CALLIPO: NON RITORNA PIÚ IN CONSIGLIO
«ANDARE OLTRE LE LOTTE DEL POTERE»

di SANTO STRATI – Che le sue dimissioni fossero irrevocabili si era capito già dal primo momento, quando le annunciò tradendo la grande amarezza che gli covava dentro: Pippo Callipo, leader di Io resto in Calabria ha confermato che non  torna più in Consiglio regionale, motivando una delusione che. evidentemente, non riesce a superare. Certo il voto favorevole all’accoglimento delle dimissioni arrivato in Consiglio regionale da tre consiglieri della sua coalizione (Aieta, Tassone e Sculco) è stato il colpo finale, quando, a cominciare dal presidente del Consiglio Mimmo Tallini, tutta l’aula le aveva respinte invitando il cav. a ritornare sui suoi passi.

Callipo, ha diffuso una nota con cui si augura che il suo gesto possa stimolare una riflessione «oltre le lotte del potere», ma compie un doppio passo falso che non aiuta in alcun modo il  processo di rinnovamento di cui la Calabria ha disperato bisogno. Il primo errore è che con le sue dimissioni Callipo ammette implicitamente il fallimento di un disegno politico che, pur tuttavia, aveva convinto una bella fetta di elettorato e offre spazio ai suoi detrattori (della stessa coalizione) che non hanno mai digerito la sua “ingombrante” presenza nella politica regionale. Un “marziano” che arriva in politica con un caterpillar con l’idea di fare piazza pulita del vecchio modo di fare politica, non era decisamente accettabile da quanti, ormai da anni, vivono di “politica”. Le sue esclusioni dalle liste di alcuni “eccellenti” ma discutibili personaggi della a politica regionale avevano confermato una difficile convivenza tra le due anime della sinistra: quella del rinnovamento ad ogni costo, scontentando una importante fetta di  “grandi” elettori e quella dello status quo, dove un accomodamento si riesce sempre a trovare con buona pace di  chi coltiva pie illusioni di rinascita politica e cultura per la Calabria. Seguire l’antipolitica di Callipo (non in senso grillino, ma con un obiettivo di innovazione) avrebbe significato ammettere, dall’altra parte (inclusi i dem) che in questi ultimi trent’anni troppe cose non hanno funzionato in Regione. Significava ammettere l’ignavia e l’inezia dimostrata, a fasi alterne, da tutti gli schieramenti e doversi cospargere il capo di tonnellate di cenere (virtuale), a presunta espiazione di un vero fallimento – quello sì – della politica regionale.

Callipo, invece, ha fatto prevalere il sentimento sulla ragione: il suo non essere un “animale politico” avrebbe dovuto mettere in guardia i suoi  consigliori che – complice l’età, 73 anni non sono molti, ma si è superato lo slancio della lotta fino allo stremo – il personaggio Callipo era troppo “distante” da ciò che è la politica. Quello che, con poca signorilità, ma autentica verità, Rino Formica ha espresso in due parole: sangue e merda. Per poi spiegare che  «la politica è per gli uomini il terreno di scontro più duro e più spietato. Si dice che su questo campo ha ragione chi vince, e sa allargare e consolidare il consenso, e che le ingiustizie fanno parte del grande capitolo dei rischi prevedibili e calcolabili». Ecco, le parole dell’ex ministro socialista si adattano perfettamente al personaggio Callipo. La lotta politica, però, non si può arrestare di fronte a uno scontro di poteri, anzi deve farsi più acuta, occorre mostrare tutta l’energia necessaria per coinvolgere i propri sodali e affrontare una battaglia che può anche diventare guerra. Purché gli ideali siano forti e trovino consenso.

Ma quali ideali? Il nostro grande Corrado Alvaro parlava dell'”inutile dubbio di essere onesti” (vedi calabria.live del 30 giugno scorso) quando si dimise dal giornale di destra con cui non condivideva nulla. Ma un intellettuale può dissociarsi –  e in modo anche eclatante – da una iniziativa editoriale che è contro i propri convincimenti politici, un politico deve, invece, lottare con le unghie e con i denti per strappare il consenso che gli avversari pensano di avere già in tasca. Callipo sì è arreso e questo non depone a suo favore e le sue motivazioni, anzi, il suo auspicio che «dimissioni servano ad aprire una riflessione seria che vada oltre le lotte di potere e le beghe di partito perché i calabresi hanno necessità di riconquistare la fiducia nello Stato e nelle Istituzioni che, purtroppo, hanno comprensibilmente perduto» non fa altro che accentuare il formidabile autogol del cavaliere. Che a questo sarà pur senza macchia, ma ha mostrato paura: un legittimo sentimento, una suggestione o un’emozione difficile da conciliare con l’impegno politico di chi crede nelle proprie idee.

Il secondo passo falso è che il suo abbandono lascia non solo “orfani” i suoi consiglieri di Io resto in Calabria (da cui si era già defilato Francesco Pitaro spostandosi nel Gruppo misto) ma sottrarre un seggio al movimento che, per la legge del quoziente del miglior perdente, va ai Democratici e Progressisti. Quelli, per intenderci, che avevano votato sì alle sue dimissioni. Quelli che stanno remando contro perché la sinistra ritrovi un minimo di compattezza e di unità, smettendo di proporre un’opposizione fatta di distinguo e di insulti a ripetizione. La Calabria ha bisogno di un impegno comune e condiviso, ovviamente nel rispetto delle proprie convinzioni politiche, ma che segua un unico percorso, quell’obiettivo di crescita ormai non più rinviabile.

Non sappiamo cosa resterà del movimento da fondato da Callipo, che probabilmente troverà un’altra guida, di sicuro prepariamoci a vedere la Rete inondata da un inevitabile meme: Io resto (a casa mia) in Calabria. (s) 

CALLIPO ADDIO AL CONSIGLIO REGIONALE
«NON CONDIVIDO LE LITURGIE POLITICHE»

di SANTO STRATI – Non può condividere “le liturgie politiche” che condizionano l’attività del Consiglio regionale e perciò il cav. Pippo Callipo ha consegnato stamattina la sua lettera di dimissioni da consigliere regionale. L’insofferenza del capogruppo di io resto in Calabria nei confronti della politica intesa come rispetto di canoni legati a interessi di partito o, peggio, di parte, era apparsa evidente già dalle prime sedute dell’Assemblea di Palazzo Campanella: i buoni propositi non avrebbero retto alla sottile arte della politica, fatta di compromessi, scambi di cortesie (e di insulti, all’occorrenza), clientela e scarsa visione dei reali problemi della gente. Ne abbiamo un esempio lampante con l’attuale governo che continua a giocare con l’insostenibile situazione di centinaia di migliaia di famiglie, di imprenditori, di lavoratori, cui viene continuamente rinviato anche il minimo aiuto concreto, solo parole e burocrazia per rallentare l’erogazione di quattrini veri: è la politica che sta nei Palazzi e non si rende conto di com’è il Paese reale, non conosce i problemi quotidiani di chi stenta a fare il minimo di spesa per dar da mangiare ai propri bambini, di chi non sa se ci sarà ancora un lavoro. È la politica che parla e non fa, proclama meraviglie, ma noi inciampa nella realizzazione, si scontra con la lentezza dell’apparato che non riesce a dominare. E la gente comune, il popolo, è stanco della politica, di questa politica. Figuriamoci un personaggio “rivoluzionario” (nel senso del pragmatismo che lo ha sempre contraddistinto) come Callipo se avrebbe potuto sopportare il sussiegoso teatrino della politica.

Che la Regione continua a perpetrare, incurante delle incazzature dei calabresi. Lo abbiamo scritto nell’editoriale di stamattina: sono passati cinque mesi dalle elezioni e ancora l’attività del Consiglio regionale è ferma per l’impossibilità di trovare una quadra tra maggioranza e opposizione, anche solo sulle Commissioni, che sono gli organi esecutivi del Consiglio stesso. L’assemblea è ferma, bloccata ogni attività legislativa e si va avanti solo con ordinanze e delibere della Giunta. Il che, ovviamente, non significa attività legislativa, quando i problemi della Calabria continuano ad accumularsi senza che vengano individuate soluzioni. La burocrazia continua a regnare sovrana, con i suoi lacci e lacciuoli in grado di sbaragliare il più paziente dei “bisognosi”.

Con queste premesse, la scelta di Callipo trova ampie motivazioni, che indubbiamente avranno ripercussione nel Consiglio regionale che si aprirà fra poco. Già da ieri circolava la voce delle imminenti dimissioni, ma si pensava che avrebbe scelto l’assise di Palazzo Campanella per annunciare e motivare la sua scelta. Il cavaliere, invece, ha diffuso in mattinata una concisa dichiarazione: «Dopo una lunga e molto sofferta riflessione, questa mattina ho rassegnato le mie dimissioni dalla carica di consigliere regionale della Calabria perché mi sono reso conto che, purtroppo, non ci sono le condizioni per portare avanti concretamente l’importante mandato che un considerevole numero di calabresi mi ha conferito».
«Fin da subito – dice Callipo – ho lavorato con entusiasmo e ottimismo, tuttavia ben presto ho capito che le regole e i principi che ordinano l’attività del Consiglio regionale sono di fatto “cedevoli” al cospetto di prassi consolidate negli anni che mortificano la massima Assemblea legislativa calabrese e che si scontrano con la mia mentalità improntata alla concretezza. L’attività del Consiglio si svolge assecondando liturgie politiche che impediscono la valutazione delle questioni sulle quali l’Assemblea è chiamata ad esprimersi, impedendo quindi che il Consiglio stesso renda quel servizio al quale dovrebbe tendere istituzionalmente. Le regole a presidio dell’ordinata gestione dell’ordine del giorno e della presentazione delle proposte da votare non sono un inutile orpello creato per imbrigliare l’iniziativa legislativa dei Consiglieri, ma rappresentano una garanzia del corretto svolgimento della funzione legislativa e rispondono ai principi e ai doveri indiscutibili che sono posti alla base del nostro ordinamento democratico. Per questo non posso in alcun modo accettare che tali regole vengano calpestate.
«Mi sono candidato per spirito di servizio verso la mia terra e verso i calabresi e avrei voluto lavorare nel loro interesse per rompere ogni logica clientelare, realizzare progetti di ampio respiro e raggiungere obiettivi in funzione di una visione unitaria e moderna della Calabria. Non l’ho certo fatto per interesse personale o per il lauto compenso che viene corrisposto per questa carica, che per altro ho finora interamente devoluto in beneficenza, rinunciando in tempo utile anche al “vitalizio” e all’indennità di fine mandato.
«È stato traumatizzante dover accettare che qualsiasi sforzo profuso non avrebbe portato ad alcun risultato. Dopo circa cinquant’anni di attività lavorativa non posso consentire né tollerare cambiamenti della mia personalità e della mia “forma mentis”; non posso farlo per il rispetto che nutro nei confronti dei calabresi, della mia famiglia, dei miei quattrocento collaboratori e verso me stesso.
Mi auguro che nei prossimi anni il Consiglio regionale possa lavorare e produrre leggi in grado di migliorare le condizioni e la qualità di vita di tutti i calabresi. Auspico che i Consiglieri tutti possano ricordare che la politica è doveroso servizio ai cittadini e che il miglior servizio è quello che si rende nel rispetto delle regole». (s)

L’appello di Pippo Callipo: ripartiamo con responsabilità senza mollare adesso

Dobbiamo stare attenti, non bisogna mollare proprio adesso. Con queste due parole d’ordine, se così le vogliamo chiamare, Pippo Callipo, leader di Io resto in Calabria, ribadisce come la Calabria abbia bisogno di ripartire, e di come la Regione e il Governo debbano aiutare chi è «messo in ginocchio dalla crisi».

Per Callipo, infatti, non bisogna vanificare i sacrifici fatti finora: «Da oggi – ha dichiarato il capogruppo di Io resto in Calabria – anche molti calabresi, studenti, lavoratori, precari, potranno rientrare a casa. Bentornati, ragazzi. Sono sicuro che il vostro primo pensiero è tutelare la salute dei vostri cari».

«Per farlo, come sapete – ha proseguito Callipo – è necessario che osserviate rigorosamente le regole e i protocolli predisposti per il vostro rientro. Se è necessario so che andrete anche oltre ciò che vi viene imposto per legge. Vi consiglio di farlo, nell’interesse di tutti. Impedirvi di tornare, prendendo tutte le precauzioni del caso, sarebbe stata una grave ingiustizia. La politica ha il dovere di non seminare paure, creare caos o additare nemici. Deve, piuttosto, trovare le soluzioni affinché i nostri giovani non siano più costretti a partire. Sappiate che la Calabria non dimentica i suoi figli. Per questa terra non sarete mai un problema ma sempre e solo una grande, inesauribile risorsa. Contiamo su di voi».

«Tutti da oggi – ha concluso Callipo – siamo chiamati a una grande prova di responsabilità. La nostra terra ha bisogno dell’amore e del rispetto di tutti noi per dimostrare anche al resto dell’Italia che il nostro senso civico sta facendo la differenza in questa guerra contro un nemico subdolo e invisibile. Finora abbiamo dimostrato di potercela fare, non molliamo proprio adesso». (rp)

COVID-19 – Interrogazione del consigliere regionale Pitaro alla Presidente Santelli

Il Consiglio regionale non si è ancora insediato né è stato eletto il Presidente, pertanto il consigliere regionale Francesco Pitaro (Io resto in Calabria) ha inviato, a norma dell’art. 121 del regolamento, un’interrogazione urgente alla Presidente Jole Santelli.

«La grave condizione  delle strutture sanitarie calabresi  – si legge nell’interrogazione – che non cedono soltanto grazie al lavoro massacrante di medici, infermieri e tecnici, e che già adesso sono  stressate dagli attuali casi di coronavirus, sarebbe destinata a soccombere, qualora la situazione sfuggisse di mano, a meno che non siano adottati tempestivamente provvedimenti congrui, ponderati e urgenti». Secondo Pitaro: «L’insieme dei provvedimenti della Regione, attuati o  annunciati, debbono però essere frutto di un ragionamento compiuto e di un  percorso politico – amministrativo caratterizzato da progettualità e tempestività e scevro da superficialità ed approssimazione, e che, al contempo, si avvalga di metodologie medico – scientifiche, sul presupposto che Governo e Regioni debbano seguire nella catena di comando  le indicazioni degli epidemiologici».

Nella sua interrogazione Pitaro sottolinea: «Ad oggi, dalle notizie informali pervenute, pare che la Presidente della Regione  abbia assunto provvedimenti-ordinanze in materia, ma caratterizzati da frammentazione e che non sono l’esito di un disegno complessivo che affronti globalmente e sollecitamente la delicatissima questione. Non essendo stato insediato il Consiglio regionale, i consiglieri sono privi di notizie e non hanno informazioni, se non attraverso la stampa, in merito ai provvedimenti della Presidente della Giunta,  diretti ad affrontare l’emergenza virus ormai penetrata nel nostro territorio e che, da qui a poco, rischia di intasare la già insufficiente rete ospedaliera calabrese”. In ragione di tutto ciò “e per avere doverosi ragguagli formali”, il consigliere regionale chiede alla presidente Santelli di sapere formalmente :

1. Quali atti e provvedimenti siano stati adottati, anche eventualmente insieme al Commissario alla sanità, al fine di permettere alla rete sanitaria calabrese di affrontare con efficienza e immediatezza  l’emergenza coronavirus;

2. Quali siano le strutture sanitarie calabresi che dovranno occuparsi dell’emergenza coronavirus e quanti siano in tutta la regione i posti nei reparti di terapia intensiva dedicati e il numero del personale sanitario che dovrà occuparsi dell’emergenza Covid-19;

3. Se vi è l’intendimento di costituire una struttura ad hoc, formata  da esperti  di chiara fama scientifica, che si occupi H24 e in via esclusiva dell’emergenza coronavirus e adotti, nel più breve tempo possibile, un piano finalizzato a contrastare l’ emergenza e a prestare con tempestività le necessarie cure a tutti coloro che,nei prossimi giorni, potrebbero essere infettati ed avranno bisogno di interventi sanitari seri all’interno di strutture sanitarie efficientemente organizzate e dotate di personale specializzato e dei necessari strumenti sanitari».  (rrc)

Nell’immagine di copertina: Pippo Callipo e Francesco Pitaro

Callipo: «La presidente della Regione non è il nemico da abbattere ma l’amico da aiutare»

Il cav. Pippo Callipo ribadisce il suo intento “rivoluzionario” di fare politica in Calabria e non smette di stupire, mostrando come l’opposizione possa ritagliarsi un ruolo determinante per il futuro della regione. Nell’incontro di Catanzaro di Io resto in Calabria, promosso dal neoconsigliere regionale Francesco Pitaro, non ha risparmiato un ulteriore endorsement nei confronti di Jole Santelli, dopo l’apprezzamento espresso per la scelta dei due primi assessori, Sergio De Caprio (il Capitano Ultimo( e l’astrofisica Sandra Savaglio.

«È stata – ha detto Callipo – una campagna elettorale molto intensa, ho visitato quasi tutta la Calabria e non è stato certo un giro turistico, ma una presa di coscienza, ho visto tante piccole isole, ognuna con le sue peculiarità ed esigenze. Non è stato certo tempo perso perché ora sento di poter affrontare con coscienza il ruolo di opposizione. Stare all’opposizione non vuole dire fare la guerra, bocciare ogni cosa per partito preso. Noi vogliamo essere un pungolo per chi governa perché proprio così pensiamo di essere d’aiuto alla Calabria. Lo faremo esercitando le prerogative legislative dei consiglieri regionali ma lo faremo anche sul territorio, continuando ad ascoltare le persone e portando alle Regione i loro bisogni. Questo ruolo mi affascina e ora vogliamo farlo nel migliore dei modi. Abbiamo detto di voler rivoluzionare il modo di fare politica in Calabria e possiamo farlo anche dall’opposizione. La presidente della Regione non è il nemico da abbattere ma l’amico da aiutare».

All’incontro di Catanzaro, moderato dalla giornalista Rosita Mercatante, hanno partecipato alcuni candidati della circoscrizione Centro tra cui Mario Deonofrio e Danilo Ferrara.  (rp)