Al congresso scientifico di Lamezia si è parlato delle nuove terapie per l’asma severa

Nei giorni scorsi, a Lamezia Terme, si è svolto un congresso medico-scientifico incentrato sulle nuove terapie, con i farmaci biologici, per curare l’asma severa.

n incontro a carattere regionale fortemente voluto dal dottor Salvatore Lombardo, responsabile dell’ambulatorio sull’asma grave dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme. Tra gli esperti presenti il professor Girolamo Pelaia, docente Universitario e Direttore della Clinica Pneumologica Universitaria e della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università degli Studi di Catanzaro; il dottor Corrado Pelaia, pneumologo dell’Università Magna Graecia di Catanzaro; il dottor Massimo Calderazzo, primario della divisione di Pneumologia del nosocomio lametino. Il congresso ha riscosso notevole riscontro per la tematica pregnante e per l’ottima macchina organizzativa. 

Nutrita la presenza dei medici di famiglia: una partecipazione importante visto che il dibattito sui nuovi farmaci biologici coinvolge anche loro che sono i primi rappresentanti del sistema sanitario a cui il malato si rivolge. Gli interventi dei relatori hanno confermato che l’asma è diffusissima a tutte le età e a tutte le latitudini. Tuttavia ci sono delle importanti novità in quanto gli studi svolti nella pratica clinica quotidiana e i risultati ottenuti sono straordinari, impensabili fino a qualche anno fa. 

Finalità precipua del congresso, dunque, è stata quella di sensibilizzare la comunità medica che si occupa di pneumologia verso il problema dell’asma grave. Nel corso degli interventi è stato ribadito che in tutto il mondo oltre 300 milioni di persone soffrono di asma; il 5/10 per cento di essi è affetto da asma grave. Naturalmente il problema esiste anche in Calabria dove già esistono centri specializzati per la cura della malattia. Da ciò la volontà di dar vita al convegno per sensibilizzare i sanitari di medicina e di pediatria di base. “Diffondere il progresso nelle conoscenze, illustrare i benefici terapeutici raggiunti con l’utilizzo dei farmaci biologici”, questi gli argomenti su cui si è creato un focus. L’intento è stato quello di rendere noti i progressi raggiunti nella cura dell’asma grave, grazie ai nuovi mezzi diagnostici e terapeutici nei centri specializzati. 

Questa particolare patologia la si può riconoscere attraverso una valutazione integrata con indagini strumentali e funzionali. Gli esperti si sono soffermati sul fatto che la funzione respiratoria va integrata con lo studio dei biomarcatori per capire che tipo di asma grave affligge il paziente, al fine di indirizzarlo verso la terapia biologica più appropriata. 

I qualificati relatori intervenuti hanno sottolineato l’importanza del convegno che ha registrato la presenza di illustri esperti impegnati in campo pneumologico. Col congresso si è voluto fare il punto sull’asma grave, una patologia emergente purtroppo sempre più frequente. Per i medici e i ricercatori che si sono avvicendati al tavolo dei relatori, «curare questa patologia con i nuovi farmaci è fondamentale perché ciò significa cambiare in meglio la qualità di vita di molti malati. Nello specifico è stato ricordato che l’ospedale di Lamezia ha un’importanza di rilievo in questo particolare ambito.

«Le ricerche – è stato ribadito – sono molto attive. L’impegno per il futuro è quello di far emergere sempre più la patologia nell’ambito della medicina territoriale con lo scopo di curarla con nuovi strumenti».

«È già stato accertato che sul 53 per cento dei pazienti in trattamento è stata riscontrata la remissione della malattia. Nei pazienti con meno di 50 anni, la remissione della patologia si attesta ad una percentuale dell’80 per cento».

Visti i ragguardevoli risultati raggiunti finora, gli esperti hanno annunciato un nuovo progetto per far emergere i casi di asma grave: in pratica i medici di base del territorio lametino potranno individuare i pazienti attraverso la compilazione di un questionario. Dopo l’individuazione i malati saranno indirizzati ai centri specialistici.  

La nuova frontiera della cura è data, dunque, dai farmaci biologici; dalle moderne terapie che agiscono direttamente sui meccanismi patogenetici che portano all’asma e all’asma grave. Tali farmaci inibiscono l’infiammazione e migliorano la funzionalità polmonare, offrendo delle buone prospettive di vita per i malati. Se i malati vivono meglio, possono lavorare e, quindi, pesano di meno sul sistema sanitario che ne trae beneficio per la riduzione dei costi. Negli interventi gli esperti hanno puntualizzato che i farmaci biologici sono sicuri e che i loro effetti collaterali sono quasi nulli in quanto si tratta di farmaci testati da anni somministrati in aggiunta alla terapia standard. (rcz)

LAMEZIA – Riparte la rassegna culturale “Al vaglio”

Il 16 maggio, a Lamezia Terme, riparte la rassegna culturale Al vaglio. Di corti e cantine dell’Associazione Ad Turres e dell’Associazione Al Vaglio. Quattro gli appuntamenti previsti che animeranno il Centro storico di Sambiase.

Gli eventi rientrano nel cartellone nazionale de Il maggio dei libri 2023 e nell’ambito delle iniziative della festa patronale di San Francesco da Paola Festival senza luoghi comuni.

Il primo appuntamento è in programma il 16 maggio alle 18. All’interno della Chiesa dell’Immacolata, la giornalista Rosalba Baldino, volto tv di Teleuropa, presenterà il suo libro Il sigillo di Francesco. Il volume rappresenta la conclusione della trilogia dedicata a San Francesco da Paola. Un viaggio sulle orme del Celeste Patrono presso Dio della Calabria, orme che sono diventate cammino dell’intera regione.

Il romanzo breve affronta i temi delle migrazioni e dell’accoglienza e lascia riflettere sui valori dell’amicizia e della solidarietà. Rosalba Baldino converserà con Luisa Vaccaro, giornalista e assessore del Comune di Lamezia Terme con delega alla Promozione del territorio, Sport e spettacolo, Turismo e Politiche giovanili.

Mercoledì 17 maggio alle 18 si apriranno le porte del Teatro Politeama Costabile per la prima presentazione del romanzo Coppole a Maracaibo di Francesco Antonio Fagà. Il libro, in uscita per i tipi di Link Edizioni, riprende le turbolente vicende calabro-americane dello spedizioniere Rocco Scordo, un moderno e irrequieto Ulisse, già al centro della precedente opera di Fagà “Odiseo y el Rio Atrato”. Dialogheranno con l’autore Pasquale Allegro e Antonio Pagliuso. La conversazione sarà allietata dagli interventi musicali di Giada Spina (voce) e Claudia Leone (chitarra).

La manifestazione culturale proseguirà sabato 20 maggio con due appuntamenti: alle 18.00, nell’Atrio II Ferruccio, il professore Raffaele Gaetano parlerà de Il sublime nella Calabria del Grand Tour e alle 20.30, nell’Atrio Verdi, la scrittrice Francesca Veltri presenterà il suo ultimo romanzo, Malapace, segnalato alla LXXVII edizione del Premio Strega.

L’incontro conclusivo della rassegna “Al vaglio. Di corti e di cantine” si terrà sabato 3 giugno al Teatro Politeama Costabile con la presentazione de La malagrazia, ultimo della scrittrice siciliana Margherita Ingoglia(rcz)

LAMEZIA TERME (CZ) – “Le Madonne del Reventino”: sabato all’antico mulino delle fate

Riprendono, sabato prossimo, 13 maggio, con inizio alle ore 18,00 le attività culturali dell’Antico Mulino della Fate a Lamezia Terme (Nicastro). Ed cominciano, così, contemporaneamente, le iniziative di primavera-estate del Festival delle Erranze e della Filoxenia.

In piena aderenza a quella che è la missione del Festival (promuovere la cultura, le tradizioni e la valorizzazione dell’area montuosa del Reventino-Mancuso e delle sue comunità), sabato 13, con l’organizzazione degli Amici dell’Antico Mulino delle Fate ed in collaborazione con il Coro Madonna di Dipodi, si svolgerà l’evento intitolato “Allu Mulinu, i Madonni du’ Rivintinu”. Nell’occasione il coro eseguirà i tradizionali canti devozionali dedicati alle Madonne del Reventino, ossia a tutte le Madonne, con in testa quella di Visora, a Conflenti, e quella di Dipodi, a Feroleto Antico, che animano da secoli la vita religiosa delle comunità dell’area del Reventino-Mancuso.

Si usa il plurale nell’indicare le Madonne del Reventino non certo per significare che esistono più Madonne, ma perché nell’immaginario collettivo dei paesi della Calabria, ogni Madonna venerata in un luogo particolare della regione ha una storia a sé ed addirittura una sua “personalità”. Tant’è che in alcune aree dell’Aspromonte, la gente semplice considera le varie Madonne come “sorelle” fra di loro.

La vicenda storica dei santuari mariani dell’area del Reventino risale all’epoca della dominazione spagnola, fra il ‘500 ed il ‘600, allorché la Chiesa, con lo scopo di evangelizzare popolazioni rurali in zone isolate delle montagne dell’area (per lo più contadini e pastori chiamati dai proprietari aristocratici per mettere a coltura terreni in altura disabitati e non ancora sfruttati economicamente) promosse la costruzione di chiese dedicate al culto della Madonna. Queste popolazioni praticavano ancora forme primitive di religione animista, secondo cui ogni fenomeno o cosa dell’universo sono dotati di anima e vivono di una loro vita, spesso creduta divina e degna di culto. Erano popolazioni la cui vita era scandita dai cicli agrari: vita, morte e rinascita delle piante. Il culto della Madonna fu introdotto dal Concilio di Efeso del 431 che la proclamò Madre di Dio.

I culti mariani in Calabria prendono sempre le mosse da un prodigio, in genere l’apparizione della Madonna ad un contadino, pastore, cavaliere o cacciatore ed alla fondazione di un luogo di culto a lei dedicato. Il culto si esprimeva in pellegrinaggi per chiedere aiuto ed esprimere voti ed era quasi sempre accompagnato da feste primaverili o estive durante le quali, accanto alle preghiere, vi erano sia momenti di sfrenatezza con abbondante libagioni che si rifacevano a culti pre-cristiani sia fiere che favorivano gli scambi ed il commercio.

Ricordiamo che l’Antico Mulino delle Fate si raggiunge con cinque minuti di cammino a piedi dal centro storico di Lamezia Terme Nicastro dalla strada provinciale per Soveria Mannelli all’altezza del Castello Normanno-Svevo, entrando nel rione Niola e seguendo la breve stradina che risale la valle del Torrente Canne. (rcz)

LAMEZIA (CZ) – Domani al Galilei convegno su Costituzione e legalità

Due eventi sulla legalità si terranno domani a Lamezia Terme e il 12 a Pizzo e vedranno come protagonista il docente di Diritto costituzionale dell’Università del Salento Enrico Cuccodoro.

Domani, alle 11.30, appuntamento con gli studenti del liceo scientifico Galileo Galilei di Lamezia Terme con un incontro che ha per tema “Paese legale, paese reale”. Ci sarà il saluto della dirigente scolastica professoressa Teresa Goffredo, il prof Enrico Cuccodoro che dialogherà con gli studenti alla fine delle relazioni. Interverranno anche i docenti Anna Rosa e Lorenzo Muratore.

Il giorno seguente, venerdì 12 maggio, doppio appuntamento a Pizzo. Alle 10 incontro al Palazzo della Cultura con il sindaco di Pizzo Sergio Pititto e gli interventi di Enrico Cuccodoro, la docente di Lettere Antonella Prudente e il giornalista del Tg2 Rai Luciano Ghelfi. Nel pomeriggio, alle 17 sempre al Palazzo della Cultura, moderati da Lorenzo Muratore discuteranno il presidente dell’Anpi provinciale Carmine Armellino e Giuseppe Borrello, coordinatore provinciale di Libera. (rcz)

LAMEZIA (CZ) – Il vescovo Parisi partecipa alla Notte dei licei al “Fiorentino”

«Ringrazio il Liceo classico, gli studi classici perché a me hanno consegnato la capacità critica, quella di poter leggere la realtà, interpretarla, poi anche servirla e, sostanzialmente, mi hanno insegnato, ed è quello che vi auguro, a saper obbedire e disobbedire, a saper guardare la realtà e scegliere liberamente e responsabilmente sino alla fine». Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi, intervenendo al Liceo Classico-Artistico “Francesco Fiorentino” di Lamezia Terme nell’ambito dell’iniziativa “La notte nazionale del Liceo”.

«Questo è il bagaglio della cultura classica – ha aggiunto monsignor Parisi – con le analisi dei testi che ci hanno fatto soffrire, in quei tempi ormai andati, ed adesso trovo tanti compagni di viaggio per guardare la realtà, interpretarla criticamente e servirla, spero, con quella passione che al Liceo ho vissuto in un contesto molto felice e bello, in un contesto di amicizie, di relazioni che mi fanno compagnia e mi incoraggiano ad andare avanti ed è lo stesso augurio che con sincerità faccio ad ognuno di voi».
Precedentemente il Vescovo, partendo dal dialogo tra Ciro e Creso, tratto dalle storie di Erodoto, in cui si parla del rapporto tra pace e guerra, ha incentrato il suo intervento sul termine greco εἰρήνη (eirene, pace) «del quale – ha detto al riguardo monsignor Parisi – si discute molto sul piano dell’etimologia e qualcuno, con molte contestazioni di accademici con altri pregiudizi, lo fa derivare da una piccola radice che è ‘ar’ (da cui viene eirene) che vuol dire connettersi, cioè stabilire relazioni. Nelle lingue semitiche – ha aggiunto il Vescovo – il concetto è positivo, però non ha questo aspetto della relazione, ha piuttosto una visione di stabilità interiore, tanto è che anche oggi nel saluto arabo ‘salam’, ‘shalom’ è la pace, ma vuol dire salute, benessere, prosperità. Quindi, c’è un legame con se stesso ma anche con gli altri».

«Nella tradizione classica – ha proseguito monsignor Parisi – questo termine che è connettersi, cioè entrare in relazione, mi fa pensare all’aspetto positivo, costruttivo del termine pace che vuol dire fare lo sforzo costante di poter entrare in relazione con l’altro perché insieme possa essere percepita la realtà del benessere, della pace, della prosperità che si condivide e c’è anche l’aspetto di una connessione con se stessi».

Tornando al testo di Erodoto, il Vescovo, ha ricordato che nel dialogo di Creso con Ciro si “opponeva l’idea della guerra a quella della pace. Di per sé il contrario della pace non è guerra – ha aggiunto – anche se purtroppo è una realtà che stiamo vivendo soprattutto oggi che la guerra è vicino a noi e ci sono anche quelle che percepiamo di meno perché sono distanti da noi. Di fatto, per comprendere la pace, guardando al suo contrario, bisogna riflettere sul fatto che il contrario della pace, proprio per questo concetto di relazione, è la divisione. Ciò che divide è, di fatto, la negazione della possibilità stessa della pace”. Un tema, questo, come ha ricordato monsignor Parisi, attestato “sia dalla tradizione che veniva dall’esterno della Bibbia, sia dove si stabilivano delle alleanze, cioè dei contratti di relazione con gli altri popoli per convivere e questo avveniva anche per cose di poco conto. Ad esempio, se bisognava portare il gregge ad abbeverarsi ad una fonte d’acqua, per evitare di essere preso per un nemico che voleva occupare il territorio, si andava dal responsabile di quella comunità per chiedergli l’autorizzazione a farlo. La storia dice che questo modo di relazionarsi, anziché creare opposizione, cioè percepire l’altro come nemico, quando mi presento come uno che vuole stabilire con te una connessione, questo favorisce la mia stessa vita, favorisce la prosperità della mia e, quindi, della vita di quella collettività che si allarga sulla base di una relazione così pensata».

«Questo tema – ha aggiunto il Vescovo – era presente nell’Antico Testamento recuperato dalle vecchie ed antiche scuole di pensiero come tutto quello che era stato scritto nel codice di Hammurabi. Nel Nuovo Testamento, nell’esperienza di Gesù, la pace diventa addirittura un bene messianico. Cioè, la pace diventa quella stabilità dentro un contesto che non è possibile pensare diversamente se non in un contesto di relazioni, di carità, di agape, dentro un contesto di unanimità. Allora, il bene messianico della pace è uno stimolo a costruire ciò che crea relazioni che, alla fine, fanno stare bene tutti quanti noi».

«La pace – ha concluso monsignor Parisi – la vedrei così ed anche nel dibattito tra Creso e Ciro, lascerei stare pure la parola guerra, non la utilizzerei per le cose negative che evoca e che purtroppo porta giorno per giorno dentro le nostre case. Diventiamo costruttori di pace, dentro noi stessi, in una relazione riuscita con noi stessi e relazioni vere, calde, belle di amicizia con l’altro, e ci sarà la prosperità».

LAMEZIA – Successo per l’incontro-dibattito su “Cuore e Cervello”

Cuore e cervello, come conoscerli meglio per prevenire le patologie correlate a due degli organi più importanti del corpo umano. Questo il fil rouge dell’incontro – dibattito organizzato dal Lions club di Lamezia Terme presieduto da Donatella Amicarelli.

Un’iniziativa volta alla prevenzione sanitaria realizzata in collaborazione con la terza commissione del consiglio comunale di Lamezia e con l’associazione di promozione sociale “Senza nodi” guidata dalla giornalista Nadia Donato che ha anche moderato gli interventi.

L’evento, svoltosi, nella sala consiliare “Mons. Luisi” di via Perugini ha registrato la presenza di molte associazioni attive sul territorio ed impegnate in campo sociale e sanitario. Argomento clou dell’incontro, dunque, il cuore e il cervello, da conoscere approfonditamente per prevenire le patologie che ne minano o ne condizionano la funzionalità. Focus sulla prevenzione delle malattie cardiologiche e su quelle neurologiche perché non basta vivere a lungo, bisogna anche vivere bene.

A relazionare sulle “buone pratiche” di prevenzione il dottor Roberto Ceravolo, direttore Uoc cardiologia dell’ospedale “Giovanni Paolo II” e la dottoressa Caterina Ermio, direttore facente funzione Uoc neurologia del nosocomio lametino.
Per la sezione lametina del club service si è trattato di un’iniziativa di grande interesse inserita nel progetto “Insieme possiamo”, un percorso che prevede la collaborazione con altre associazioni che si occupano attivamente di prevenzione sanitaria.

«Questo tipo di incontri – ha ribadito Amicarelli – rientra nell’attività che da sempre distingue il club service impegnato nella salvaguardia della salute della popolazione. La finalità precipua è quella d’incontrare i cittadini, le associazioni impegnate sul campo, per confrontarsi con loro e raccoglierne le istanze, cercando interlocuzioni proficue con i vari soggetti presenti sul territorio per intercettare e possibilmente soddisfare i bisogni della comunità stessa».

A presenziare all’iniziativa del Lions club anche il sindaco Paolo Mascaro e il presidente del consiglio comunale Giancarlo Nicotera. I due amministratori si sono detti ben lieti che la sala consiliare, la casa di tutti i cittadini, sia stata scelta come luogo per discutere di prevenzione sanitaria, salute e benessere, tematiche pregnanti che coinvolgono tutta la collettività.

Don Francesco Farina, responsabile diocesano per la pastorale della Salute, ha plaudito all’iniziativa perché la persona deve stare bene nel corpo e nello spirito per potere essere d’aiuto al prossimo, oltre che essere un buon cittadino responsabile e rispettoso dei principi della convivenza pacifica e democratica. (rcz)

LAMEZIA T. – Si parla del libro di Drosi La disfatta e la rinascita

Oggi pomeriggio alle 17.30 a Lamezia Terme, al Chiostro del Caffè Letterario di piazzetta San Domenico, incontro con il giornalista e saggista Michele Drosi per parlare del suo libro La disfatta e la rinascita (Città del Sole edizioni). Discute con l’autore il giornalista Pasqualino Rettura. Partecipano Gennarino Masi (segretario cittadino del PD), Laura Gigliotti (della Direzione provinciale PD), Battista Paola (DIrezione provinciale PD), DOmenico Giampà (Segretario provinciale PD) e il consigliere regioonale e componente della Direzione nazionale PD Raffaele Mammoliti.

Il libro sta riscuotendo un notevole successo non solo in Calabria.  «Siamo stati immersi in una lunga stagione di globalizzazione economica e finanziaria – si legge nelle note di presentazione del volume – nella quale la tendenza dominante è stata il neoliberismo. È il tempo ora della globalizzazione della sopravvivenza e non per il puro profitto, della globalizzazione comunitaria sul piano sanitario, sociale, ambientale, nella quale il riformismo socialista, democratico e liberale può essere, dopo l’esaurimento del socialismo classista, antagonista e autoreferenziale, il punto di riferimento culturale e ideologico. Può essere questo l’orizzonte a cui guardare per costruire un nuovo Partito Democratico socialista, riformista e garantista, più attrattivo e convincente, con un programma serio e puntuale, in grado di esaltare i nostri princìpi umanitari di fronte alle punte di razzismo mai sopite e ai populismi e sovranismi di ogni sorta, di riconnettere le lotte per l’uguaglianza sostanziale a quelle contro le discriminazioni e le urgenze del presente a una visione del futuro». (rcz)

LAMEZIA – Il convegno di studi “Lamezia Terme: Città policentrica”

Domani pomeriggio, a Lamezia Terme, alle 17, nella Sala Consiliare “Mons. Renato Luisi”, si terrà il convegno studi Lamezia Terme: la città policentrica. Il complesso interparrocchiale di San Benedetto a centro di un nuovo spazio urbano.

La riflessione partirà dalla presentazione del libro La Chiesa di San Benedetto a Lamezia Terme dell’architetto Paolo Portoghesi.

Un illustre parterre di ospiti guiderà la discussione sulle prospettive di un nuovo centro urbano della città, naturalmente ponte tra il linguaggio della fede con la sua socialità umana ed il linguaggio civico con le sue peculiarità urbane.

Il policentrismo della città di Lamezia Terme, quale centro propagatore di opportunità e confronto in termini di condivisione e diramazione di idee, valori ed opportunità. (rcz)

A Lamezia celebrato il 25esimo anniversario della Consacrazione della Parrocchia di S. Giuseppe Artigiano

«Auguro a questa parrocchia che oggi celebra i suoi primi 25 anni, sull’onda di San Giuseppe Artigiano, di poter lavorare sempre cercando di mettere in pratica la volontà di Dio perché la comunità possa godere del lavoro di tutti e ciò che la comunità riesce ad ottenere come assemblea dei credenti possa riversarsi, poi, come beneficio e benedizione sulla vita dei singoli».

Questo l’augurio che il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha rivolto nell’omelia alla comunità della parrocchia di San Giuseppe Artigiano il primo maggio scorso, giorno in cui ricorreva il XXV anniversario della sua consacrazione.

«La Chiesa oggi – ha detto monsignor Parisi – ci dà oggi la possibilità di riflettere sul tema del lavoro” che “è dentro la Sacra Scrittura a partire dalle pagine iniziali del Libro della Genesi perché il lavoro viene presentato innanzitutto come un’attività di Dio stesso” e “come un’occasione per l’umanità di contribuire all’opera stessa del Signore” al punto che “all’interno della Chiesa il lavoro è stato considerato sempre come quella offerta all’uomo di poter esprimere se stesso, di potersi pienamente realizzare e di poter contribuire alla stessa opera creatrice».

«C’è una logica del lavoro che deve girare dentro le nostre comunità – ha aggiunto il Vescovo –, che deve animarle» e che «vuol dire, per esempio all’interno della famiglia, insegnare che la vita non è un quiz, che non si vive tentando di giocare le scommesse per il proprio futuro sulle cose che sembrano essere quelle più immediate e più redditizie. Il lavoro è anche scelta, mentalità, sacrificio» e ciò «significa mettersi, non solo sotto la volontà di Dio, ma sotto la protezione di un Dio che è provvidente. San Giuseppe questo lo può dire».

Infatti, «la figura di Giuseppe, all’interno dei Vangeli che ne parlano, è raffigurata come quella degli anawin, cioè dei poveri: letteralmente sarebbe ‘coloro che sono piegati di fronte al Signore’, cioè coloro che accettano la volontà di Dio, non in modo supino ed acritico, ma riflettendo e sapendo che mettendosi nelle mani del Signore, la vita, tutta la vita, anche se sembra incamminarsi in una strada tortuosa di sofferenza, di lavoro, di non senso, se è consegnata al Signore certamente riceverà la pienezza, la forza, la realizzazione. E questo è quello che noi vediamo nella vita di Giuseppe, che sperimentiamo nel lavoro umile, nel lavoro quotidiano, in quello che viene considerato altamente espressivo e rappresentativo e nel lavoro che serve magari di più e che viene considerato poco».

«Questa riflessione, nostra, credente, sul lavoro – ha concluso monsignor Parisi – ci porta in modo determinante a non considerare il lavoro come possibilità di realizzazione dell’uomo soltanto se il lavoro è altamente redditizio» come avviene oggi guardando, «a volte quasi unicamente, al lavoro che rende di più».

Il lavoro, quindi, «come capacità di realizzazione personale, di sostentamento onesto per la persona e per la famiglia», senza perdere di vista che «noi non siamo chiamati a lavorare per noi stessi, ma siamo chiamati a lavorare per gli altri, per la comunità, per la collettività ed il lavoro che io faccio per gli altri ricadrà anche su di me, me ne avvantaggerò» anche se da “un punto di prospettiva e di orientamento che è totalmente diverso».

Da qui la sottolineatura: «Se nella politica funzionasse così, avremmo una Calabria grandiosa. Se incominciassimo a dire lavoriamo per gli altri, quello che è vantaggio per gli altri diventa anche nostra forza». (smg)

Nella parrocchia Maria Ss delle Grazie e San Giuseppe in Fronti arriva la nuova statua della Madonna del Carmelo

«Il buon pastore: è colui che non solo vuole la vita per le sue pecore, ma è colui che mette a disposizione della vita degli altri, la sua stessa esperienza. Di un pastore così ci possiamo fidare. Fidiamoci, allora, del nostro Signore Gesù».

Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere l’omelia della Santa Messa presieduta ieri nella parrocchia Maria Ss delle Grazie e San Giuseppe in Fronti durante la quale è stata accolta la nuova statua della Madonna del Carmelo.

Nel brano del Vangelo, ha fatto notare monsignor Parisi, «ci sono alcune indicazioni che fanno comprendere la familiarità del gregge con il pastore, la condivisione della stessa esistenza, della stessa vita, degli stessi percorsi, della strada che fanno insieme il pastore e le pecore. E poi c’è ancora un rapporto che è più della familiarità, più della condivisione: è quello della intimità tra il pastore e le pecore» al punto «che il pastore riconosce le pecore, le chiama per nome e le pecore riconoscono la voce del pastore». Gesù, quindi, «è per ognuno di noi, colui che vuole portarci alla vita e la vita che vuole regalare ad ognuno di noi è una vita pensata per sempre».

«Noi – ha detto ancora il vescovo – moriamo prima che la morte venga da noi, quando ci lasciamo atterrire, impaurire, dall’idea stessa di dover morire. Si chiama l’angoscia della morte e quell’angoscia ti paralizza, non ti fa più vivere, non ti fa realizzare più niente. È come se nel nostro cervello entrasse questo meccanismo perverso. Invece, non è così. La cosa più grande, più bella, più espressiva, che realizza pienamente l’uomo è la richiesta della vittoria sulla morte e la vittoria sulla morte si chiama vita. Tanto è vero che noi abbiamo l’immagine della nostra fede che è il Crocifisso risorto: un morto che ritorna alla vita, che riprende vita. Vuol dire, allora, che nella nostra esistenza c’è una cultura, una iniezione, di speranza. Il sogno, l’attesa, il desiderio vero della realizzazione piena dell’umanità, di tutti noi uomini, il Signore ce la può dare. Quando parliamo della intimità della relazione con il Signore, della familiarità con Lui, della condivisione della nostra esperienza con la vita stessa di Gesù, noi abbiamo l’immagine nella seconda lettura di oggi che dice che egli portò i nostri peccati sul suo corpo e nel suo corpo perché sulla Croce venissero crocifissi, in modo che noi, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia».

«L’immagine che voglio consegnarvi – ha aggiunto monsignor Parisi – è questa: le piaghe, le ferite di Gesù, divengono come delle feritoie, delle aperture, degli squarci. Attraverso le ferite nella carne di Gesù, nel suo corpo glorioso, noi possiamo guardare e possiamo scorgere la luce della vita. Da ferite a feritoie attraverso le quali si spia, si guarda oltre e guardando oltre le ferite di Gesù noi scopriamo la vita” perché “noi siamo stati guariti dalle piaghe di Gesù».

Le piaghe, quindi, ferite che devono essere guarite, diventano esse stesse strumento di salvezza. Gesù, infatti, capovolge tutto: «Le sue piaghe quelle che Lui ha preso nel suo corpo, sono quelle ferite che danno la possibilità a noi credenti di riprendere vita. “Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime”, cioè noi siamo sotto la protezione di Gesù che è colui che ha offerto la propria vita, ha regalato la sua vita per noi, è morto perché noi potessimo vivere». (rcz)