Piccoli sussulti sul Ponte e lo Stretto strategico.
I partiti del «No» mostrano di volerci ripensare

È bastato un piccolo accenno nell’intervista di ieri del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini sul Corriere della Sera e si sono riaccesi subito le lampadine nelle teste pensanti dei partiti che avevano opposto un irrinunciabile «No» al progetto del Ponte sullo Stretto. Nell’intervista a Monica Guerzoni, ieri Franceschini aveva parlato di alta velocità e piano per i borghi, quali mosse per il turismo al Sud e quando la giornalista gli ha fatto notare che «le strade del Sud sono lastricate di belle promesse», il ministro ha ribattuto con le sue tre priorità: il fondo strategico per il turismo, previsto nel decreto Rilancio, un piano di recupero e rilancio dei borghi, e infine, la più importante, le infrastrutture. «Io penso – ha dichiarato Franceschini – a un grande investimento sulla mobilità. Non è possibile e giusto che l’alta velocità si fermi a Salerno. Sulla traccia di quello che la ministra De Micheli ha iniziato a fare, ora che le risorse ci sono bisogna avere il coraggio di immaginare due grandi scelte. Da un lato l’alta velocità che arriva in Sicilia, fino a Catania e Palermo… – la giornalista lo ferma con una domanda: “Il suo progetto prevede il Ponte?” –  Beh – replica Franceschini –, i treni ad alta velocità dovranno pur attraversare lo Stretto. Ma andranno visti costi e benefici di tutte le soluzioni alternative».

Fin qui il ministro. Anche Matteo Renzi, nel suo nuovo libro La mossa del cavallo è tornato a parlare del ponte non più in senso negativo: «Per vincere la sfida della povertà serve più il ponte sullo Stretto che il reddito di emergenza» – ha scritto l’ex premier. Nel 2012 quando era sindaco di Firenze Renzi si era opposto alla realizzazione del Ponte: “otto miliardi? meglio darli alle scuole per renderle più moderne e sicure”, poi cambiare di nuovo opinione da presidente del Consiglio “il Ponte utile per tornare ad avere una Sicilia più vicina e raggiungibile e per togliere la Calabria dall’isolamento”, scontrandosi però con buona parte del centrosinistra che si dichiarava contrario all’opera. A sostegno del progetto, ora, il suo capogruppo alla Camera Ettore Rosato (Italia Viva) ha parlato del Ponte come di un’opera «che in altri Paesi sarebbe stata già realizzata. Abbiamo la necessità di rendere le imprese del Sud competitive, per questo l’opera va pensata insieme al riammodernamento della rete viaria e ferroviaria. Crescita economica è riformismo, riformismo è coraggio. Ci vuole il coraggio delle scelte politiche». C’è quindi un nuovo atteggiamento, quasi un ripensamento da parte del centrosinistra e dei partiti che hanno osteggiato a spada tratta qualsiasi ipotesi di collegamento fisso tra Calabria e Sicilia. Certo, sono piccoli sussulti, non è il “terremoto” che servirebbe a rivoluzionare tutti i progetti strategici intorno all’area dello Stretto, ma è significativo questo mutamento nell’atteggiamento intransigente di chi aveva detto risolutivamente «No». Le grandi risorse da destinare alle infrastrutture del Sud sono decisamente un’opportunità che Governo e partiti non dovrebbero lasciarsi scappare e in tale contesto il progetto del Ponte è il presupposto per lasciare immaginare un cambiamento di strategia.

La presidente Jole Santelli ha dichiarato di star seguendo «con grande attenzione il dibattito nazionale sulla eventuale realizzazione del Ponte sullo Stretto. La mia posizione non è mai cambiata nel corso degli anni: sono favorevole alla costruzione di una straordinaria infrastruttura pubblica, che – oltre a dimostrare al mondo le grandi capacità progettuali e ingegneristiche del nostro Paese e a collegare, finalmente in modo efficiente, la Calabria e la Sicilia – avrebbe il merito di ridare fiato all’economia nazionale in un momento di grave crisi e di creare migliaia di nuovi posti di lavoro. La domanda che tutti dobbiamo porci non è se realizzare o meno il Ponte sullo Stretto, ma questa: se non ora, quando?»

Mostra soddisfazione e contentezza il sen. Marco Siclari (FI): «Dopo che è stata completata la Salerno Reggio Calabria, – ha detto – che sono iniziati i lavori del macro lotto della SS 106, manca la più importante opera strategica per il rilancio del Sud: il Ponte sullo Stretto. Oggi, per la prima volta nella storia, abbiamo oltre al centrodestra, importanti esponenti della maggioranza di Governo che, negli ultimi giorni, si sono dichiarati favorevoli: sia il Ministro Franceschini che Matteo Renzi così come i sindaci delle due sponde interessate al progetto ed i governatori delle due regioni Calabria e Sicilia. Si tratta di un’occasione politica storica che non può essere persa soprattutto in vista dei fondi europei».

Siclari ha evidenziato come «L’opera strategica, pensata dal centrodestra, serve a collegare il Mediterraneo e le regioni del Sud Italia, con l’Europa e può rappresentare un volano economico di sviluppo, del territorio e del turismo, per tutto il Sud oltre all’indotto che si crea in tutte le aree interessate per la sua realizzazione ed il grande potenziale occupazionale che serve ai cittadini del sud. Per queste ragioni il DL Rilancio deve prevedere, anche, il Ponte sullo Stretto perché con esso nascerà anche l’alta capacità ferroviaria che collegherà tutti i porti della Sicilia, della Calabria, della Campania e della Puglia ecc. con il resto dell’Europa. Anche il Porto di Gioia Tauro potrà sviluppare tutto il suo enorme potenziale che oggi, nonostante gli sforzi, non può utilizzare. Sono convinto che per rilanciare il Paese, soprattuto in una fase di profonda crisi occupazionale ed economica è necessaria una visione strategica unitaria a prescinderete dai colori politici». (s)

SIlvia Vono: da M5S a Italia Viva di Renzi. Ecco le ragioni dell’addio

La sen. Silvia Vono, eletta in Calabria con i Cinque Stelle al Senato, è passata al gruppo di Italia Viva con Matteo Renzi. La senatrice ha spiegato a Calabria.Live le ragioni della sua scelta. «La ragione principale – ha spiegato la sen. Vono – è che non c’è una vera organizzazione, non c’è una leadership, non c’è una vera guida. E quindi mi mi è sembrato opportuno, necessario per il rispetto ai cittadini italiani e per rispetto a me stessa passare, aderire al nuovo gruppo di Matteo Renzi, una persona che ha dimostrato di avere un’intelligenza e una lungimiranza politica».

Con il sen. Ernesto Magorno (ex Pd) e il deputato Nicola Carè (eletto nella circoscrizione estera per il Pd) sono ora tre i parlamentari che hanno aderito a Italia Viva. La prossima settimana – come annuncia la sen. Vono – il gruppo deciderà la posizione da tenere in occasione delle prossime elezioni regionali in Umbria, Emilia e Calabria. (rp)

Repubblica: Lucio Presta, da sovrano dei big dello spettacolo a nuovo guru renziano

Al cosentino Lucio Presta, manager delle star tv e dello spettacolo come Bonolis, Benigni, Paola Perego (sua moglie) e altri big, Repubblica dedica oggi un servizio a firma di Goffredo De Marchis che lo “incorona” come nuovo guru renziano, in salita nel rinnovato giglio magico di Italia Viva. Secondo il giornalista, Il rapporto tra Matteo Renzi e Presta, che risale a quando il leader politico era presidente della Provincia di Firenze, si è fatto più stretto negli ultimi tempi. «Fra i tanti – scrive De Marchis – anche Presta ha suggerito all’ex premier lo strappo dal Pd», ma gli replica l’interessato: «Ma io che c’entro con la politica? Tenetemi fuori, non è il mio mestiere, non do consigli a Matteo che poi non li ascolterebbe nemmeno. Perché è un numero uno, questo sì, un cane sciolto, un istintivo».

In realtà, Lucio Presta alla politica si era avvicinato candidandosi sindaco a Cosenza, la sua città natale. «Il PD – riferisce il giornalista di Repubblica – si è unito contro di me. Sono dovuto scappare. Con Renzi segretario, capisce?». «I due – scrive De Marchis – si piacciono molto. Sono affiatati, si cercano, si trovano… Sarà l’uomo che agisce nell’ombra per la comunicazione. Lo spin doctor che non ti aspetti».

Intanto la Leopolda di metà ottobre porterà la regia di Presta: «Audio, luci, riprese. Gestisco io l’evento, – dice Presta a Repubblica – ma questo è il mio lavoro».
«Dagli studi televisivi ai giochi del potere – conclude De Marchis – è un bel salto. Pericoloso anche per un ex ballerino. Presta sa dosare modi spicci e prudenza, ma senza il Pd di mezzo il suo ruolo cresce. “L’immagine è certo importante, quello è il mio settore. Non mi sognerei mai di diventare un consigliere politico”. Magari qualcosa di diverso, ma ugualmente centrale». (rrm)