L’OPINIONE / Vincenzo Vitale: Non chiamiamola più Piazza De Nava, ma “Piazza Museo”

di VINCENZO VITALE – Ed è stato così che si è giunti prima all’apertura al passeggio e poi all’inaugurazione formale di quello che nel progetto, sia definitivo che esecutivo, con un rigurgito di oggettività viene definito “spazio ampio in cui tenere mostre ed eventi folkloristici”.

Definizione sensata e opportuna, perché tutto si può dire della nuova piazza tranne che non sia uno spazio ampio, che nelle dichiarate intenzioni della Soprintendenza dovrebbe essere funzionale a meglio accogliere i turisti in visita ai Bronzi.

Come altrimenti definire questa nuova piazza, sublimazione del concetto di “non luogo” coniato da Marc Augé per definire produzioni architettoniche, magari funzionali ed esteticamente tollerabili, ma senza storie da raccontare né memorie da tramandare.

Piazza De Nava, usando sempre le parole di Marc Augé, era «principio di senso per i residenti e di intellegibilità per i viaggiatori»: in altri termini, i reggini vi si riconoscevano e i turisti si interrogavano.

Oggi in questo “spazio ampio”, definito “piazza tecnologica” dalla direzione tecnica dei lavori, il reggino ci si può riconoscere? Questa nuova piazza cosa dice della città al turista che la interroga?

Inoltre, come la si dovrebbe chiamare questa nuova piazza, visto che con piazza De Nava, oggetto della attenzioni demolitive della Soprintendenza, non ha nulla in comune?

Piazza Nuova, Piazza Soprintendenza, Piazza Museo? Si, Piazza Museo, solo così la si potrà chiamare, scartando la precedente intitolazione a Giuseppe De Nava, che certamente non avrebbe condiviso né giustificato il perpetrato “crimine urbanistico”.

Ma ormai che importa? Cosa importa sapere quali e quanti siano stati i legittimi compensi che la legge assicura ai demolitori per il progetto e la direzione dei lavori? Si parla del dieci per cento dell’ammontare dell’appalto, ovvero poco meno di cinquecentomila euro.

Sarebbe dare troppa importanza ai travet dalle “carte a posto” andando a far loro i conti in tasca. Però fa male anche il solo sospetto che decisioni sbagliate per la città siano state assunte per pur legittimi interessi economici.

Una parola di chiarezza dovrebbe essere posta, anche se comunque presumiamo essere in un ambito di rispetto delle regole e delle leggi. Il compenso per i lavori svolti non dovrebbe essere come il quarto Segreto di Fatima.

Comunque sia, il problema di fondo non è se la “tecnologica” Piazza Museo piaccia o meno, se il “non luogo” “sia gradito alla cittadinanza, se lo “spazio ampio” sia o meno funzionale. Non si sta più tirando in ballo una questione estetica o identitaria: tutti hanno il diritto di esprimere la loro opinione, secondo i propri studi e le proprie inclinazioni. Non siamo tutti uguali.

Il problema vero è che la decisione di demolire una storica piazza cittadina non è stata condivisa con la cittadinanza, che ha subito la decisione senza venire formalmente coinvolta. In altri termini sono state assunte decisioni di fondamentale importanza per la città nel chiuso di oscure stanze.

Pur non credendo che tutto sia avvenuto solo per interessi economici, per stolido narcisismo o per banale ignoranza, comunque c’è stato un poderoso vulnus democratico: non potrà mai essere perdonato da chi ha fede nella correttezza delle istituzioni. (vv)

[Vincenzo Vitale è presidente della Fondazione Mediterranea]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Con referendum è stato bocciato il metodo impositivo portato avanti

di FRANZ CARUSO – Non è stata bocciata la città unica. È stato bocciato, anche sonoramente, il metodo impositivo utilizzato dalla Regione Calabria e che ha portato al referendum. Come ho sempre detto la città unica è un progetto di progresso straordinario che deve essere condiviso e partecipato dai territori interessati. Oggi tutto questo non è avvenuto perché la città unica è stata rappresentata come una scatola vuota, quindi, senza contenuti.

Già in tempi non sospetti, quando cioè sono stato audito in commissione Affari istituzionali di Palazzo Campanella ho detto si alla Città unica.  Nel mio programma elettorale l’ho posta come una priorità strategica. È un’idea identitaria dei socialisti cosentini e del centrosinistra, ma non così per come, cioè, l’hanno voluta portare avanti in Calabria.

Proprio durante la mia audizione proposi di tracciare un percorso graduale e definito, partendo da uno studio di fattibilità serio, che cioè non si limitasse ad illustrare il presente ma che indicasse la strada migliore da seguire per la fusione, l’avvio di servizi integrati ed un piano economico reale dei tre Enti. Non mi hanno voluto ascoltare, anzi sono stati sordi ad ogni proposta e perplessità avanzata  da quanti sono stati auditi tra Comuni, associazioni e movimenti, andando avanti con testardaggine, imponendo scelte di parte. Imposizione e scelte  che, per come detto, sono state respinte al mittente dai cittadini.

Ora, però, è il tempo della ripartenza. Per quanto mi riguarda, infatti, la Città Unica è la base su cui costruire un’area metropolitana vasta che abbracci le Serre Cosentine, la media Valle del Crati, la pre-sila ed il Savuto in una strategia di sviluppo indispensabile per la provincia di Cosenza e per l’intera regione.
Da domani con il sindaco Orlandino Greco e  con Rende, dovremo ragionare all’istituzione dell’Unione dei Comuni tracciando azioni condivise e ragionate insieme alle nostre popolazioni in un percorso che, comunque, è già iniziato con la costituzione dell’ambito territoriale per l’unificazione del servizio di trasporto pubblico locale che domani è, peraltro, all’o.d.g. del Consiglio Comunale di Cosenza. (fc)
[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Rosi Caligiuri: No al referendum sconfitta della Regione di Occhiuto

di ROSI CALIGIURI – Il progetto di fusione amministrativa tra Cosenza, Rende e Castrolibero, sottoposto a referendum consultivo, si è concluso con un no netto di Rende e Castrolibero e con un si nella città di Cosenza.

Questa la risposta dei cittadini e delle cittadine che non hanno detto no alla fusione, ma che si sono opposti all’arroganza del centrodestra che ha voluto utilizzare un progetto di fusione monco, calato dall’alto e a freddo, senza una progettualità del futuro unico urbano che ha escluso i consigli comunali delle municipalità interessate e un dibattito pubblico inclusivo e partecipato.

Un progetto importante come quello della fusione utilizzato come mero strumento di lotta politica che è stato punito duramente al momento del voto.
La regione di Occhiuto registra, così, una ulteriore sconfitta, dopo quella di Cosenza e di Vibo.
A Cosenza vince il si con il 70% grazie al PD unito, al circolo di Cosenza e all’amministrazione comunale di Franz Caruso che è stato sempre a sostegno del si. Persino l’astensionismo registrato è dovuto al fatto che moltissimi cittadini e cittadine non hanno voluto dire di no al progetto di fusione ma che auspicano alla creazione di una entità amministrativa più efficiente e moderna, in linea con le tendenze di aggregazione urbana in atto a livello nazionale e internazionale, che segua un progetto partecipativo dal basso e che veda la nascita di una pianificazione urbana complessiva ed esaustiva.
Per questo motivo fin dall’inizio, come circolo cittadino, abbiamo sottolineato le criticità della legge regionale e abbiamo sostenuto il ricorso al Tar e al CDS del comune di Cosenza, con l’obiettivo di evitare che il referendum si svolgesse in queste condizioni, ma assicurasse un modello di città partecipata e non una realtà istituzionale imposta dall’alto.
Necessaria sarebbe stata una ampia consultazione di ascolto per sollecitare un protagonismo attivo delle diverse forme di rappresentanza, finalizzata a individuare le scelte unitarie fondative e la definizione di un percorso virtuoso sul come realizzare la fusione e istituire, poi, la nuova municipalità della città unica. Questo dimostra come la nostra linea sia stata sempre l’indirizzo migliore, voluto dai cittadini e dalle cittadine e che, auspichiamo sia il punto dalla quale ripartire.
Il progetto della città unica non tramonta oggi. Oggi viene bocciato un atto d’imperio compiuto dal centrodestra, un monito perché la futura città unica che ci aspetta sia una efficiente città europea basata sul benessere e sulla crescita dei suoi abitanti. (rc)
[Rosi Caligiuri è segretaria cittadina del PD di Cosenza]

L’OPINIONE / Sergio Dragone: La vittoria del no alla Città Unica pone due enormi problemi politici

di SERGIO DRAGONE – La schiacciante vittoria del no al referendum sulla Città Unica pone due enormi problemi politici, uno al centrodestra e uno al centrosinistra.

Il centrodestra vede bocciato un progetto istituzionale che ha, come maggioranza, incardinato con una proposta di legge in Consiglio Regionale. La sonora bocciatura non risiede solo nel risultato finale, quanto piuttosto nel clamoroso astensionismo nella città capoluogo.

La lettura è fin troppo semplice: se il progetto non è condiviso, se non funziona, se è percepito come una forzatura arrogante, la gente non ha alcun interesse a partecipare ed esprime con l’astensione il suo dissenso. E, quindi, la sconfessione della proposta di legge di iniziativa della leghista Simona Loizzo e sostenuto con forza da tutto il centrodestra assume proporzioni epocali, anche perché investe direttamente il bacino elettorale del Governatore Occhiuto.

Non meno grave è il problema politico per il centrosinistra e in particolare per il PD che si è accodato all’iniziativa legislativa del centrodestra per paura di essere sepolto dai SI e invece è stato sepolto dai No. Questa posizione subalterna e timida è stata giustamente sottolineata dal grande vincitore di questa battaglia referendaria, Sandro Principe, indomito socialista e artefice, al pari del grande padre Cecchino, della crescita della moderna Rende.
A dire il vero l’unico nel PD a crederci sinceramente e convintamente è stato un altro socialista, Giacomo Mancini, chiamato tardivamente a coordinare una campagna del SI già abbondantemente compromessa, mettendoci la faccia, cosa che non hanno fatto gli altri big democratici.
Cosa succederà ora? Ritengo che politicamente (e anche giuridicamente) la proposta di legge Loizzo targata Lega -Forza Italia – Fratelli d’Italia – PD  sia da ritenere superato. Nessuno avrà l’ardire di disattendere l’esito referendario.
Si riparta dall’Unione dei Comuni e dai servizi integrati, da una programmazione urbanistica comune coinvolgendo le istituzioni locali, senza forzature e storpiature. Chi ha perso si lecchi le ferite e rifletta. (sd)

L’OPINIONE / Orlandino Greco: Castrolibero non si è piegata alle imposizioni

di ORLANDINO GRECO – In questa campagna referendaria, ci sono stati momenti in cui mi sono sentito come Don Chisciotte, impegnato a combattere contro i mulini a vento. Ho dovuto affrontare poteri così forti da far apparire una palese mancanza di democrazia come un diritto costituzionale e legittimo. Eppure, ho sempre percepito qualcosa di più grande, una forza capace di superare persino le imposizioni di alcuni consiglieri regionali: la volontà popolare.

La sensazione netta che i cittadini fossero dalla parte giusta, quella della democrazia e della libertà, mi ha accompagnato in ogni istante. Castrolibero ha risposto. Ha risposto contro chi voleva annetterla senza rispettare la sua volontà, contro chi, prima di questo scellerato progetto, non sapeva neanche dove fosse Castrolibero.
Questa comunità non si è piegata ai poteri forti e non ha assistito in silenzio mentre altri facevano i propri interessi a discapito dei cittadini. Non solo abbiamo detto No, ma Castrolibero è stato il Comune con la maggiore affluenza al voto.
Questo dato, chiaro e trasparente, ha un valore politico enorme. È la dimostrazione che la nostra comunità è viva, consapevole e unita. Abbiamo affrontato questa sfida con coerenza e determinazione, rimanendo sempre aperti al dialogo, ma solo a un dialogo costruttivo, che nasca dal basso e tenga conto delle reali esigenze dei cittadini.
 Non abbiamo affrettato i passi per favorire tornaconti personali.  Castrolibero è, e sarà, sempre, una comunità libera, sorretta dalla volontà insindacabile dei suoi cittadini. Questo messaggio è arrivato forte e chiaro anche in Regione, ai consiglieri regionali e a tutta la politica cosentina.
Ora, anche chi diceva di agire per il bene di Castrolibero, proponendo però un progetto calato dall’alto, dovrà ricredersi. Castrolibero non si estingue. Castrolibero è, e resterà, un Comune libero, autonomo e orgoglioso della sua identità. La nostra storia, il nostro territorio e la nostra comunità continueranno a essere protagonisti, con una voce che non si piegherà mai alle imposizioni. (og)
[Orlandino Greco è sindaco di Castrolibero]

L’OPINIONE / Mario Occhiuto: Referendum non semplice voto, ma scelta per il futuro del territorio

di MARIO OCCHIUTO – Il risultato del referendum per la istituzione della Città Unica di Cosenza, Rende e Castrolibero ha sancito la vittoria del NO, e con essa la chiusura di una porta verso un’opportunità che forse non si ripresenterà mai più. Non si è trattato di un semplice voto amministrativo, ma di una scelta che avrebbe potuto cambiare il futuro del nostro territorio, garantendo più risorse, servizi migliori e maggiore attrattività per i giovani e per chi vive qui.

Chi oggi festeggia la vittoria del No deve assumersi la responsabilità di aver bloccato un progetto che puntava a superare il campanilismo e a costruire un’area urbana forte, unita e competitiva. Le divisioni non hanno mai portato sviluppo, e questo territorio continuerà a pagare il prezzo di confini amministrativi che non rispecchiano più la realtà di una comunità che vive già come un’unica città.
Non voglio negare la legittimità della scelta democratica, ma dobbiamo riflettere sul fatto che a prevalere non sono state idee per il futuro, bensì paure, disinformazione e interessi particolari.
Il No non ha proposto una visione alternativa: si è limitato a dire ‘no’ al cambiamento, lasciando il territorio in una condizione di stallo che non fa bene a nessuno.
A chi oggi si sente soddisfatto, chiedo: quali sono i vostri progetti per migliorare la qualità della vita di tutti? Quali proposte avete per garantire ai giovani un futuro qui, senza dover partire? È facile fermare un cambiamento, ma molto più difficile è costruire qualcosa di nuovo.
Per quanto mi riguarda io continuerò a credere che unire le forze sia l’unico modo per garantire un futuro migliore al nostro territorio. La visione di una città unica non muore con questo referendum, perché il bisogno di unità, sviluppo e progresso resta più vivo che mai. Il tempo dirà chi ha davvero lavorato per il bene comune. (mo)
[Mario Occhiuto è senatore di FI ed ex sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Paolo Palma: Il mio “no” alla Città Unica

di PAOLO PALMAPrepotenza e ignoranza. Sono queste le parole che mi vengono in mente quando penso alla proposta di legge di fusione dei Comuni di Cosenza, Rende e Castrolibero.

La prepotenza riguarda il metodo autoritario adottato dalla maggioranza di centro-destra alla Regione Calabria, per cui in Italia si avrebbe il primo caso di una fusione di Comuni decisa dall’alto, senza il coinvolgimento dei Sindaci e dei Consigli comunali di due delle tre città interessate (Cosenza e Castrolibero) e in assenza degli organismi democratici elettivi a Rende. Ai sindaci Franz Caruso e Orlandino Greco, e ai tanti rendesi impegnati con serietà e onestà nelle istituzioni, va perciò la nostra solidarietà per lo sfregio istituzionale subìto.

Chi si professa democratico dovrebbe scandalizzarsi per questa procedura antidemocratica, e dire “no” a prescindere dai contenuti. E invece stiamo assistendo alla genuflessione dei partiti sedicenti di sinistra o di centrosinistra, Pd in testa, al presidente Roberto Occhiuto, regista occulto delliniziativa, e al suo capofila, il sen. Mario Occhiuto. Prove tecniche di partito unico del potere? Cementificazioni in vista?

L’ignoranza riguarda il contenuto della proposta di fusione, fondata su uno studio di fattibilità tardivo e raffazzonato. Dalla parte del “no” c’è invece il monito della Corte dei Conti e di economisti seri circa gli effetti negativi, per le tasche dei cittadini, delle fusioni riguardanti la fascia di 100/120mila abitanti, quella di Cosenza-Rende-Castrolibero.

L’ignoranza riguarda inoltre, e soprattutto, lo stravolgimento a nord dell’area urbana che è storicamente circolare e policentrica, fondata su trenta Comuni che fanno corona al capoluogo. Quelli a sud, est e ovest verrebbero emarginatidalla fusione a tre; nascerebbe un’orribile città-spaghetto; Cosenza sarebbe destinata a diventare una periferia/dormitorio; le attività produttive si concentrerebbero sempre più a nord; Cosenza Vecchia riceverebbe la mazzata finale, al pari di Donnici, Borgo Partenope e S. Ippolito.

L’area industriale di Piano Lago sarebbe anch’essa condannata. Per non parlare dello scippo a Cosenza dell’ospedale previsto a Vaglio Lise, la porta dell’area urbana, con la debole motivazione che la facoltà di Medicina ha bisogno di un policlinicouniversitario. Ma è l’Università che devessere al servizio del territorio, non il contrario!

Ecco le principali motivazioni del “no”. Ma il nostro è un “no” costruttivo, un no “per”: per una Grande Cosenza fondata sull’armonia tra tutti i Comuni dell’area urbana, compresi Rende e Castrolibero, senza però dimenticare Mendicino, Carolei, Zumpano e altri delle Serre, dei Casali e del Savuto. Anch’essi sono Cosenza. (pp)

[Paolo Palma è del Comitato Cosenza No alla Fusione – Per una Città Policentrica]

L’OPINIONE / Elisabetta Barbuto: Le criticità sulle 10 discariche estere per trasferirvi i veleni della Bonifica di Crotone

di ELISABETTA BARBUTOLeggere la notizia che Eni avrebbe individuato ben 10 discariche all’estero per trasferirvi i veleni della bonifica crotonese suscita in me contrastanti emozioni. Così come contrastanti con la notizia appaiono  le dichiarazioni che in questi mesi si sono rincorse per negare la presenza di tali discariche, magicamente invece comunicate oggi, per sostenere che i veleni dovevano restare a Crotone visto che vi arrivano rifiuti pericolosi da tutto il mondo con il rischio concreto, sempre segnalato, che rimanessero addirittura sui siti inquinati. 

È passato un anno, infatti, da quando l’Amministratore delegato di Eni Rewind ci ha ospitato nel sito ex Pertusola per comunicare che le uniche discariche esistenti per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi  erano solo in Italia e, guarda caso, una era proprio a Crotone. Un anno di combattimenti per denunciare pubblicamente sulla stampa  che l’aria era cambiata e tutto sembrava favorire il progetto mai accantonato da Eni il cui intento era solo quello di giocare al risparmio sulla pelle e sulla vita  dei crotonesi. E, poi, la modifica del piano rifiuti della Regione Calabria che sembrava proprio andare nel senso voluto da Eni, le nuove conferenze dei servizi, il decreto del 1° agosto 2024 e addirittura l’ordine di modificare il Paur per lasciare i veleni a Crotone.

Ed oggi questa notizia che conferma quanto sempre sostenuto sulla esistenza delle discariche all’estero che, badiamo bene, non sono nate ieri, ma esistevano già da diversi anni e nelle quali, iniziando Eni la bonifica anni fa, come avrebbe dovuto essere iniziata secondo il decreto del Ministero del 2020 senza tergiversare, magari i rifiuti sarebbero già allocati.

La notizia lascerebbe, comunque,  ben sperare se non fosse che (mi viene il dubbio), il tutto non sia solo l’adempimento di una mera formalità  per superare l’impasse della richiesta del Ministero che, nel decreto del 1° agosto, prescriveva l’aggiornamento dello scouting da svolgere all’estero per l’individuazione dei siti di destino dei rifiuti prodotti dalle attività di bonifica del Progetto stralcio autorizzato.

Eni, infatti, avendo adempiuto al suo compito comunica che inizierà, comunque, le operazioni di scavo nel gennaio del 2025 ed utilizzerà l’impianto D15 in regime di deposito temporaneo per il successivo conferimento dei rifiuti non pericolosi presso le discariche contrattualizzate in altre regioni e dei rifiuti pericolosi nella discarica di Sovreco… senza che, o almeno non mi risulta,  siano stati modificati i presupposti per ricoverarvi quella tipologia di rifiuti pericolosi né tanto meno il Paur! Il che corrobora ulteriormente in me il sospetto che quei depositi temporanei possano divenire definitivi grazie alla modifica del piano regionale dei rifiuti. 

A ciò aggiungasi che, solo dalla seconda metà del 2025 SE verrà ottenuto il rilascio delle notifiche transfrontaliere, con tutte le difficoltà evidenziate, e con la spada di Damocle di maggio 2026 , data in cui entrerà in vigore il Regolamento Ue 2024/1157  ( art. 4.1 ) che vieta di trasferire rifiuti, a meno che non si dimostri che gli stessi possano essere smaltiti in modo tecnicamente sostenibile nel paese in cui sono stati prodotti, Eni Rewind potrà attivare anche il canale di smaltimento estero per i rifiuti pericolosi… quale soluzione complementare (non sostitutiva, attenzione ) al conferimento presso la discarica di Sovreco. 

Signori, personalmente, dopo la prima incredula reazione di esultanza… la lettura più attenta delle carte stasera suscita in me solo una grande tristezza oltre che una grande indignazione. Le stesse sensazioni che non potrà non provare chi, tra i destinatari della missiva di Eni Rewind recapitata oggi 29 novembre 2024, legga tra le righe la sorte della città. E Dio solo sa quanto vorrei sbagliarmi. (eb)

[Elisabetta Barbuto è coordinatrice Provinciale M5S Crotone]

L’OPINIONE / Domenico Giannetta: La Calabria è determinata a fare la sua parte fino in fondo contro la violenza di genere

di DOMENICO GIANNETTA – La Regione sta facendo bene la propria parte. Va, in particolare, apprezzato il Protocollo d’intesa interistituzionale per la prevenzione ed il contrasto della violenza di genere siglato tra la Presidenza del Consiglio l’Osservatorio regionale e l’Aterp con il coinvolgimento della Commissione contro la ‘ndrangheta.

Protocollo grazie al quale è stata pianificata l’assegnazione di 15 alloggi, tre per ogni provincia, di edilizia pubblica destinati a donne vittime di violenza e ai loro figli, prevedendo la loro collocazione e il recupero di una quotidianità lontana dagli abusi. In questa battaglia di civiltà occorre agire insieme e in sinergia e ogni i impegno deve produrre azioni tangibili.

Mi devo complimentare per il buon lavoro che la Commissione sta facendo sulle problematiche femminili. E per l’approccio educativo, incentrato soprattutto sulla prevenzione dei reati, necessario per promuovere una cultura del rispetto e della parità, rafforzando, al contempo, le reti istituzionali e sociali impegnate nella protezione delle vittime e nella prevenzione degli episodi di violenza.

Nel Paese e in Calabria i numeri della violenza sulle donne sono allarmanti e non più tollerabili. Nel mondo circa il 35% delle donne ha subito violenza sessuale almeno una volta nella vita. Sono dati e “numeri della vergogna” che vedono anche la Calabria contare le sue vittime. Senza tenere conto di quel cosiddetto “numero oscuro” rappresentato dalla miriade di episodi di soprusi e violenze che non vengono denunciati dalle vittime.

La Calabria è determinata a fare la sua parte fino in fondo, ma dobbiamo esigere un impegno deciso da parte di chi ha il potere di fare cambiamenti significativi. Dalle scuole alle istituzioni e alle autorità preposte a occuparsi delle violenze alle donne, ci si aspetta un impegno straordinario sul piano della prevenzione. Occorre senz’altro individuare i responsabili dei reati e assicurarli alla giustizia, ma bisogna intervenire prima che le violenze si verifichino e, soprattutto, intervenire, specie quando le donne denunciano, prima che le tragedie si consumino. (rrc)

[Domenico Giannetta è presidente della Commissione Vigilanza]

L’OPINIONE / Filippo Mancuso: Calabria tra le prime a istituire Garante per la tutela delle vittime di reato

di FILIPPO MANCUSO – Con la legge n.10 del 2023 la Regione Calabria è stata tra le prime, in coerenza con i principi dell’Unione Europea, ad istituire il Garante per la tutela delle vittime di reato individuato nella figura dell’avvocato Antonio Lomonaco. Si tratta di una risposta concreta alla sofferenza della vittima, indipendentemente dal reato che l’ha vista coinvolta.

L’obiettivo è quello di avvicinare le vittime di reato alle Istituzioni creando, al contempo, una rete capillare di servizi di natura assistenziale. L’istituzione della figura del Garante nazionale, sulla scia della proposta di legge a cui sta lavorando l’on. Jacopo Morrone, costituisce un punto di arrivo di un percorso in cui vi è una crescente sensibilizzazione e attenzione delle vittime di reato. Questa figura può contribuire a far riacquistare fiducia alle vittime di reato e credibilità ed autorevolezza alle Istituzioni, ottemperando, nel contempo, ai principi della direttiva europea del 2012 che istituisce norme minime in materia di vittime di reato recepita in Italia con il dl 212/2025.

Di fondamentale importanza è l’istituzione di un Coordinamento nazionale per la garanzia dei diritti e per la tutela delle vittime di reato. Composto dai Garanti regionali, o figure analoghe, attualmente operanti nelle Regioni, come ho già proposto in qualità di vicecoordinatore, nel corso della plenaria della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome svoltasi a Roma. Tutto ciò, con lo scopo particolare di promuovere l’adozione di linee comuni di azione dei Garanti regionali da attuare sia sul piano regionale che nazionale e da promuovere e sostenere nelle sedi internazionali. (fm)

[Filippo Mancuso è presidente del Consiglio regionale]