ANCHE NELLA DEVOZIONE FEDELI DI SERIE B
IL VESCOVO DI LOCRI CONTRO IL DIVARIO

di SANTO STRATI – C’è una grande disparità anche nella cura e manutenzione delle strade che servono ai fedeli per giungere ai luoghi di culto: alla processione della Madonna della Montagna di Polsi il vescovo di Locri Francesco Oliva si scaglia contro l’abbandono, ancora più accentuato in Calabria, delle vie di comunicazione. I fedeli sono svantaggiati se non del tutto impediti a giungere, per esempio, al Santuario di Polsi: «Non siamo fedeli di serie B – ha detto mons. Oliva – perché le risorse per rendere accessibili i luoghi di villeggiatura in montagna ci sono e per Polsi no? Perché non dev’essere consentito il diritto di accesso a un luogo di culto qual è il nostro santuario? I fedeli devoti del nostro Meridione non sono cittadini di serie B. E non accettano di essere ingannati  e umiliati dalla solite promesse politiche non mantenute. I politici vanno e vengono, ma i problemi rimangono sempre gli stessi».

È una dura reprimenda contro il colpevole abbandono in cui la politica calabrese lascia le strade e le vie di comunicazione di Polsi, ma è un discorso che vale per molti altri borghi di montagna dove diventa sempre più un’avventura attraversare viottoli e stradine sterrate difficilmente praticabili. Un richiamo ancora più forte, in vista delle prossime elezioni regionali, sulle quali – come si ricorderà – la conferenza episcopale calabra si era già espressa chiedendo finalmente competenza e capacità in chi si candida e marcando il rifiuto della politica del non fare e degli interessi personalistici. È stata la prima volta che l’assemblea dei vescovi calabresi ha preso posizione nella politica regionale, predisponendo un documento di così grande rilievo (vedi Calabria.Live dell’8 agosto).

Molto bello il discorso del vescovo Oliva, quello di un pastore che ha cura delle sue anime e sente sulla propria pelle le tante asperità che il divario nord-sud continua ad accentuare: cittadini di serie B, malati di serie B, ora anche devoti di seconda categoria. Dove sta il diritto alla uguaglianza nel processo di crescita civile del nostro Paese, se anche nelle piccole, ma urgenti, problematiche nessuno provvede?

«Ci ritroviamo qui – ha detto salutando i fedeli che sono riusciti ad arrivare al Santuario – per ringraziare la Madonna della Montagna. Lei è la Madre di Dio e madre nostra. Qui abbiamo un appuntamento annuale che non vogliamo interrompere. Preghiamo il Signore di concederci sempre la grazia di poterlo fare, liberandoci da questa pandemia che tante morti e tanta sofferenza ci sta procurando. Per difenderci da essa ci stiamo sottoponendo a tante limitazioni, anche come Santuario. Ciò che che caratterizza la devozione alla nostra Madonna sono le carovane, i pellegrinaggi a piedi. A molti di essi non non è stato possibile raggiungere il Santuario e son dovuti tornare indietro. Molti altri devoti non possono venire al Santuario a causa delle difficili condizioni delle vie di accesso. Sono molti i devoti che chiedono la messa in sicurezza delle strade di accesso al Santuario, che ci sia almeno una strada percorribile in auto da due versanti, quello ionico e quello tirrenico. Sostengo con piacere l’iniziativa dei devoti di Polsi che stanno sottoscrivendo una richiesta a riguardo. Non si chiede la luna: eppure non troviamo ascolto!».

Quella della strada conduce al Santuario di Polsi è una lunga storia: era stata riparata e trasformata in una sottospecie di stradone di montagna, per poi venire distrutto dalle prime violente piogge invernali. Arrivarci è un vero atto di devozione: «Essere qui oggi – ha detto il vescovo Oliva – in questo delicato contesto è un dono del Signore. Lo è per tutti noi che siamo qui e possiamo stare ai piedi dell’immagine sacra della Madonna di Polsi, aprirle il nostro cuore, invocare aiuto e soccorso».

Il vescovo non ha tralasciato di sottolineare la tragedia del fuoco in Aspromonte: «Venendo abbiamo visto tutti i danni prodotti dagli incendi estivi, che hanno distrutto boschi che si erano formati in centinaia di anni, che i nostro antenati avevano gelosamente custoditi come patrimonio comune. Una vera ecatombe ambientale, un disastro ecologico! Il nostro Santuario si è trovato circondato dalle fiamme distruttive provocate da gente senza scrupoli, veri e propri criminali. Solo questa piccola area intorno a noi è stata risparmiata. Dobbiamo ringraziare Maria. Ella ha sofferto tanto per questo attacco criminale ai boschi dell’Aspromonte. Ne ha sofferto fino a piangere per l’indifferenza dei suoi figli, che – cagionando tali incendi – hanno dimenticato che Lei è la madre che ebbe cura Gesù, e ora si prende cura con affetto e dolore materno di questo mondo ferito».

«Se siamo suoi devoti – ha aggiunto il presule – chiediamole che ci aiuti a guardare questo mondo con occhi più sapienti e rispettosi dell’ambiente, che ci aiuti ad amarne la bellezza». Non avremo futuro «se non comprenderemo che i danni prodotti all’ambiente sono danni prodotti all’intera umanità, se non ci ribelleremo e non denunceremo apertamente coloro che si rendono responsabili di tali misfatti. Sì, il mondo non ha futuro se continua ad affermarsi una mentalità ostile alla natura, che considera l’ambiente come cosa che non gli appartiene, che non si fa scrupoli nel maltrattare e distruggerlo».

A noi fedeli devoti – ha detto ancora mons. Oliva – «la Madonna di Polsi chiede di camminare assieme, di stringere un patto a difesa dell’ambiente e della cosa comune. CHiede di mettere da parte ogni comportamento di disprezzo della natura, di amare i boschi, di non abbandonare i rifiuti per strada o nelel aree pic-nic, di lasciare il posto in cui andiamo più bello di come lo abbiamo trovato. Chiede di farlo assieme: “Insieme è la parola chiave per costruire il futuro: è il noi che supera l’io”».

Un appello rivolto non solo ai credenti, è facile toccare i tasti della devozione per lanciare un sincero grido d’allarme, ma in realtà il bellissimo discorso di mons. Oliva è destinato soprattutto a chi non ha fede, a chi l’ha perduta, a chi potrà ritrovarla o trovarla soltanto guardando la bellezza del creato, lo straordinario mondo che Dio ci ha donato e al quale le lodi di San Francesco, fanno da cornice e lo rappresentano in tutto il suo splendore. Papa Francesco che dal poverello di Assisi ha preso il nome, ha più volte espresso il suo pensiero sui guasti che l’uomo sta provocando a una natura che, a sua volta, si ribella e punisce l’umanità. È dal piccolo borgo di Polsi che arriva la lezione più importante, destinata alla futura classe politica che governerà la Regione: occorre metterci amore per rendere questa terra sempre più bella e, ovviamente, anche quest’area del Santuario ad oggi abbandonata e troppo trascurata. L’impegno dell’attenzione non è solo di chi crede, ma riguarda tutti indistintamente. Per fare in modo che non ci siano più cittadini di serie B, malati di serie B, devoti di serie B, ma italiani e calabresi largamente orgogliosi delle proprie origini. (s)