De Nardo (Fimmg Cz): Insensata la decisione di far stampare green pass ai medici di famiglia

Gennaro De Nardo, segretario generale della Fimmg Catanzaro, ha criticato duramente la decisione del Governo «di riversare sui medici di medicina generale l’onere di stampare copie cartacee dei “green pass” Covid».

«Tale insensata decisione – ha precisato – non solo limiterebbe l’attività professionale dei medici di medicina generale, rivolta sia alla gestione del virus che alla presa in carico delle diverse cronicità, ma andrebbe a ledere e mortificare la loro dignità professionale. Le mansioni che prevedono la stampa delle copie cartacee dei green pass sono esclusivamente di natura impiegatizia, e non possono essere demandate al medico di medicina generale. E tale scelta scellerata cade proprio in un periodo in cui per la medicina generale i carichi di lavoro sono aumentati notevolmente, grazie alla disponibilità di qualificati professionisti che non lesinano energie e tempo per fronteggiare l’emergenza pandemica». 

«Pertanto – ha puntualizzato il dott. De Nardo – rimaniamo basiti di fronte a tali inopinate decisioni che attestano una palese carenza conoscitiva da parte degli organi decisionali, governo e funzionari, delle funzioni principali che la medicina generale è chiamata ad assolvere».

«Per tali ragioni, in sintonia con la segreteria nazionale, siamo pronti – ha concluso il segretario provinciale della Fimmg Catanzaro – ad intraprendere azioni volte a tutelare i nostri assistiti e la professionalità dei medici di medicina generale». (rcz)

Vono (IV): Elettrificazione linea ferroviaria jonica sarà completata entro il 2023

La senatrice di Italia VivaSilvia Vono, ha reso noto che l’elettrificazione della linea ferroviaria jonica sarà completata entro il 2023.

«L’attenzione costante per il territorio – ha detto Vono — al di là delle promesse, garantisce valore alle nostre azioni. Ne è la prova la nomina da parte del governo di un Commissario per lo sblocco dell’elettrificazione della linea ferroviaria Jonica, frutto di un incessante lavoro di istanze e sollecitazioni dirette al ministro Enrico Giovannini durante le tante sedute delle Commissioni Lavori pubblici del Senato di cui sono vicepresidente».

La linea ferroviaria jonica, insieme a quella Trasversale delle Serre, rientrano tra le 44 opere che il Governo vuole sbloccare, per oltre 13 miliardi di euro, è stata inviata alle Camere per acquisire il parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti. Per accelerare la realizzazione di questa seconda tranche di opere è prevista la nomina di 13 commissari straordinari.

Lo schema di provvedimento, predisposto dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili in attuazione della cosiddetta legge ‘sblocca-cantieri’ del 2019, segue la prima lista di 57 opere commissariate ad aprile scorso per un valore di 83 miliardi di euro e per le quali sono già online i rispettivi cronoprogrammi. Se il Parlamento esprimesse parere favorevole, diventerebbero 101 le opere commissariate, per un valore complessivo di 95,9 miliardi di euro, di cui 28,7 miliardi al Nord (30%), 27,2 miliardi al Centro (28%) e 40 miliardi al Sud (42%).

«Tenendo conto di criteri condivisi con le Commissioni parlamentari e con diverse istituzioni – si legge in una nota del Ministero – nell’istruttoria per l’individuazione delle ulteriori opere da commissariare sono state considerate prioritariamente quelle inserite in documenti di pianificazione strategica, in avanzato stato di progettazione, con un quadro finanziario definito e la cui realizzazione determina significativi impatti positivi dal punto di vista socioeconomico».

Previsti, dunque, 18 interventi sulla rete stradale,15 infrastrutture ferroviarie, 2 opere di trasporto rapido di massa per migliorare la mobilità urbana a Roma e Catania e 9 per presidi di pubblica sicurezza e, per quanto riguarda la ripartizione territoriale, 15 sono al Nord (per 7,1 miliardi di euro), 16 al Centro (2,4 miliardi di euro) e 13 al Sud (3,7 miliardi di euro).

«Con questa seconda lista che sottoponiamo all’attenzione del Parlamento, manteniamo l’impegno di avviare al più presto la realizzazione di opere ferme da tempo» ha detto il ministro Giovannini.

«Con questo secondo elenco presentato al Parlamento – ha spiegato ancora Giovannini – manteniamo l’impegno di velocizzare la realizzazione di opere attese da anni e di creare un sistema di verifica sullo stato di attuazione tramite la pubblicazione sul sito del Ministero dei relativi cronoprogrammi e degli stati di avanzamento. I Commissari, figure di alta professionalità tecnica e amministrativa e già attive in strutture pubbliche, potranno attivare procedure accelerate e semplificate, anche in deroga al codice degli appalti, ma nel rispetto delle regole a tutela dell’ambiente e del paesaggio».

«I Commissari – ha evidenziato il ministro – potranno contare sul supporto dell’unità di contatto creata presso il Ministero. Parallelamente, con il nuovo decreto sulle semplificazioni – ha aggiunto il Ministro – abbiamo aperto una nuova pagina velocizzando e ‘reingegnerizzando’ i processi autorizzativi e attuativi per realizzare le opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non solo. In futuro – ha concluso il Ministro Giovannini – il ricorso ai commissariamenti dovrà essere un evento eccezionale, perché le nuove procedure dovrebbero permettere di realizzare le opere nei tempi previsti».

Il potenziamento del collegamento  Lamezia Terme – Catanzaro Lido, nella dorsale jonica, prevede il potenziamento infrastrutturale ed elettrificazione Lamezia-Catanzaro Lido Fase funzionale 1 – Potenziamento Lamezia Terme – Catanzaro Lido Fase funzionale 2 – Elettrificazione Lamezia Terme – Catanzaro Lido Elettrificazione Linea Jonica Fase funzionale 1 – Elettrificazione Catanzaro L. – Crotone Fase funzionale 2 – Elettrificazione Crotone – Sibari, per un costo di 315 miliardi. Il commissario straordinario indicato per l’opera è Roberto Pagone, dirigente Rfi.

Per quanto riguarda, invece, la Trasversale delle Serre, l’intervento prevede il completamento del collegamento Tirreno-Jonio e connessione delle aree interne con A2 Mediterranea e SS106 In particolare: – Tronco 2°: Lavori di costruzione della variante alla SS 182 – Lotto unico da Vazzano a Vallelonga – Tronco 5° – Lotto 3°bis – Bretella per Petrizzi – Riappalto a seguito rescissione contrattuale – Tronco 1° Autostrada A3 – Vazzano Lotto 1° Stralcio 1° completamento Superamento del cimitero di Vazzano – Tronco 1° Autostrada A3 – Vazzano Lotto 1° Stralcio 2° completamento Superamento del colle dello Scornari – SS182 Lavori di costruzione del Tronco 5 lotto 4 stralcio 1 e 2 compresa bretella di Satriano e del Tronco 5 lotto 5 dallo svincolo di Gagliato allo svincolo di Soverato, per un costo stimato di 292.483.137,88 miliardi di euro. Commissario straordinario dell’opera, è Eutimio Mucilli, dirigente Anas. (rrm)

 

Basta Vittime sulla Strada 106: Dal Governo nemmeno 1 centesimo per la Statale 106 in Calabria

Il Direttivo dell’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” ha reso noto che, nel secondo Consiglio dei Ministri del Governo Draghi non vi è alcuna traccia relativa ad interventi, finanziamenti o proposte che possano riguardare in qualsiasi modo la strada Statale 106 in Calabria.

«Il Consiglio dei Ministri – si legge in una nota – in merito al tema delle infrastrutture, nella seduta di ieri, attraverso una Delibera CIPESS ha dato parere favorevole, ha autorizzato l’utilizzo delle risorse, già disponibili, per circa 538,42 milioni di euro, rinvenienti da contributi residui su fondi già assegnati al Modulo sperimentale elettromeccanico per la salvaguardia della Laguna e della città di Venezia (Mose), per interventi di completamento del sistema Mose, di compensazione ambientale e paesaggistici, di ripristino, migliorativi e di verifica tecnica di alcune parti dell’opera già completate, nonché delle attività di manutenzione, le attività della prima fase di avviamento e di prosecuzione della salvaguardia della laguna».

«Informative importanti – continua la nota – sono state all’attenzione del Cipe seppure non hanno comportato l’adozione di una delibera sullo stato di avanzamento del quadruplicamento della linea ferroviaria Verona-Fortezza, nell’ambito dell’asse ferroviario Monaco-Verona: accesso sud alla galleria di base del Brennero”, per il quale sono state richieste informative periodiche al Comitato sullo stato di avanzamento dell’opera al fine dell’accelerazione realizzativa; sulla Linea ferroviaria Pescara – Bari: raddoppio della tratta Termoli – Lesina – progetto definitivo del lotto 2 Termoli – Ripalta”; sul progetto definitivo del Collegamento ferroviario con l’aeroporto “Marco Polo” di Venezia, che sarà sottoposto per l’approvazione alla prossima seduta del Comitato».

«Il Direttivo dell’O.D.V. “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” – conclude la nota – continuerà ad informare correttamente e con serietà tutti i cittadini calabresi – come accade ormai da anni – i quali hanno il diritto, oltre la demagogia politica e la propaganda della “politica politicamente”, di conoscere gli atti ufficiali, formali e sostanziali e le scelte del Governo italiano che riguardano la famigerata e tristemente nota “strada della morte” in Calabria ed è per questo motivo che continueremo senza sosta a rendicontare tutte le future sedute dei Consigli dei Ministri affinché tutti, nessuno escluso, possano finalmente avere contezza della verità». (rcz)

Nucera scrive alla Commissione Europea: Sia respinto il Pnrr presentato dal Governo

Respingere il Pnrr presentato dal Governo italiano. È quanto è stato richiesto dal movimento La Calabria che vogliamo, con un documento indirizzato alla Commissione Europea a firma del presidente Giuseppe Nucera.

«Le linee guida stabilite dall’Unione Europea per la ripartizione delle risorse – ha spiegato Nucera – sono stabilite in modo chiaro e perentorio. La spesa pro capite e il tasso di disoccupazione sono gli elementi fondamentali da tenere in considerazione, con una buona parte degli investimenti che deve essere destinato alle regioni più arretrate da un punto di vista socio-economico d’Europa. Per queste ragioni l’Europa ha assegnato all’Italia 209 miliardi del Recovery Fund, di questi il 70% deve essere destinato al Mezzogiorno per il riequilibrio con il nord. Significa che sul piano occupazionale questi fondi devono creare circa 3 milioni di nuovi occupati. Il piano inviato a Bruxelles dal Governo è fuori dagli obiettivi e per queste ragioni lo riteniamo irricevibile da parte dell’Unione Europea».

«La straordinaria ed irripetibile quantità di risorse messe a disposizione del Recovery Fund – ha aggiunto – può e deve essere destinata ed utilizzata al fine precipuo di realizzare, dopo decenni di obiettivi mancati, quella coesione sociale, economica e territoriale che renda finalmente il nostro Paese degno dell’Unità che la storia ha voluto consegnarci. Il Pnrr, secondo le intenzioni dell’Ue, dovrebbe consentire di invertire il trend che, tra il 2008 e il 2018, ha visto scendere la spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno da 21 miliardi a poco piu di 10. Il Piano di rilancio presentato dal Governo italiano alla Commissione Europea prevede per il Sud circa 82 miliardi, cioè il 40% delle risorse territorializzabili. Al Mezzogiorno però, in base ai criteri di ripartizione Ue (popolazione, inverso Pil pro capite, tasso di disoccupazione media degli ultimi 5 anni) spetta circa il 68% dei 209 miliardi destinati all’Italia, invece del 40% assegnato».

«Si tratta – ha proseguito – di un vero e proprio furto che danneggia enormemente il Sud e riduce in maniera drastica le possibilità di rilancio e sviluppo in questa delicata fase storica ricca di problematiche ma anche di opportunità derivanti dalle risorse messe in campo dall’Unione Europea. Pertanto, alla luce di queste considerazioni, abbiamo inviato richiesta ufficiale alla Commissione Europea di respingere il Pnrr  del Governo Draghi, in attesa che lo stesso apporti le dovute modifiche conformemente alle linee di indirizzo che sono alla base dell’ammontare delle risorse destinate all’Italia». 

«Alla nostra stessa richiesta – ha concluso Nucera – si sono uniti numerosi sindaci del Mezzogiorno. Il Recovery Fund rappresenta per il Sud e la Calabria in particolare un’opportunità di rilancio e sviluppo irripetibile. Daremo battaglia in tutte le sedi affinchè i diritti delle regioni meridionali vengano riconosciuti». (rrm)

Coldiretti Calabria: Con Dl sostegni 2 miliardi per agroalimentare e lavoro nei campi

Coldiretti Calabria ha espresso soddisfazione per l’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri guidato dal Premier Mario Draghi, del decreto legge “Sostegni-bis” che stanzia 2 miliardi per l’agroalimentare con importanti misure di sostegno per le imprese agricole.

«Un decreto – ha spiegato Coldiretti Calabria – che riconosce con le misure concrete sostenute dalla Coldiretti il ruolo centrale dell’agricoltura per la crescita del Paese con interventi che vanno dal fisco al lavoro, dall’imprenditoria femminile ai giovani, dal rilancio degli allevamenti agli agriturismi, dai risarcimenti per le gelate».

«Oltre a dare risposte alle imprese che hanno subito pesantemente gli effetti negativi della pandemia – ha commentato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria – il Decreto prevede anche il rafforzamento della tutela economica ed occupazionale delle imprese agricole danneggiate dalle recenti gelate, con il Fondo di solidarietà nazionale incrementato di 105 milioni di euro per il 2021».

L’esigenza di immediati interventi di sostegno è soddisfatta anche dalla previsione dell’esonero del versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per il mese di febbraio 2021, a favore delle imprese delle filiere agricole dei settori agrituristico e vitivinicolo, incluse le imprese produttrici di vino e birra, in considerazione dei gravi effetti negativi legati alla pandemia.

Nel provvedimento si danno risposte concrete alle imprese di allevamento di bovini e suini aumentando per il 2021 le percentuali di compensazione Iva per le cessioni degli animali vivi portandole al 9,5%: tale intervento avrà immediati effetti anche in termini di liquidità disponibile per gli allevatori. Di grande rilievo le disposizioni in tema di agriturismo, soprattutto per l’incremento dell’occupazione, in quanto i lavoratori addetti all’agriturismo vengono considerati lavoratori agricoli anche ai fini di stabilire il rapporto di connessione tra attività agricola ed agrituristica. Importante l’intervento – sostenuto da Coldiretti – a favore dell’imprenditoria agricola femminile in quanto si estendono alle imprese condotte da donne, a prescindere dall’età, le misure agevolate sull’autoimprenditorialità previste solo per i giovani dai 18 ai 40 anni, quali ad esempio i mutui a tasso zero per gli investimenti o un contributo a fondo perduto sempre per gli investimenti.

Significativo l’intervento per l’anticipazione a favore delle imprese agricole dei pagamenti diretti, nell’ambito degli aiuti Pac, in considerazione delle crisi, anche di natura sanitaria e fitosanitaria o determinate da avverse condizioni climatiche, che stanno interessando le imprese agricole. Le difficoltà derivanti dalla mancanza di liquidità da parte delle imprese agricole sono affrontate dal decreto “Sostegni bis” anche tramite l’integrazione del fondo Ismea per la gestione delle garanzie, a titolo gratuito, che l’Istituto eroga a favore delle imprese agricole e della pesca.

«Queste misure – ha detto ancora Aceto – rappresentano una scossa positiva per il settore agricolo con effetti per tutta l’economia e per la difesa della sovranità alimentare del Paese, si riscontra un’attenzione alle istanza degli agricoltori con la consapevolezza che la crescita dell’agroalimentare Made in Italy rappresenta un formidabile motore di sviluppo per il Paese».

«In questo contesto – ha concluso – siamo certi che verrà mantenuto l’obiettivo di reintrodurre una misura importante e positiva per le aziende agricole, ossia la cessione del credito di imposta sugli investimenti relativi alla misura Transizione 4.0». (rrm)

Gli assessori regionali all’Agricoltura: Riparto Fondi Europei, Governo tuteli Meridione da nuovi scippi

«Il Governo decida secondo equità, evitando nuovi scippi che sarebbero deleteri per l’avvenire del motore agricolo dell’Italia». È quanto hanno chiesto gli assessori regionali all’Agricoltura di Calabria, Basilicata, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria (rispettivamente Gianluca GalloFrancesco FanelliNicola CaputoDonato PentassugliaToni Scilla e Roberto Morroni), insistendo sulla necessità – ormai diventata argomento di discussione a livello nazionale – di non mutare in corso d’opera le regole di riparto dei fondi europei per le politiche di sviluppo rurale.

«Qualora ciò si verificasse – hanno spiegato gli assessori – come alcune Regioni del Centro-Nord vorrebbero, in ciò sostenute dal ministero delle Politiche agricole ma con la manifesta avversione del Mef e della Commissione europea, si realizzerebbe uno sfregio istituzionale e politico senza precedenti. Ben lo hanno compreso, a quanto pare, i tanti parlamentari che negli ultimi giorni, stando a quanto riportato dai media, sarebbero stati protagonisti di un aspro confronto col ministro Stefano Patuanelli, che pur di difendere la linea oltranzista sarebbe arrivato a minacciare le dimissioni. Noi non ci auguriamo ciò, ma auspichiamo ovviamente un ripensamento, serio e sereno e soprattutto giusto».

Avanti, dunque, con fermezza, sulla strada del dialogo. «Patuanelli – hanno sottolineato Gallo, Fanelli, Caputo, Pentassuglia, Scilla e Morroni – non faccia il furbo. Non accetteremo mai colpi di mano tesi a cancellare la fase transitoria del biennio 2021-2022: ciò si tradurrebbe in una penalizzazione mortificante per regioni già svantaggiate che, paradossalmente, sarebbero private proprio dei fondi destinati a garantire il riequilibrio strutturale, a tutto vantaggio di zone già di per sé meglio attrezzate».

«Tuttavia, a chi ci ha chiuso porte in faccia – hanno proseguito – confermiamo di essere pronti, oggi come ieri, a un confronto che riparta tenendo in massima considerazione un’analisi globale della totalità dei fondi Pac I e II pilastro, senza trascurare le tematiche legate alla quota di cofinanziamento ed al Regolamento Ue 2020/2220, che ha prorogato per il 2021 ed il 2022 non solo i programmi di sviluppo rurale, ma anche l’attuale regime dei pagamenti del I pilastro della Pac. Inoltre, ribadiamo la disponibilità a ragionare su nuovi meccanismi a partire dal 2023».

Da qui l’appello al Governo Draghi: «L’unità nazionale e i principi di equità e giustizia sociale non devono restare le belle parole di tanti manifesti politici e programmatici: adesso c’è l’occasione di dar loro concretezza. L’esecutivo ascolti le nostre ragioni e tuteli territori che, da soli, rappresentano il 60% delle superfici del Psr. Rinnoviamo la proposta di insediare un tavolo tecnico cui demandare la definizione della questione, entro 60 giorni, con l’individuazione di criteri coerenti allo spirito ed alle finalità del Psr».

«Siamo pronti – hanno concluso gli assessori regionali – a fare la nostra parte e ci auguriamo che altrettanto facciano, apertamente, tutti i parlamentari di ogni estrazione politica che condividono la tesi del buon senso. Non bastano più attestati di stima e solidarietà: servono impegno e responsabilità per raggiungere un obiettivo utile al Paese intero». (rrm)

In copertina, gli assessori regionali nei giorni scorsi a Palazzo Madama

Parentela (M5S): Con 500 milioni contro il dissesto, salvi 200 Comuni calabresi

Il deputato del Movimento 5 StellePaolo Parentela, ha dichiarato che «con un decreto che il Consiglio dei ministri approverà a breve, sarà istituito un fondo di 500 milioni per i Comuni in deficit strutturale e che hanno utilizzato anticipazione di liquidità» salvando, così, «i Comuni italiani a rischio dissesto, tra cui 200 della Calabria».

«Si tratta – ha proseguito il parlamentare del Movimento 5 Stelle – di una questione antica e mal gestita. La scure si sarebbe abbattuta sui Comuni, influendo negativamente sui servizi ai cittadini e decretando, in tantissimi casi, il dissesto economico degli enti, con pesanti conseguenze».

«Ora – ha concluso Parentela – grazie all’impegno del governo, in collaborazione con l’Anci e l’Upi, c’è un contributo dello Stato, che potrà essere molto utile». (rp)

In arrivo per le Scuole 150 milioni del Decreto Sostegni

Sono 150 milioni di euro la somma stanziato dal Governo, grazie al Decreto Sostegni, destinata alle Scuole per l’attuazione del Piano Estate.

Le risorse, dopo il necessario concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sono ora disponibili e, dunque, utilizzabili da parte degli Istituti scolastici, con una media di 18mila euro per scuola. A questo finanziamento si aggiungono le risorse (320 i milioni totali disponibili) dell’Avviso Pon pubblicato lo scorso 27 aprile e in scadenza il prossimo 21 maggio: le scuole stanno presentando in questi giorni le loro candidature. Così come sarà possibile accedere ai fondi, 40 milioni in tutto, messi a disposizione con un Avviso pubblicato oggi nell’ambito delle attività di contrasto delle povertà educative. Prosegue, poi, il lavoro di accompagnamento delle scuole nell’organizzazione delle attività del Piano Estate, che mette a disposizione un totale di 510 milioni. Oggi è stata inviata alle Istituzioni scolastiche la nota ministeriale relativa al finanziamento di 150 milioni in via di erogazione, sostanzialmente una guida all’uso di queste risorse. Nelle prossime settimane saranno organizzati ulteriori specifici incontri per illustrare alle scuole le diverse misure disponibili.

«Siamo al lavoro – ha dichiarato il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi – per costruire un ponte per il nuovo inizio. In queste settimane il mondo della scuola è impegnato per creare spazi e possibilità di potenziamento delle competenze e recupero della socialità di studentesse e studenti. Il Ministero è al fianco del territorio e degli Istituti per promuovere questo nuovo percorso e accompagnare le scuole nel disegnarlo».

I 150 milioni del Dl Sostegni

Si tratta di fondi che sono distribuiti a tutte le Istituzioni scolastiche sulla base del numero di alunni. La nota inviata oggi chiarisce come utilizzare le risorse, che vengono erogate per supportare le comunità scolastiche nella gestione della situazione emergenziale e nello sviluppo di attività pensate per potenziare l’offerta formativa extracurricolare, il potenziamento delle competenze di base, il consolidamento delle discipline, il recupero della socialità, della vita di gruppo delle studentesse e degli studenti anche nel periodo che intercorre tra la fine di questo anno scolastico e il prossimo. Sarà disponibile un help desk.

L’Avviso da 40 milioni per il contrasto delle povertà educative

Quaranta milioni di euro saranno assegnati, poi, sulla base di un Avviso pubblicato oggi sul sito del Ministero: le scuole dovranno manifestare il loro interesse a ricevere i fondi destinati a Istituti del primo e del secondo ciclo di istruzione e ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia) che si trovano in contesti di maggior svantaggio o fragilità nelle competenze e dove si riscontrano più alti tassi di dispersione.
Le istituzioni scolastiche potranno candidarsi esclusivamente attraverso una piattaforma dedicata entro le ore 12.00 del 25 maggio 2021.

I progetti dovranno avere come obiettivo il contrasto della povertà e dell’emergenza educativa, la prevenzione della dispersione scolastica, la riduzione dei divari per garantire pari opportunità. L’Avviso, inoltre, specifica che le proposte progettuali potranno riguardare diversi ambiti di intervento, anche in relazione alle tre diverse fasi del Piano Estate: quella del potenziamento degli apprendimenti (a giugno), quella del recupero della socialità (luglio e agosto), quella dell’accoglienza (settembre, fino all’avvio delle lezioni). Nella prima fase, infatti, si potranno programmare, ad esempio, corsi per il potenziamento delle competenze di base, professionali o tecniche, corsi e laboratori di lingua, iniziative per l’orientamento accademico o professionale. Nella seconda, invece, si potranno prevedere eventi dedicati all’arte, all’ambiente, alla sostenibilità, cineforum, concerti, rappresentazioni teatrali, attività sportive o gite e visite culturali. Nell’ultima, infine, il focus sarà dedicato alla ripartenza dell’anno scolastico, si potranno organizzare quindi giornate di accoglienza, workshop e laboratori di supporto psicologico, sportelli informativi.

Una Commissione dedicata valuterà rapidamente i progetti candidati sulla base di criteri specifici definiti nell’Avviso: il tasso di abbandono registrato nella scuola nel corso dell’anno scolastico, il livello di competenze di base, la difficoltà di accesso o di gestione della progettazione comunitaria, la situazione di svantaggio socio-economico-culturale, la collocazione della scuola in aree interne, il coinvolgimento, nell’ambito della realizzazione delle proposte progettuali, di enti del terzo settore o di imprese sociali. Ogni scuola potrà ottenere un massimo di 40.000 euro, nel caso di istituzioni scolastiche con un numero pari o superiore a 600 alunni frequentanti, e di 30.000 euro con un numero di alunni frequentanti inferiore a 600.

In scadenza il bando da 320 milioni di fondi Pon

A completare lo stanziamento dedicato al Piano Estate 2021, i 320 milioni di fondi Pon, utilizzabili soprattutto nelle aree con maggiori disuguaglianze economiche e sociali. Il termine per la candidatura dei progetti è il prossimo 21 maggio. Le risorse, di cui circa il 70% è destinato alle regioni del Sud, potranno essere spese sino al termine dell’anno scolastico 2021/2022, nella logica di un piano di trasformazione che partirà dall’estate e proseguirà durante il prossimo anno scolastico. Per guidare le scuole nell’organizzazione delle attività e per supportarle nella definizione dei progetti, Il Ministero dell’Istruzione ha organizzato nei giorni scorsi tre webinar dedicati, il principale dei quali è stato messo a disposizione sul canale YouTube del Ministero. (rrm)

La Lega ha presentato esposto alla Procura di Catanzaro per il Sant’Anna Hospital

La Lega ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Catanzaro, e in particolare all’attenzione del Procuratore Nicola Gratteri, in merito alla situazione del Sant’Anna Hospital, chiedendo «di accertare se nelle evidenti condotte omissive assunte dalla triade vi sia la violazione di legge e dei propri doveri di imparzialità, efficienza e trasparenza, con espresso riferimento al mancato riscontro alle richieste di sottoscrizione dei contratti, al possibile abuso d’ufficio e, comunque, alla elusione di provvedimenti giudiziari».

«Si è chiesto, altresì – si legge nella nota – di verificare se vi siano anche stati comportamenti omissivi da parte del Commissario alla Salute e dei Ministri Speranza e Lamorgese in relazione alla possibilità sia di rimozione della Triade che di sostituzione alla stessa

«Appare veramente incomprensibile – prosegeue la nota – l’atteggiamento assunto dalla Commissione Straordinaria dell’ASP di Catanzaro che continua ad omettere di assumere quei provvedimenti indicati dal Commissario alla Salute, Guido Longo, e non adotta le conseguenti statuizioni di cui alle sentenze emesse dal Tar del capoluogo. Una condotta che sembra voglia penalizzare pesantemente una struttura di eccellenza come il S. Anna Hospital che negli ultimi 10 anni ha eseguito oltre 35.000 interventi, salvando innumerevoli vite umane. La Lega, che ha chiesto, anche, l’immediato intervento del Presidente del Consiglio, prof. Mario Draghi, e dei ministri dell’Interno, dott.ssa Luciana Lamorgese, e della Salute, Roberto Speranza.

«Una situazione veramente incomprensibile che, però – viene sottolineato – rischia di portare alla chiusura di una struttura di eccellenza che ha salvato migliaia di vite umane e alla perdita di oltre 300 posti di lavoro. Ancora una volta questi fatti, se non ci sono elementi sconosciuti, dimostrano di come siano fallimentari le nomine di commissari che appaiono inadeguati e completamente staccati dalla realtà dei territori e spesso omettono condotte per paura di poter sbagliare. Ma, se così dovesse essere, ci si chiede perché non si dimettono e lasciano spazio a chi potrebbe dare un vero contributo di crescita e sviluppo alla Calabria».

«Anche in questo caso, però – conclude la nota – appare evidente il danno causato ai calabresi e l’inadeguatezza dei commissariamenti che hanno finora fornito e causato solo rilevanti danni alla comunità calabrese». (rcz)

Il Consiglio comunale di Reggio chiede al Governo il raddoppio delle risorse del Recovery destinate al Sud

Il Consiglio comunale di Reggio Calabria, con voto favorevole di maggioranza e minoranza – e con la sola astensione della consigliera Filomena Iatì – ha approvato la mozione, presentata dall’esponente di S’IntesiMarco Cardia, la richiesta al Governo del raddoppio della quota riservata al Sud dei fondi previsti dal Recovery Fund. Ovvero, di attenersi alle linee guida fissate dell’Europa che indica fra il 66 ed il 68% la percentuale da destinare alle regioni del Mezzogiorno.

Sul punto, il sindaco Giuseppe Falcomatà, intervenuto in aula, ha parlato di «occasione storica». «Il Governo è di fronte alla possibilità di attuare una nuova Unità nazionale», ha detto il primo cittadino sottolineando «la portata epocale di un provvedimento rispetto al quale Palazzo Chigi deve fare ciò che si è fatto in Germania ai tempi della riunificazione dell’Est e dell’Ovest del Paese».

«Chi ha ascoltato l’intervento del Primo ministro Mario Draghi – ha aggiunto  – avrà notato come abbia detto che c’è la possibilità, in corso di esecuzione della programmazione del Recovery Fund, di correggere il tiro lì dove si sono fatti degli errori. Non c’è, dunque, un’enunciazione di principio. C’è da stare sul pezzo. È vero che il Piano è stato approvato dal Consiglio dei ministri, dal Parlamento ed è stato inviato a Bruxelles, ma ci sono i margini per modificare le percentuali delle risorse da distribuire sui territori. In questo momento, quindi, dobbiamo mantenere la lucidità ed essere concentrati sulle sfide dei prossimi mesi».

«È stata, più volte, ribadita la straordinarietà del Piano – ha continuato Falcomatà – tanto che, probabilmente, “Recovery” credo sia il termine meno appropriato per definirlo. Perché da un lato si ripara, ma dall’altro non è un qualcosa che guarda al passato. Dobbiamo avere la piena consapevolezza di quanto queste risorse siano uno sguardo sul futuro, di un cambiamento che, quasi certamente, non vedremo neanche noi come amministratori perché hanno ricadute ed un impatto sull’economia di un Paese in un arco temporale di circa dieci anni. Dopo tanto tempo, quindi, il Governo deve avere l’ambizione di unire il Paese che non è affatto un’utopia. E’, piuttosto, una scelta politica e strategica. Porre oggi l’attenzione sulle percentuali delle risorse da trasferire, non significa non volersi accontentare, ma avere la consapevolezza che una loro giusta ed equa distribuzione può davvero congiungere l’Italia perché in politica, in economia, nella vita non esistono situazioni insuperabili. Non possiamo pensare che il gap fra Nord e Sud sia una questione antropologica e questo è un altro degli elementi che, troppo spesso, è emerso nella narrazione del Meridione e, tra le righe, anche nel dibattito alle Camere dove si è detto che “Il Sud chiede più risorse, ma deve essere capace di spenderle”. Questa è la narrazione che dobbiamo smentire».

«La differenza fra i due lembi del Paese – ha spiegato il sindaco – non riguarda il nostro carattere, la nostra indole o il nostro clima. Non è uno stigma morale, ma una diversità nata da precise strategie di investimenti fra Nord e Sud. I popoli, così come i territori, non sono immobili, cambiano. Il futuro di un territorio muta in base alle scelte che una nazione fa». Per il primo cittadino, quindi, «non è solo una questione di giustizia, ma anche di convenienza e opportunità.

«È provato – ha continuato Falcomatà – che, per un euro investito al Sud, il Nord guadagna 0,40 centesimi. Viceversa, alle nostre latitudini si ha un ritorno di appena 0,06 centesimi. Questa più equa distribuzione delle risorse, rafforzata anche attraverso la mozione in discussione, sta a significare esattamente questo. È una convenienza per l’intero Paese. E lo dimostra la storia: l’Italia ha vissuto il boom economico degli anni ’60 perché il Sud è stato coinvolto e protagonista degli investimenti. Non solo e non tanto per la Cassa Mezzogiorno o per la grande manodopera prestata al Nord in quegli anni, ma per la spesa sulle infrastrutture che ci ha tolto da un isolamento medievale a cui eravamo condannati e anche perché, il Meridione, in quel frangente è entrato nella società i consumi e del benessere complessivo della nazione. Questo sta alla base ella nostra richiesta. Non si tratta di essere meridionalisti per forza o sindaci del Mezzogiorno che devono agire per ruolo. Alcide De Gasperi, che era trentino, è stato fra i fautori del fatto che il Sud fosse coinvolto nello sviluppo del Paese».

Il sindaco Giuseppe Falcomatà ha poi ricordato come, fra le richieste che Anci ha fatto al Governo, c’è una precisa e forte accelerata sulle politiche per la semplificazione che «devono prescindere dalla distribuzione delle risorse». «Semplificazione negli appalti – ha posto quale esempio – nell’avvio delle opere pubbliche, dell’acceso del personale e nel comparto edilizio».

Infine, un passaggio lo ha riservato ad una che è la battaglia delle battaglie sposata in qualità di sindaco, di delegato per il Sud di Anci e presidente regionale di Ali- Autonomie: «A prescindere dal numero delle risorse che arriveranno, abbiamo l’occasione di ribadire un concetto elementare: la condizione di partenza che deve cambiare. Questo Paese, oggi, deve convintamente uscire da quella che è, a tutti gli effetti, una discriminazione di residenza data dal criterio della spesa storica e, finalmente, definire i livelli essenziali delle prestazioni. Senza questo passaggio strategico, sul quale tutti ci dobbiamo misurare e, in questo caso sì da meridionalisti, prendere posizione affinché si cambi tale criterio ed il Paese torni ad investire in maniera ordinaria tanto al Nord quanto al Sud».

«Senza questo passaggio – ha concluso – un bimbo che nasce nel Mezzogiorno non avrà mai le stesse opportunità di un pari età nato nel Settentrione. A tal fine, il Governo, in sede di attuazione del Piano, deve rivedere le percentuali delle risorse da inviare nei territori, ma, più in generale, deve mettere un punto preciso su tutte quelle che sono le condizioni per tradurre gli investimenti del Pnrr in un’occasione da non perdere». (rrc)