UNA VERA MINIERA DI ENERGIE RINNOVABILI
PER LE COMUNITÀ OCCASIONE DI SVILUPPO

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Le Comunità Energetiche rinnovabili sono un’occasione di sviluppo non solo per l’Italia, ma soprattutto per la Calabria che – come ha ribadito il presidente della Regione, Roberto Occhiuto – «è una miniera di energie rinnovabili» che permetterebbe alla nostra regione l’indipendenza energetica.

Quello delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Calabria, infatti, non è una novità: nella scorsa legislatura, il consigliere regionale Antonio De Caprio, aveva presentato una proposta di legge nel 2019 proprio su questa «associazione di cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali, o piccole e medie imprese che decidono di unire le proprie forze per dotarsi di uno i più impianti condivisi per la produzione e l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili».

A comprendere le potenzialità delle Comunità Energetiche Rinnovabili è stato anche l’allora assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio che, nel giugno del 2021, aveva inviato ai 404 sindaci calabresi la documentazione da usare come linea guida per la costituzione di ogni singolo Comune in “Comunità energetica rinnovabile”, esortando i sindaci «a percorrere questa strada, forse l’ultimo strumento che abbiamo per opporci alla povertà energetica e sociale».

«La transizione ecologica, obiettivo dell’Unione europea – ha spiegato De Caprio nella lettera – prevede per l’Italia un incremento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili per 70 GW in 9 anni. Sarà uno sforzo enorme con la possibilità di gestire risorse e guadagni immensi».

«Per la Calabria – ha sottolineato ancora l’assessore – è fondamentale che questa ricchezza possa essere condivisa con i nostri cittadini, con le nostre famiglie e non vada ad arricchire alcuni, escludendone altri».

Nella documentazione è specificato che «le amministrazioni comunali hanno un ruolo centrale, configurandosi come soggetto facilitatore per il coinvolgimento dei cittadini, promotore per la creazione del processo virtuoso di costituzione delle comunità energetiche e come co-gestore, poiché in grado di supportare tecnicamente i processi di creazione e mantenimento degli apparati tecnologici a supporto della comunità energetica».

«La Comunità energetica rinnovabile – è scritto ancora – ha una funzione strategica nel miglioramento dell’efficienza energetica come vettore di cambiamento culturale e comportamentale».
È previsto, inoltre, l’avvio di «un protocollo di intesa con le scuole inserite come utenze nella Comunità energetica rinnovabile, volto a sensibilizzare gli studenti e a ispirare modifiche comportamentali in grado di influenzare la più ampia comunità sociale attraverso la famiglia e gli amici». Il protocollo di intesa «avrà come obiettivo la partecipazione degli studenti alle modalità di utilizzo dell’energia per la riduzione della povertà energetica e sociale».
Sul fronte, si è impegnata anche l’Università della Calabria che, con il suo Dipartimento di Ingegneria Meccanica Energetica e Gestionale dava conto di un accordo di collaborazione con sedici Comuni Calabresi, assieme per fronteggiare strutturalmente il grave problema del caro energia, muovendosi lungo la strada della transizione energetica. sfruttando le risorse del Pnrr, ben 2,2 miliardi, destinati a finanziare la nascita di Comunità di Energia Rinnovabile.
L’obiettivo è dare alle popolazioni locali la possibilità di passare da semplici passivi consumatori di energia a veri e propri esportatori di una risorsa locale quale, appunto, la preziosa energia solare, per generare risorse economiche per lo sviluppo locale e, nel contempo, decisamente contribuire alla transizione energetica.

La Calabria attualmente, infatti, produce ben 12mila GWh/anno di energia da centrali termoelettriche tradizionali (quasi esclusivamente alimentate a gas) che, tolta una parte destinata al fabbisogno interno, destina all’esportazione verso altre regioni (circa 10.500GWh/anno) che destina all’esportazione fuori regione. 

È quindi un grande controsenso per una regione come la Calabria essere un importante produttore ed esportatore di energia da fonte fossile nonostante la preziosa “miniera” di fonti rinnovabili che insistono sul proprio territorio. Risorse preziose in questa grave congiuntura energetica, per l’economia e soprattutto per il soddisfacimento di fabbisogni primari di molte famiglie in difficoltà.

«L’obiettivo del Dipartimento di Ingegneria Meccanica Energetica e Gestionale – dice il prof. Daniele Menniti, responsabile del gruppo di ricerca di Sistemi Elettrici per l’Energia – è quello di contribuire assieme ai Comuni, è quello di sostenere i Comuni in una rivoluzione energetica/ecologica che, dal punto di vista energetico, dovrà far diventare la Calabria la California d’Italia».

Tema, che è stato poi ripreso nella nuova legislatura con un incontro, avvenuto a febbraio, in Cittadella regionale con la sottosegretaria alla Transizione Ecologica, Ilaria Fontana, che ha sottolineato come «le Comunità Energetiche sono una risposta a medio e lungo termine».

L’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Rosario Varì, ha ribadito la volontà da parte della Regione Calabria di «rivestire un ruolo chiave nella promozione del risparmio energetico, della produzione e dell’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili assumendo l’impegno di condurre il territorio verso uno sviluppo sostenibile, dal punto di vista ambientale, economico e sociale».

«Uno dei punti focali dell’azione che la Regione Calabria promuoverà – ha spiegato Varì – attraverso strumenti e politiche mirate, è l’accompagnamento dei Comuni nella costituzione di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), con l’obiettivo di diffondere e favorire la produzione e il consumo locale di energia rinnovabile».

«Cogliere l’opportunità di essere autonomi nella produzione di energia elettrica – ha aggiunto – oltre che comportare un risparmio per la collettività, salvaguarda la continuità nell’erogazione dei servizi della PA, soprattutto in situazioni di crisi energetiche come quelle che, recentemente, stanno accadendo a causa degli accadimenti geopolitici. Per questa ragione, il processo di cambiamento avviato deve essere consapevole e irreversibile e dovrà, necessariamente, coinvolgere tutti e tutto il territorio».

Che la Comunità energetica rinnovabile rappresenti, di fatto, la “città del futuro”, ne è convinto il sindaco di Maida, Salvatore Paone che, nei giorni scorsi, ha promosso un incontro per illustrare a cittadini e aziende il significato e il funzionamento della comunità energetica e i benefici che questa forma di autoconsumo energetico collettivo apporta con sé.

«L’amministrazione comunale intende con questa iniziativa condividere con il territorio l’idea di avviare a Maida una comunità energetica, un importante sistema virtuoso di produzione, autoconsumo e condivisione dell’energia a vantaggio di tutti, non perdendo l’occasione di utilizzare i contributi pubblici del PNRR e coinvolgendo per il supporto tecnico-scientifico leader di settore – ha detto il primo cittadino –. Il convegno è stata l’occasione per illustrare a tutti gli interessati il funzionamento della comunità energetica ed i benefici che otterranno anche i privati e le imprese. Un momento di confronto e di crescita comune».

«Cosa può fare un amministratore comunale – ha proseguito – per essere al passo con i tempi e contribuire ad una politica energetica moderna, alla cosiddetta transazione energetica, che guardi al futuro e alle nuove fonti rinnovabili senza devastare il territorio? La risposta viene proprio pensando alla comunità energetica, un coordinamento tra istituzioni locali, imprese e cittadini, tutti consapevoli che solo uniti si può ottenere un risultato concreto che può abbattere il caro bollette, creare risparmio energetico, guardando al futuro e alle nuove tecnologie digitali».

«Il Comune – ha spiegato ancora Paone – diventerà il dominus di tutto il progetto, supportando in tutti i modi i privati che vogliono partecipare alla comunità, garantendo il costo zero dell’impianto fotovoltaico o di altra fonte rinnovabile, creando una task force ad hoc all’interno degli uffici comunali con il compito di guidare i soggetti interessati per la predisposizione di tutti i documenti necessari con il supporto dei funzionari comunali».

Insomma, in tutta la regione, è unanime l’idea che le Comunità Energetiche Rinnovabili possono rappresentare un punto di svolta per la Calabria a livello di risparmio energetico e che va nella direzione della tutela dell’ambiente, della transizione ecologica e della sostenibilità. (rrm)

SCIENZA E TERRITORIO, VIENE DA UNICAL
L’INPUT PER LE COMUNITÀ ENERGETICHE

di FILIPPO VELTRI – Nei giorni scorsi l’Università della Calabria con il suo Dipartimento di Ingegneria Meccanica Energetica e Gestionale dava conto di un accordo di collaborazione con sedici Comuni Calabresi, assieme per fronteggiare strutturalmente il grave problema del caro energia, muovendosi lungo la strada della transizione energetica. sfruttando le risorse del Pnrr, ben 2,2 miliardi, destinati a finanziare la nascita di Comunità di Energia Rinnovabile.

Una presenza distratta su qualche organo di informazione ma poi nulla di più.  

Eppure questo è il segno, ulteriore, di come possa crescere il rapporto tra scienza e territorio ma anche quello di segnalare il valore di una Università (nel caso di specie l’Unical) che si collega al mondo che la circonda e lavora per migliorarlo, tra l’altro su un terreno cosi’ attuale e drammatico come il costo dell’energia e gli aumenti che tutti ci stiamo trovando in bolletta su luce e gas.

Il Dipartimento di Ingegneria Meccanica Energetica e Gestionale ha dato, infatti, l’avvio all’iter per costruire le prime Comunità di Energia Rinnovabile in Calabria per andare ben oltre l’obiettivo di soddisfare il fabbisogno energetico delle comunità locali, abbattendo drasticamente i costi per cittadini le imprese e gli enti locali. 

Si tratta di un’iniziativa di ben più ampio respiro con la quale si intende costruire  una cooperazione in forma solidale tra le comunità locali,  per produrre energia in forma aggregata da fornire anche al di fuori  dei confini delle stesse comunità. 

Comunità di Energia Rinnovabile, quindi, che producendo energia oltre il proprio fabbisogno possano produrre reddito per la collettività contribuendo alla riduzione della generazione da fonte fossile e alla decarbonizzazione del sistema energetico.

L’obiettivo è dare alle popolazioni locali la possibilità di passare da semplici passivi consumatori di energia a veri e propri esportatori di una risorsa locale quale, appunto, la preziosa energia solare, per generare risorse economiche per lo sviluppo locale e, nel contempo, decisamente contribuire alla transizione energetica.

La Calabria attualmente, infatti, produce ben 12mila GWh/anno di energia da centrali termoelettriche tradizionali (quasi esclusivamente alimentate a gas) che, tolta una parte destinata al fabbisogno interno, destina all’esportazione verso altre regioni (circa 10.500GWh/anno) che destina all’esportazione fuori regione. 

È quindi un grande controsenso per una regione come la Calabria essere un importante produttore ed esportatore di energia da fonte fossile nonostante la preziosa “miniera” di fonti rinnovabili che insistono sul proprio territorio. Risorse preziose in questa grave congiuntura energetica, per l’economia e soprattutto per il soddisfacimento di fabbisogni primari di molte famiglie in difficoltà.

Invertire la tendenza di questo fenomeno che vede la Calabria grande produttore ed esportatore di energia usando il costosissimo Gas, per passare a grande produttore ed esportatore di energia rinnovabile con il pieno coinvolgimento dei cittadini e delle amministrazioni locali. 

«L’obiettivo del Dipartimento di Ingegneria Meccanica Energetica e Gestionale – dice il prof. Daniele Menniti, responsabile del gruppo di ricerca di Sistemi Elettrici per l’Energia – è quello di contribuire assieme ai Comuni, è quello di sostenere i Comuni in una rivoluzione energetica/ecologica che, dal punto di vista energetico, dovrà far diventare la Calabria la California d’Italia».

Comuni, Regione e Università, quindi, si stanno muovendo sinergicamente con strumenti innovativi che mettono i cittadini al primo posto, in questa importante battaglia per contrastare il caro energia, e avviare concretamente la fase della transizione Ecologica/Energetica, consapevoli che il problema della decarbonizzazione è globale, ma ognuno deve operare localmente e in maniera incisiva ed efficace per limitare i nefasti effetti antropici sull’ambiente e sul clima. 

«Agire ora prima che sia troppo tardi – aggiunge Menniti – è fondamentale per evitare che si varchi inesorabilmente il punto di non ritorno. Le istituzioni e, in primis, quelle più vicine ai cittadini come i Comuni, potranno giocare un ruolo strategico per contribuire ad evitare una catastrofe planetaria». In Calabria la sfida è appena iniziata e le premesse per dare un contributo vero alla transizione sembra a portata di mano. (fv)

L’INCONTRO IN CITTADELLA SULLE ENERGIE RINNOVABILI

«La Calabria – secondo il presidente Roberto Occhiuto – è una miniera di energia e in passato l’ha prodotta spesso a vantaggio di grandi imprese nazionali e multinazionali con pochi vantaggi per i calabresi. Anche in questo ambito occorre un governo regionale che sappia utilizzare le risorse a vantaggio soprattutto dei cittadini calabresi mettendo a frutto le opportunità che le grandi imprese possono offrire. Nel caso di specie, però, non si tratta di grandi imprese ma di comunità che possono anche essere costituite per iniziativa di amministrazione locali intelligenti, lungimiranti e che avranno in questa attività il sostegno convinto e determinato della Regione». Una dichiarazione fatta a margine dell’incontro di lunedì in Cittadella per presentare ai sindaci l’opportunità delle comunità energetiche: «La Regione Calabria – ha rimarcato Occhiuto – sta già mettendo mano al piano per l’energia che è troppo datato e va integrato».

Incontro Comunità Energetiche

Presenti all’iniziativa moltissimi sindaci e rappresentanti degli enti locali calabresi. All’incontro hanno partecipato la sottosegretaria di Stato al Ministero per la Transizione ecologica, Ilaria Fontana, l’assessore regionale con delega all’Energia, Rosario Varì e il deputato del M5s Giuseppe D’Ippolito. «Le comunità energetiche rinnovabili – ha detto Occhiuto – servono a produrre energia e a cederla gratuitamente in maniera tale che si possa intervenire strutturalmente per risolvere un problema che, in questo periodo, sta investendo tutto il Paese e che la Regione non può affrontare semplicemente dando dei contributi, quelli infatti è utile che li dia stato attraverso le leggi di bilancio. La Regione si deve attrezzare per per tentare di risolvere strutturalmente il problema».

«Stiamo vivendo una crisi energetica – ha detto il sottosegretario alla Transizione ecologica Ilaria Fontana (M5S) –. Venerdì in Consiglio dei ministri è stato approvato il Decreto Energia in cui c’è l’inizio di un rapporto strutturale al problema energetico. Non è abbastanza. Sicuramente ci vogliono strumenti strutturali che vanno a toccare a 360 gradi diversi punti. Abbiamo messo a disposizione 6 miliardi per il secondo trimestre, quindi da marzo a giugno. Noi come M5S abbiamo chiesto uno scostamento di bilancio per affrontare in maniera più sistemica il problema delle risorse, che è un problema oggettivo. Il Decreto Energia di venerdì, che ancora deve uscire in Gazzetta Ufficiale, sicuramente è un ottimo inizio, ma bisogna ancora lavorare per strutturare il problema e affrontarlo. C’è poi un problema sociale: si parla di transizione ecologica che è anche una transizione sociale ed etica, per cui nessuno deve restare indietro, e – ha concluso la Fontana – non possono pagarla poi le persone con più fragilità. Le comunità energetiche, che sono al centro della transizione ecologica, possono essere una soluzione a medio e lungo periodo per contrastare la crisi energetica che stiamo vivendo. Questo è uno strumento potentissimo, che serve nell’ottica del nostro momento di vita, ma anche per affrontare questa pandemia energetica che ci sta travolgendo. Le comunità energetiche fanno anche parte del Pnrr con un fondo che riguarda i Comuni fino a 5mila abitanti, però c’è già tutto un quadro normativo ben delineato».

Il presidente Occhiuto ha evidenziato come Il governo abbia investito 10 miliardi più altri 6-7: «Io mi auguro – ha detto il governatore – che ci sia uno scostamento di bilancio per affrontare l’emergenza. Il mio compito comunque è quello di pensare a soluzioni strutturali per la mia regione». (rcz)

EOLICO, IL POTENZIALE DELLA CALABRIA
28MILA GLI IMPIANTI, MA SERVE FARE DI PIÙ

La Calabria è green, ma potrebbe fare di più. Sono circa 28 mila gli impianti da fonti rinnovabili nella nostra regione fino al 2020, come rileva il Dossier Comunità Rinnovabili Calabresi presentato nei giorni scorsi da Legambiente, ma non è abbastanza per una terra che «nell’eolico ha un potenziale di 4.586 posti di lavoro al 2030».

I numeri rilevano un aumento del parco impiantistico, ma a ritmi decisamente troppo lenti, con annualità segnate anche da una crescita inferiore all’1%.  Tra i comparti, il solare fotovoltaico è la tecnologia prevalente, rispetto al numero d’impianti, con il 98,1% del totale FER.

Al convegno Per una Calabria proiettata nel futuro, sono intervenuti il presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta, la moderatrice, Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente nazionale, ha interloquito con i diversi ospiti: Francesco Esposito, di Legambiente Campania, che ha curato il Report; Francesco Ferrante, Vicepresidente Kyoto Club; Emilio Sani, esperto di diritto dell’Energia, Servizi Pubblici, Appalti; Simone Togni, presidente ANEV (Associazione nazionale energia del vento e di protezione ambientale).  A raccontare le esperienze calabresi di Comunità Energetiche presenti e future: il prof. Daniele Menniti dell’Università della Calabria, Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale;  Domenico Stefano Greco, sindaco di Tiriolo; Illuminato Bonsignore, amministratore 3E Environment Energy Economy s.r.l. e Consigliere nazionale Associazione Italia Solare; Antonio Lancellotta de Le Greenhouse; Antonino Labate  del Nuovo Cep, Quartiere Archi, di Reggio Calabria. Le conclusioni sono state affidate al vicepresidente nazionale di Legambiente, Edoardo Zanchini. 

Grande assente, purtroppo, l’Amministrazione regionale «che ha perso questa occasione di dialogo sul tema, con il mondo accademico, associativo ed imprenditoriale che nel convegno – si legge in una nota – hanno raccontato quanto di positivo sta accadendo sul territorio ed avanzato proposte sul miglioramento e sugli sviluppi che questo importante tema dovrebbe avere per il futuro della regione stessa».

«L’auspicio – continua la nota – è che i rappresentanti della Regione prendano consapevolezza dell’importanza dei temi energetici favorendo, a breve, un confronto che coinvolga  le tante realtà calabresi presenti sul territorio e collaborando a realizzare un diverso  futuro  per la Calabria».

«Chiediamo al Governo regionale – ha dichiarato il vicepresidente nazionale di Legambiente, Zanchini – di accompagnare questo processo con risorse per l’accesso al credito da parte delle famiglie per gli interventi e semplificazioni per le fonti rinnovabili in modo da dare certezze ai progetti eolici e solari di qualità e che prevedono la partecipazione dei territori alle decisioni».

Secondo quanto illustrato da Esposito, «in termini di potenza installata in Calabria, alla fine del 2020, si registrano a 2.729,10 MW di potenza da fonti rinnovabili. L’eolico con 1.187,2 MW, pari al 43,5% del totale delle installazioni FER del territorio, è sicuramente la tecnologia prevalente. Interessante il dato di crescita del totale della potenza installata, rispetto al 2019, che si attesta ad un +3,48%. Nel dettaglio delle tecnologie da fonti rinnovabili, quella che ha mostrato l’incremento più elevato è il solare che registra un +2,89% rispetto al precedente anno, seguito dal comparto eolico con un +2,05%».

«Se analizziamo la potenza installata sempre nel periodo 2010-2020 – ha spiegato – osserviamo complessivamente una crescita impiantistica con un +72,65%. I numeri ci suggeriscono sicuramente un aumento del parco impiantistico nel territorio, ma a ritmi decisamente troppo lenti, con annualità segnate anche da una crescita inferiore al 1%.  Tra i comparti quello che ha mostrato la crescita più importante è sicuramente quello del fotovoltaico. Se guardiamo il dato della produzione di energia proveniente dalle rinnovabili, in Calabria, nel 2020, è stata pari a 5.002,10 GWh. Sul totale della produzione elettrica del 2020 della Calabria solo il 30% è direttamente proveniente dal rinnovabile. Il comparto che incide maggiormente in termini di produzione di energia da FER è sicuramente quello dell’eolico, che con i suoi 2.132,4 GWh è responsabile del 42,63% del totale dell’energia rinnovabile prodotta».

«È arrivato il momento che tutti gli attori istituzionali, le imprese e le comunità, – ha affermato la presidente di Legambiente Calabria, Parretta – assumano impegni concreti per realizzare nuovi modelli energetici che rispondano alla sfida. In Italia ci sono ancora troppi ostacoli alla diffusione delle fonti pulite a causa di burocrazia, normative e procedure farraginose, amministrazioni locali e regionali e resistenze sui territori spesso non giustificate dalla realtà. Tutti ostacoli che stanno mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi climatici europei».

«È innanzitutto necessario – ha evidenziato – un quadro normativo chiaro e tempi certi nelle procedure, piani di coordinamento a livello regionale per realizzare una strategia coerente e complessiva, in materia di energie rinnovabili, con una precisa ed indispensabile visione sul futuro. Si tratta di un argomento di estrema attualità ed importanza sotto il profilo ambientale, ma anche sociale ed economico se si considera che la crisi energetica in atto, con il conseguente rincaro delle bollette, sta avendo ripercussioni gravi sia sui bilanci familiari che sul sistema produttivo calabrese».

Sulla stessa linea anche Togni (Anev): «È necessario che ogni Regione superi le contraddizioni e i conflitti per evitare ad esempio che l’iter autorizzativo di un impianto eolico, che di norma non dovrebbe superare i diciotto mesi, giunga a oltre cinque anni. Inoltre ritardi di questo tipo comportano anche la perdita dei benefici connessi con lo sviluppo della fonte eolica. Ricordo che da sola la Calabria nell’eolico ha un potenziale di 4.586 posti di lavoro al 2030».

«Non c’è più tempo» ha esordito Ferrante (Kyoto Club): «La crisi climatica da una parte e la dipendenza dall’estero e dal gas che sta determinando gravi difficoltà economiche a famiglie e imprese – ha detto – ci impone di accelerare finalmente su rinnovabili ed efficienza energetica. Non sono più tollerabili lentezze e veti incomprensibili sul territorio. Le rinnovabili vanno fatte bene e nel rispetto del paesaggio, ma vanno fatte urgentemente e le comunità energetiche sono una buona opportunità per sostenere questa accelerazione indispensabile».

L’esperto Emilio Sani ha ricordato che «La comunità di energia rinnovabile può consentire a cittadini e PMI il rimborso in parte dell’energia che è consumata nello stesso momento in cui producono gli impianti della comunità. Con le comunità si può quindi dare un contributo importante per la sostenibilità dei costi energetici. La Regione può aiutare dando  garanzie per il finanziamento delle comunità e favorendo la localizzazione e autorizzazione degli impianti».

Nel corso del convegno, poi, sono stati fatti esempi di Comunità rinnovabili calabresi, a partire dalla neonata Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale Critaro, promossa dal Comune di San Nicola da Crissa (prosumer) e, per ora, da 15 famiglie (consumer).

«Questa è la seconda Comunità Energetica e Solidale sviluppata in Italia, con il mio staff della 3E, – ha detto – dopo quella di Napoli Est, ormai famosa in Italia e all’estero. Stiamo dimostrando che una Comunità Energetica – più ancora che un’iniziativa di privati che investono per trarre benefici economici, contribuendo alla transizione ecologica – può essere una straordinaria occasione per contrastare la povertà energetica venendo incontro alle famiglie meno abbienti, stimolare la consapevolezza e la cultura energetica dei cittadini, favorire la partecipazione e la coesione della collettività, contribuire ad arginare lo spopolamento delle aree interne e contrastare il cambiamento climatico».

Anche l’esperienza di Tiriolo, guidata dal sindaco Greco, che sta sperimentando l’esperienza di comunità energetica attraverso la stipula di un protocollo d’intesa con l’Università della Calabria, è stata al centro del dibattito. Ad occuparsi del progetto, il prof. Menniti: «Il sistema incentivante recentemente introdotto – ha evidenziato nel corso del convegno – tende a far utilizzare ‘istante per istante’ l’energia generata da fonti rinnovabili con un minimo ricorso all’acquisizione di energia elettrica ‘fuori dal perimetro della CER’ (secondo il paradigma del nonsumer) e, quindi, a stimolare gli utenti ad usare l’energia in modo tale che la potenza generata dalle rinnovabili tenda ad equilibrare quella dei loro carichi. Ciò può essere ottenuto attraverso l’utilizzo di opportune tecnologie abilitanti, quali smart metering evoluti e l’utilizzo di DC nanoGrid (il tutto da produrre in Italia ed in particolare in Calabria) coordinate tra loro da una apposita piattaforma Cloud. Inoltre, per migliorare il matching tra la potenza generata e quella utilizzata dai carichi, il progetto prevede il pieno coinvolgimento dell’utente in una logica di demand response».

Labate, di Nuovo Cep, ha illustrato i dettagli del programma Periferie di Reggio Calabria: Comunità Energetiche in embrione: «Il progetto – ha detto – vuole coinvolgere il quartiere di edilizia popolare Archi CEP, nella periferia nord di Reggio Calabria. Si propone di installare sui tetti degli edifici, impianti fotovoltaici e mini-eolici per la produzione di energia elettrica. Considerando le superfici occupate si avrebbe una produzione che soddisferebbe il fabbisogno energetico di un migliaio di utenze, che potrebbero riunirsi in comunità energetica, l’energia per illuminazione e sicurezza pubblica e per eventi o tecnologie per rivitalizzare il quartiere anche dal lato sociale e culturale».

Le Greenhouse. L’agrofotovolaico proposto dal gruppo Le Greenhouse – ha spiegato Lancellotta – persegue il duplice scopo della sostenibilità ambientale e della transizione ecologica in un rapporto simbiotico tra produzione di energia elettrica da fonte fotovoltaica e pratica di agricoltura 4.0. L’attività consolidata e svolta da oltre dieci anni ha evidenziato che il connubio tra i due settori costituisce una innovativa formula di successo”.

«L’evento ha dimostrato che la Calabria è una delle regioni con grandi risorse e competenze, – ha concluso poi Zanchini al termine del convegno – dove si stanno già sviluppando interessanti progetti di comunità energetiche e di agrivoltaico. Legambiente sarà a fianco di questi progetti perché rappresentano una opportunità di transizione sostenibile e giusta». (rrm)

ENERGIE RINNOVABILI: DA CALABRIA E SUD
PUÒ PARTIRE L’EOLICO E IL FOTOVOLTAICO

di BIANCA VIOLANTE – Il Mezzogiorno e la Calabria come punto di partenza per lo sviluppo degli impianti eolici e fotovoltaici. È quanto è emerso dal rapporto realizzato dalla Svimez in collaborazione con Ref Ricerche, che evidenzia come gli effetti del sistema economico di tali investimenti andrebbero a privilegiare sopratutto il Mezzogiorno, «divenendo un ulteriore strumento con cui sostenere lo sviluppo delle regioni meridionali nei prossimi anni».

«Gli investimenti nelle Fer – si legge nel rapporto – possono quindi rappresentare uno strumento utile a definire una nuova politica energetica e industriale, basata sulla diffusione di tecnologie altamente innovative, e in grado di favorire l’aggancio del Sud e del Paese alla nuova catena globale del valore».

Nel rapporto, infatti, che ha analizzato «gli investimenti sarebbero necessari nelle rinnovabili per partecipare al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione già oggi inseriti nel Pnieco» e «gli effetti macroeconomici che tale mole di investimenti teoricamente necessaria comporterebbe in termini di produzione, valore aggiunto e occupazione per l’Italia e il Mezzogiorno», viene specificato come i «nuovi investimenti teoricamente necessari nelle rinnovabili, oltre a rappresentare una condizione indispensabile per conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione assunti dall’Italia e dall’Europa, verrebbero allocati in misure prevalente nel Mezzogiorno».

Questo perché il Sud, per quanto riguarda le energie rinnovabili, svolge un ruolo importante: «considerando il livello di potenza installata, nell’ultimo decennio, al nord e al centro è andato riducendosi il peso relativo della potenza idroelettrica e geotermica, a favore di quella fotovoltaica. Viceversa, al Sud si osserva una crescita relativa del peso sia di eolico che di fotovoltaico».

«Il buon posizionamento del Sud del Paese – si legge ancora – emerge chiaramente dalla ripartizione territoriale della produzione di energia elettrica da FER. Su un totale di 115.847 GWh prodotti nel 2019 dalle FER, il 33,5% è riconducibile al Mezzogiorno, il 27,7% al Nord-Ovest, il 24,8% al Nord-Est e il 14% al Centro Italia. Contribuisce al risultato del Mezzogiorno la sostanziale concentrazione in quest’area dell’eolico (96,5%) e il ruolo di primo piano nel solare (40,5% a fronte del 22,4% del Nord Est, del 18,9% del Centro e del 18,2% del Nord Ovest)».

Il Rapporto, inoltre, ricordando che per raggiungere gli obiettivi previsti dal Pniec al 2030 servono nuovi investimenti negli impianti rinnovabili, ha individuato in circa 82 miliardi gli investimenti necessari per la creazione di nuovi impianti da Fer, che andrebbero a privilegiare le regioni meridionali, verso cui sarebbero destinati circa 48 miliardi di investimenti, pari al 58,9% del totale.

Per la nostra regione, nello specifico, per l’eolico si tratterebbe di 3 milioni, 1 milione per il fotovoltaico per un totale di più di 4 milioni, ovvero il 5,6% del totale. Con questo investimenti, il valore aggiunto attivato sarebbe di oltre 1 milione, con la quota valore aggiunto sul Pil del 4,8%.

In una analisi macroeconomica, la mole di interventi «genererebbe, su scala nazionale, un incremento nel valore della produzione ‒ al netto delle attività non market ‒ di 148 miliardi di euro; per ogni euro di investimento se ne creerebbero 1,8 nell’intero sistema economico»: non si registrerebbe solo un valore aggiunto addizionale pari a 55 miliardi di euro, ma anche un impatto sul Pil, che sarebbe pari al +3,1% sul 2019 a livello nazionale, mentre per il Mezzogiorno sarebbe del +5%, rispetto al Centro-Nord che registrerebbe un +2%.

«Gli investimenti complessivamente ipotizzati – si legge nel rapporto – sarebbero tali da attivare, nell’intero periodo, 373 mila occupati aggiuntivi, di cui 156 mila nelle regioni meridionali e la parte restante, pari a 164 mila, in quelle del Centro-Nord». Nella nostra regione, poi,  si tratterebbe di 11 mila occupati in più.

Le analisi dei principali istituti internazionali (sono stati presi in considerazione gli ultimi Outlook pubblicati prima della COP 26 di Glasgow), pure con approcci e obiettivi differenti, concordano nell’evidenziare che Per raggiungere gli obiettivi di Zero Emission al 2050 è necessaria un’ulteriore spinta che sostenga lo sforzo per la decarbonizzazione, individuando: a) nel decennio 2020-2030 la fase cruciale per potere aspirare a conseguire gli obiettivi al 2050; nello sviluppo delle FER la chiave di volta, essendo particolarmente significativo l’apporto delle fonti fossili alla produzione di energia elettrica; per raggiungere gli obiettivi al 2050 e sviluppare davvero le rinnovabili è necessario un approccio che tenga insieme il ruolo della finanza verde, gli interventi del decisore pubblico, quelli del privato, dei grandi operatori, così come lo sviluppo di una rete diffusa.

Inoltre, secondo la Svimez, «le scelte della Ue, in questo contesto, sono strategiche:« L’Europa – si legge nel rapporto – si dimostra l’area mondiale che presta maggior attenzione alle politiche e alle strategie di sviluppo dell’economia verde e circolare. In questo senso un riferimento essenziale è lo European Green Deal e, più recentemente, l’approvazione del Fit for 55 e del Next Generation EU che assume il binomio innovazione ecologica/digitale e lo declina a livello europeo con attenzione all’economia vede, circolare e alle rinnovabili».

L’Italia, da questo punto di vista, non è da meno: è, infatti, tra i primi in Europa «per potenza installata e consumi di energia rinnovabili. Secondo i dati Arera, dal 1997 al 2020 l’apporto delle rinnovabili al totale dell’energia prodotta in Italia sale dal 18,5% al 41,2%, a fronte di un parallelo calo del termoelettrico dal 79,6% al 58,1%. Questo in particolare grazie alla crescita dal 1997 a oggi di solare ed eolico».

«Tuttavia, negli ultimi anni si è assistito a un parziale rallentamento: i nuovi campi fotovoltaici hanno continuato a salire, ma a velocità ridotta. Il Paese rischia così di perdere terreno di fronte ad altri grandi protagonisti delle rinnovabili come Germania o Spagna, sia nel fotovoltaico che nell’eolico. Secondo diversi osservatori uno degli elementi di freno risiede nel sistema autorizzativo che rischia di rallentare iter di installazione dei nuovi impianti. Il Pnrr rappresenta un possibile ulteriore motore per lo sviluppo delle rinnovabili. Anche se deve essere visto come un pezzo di una strategia più ampia, a oggi perimetrata dal Pniec».

Per la Svimez, appare, poi, necessario rivedere e migliorare il sistema autorizzativo, segnalando «il rischio di un’eccessiva frammentazione dei centri decisionali; la presenza di normative spesso non omogenee nei diversi territori; la necessità di accelerare il percorso di individuazione delle aree idonee. Un passo avanti in questo senso nell’individuazione delle aree idonee sembra arrivare dal recente D.Lgs. n. 199/2021, di recepimento della Direttiva RED II, finalizzato a semplificare e accelerare le procedure».

È inutile dire che, per la Calabria, quella delle energie rinnovabili potrebbe essere una grande opportunità di ripresa post-pandemia e di rilancio economico, sopratutto a livello occupazionale. Viene da chiedersi, dunque, perché ci siano politici che, invece di cogliere l’occasione, preferiscano andare contro a quelle soluzioni che gioverebbero a una terra che ha bisogno e necessita di riscattarsi. (bvi)

 

Energie rinnovabili, Savaglio: Calabria si candida a nucleo sul Mediterraneo in ambito del Pnrr

L’assessore regionale all’Innovazione e alla Ricerca scientifica, Sandra Savaglio, nel corso di una videoconferenza con il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha annunciato che «la Calabria può essere un centro di riferimento sulle energie rinnovabili e, con i suoi siti di ricerca, si candida a essere un nucleo strategico sul Mediterraneo nell’ambito del Pnrr».

«Noi – ha detto l’assessore al ministro – mettiamo in campo le nostre idee e i nostri centri universitari: su tanti settori dell’energia rinnovabile siamo all’avanguardia nel Paese».

Il ministro Cingolani, dopo aver ringraziato l’assessore Savaglio per le idee proposte, ha annunciato una serie di iniziative in tema con gli argomenti discussi nel corso di un incontro definito proficuo da tutti i partecipanti.

Savaglio e Cingolani si aggiorneranno prossimamente per un nuovo incontro, utile a definire le linee concrete dei progetti finanziabili e cantierabili sull’energia pulita. (rcz)