L’Addio / Michele Albanese, voce libera della Calabria

Cordoglio in Calabria, della politica e della comunità per la scomparsa del giornalista Michele Albanese, dal 2014 sotto scorta per le sue inchieste sulla ‘ndrangheta.

Nato a Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria, giornalista del ‘Quotidiano del Sud’, in particolare della redazione di Gioia Tauro, Albanese ha dedicato vita e carriera professionale alla lotta alla ‘ndrangheta e, per questo motivo, era finito nel mirino dei clan della Piana. Suo lo scoop sulle infiltrazioni della malavita calabrese nei riti religiosi e sull”inchino’ della statua della Madonna di Polsi davanti alla casa di un boss.

«A nome della Giunta regionale esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Albanese e mi stringo alla sua famiglia e alla comunità del ’Quotidiano del Sud’. Michele è stato un giornalista arguto, mai banale, capace di trattare temi estremamente delicati con rigore ma allo stesso tempo con grande amore per la sua Calabria. Con lui avevo un rapporto franco e schietto, con periodici confronti sul futuro della Regione, sulle opportunità di crescita, e sullo sviluppo del Porto di Gioia Tauro. La Calabria perde un validissimo professionista. Mancherà tanto a tutti noi», dice il presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

«La scomparsa di Michele Albanese priva la Calabria di una voce autorevole e di un professionista che ha saputo raccontare con rigore, passione e senso di responsabilità il nostro territorio»,  dichiara il Presidente del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Cirillo, esprimendo il proprio cordoglio per la morte del giornalista Michele Albanese.
«Il suo impegno nel mondo dell’informazione – prosegue Cirillo – ha rappresentato un presidio di libertà e di verità, sempre orientato alla tutela della dignità della persona e alla difesa dei valori democratici. Alla famiglia, ai colleghi del Quotidiano del Sud e all’intera redazione del giornale, va la vicinanza mia e dell’intero Consiglio regionale della Calabria».

«La Calabria perde una penna sopraffina, una firma autorevole, un professionista di spessore e un uomo profondamente legato alla sua terra. Ecco perché, a nome di tutta Forza Italia, esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Albanese, giornalista calabrese di grande professionalità e rigore, la cui scomparsa ha scosso tutto il mondo dell’informazione. Con il suo lavoro, Michele ha rappresentato un punto di riferimento per il giornalismo calabrese, distinguendosi per la caparbia dedizione alla ricerca della verità. Il suo scrivere, deontologicamente irreprensibile E sempre rispettoso dei fatti, ha contribuito in modo significativo al dibattito pubblico e alla crescita di una cultura dell’informazione libera e responsabile. La sua figura, infatti, è diventata un simbolo anche di lotta alla ‘ndrangheta ed alla mentalità mafiosa. Forza Italia si stringe con affetto alla famiglia di Michele, a tutti i suoi cari, ai colleghi giornalisti ed a quanti hanno avuto il piacere di conoscerlo e apprezzarne le qualità umane e professionali», ha detto il deputato di FI, Francesco Cannizzaro.

«La scomparsa di Michele Albanese colpisce la Calabria nel profondo. Con lui se ne va un giornalista libero, coraggioso e puntuale, che ha interpretato l’informazione come servizio alla verità e alla comunità. La nostra regione perde una voce autorevole e indipendente, che ha subito molto dalla ’ndrangheta e che non ha mai ceduto di fronte alle intimidazioni e alle difficoltà». Lo afferma in una nota il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria.

«Michele – sottolinea il parlamentare – ha pagato un prezzo molto alto per il suo impegno civile e professionale. Ha vissuto sotto tutela e ha sopportato pressioni e sacrifici personali, ma ha mantenuto la schiena dritta e la potenza della parola. Ha raccontato la Calabria con coraggio, equilibrio e amore, senza sconti e senza timori. In un contesto difficile, Michele ha difeso la dignità del giornalismo e il diritto dei cittadini a essere informati. Per me – aggiunge Irto – la sua scomparsa è anche un dolore personale. Perdo un amico, una presenza leale, una persona di grande umanità e onestà intellettuale. Alla sua famiglia va il mio abbraccio più sincero. La Calabria – conclude il senatore dem – gli deve molto e ha il dovere di custodirne la memoria e l’esempio».

«Con Michele Albanese scompare un giornalista con la schiena dritta, serio e capace, che ha sempre messo al primo posto la ricerca della verità, anche a rischio della propria vita, nel pieno convincimento che il giornalismo sia ancora il cane da guardia della democrazia». Sono le parole del Sindaco Franz Caruso appena appresa la notizia della scomparsa del giornalista calabrese, Michele Albanese, costretto a vivere per lungo tempo sotto scorta, perché minacciato a seguito delle sue inchieste condotte senza lasciarsi intimorire.

«Michele Albanese ha rappresentato e continuerà a rappresentare – ha aggiunto Franz Caruso – un fulgido esempio di quel giornalismo che non arretra di fronte ad alcun tipo di condizionamento e che non si lascia imbavagliare, consapevole di essere invece il granitico baluardo della legalità e della tutela dei diritti e dei valori della comunità. Non è facile vivere sotto scorta e Michele Albanese ha abbracciato questa condizione come se fosse il fardello di cui farsi carico per proseguire a testa alta e senza timori le sue tante battaglie, combattute per il trionfo della verità e della giustizia».

Il Sindaco ha poi ricordato la partecipazione di Michele Albanese ad una iniziativa a Palazzo dei Bruzi nel 2022. «Si presentava il libro che la collega della RAI calabrese Gabriella d’Atri gli aveva dedicato: “La ribellione di Michele Albanese” edito da Castelvecchi e nel quale l’autrice si era proposta di capire le sfumature della vita sotto scorta di Michele Albanese e di come riuscì a sopportare il peso delle restrizioni cui ha dovuto sottostare.  In questo triste momento – sottolinea ancora il Sindaco di Cosenza – ci vengono in mente e suonano come monito le parole che Michele pronunciò nel nostro salone di rappresentanza : “credo che il mestiere del giornalista abbia ancora un ruolo e serva a far comprendere scenari e contesti che altrimenti non emergerebbero. Bisogna essere i difensori civici dei vari territori, senza paura, senza timore, ma con la speranza di cambiare questa terra che conosciamo bene. È una terra dalle grandissime potenzialità, ma che ha condizionamenti imponenti verso i quali occorre reagire in tutti i modi».

Nel suo messaggio di cordoglio il Sindaco Franz Caruso ha espresso, infine, la vicinanza personale e quella dell’intera Amministrazione comunale di Cosenza alla moglie di Michele Albanese, signora Melania e alle figlie Maria Pia e Michela.

«Con Michele Albanese se ne va uno tra i professionisti più seri, coraggiosi e autorevoli che questa regione – dove la ricerca e il racconto della verità non sono mai semplici né scontati – abbia mai espresso», dice Enzo Bruno, vicepresidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta.

«Un giornalista, tra i massimi conoscitori del fenomeno criminale calabrese e delle sue ramificazioni nazionali e internazionali, che non ha mai fatto un passo indietro davanti alle minacce: è rimasto fedele solo e sempre ai suoi lettori e al dovere-diritto di raccontare i fatti, nomi e cognomi compresi. Quello che mi ha colpito di Michele, oltre allo spessore professionale e alla capacità di leggere il territorio e i fenomeni criminali come pochi altri, è stato il suo sorriso – afferma ancora Bruno –. Il peso delle responsabilità, dello stress, della vita segnata da limitazioni che ne condizionavano profondamente la libertà, non ha mai spento l’entusiasmo e la disponibilità all’ascolto. L’esempio e la storia di Michele Albanese restano un patrimonio di umanità e professionalità da preservare, così come il ricordo del suo valore e del suo coraggio».

«Con la scomparsa di Michele Albanese il giornalismo calabrese, e della Piana di Gioia Tauro, perde un punto di riferimento imprescindibile per il rafforzamento della democrazia e la crescita del territorio. In questo momento di profonda tristezza, mi sento vicino alla sua famiglia e ai colleghi de Il Quotidiano del Sud nella elaborazione di un dolore che accomuna la Calabria degli onesti», ha detto il sindaco di Taurianova, Roy Biasi.

«Mancherà a noi amministratori di questo territorio l’impulso e l’indirizzo che il lavoro di Albanese sapeva assicurare – prosegue il sindaco Biasi – quel punto di vista che, figlio delle notizie che dava, era sempre a difesa di una Terra che invece ha sempre sofferto per la scarsa attenzione quando non anche per i tradimenti politici. A nome mio e della Giunta, interpretando anche un pensiero assai diffuso in queste ore nella comunità di Taurianova, esprimo sentimenti di cordoglio ma anche la promessa che quei valori di legalità che Albanese ha professato possano continuare ad essere conculcati nella coscienza dell’opinione pubblica. Siamo tutti un p0’ più poveri oggi per la perdita del caro Michele, ma non viene meno in noi la certezza che la Piana migliore in cui egli credeva dipende dalle azioni di tutti e che come è stato un generoso maestro per tanti giovani giornalisti, ai quali ha insegnato a servire i cittadini con scrupolo e passione,  tanto gli devono anche i soggetti politici, gli amministratori e la classe dirigente della Piana di Gioia Tauro per il rigore con cui ha tentato di disegnare un destino migliore per la nostra gente».

«Con la prematura scomparsa di Michele Albanese, la nostra comunità perde una voce libera, competente e coraggiosa, che ha sempre svolto il proprio lavoro con rigore e grande senso delle istituzioni. La sua dedizione all’informazione, il rispetto della verità e l’impegno costante al servizio dei cittadini resteranno un esempio prezioso per le future generazioni di giornalisti e per tutti i giovani che credono nel valore dell’etica e della responsabilità civile. Ma oggi voglio ricordare anche l’uomo: una persona di grande umanità, sempre disponibile al confronto, capace di ascoltare e di tendere la mano con discrezione e sensibilità. Il suo sorriso, la sua correttezza e la sua profonda passione civile resteranno nel cuore di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Alla famiglia, ai colleghi e a quanti gli hanno voluto bene rivolgo le mie più sincere e sentite condoglianze», ha detto la consigliera regionale Daniela Iiriti.

«Con Michele Albanese, la Calabria perde un professionista rigoroso e un uomo libero, che ha scelto di non piegarsi mai alle intimidazioni della ’’Ndrangheta. La sua vita, segnata dalla necessità della scorta, è stata la testimonianza concreta di quanto sia ancora alto il prezzo della verità nella nostra terra».

De Nisi ricorda «il coraggio silenzioso e quotidiano» di Albanese, «la determinazione nel raccontare i fatti senza sconti, senza ambiguità, senza timori reverenziali”». Un impegno che, sottolinea il segretario regionale di Azione, «ha rappresentato un presidio fondamentale di legalità e democrazia per l’intera Calabria».

«La sua scomparsa – prosegue – impone a tutti noi una riflessione profonda. Difendere il lavoro dei giornalisti che indagano sui poteri criminali significa difendere la libertà di ciascun cittadino. La memoria di Michele Albanese non può restare solo nel cordoglio: deve tradursi in un rinnovato impegno delle istituzioni e della società civile contro ogni forma di sopraffazione mafiosa. Alla sua famiglia, ai colleghi e a quanti gli hanno voluto bene – conclude De Nisi – giungano la mia vicinanza personale e quella di tutta la comunità di Azione. La Calabria onesta oggi piange un suo figlio coraggioso, ma non dimenticherà il suo esempio».

«La Calabria perde oggi una delle sue menti più lucide, un simbolo autentico di resistenza civile e libertà. La prematura scomparsa di Michele Albanese lascia un vuoto incolmabile nel mondo dell’informazione e nel cuore di tutti coloro che credono nella forza della verità come argine all’illegalità. Michele ha incarnato l’essenza più nobile del giornalismo, quella che non piega la testa, che scava a fondo e che illumina le zone d’ombra, anche a costo di enormi sacrifici personali», ricorda il consigliere regionale Giuseppe Falcomatà.

«Profondo conoscitore della storia del porto e della Piana di Gioia Tauro – prosegue – punto di riferimento per le popolazioni pianigiane, Michele è stato un pilastro dell’informazione calabrese, un cronista vero, attento, scrupoloso, consapevole del ruolo fondamentale del giornalismo libero in una terra per decenni vessata dall’illegalità e dalla violenza criminale. La sua vita, trascorsa per anni sotto scorta, è stata la testimonianza tangibile di quanto la parola possa fare paura alla criminalità organizzata e di quanto, al contempo, sia essenziale per la democrazia. Non dimenticheremo il suo coraggio nel raccontare le dinamiche della ‘ndrangheta – ha aggiunto il consigliere regionale – la sua dedizione al lavoro e la sua capacità di essere un punto di riferimento per tanti giovani cronisti. Il suo merito maggiore quello di aver interpretato il giornalismo non come un impegno professionale, ma come una missione di restituzione civica che ha reso la nostra terra più consapevole. In questo momento di profondo dolore – ha concluso Falcomatà – rivolgo il mio abbraccio più sentito alla famiglia, alla moglie Melania e alle due figlie Maria Pia e Michela, ai colleghi di Michele Albanese e a tutta la comunità dei giornalisti calabresi. L’eredità morale di Michele rimarrà una guida per tutti noi e un monito a non abbassare mai la guardia nella difesa della legalità».

«Ho appreso con profonda tristezza la notizia della scomparsa del giornalista Michele Albanese, una perdita che colpisce non solo il mondo dell’informazione, ma l’intera comunità calabrese», ha detto il segretario confederale della Uil, Santo Biondo.

«Nel suo lavoro ha saputo interpretare il giornalismo come servizio, raccontando con serietà e passione le trasformazioni del territorio e le opportunità di crescita del suo territorio di appartenenza: la Piana di Gioia Tauro, a partire dal ruolo del porto di Porto di Gioia Tauro, da lui seguito con attenzione e competenza come leva strategica per lo sviluppo e l’occupazione. Ha dedicato grande attenzione ai temi del lavoro e della dignità delle persone, contribuendo a mantenere vivo un dibattito pubblico informato e consapevole. Allo stesso tempo, ha testimoniato con il suo impegno quotidiano un forte senso civico, portando avanti con determinazione la sua azione di denuncia contro la ‘Ndrangheta, pagando anche sul piano personale il prezzo della sua coerenza. Resta il valore di un esempio fatto di professionalità, equilibrio e coraggio, che continuerà a rappresentare un punto di riferimento. Mi stringo con sincera partecipazione al dolore della sua famiglia e dei suoi colleghi».

«A nome della Uilm Calabria, esprimo il più profondo cordoglio per la scomparsa del giornalista Michele Albanese, voce autorevole, libera e coraggiosa della Calabria», dice il segretario generale Uilm Calabria, Antonio Laurendi.

«Nel corso della sua attività professionale, Michele Albanese – prosegue – ha rappresentato un punto di riferimento per l’informazione, distinguendosi per il suo costante impegno nel raccontare e sostenere lo sviluppo del territorio, in particolare le prospettive di crescita del porto di Porto di Gioia Tauro, infrastruttura strategica per l’economia calabrese e per il futuro occupazionale della regione. Ha sempre dimostrato grande attenzione verso il mondo del lavoro, dando voce alle istanze dei lavoratori e contribuendo a mantenere alta l’attenzione sulle condizioni sociali ed economiche della nostra terra. Il suo giornalismo è stato anche un presidio di legalità, portato avanti con determinazione nella sua battaglia contro la ‘Ndrangheta, un impegno che lo ha esposto personalmente fino a costringerlo a vivere sotto scorta. Il suo esempio di professionalità, coraggio e senso delle istituzioni resterà un patrimonio prezioso per tutta la comunità calabrese. Alla famiglia, ai colleghi e a quanti hanno condiviso con lui il percorso umano e professionale, giungano le più sentite condoglianze e la vicinanza di tutta la Uilm Calabria».

Cordoglio anche dalla Cisl Calabria: «Con Michele Albanese perdiamo non solo un cronista di razza, ma un presidio di libertà e  legalità per l’intero territorio regionale», dichiara il Segretario Generale della CISL Calabria,  Giuseppe Lavia.

«Dalla sua storica postazione al Quotidiano del Sud, – prosegue – Michele ha saputo  raccontare le piaghe della nostra terra con un rigore e una schiena dritta che lo hanno reso un  esempio per tutti noi. La sua scelta di non voltarsi dall’altra parte, pagata con una vita sotto  scorta dal 2014, resta un’eredità morale pesantissima e un monito per chiunque operi nelle  istituzioni e nel sociale».

Ricordiamo l’impegno profuso nella Federazione degli Edili della CISL negli anni 80, per i  diritti dei lavoratori e per lo sviluppo del Comprensorio di Gioia Tauro e del suo Porto. Il  compianto giornalista, attraverso scoop coraggiosi e inchieste puntuali, ha svelato i  meccanismi oppressivi della ‘ndrangheta nella Piana di Gioia Tauro e oltre, diventando voce  di chi non ha voce. 

«In questo momento di profonda tristezza – conclude Lavia – tutta la CISL calabrese si  stringe in un abbraccio commosso alla moglie Melania, alle figlie Maria Pia e Michela e ai  colleghi della redazione. Il modo migliore per onorare la memoria di Michele sarà continuare  a lottare quotidianamente per una Calabria libera dal condizionamento mafioso, proprio come  lui ha fatto fino all’ultimo giorno».

Il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Albanese, stimato giornalista calabrese, firma tra le più apprezzate dell’intero panorama regionale. Albanese, che ha saputo raccontare la Calabria con il necessario coraggio, dal 2014 ha vissuto sotto scorta, pagando con la libertà personale il suo modo di interpretare il giornalismo. Alla famiglia di Michele Albanese e ai suoi colleghi del Quotidiano del Sud, Unindustria Calabria rivolge le più sentite condoglianze.

«Con Michele Albanese ho trascorso tanti anni assieme e vivendo quelle difficoltà che la terra di Calabria riserva a tanti. Erano i tempi in cui Michele iniziava il suo percorso giornalistico con grande passione, enfasi e imparzialità. Le sue valutazioni rasentavano la perfezione: mai una parola o un ragionamento fuori luogo. Sempre misurato, corretto e profondo. La sintesi era la sua virtù maggiore, oltre, naturalmente, la passione profonda per il suo lavoro: essere giornalisti, diceva, è una missione, non possiamo sostenere questo o quel personaggio, questa o quella situazione», ricorda il giornalista e già sindaco di Rosarno, Giacomo Saccomanno.

«L’informazione è una cosa seria e bisogna attivarsi sempre con trasparenza ed evitare di condizionare le scelte dei lettori. Il giornalista deve scrivere i fatti e notiziare le persone, che poi potranno, naturalmente, fare le proprie riflessioni. Ricordo le battaglie per la Centrale a carbone, per la difesa dei migranti e dell’ambiente, per il contrasto alla cattiva politica, per la difesa dei deboli e, in particolare, delle persone vessate dalla ‘ndrangheta. Una battaglia – prosegue – quest’ultima, che Michele ha portato avanti senza se e senza ma. A viso aperto e senza alcuna paura o tentennamento. Ha vissuto gli ultimi anni sotto scorta, ma era fiero di aver fatto il suo dovere. Quante volte abbiamo organizzato delle cene per poter ragionare su come sostenere questa o quella persona vessata dalla criminalità organizzata. Quante volte abbiamo discusso per una politica povera di idee, senza alcuna capacità e strategia futura, quante volte siamo rimasti delusi per delle aspettative che sono state stravolte da chi poi ha agito per interessi personali. Tanti momenti di condivisione ed anche di scontro dialettico, ma sempre assieme per difendere la nostra terra. Hai vissuto con tanta umiltà ed ora sei andato via in punta di piedi, lasciando un profondo vuoto attorno a te, alla tua famiglia ed ai tanti amici che non avranno più la possibilità di ascoltarti. Alla tua famiglia una vicinanza vera e sentita e la conferma che sei stata una grande persona per bene e un grande giornalista. Ciao Michele, nessuno potrà scordarti facilmente». (rrc)

I GIORNALISTI CALABRESI IN PRIMA LINEA PER LA LEGALITÀ

5 settembre – Seconda tappa del giro di ricognizione sul ruolo e lo stato di salute dell’informazione in Calabria: questa volta, a Reggio, la delegazione dei giornalisti calabresi guidata da Carlo Parisi, segretario nazionale aggiunto della Federazione della Stampa e segretario del Sindacato giornalisti della Calabria, ha incontrato il procuratore Giovanni Bombardieri. Un incontro cordiale e, per molti aspetti, appassionato, denso di proposte, intese e speranze, che, al Cedir di Reggio Calabria, ha concluso il confronto avviato tra i rappresentanti degli istituti di categoria dei giornalisti con i titolari delle Direzioni Distrettuali Antimafia calabresi. La Procura diretta da Bombardieri ha, infatti, competenza sulla provincia di Reggio Calabria, mentre quella di Catanzaro, retta da Nicola Gratteri, protagonista della “prima tappa”, ha anche quella sulle province di Cosenza, Crotone e Vibo Valentia.
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure»  È ricordando l’art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana che il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, ha accolto Carlo Parisi, il delegato Fnsi alla legalità, Michele Albanese, e il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri.
Bombardieri, reggino come Gratteri (uno è di Riace, l’altro di Gerace) si è insediato appena il 22 maggio scorso, ma – aveva anticipato Gratteri – «è uomo onesto che ha il senso dell’organizzazione dell’ufficio e, soprattutto, l’intelligenza necessaria per distinguere subito chi è sincero e chi recita una parte»”. Dote importante in una provincia come quella di Reggio Calabria nella quale è presente, e in maniera pesante, «la cosiddetta zona grigia, non molto meno pericolosa della ‘ndrangheta cruda e violenta».
Considerazione che ha subito chiamato in causa un argomento delicato, quello delle minacce e intimidazioni a danno dei giornalisti: «Occorre un impegno serrato e costante – hanno chiesto al procuratore i rappresentanti di Sindacato e Ordine dei giornalisti – per far luce sugli episodi che vedono vittime gli operatori dell’informazione e assicurare alla giustizia gli autori di tali vergognose azioni».
Appello che Bombardieri ha accolto senza alcun indugio, sottolinenando la propria “fermezza nel perseguire i colpevoli degli atti di violenza e intimidazione ai giornalisti: è inaudito che i professionisti dell’informazione, in Calabria come altrove, debbano temere per la propria incolumità semplicemente perché garantiscono alla comunità civile un diritto sacrosanto”.
Sul tappeto, quindi, l’importanza di “garantire il sistema informazione, tutelando le aziende serie e regolari”.
«Una lotta possibile e vincente – hanno incalzato Parisi, Soluri e Albanese, dialogando con il titolare della Procura reggina – se portata avanti con l’impegno e il controllo di tutte le forze in campo. A cominciare dal contrasto all’abusivismo: se l’informazione non è fatta da giornalisti e da giornali qualificati, seri e scrupolosi, il rischio è altissimo. Per i lavoratori, certo, ma anche per la collettività, troppo spesso costretta a fare i conti con notizie false messe in giro, magari sui social, da falsi giornalisti o da chi li scimmiotta». Già. Quelle «“fake news” che continuano ad avvelenare la buona informazione – hanno ribadito i rappresentanti di Sindacato e Ordine dei giornalisti – lasciando passare falsità e messaggi sbagliati: occorre fare fronte comune per tutelare verità, professionalità e lavoro nel rispetto, ancora una volta, della legalità».
A cominciare dalle modalità di accesso alle conferenze stampa che «dev’essere consentito solo ai giornalisti, – hanno ribadito Parisi, Soluri e Albanese – e, a tal fine, è indispensabile una selezione nell’accredito per far sì che partecipino giornalisti veri e qualificati o comunque giornalisti freelance che lavorino per testate regolari. Non quanti si improvvisano  giornalisti scrivendo su un blog o, peggio, sui social network, e che non fanno altro che creare confusione e concorrenza sleale a danno di quelle aziende che, invece, rispettano professionalità, dignità e lavoro. In una parola, la legge».
«Allo stesso modo – è stato l’ultimo punto all’ordine del giorno in un incontro che alla formalità ha preferito l’operatività – non bisogna inviare comunicati stampa a chiunque, specie sui social».
In sintonia con il procuratore Bombardieri, dunque, sia il Sindacato che l’Ordine dei giornalisti hanno assicurato “la massima disponibilità a fornire tutti gli elementi caratterizzanti delle testate regolarmente registrate e qualificate e, soprattutto, rispettose del lavoro e della dignità professionale dei giornalisti”. Perché è anche su questo piano che si gioca la battaglia per la legalità: attraverso la difesa e la tutela del lavoro. (rrc)

MICHELE ALBANESE, IL CORAGGIO D’UN CRONISTA DA 4 ANNI SOTTO SCORTA

18 luglio – Michele Albanese, giornalista calabrese del Quotidiano del Sud, è un cronista sotto scorta, uno dei tanti, minacciati e nel mirino di mafia e delinquenza comune perché, in nome della sua professione ha deciso di scrivere in libertà, di denunciare, di non coprire connivenze e malaffare. La sua libertà è la nostra. Su Facebook, oggi Albanese ha postato questa riflessione sui suoi quattro anni d’inferno. È il racconto amaro, ma fiero di chi non sa e non vuole arrendersi e ci fa sentire orgogliosi del mestiere di giornalisti. Un modello per i giovani, ma anche tutti coloro che credono nella libertà. È grazie a uomini come Michele se la Calabria ha una speranza di riscatto e di crescita, contro la ‘ndrangheta, la corruzione, il malaffare. (s)
«E sono quattro anni… – scrive sul suo profilo Facebook Michele Albanese –  1460 giorni sotto scorta. Ci pensavo stamattina, cercando di fare un bilancio di questo periodo e mi sono accorto come questi giorni li ricordo tutti, senza distinzioni anche nei particolari. Ma soprattutto ricordo le notti di questi quattro anni, i momenti più brutti, quelli più duri perché non riesci a dormire e sei costretto a pensare, a fare memoria, a riannodare i fili della tua vita cercando di immaginarne un futuro. Quante cose sono cambiate, quanti volti spariti e quanti apparsi. Per mia natura guardo sempre avanti col petto e la schiena dritta, da uomo libero, nonostante chi in questi anni abbia cercato per ragioni diverse di avvelenare il mio presente. Amo la mia libertà fino in fondo e non mi fermerò davanti a nulla anche se un pezzo di essa mi è stata tolta. Amo la mia terra con tutta la mia anima e per essa sono disposto a dare la vita. Amo soprattutto la verità per la quale vale la pena vivere. Cerco di guardare al mio futuro con fiducia, perché so di avere accanto persone straordinarie, tante tantissime, uomini e donne, ragazzi e ragazze che rincorrono il sogno di vivere alla luce del sole e non nei pantani putridi dell’ipocrisia, nel puzzo delle mafie. Il mio rammarico più grande è solo quello di non poter fare il mio lavoro con la serenità giusta, con la libertà necessaria per un giornalista. Ma continuerò, nonostante tutto a gustare la bellezza della giustizia, a sentire i profumi della responsabilità, a camminare fianco a fianco con chi questo impegno lo respira a piani polmoni. So che nella vita ci sono amici ma anche nemici. I primi te li scegli, i secondi ti stanno dietro come avvoltoi pronti ad azzannare per il semplice gusto di farlo. Figli di una natura disumana. Per loro solo pietà, nonostante i loro morsi di odio. In fondo sono nati per questo. Io continuo a provare a resistere sognando il giorno in cui la mia vita tornerà normale»

Nella foto: Michele Albanese riceve dal presidente dell’Ansa Michele Anselmi il Premiolino 2016