LA PROPOSTA / Angelo Sposato: Usare i 15 mld del Ponte per mettere in sicurezza territorio

di ANGELO SPOSATO – La fragilità ambientale del nostro Paese e della Calabria è diventata l’emergenza delle emergenze. Basta poco, oramai, e i danni da maltempo sono un pericolo per l’incolumità e la sicurezza dei cittadini. La voragine nella strada statale 280 a Lamezia, che ha inghiottito un’autovettura è la metafora della condizione delle nostre infrastrutture e della necessità di avviare al più presto un grande piano per la sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico, sismico, dall’erosione costiera, dal rischio incendi.

Un territorio in abbandono, non mantenuto e con un forte consumo di suolo rappresenta un pericolo, per questo servono investimenti in risorse umane e tecnologiche per un grande piano di messa in sicurezza. Da tempo, da anni, continuiamo a dire alle varie amministrazioni regionali che non bastano i droni e la sola sorveglianza per mettere in sicurezza il territorio se non si fanno investimenti e si mette al centro il tema ambiente con donne e uomini che lavorano. Abbiamo proposto un grande piano per il lavoro per la manutenzione del territorio ma su questo anche la giunta Occhiuto non ha voluto dare risposte. Per questo  continuiamo ad insistere prima che sia troppo tardi.

La voragine di Lamezia, in una delle strade più frequentate della Calabria, che poteva diventare tragedia, sia da monito e un allarme per non perdere più tempo. La Calabria, i territori, allo stato attuale, non sono nelle condizioni di affrontare emergenze alluvionali ed idrogeologiche se non si attiva da subito un grande piano per la messa in sicurezza del territorio.

Si utilizzino i 15 miliardi sprecati sul ponte per cose essenziali, per mettere in sicurezza la vita dei cittadini, la nostra rete infrastrutturale ed ambientale. (as)

[Angelo Sposato è segretario generale Cgil Calabria]

Legambiente Calabria e Circolo Lamezia: Non è maltempo, è crisi climatica

«Non è maltempo, è crisi climatica», hanno ribadito Legambiente Calabria e il Circolo Legambiente Lamezia, sottolineando la necessità di «attuare la corretta transizione ecologica e mettere in sicurezza i territori fragili».

«In Calabria i comuni di Maida e di San Pietro a Maida sono isolati per l’esondazione di un torrente – si legge nella nota – ed il crollo del ponte stradale che lo attraversava, sulla strada SS280, una delle principali arterie della nostra regione, si è aperta una vera e propria voragine che ha inghiottito un’autovettura. Ci sono forti disagi nella circolazione oltre a case ed immobili commerciali allagati».

«Si parla di maltempo, ma siamo di fronte agli effetti della crisi climatica che stanno diventando sempre più accentuati e frequenti – ha sottolineato Legambiente – ed hanno subito un esponenziale incremento in intensità, evidente a tutti, che deve preoccuparci per la velocità di evoluzione. Dagli ultimi dati Arpacal, le piogge registrate nella stazione pluviometrica Catanzaro-Janò, dalla mezzanotte sino alle ore 17 del 19 ottobre, sono state di 102mm, una quantità di acqua pari a quella che si registra in tutto il mese di ottobre in media nella stessa area. Analizzando gli eventi climatici estremi che si sono verificati in Calabria, dal 2010 al 20 settembre 2024 si registrano 105 eventi su 2.214 totali in Italia. Tra questi, i principali riguardano 41 allagamenti da piogge intense, 28 danni da raffiche di vento e trombe d’aria, 13 danni alle infrastrutture, 9 frane da piogge intense e 18 vittime».

«I territori calabresi, come altre regioni a partire dall’Emilia Romagna, con i suoi tragici eventi alluvionali – continua la nota – stanno subendo stravolgimenti climatici che impongono di intervenire in fretta per mettere in sicurezza le persone, le attività agricole, commerciali e industriali, le scuole, gli ospedali, le infrastrutture. Soprattutto in Calabria dove spesso si è costruito troppo, male, in maniera abusiva e senza adeguati controlli per quanto riguarda le infrastrutture».

«L’obiettivo fissato dagli accordi di Parigi del 2015, di contenere l’aumento di temperatura del Pianeta al massimo 1,5, sembra già una chimera – hanno rilevato Legambiente e il Circolo di Lamezia –. I dati ci dicono che in Calabria, la scorsa estate, la temperatura è aumentata di oltre 2 gradi rispetto alla media e che quella del mare Mediterraneo ha superato i 30 gradi con la possibilità sempre più concreta di sviluppo dei Medicane, i cosiddetti uragani mediterranei».

«Si tratta di record destinati, purtroppo, ad essere superati – hanno detto –: per il futuro ci attende un’alternanza di ondate di calore ed eventi meteorici estremi. La siccità prolungata che ha colpito negli ultimi mesi gran parte della nostra regione con effetti gravi sul settore agricolo è l’altra faccia della medaglia delle precipitazioni atmosferiche alluvionali che stanno impattando sul fragile territorio calabrese. La realtà temuta che le istituzioni non vogliono vedere nella sua chiarezza, sta irrompendo con tutti i suoi effetti negativi trovando, nonostante annunci e dichiarazioni, quasi tutti impreparati agli impatti crescenti sul clima e sugli ecosistemi, sui luoghi e sulle popolazioni che vi risiedono».

«La realtà sta dimostrando che è indispensabile – hanno sottolineato – cambiare modello di sviluppo e realizzare, molto velocemente, la transizione ecologica per raggiungere, nella maniera più celere possibile, la neutralità climatica, azzerando l’emissione di gas climalteranti in atmosfera. Un obiettivo per il cui raggiungimento è essenziale il settore energetico nel quale è indispensabile uscire dalle inquinanti fonti fossili e costruire impianti di energia rinnovabile piccoli e grandi, lavorando, allo stesso tempo sulla riduzione dei consumi e sull’efficientamento energetico».

«In Calabria moltissimo deve essere ancora fatto – hanno proseguito – per la reale riduzione del rischio idrogeologico, ma servono interventi per mitigare gli effetti della crisi climatica ed adattare territori e città con appositi piani mettendo in atto competenze e tecnologie. Servono appositi programmi strutturali di finanziamento ed intervento per le aree urbane più a rischio – come Lamezia Terme – con interventi di messa in sicurezza e manutenzione che arrivino fino alla delocalizzazione degli edifici a rischio».

«In Italia, infatti – hanno detto – si continuano a correre rischi enormi, fino alla perdita di vite umane, perché le persone vivono in case e zone a rischio dove si continua anche a costruire. La situazione è molto pericolosa, basta pensare alla tombatura dei corsi d’acqua ed alle costruzioni realizzate in zone a rischio idrogeologico o in aree non consentite. Le soluzioni non possono prescindere dalle problematiche, alluvioni e siccità, con l’obiettivo di mitigare le emissioni climalteranti e favorire l’adattamento».

«In una prospettiva di adattamento al clima, ad esempio – hanno concluso – vanno vietati gli intubamenti dei corsi d’acqua e recuperati alla naturalità ovunque possibile fiumi e fossi, creando spazi per il naturale deflusso in sicurezza delle acque durante le piogge e la ricarica delle falde, occorre  favorire la permeabilità dei suoli ed il riutilizzo delle acque piovane e delle acque grigie, eliminare le isole di calore. È necessario ripensare le città ed i comuni rigenerandone il tessuto urbanistico, ad esempio con la creazione di tetti verdi, vasche e fontane per ridurre l’aumento delle temperature esterne oltre alla messa a dimora di alberi  in strade e piazze ed  alla realizzazione di boschi urbani». (rcz)

Maltempo in Calabria, Costarella: Prociv al lavoro per emergenze e recupero normalità

«Il Dipartimento della Protezione Civile regionale sta lavorando ininterrottamente dall’inizio dei gravi avvenimenti climatici che hanno investito gran parte della Calabria nel corso del fine settimana, in stretto coordinamento con tutte le istituzioni, i Vigili del Fuoco e le associazioni di volontariato, per intervenire sulle emergenze e agire sul recupero delle condizioni di normalità». È quanto ha detto Domenico Costarella, dirigente generale del Dipartimento Protezione Civile Calabria, spiegando come «gli eventi metereologici che hanno interessato in particolare l’area del lametino, hanno visto il Sistema di Protezione Civile pienamente operativo nelle attività di supporto ai sindaci e di assistenza alla popolazione».

«Sono state attivate, infatti – ha spiegato ancora – le organizzazioni di volontariato dotate di moduli idrogeologici che sono intervenute sotto il coordinamento dei Vigili del Fuoco in particolare nella città di Lamezia Terme e nella sua zona industriale, dove inoltre sono state effettuate alcune evacuazioni. Grazie al supporto del Consorzio di Bonifica regionale e di Calabria Verde sono stati realizzati interventi con mezzi pesanti per facilitare il deflusso delle acque».

«Nel Comune di San Pietro a Maida la Protezione Civile – ha proseguito – con propri mezzi e con quelli di Calabria Verde, ha lavorato per ripristinare la viabilità e ha effettuato alcune evacuazioni a titolo precauzionale, operando anche con moduli idrogeologici».

«Sempre a causa delle intense precipitazioni piovose delle scorse ore – ha detto ancora – è stato fornito dal Dipartimento e da alcune associazioni di volontariato, attività di supporto nella gestione e superamento dell’emergenza al Comune di Montebello Jonico, e di carattere tecnico al Comune di Bovalino».

«Già dalla mattinata di oggi, tecnici del Dipartimento regionale – ha continuato Costarella –si sono recati sui territori maggiormente colpiti per una prima valutazione dei danni, anche ai fini della predisposizione della richiesta di riconoscimento dello stato di emergenza».

«La Regione, inoltre, in sinergia con Arpacal, fin dalle prime ore dalla voragine che si è verificata sulla Ss 280 dei Due Mari – ha concluso – è al lavoro per realizzare un’analisi sulle situazioni tecniche che hanno determinato tale evento». (rcz)

Scalese (Cgil Area Vasta): È tempo di un piano strategico contro cambiamento climatico

Per il segretario generale della Cgil Area Vasta, Enzo Scalese, «è giunto il momento di smettere di adottare soluzioni temporanee e di avviare un piano d’azione concreto e strutturato» contro il maltempo e il dissesto idrogeologico in Calabria.

«L’ondata di maltempo che ha colpito la nostra regione, e in particolare la Piana di Lamezia, riporta alla memoria situazioni analoghe non troppo lontane nel tempo, come l’alluvione che ha colpito Crotone, spingendoci a considerare questi episodi estremi non più una mera fatalità. Questi eventi sono il risultato di un cambiamento climatico che sta avendo impatti devastanti anche sulla nostra regione», ha detto Scalese, ribadendo come «la sicurezza del nostro territorio è una priorità assoluta».

«La Regione e le istituzioni competenti – ha proseguito – non possono più limitarsi a esprimere preoccupazione, ma devono agire concretamente per proteggere le comunità e il nostro ambiente attraverso azioni mirate e interventi di messa in sicurezza delle aree a rischio, partendo dalla pulizia delle aree verdi e dalla bonifica di canaloni e tombini, con una programmazione ordinaria come scelta strategica per evitare ulteriori danni».

«Interventi di tutela del territorio e contrasto al dissesto idrogeologico – ha detto ancora – portano come diretta e necessaria conseguenza la definizione di un piano di sviluppo occupazionale. La Regione e il Governo devono creare opportunità di lavoro attraverso progetti di salvaguardia del territorio, rispondendo così non solo all’emergenza ma anche alla crisi occupazionale che affligge la Calabria».

«È inaccettabile che i nostri territori continuino a essere abbandonati, con quello che ne consegue in termini di praticabilità e sicurezza», ha sottolineato ancora il segretario generale della Cgil Area Vasta.

«Non possiamo più permetterci di affrontare ogni emergenza come un episodio isolato – ha concluso –. È tempo di una strategia a lungo termine che garantisca sostenibilità e opportunità per il futuro di una regione storicamente fragile, che senza infrastrutturazione e tutela del territorio è destinata a rimanere sempre più abbandonata a se stessa». (rcz)

M5S: Serve un piano straordinario contro il maltempo

Per il Movimento 5 Stelle calabrese «serve un piano straordinario contro il maltempo».

«La Calabria crolla sotto la furia dell’acqua – hanno detto – sferzata da eventi atmosferici di notevole intensità che arrivano dopo una stagione estiva estremamente calda e prolungata. Si deve fare i conti con nuovi eventi sempre più violenti, dovuti a quei cambiamenti climatici che una parte della politica cerca di negare per garantire interessi diversi dal bene comune».
«In questo contesto di forti stravolgimenti – hanno rilevato – tutto cambia tranne l’immobilismo del Governo regionale e nazionale che continuano a rimanere inermi e impassibili di fronte a tali avvenimenti tanto da rivolgere altrove la loro attenzione e i – nostri – soldi pubblici».
«Vorremmo riportarli con i piedi sul pianeta terra – hanno proseguito i pentastellati – tra i bisogni dei cittadini e non dei comitati d’affari, tra la gente che subisce gli impatti negativi del climate change senza alcun supporto di politiche attive. Solo nella giornata odierna nel territorio calabrese è esondato un torrente, ci ritroviamo con due comuni isolati, Maida e San Pietro a Maida dove è anche crollata una abitazione fortunatamente vuota in quel momento. Si è allagato un centro commerciale e lungo la strada Ss280 dei Due Mari in direzione Lamezia Terme, all’altezza del centro commerciale che porta alla Cittadella regionale, si è aperta una voragine che ha inghiottito un’automobile, per fortuna senza fare vittime».
«In questo contesto la priorità del governo e del Ministero dei Trasporti resta sempre e solo il ponte sullo Stretto di Messina – hanno rilevato – 15 miliardi di euro per un progetto faraonico che al momento e in queste condizioni non può essere la priorità per i nostri territori ma un lusso che non ci possiamo permettere. Abbiamo bisogno di cura dell’ordinario, di strade e collegamenti ferroviari decenti, di mettere in sicurezza il territorio».
«Meloni e Salvini investano quei soldi – hanno concluso – per recuperare l’esistente attraverso un piano straordinario e prioritario prima che tutto crolli e la smettano di gettare fumo negli occhi degli onesti cittadini». (rrc)

Di Matteo (Exit): Occhiuto chieda stato di calamità naturale per danni maltempo a Lamezia

Paolo Di Matteo, coordinatore regionale Exit – Sovranità per l’Italia, ha chiesto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, di chiedere lo stato di calamità naturale per i danni del maltempo a Lamezia Terme.

«È bastata una notte turbolenta – ha spiegato – dal punto di vista delle condizioni climatiche per mettere la nostra città di Lamezia Terme in ginocchio. Le forti piogge cadute con intensità hanno provocato molti danni e vari disagi e solo per miracolo non si sono avute conseguenze tragiche per i cittadini. Non è certo da quest’ultima intemperia che scopriamo la fragilità del nostro territorio. Sono infatti anni in cui alle prime burrasche autunnali si verificano allegamenti e cedimenti di strade con tanto di voragini, tombini che saltano e fiumi e torrenti ingrossati».

«Da anni si lancia l’allarme, per esempio – ha proseguito – sul torrente Cantagalli ma tutti gli enti preposti puntualmente fanno orecchie da mercante. Sono anche risibili le reazioni di quegli esponenti politici che da destra a sinistra in queste ore chiedono dirottamenti di fondi destinati ad altro uso per venire incontro a tali emergenze».

«Ora – ha aggiunto – se si vuol andare contro questa amministrazione comunale, nei confronti della quale anche noi di Exit siamo scontenti, va bene, che si faccia pure, ma almeno si colga il senso e la prospettiva risolutiva di quanto si afferma. Oggi si fa la conta dei danni e da quanto noi di Exit abbiamo potuto vedere, ingenti danni hanno colpito soprattutto l’agricoltura, un settore di cui nessuno si preoccupa».

«Occorre, dunque – ha aggiunto – correre ai ripari e questo significa rimborsare innanzitutto i  danni, cosi come viene fatto in altre parti d’Italia, dove è precipuamente l’ente Regione a recitare il ruolo di richiedente presso il governo regionale».

«Riguardo poi al nostro comune – ha concluso – chiediamo al sindaco Paolo Mascaro ed a tutta l’amministrazione di provvedere alla pulizia e manutenzione  di tombini, fiumi e torrenti, urge una rapida mappatura delle strade e delle zone interessate agli interventi. A troppa negligenza siamo costretti ad assistere in tempi ordinari, poi, quando giungono quelli straordinari,  segnati da disagi e danni causati dalle avverse condizioni meteo, altro non si può fare che fare la conta dei disastri, quando, con una adeguata attenzione , tutto ciò non si potrebbe evitare». (rcz)

Maltempo, il presidente Occhiuto: Da Cdm altri 15,6 mln per la Calabria

Il Consiglio dei ministri, su iniziativa del ministro per la Protezione Civile e per le politiche del mare, Nello Musumeci, ha destinato altri 15,6 mln di euro destinati alla Calabria per finanziare interventi relativi ad uno stato di emergenza, riconosciuto a maggio scorso, e causato dagli eventi calamitosi che tra la fine di novembre e i primi di dicembre del 2022 hanno interessato alcune aree della provincia di Crotone, Catanzaro e Cosenza.

Lo ha reso noto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, spiegando come «queste risorse si aggiungono ai 3 milioni e 250 mila euro già riconosciuti per il ristoro delle somme urgenze e determinano, dunque, un ammontare complessivo di circa 19 milioni di euro da destinare a diverse tipologie di interventi».

«Ringrazio il governo – ha detto Occhiuto – per la sensibilità che, attraverso questo importante intervento finanziario, ha mostrato nei confronti della nostra Regione e verso i territori fortemente colpiti degli eccezionali eventi meteorologici che si sono verificati in Calabria tra novembre e dicembre 2022».

«L’obiettivo è quello di impiegare queste risorse – ha spiegato – per dare un concreto sostegno alle comunità interessate e anche per consentire la realizzazione di interventi di riduzione del rischio residuo, essenziali in funzione della prevenzione strutturale.
In attesa di ricevere ulteriori indicazioni in merito, continueremo il lavoro di confronto tecnico con il Dipartimento nazionale di Protezione Civile, con il quale vi è sempre stato un rapporto di stretta e proficua collaborazione».

«Ringrazio infine, il nostro Dipartimento regionale e il suo dg Domenico Costarella per il prezioso lavoro svolto – ha concluso – nell’ambito di un’intensa attività preparatoria, che ha consentito di raggiungere per questo importante risultato». (rrm)

 

Maltempo, Occhiuto: Spopolamento montagne incide su manutenzione territorio

«Quello che è accaduto in Emilia Romagna è il frutto sia dei fenomeni avversi sempre più frequenti, che dimostrano l’incidenza del cambiamento climatico, sia dell’insufficienza di manutenzione del territorio, che non è dovuta soltanto a un’incapacità istituzionale ma anche al fatto che non c’è più la presenza dell’uomo in molti luoghi, nel senso che soprattutto nelle zone di montagna è in corso un forte spopolamento. E quando non c’è l’uomo non c’è neanche la manutenzione quotidiana del territorio». Lo ha detto Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, intervenendo ad “Agorá”, su Rai 3.

«In Calabria io sto supplendo a questo problema mettendo in campo la pulizia straordinaria dei fiumi e tante altre attività. Tra l’altro, la mia è una delle regioni d’Italia con una maggiore presenza di montagne e quindi monitoriamo continuamente il territorio. Ma ripeto, è più difficile fare queste operazioni di monitoraggio quando l’uomo non c’è più in quei luoghi», ha sottolineato il governatore Occhiuto.

Continua Occhiuto: «Nel merito della nomina del presidente Stefano Bonaccini a commissario della ricostruzione in Emilia Romagna dopo gli eventi alluvionali degli ultimi giorni, non ho difficoltà a dire che ha ragione Bonaccini: l’attività di ricostruzione deve essere svolta in sintonia con gli uffici della Regione. Ci sono procedure, adempimenti, nonché l’adeguamento della programmazione, che prevedono in maniera sostanziale un contributo importante da parte dell’amministrazione regionale. Allora, nominare come commissario della ricostruzione il presidente della Regione mi sembra la cosa più logica».

Sempre ad Agorà Occhiuto ha detto che «Peraltro, sarebbe un modello già applicato all’epoca della ricostruzione post-terremoto, che ha funzionato. È vero che gli eventi hanno interessato in maniera più importante l’Emilia Romagna, ma anche altre Regioni come le Marche e la Toscana. Quindi si tratta di capire come si può fare per nominare un commissario che si faccia carico della ricostruzione anche di altre Regioni. Il governo non ha bisogno dei miei consigli perché, anche per ammissione di Bonaccini, è intervenuto con grande tempestività e con un decreto che destina risorse importanti. Io però al posto del governo non avrei esitazioni a ritenere Bonaccini la persona giusta per occuparsi della ricostruzione nella sua Regione”, ha sottolineato il governatore calabrese.

Per il presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto c’è anche tempo per fare un bilancio sulla Sanità. «Ieri il consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge all’interno del quale è contenuta una norma fondamentale per il futuro della sanità calabrese – ha detto – Nell’ultimo anno abbiamo proceduto alla circolarizzazione e all’accertamento del debito sanitario della nostra Regione. Un lavoro titanico, riconosciutoci anche dal governo nazionale, che in pochi mesi ci ha consentito di fare ciò che per decenni non era mai stato fatto dai tanti commissari che si sono susseguiti alla guida della sanità calabrese. Oggi sappiamo che il nostro debito sanitario è di poco superiore agli 860 milioni di euro, e siamo nelle condizioni di azzerarlo e di poter ricominciare così a investire per la qualità dei servizi e delle cure. Per procedere a questa operazione è però necessario chiudere i bilanci del 2022 delle Aziende sanitarie provinciali e delle Aziende ospedaliere della nostra Regione. Un’operazione che grazie a quanto fatto siamo ora in grado di compiere. Ma per riuscirci le norme contabili prevedevano che dovessero essere approvati anche i bilanci degli anni precedenti il 2022. Operazione, quest’ultima, impossibile da compiersi in tempi ragionevoli e con i mezzi ordinari, in quanto per decenni alcune Asp e Ao hanno tenuto contabilità inattendibili spesso tramandate solo oralmente».

«Adesso – aggiunge Occhiuto – grazie al decreto approvato dal Cdm siamo autorizzati a deliberare il bilancio per il 2022 prescindendo dall’approvazione di quelli pregressi, per i quali ci è dato tempo sino al 31/12/2024 per la ricostruzione puntuale e la successiva adozione. Potremo finalmente tracciare una linea, metterci alle spalle il passato, e ripartire con investimenti, assunzioni, acquisti. Ringrazio il governo Meloni, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e in particolare il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha dimostrato ancora una volta di avere grande fiducia nella Calabria e nel mio esecutivo regionale. Entro fine giugno tutte le Aziende sanitarie provinciali e tutte le Aziende ospedaliere avranno i bilanci in ordine, potremo finalmente voltare pagina, e programmare un nuovo inizio per la sanità della nostra Regione».

Crollo viadotto Sila-Mare, Occhiuto: Queste cose non devono più succedere

Queste cose non devono più succedere, ma bisogna impegnarsi nel vigilare maggiormente affinché non si ripetano. È quanto ha dichiarato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, nel corso del sopralluogo effettuato nell’area in cui ieri è crollato il viadotto “Ortiano 2”.

«Sull’ambiente ho investito molto tempo e molte risorse in questo anno e mezzo di governo – ha ricordato –. Certo, ho coscienza di governare una Regione difficile, complicata, ma non risparmio energie, nonostante non passi giorno in cui si non si verifichi un’emergenza. Ho chiesto agli uffici regionali, i quali però non hanno avuto un ruolo nella realizzazione di questa strada, di fare degli accertamenti. Ho sentito ieri l’amministratore delegato di Anas, Aldo Isi, e anche loro faranno degli accertamenti».

«Ma, mentre si fa tutto questo – ha evidenziato – dobbiamo pretendere dal governo nazionale che risarcisca anche questa parte della Calabria che è stata condannata all’isolamento per tanti anni e che ha dovuto registrare soltanto promesse. Questo è l’emblema di come sia complicato e difficile realizzare le opere pubbliche in Italia, e di come sia ancora più complicato farle in Calabria».

«Sono anni ormai – ha ricordato – che i cittadini di Longobucco aspettano un strada che possa congiungere il loro paese al mare, ma hanno ascoltato soltanto promesse e registrato soltanto disastri. La soluzione non è quella di non fare la strada, ma quella di pretendere che i lavori vengano fatti bene. È una buona cosa che la strada, realizzata dalla Comunità montana, sia ora nella gestione di Anas. Per questo credo che sia doveroso chiedere alla società di verificare la qualità dei lavori sui lotti già realizzati e di accertare – come farà anche la Procura – se ci siano state responsabilità».

«Quello che è successo – ha detto ancora – non deve determinare la continuazione dell’isolamento. Dobbiamo chiedere ad Anas di realizzare la strada e di farla velocemente. Dobbiamo utilizzare questa circostanza magari per chiedere ad Anas di finanziare nel contratto di programma il completamento della strada e di verificare che i lavori si facciano bene».

«La risposta ad un disastro non può essere quella di accettare l’isolamento – ha proseguito –. La risposta deve essere quella di fare le opere pubbliche evitando che avvengano i disastri. Per fortuna ieri il tratto di strada era chiuso, altrimenti oggi commenteremmo una tragedia.
Non bisogna generare allarmismo, anzi quello che ha fatto Anas dimostra che c’è un sistema di allertamento, legato alla manutenzione e anche alla prevenzione di fenomeni come quelli che abbiamo registrato, che evidentemente funziona».

«C’è un impegno del governo nazionale, non solo di questo ma anche di quelli precedenti, che negli ultimi anni, dopo i fatti del ponte Morandi, è orientato a vigilare sulla manutenzioni di tutti i ponti. Certo, in Calabria, con i fenomeni di dissesto idrogeologico che abbiamo, questa attenzione deve essere maggiore. Però non voglio generare allarmismi. L’iter travagliato di questa opera pubblica, forse, può essere una concausa ma non sta a me stabilirlo perché ci sarà la magistratura che dovrà accertare la verità», ha concluso.

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise, ha evidenziato come «il crollo del viadotto sulla Sila-Mare pone al centro dell’attenzione l’attività di prevenzione e manutenzione che deve essere prioritaria per la Regione Calabria. Solo pochi minuti prima del crollo il viadotto era ancora aperto. Le macchine circolavano tranquillamente, mentre la furia del Trionto si esprimeva implacabile».

«Eppure i primi segni di cedimento – ha aggiunto – i primi piccoli crolli sono avvenuti già da novembre 2022: perché non è stato fatto nulla? Perché si è atteso così tanto fino a sfiorare la tragedia? Ma soprattuto mi chiedo, ed è la domanda più ovvia, come sia possibile che un’opera pubblica costata milioni di euro e consegnata alla collettività 9 anni fa sia collassata in questo modo. Per questo attenderemo le risultanze investigative avviate dalla Procura della Repubblica di Castrovillari».

«Il completamento della Sila-Mare, opera che per i costi di realizzazione possiamo considerare “faraonica” e per i tempi di realizzazione “biblica” – ha ricordato – è stata oggetto anche di un mia recente interrogazione regionale, la n° 130 del 27 marzo 2023, che naturalmente ancora non ha trovato risposta. Nell’interrogazione chiedevo conto del cronoprogramma della consegna dei lavori relativi al quarto lotto secondo stralcio e, inoltre, l’avvio di una interlocuzione della Regione con Anas per conoscere l’esatto cronoprogramma degli interventi relativi al quinto lotto. Ora il completamento dell’opera assume un significato ancora più importante per togliere dall’isolamento la comunità di Longobucco».

Tavernise, insieme al consigliere regionale del Pd, Mimmo Bevacqua, ha annunciato che presenteranno una interrogazione dettagliata volta  a fare chiarezza su tale vicenda che rischia di cancellare quel progetto sognato per lungo tempo dalla Comunità Longobucchese.

«Così come – hanno spiegato – rilanceremo la discussione in ordine alla necessità di riprendere con forza l’attività di prevenzione dei fenomeni legati al dissesto idrogeologico per farla diventare centrale nell’agenda politica del governo regionale che, invece,  sembra averla completamente dimenticata».

Il consigliere regionale Giuseppe Graziano ha evidenziato come «non si può che essere indignati per quello che è successo oggi a Longobucco, lungo la strada Sila-Mare. Io spero che si faccia presto chiarezza e si individuino eventuali responsabilità su un’opera che non poteva e non doveva crollare per un evento naturale ampiamente preventivabile. Capisco la rabbia dei miei concittadini longobucchesi che da oggi pomeriggio mi stanno contattando per segnalarmi quanto avvenuto».

«La capisco e la comprendo – ha concluso –. Serve chiarezza e domani subito a lavoro per la ricostruzione e la messa in sicurezza di un’arteria stradale essenziale per l’entroterra».

«Il crollo del viadotto lungo la SS-177 tra Longobucco e la costa Jonica fa riflettere», ha evidenziato il vice capogruppo alla Camera del M5S, Agostino Santillo, sottolineando come «la  vicenda è abbastanza indicativa del lavoro che ci si da fare in Calabria per garantire la sicurezza dei cittadini nei loro spostamenti, soprattutto nelle aree interne più anguste come quella silana. Di fronte a queste prioritarie necessità, troviamo lunare vedere il ministro delle Infrastrutture Salvini impegnato h24 nella sua faceta propaganda sul Ponte sullo Stretto».

«Invece di vendere fumo agli italiani  ha detto ancora – il governo dovrebbe approntare subito una grande opera di investimenti sulla messa in sicurezza del territorio, delle nostre infrastrutture e dei nostri fiumi, visto anche quanto è accaduto in questi giorni in Emilia Romagna. Calabria e Sicilia, prima ancora di un’opera faraonica dall’utilità più che dubbia come il ponte sullo Stretto, hanno bisogno di infrastrutture degne di tale nome. Invece in Calabria vediamo i viadotti venire giù e in Sicilia c’è una tratta stradale attesa da decenni come la Siracusa-Gela ferma per mancati pagamenti alle aziende che ci stanno lavorando. Salvini scenda dal piedistallo della demagogia, e si metta a lavorare con serietà e non ha colpi di slogan».

«Un ponte costruito soltanto nove anni fa che crolla in questo modo è inquietante». È quanto ha detto il già consigliere regionale ed esponente del Pd, Graziano Di Natale.

«Eppure è d’attualità la costruzione di ben altro ponte, quello sullo Stretto – ha sottolineato – quando in Calabria non riusciamo a mettere in sicurezza le nostre strade. Occorre accertare le responsabilità. Ritengo debba farsi un ragionamento condiviso sulla sicurezza dei nostri viadotti in una terra in cui il dissesto idrogeologico è diffuso in modo capillare e rappresenta una problematica di notevole importanza. Simili scenari – conclude – vanno evitati grazie alla prevenzione e non ampiamente commentati dopo. La Calabria merita di più».

Simone Celebre, Giuseppe De LorenzoMaria Elena Senese, rispettivamente segretari generali di Fillea Calabria, Fillea Cosenza e Feneauil Calabria, hanno ribadito l’urgenza di accertare «le responsabilità visto che parliamo di un ponte ultimato e dunque collaudato solo 9 anni fa».

«La forza del fiume Trionto, dopo le piogge delle ultime ore, – hanno detto – ha fatto crollare una parte del ponte!! Solo la fortuna ha fatto si che non si registrassero incidenti con gravi ripercussioni a chi quel ponte attraversa ogni giorno per andare a lavorare o fare rientro a casa. Stiamo parlando del tratto di strada che attraversa il comune di Longobucco, tra il bivio di Ortiano e quello di Destro/Manco. Stiamo parlando di un’opera “storica”. I lavori per il viadotto della Sila-Mare, infatti, sono iniziati nel 1990 e ad oggi non sono ancora stati ultimati. Nonostante i 33 anni trascorsi e una spesa di 100 milioni di euro, solo 11 dei 25 chilometri totali sono percorribili». 

«Abbiamo sfiorato la tragedia, ma solo perché – hanno ricordato – il ponte era stato chiuso al transito poche ore prima da Anas, altrimenti oggi avremmo pianto dei morti. Questa è la situazione vergognosa in cui versa la nostra Calabria. Ci rassicura il fatto che la magistratura di Castrovillari abbia deciso di aprire un fascino d’inchiesta sul crollo dell’infrastruttura per capire cosa possa averlo determinato». (rrm)

BOVA MARINA – ll Comune al lavoro per arginare danni da maltempo

Il Comune di Bova Marina, guidato dal sindaco Saverio Zavettieri, si è messo subito in moto per arginare i danni provocati dal maltempo che si è abbattuto, nei giorni scorsi, nel Reggino jonico, provocando notevoli danni alla costa marina.

«Con l’ordinanza sindacale n. 5 del 11/02/2023 avente in oggetto il ripristino dei tratti di viabilità e degli annessi sottoservizi siti nel lungomare danneggiati dall’ultima mareggiata del 10 febbraio scorso, si provvede attraverso la somma urgenza al ripristino della rete idrica e fognaria nonchè, alla messa in sicurezza dei tratti stradali interessati dal fenomeno – ha dichiarato l’assessore comunale  ai LL.PP e all’Ambiente Elvira Tuscano -. I lavori avranno inizio lunedì. Inoltre, per fare fronte al disagio dei cittadini residenti in quel tratto compromesso e alle varie criticità, si è provveduto all’approvvigionamento dell’acqua potabile con l’ausilio di opportuni mezzi messi a disposizione dal Comune e con l’aiuto dell’Associazione Prociv Stella Maris».
Il primo cittadino ha ricordato anche, che «per poter elaborare una adeguata pianificazione di emergenza, per assicurare lo svolgimento delle attività necessarie al coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione, è stata attivata la struttura del Centro Operativo Comunale (C.O.C.), indispensabile ed estremamente funzionale in questi particolari momenti». (rrc)