LA CHIESA DI PARAVATI SARÀ SANTUARIO:
UN ALTRO “MIRACOLO” DI MAMMA NATUZZA

di PINO NANO – «Natuzza è la prova che Dio non si distrae, che Dio ha un progetto per ciascuno di noi. E tutti noi che l’abbiamo conosciuta, che abbiamo avuto modo di vederla, di ascoltarla, siamo stati colpiti da questa sollecitudine. Potremmo riassumere così il senso del suo messaggio. “Tu non sei solo”. “Dio è accanto a te”. “Dio ti conosce”. “Dio non si è sbagliato con te”».

Credo di poterlo scrivere senza ombra di smentita, ma questa è la frase più bella e più completa che un “servo di Dio” potesse pronunciare su Natuzza Evolo. Natuzza Evolo non si poteva raccontare meglio di così, e ogni qualvolta io rileggo questa frase mi rendo conto di quanto il mistero di Natuzza sia in realtà molto più grande di quanto nessun cronista abbia mai saputo raccontare.

«Natuzza è la prova che Dio non si distrae».

Dentro queste parole, pronunciate da Mons. Attilio Nostro il giorno del suo primo arrivo a Paravati, la sua prima uscita pubblica da Vescovo in Calabria, c’è il senso profondo del rispetto che la Chiesa riserva alla mistica calabrese. C’è una considerazione di fondo che travalica ogni altra analisi scientifica e che vede in Natuzza un riferimento fondamentale della storia della nostra Pietà Popolare.

Ci sono stati momenti della mia vita in cui mi sono avvicinato a Natuzza con grande scetticismo, e ci sono momenti in cui ho persino provato a non credere in tutto quello che l’evidenza mi poneva sotto gli occhi, ma quando rileggo sul mio diario di lavoro le cose dette in quel lontano 1° novembre del 2001 dal giovane Vescovo appena arrivato a Paravati, allora mi fermo a riflettere e vado in crisi. 

Se un “Uomo di Chiesa”, autorevole come lui, severo, attentissimo alla forma e al linguaggio, documentatissimo e pieno di mille certezze, ci dice che “Natuzza è la prova che Dio non si distrae”, allora forse si capisce meglio il senso delle sue ultime dichiarazione ufficiali, quello che mons. Attilio Nostro dice il giorno della Festa della Mamma dall’altare che era tanto caro a Natuzza, e da dove annuncia al suo popolo che presto la Chiesa di Paravati diventerà Santuario Mariano.

Emozionante. 

Emozionante anche per me, che di Natuzza avevo quasi paura. Paura che un giorno mi potesse dire, come faceva ai tanti che andavano a trovarla, «Figlio mio, fatti vedere da un medico, vedo che forse hai qualcosa che non mi piace».

Paura che Natuzza potesse leggere il mio pensiero, e quindi potesse carpire i miei dubbi e le mie incertezze su quanto le avrei chiesto. 

Paura di sentirmi dire «Sai ho visto tuo padre, che è ancora in attesa del paradiso». O peggio ancora, «Ma perché scappi in continuazione?». 

Paura che potesse leggere ed entrare nella mia vita privata “«Perché l’angelo che hai alle spalle mi dice che…».

Ecco allora che mi viene in aiuto la voce di don Attilio.

«Natuzza per noi è stato un segno profetico, di quale è la strada che noi siamo chiamati a percorrere. Ecco perché la nostra presenza non è soltanto rappresentanza, o numero. Ma è elemosina. È chiedere a Dio: “Signore riempi il mio cuore, perché senza di te è vuoto”. E si riempirà di mille spiriti inutili, che non danno ragione. Donami la Grazia Signore della tua presenza. Donami la Grazie di essere fedele a questo domani».

Il carisma di un Vescovo è anche questo. È questa capacità della sintesi, questa consapevolezza di doversi spiegare, di dover essere capito da tutti, ma anche questa certezza di dover dare al suo gregge un messaggio forte e preciso.

«Quello di oggi – dice quel giorno mons. Nostro – è un giorno che segue altri giorni, nel quale sono venuto qui pellegrino, mendicante, pieno di dubbi o di presunzione. In altri due incontri con Natuzza, avevo discusso di quanto potesse essere difficile essere sacerdote, non avrei mai immaginato che sarei diventato il suo vescovo. E quindi, per me è una ragione di enorme grazia poter dire a questa serva di Dio tutto l’amore, in risposta all’amore con il quale sono stato da lei accolto. Spero che la sua sollecitudine, e questa carità fraterna che mi ha voluto manifestare possa trovare nella mia vita, ma soprattutto nel mio ministero una saggia e adeguata risposta. Noi oggi siamo qui per ricordare la solennità di tutti i Santi, e per ricordare i giorni in cui lei ha compiuto questo pio transito da questa terra al cielo, ma in realtà questa unione con Dio è già cominciata in lei e nella sua vita sin dal momento in cui è stata chiamata attraverso il battesimo».

Come si fa a non credere? Come si fa a non dubitare che tutto quello che di negativo nel silenzio della tua redazione hai magari pensato non sia poi così vero?

Don Attilio quel giorno diventa il mio grillo parlante, quasi un tarlo che incomincia a insinuarsi nella mia mente. 

«Io spero che varcando quella porta – con la mano don Attilio indica la porta della Grande Chiesa di Natuzza – quella porta che indica la misericordia di Dio, la gente possa uscire di là dicendo “Il Signore ha parlato al mio cuore».

Tre anni dopo quel giorno, don Attilio sceglie la Festa che a Natuzza era più cara, la Festa della Mamma, per quello che sarà un vero e proprio annuncio storico. Per i cento anni dalla nascita di Natuzza Evolo, quindi il prossimo 23 agosto, l’attuale Basilica di Paravati diventerà Santuario Mariano.

Cosa vuol dire tutto questo?

Vuol dire prima di tutto che il legame profondo, intimo, è vero mai palese, mai dichiarato prima, che c’è sempre stato tra la Chiesa di Papa Francesco e la realtà di fede che si respira a Paravati, prende oggi corpo sostanziale. 

Vuol dire che la Chiesa di Francesco ritiene che questa Basilica abbia tutti i numeri per diventare Santuario. Vuol dire che la Chiesa ufficiale fa propria la scelta originaria di Natuzza, che per tutta la vita non ha fatto altro che pregare per poter dare «Alla madonna una casa degna di Lei».

Ricordo che quando per la prima volta Natuzza mi disse questa cosa «Io lavoro per dare alla Madonna una casa più bella di questa, e questa casa io già la vedo…», per un attimo pensai che quella donna vaneggiasse.

30 anni dopo la Chiesa era diventata una realtà fisica, e quando Natuzza morì, e la sua bara, venne deposta ai piedi del grande sagrato esterno della Basilica, capimmo tutti che da quel giorno la storia di Natuzza Evolo sarebbe diventata una leggenda.

«Pregate non solo per me- dice ancora don Attilio nella sua prima uscita pubblica davanti alla Chiesa di Natuzza- ma anche per questa meravigliosa opera (il riferimento è alla Chiesa) che è un’altra figlia di Natuzza. Pregate perché presto questa Chiesa possa essere consacrata al culto. Pregate perché il Signore possa imporsi nel mio cuore, e nel cuore di coloro che collaboreranno con me per questa intenzione. Perché questo santuario possa diventare ciò che era ed è nel cuore di Dio. Un posto dove le anime possano trovare rifugio. Un posto dove gli assassini possano riconciliarsi con Dio, pentirsi, ravvedersi, confessare. Un posto dove i delinquenti possano capire che esiste una alternativa al delinquere. Un posto dove marito e moglie si possano riconciliare. Un posto dove i ragazzi possano lottare per un mondo nuovo. Un mondo dove anche i sacerdoti possano ritrovare la propria vocazione, la radice di quell’amore che li ha portati a rinunciare a tutto per Dio».

Oggi, dunque, l’annuncio ufficiale che questa “Chiesa di Natuzza” sta per diventare Santuario. 

Questo significa meta di nuovi pellegrini. Questo significa tempio di nuove adunate. Questo significa una nuova oasi di preghiera e di fede. Ma questo significa, soprattutto, che la Calabria avrà un Santuario Mariano, come tanti altri sparsi per il mondo, nato qui per volere di Natuzza Evolo.

Tutto questo, in attesa che Natuzza stessa possa ora essere riconosciuta Beata. Il processo di Beatificazione a suo carico va avanti, non si è mai fermato, anzi oggi ha ripreso più vigore che mai. È vero, la Chiesa ha i suoi tempi, a volte anche lunghissimi ed estenuanti, ma è giusto che sia così. Chi vivrà vedrà. 

Ma era già tutto scritto? 

Non lo so, non credo, ma di quella prima uscita pubblica del nuovo Vescovo di Mileto a Paravati mi torna ancora in mente, prepotente, il riferimento bellissimo che don Attilio fece ancora su Natuzza.

«In quella storia che non riesci a capire, in quel passato che non riesci a perdonare, ma come fa un cuore a non riconciliare? Come fa un cuore che non è nella pace? Come fa un cuore che non è perdono, che non è misericordia, ad amare? Ecco perché noi, difronte a questa nostra incapacità, ci dobbiamo mettere in ginocchio, unire le nostre mani, e pregare. Ecco perché Natuzza per noi è stato un segno profetico, di quale è la strada che noi siamo chiamati a percorrere. Ecco perché la nostra presenza non è soltanto rappresentanza, o numero. Ma è elemosina. È chiedere a Dio: “Signore riempi il mio cuore, perché senza di te è vuoto”. E si riempirà di mille spiriti inutili, che non danno ragione. Donami la Grazia Signore della tua presenza. Donami la Grazie di essere fedele a questo domani. E allora questa pagina di vangelo, bellissima, che il Signore ci dona, vede anche noi come Beati».

Mi chiedo allora, ma come si fa a non credere che prima o poi, presto o tardi che sia, Natuzza sarà Beata? 

I presupposti fondamentali perché Natuzza possa diventare Beata oggi ci sono ormai già tutti. Questo lo dicono teologi di chiara fama internazionale. E se la Chiesa ufficiale ha formalmente deciso di innalzare la Basilica di Paravati a Santuario, allora qualcosa vorrà anche dire. Se non altro, qualcosa di veramente importante, dopo la morte di Natuzza, a Paravati torna a muoversi. E la certezza che tutto andrà per il meglio, credo sia proprio lui, don Attilio Nostro, questo giovane Vescovo illuminato, intellettuale e sacerdote cresciuto e formatosi alla Lateranense a Roma, “battezzato” sacerdote da Papa Giovanni Paolo Secondo, e mandato in Calabria da Papa Francesco a rimettere ordine nei “cassetti dei ricordi” di Paravati.

Ora serve solo aspettare. Anche se per la verità, per la gente comune, “Natuzza è già Santa”. (pn)

 

A Paravati un incontro per il progetto per i 100 anni di Natuzza Evolo

Realizzare un evento e una music opera per i 100 anni di Natuzza Evolo. È stato questo il tema dell’incontro svoltosi nella sede della Fondazione Cuore Immacolato di Maria di Paravati, tra don Pasquale Barone, Presidente della Fondazione, il promoter Ruggero Pegna e il Maestro Francesco Perri, compositore e Direttore del Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza..

Pegna, che notoriamente si è dichiarato miracolato dalle preghiere di Natuzza, come ha scritto nel suo libro Miracolo d’Amore e ricordato nel nuovo docufilm Rai di Pino Nano e Maurizio Pizzuto, ha presentato a Don Barone un progetto per la particolare ricorrenza.

Le intenzioni del promoter e del Maestro Perri, infatti, sono quelle di realizzare un evento nell’immenso piazzale della nuova Chiesa nei giorni del centesimo compleanno di “mamma Natuzza”, come la chiamano tutti i fedeli, e di produrre una Music Opera sulla sua vita.

Per l’evento dal vivo, hanno proposto una riedizione dell’Opera Musical Francesco de Paula, sulla vita di San Francesco di Paola, a cui Natuzza Evolo era molto legata, composta da Perri e prodotta da Pegna nel 2017 al Palacalafiore di Reggio. A novembre, invece, dovrebbe debuttare al Teatro Rendano di Cosenza e, poi, ad inizio dicembre al Politeama di Catanzaro, l’Opera teatrale che il promoter intende produrre con musiche di Francesco Perri, testi degli stessi Perri e Pegna, con la collaborazione di Andrea Ortis, tra i registi più geniali del panorama teatrale internazionale, già regista e Virgilio nella Divina Commedia Opera Musical, Van Gogh Cafè e di altre opere di grande impatto emotivo.

Già nel 2006, al ritorno dal trapianto di midollo seguito ad una diagnosi di leucemia acuta, Pegna aveva voluto ringraziare a modo suo la mistica, con un romanzo a lei dedicato e un grande spettacolo dal vivo, La Notte degli Angeli, condotto da Lorena Bianchetti con un cast stellare, trasmesso da Rai International in tutto il mondo.

«In questo 2024 ricorre un anniversario speciale – hanno spiegato Pegna e Perri – Il nostro legame affettivo con mamma Natuzza ci ha suggerito due progetti che intendono sottolineare la ricorrenza: un evento in agosto presso la Fondazione e un’Opera per portare in tutti i maggiori teatri  le emozioni di una vita straordinaria».

«Per questa ragione – hanno aggiunto – abbiamo scelto per la regia dell’Opera una figura di grande spessore come Andrea Ortis, che ha aderito al progetto con  entusiasmo e che, certamente, saprà trovare la sintesi teatrale per raccontarla in modo semplice, sincero e toccante. A Don Pasquale, che ringraziamo per l’accoglienza e per la cordialità, oltre al Patrocinio della Fondazione, abbiamo chiesto la collaborazione per una rilettura dei testi da parte sua e di padre Michele Cordiano, alla luce del loro rapporto quotidiano e di tanti anni al fianco di Natuzza».

«Nei giorni scorsi abbiamo contattato la segreteria di Sua Eccellenza Mons. Attilio Nostro, Vescovo di Mileto – hanno concluso – per illustrargli le nostre idee. I progetti – concludono – sono stati sottoposti pure al Presidente Occhiuto per un sostegno regionale, in attesa di riscontro, sottolineando che ogni incasso derivante da eventuali contributi e biglietti, eccedente le spese di allestimento, sarà destinato alla Fondazione». (rvv)

Una music opera per celebrare i 100 anni di Natuzza Evolo

Una music opera per celebrare i 100 anni di Natuzza Evolo. Nell’avvicinarsi del Centenario dalla nascita di Natuzza Evolo del prossimo 23 agosto, si è svolto ieri a Paravati, nella sede della Fondazione Cuore Immacolata di Maria, un incontro tra don Pasquale Barone, presidente della Fondazione, il promoter Ruggero Pegna e il maestro Francesco Perri, compositore e direttore del Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza.

Pegna, che notoriamente si è dichiarato miracolato dalle preghiere di Natuzza, come ha scritto nel suo libro “Miracolo d’Amore” e ricordato nel nuovo docufilm Rai di Pino Nano e Maurizio Pizzuto, ha presentato a don Barone un progetto per la particolare ricorrenza. Le intenzioni del promoter e del maestro Perri, infatti, sono quelle di realizzare un evento nell’immenso piazzale della nuova Chiesa nei giorni del centesimo compleanno di “mamma Natuzza”, come la chiamano tutti i fedeli, e di produrre una music opera sulla sua vita.

Per l’evento dal vivo, hanno proposto una riedizione dell’opera musical Francesco de Paula, sulla vita di San Francesco di Paola, a cui Natuzza Evolo era molto legata, composta da Perri e prodotta da Pegna nel 2017 al Palacalafiore di Reggio. A novembre, invece, dovrebbe debuttare al Teatro Rendano di Cosenza e, poi, ad inizio dicembre al Politeama di Catanzaro, l’opera teatrale che il promoter intende produrre con musiche di Francesco Perri, testi degli stessi Perri e Pegna, con la collaborazione di Andrea Ortis, tra i registi più geniali del panorama teatrale internazionale, già regista e Virgilio nella Divina Commedia opera musical, Van Gogh cafè e di altre opere di grande impatto emotivo.

Già nel 2006, al ritorno dal trapianto di midollo seguito ad una diagnosi di leucemia acuta, Pegna aveva voluto ringraziare a modo suo la mistica, con un romanzo a lei dedicato e un grande spettacolo dal vivo, La Notte degli Angeli, condotto da Lorena Bianchetti con un cast stellare, trasmesso da Rai International in tutto il mondo.

«In questo 2024 ricorre un anniversario speciale – affermano Pegna e Perri – Il nostro legame affettivo con mamma Natuzza ci ha suggerito due progetti che intendono sottolineare la ricorrenza: un evento in agosto presso la Fondazione e un’Opera per portare in tutti i maggiori teatri le emozioni di una vita straordinaria. Per questa ragione, abbiamo scelto per la regia dell’Opera una figura di grande spessore come Andrea Ortis, che ha aderito al progetto con entusiasmo e che, certamente, saprà trovare la sintesi teatrale per raccontarla in modo semplice, sincero e toccante. A Don Pasquale, che ringraziamo per l’accoglienza e per la cordialità, oltre al patrocinio della Fondazione, abbiamo chiesto la collaborazione per una rilettura dei testi da parte sua e di padre Michele Cordiano, alla luce del loro rapporto quotidiano e di tanti anni al fianco di Natuzza. Nei giorni scorsi abbiamo contattato la segreteria di Sua Eccellenza mons. Attilio Nostro, vescovo di Mileto, per illustrargli le nostre idee».

«I progetti – concludono – sono stati sottoposti pure al presidente Occhiuto per un sostegno regionale, in attesa di riscontro, sottolineando che ogni incasso derivante da eventuali contributi e biglietti, eccedente le spese di allestimento, sarà destinato alla Fondazione.”. (rvv)

A Paravati si celebra la Santa Messa dei giornalisti cattolici della Calabria

Ritorna la Santa Messa per i giornalisti calabresi. Quattordici anni dopo l’istituzione dell’itinerante “Giornata regionale dei giornalisti cattolici”, l’Ucsi Calabria “Natuzza Evolo” torna a Paravati per celebrare nella Chiesa “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, aperta al culto il 6 agosto 2022, il tradizionale appuntamento annuale in occasione della Festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

A Paravati di Mileto nella “grande chiesa” che, il 17 gennaio 1944, in una visione mistica la Madonna chiese a Natuzza di realizzare con le offerte dei fedeli nella “Villa della Gioia”, si torna dunque nella casa di “Mamma Natuzza”, scomparsa nel 2009 e per la quale Papa Francesco ha aperto il processo di beatificazione. Alla mistica di Paravati è, infatti, intitolata la sezione calabrese dell’Ucsi in omaggio a Natuzza alla quale, il 7 giugno 2008, è stata consegnata la tessera numero 1 e conferito il premio “Affabulatore d’oro”.

La “Giornata regionale dei giornalisti cattolici della Calabria”, organizzata dall’Ucsi Calabria, presieduta da Santa Giannazzo, si svolgerà sabato 27 gennaio, alle ore 11, nella Chiesa “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati, in collaborazione con la Figec Cisal – Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione e il Sindacato Giornalisti della Calabria. Giannazzo intende, così, onorare la scelta che nei mesi scorsi aveva fatto il suo precedessore, don Pippo Curatola, che il 1° giugno scorso ha lasciato l’incarico per motivi personali ma sarà comunque presente all’evento.

Aperta a tutti i giornalisti e gli operatori dell’informazione e della comunicazione, avrà come momento centrale la messa celebrata dai vescovi e dai sacerdoti giornalisti, quest’anno presieduta dal vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Attilio Nostro, con padre Michele Cordiano, rettore della Chiesa di Paravati, e don Pasquale Barone, presidente della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, che hanno trascorso la loro vita accanto a Natuzza. Al termine della funzione religiosa è previsto un momento di raccoglimento davanti alla tomba di “Mamma Natuzza”, meta di devozione e pellegrinaggio di fedeli provenienti da ogni parte del mondo.

Seguirà il tradizionale incontro con i giornalisti e gli operatori dell’informazione e della comunicazione sui temi più attuali del settore: dall’etica dell’informazione ai problemi della professione nell’era dell’Intelligenza artificiale. Da ricordare, infatti, che il tema scelto da Papa Francesco per la 58ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra quest’anno, è appunto “Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana”.

Paravati di Mileto torna, dunque, ad essere la sede ospitante della Giornata regionale dei giornalisti cattolici calabresi, dopo esserlo stata nel 2010, e dopo Paola (2011), Vibo Valentia (2012), Gerace (2013), Cassano Ionio (2014), Gioia Tauro (2015), Paola (2016), Catanzaro (2017), Rossano (2018), Reggio Calabria (2019), Scalea (2020), Ortì di Reggio Calabria (2022) e Lamezia Terme (2023). (rvv)

PARAVATI (VV) – Ecco gli appuntamenti per ricordare Natuzza Evolo

Sono due gli appuntamenti rilevanti che caratterizzeranno, nel mese di novembre, la vita della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime di Paravati: il 1° novembre, 14° anniversario della nascita al Cielo di mamma Natuzza e il 12 novembre, 30° anniversario dell’arrivo dell’effige del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime.

Le due manifestazioni che, come in ogni circostanza, fanno confluire migliaia di pellegrini da ogni parte d’Italia assumono quest’anno un significato particolare. Nella giornata del 1° novembre la Fondazione, oltre ai pellegrini che verranno a rendere omaggio a mamma Natuzza, vuole rivolgere un particolare invito ai giovani: I giovani e Natuzza. Facciamoci Santi in compagnia, ricordando l’amore che la mistica aveva nei confronti di queste generazioni.

Nel Testamento spirituale, dettato l’11 febbraio 1998, Natuzza specifica infatti: «Ho sempre avuto un’attenzione particolare per i giovani, che sono buoni ma sbandati, che hanno bisogno di una guida spirituale e di persone, sacerdoti e laici, che gli parlano di tutti gli argomenti, meno di quelli del male».

Per l’occasione saranno celebrate due Sante messe, alle ore 11:00 e alle 18:00. Ricorre, poi, domenica 12 novembre, il 30° anniversario dell’arrivo dell’effige del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. L’evento avrà inizio alle ore 10:30 con la processione dell’effige della Madonna nel piazzale antistante la chiesa, seguita dalla celebrazione eucaristica sul sagrato.

La giornata di festa avrà inizio alle ore 8:00 con l’apertura del cancello della Villa della Gioia e l’accoglienza dei pellegrini, e si concluderà con una Santa messa nella chiesa alle ore 18:00. I pellegrini potranno visitare la tomba di mamma Natuzza in maniera continuativa per l’intera giornata, mentre la chiesa sarà chiusa fino al termine della celebrazione eucaristica della mattinata.

Rimarrà invece aperta la cappella delle confessioni per permettere di accostarsi al sacramento della Riconciliazione. (rvv)

Per la Festa della Mamma in migliaia in Piazza a Paravati per Natuzza

di PINO NANO – Trentasei anni dopo la prima Festa della Mamma, celebrata anche allora in pubblico con in testa alla processione Natuzza Evolo, a Paravati si ripete oggi un rito che da allora non si è mai interrotto e che va avanti come se il tempo non passasse mai. Le solite nenie di festa, i soliti profumi del mondo, le solite preghiere di sempre, e al momento della comunione migliaia di fedeli in coda e in attesa del Corpus Cristi, e Natuzza che è ancora qui tra di loro, in testa ai pensieri di chi arriva sulla grande spianata di Paravati. 

Non c’ero domenica scorsa a Paravati, ma dalle immagini che la rete ribalta in tutto il mondo si intuisce e si tocca con mano una realtà incontestabile: il mito della donna che “parlava con i defunti” e che durante la Settimana Santa viveva il “mistero delle stigmate” è rimasto inalterato nel tempo. 

Come dire? Natuzza c’è ancora laggiù, Natuzza è presente nella vita di molti, Natuzza non è mai morta, e la gente aspetta che la Chiesa ufficiale la riconosca finalmente Santa.

A Roma in Vaticano se ne parla poco, si sa soltanto che il processo di beatificazione “è in corso”, ma i tempi che la Chiesa si dà in queste occasioni sono tempi di attesa e di riflessione, di saggezza e di verifiche continue, e non collimano quasi mai con le attese di chi da Natuzza ha già avuto un segno, una grazia, una carezza, forse anche un miracolo.

Il vero miracolo di domenica scorsa è la presenza sull’altare della grande Basilica di Natuzza di Don Pasquale Barone, il sacerdote che di Natuzza sa davvero tutto, tutto e il contrario di tutto. Don Pasquale è l’uomo che l’ha vista crescere nel suo carisma, che l’ha aiutata a difendersi dalle mille tentazioni terrene, che l’ha amata come una sorella più grande, e a cui ha dedicato tutta la sua vita. Per tenerla lontana dalla “violenza dei fari della televisione” ricordo che don Pasquale litigava anche con noi, ma lo faceva solo per aiutare Natuzza a stare il più lontana possibile dalla ribalta mediatica. 

Era la Chiesa solenne di un tempo, la Chiesa che riteneva la televisione “uno strumento anche pericoloso”, la Chiesa che credeva invece nel rito esclusivo della preghiera e del confronto, dell’ascolto, dell’attesa, della confessione, del silenzio, la Chiesa dei Padri, quella che Papa Giovanni Paolo Secondo aveva poi preso per mano e proiettato nel futuro. E chi meglio di don Pasquale? Questo sacerdote d’altri tempi, lontano da tutto, una vita eternamente vissuta in modestia e in miseria, e che con la sua presenza fisica discreta e a volte immobile ha segnato dall’inizio fino alla fine il lungo percorso terreno di Natuzza.

Ma domenica Festa della Mamma, sull’altare con lui domenica scorsa, c’era anche don Michele Cordiano, l’altro angelo custode di Natuzza, storia anche la sua di un sacerdote che ha dedicato la sua vita a Natuzza, accompagnandola là dove don Pasquale non poteva fisicamente farlo, sostituendosi a don Pasquale quando don Pasquale era impegnato a fare altro, e soprattutto seguendo Natuzza dalla mattina alla sera nei mille incontri che la “Santa” di Paravati concedeva e riservata al suo “popolo di preghiera”. 

Una unione indissolubile la loro, granitica, amorevole, ma questo lo si coglieva con mano ogni qual volta compariva Natuzza al braccio di don Michele. Si capiva da lontano che Natuzza lo amava come un figlio, e che lui ricambiava il suo amore come se lei fosse stata la sua vera mamma. 

Aveva ragione il grande antropologo calabrese Luigi Maria Lombardi Satriani quando spiegava che “dietro questo straordinario fenomeno che era Natuzza Evolo si nascondevano in effetti mille emozioni diverse, il più delle volte sentimenti affettivi e intimi forti”.

Dalle immagini colgo sulla pianata la presenza di migliaia di persone, di migliaia di ombrelli per via del maltempo di domenica scorsa, e un tripudio di applausi nel momento in cui decine e decine di giovani portano la statua della Madonna sul sagrato della Basilica, perché tutti la vedessero e l’adorassero. Era come se in realtà Natuzza fosse lì quel giorno, in mezzo a questa folla festante, come se lei non si fosse mai allontanata dal suo posto tradizionale, seduta al lato dell’altare in perenne adorazione di Maria, attaccata al braccio di don Michele che alla fine della cerimonia la riporta in macchina verso casa.

Ma mi basta fare una telefonata a Paravati per avere la conferma che cercavo. Alla fine della cerimonia per ore la gente presente ha sfilato muta e con immensa pazienza davanti alla tomba della Santa, il tempo di accarezzare il marmo, di portare un fiore, di chiedere a Natuzza qualcosa. Natuzza qui non è mai morta sul serio. 

Mi tornano continuamente in mente le parole di don Attilio Nostro, il vescovo di Mileto, che il 5 marzo di un anno fa, rivolgendosi ai suoi sacerdoti proprio dalla Basilica di Mileto, spiegava: «Ma in cosa consiste mai la santità, se non nell’assomigliare a Dio, al suo essere essenzialmente Unità nella Trinità? Assomigliare a Dio significa, pertanto, crescere nell’amore e nella comunione, questo è il destino di ogni uomo: lasciare entrare lo Spirito nella nostra natura umana, per farci da Lui trasfigurare ad immagine di Cristo… I Padri dei primi secoli chiamavano questo processo con un termine preciso: “deificazione” (Theosis) che consiste proprio nella somiglianza progressiva della nostra vita alla vita divina e beata di Dio, Uno e Trino, eterno Amore!”».

Una indimenticabile lezione di vita. (pn)

Domenica a Paravati si celebra la Fondazione cuore immacolato di Maria – Rifugio delle anime

Ricorre quest’anno il 36° anniversario della nascita della Fondazione cuore immacolato di Maria – Rifugio delle anime in Paravati. L’evento sarà celebrato domenica 14 maggio, in concomitanza con la Festa della mamma, alle ore 10:30 con una processione dell’effige della Madonna nel piazzale antistante la chiesa di recente dedicazione, seguita dalla celebrazione eucaristica sul sagrato.

La giornata di festa, che avrà inizio alle ore 8:00 con l’apertura del cancello della Villa della gioia e l’accoglienza dei pellegrini, vedrà nel pomeriggio, alle ore 16:00, come ulteriore momento mariano, la recita dell’Ora di guardia e la santa messa alle ore 18:30.

Era il 4 dicembre del 1986 quando mamma Natuzza informò don Pasquale Barone, parroco del tempo, della volontà della Madonna di iniziare l’opera da lei precedentemente mostrata alla mistica di Paravati. Per avviare la realizzazione di questi luoghi di fede, il 13 maggio 1987, con l’assenso dell’allora vescovo mons. Domenico Cortese, venne costituita l’associazione denominata Cuore immacolato di Maria – Rifugio delle anime, in seguito divenuta Fondazione di religione e di culto.

L’approvazione con decreto del vescovo e il riconoscimento civile da parte del Ministero dell’Interno dello Stato italiano conclusero il procedimento istitutivo. Quanto ispira nella sua essenza e nel suo operare la Fondazione è costituito dalla volontà di Natuzza, manifestata pienamente nel suo testamento spirituale, dettato l’11 febbraio 1998 a padre Michele Cordiano rettore della chiesa dedicata al Cuore immacolato di Maria – Rifugio delle anime.

Il momento celebrativo di domenica 14 maggio, oltre a ricordare la nascita della Fondazione, vuole essere soprattutto una lode e un ringraziamento alla Madre di Dio, la Mamma Celeste, che il 6 agosto 2022, ha offerto un segno della sua fedeltà alle promesse fatte a mamma Natuzza, con la consacrazione della chiesa a lei dedicata per le mani di s.e. mons. Attilio Nostro vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea.

I pellegrini potranno visitare la tomba di mamma Natuzza in maniera continuativa per l’intera giornata, mentre la chiesa sarà chiusa fino al termine della celebrazione eucaristica della mattinata. Rimarrà invece aperta la cappella delle confessioni per permettere di accostarsi al sacramento della Riconciliazione. (rvv)

PARAVATI (VV) – Il 1° novembre al via i Cenacoli di Preghiera

Al via, martedì 1° novembre, nella Chiesa del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime di Paravati, i Cenacoli di preghiera. Lo ha reso noto Padre Michele Cordiano, direttore dei Cenacoli, invitando a riprendere il pellegrinaggio verso Paravati.

Un pellegrinaggio «come motivo  di ritornare alla fonte per  rigenerarsi, ritrovare energia spirituale e per portare avanti il progetto della Madonna. Vorremmo  che il venerdì, senza escludere gli altri giorni, tornasse ad essere il giorno della preghiera e della  celebrazione eucaristica insieme ai Cenacoli».

Due le date significative: il 1° novembre, con la solennità di tutti i Santi e dipartita al cielo di mamma Natuzza. Le messe in programma saranno alle 9, alle 11 (presieduta da mons. Attilio Nostro, vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea) e alle 17.

Domenica 13 novembre, l’anniversario dell’affidamento dell’Effige del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, le  Sante Messe saranno tutte celebrate. Le Messe 8, alle 9.30. Alle 11 è in programma la processione dell’Effige della Madonna all’interno della Villa della Gioia e a  seguire la Santa Messa in chiesa presieduta da S.E. Mons. Attilio Nostro, Vescovo di  Mileto-Nicotera-Tropea. I Cenacoli possono accompagnare la processione con gli stendardi.  Comunicate, gentilmente, in tempo utile la vostra partecipazione.  

«Carissimi – si legge in una nota – con la dedicazione della chiesa Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime il 6 agosto scorso,  per la Fondazione si è aperta una nuova pagina di storia, sotto la protezione della Madre di Dio, la  Vergine Maria, e la preghiera di intercessione di mamma Natuzza».  

«Abbiamo assistito a un evento di grazia “firmato” da Colei che un giorno rassicurò Natuzza – continua la nota – preoccupata per l’imponente lavoro che richiedeva la realizzazione della Villa della Gioia, con  queste parole: “Tu ti devi occupare e non preoccupare. Io mantengo sempre le mie promesse”. E  la Madonna il 6 agosto ha siglato una delle sue promesse. Promesse che continua a portare avanti  in sinergia con quanti accolgono e condividono il suo disegno».

«Carissimi – conclude la nota – in questi due mesi dalla dedicazione della chiesa abbiamo ancora una volta sperimentato quanto  sia urgente che i pellegrini, i Cenacoli e quanti desiderano raggiungere la Villa della Gioia, comunichino in tempo il loro arrivo. Tutto questo è necessario per organizzare la vita della  Fondazione e i servizi che vorremmo offrirvi. Contiamo sulla collaborazione di tutti». (rvv)  

 

IL GIORNO DI NATUZZA: APRE LA SUA CHIESA
UN MIRACOLO IL SANTUARIO CHE LA ONORA

di PINO NANO – Paravati 6 Agosto 2022. Giornata memorabile quella di oggi a Paravati. Ma come si fa a dire una cosa del genere se tu non c’èri?

E’ vero io non c’èro a Paravati, perché lontano fisicamente dalla Calabria migliaia di chilometri, ma la televisione, che è stata poi la mia vera vita, mi ha permesso di esserci, di vedere, di toccare con mano la tensione del popolo di Natuzza Evolo, di commuovermi e di partecipare agli applausi che più volte hanno risuonato all’interno e all’esterno di questa chiesa cosi bella, avvolgente, luminosa, con questo mosaico bellissimo alle spalle dell’altare, e di ritrovare e riconoscere anche tra la folla tantissimi vecchi amici del mio passato e del mio percorso professionale.

È la televisione insomma, che ancora una volta trasmette a chi fisicamente non era  in quella chiesa persino il profumo dell’incenso e dell’olio santo, che riportano le preghiere dell’uomo a Dio, e che il nuovo vescovo di Mileto sparge personalmente con le sue mani nella parte alta di una cripta salendo su una scala come mai ci era capitato di vedere prima per un uomo di Chiesa così illuminato come lui.

La parte più solenne è stato poi il momento della sua omelia. E qui, don Attilio supera se stesso. 

Ci si aspettava un intervento scritto, immaginavamo che per non sbagliare nessun termine e nessun concetto della sua preghiera, data la solennità della cerimonia, lui avrebbe sacralizzato tutto su carta, e invece la diretta televisiva me lo rimanda quassù in montagna sotto una bufera di pioggia come un profeta moderno. 

Parla a braccio il giovane vescovo, stringe tra le mani la base del microfono e racconta al popolo di Natuzza il perché lui stesso abbia scelto questo giorno, il sei agosto, per aprire al culto la grande Chiesa. 

Quasi contemporaneamente a Roma, Papa Francesco conclude la preghiera del giorno ribadendo lo stesso concetto caro a don Attilio: «Essere discepoli di Gesù e camminare sulla via della santità -dice il Papa- è anzitutto lasciarsi trasfiguare dalla potenza dell’amore di Dio».

Tutto questo don Attilio lo spiega con estrema dolcezza, lo fa con un garbo assoluto, con una forma di rispetto verso i fedeli a cui forse non eravamo più abituati, parla loro di Natuzza come se parlasse di una donna già santa, parla del rapporto tra Gesù e Natuzza come se fosse la cosa più naturale del mondo, parla della nuova chiesa come se la chiesa dovesse diventare, e con lui cosi sarà ne siamo certi, la casa dei poveri, la casa degli ultimi, la chiesa dei disperati, la chiesa di chi soffre, la chiesa di chi ha perso la speranza, la chiesa che sa finalmente accogliere i suoi figli dispersi, e che non manda via mai nessuno.

La Chiesa di Natuzza, vista da così lontano e in televisione è ancora più bella e più maestosa di quanto non lo sia in realtà.

Eccolo il vero “grande sogno” di Natuzza, finalmente realizzato. 

Mi ricordo che quando lei mi parlava della sua Chiesa, lo ha fatto decine di volte, lo faceva con una  meticolità, una passione, e direi anche una ossessione che a volte alimentava dentro di me il dubbio di dover ascolare “vere e proprie allucinazioni”, di avere a che fare con una donna di fede sì, ma visionaria e sognatrice. Ma lei capiva che aveva di fronte un miscredente, e insisteva con lo sbattermi addosso le sue certezze. Quello che a volte le mancava era la dolcezza, soprattutto quando doveva dirti quello che pensava.

“Aspetta e vedrai”, o meglio mi dava del voi, e mi diceva “Aspettate, la chiesa che la Madonna mi ha chiesto di realizzare la vedrete anche voi”. 

E io mi sentivo più piccolo che mai, come se lei leggesse dentro di me, e cogliesse per intero i miei dubbi il mio distacco la mia diffidenza di fondo, a volte anche la mia lontananza.

Intenso, commovente, quasi intimo, bellissimo, emblematico questo gesto della donazione che Pasquale Anastasi, il Presidente della Fondazione, riserva a don Attilio, consegnandogli le chiavi della basilica, sotto forma della riproduzione in scala del grande portone di bronzo. 

Ma il vero momento magico di tutta la manifestazione di questo 6 agosto 2022 rimane il momeno in cui don Attilio fa il suo primo ingresso in basilica, afferrando le mani di bronzo scolpite sulla parte centrale del grande portone.

Da una parte la mano di Natuzza, e dall’altra la mano di Cristo, al centro don Attilio che spinge questa montagna di bronzo, finchè la luce non illumina il grande altare all’interno della chiesa. 

Dio mio, che emozione. Sembrava di rivedere Papa Woytila ormai stanco e scolpito dal dolore che spinge le porte del battistero per l’apertura del Giubileo.

La televisione, è vero, ti da quello che stando lì in sala o sulla grande spianata di Paravati non avresti mai raccolto.

 Ti dà i dettagli delle mani di don Attilio che si aggrappano alle mani di bronzo scolpite sul portale di ingresso, immagine sublime, forte, un primo piano che rimarrà la vera “pagina storica” di questo sei agosto a Paravati. 

Non so chi abbia scelto le letture che i conduttori hanno riproposto nel corso della diretta televisiva, ma non si poteva scegliere di meglio, con queste citazioni continue appropriate ed efficiacissime di Sant’Agostino, dello stesso libro dell’Apocalisse, che ci spiegano fino in fondo il valore della simbologia, il mistero della fede e la forza degli insegnamenti che Natuzza nella sua miseria più infinita riusciva a dare anche ai grandi della terra.

E infine, l’immagine che più mi ha colpito e forse che più mi ha commosso. 

È l’arrivo sulla grande spianata di Villa Gioia del nuovo vescovo, don Attilio, circondato da centinaia di sacerdoti, almeno quattro vescovi intorno a lui, e tutto attorno una folla osannante. Il trionfo della fede, forse.

Bellissima anche l’immagine che mi capita di rivedere in rete, questa volta era la diretta televisiva precedente, quando in Chiesa venne portata per la prima volta la statua della madonna che Natuzza aveva fatto realizzare esattamente per come lei diceva di averla avuta in visione. 

In quella occasione si vede Attilio che abbraccia Pasquale, don Attilio Nostro il vescovo che abbraccia il Presidente della Fondazione Pasquale Anastasi, piangono insieme, perché per loro era quello il primo vero ingresso ufficiale nella nuova basilica. 

Anche in quella occasione la televisione ci riporta in maniera reale e palpabile l’emozione di quei momenti. E’ l’immagine altera rigorosa umana e finalmente anche intima di una Chiesa moderna e più presente che mai. 

La Basilica di Paravati aperta al culto? 

È questo il primo vero grande miracolo di Natuzza Evolo.Grazie don Attilio per aver favorito il coronamento di un sogno, che non era soltanto di Natuzza e del suo popolo ma credo di tutto il mondo cattolico che si è sempre storicamente stretto attorno a Natuzza Evolo.

Ecco perché Natuzza è già Santa. (pn)

Stamattina a Paravati apre al culto la Chiesa di Natuzza

di PINO NANO – Per la festa di inaugurazione al culto della grande Basilica che Natuzza Evolo ha voluto si realizzasse a Paravati sono attesi in Calabria per oggi, sabato 6 agosto, gruppi di preghiera da ogni parte del mondo, migliaia e migliaia di persone che dopo i lunghi mesi di pandemia tornano a rendere omaggio alla tomba della mistica calabrese.

«Migliaia e migliaia di fedeli, arriveranno domattina a Paravati da ogni parte d’Italia e anche del mondo. Centinaia di pullman, oltre cento sacerdoti tutti insieme sull’altare, una rappresentanza della CEI, le massime autorità politiche civili e militari della regione, della provincia e del circondario. Sarà una grande festa di popolo, almeno per questo stiamo lavorando come pazzi da settimane”.

Tutto è pronto, dunque, – assicura il Presidente della Fondazione dr. Pasquale Anastasi – per dare a chi verrà la giusta accoglienza in questa Casa del Signore che da domani diventerà di fatto la casa di quanti vorranno venire a pregare sulla tomba di Natuzza Evolo». 

Davvero impressionante la lista degli invitati alla grande festa, ma ancora più impressionante è il numero dei gruppi di preghiera che arriveranno con le proprie rappresentanze da tutto il mondo per questa solenne cerimonia di preghiera in onore della mistica calabrese. 

«Ma il vero grande protagonista della giornata di sabato sarà il vescovo della diocesi di Mileto Nicotera Tropea mons. Attilio Nostro – sottolinea il Presidente della Fondazione Pasquale Anastasi – per aver creduto sin dal suo primo giorno in calabria in questa straordinaria opera di fede e di speranza».

Un vescovo illuminato, mandato appositamente in Calabria da Papa Francesco a riannodare la tela sfilacciata tra il popolo di Natuzza e la Chiesa locale.

«Dopo anni di attesa – ripete con grande entusiasmo il Presidente della Fondazione “Cuore immacolato di Maria rifugio delle anime” Pasquale Anastasi –, con grande gioia, la Fondazione ispirata ai carismi di Natuzza Evolo comunica ufficialmente per la giornata di domani l’apertura al culto e la Dedicazione della Chiesa Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime in Paravati».

La cerimonia ufficiale si terrà nella Villa della Gioia, che è la sede della Fondazione, a partire dalle ore 10 in poi del mattino, e si aprirà con una solenne liturgia presieduta appunto dal vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea mons. Attilio Nostro.

Si intuisce perfettamente bene che dietro la giornata di domani ci sono mesi e mesi di lavoro, di riunioni, di vertici organizzativi, di cui Pasquale Anastasi ed il Rettore della chiesa, Padre Michele Cordiano, sono i veri testimoni esclusivi. 

La nuova grande Chiesa che Natuzza aveva chiesto che venisse realizzata per la prima volta 50 anni fa, dopo una delle tante visioni straordinarie che lei stessa dichiarava di avere avuto con la Madonna, oggi è la vera grande eredità materiale che Natuzza lascia al suo popolo di preghiera, un edificio immenso, composto da quattro cappelle a forma circolare, capace di ospitare al suo interno circa tremila persone con una piazza antistante a forma di cuore, che può contenere oltre diecimila pellegrini. La costruzione della Chiesa, vi dicevo, così come l’intera Villa della Gioia, è frutto di un’apparizione che la mistica ebbe nel 1944 nell’umile casa dove lei si era appena sposata con Pasquale Nicolace. Fu nel corso di quella visione che Natuzza raccontava di aver detto alla Vergine: “Come faccio a ricevervi in questa casa brutta?”. E la Madonna le avrebbe risposto: “Non ti preoccupare, anche nella casa brutta possiamo venire, ma vedrai, presto ci sarà una nuova casa, una chiesa, dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”.

Il programma della giornata di domani prevede: alle 7:00 apertura del cancello della Villa della Gioia; alle 10 inizio liturgia di Dedicazione. I pellegrini che giungeranno da fuori Paravati saranno accolti ai varchi di accesso e accompagnati alla Villa della Gioia con delle apposite navette; la celebrazione sarà seguita dall’esterno della chiesa dai fedeli che rimarranno negli spazi antistanti la Basilica attraverso 7 maxischermi appositamente sistemati per l’occasione. Non ci saranno posti a sedere nella piazza se non per i disabili; si potranno però occupare tutte le aree circostanti la chiesa: il parco verde, l’anfiteatro e il piazzale inferiore. Poi alla conclusione della celebrazione, sarà possibile entrare nella chiesa che rimarrà aperta fino alle ore 20.

Naturalmente per tutta la giornata di oggi ancora la Fondazione resterà chiusa al pubblico per evidenti lavori di preparazione della festa di domani, mentre invece domani sabato 6 agosto- precisa il Presidente della Fondazione Pasquale Anastasi – non sarà possibile visitare la tomba di Natuzza. Mentre domenica 7 agosto la Villa della Gioia sarà aperta alle ore 7:00 e le Sante Messe saranno celebrate nei seguenti orari: 8:00 – 10:00 – 11:30 – 18:30. Nel mese di agosto le Sante Messe, feriali e festive, saranno alle ore 10:30 e alle 18:30.

Infine un’ultima annotazione. Se è vero che la festa di domani è frutto esclusivo del lavoro certosino, instancabile e severo compiuto in questi ultimi anni dal Presidente della Fondazione Pasquale Anastasi, il quale, con l’ausilio del Consiglio di Amministrazione, ha seguito negli ultimi anni le vicende che hanno caratterizzato la vita della Fondazione, aprendo un costruttivo e diplomatico confronto con le autorità vaticane per superare le incomprensioni sorte con la Diocesi di Mileto, è anche vero però che dall’altra parte la giornata di domani è il giorno del trionfo del giovane sacerdote che ha vissuto più degli altri la vita e il percorso ascetico di Natuzza, parliamo di don Michele Cordiano, che trasferito in una prima fase a fare il parroco a San Nicola da Crissa, torna da domani a Paravati, in quella che è stata anche la sua vera casa madre, per diventare questa volta il sacerdote titolare della grande Chiesa di Natuzza Evolo. Santa Romana Chiesa, insomma, quando vuole sa anche premiare i suoi apostoli più fedeli. (pn)