Domani sera, a Gerace, alle 21.00, a Piazza delle Tre Chiese, la presentazione del libro La vera origine delle fiabe. Gli ultimi frammenti di un mondo perduto di Paolo Battistel.
L’evento è stato organizzato nell’ambito delle celebrazioni del bicentenario dal riconoscimento dei Greci di Calabria con il patrocinio del Comune di Gerace.
Intervengono, dopo i saluti del sindaco di Gerace, Giuseppe Pizzimenti, l’autore, Pasquale Casile, il Maestro Tony Custureri, autore di ceramiche artistiche di tipo locrese. Modera Marisa La Rosa, presidente dell’Associazione Culturale “Leggendo tra le righe”. (rrc)
Oggi la città di Gerace festeggia una ricorrenza importantissima: il bicentenario del riconoscimento della Lingua Greca e, in particolare, della lingua calabra.
Era il 1820 quando il tedesco Karl Witte rivelò al mondo l’esistenza di 12 villaggi dell’attuale Area Grecanica e, a Gerace, si è reso doveroso dover ricordare questa importante ricorrenza, perché è fondamentale ricordare al mondo dell’esistenza di un altro tipo di greco che non sia quello antico o moderno, ma quello di una parte di quella che fu la Magna Graecia, che pulsa, tutt’oggi, forte più che mai, grazie anche all’impegno di persone come Pasquale Casile, fine cultore della lingua greca e della lingua greca di Calabria sotto tutti i punti di vista, culturale, religioso, attività sociale, o di Enti, come l’Università per Stranieri “Dante Alighieri”, che ha proposto la creazione di una cattedra di lingua greco-calabra «per salvare una lingua che rischia l’estinzione».
Di particolare interesse, sopratutto per i rapporti umani e sociali, è la tavoletta pinakes che, nel corso della manifestazione, svolgerà un ruolo fondamentale: su questa tavoletta, realizzata dallo scultore Domenico Carteri, è stato inciso, in greco antico, il Giuramento del Bicentenario.
Il pinakes su cui è scritto Giuramento del Bicentenario
Dopo la lettura, infatti, è prevista la rottura dei pinakes e la consegna ai sindaci e alle Associazioni Culturali del symbolon, ossia ogni singolo frammento in coccio del giuramento scritto sulla lastra di terracotta spezzata, emblema del patto comunitario preso pubblicamente, con il fine di mantenere in vita la cultura e la lingua greco-calabra. Un gesto simbolico, che richiama l’uso di queste tavolette – custodite in vari musei -: esse regolavano la vita tra gli uomini.
Il Testo
Giuriamo
davanti a Persefone e a tutti i nostri antenati di mantenere viva la lingua greca di Calabria e se non diciamo il vero che la folgore di Zeus ci incenerisca
All’interno di questa importante cerimonia, ce ne sono altre: alle 18.30, il rito di benedizione del còlivo per il Santo Giovanni Crisostomo, impartito in lingua greca e greco-calabra da Padre Ikonomos Ilias Iaria Efimerios della chiesa ortodossa reggina. Dopo la distribuzione della còliva, la mostra ed esposizione delle sacre icone greche della dott.ssa Annamaria Celi, responsabile dell’insegnamento di Iconografia Comunità Ellenico dello Stretto (ME). A seguire, il giuramento su pinax locrese in terracotta, davanti ai Protogonèi – gli Antenati dei Greci di Calabria – e la rottura dei pinakes e consegna ai sindaci dei symbolon.
Alle 19.00, l’apertura ufficiale delle celebrazioni Bicentenario dal riconoscimento della lingua greca di Calabria 1820/2020 con l’esecuzione degli inni nazionali d’Italia e Grecia a cura della Banda Orchestrale “Paolo Savoia” diretta dal Maestro Cosimo Ascioti.
A seguire, i saluti istituzionali di Giuseppe Pizzimenti, sindaco di Gerace, di Nino Spirlì, vicepresidente della Regione Calabria e assessore ai Beni Culturali, Antonino Castorina, consigliere della Città Metropolitana di Reggio Calabria, di Demetrio Crucitti, direttore della sede di Rai Calabria, Pierpaolo Zavettieri, dell’Acag, del prof. Daniele Maceis, del Ceds, e di Pasquale Casile, Associazione Magna Grecia Pieve Emanuele. Poi, la messa a dimora dell’ulivo del Bicentenario offerto da Nino Sigilli, del Gruppo Kepos – Il giardino delle meraviglie.
A Piazza delle Tre Chiese, invece, sono stati installati diversi stand artigianali, con diversi laboratori per il pubblico.
Alle 20.00, visita agli stand eno-gastronomici: la cucina e il cibo della Calabria greca, che proporrà ai visitatori una incursione golosa nei saperi e nei sapori della civiltà culinaria greco-calabra con il menù della festa e altri prodotti gastronomici artigianali di rinomate aziende geracesi.
Alle 21.30, l’inno del Bicentenario: Sole che per tutto il mondo cammini eseguito da Paolo Sofia, mentre i ragazzi del Liceo Classico di Locri, guidati dalla prof.ssa Lucia Licciardello, entreranno in scena con Il vecchio e il nipote, racconto breve della tradizione orale in lingua greco-calabra.
La manifestazione si chiuderà con il concerto di Paolo Sofia. Presenta l’evento Katia Aiello, presidente dell’Associazione Italiana di Cultura Classica – delegazione di Locri. (rrc)
Fino al 30 agosto, Gerace ospita il corso di formazione Chiese Aperte, organizzato dall’Associazione Culturale “Meissa”, che prevede seminari settimanali per 10 tirocinanti, che conseguiranno un attestato di partecipazione.
I corsi, a causa dell’emergenza Covid-19, si svolgeranno –aperti al pubblico- su Google Meet: il percorso formativo, avrà come motivo dominante la valorizzazione, tutela, manutenzione dei beni culturali nei luoghi di culto di Gerace.
L’iniziativa, condivisa col progetto di studi e restauro Un’estate tra arte e fede nella Diocesi di Locri-Gerace, giunto già alla quinta edizione e coordinato dal restauratore Giuseppe Mantella, sarà una vera officina culturale con esperti provenienti da tutta Italia e prevede 19 videoconferenze moderate dalla prof.ssa Maria Saveria Ruga dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.
Ad inaugurare l’avvio dei lavori, anche il Vescovo della Diocesi di Locri Gerace, Ser Monsignor Francesco Oliva, che si è congratulato con l’Associazione Meissa per l’impegno profuso nella realizzazione di questo progetto. I partecipanti al progetto Arte e Fede si occuperanno di tre classi di materiali da restaurare del patrimonio diocesano come il simulacro lapideo della Madonna di Polsi, i paramenti Sacri della diocesi di Locri Gerace e ancora le pergamene del capitolo della Basilica di Gerace: conservando, catalogando e digitalizzando il materiale non ancora consultabile, si contribuirà non poco a illuminare sempre più il patrimonio culturale ecclesiastico. Tra gli ospiti nell’ambito dello studio delle pergamene: Ottavio Bucarelli , pro-direttore Dipartimento dei Beni Culturali della Chiesa della ChiesaPontificia Università Gregoriana, gli Archivisti di Stato Maria Chiara Cozzi e Pasquale Orsini del Mibact il 31 luglio; Maestro direttore Titolare della “Venerabile Cappella Musicale Liberiana”Maurizio Scarfò e l’esperto di miniature Sante Guido
Professore presso le Università di Trento e Pontificia Università Gregoriana; la prof. Valentina Venuti del Dipartimento di Scienze matematiche e informatiche, scienze fisiche e scienze della terra Unimee la restauratrice Martina Marconi.Si passerà poi all’approfondimento, il 4 agosto, sui paramenti sacri nella Cattedrale di Gerace e sui manufatti tessili, illustrato dall’architetto Oreste Sergi Pirrò, dottore di Ricerca in Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali e la restauratrice Barbara Santoro.
Il 5 agosto interverranno, invece, Vincenzo D’Agostino, storico della Diocesi di Locri – Gerace che illustrerà la storia del Santuario di Polsi; il prof. D’Amico del Dipartimento di Geoscienze a Malta suggerirà metodi virtuali per la conservazione e fruizione del patrimonio culturale, il biologo La Russa ci guiderà nell’ambito della diagnostica e restauro. L’arch. Salvatore Amaddeo, funzionario per la Calabria Mibact,il 7 agosto approfondirà il tema della tutela dei beni culturali. L’8 agosto Giacomo Maria Oliva, direttore Museo Diocesano di Gerace, e l’arch. Giorgio Metastasio ci parleranno dei beni culturali ecclesiastici della Diocesi.
Non solo workshop. Domenica 9 agosto, infatti, si potrà partecipare su prenotazione, presso i luoghi oggetto di studio, alla visita guidata a cura di Tommaso Misiano, guida Turistica Calabria. Il giorno seguente avremo gli interventi di due esperti di restauro lapideo il restauratore Sante Guido e Guy Devreux, responsabile Laboratorio Restauro Marmi e Calchi ai Musei Vaticani.
Seguiranno, poi, aperture straordinarie, a cura dei volontari aderenti al progetto, domenica 16 – 23 -30 agosto 2020 delle chiese Addolorata, Sacro Cuore, Sant’Anna e San Michele in latinis e del Cantiere Aperto di Arte e Fede, presso la Cittadella Vescovile di Gerace.
Un progetto ambizioso, organizzato in tempi record dall’associazione Meissa, -guidata dal presidente Luana Surace- che come la stella “testa” di Orione da cui porta il nome, si propone di illuminare il cammino di chi con impegno, vuole valorizzare cultura e tradizioni. La speranza collettiva è quella l’Associazione calabrese finanziata dall’8 per mille alla Chiesa Cattolica, coadiuvato da “Arte e Fede”, possa essere una stella polare nella promozione del patrimonio della Diocesi di Locri – Gerace e della Calabria intera. Una luce che non dura solo un’estate, ma che duri perennemente.
Per partecipare al convegno basta scaricare Google Meet, seguire la pagina Facebook “Un’estate tra Arte e Fede nella Diocesi di Locri – Gerace” e “Associazione Culturale Meissa”, cliccando sui link delle conferenze desiderate. (rrc)
Oggi pomeriggio, a Gerace, alle 17.30, nella sala riunioni del Museo Civico “Salvatore Gemelli”, la tavola rotonda Riorganizzazione socio economica: proposte delle associazioni alle sfide del Covid-19.
L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Città di Gerace in collaborazione con il Comune di Gerace e l’Associazione Nazionale di Azione Sociale per fare il punto sullo stato di salute delle associazioni di volontariato, attive e provvidenziali durante l’emergenza sanitaria ancora in corso ed avanzare proposte.
Partecipano il vicepresidente della Giunta Regionale Nino Spirlì, assessore con delega alla Cultura, Legalità, Commercio e Associazioni, il sindaco di Gerace, Giuseppe Pezzimenti, Loredana Panetta, dirigente del Settore Amministrativo del Comune di Gerace, la dirigente sociologa dipartimento salute mentale Asp n.5 Cesira Gemelli, la presidente della Fidapa di Roccella Jonica Barbara Franco e altre Associazioni del territorio.
Conclude e raccoglierà le istanze delle associazioni presenti Tilde Minasi, consigliere della Regione Calabria e capogruppo consiliare di maggioranza con grande esperienza nel Terzo Settore e Pari Opportunità. Coordina Anselmo Scaramuzzino, presidente della Fondazione Città di Gerace. (rrc)
Il ritorno delle Giornate Fai all’Aperto segna, sicuramente, un nuovo inizio, o, meglio, una ripartenza di tutte le iniziative culturali e ambientali che, in Italia, sono state bloccate fino a qualche settimana fa. E le due Giornate, in programma questo weekend, arrivano come una ventata d’aria fresca che per troppo tempo era mancata, invitando a riscoprire quei parchi, giardini, riserve naturali e monumenti che rappresentano la parte più affascinante e, a volte, poco conosciuta dell’Italia. Oggi e domani si può dunque tornare a godere delle meraviglie che ci circondano, soprattutto per far scoprire ai bambini itinerari di grande suggestione che insegnano ad amare e preservare l’ambiente. Nove gli appuntamenti calabresi che il Fai propone di non mancare.
Una due giorni speciale, dunque, che ha già registrato il tutto esaurito, promossa dal Fondo Ambiente Italiano – con il patrocinio del Mibact e di tutte le Regioni e le Province Autonome – incentrata sul rapporto tra Cultura e Natura che si può approfondire visitando gli oltre 200 luoghi in più di 150 località in Italia perché «tornare a visitare i luoghi straordinari del nostro Paese significa tornare a valorizzarli e a proteggerli» si legge in una nota del Fai.
Il Monastero di Sant’Elia Vecchio
Di luoghi straordinari di cui, d’altronde, è ricca la Calabria, queste Giornate Fai, indicano nove i luoghi incantevoli. A cominciare da Curinga, ad esempio, dove c’è il Platano di Vrisi, un albero millenario alto 20 metri con tronco di 18 metri di circonferenza. Su un lato è situata un’apertura, alta più di 3 metri, da cui si accede alla cavità del tronco. Le radici, alcune delle quali visibili, si piantano nel terreno come le dita delle mani e i rami, spogli in inverno, sembrano delle lunghe braccia. Antiche leggende raccontano che fu piantato dai monaci del vicino Monastero di Sant’Elia vecchio, dove si conservano i resti del “Sancta Sanctorum”. Il Monastero, infatti, è un vano a pianta quadrata chiuso da una cupola in buono stato di conservazione; la navata e l’antico cenobio. Il monastero, prima Basiliano, passò ai Carmelitani nel 1632, si configura come un unicum per i resti della chiesa munita di una notevole abside sormontata da una cupola in pietra, con evidenti richiami all’architettura armena.
Da Curinga si passa a Lamezia Terme dove c’è l’Abbazia di Sant’Eufemia Vetere, fondata da Roberto il Guiscardo nell’ XI secolo nell’area di un precedente monastero bizantino.
Si conservano i resti della chiesa e dell’area del chiostro dove furono ritrovate le monete con la raffigurazione delle vicine Terme di Caronte, luogo dove, nel 1056, il condottiero Roberto il Guiscardo si fermò, insieme ai suoi uomini, per risollevarsi dalle fatiche di una battaglia. Sempre a Lamezia, si possono visitare le Terme di Caronte, da cui sgorgano le acque salutari che hanno, con l’efficacia delle loro proprietà terapeutiche, curato Bruzi, Greci, Romani, e Normanni.
Villa di Palazzo Barracco a Santa Severina (KR)
A Corigliano Rossano, c’è il Complesso monastico basiliano di Santa Maria delPatire.Un vero gioiello dell’arte bizantina e basiliana, collocato a 602 metri d’altitudine in una posizione strategica e di grande fascino, tra castagni secolari e boschi dell’ultimo lembo della Sila Greca, da cui si apre uno spettacolare panorama sul mar Ionio e la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli (San Giuseppe) a Castrovillari. Il titolo originario di questa chiesa era quello di S. Maria di Costantinopoli e prendeva il nome da un affresco raffigurante questa tipologia di Madonna che ancora vi si può osservare, anche se rovinato da molte ridipinture. Il nuovo nome comparve nel secolo scorso, allorché la confraternita di San Giuseppe spostò la sua sede da una cappella che era affiancata alla Madonna del Castello a questa chiesa. E ancora, a Santa Severina (KR), la Villa di Palazzo Barracco, disposta a terrazzo su sei piani paralleli intersecati da gradinate.L’elemento più caratteristico del giardino sono i numerosi alberi di pinus pinea che raggiungono anche i trenta metri di altezza con circonferenze che superano anche i duecentocinquanta centimetri.
A Gerace (RC), imperdibile Un percorso di fede e di speranza, per scoprire la storia del Monumento ai cinque Martiri di Gerace – inaugurato il 7 giugno del 1931 e sito nella splendida pineta naturale – per ricordare la fucilazione avvenuta il 2 ottobre 1847 dei cinque rivoluzionari. Si proseguirà poi verso la seicentesca Fontana della Piana: fontana con l’acquedotto ad arcate annesso; e al Santuario della Madonna di Prestarona a Canolo. La chiesa semplice, un tempo munita di dipinti e di preziosi suppellettili, è dedicata alla Madonna della Pace: il titolo “di Prestarona” deriva dal greco e letteralmente significa delle colombe, quindi la Madonna delle colombe (dal momento che la colomba ha sempre simboleggiato la pace.)
A Vibo Valentia il Tempio nella località Cofino, che si trova nella parte più alta della città, vicino al Castello. Il grande tempio, scoperto nel 1921 da Paolo Orsi, era dedicato a Kore-Persefone e in seguito anche alla madre Demetra, sorella di Zeus e madre della terra, dea del grano e dell’agricoltura, artefice del ciclo delle stagioni.
Infine, tra i Beni del Fai, ci sono i Giganti della Sila a Spezzano della Sila (CS), 5 ettari della storica “silva” silana dove giganteggiano 60 esemplari di pino laricio alti fino a 45 m, con tronchi larghi fino a 2 m e un’età media di 350 anni.
Per l’occasione, sono in programma visite in compagnia di ornitologi che, nel primo e nell’ultimo turno di visita, proporranno l’osservazione e l’ascolto dell’avifauna presente nell’area, mentre naturalisti botanici ed etnobotanici, nei turni di visita intermedi, condurranno alla scoperta dei più significativi aspetti non solo degli ultracentenari monumentali pini larici, ma anche di tutte le altre piante esistenti nella riserva. (ams)
In copertina, il millenario Platano di Vrisi, a Curinga
La grande partecipazione che ha contraddistinto ieri sera a Roma la presentazione alla Feltrinelli Red del bel libro di Francesco Maria Spanò e la seconda parte dell’incontro La Calabria che risorge promosso dall’avv. rosarnese Giacomo Saccomanno, rivela due cose importanti: la prima che, nonostante la minaccia del coronavirus, la gente si muove e partecipa se gli incontri sono di grande interesse, la seconda che la comunità di calabresi a Roma è viva e si mostra particolarmente attenta a ogni iniziativa che ha a che fare con la propria terra. È un segnale che occorre incrementare le occasioni di incontro e di scambio nella comunità romana dei calabresi (Roma è la più grande città della Calabria: ne conta oltre 500mila), facendo della cultura il punto chiave della rinascita e della crescita.
La presentazione del libro “Gerace” alla Feltrinelli Red di Roma
Del libro di Francesco Maria Spanò (leggere la recensione di Calabria.Live) non si può parlare che bene perché soprattutto riesce a suscitare un’onda emotiva straordinaria, tra orgoglio di appartenenza e la suggestione di una terra che è lontana solo fisicamente ma sempre presente nel cuore. Gerace rappresenta il simbolo della cultura della Calabria, è un punto cruciale di attrazione di una terra che, peraltro, ha generato figli non ingrati, sparsi per il mondo ad occupare posti di rilievo in tutti i campi, ma sempre con la Calabria nel cuore. Riempie d’orgoglio sapere che nelle istituzioni, nella cultura, nella comunicazione, nell’imprenditoria, molti vertici sono coperti da gente di Calabria. Spanò ha colto, in un percorso di ricerca interiore, i sentimenti non solo di chi a Gerace c’è nato ma anche di chi è innamorato di Gerace. E qui ha giocato facile: come si fa a non amarla? La testimone principale della serata alla Red è stata la giornalista Anna La Rosa, già direttore Rai di Telecamere, che – manco a dirlo – di Gerace è un’altra figlia “nobile”: il suo intervento è stato quello appassionato d’una figlia che non finirà mai di dire grazie alla madre, di chi è orgogliosamente legato alle proprie origini. Una sala strapiena, con la presentazione di Fulvio Giardina, presidente del Ordine degli Psicologi, e un affettuoso ricordo di Gerace regalato dall’ex presidente della Regione Pino Nisticò.
Francesco Spanò Francesco Spanò con amici e lettori alla Feltrinelli Red di Roma
Altra sala stracolma quella dell’Associazione Amici di San Francesco, diretta con crescente passione da Vincenzo Cortese, che ha ospitato la seconda serata dell’incontro La Calabria che risorge. Applauditi gli interventi di Alessandro Tortorella, presidente del Rotary E-Club Roma, di Gemma Gesualdi, presidente dell’associazione Brutium, di Antonella Freno, presidente dell’associazione Italide, di Laura Borgese, segretaria della Fondazione La Casa di Giacomo e del presidente del Tribunale delle Imprese Tommaso Marvasi. Quest’ultimo ha raccolto una grande attenzione, grazie anche alle pertinenti domande della giornalista Rai Vittoriana Abate che ha moderato il dibattito. La serata ha visto, in conclusone, la distribuzione di premi e riconoscimenti a chi si spende per il bene della Calabria. Un’iniziativa, questa dell’avv. Saccomanno, che punta a riunire le “belle teste” dei calabresi che contano a Roma per metterle al servizio della Calabria: con intelligenza, passione e lo struggente amore che tutti i calabresi hanno per la propria terra. (rrm)
di SANTO STRATI – La Calabria che risorge. A volte basta uno slogan per prendere coscienza e spingere a fare rete, quella che il filo invisibile che lega tutti i calabresi potrà portare a una rinascita oggi più che mai irrinunciabile. Lo slogan è partito da Roma dal felice incontro dell’avvocato rosarnese Giacomo Saccomanno e Vincenzo Cortese, presidente di un circolo di calabresi nel cuore di Prati, a Roma, dedicato, manco a dirlo, a San Francesco di Paola. Tra i due dev’essere scoccata una scintilla e nello spazio di via Cassiodoro hanno inventato una due giorni su La Calabria che risorge, con la partecipazione di personalità, autori, scrittori, giornalisti, politici, dirigenti scolastici, imprenditori, con una comune idea: dalla crisi si rinasce, anzi si risorge. Ma solo i calabresi, se messi insieme, potranno dar vita a questo miracolo se lo vogliamo chiamare così, quando non sarebeb altro che il risultato di un’intelligente sinergia tra le teste pensanti che hanno a cuore questa terra.
In questo terribile momento di angoscia a causa del nemico invisibile che si chiama coronavirus, gli italiani sono più che mai disorientati. Il Nord, l’opulento e altezzoso Nord, scopre la debolezza e si spaventa dell’ignoto, complice anche una sbagliata comunicazione che fa apparire l’Italia come una terra di “appestati”. I meridionali no, e soprattutto i calabresi: non si spaventano e non arretrano, sanno benissimo cosa significa crisi, ne hanno affrontate talmente tante che sono quasi immunizzati. E sanno reagire.
È per questo motivo che Saccomanno incita ad approfittare del momento e riconquistare spazi che nessuno, prima, era disposto a concedere. E l’appello viene colto da un imprenditore del Sud, Mario Romano, illuminato industriale grafico di Tropea, che ha una avviatissima azienda che si affaccia sul mare, con uno stabilimento bellissimo che fa venir voglia di non smettere di lavorarci dentro. Romano, che ha puntato tutto sulla qualità, con la testardaggine tipica dei calabresi, ha vinto la sfida ed è diventato persino fornitore del Poligrafico dello Stato: «Non so più quante battaglie perse con la burocrazia regionale, quante difficoltà e quante volte mi ha sfiorato la tentazione di mollare, e invece ho tenuto duro, tenendo a mente che quando c’è la crisi è il momento buono per investire e affermarsi, farsi conoscere, farsi apprezzare. È quello che devono fare gli imprenditori calabresi – dice Romano – che sono i soli che possono fare la fortuna della propria terra».
«Non servono – gli fa eco l’avvocato Saccomanno, già apprezzato sindaco di Rosarno in anni passati – gli imprenditori-avvoltoi che vengono a rapinare risorse e scomparire, a cui non interessa nulla della Calabria. Solo i calabresi salveranno la Calabria, ricordiamocelo quando viene lo sconforto e tutto sembra ormai perduto. Guardiamo al Piano per il Sud: il Governo dice che ci sono le risorse finanziarie, ma è un libro con le pagine bianche: dobbiamo scriverle noi quelle pagine, cogliere l’opportunità che ci viene offerta. 100 miliardi in dieci anni significano un mare di posti di lavoro, investimenti, nuova occupazione, ricchezza per le nostre genti. Smettiamo di rimandare indietro – come è stato fatto per troppo tempo – le risorse comunitarie: quanti miliardi inutilizzati e restituiti. Pazzesco solo a pensarlo. E allora – dice Saccomanno – facciamo rete tra tutti i calabresi, imprenditori, uomini di cultura, politici e giovani leve. Creiamo le condizioni per poter seminare e raccogliere, impegniamoci a sfruttare le nostre forze, valorizzare le nostre risorse, credere nelle nostre capacità e competenze. Dovunque, in qualunque campo, ci sono calabresi che si fanno onore e che hanno conquistato posizioni di assoluto rilievo nelle istituzioni, nel lavoro e nell’impresa, nel sociale, nella cultura: questo significa una sola cosa, che in Calabria nascono delle eccellenze naturali che, poi, purtroppo, andranno a fare la fortuna di tanti Paesi esteri o di molte regioni del Nord». Quelle che spingono – è il caso di aggiungere – per l’autonomia differenziata e vorrebbero continuare a scippare il Sud: 61 miliardi l’anno strappati dal ricco Settentrione al desolato Mezzogiorno, ma le cose stanno per cambiare.
La riserva del 34% degli investimenti a favore del Mezzogiorno è diventata legge, ce ne vorrà un’altra per abrogare questa norma di equità, ma non c’è né il tempo né la voglia di difendere l’indifendibile neanche dai più risoluti oppositori del Sud. E allora ha ragione Saccomanno, ha ragione Pino Nisticò, ex presidente della Regione, che hanno in mente di tessere una rete di opportunità che faccia della Calabria la California d’Europa. Nisticò punta sull’innovazione tecnologia e la capacità che sono in grado di esprimere le università calabresi, autentiche fucine di competenze, soprattutto in campo tecnologico. A Cosenza c’è un laboratorio di intelligenza artificiale, creato e diretto da colui che oggi è il Rettore di Arcavacata Nicola Leone, che il mondo intero ci invidia. A Reggio sperimentano tecnologie antisismiche che affascinano persino i giapponesi. E a Catanzaro si studiano soluzioni nel campo della ricerca scientifica che attirano continuamente l’attenzione di prestigiosi atenei stranieri.
Cosa significa tutto ciò? Che c’è un potenziale immenso di risorse umane in Calabria, cui si affiancano storia, miti, personaggi e bellezze naturali, tesori archeologici inestimabili, clima e paesaggi di sogno: quello che serve per ripristinare l’onore smarrito, per ridare la giusta reputazione a un popolo instancabile e operoso, che non s’arrende e non s’offende, neanche di fronte alle provocazioni più bieche ma reagisce mostrando capacità, competenza e, soprattutto, cultura. Un popolo in grado di attrarre turismo con la sua infinita storia di cultura, il suo mare, i suoi monti, i suoi santi, la sua cucina.
Calabria.Live – scusate l’autocitazione, lo ripetiamo dal primo giorno che siamo apparsi sulla rete – sostiene che la cultura è il vero antidoto contro il malaffare, la ‘ndrangheta, la mafia. È l’unico strumento che può sottrarre i giovani dalle inevitabili tentazioni dell’illegalità, più forti quando c’è degrado e assenza di futuro. Se mancano le prospettive, quale futuro possono immaginare i giovani calabresi? Facile cadere preda delle suggestioni del malaffare, soprattutto se c’è mancanza d’istruzione e sottosviluppo culturale. In poche parole se manca l’abitudine alla conoscenza mediata dalla cultura che libri, persone, la millenaria civiltà magnogreca, riescono a infondere. Se c’è cultura, c’è sviluppo: non è una frase ad effetto, è un imperativo categorico di cui il neopresidente Jole Santelli dovrà fare tesoro. Legalità, cultura e sviluppo, non parole vuote ma l’impegno che i calabresi si attendono. E con essi la costruzione di una reputazione che la nostra storia millenaria rende tutto sommato non difficile come impresa. La cultura è il collante per il turismo: ne abbiamo in quantità industriale, a cominciare dai Bronzi e dai musei, dalle chiese, per finire alle storie dei borghi che hanno un racconto infinito che non smette mai di affascinare e incantare i calabresi, figuriamoci i forestieri.
Gigi Miseferi, Mario Romano, Mariarosaria Russo e Giacomo Saccomanno al Centro Culturale San Francesco di Paola di via Cassiodoro a Roma
La dimostrazione di come la cultura susciti emozione e voglia di riscatto viene da serate come quella di ieri sera a Roma, che ha visto personalità del mondo culturale a parlare di Calabria. Francesco Maria Spanò, autore di un fortunato e bel libro dedicato al suo paese natìo, Gerace, ha raccontato, sulla suggestione di un viaggio dell’anima, una storia della Calabria che ha avvinto i presenti, segnata dall’ideale collegamento tra Jonio e Tirreno, tra i greci della Locride e quelli di Medma, la Rosarno magnogreca e poi romana. Tracciando un percorso, magari solo immaginario, che coinvolge e fa palpitare l’ascoltare, ancor più se non calabrese. Occorre far conoscere “questa” Calabria che odora di gelsomini della Locride e bergamotto di Reggio, dove profumano anche rovine e ruderi fascinosi quanto inestimabili, che pochi individuano solo come la casa madre di un ignobile franchising di ‘ndrangheta. Un’immagine terribile che i media continuano a mutuare, mentre i tantissimi calabresi perbene tentano di annullare e far sparire con il loro senso del dovere e l’alto senso di legalità che contraddistingue un popolo generoso e accogliente.
Serve far conoscere a tutti il fascino di una civiltà che ha insegnato quasi tutto all’Occidente. Come ha fatto, in maniera brillante e senza astruse descrizioni, l’archeologa Mariangela Preta, che ha raccontato il tesoro di Medma (Rosarno) scoperto agli inizi del secolo scorso da Paolo Orsi e riscoperto da pochi anni grazie all’impegno, alla puntuta testardaggine – tutta calabrese – di Saccomanno e altri amministratori locali che hanno voluto ricominciare a scavare. Quante pinax di Medma-Rosarno sono sparse nei musei di mezzo mondo? Lo racconta assai bene Giuseppe Lacquaniti, giornalista e scrittore, autore di una monumentale Storia di Rosarno che rivela una straordinaria e millenaria epopea di conquiste e di sconfitte (non ultima quella del sisma del 1783 che rase al suolo gran parte della Piana). Un incontro aperto dall’avv. Domenico Naccari e mediato dalla preside Mariarosaria Russo, instancabile promoter di legalità, che si ripeterà stasera con altri personaggi di spessore, tra cui don Antonio Tarzia e Gemma Gesualdi, con moderatrice la giornalista Vittoriana Abate e le conclusioni affidate di nuovo a Giacomo Saccomanno.
Sono queste le storie che bisogna far ascoltare, che bisogna far circolare, che occorre veicolare per costruire (non ricostruire) la vera faccia della Calabria. Per restituire l’onore (sottratto dalla ‘ndrangheta) ai calabresi. Che sono, ricordiamolo, una magnifica realtà perché – come ha ripetuto l’attore Gigi Miseferi in un applauditissimo intermezzo semiserio, citando Leonida Repaci – «calabrese non è espressione geografica, significa categoria morale». (s)
Domani pomeriggio, a Gerace, alle 16.30, al Museo Civico, la conferenza sui Palmenti della locride e i vitigni autoctoni di Gerace.
Lo scopo dell’incontro è quello di evidenziare le potenzialità inespresse del territorio della locride dal punto di vista vinicolo che, nell’antichità classica e nel Tardo Antico, produsse ottimi vini per l’esportazione.
Testimoni di questi periodi fortunati, i palmenti, i vitigni e le vestigia delle ville romane, tra cui la Villa di Palazzi di Casignana ed il Naniglio di Gioiosa Jonica.
Ad arricchire l’evento, la proiezione, in anteprima, del video I Palmenti della Locride di Antonio Renda e Orlando Sculli. (rrc)
Due pietre d’inciampo in due luoghi diversi, ma che hanno un grande significato. È così che Gerace ha voluto ricordare Paolo Frascà, martire delle Ardeatine, nato a Gerace nel 1898 e trucidato a Roma il 24 marzo del 1944.
La prima pietra è stata collocata a Siderno, proprio davanti all’Istituto Comprensivo “Bello-Pedullà”, con una cerimonia che ha visto l’esibizione degli studenti delle classi di musica; la seconda a Gerace, davanti alla casa natale di Paolo Frascà, il cuo taglio del nastro è stato affidato al sindaco e a Carla e a Federica, nipoti di Frascà.
Le pietre, realizzate per l’occasione da Domenico Reale, sono nate su una idea dell’artista tedesco Gunter Demnig, per conservare la memoria delle vittime del nazifascimo. (rrc)
Domani e domenica 29 dicembre, a Gerace, la terza edizione de Il Borgo incantato – Festival Internazionale di Arte di Strada – Winter Edition, organizzato dall’Amministrazione Comunale con il patrocinio della Regione Calabria.
Dalle 20.00, infatti, il borgo di Gerace sarà animato da musica, luci, magia, acrobazie, performance di artisti e degustazione di prodotti tipici locali.
«Gerace è pronta ad ospitare questa nuova edizione invernale del Borgo Incantato – ha dichiarato il sindaco di Gerace, Giuseppe Pezzimenti – che è divenuto un evento che attira sempre più persone nella nostra città, e che accoglieremo con artisti di primo piano e con la possibilità di poter gustare i migliori prodotti della nostra cucina tradizionale».
«Un ringraziamento particolare – ha proseguito il sindaco Pezzimenti – lo rivolgo a tutti i dipendenti comunali per il grande lavoro che quotidianamente stanno facendo per migliorare sempre più questa manifestazione e gli altri importanti eventi che Gerace ospita, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto tecnico-logistico e amministrativo, per i quali ringraziamo il geometra Giuseppe Garreffa, il geometra Domenico Romeo, tra l’altro anche responsabile della sicurezza, per il loro costante impegno».
Il 28 dicembre si comincia con la Compagnia itinerante Takabum, seguiti dagli Zastava Balkan Orkestar, gli Spirit of New Orleans con il loro spettacolo dal titolo When the Saints go marching.
Saranno presenti anche Quinto e Martina Italiano con lo spettacolo Sintonia in Equilibrio, mentre la La Compagnia dei Folli proporrà lo spettacolo “Fuoco, che si compone di danze aeree e atmosfere incantate che si fondono, illuminano la notte e trasformando in un magico sogno pronto a far emozionare il pubblico.
Il 29 dicembre si aggiunge la musica della Compagnia Corona Events con il Christmas Show. Gran finale in Piazza del Tocco. (rrc)
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