Pd Calabria: Inaccettabili le parole di Calderoli sul Meridione

Il gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale ha definito «inaccettabili» le parole che il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, ha detto al termine della prima fase di audizioni svolte in Commissione Affari Costituzionali alla Camera.

Il ministro, infatti, «invece di illustrare nel dettaglio le modalità con le quali saranno finanziati i Lep, unico modo per evitare una spaccatura del Paese, il ministro, evidentemente nervoso, si è lasciato andare ad improperi contro i napoletani e i meridionali in generale», hanno spiegato i dem, denunciando come Calderoli si sia scagliato «contro gli stessi soggetti chiamati a svolgere le audizioni, bollati come ‘professoroni che prima di lanciarsi in giudizi avventati dovrebbero mettersi alla prova con elezioni evitando giudizi di analfabetismo costituzionale verso parlamentari eletti, senza avere amministrato mai un condominio’».

«Abbastanza – hanno proseguito i consiglieri dem – per capire quanto sia nervoso e preoccupato Calderoli che si trova a dover difendere un provvedimento sbagliato, iniquo e con profili di dubbia costituzionalità. E, invece di entrare nel merito del provvedimento e delle eventuali osservazioni critiche, il ministro non trova di meglio da fare che nascondersi dietro l’arroganza e le offese, facendo venire fuori l’antimeridionalismo che caratterizza l’azione del governo Meloni, fin dal momento del suo insediamento».

«Come Pd – hanno detto ancora i consiglieri dem – proseguiremo la nostra azione di opposizione per bloccare una riforma sbagliata che vuole cancellare il futuro delle Regioni meridionali e sulla quale chiamiamo nuovamente il governatore Occhiuto al confronto in Consiglio, dopo le sue ultime dichiarazioni pubbliche con le quali ha annunciato che chiederà al suo partito di non votare la riforma senza le risorse per i Lep».

«Pare evidente che le risorse non ci siano e, per questo come gruppo del Pd – hanno ribadito – sottoporremo all’attenzione dei gruppi presenti in Consiglio regionale il testo di una mozione, aperta al contributo di ciascuno, per bloccare una riforma distruttiva per la Calabria e l’intero Mezzogiorno».

«Solo così il centrodestra potrà davvero dimostrare di essere una classe dirigente capace – hanno concluso – competente e autorevole, come ripete spesso il presidente Occhiuto, mettendo fine ad una ambiguità che oggi davvero non ha più senso di esistere e inizia a indispettire, e non poco, l’intelligenza dei tantissimi calabresi orgogliosi della loro identità e storia». (rcz)

Ferrara (Unindustria) e Occhiuto a confronto su Autonomia, infrastrutture e Zes Unica

Zes Unica del Mezzogiorno, autonomia differenziata e infrastrutture sono stati i temi di cui hanno discusso il presidente di Unindustria CalabriaAldo Ferrara, e il presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

L’incontro, tenutosi nei giorni scorsi, ha preso le mosse dai temi affrontati durante una riunione del Comitato di Presidenza di Unindustria Calabria. Temi che, sebbene sottratti alla competenza diretta della Regione, avranno riflessi diretti sul contesto socio-economico calabrese: ecco perché Ferrara ha inteso condividere con il presidente Occhiuto il punto di vista e le preoccupazioni degli industriali calabresi.

Al centro del confronto, innanzitutto, le potenziali criticità legate alla Zes Unica per il Mezzogiorno. A tal riguardo Ferrara ha esposto al presidente Occhiuto le preoccupazioni degli industriali calabresi circa l’esiguità delle risorse messe a disposizione delle imprese alla luce del nuovo e più ampio perimetro, il mancato coinvolgimento dei principali stakeholder nella Cabina di regia, l’introduzione del limite di 200mila euro posto all’ammontare minimo degli investimenti che escluderebbe le piccole imprese dagli incentivi. Circostanze che si aggiungono all’esigenza di chiarezza circa le modalità di conciliazione tra la nuova Zes e gli strumenti urbanistici dei Comuni, anche alla luce degli allarmi lanciati da amministratori locali, e alla necessità di mantenere saldi la semplificazione procedurale, la celerità nel rilascio delle autorizzazioni agli investimenti e il collegamento tra l’Unità di missione  Zes e gli stakeholder del territorio per evitare che ci sia uno scollamento tra le scelte operative e i territori che dovranno accoglierle. 

Nel fare il punto sui temi infrastrutturali (porto di Gioia Tauro, Strada Statale 106 jonica, Alta Velocità , Ponte sullo Stretto), Ferrara non ha mancato di manifestare l’apprezzamento di Unindustria Calabria riguardo la decisione della Giunta regionale di licenziare il disegno di legge regionale sull’istituzione dell’Agenzia regionale di sviluppo delle aree industriali e per l’attrazione di investimenti produttivi. 

Ciò proprio alla luce della competizione tra territori che la Zes Unica stimolerà. Sul tema Ferrara ha espresso l’auspicio che l’Agenzia diventi presto realtà, con adeguata dotazione di risorse finanziarie e competenze, così da avviare con celerità gli importanti e non più differibili interventi di riqualificazione che gli industriali chiedono da tempo. 

La riunione è servita, poi, per affrontare le questioni legate al ddl sull’autonomia differenziata, su cui gli industriali Calabresi nutrono diversi dubbi e perplessità. Al riguardo, solo per citare alcuni aspetti, la posizione esposta dal presidente di Unindustria è quella sescondo cui non si  possa prescindere dalla definizione, quantificazione e soprattutto finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni, che dovranno essere garantiti uniformemente su tutto il territorio italiano sulla base dei fabbisogni standard. Ciò al fine di scongiurare disparità di trattamento tra territori.

Inoltre, secondo Unindustria Calabria, alcune materie dovrebbero essere attratte alla competenza esclusiva dello Stato: Infrastrutture, Energia, Mobilità, Ambiente, Scuola e Commercio con l’estero, per esempio, devono essere affrontati in un’ottica di sistema-Paese che non lasci nessuno indietro o più esposto alle difficoltà, al pari di materie che richiedono una regolazione unitaria come i procedimenti amministrativi.

Senza queste condizioni di partenza il rischio avvertito dagli imprenditori è la frammentazione del Paese, un aumento dei divari, lo svuotamento di capitale umano nelle regioni del Mezzogiorno con potenziali effetti disfunzionali e condizioni critiche rispetto all’esigenze dell’economia e del mondo produttivo. 

Al termine dell’incontro, il presidente Ferrara, dopo aver ringraziato il governatore Occhiuto per l’occasione di confronto, ha ribadito l’impegno di Unindustria Calabria nel perseguire nel solco sin qui percorso di una proficua sinergia istituzionale. (rcz)

Bevacqua e Iacucci (PD): Bisogna attivarsi per fermare l’autonomia

I consiglieri regionali del Pd, Mimmo Bevacqua e Franco Iacucci, hanno condiviso «le parole del vescovo di Cassano allo Jonio Monsignor Francesco Savino, che sottolinea, ancora una volta, la posizione critica della Chiesa nei confronti dell’autonomia differenziata e invita i calabresi, ma anche tutti i cittadini meridionali, ad abbandonare il fatalismo e la rassegnazione e ad attivarsi per bloccare la riforma ed essere artefici del proprio destino».

Dopo le ultime dichiarazioni  del Vescovo Savino  che seguono alle analoghe prese di posizione assunte dall’arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano Giovanni Checchinato, ma anche dalla Conferenza episcopale calabrese e dal cardinale Zuppi, presidente della Cei.

«Riteniamo che sia  necessario dare vita a una mobilitazione che coinvolga tutte le forze della società che hanno a cuore gli interessi della Calabria e del Sud e non vogliono inginocchiarsi davanti allo strapotere della Lega – hanno proseguito –. Il partito di Salvini, che sventola il vessillo del Ponte sullo Stretto come specchietto per le allodole, ha confezionato una riforma che divide in due il Paese, mette a rischio i diritti fondamentali dei cittadini meridionali e spazzerà via ogni speranza di futuro per la nostra terra».

«Proprio per questo – hanno detto ancora i due consiglieri regionali dem – chiederemo nei prossimi giorni di potere incontrare monsignor Savino e i rappresentanti della Conferenza episcopale calabrese per avviare un confronto comune per il bene della nostra terra. Nel frattempo il Pd come già fatto  al Senato continuerà a dare  battaglia alla Camera, dove in settimana riprenderà l’esame della riforma Calderoli».

«Il partito si adopererà, a tutti i livelli, per bloccare una legge che non ha alcun senso se non quello di pagare un tagliando elettorale a Salvini – hanno concluso – e esaudire i desideri dei governatori delle ricche Regioni del Nord che vedono il Meridione come una zavorra. In Calabria lo faremo domani con una assemblea regionale aperta, convocata appositamente dal segretario Irto, con il capogruppo al Senato Francesco Boccia. La battaglia su questo tema non può e non deve conoscere sosta». (rrc)

L’OPINIONE / Franca Sposato: Le conseguenze dell’autonomia su trasporti e infrastrutture

di FRANCA SPOSATOCon l’approvazione in Senato del Ddl Calderoli, avvenuta lo scorso 23 gennaio, l’iter di attuazione del progetto, a trazione leghista, dell’autonomia differenziata, è arrivato ad un giro di boa. Il disegno di Legge Calderoli che ha come obiettivo quello di attribuire alle regioni a statuto ordinario una maggiore autonomia legislativa in ben venti materie oggi di competenza legislativa concorrente (cioè di competenza dello Stato centrale e delle regioni), incassando il si di 110 senatori favorevoli, subisce nel suo iter verso la definitiva approvazione una forte accelerazione, che solleva da più parti forti perplessità e preoccupazioni.

Il disegno di autonomia differenziata, per come è stato congegnato, propone una significativa redistribuzione dei poteri e delle risorse in diversi settori, alcuni dei quali di importanza strategica per lo sviluppo dei territori. Le regioni potranno dunque negoziare con lo Stato l’attribuzione di nuovi poteri e prerogative e parallelamente alle competenze potranno anche trattenere il gettito fiscale, che non verrebbe più ridistribuito a livello nazionale in base alle necessità collettive, ma a livello regionale. Ciò che si cela dietro questo progetto che è stato dal centro destra salutato come una grande vittoria, in realtà è l’elevato rischio che aumenti l’iniquità esistente fra i territori e si inneschi, in questo modo, un sistema che anziché farle diminuire, aumenterebbe le diseguaglianze fra regioni del nord e regioni del Sud.

E il rischio è insito nella formulazione stessa del disegno di legge che subordina l’attuazione dell’autonomia differenziata alla preventiva definizione e cristallizzazione dei c.d. Lep, ovvero livelli essenziali di prestazione previsti dalla Costituzione e riguardanti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti a tutti i cittadini, in maniera equa su tutto il territorio. Ma i Lep non possono essere assicurati da un giorno all’altro, perché per assicurarli occorre eliminare i divari oggi esistenti nei servizi offerti ai cittadini da nord a sud, e per eliminare tali disparità sono necessarie le risorse.

Ma senza risorse e dunque senza la certezza di una convergenza dei livelli dei servizi, maggiori poteri alle autonomie locali, rischia di tradursi nel pericolo incombente di aumentare le disparità sociali e territoriali, favorendo le regioni del nord, più ricche e in grado di garantire uniformità di servizi, a discapito delle regioni del sud, più povere e con servizi garantiti a macchia di leopardo. La mancanza di un quadro uniforme che stabilisca a priori quali debbono essere le prestazioni essenziali, rischia di portare ad un indebolimento della coesione e dell’unità. Con una raffigurazione del paese che vedrà ampliare le sue diseguaglianze, con regioni che potranno beneficiare di servizi uniformi e di alta qualità, e regioni costrette a subire una drastica riduzione di servizi anche in quei contesti dove garantirli al minimo è già una fortuna.  Il progetto di decentramento e devoluzione di potere decisorio desta molte perplessità per le conseguenze che potrebbero derivarne, se prima non ci si preoccupa di livellare le prestazioni e i servizi.

Partendo da una situazione di sperequazione è inevitabile che chi ha di più continuerà ad avere di più e chi ha di meno continuerà ad avere di meno. Decentrare materie importanti come le grandi infrastrutture, i porti ed il sistema dei trasporti, ad esempio dimostra che l’intento del governo è quello di scardinare l’unità nazionale, valorizzando le diseguaglianze a beneficio dei territori più ricchi e già ben dotati di infrastrutture e reti di servizi eccellenti. Pensare ad una programmazione infrastrutturale e gestione delle reti di trasporto a livello regionale e non più nazionale, con connesso passaggio delle infrastrutture logistiche ma anche delle risorse e del personale,  significa aumentare il rischio della frammentazione. Significa rischiare di favorire uno spezzettamento dei trasporti tra le regioni, significa creare un vulnus negli investimenti, molti dei quali basati su fondi di investimenti nazionali che dovranno necessariamente essere ridistribuiti.

E il rischio è che le regioni del sud, e la Calabria in particolare continui ad essere scippata di infrastrutture essenziali per garantire il diritto alla mobilità dei suoi cittadini, come l’Alta Velocità che rischia di non arrivare neanche a Praia, il che vuol dire escludere completamente la nostra regione. Questo quello che viene fuori dalla relazione conclusiva del dibattito pubblico sul lotto della nuova Alta Velocità Romagnano – Praia che alla domanda su quando entrerà in funzione il lotto fino a Praia, riceve dai tecnici Rfi come risposta «ad oggi non lo sappiamo. I fondi per arrivare fino a Praia non ci sono».

Al danno la beffa verrebbe da dire. Della serie illusi e disillusi. E così si continua a prendere in giro i Calabresi, e tutti i cittadini del sud costretti a subire le conseguenze di una distribuzione delle risorse che purtroppo guarda al nord, e non al Sud. E poi parlano di perequazione dei servizi. Per arrivare a questa perequazione ce ne vuole ancora, e i Calabresi lo sanno e lo vivono tutti i giorni sulla loro pelle. Dovrebbero saperlo anche i parlamentari calabresi di centro destra che, in nome di un servilismo partitico hanno voltato le spalle alla loro terra e votato a favore di una legge che condanna il mezzogiorno a vivere condizioni di marginalità che ci sembra votata a rimanere eterna, a discapito delle future generazioni che si sentiranno così sempre più legittimati ad abbandonare la loro terra. (fs)

[Franca Sposato è esponsabile Trasporti in Segreteria Partito Democratico]

 

L’OPINIONE / Rubens Curia: Col voto sull’autonomia si è compiuto un gravissimo errore

di RUBENS CURIA – Martedì è stato un triste giorno per la Repubblica Italiana perché con il voto sull’autonomia differenziata del Senato si e’ compiuto un gravissimo errore.

Qualora l’Autonomia Differenziata fosse approvata definitivamente, si romperebbe quel sentimento di comunità e di unità nazionale nati con il nostro Risorgimento, accentuando, ulteriormente, l’egoismo territoriale tra Regioni ricche e Regioni povere.  Nel Settore della sanità l’Autonomia differenziata sarebbe devastante perché non avremmo più un Servizio Sanitario Nazionale, ma 21 Servizi Sanitari Regionali con le Regioni ricche a cui sarebbe consentita l’autonomia riguardo alle politiche di gestione del personale, delle attività libero professionali, del sistema tariffario, dell’accesso alle scuole di specializzazione e molto altro.
Purtroppo ci si è dimenticati del ruolo fondamentale che una governance unitaria del Servizio Sanitario Nazionale ha avuto durante la pandemia da Covid 19.
Attenti perché non è una questione di finanziamenti dei Lep, ma il vero obiettivo è l’attuazione di quegli “Accordi Preliminari” firmati il 28 febbraio 2018 dalle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, questa è la vera posta in gioco.
Dobbiamo prepararci alla battaglia referendaria per garantire ai calabresi l’attuazione dell’articolo 32 della nostra Costituzione che ancora nella nostra Regione non è stato completamente attuato. (rc)
[Rubens Curia è portavoce di Comunità Competente]

Saccomanno (Lega): Parole di Falcomatà scriteriate e prive di senso

Il commissario regionale della Lega, Giacomo Saccomanno, ha evidenziato come la frase del sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, secondo cui «l’autonomia è un nuovo fascismo», è «scriteriata e di nessun senso».

«Con l’autonomia differenziata, che potrebbe risolvere i problemi del Sud – ha evidenziato –, però si ha necessità di amministratori capaci e non di sistemi clientelari. Dinnanzi a questa rivoluzione sistematica della politica, come possono muoversi quegli amministratori che, invece di operare oggettivamente, per una gestione brillante e virtuoso, si affidano a operazioni di bassa clientela? Ponendosi contro un cambiamento epocale che dovrà indirizzare verso competenza e capacità amministrativa».

«Perché diciamo questo? È di pochi giorni fa la notizia che il sindaco della città di Reggio Calabria e della Città Metropolitana – ha detto Saccomanno – sembra essere coinvolto in uno sperpero di denaro pubblico. Secondo quanto riportato, il Sindaco ha previsto una corte di 31 persone nel suo staff, con una spesa annua di € 831.131,27. Questo è un dato preoccupante considerando che Reggio Calabria è una delle città più povere d’Italia e si trova agli ultimi posti in termini di qualità della vita. Senza aggiungere che una spesa e un numero pari quasi al doppio di quello regionale! E, ancora, anche la procedura adottata per l’assunzione di questo persone sembra essere illegittima, in quanto non si fa menzione del fatto che il personale avrebbe dovuto essere costituito da dipendenti interni, come previsto dall’articolo 90 del Tuel. Inoltre, non sembra esserci stata alcuna manifestazione d’interesse per queste posizioni».

«Questo ha portato ad un aumento delle spese a carico dei cittadini di Reggio Calabria. È interessante notare – ha proseguito – che il nuovo organigramma della Città Metropolitana prevede una forte riduzione delle posizioni organizzative, ma i fondi destinati al personale vengono utilizzati per assumere 21 persone precarie nello staff del Sindaco. Questo solleva ulteriori dubbi sulla gestione delle risorse pubbliche da parte del Sindaco Falcomatà. È preoccupante constatare che, nonostante la difficile situazione in cui si trova la città, il Sindaco sembra concentrarsi principalmente sulle nomine dei suoi collaboratori, anziché affrontare i problemi reali che affliggono Reggio Calabria. La città ha bisogno diurgenti interventi per risolvere questioni come la gestione dei rifiuti, i servizi pubblici, i trasporti e la viabilità».

«Inoltre, è stato evidenziato che alcune delle nomine fatte dal sindaco – ha aggiunto – sembrano essere influenzate da questioni di parentela. Questo solleva interrogativi sulla scelta dei collaboratori in base alle loro competenze anziché alle loro relazioni personali. In conclusione, sembra che il sindaco Falcomatà stia facendo un uso inappropriato delle risorse pubbliche, con uno sperpero di denaro che non è giustificato dalla situazione economica della città».

«È fondamentale, pertanto, che vengano adottate misure adeguate – ha concluso – per garantire una gestione più responsabile e trasparente delle risorse pubbliche, al fine di garantire il benessere dei cittadini di Reggio Calabria, lasciando da parte proclami e tentativi di deviare la giusta informazione». (rrc)

Tavernise (M5S): Ai senatori calabresi del cdx chiedo di difendere Calabria dall’autonomia

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise, si è appellato ai senatori calabresi del centrodestra, Tilde Minasi, Mario Occhiuto, Fausto Orsomarso ed Ernesto Rapani, affinché abbiano «uno scatto d’orgoglio, una presa di coscienza forte a difesa della loro terra, di assolvere ad un “dovere morale” cui non possono sottrarsi nei confronti dei cittadini del territorio che loro rappresentano in Senato, rispetto a questa proposta che reputo una delle più divisive per il nostro Paese. Divisiva e pericolosa».

«In gioco vi è primariamente la tutela dell’equità dei diritti dei cittadini di questa nazione – ha spiegato – che già oggi arranca e che domani potrebbe mostrarsi ancora più sbilanciata a favore dei residenti nelle Regioni ricche e sviluppate, ponendo fine definitivamente ai dettami della nostra Costituzione. Dovesse malauguratamente passare questa autonomia differenziata, dove neanche i Lep sono più definiti, si prospettano sempre più disuguaglianze e sempre meno efficienza nelle cure, sempre più ingiustizia sociale e sempre meno diritto alla Salute per i cittadini. Se è inaccettabile, già oggi, l’esistenza di una sanità di Serie A e una di Serie B, come si può tacere di fronte a un provvedimento che pone le basi per permettere la creazione di una sanità di Serie C con riferimento alla provenienza del paziente?».

«Come possiamo cancellare con un colpo di spugna – ha proseguito – la questione meridionale abbracciando l’ideologia leghista dal netto sapore secessionista e abbandonare al proprio destino i cittadini dei territori più svantaggiati? Al centro dei miei pensieri non c’è solo la Sanità, che anche viene attenzionata dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto, quale metro per valutare la possibilità di siglare un’intesa su questo provvedimento. Nei miei pensieri c’è anche la questione relativa alla pubblica istruzione, già duramente colpita dal dimensionamento scolastico, che potrebbe subire altri stravolgimenti, come la questione relativa ai trasporti che ancora vede un Nord con l’alta velocità e un Sud che arranca nella grande lentezza, la cui unica chimera sembra essere rappresentata dall’irrealizzabile Ponte sullo Stretto».

«Non credo che un regionalismo spinto possa risolvere i problemi delle regioni più svantaggiate – ha concluso – né questa politica “nordista” possa fare del bene alla Nazione.  Ed è per questo che mi appello alla coscienza dei senatori del centro destra e alla loro appartenenza territoriale: non svendete la vostra terra e il futuro dei vostri figli al progetto leghista, non votate per la rovina definitiva. Lottate insieme a noi per una Calabria più giusta». (rrc)

Il ministro Calderoli: Fondamentale operazione-verità su autonomia

Il ministro degli Affari Regionali, Roberto Calderoli, ha reso noto che si è riunita, nuovamente, la cabina di regia per l’individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni. «Un appuntamento necessario sia per approfondire quanto è già stato fatto, sia per definire al meglio l’attività che resta da svolgere», ha spiegato, ricordando come «dopo aver effettuato una ricognizione delle norme statali e una definizione qualitativa dei Lep, grazie al grande lavoro del Clep e del professor Cassese che ne ha individuati 237, occorre ora determinare il tutto dal punto di vista quantitativo e finanziario».

«Non solo specificare la spesa sostenuta in ciascuna Regione per l’insieme delle materie – ha proseguito – per ciascuna materia e per ciascuna funzione esercitata dallo Stato; ma anche precisare i Lep e i relativi costi e fabbisogni standard, sulla base delle ipotesi tecniche formulate dalla Commissione tecnica per i fabbisogni standard ed elaborate con l’ausilio della società Sose Spa, in collaborazione con l’Istat e con la struttura tecnica di supporto alla Conferenza delle regioni e delle province autonome. La collaborazione tra le diverse Amministrazioni pubbliche sarà decisiva in questa fase, che ci vedrà impegnati nelle prossime settimane».
«Una complessiva determinazione dei Lep – ha evidenziato – è necessaria non solo per l’autonomia ma anche per l’attuazione del Pnrr, in considerazione delle scadenze per l’attuazione del federalismo fiscale, e non procedere sarebbe un rischio. Inoltre ritengo fondamentale questa mappatura perché ci darà finalmente una visione chiara di ciò che dev’essere garantito ai cittadini e di cosa fa l’amministrazione pubblica per assicurare il rispetto di questi diritti».
«Come dico sempre, si tratta di una vera e propria operazione-verità – ha concluso –. Son convinto che farà il bene del Paese, assicurando i servizi pubblici ai cittadini e riducendo i divari nel segno di trasparenza, responsabilità e buona amministrazione. L’impegno mio e del Governo va esattamente in questa direzione». (rrm)

Occhiuto (FI): Bene riforma, fondamentale garantire i Lep per autonomia

Il senatore di Fi, Mario Occhiuto, ha ricordato come «Forza Italia ha un patrimonio di valori, ispirato ai principi liberali, che esalta il principio della sussidiarietà. Più vicino al problema è chi governa, infatti, più facile ed efficiente può essere la soluzione a vantaggio dei cittadini. Non possiamo perciò che condividere il progetto di autonomia differenziata che favorisce la flessibilità delle politiche regionali».

«Ciò non toglie, per una più compiuta valorizzazione dell’individuo – ha aggiunto – che i diritti sociali e civili debbano essere garantiti su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento alla sanità, all’istruzione, alla casa e al lavoro, per consentire alle persone di partecipare pienamente alla vita sociale».

«Il percorso per il riconoscimento concreto dei servizi essenziali che spettano ai cittadini – ha  proseguito – è dunque centrale e deve proseguire di pari passo con l’attuazione della riforma. E’ in questo senso che abbiamo lavorato in Commissione, ottenendo che le intese per l’autonomia non pregiudichino l’entità e la proporzionalità delle risorse da destinare alle regioni che non ne fanno richiesta, anche in relazione a eventuali maggiori risorse destinate all’attuazione dei Lep».

«E, sempre grazie a noi – ha concluso – è stato introdotto l’elenco delle materie per cui devono essere garantiti Lep ed è stata prevista una clausola di salvaguardia dell’unità nazionale. Vigileremo affinché i Lep vengano effettivamente garantiti, così come stabilito dalla Costituzione, non solo attraverso la loro definizione ma anche con il loro finanziamento». (rp)

L’OPINIONE / Filippo Veltri: Autonomia, manca la vera ribellione

di FILIPPO VELTRIIl percorso dell’autonomia differenziata del leghista Roberto Calderoli corre e nessuno protesta sul serio. martedì scorso il testo il testo è arrivato nell’aula del Senato, dopo essere stato licenziato dalla Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama.

Pietro Massimo Busetta ha lanciato un allarme ma i sordi e i ciechi continuano ad essere la maggioranza. 

  Tutti sanno infatti che l’autonomia cosi’ voluta dal ministro leghista danneggerà ulteriormente il Sud e in assenza di una crescita a due cifre la spesa storica rimarrà invariata. La domanda che Busetta si è posta è, dunque, scontata e naturale: se così è come mai non si ribella una realtà che sia nel passato che oggi è penalizzata, dove non arriva manco più il Giro d’ Italia ciclistico? Come mai il Sud non si ribella e anzi (sempre Busetta) continua a dare consenso e aiuti agli ascari locali che da Roma governano il Paese?

C’è davvero un punto politico irrisolto in questo assordante silenzio e in questo vuoto di iniziative continue (e non episodiche e marginali come purtroppo stiamo assistendo da mesi e anni). Riguarda destra e sinistra dello schieramento politico, ma ovviamente più la sinistra non fosse altro che per la provenienza del Ddl Calderoli, ora oggetto di scambio per il disegno della Meloni sul premierato. Invece unica voce forte delle ultime ore paradossalmente (ma poi non tanto) è stata quella del presidente di Forza Italia della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, il quale in un’intervista alla Stampa di Torino nei giorni scorsi non ci è andato leggero. Anzi.

Leggete quello che ha detto: «…il percorso che Calderoli propone per l’Autonomia differenziata non è quello che avevamo pattuito». Il ministro leghista vorrebbe prima approvare la legge sull’Autonomia, poi garantire le risorse per finanziare i Lep, «ma è un approccio sbagliato. Le due cose devono viaggiare insieme, altrimenti – ha ancora detto il governatore azzurro, molto ascoltato a Roma e assai vicino al vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani – per il Sud l’Autonomia rischia di diventare una trappola».

E ancora: «temo che il primo vagone del treno, quello con la legge sull’Autonomia, arrivi puntuale in stazione mentre gli altri vagoni, che contengono il finanziamento dei Lep e il meccanismo di perequazione, finiscano su un binario morto. Senza il finanziamento dei Lep e senza il fondo perequativo (destinato ai territori con minore capacità fiscale pro-capite, ndr), i vantaggi per il Mezzogiorno sarebbero pochi. L’effetto finale, in altre parole, sarebbe quello di avere un aumento del divario tra Sud e Nord. Esattamente il contrario di quello che potremmo ottenere. Trovo quindi assurdo che per la possibilità dell’Autonomia si vada di corsa e ci sia un’attenzione spasmodica, mentre per ottemperare a due obblighi costituzionali non ci sia alcuna fretta».

«Anche l’idea di permettere delle pre-intese è una fuga in avanti, se non sono finanziati i Lep. Questo modo di procedere non va bene a me e penso non vada bene nemmeno a Forza Italia. Credo di non parlare a titolo personale. I governatori del Sud hanno le mie stesse preoccupazioni. Anche il gruppo parlamentare ha molti deputati e senatori meridionali che come me non hanno pregiudizi verso l’Autonomia, ma vogliono garanzie sulle risorse per i servizi da fornire ai cittadini. Altrimenti la conclusione è chiara a tutti: l’Autonomia non sarebbe più un’opportunità per il Mezzogiorno».

Domanda finale: perché al di là degli schieramenti, delle cose dette e fatte in precedenza dallo stesso Occhiuto (pesa come un macigno il suo si’ in Conferenza Stato Regioni al progetto Calderoli), dei posizionamenti tattici etc. etc. (si ha notizie di un tardivo anche in questo in caso ravvedimento del fratello di Occhiuto, il senatore Mario nella Commissione di Palazzo Madama) non si raccoglie, si amplia, si fortifica questo seppur tardivo grido d’allarme? Se ci sono strumentalismi o giochini da politicanti si verificherà (al tavolo del poker, grande metafora della politica, si arriva fino in fondo e se e’ un bluff le carte bisogna svoltarle) ma intanto si prenda per buono quanto detto e si allarghi schieramento e lotta comune. Il resto e’ altrimenti solamente silenzio o grida nel deserto! (fv)