cittadini a esprimere in tutti i modi possibili la propria contrarietà. Abbiamo scritto stamattina al Ministro del Sud Raffaele Fitto, per chiedergli di incontrare una nostra delegazione, sia per spiegare le nostre difficoltà nell’attuazione del Pnrr, per il quale i nostri uffici stanno profondendo ogni sforzo ma in una situazione di carenza cronica di personale, con scarsissime risorse per l’affidamento di incarichi esterni e senza prospettive certe per quanto riguarda la gestione futura delle opere da realizzare, sia per manifestare le nostre preoccupazioni riguardo alla bozza Calderoli».

«Restiamo in attesa di un incontro urgente – hanno concluso – perché siano finalmente ascoltate le ragioni delle nostre comunità e siamo pronti a mobilitarci per difendere il diritto dei nostri cittadini a godere degli stessi diritti civili e sociali di tutti gli altri cittadini d’Italia». (rrm)