Occhiuto (FI): Le risorse del Pnrr vanno spese, e bene

Il senatore di Forza Italia, Mario Occhiuto, intervenendo sull’informativa del ministro Fitto sul Pnrr, ha ricordato come «il Pnrr italiano è stato concepito in un momento storico di grande allarme che ha fatto sentire tutti compartecipi e, allo stesso tempo, tutti in qualche modo esenti da precise responsabilità».

«La conseguenza – ha aggiunto – è stata un Piano con investimenti di entità mai vista prima ma, per certi versi, troppo ambizioso rispetto ai limiti temporali. Il governo di centrodestra si è assunto la responsabilità di correggere e recuperare una situazione difficilissima: stiamo lavorando, insieme, nell’interesse del Paese».

«I finanziamenti – ha proseguito – devono essere distribuiti su tutto il territorio nazionale per superare i perduranti svantaggi di alcune regioni del Sud. Sarebbe paradossale se si pensasse di usare questi fondi principalmente al Nord, aumentando il gap infrastrutturale e lasciando i cittadini del Sud più indebitati. Conosciamo i problemi legati alla cronica incapacità di spesa della pubblica amministrazione italiana, così come la lentezza degli iter per le opere pubbliche: non a caso, da questo punto di vista, l’Italia è penultima in Europa».

«Sappiamo, anche – ha concluso – che il blocco del turnover nella Pa ha portato all’invecchiamento del personale e alla desertificazione degli uffici. Nonostante ciò, abbiamo il dovere di spendere tutte, e di spendere bene, le risorse del Pnrr non solo per far ripartire il Paese ma anche per l’obbligo etico di rispondere alle sfide che ci attendono, dalla transizione ecologica alla tutela della salute, fino all’inclusione sociale». (rp)

PER IL PNRR SI PUÒ ANCORA RIMEDIARE,
OCCHIO, PERÒ, AI “FURBETTI” DEL NORD

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – Con il sì anche della Camera quello che è stato sempre un invito alla politica italiana di passare dal disimpegno automatico alla sostituzione dei poteri diventa un fatto acquisito. Ci si chiede perché avviene solo adesso e non si è mai avuto lo stesso approccio per i fondi strutturali. La risposta risiede nel fatto che l’approccio alla spesa dei fondi strutturali, contrariamente a quello della Spagna  per esempio, è stato ritenuto un fatto che riguardava le Regioni meridionali più che tutto il Paese. E quindi si è trascurato di intervenire.

Adesso che invece il Pnrr viene ritenuto un progetto che riguarda tutto il Paese si corre ai ripari per evitare di perdere le risorse. Si tratta del terzo decreto legge sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Tante volte ho auspicato l’accentramento dei poteri presso la Presidenza del Consiglio. E con la ratifica del decreto legge la governance del Pnrr passa ufficialmente a Palazzo Chigi. Anche se siamo ancora a oltre tre anni dalla scadenza del 31/12/2026, data prevista per il completamento delle opere finanziate con il Piano di Ripresa e Resilienza, è sembrato opportuno cambiare le regole e rivedere la cabina di regia, oltre che semplificare per accelerare gli investimenti e raccordare in modo virtuoso il Pnrr con le politiche di coesione.

È un correre ai ripari per evitare quella che sembrava essere la “cronaca di una morte annunciata”. Perché è evidente che le amministrazioni locali, sopratutto nel Mezzogiorno, a corto di risorse umane oltre che di qualifiche adeguate, rischiavano di fallire gli obiettivi. Problema che continua a rimanere e che in questo modo si cerca di superare ma che è facile prevedere non potrà essere totalmente risolto.

In tale logica va anche la norma sulla stabilizzazione del personale. Fatto importantissimo perché spesso le istituzioni meridionali, Regioni e Comuni, hanno avuto professionalità impiegate a tempo determinato per progetti europei. Anche se prevedere un periodo di 24 mesi per accedere a tale beneficio forse è eccessivo, perché in genere gli incarichi sono stati dati da meno tempo. In tale direzione va  la normativa che prevede che i vertici apicali aprano le porte ai pensionati della stessa Pubblica amministrazione, i quali potranno ricoprire incarichi retribuiti di vertice presso Enti e Istituti. 

Vedremo cosa accadrà e cosa ci dirà periodicamente il Met, al quale è rimasto il monitoraggio. Ovviamente si tratta di una rivoluzione che avrà bisogno di tempo per essere attuata, con tutte le incognite della ripartenza. Ci vorrà molta determinazione per non perdere tempo prezioso.

L’altro aspetto che non bisogna perdere di vista e che in questa confusione dovuta al cambiamento, sicuramente  necessario, non si sposti la destinazione dei fondi per cui qualche “furbetto” sottragga risorse al Mezzogiorno per destinarle ad altre aree, che probabilmente avranno anche più capacità di spesa, ma tradendo i principi base per cui tali risorse sono state destinate all’Italia, cioè di ridurre le disuguaglianze.

Alla struttura centralizzata sarà più facile interloquire con la Commissione Europea, che certo, però, dovrà rendersi conto delle maggiori difficoltà che le realtà a sviluppo ritardato possano avere. Se avessero infatti buona capacità di spesa non sarebbero a sviluppo ritardato. Forse bisogna prevedere trattamenti differenti.

Non va certamente utilizzata la scorciatoia, più volte adombrata da Giuseppe Sala piuttosto che da Luca Zaia, di fare spendere a chi é magari più bravo e che é pronto a monopolizzare le risorse.

Nella possibile revisione del Pnrr due suggerimenti: il primo di concentrare le risorse piuttosto che sulla equiparazione dei diritti di cittadinanza, asili nido, scuole, sanità, sulle condizioni per favorire gli investimenti produttivi, cioè nell’attuare le condizioni di stato minimo nella infrastrutturazione e nella lotta alla criminalità e nei vantaggi competitivi rispetto alle aree sviluppate, riguardanti cuneo fiscale e tassazione degli utili di impresa, in particolare nelle Zone Economiche Speciali.

Ovviamente l’equiparazione é un obiettivo da raggiungere ma con le risorse ordinarie. Il secondo di concentrare le risorse su pochi grandi progetti,  come l’alta velocità ferroviaria, il completamento delle autostrade mancanti, anche se é chiaro che i tempi potrebbero essere insufficienti per tali grandi opere.

Certo l’ultima opzione, di rinunciare alle risorse a debito, concesse a tassi particolarmente favorevoli che, in una condizione di inflazione non più  zero virgola, sono a tassi negativi, mi pare quella proprio da scartare.

L’occasione del Pnrr può essere utile per il Paese per una riflessione di come gestire le risorse messe a disposizione dall’Unione. Che forse andava fatta prima e che porterà a semplificazioni ed all’ammodernamento di tante procedure. Il processo che stiamo vivendo forse sarà utile a tutto il Paese. Dai momenti di crisi possono venire le spinte giuste per una ripartenza complessiva. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

 

Baldino (M5S): Grave decisione del Consiglio regionale di bocciare Commissione speciale per Pnrr

La deputata del M5S, Vittoria Baldino, ha definito «grave la decisione del consiglio regionale in Calabria, a maggioranza di centrodestra, di bocciare la nostra proposta di istituire una commissione speciale sui fondi del Pnrr e sui fondi europei».

«Si rischia, così  – ha spiegato – di perdere oltre 1,4 miliardi di euro parte dei quali sono destinati al potenziamento della medicina territoriale, alla realizzazione di case e ospedali di comunità, in un territorio come quello calabrese che già registra i livelli essenziali di assistenza (Lea) ripetutamente al di sotto della sufficienza. Con questa decisione il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, si palesa come il maggiordomo di un governo che sta seriamente mettendo in pericolo la messa a terra del Pnrr».

«Tra l’altro -– ha proseguito – la nostra proposta di istituire una commissione speciale è già passata in altre regioni. Un dato che rende ancor più inaudito la scelta in Calabria, una regione già in debito con i suoi cittadini per gli innumerevoli disservizi, come quelli sulla sanità o sui trasporti. La Calabria non merita di essere un esempio negativo per colpa di una politica regionale che vuole essere cieca e piegata a logiche di partito». (rp)

 

Senese (Fenealuil): Creare struttura speciale per monitorare in Calabria interventi del Pnrr

La segretaria generale di Fenealuil Calabria, Maria Elena Senese, ha ribadito la necessità di creare «una struttura speciale col compito di monitorare tutti gli interventi del Pnrr localizzati in Calabria, in supplenza dello Stato, per dare una mano a tutti i comuni che sono sprovvisti di tecnici esperti anche sul fronte della  progettazione e della partecipazione ai bandi».

Un appello lanciato dopo i dati allarmanti emersi dallo studio realizzato dall’Autorità nazionale anticorruzione e Openpolis che ha analizzato tutti i bandi finanziati dal Pnrr fino ad oggi.

«Tanti gli elementi di criticità – ha spiegato Senese – sui quali sarebbe quanto mai opportuno  un risolutivo intervento del Governo, e che vanno al di là dei gravi e noti ritardi sin qui accumulati nell’attuazione delle misure: scarsa trasparenza, troppi i soggetti attuatori, soprattutto nel Mezzogiorno, che non sono  in grado di attuare gli interventi per le gravi deficienze tecniche e strutturali. Il monitoraggio evidenza una situazione a dir poco disarmante».

«Rispetto alla linea concordata in Europa – ha aggiunto – ad oggi la percentuale di completamento delle riforme si assesta al 67,29% (oltre 11 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni del I trimestre 2023: 78,55%). Ancora più marcato e grave il ritardo relativo al completamento degli investimenti: 27,93% la percentuale ad oggi, a fronte del 43,76% prevista sempre per il I trimestre. Il fallimento del Pnrr segnerebbe il fallimento di importanti obiettivi di modernizzazione del Paese a partire dalle transizioni gemelle, ecologica e digitale per non parlare poi della riqualificazione della patrimonio scolastico!».

«Non avremmo dovuto chiedere più tempo – ha proseguito – ma più strumenti per riqualificare la manodopera e per politiche industriali in grado di aiutare le imprese.  La messa in sicurezza dell’edilizia scolastica rientra nelle missioni del Pnrr. Per la Calabria sono stati messi a disposizione oltre 90 milioni di euro, per la copertura finanziaria di circa 40 interventi, cui vanno ad aggiungersi le risorse aggiuntive messe a disposizione dal ministero dell’Istruzione per coprire 21 progetti».

«Questa dote – ha evidenziato – potrebbe risolvere diversi problemi e rendere le scuole calabresi, almeno quelle rientrati nei finanziamenti, più innovative, sicure, inclusive e sostenibili. Il condizionale, però, è d’obbligo. I comuni e gli altri enti territoriali potrebbero da subito avviare la definizione delle progettazioni e delle procedure di appalto dei lavori. Ma, il cosiddetto sistema dei bandi competitivi non garantisce ai comuni, soprattutto a quelli più piccoli, tanti dei quali sono in dissesto o predissesto, di poter partecipare con le stesse modalità di quelli più organizzati, finendo per allargare il divario già esistente fra il Nord e il Sud del Paese».

«Nella convinzione che la spesa si accelera se la stessa viene decentrata – ha detto ancora – noi crediamo che le amministrazioni locali debbano essere sostenute in questa partita così delicata. E questo sostegno non si ottiene accentrando tutto sui ministeri o lasciando allo sbando comuni che, per una strutturale carenza di organico, non sono capaci di gestire la mole di lavoro che i bandi presuppongono».

«Per noi – ha ricordato – rappresenta un errore enorme bypassare totalmente le Regioni nella spesa del Pnrr. Le amministrazioni regionali, grazie alla loro dotazione organica, hanno una capacità molto più elevata, rispetto a quelle delle amministrazioni comunali, per organizzare la spesa di questi fondi e riuscire a metterli a terra concretamente senza dispersioni o rallentamenti pericolosi. Ad oggi, invece, le Regioni non riescono neanche a monitorare i progetti in essere».

«Vorremmo solo ricordare che, con proprio decreto – ha aggiunto – per assicurare il rispetto dei tempi indicati dalle milestone europee del Pnrr, il Governo ha potenziato le misure di accelerazione per l’esecuzione di interventi di edilizia scolastica. Sindaci e presidenti di provincia e di Città metropolitana, ai quali già dal 2020 spettano, per l’edilizia scolastica, i poteri di Commissario straordinario,  potranno avvalersi di altre strutture pubbliche, centrali e locali, per ricevere supporto specialistico».

«In questo modo i tempi per i lavori di messa in sicurezza potranno essere ulteriormente accelerati – ha concluso Senese – nel rispetto della normativa nazionale ed europea e garantendo sostegno agli enti locali di minori dimensioni, sprovvisti di professionalità tecniche specifiche che possano seguire gli appalti. Ma il tempo scorre e all’orizzonte non ci è dato vedere nulla, salvo dati sconfortanti». (rcz)

Bevacqua (PD): I ritardi del Pnrr si accumulano, occorre fare presto

Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Mimmo Bevacqua, ha evidenziato come «nonostante le modifiche apportate dal governo Meloni alla governance del Pnrr con l’ultimo decreto, continuano ad accumularsi ritardi e inefficienze che rischiano di far evaporare le risorse e lasciare incompleti tantissimi progetti, soprattutto al Sud».

«In un’intervista rilasciata a La Repubblica – ha spiegato Bevacqua – il Commissario Romano ammette il mancato avvio delle opere e ha dichiarato di avere  scritto diverse lettere a enti e ministeri chiedendo semplicemente a che punto fossero le gare di appalto per le  infrastrutture  senza avere ricevuto mai alcuna risposta, maturando l’idea che tali fondi non saranno mai spesi. Eppure Campania e Calabria, insieme a tutte quelle delle regioni del Sud, sono state inserite nelle Zone economiche speciali (Zes) per accelerare le procedure burocratiche e agevolare nuovi insediamenti. Evidentemente, come spiegato da Romano, le Regioni meridionali restano poco attrattive per le imprese, anche perché in gran parte delle aree industriali sono semi abbandonate, con pochi servizi e senza collegamenti con porti e ferrovie».

«Anche il Commissario Gentiloni, del resto – ha proseguito – ha fatto sapere che prima ci si mette al tavolo per le modifiche al Pnrr meglio è, anche per evitare di perdere i fondi già previsti per la terza rata in scadenza a dicembre. Insomma una situazione che desta moltissime preoccupazioni specialmente in Regioni come la Calabria che agganciano al Pnrr la speranza di non soccombere e di avere una speranza di sviluppo e progresso. La stessa Corte dei Conti della Calabria nella relazione semestrale di qualche giorno fa mette in evidenza le criticità nell’attuazione del Pnrr e delle Zes in particolare, nonostante la corposa struttura commissariale».

«Come gruppo del Pd – ha detto ancora Bevacqua – chiediamo nuovamente al governatore Roberto Occhiuto di  rendere un’informativa sullo stato di attuazione dei progetti in Calabria in attesa che la stessa operazione la faccia il ministro Fitto in Parlamento. Non si può perdere altro tempo e, soprattutto, non possiamo correre il rischio di disperdere risorse».

«Vanno aiutati i Comuni nella progettazione – ha concluso – e si deve far fronte all’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia che hanno fatto lievitare i costi originari dei vari progetti. Davvero serve uno sforzo unitario, senza distinzione di colore politico, per fare il punto della situazione e accelerare procedure e messa a terra delle risorse». (rcz)

Anbi Calabria: I Consorzi di Bonifica hanno rispettato il cronoprogramma per Pnrr

Anbi Calabria ha reso noto che i Consorzi di Bonifica, in particolare quelli della Calabria, sono «promossi a pieni voti nel rispettare il cronoprogramma per i progetti del “Pnrr e Coerenti”, riguardanti investimenti in infrastrutture irrigue».

«Ciò risulta dall’esito del Tavolo partenariale nazionale di settore – ha spiegato l’Anbi – presieduto dal ministro Francesco Lollobrigida, che si è tenuto al ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, con le rappresentanze di regioni, province, comuni, organizzazioni agricole e sindacali, il 13 aprile u.s. in merito alle misure del Pnrr».

«Tutti i target e i milestones fissati dalla Commissione Europea per il Pnrr al 31 dicembre 2022 e l’interim step previsto al 31 marzo 2023, sottoposti al tavolo del partenariato, sono stati raggiunti dai Consorzi della Regione Calabria – ha detto ancora Anbi – che hanno conseguito questo  risultato con tutti i progetti ammessi a finanziamento.

«La Calabria risulta ai primi posti in Italia – si legge nella nota – avendo rispettato  le tempistiche e la loro attuazione poiché  le gare per le opere  finanziate stanno procedendo speditamente e gli enti di bonifica, attraverso le Sua provinciali, stanno procedendo alla chiusura delle procedure di selezione».

 Questo – ha detto ancora Anbi Calabria– è motivo di soddisfazione da ascriversi alle capacità delle strutture tecniche e amministrative consortili  e dei loro presidenti e commissari e, ci sia permesso, è anche la migliore risposta di chi non riconosce  in Calabria, a torto,  i singoli Consorzi come strutture  necessarie al  sistema produttivo  del comprensorio di appartenenza».

«I Consorzi Calabresi, amministrati dagli agricoltori – viene sottolineato – nonostante l’ attuale fragilità finanziaria indotta ( per come ben  rappresentato nel dossier depositato e pubblicato presso la VI commissione consiliare), stanno rispondendo alla sfida posta dal Pnrr ,meglio  che in  altre realtà regionali,   con capacità e autorevolezza in una visione coordinata e condivisa con le strutture regionali  sugli obiettivi da raggiungere».

«Nonostante le enormi difficoltà – ha concluso Anbi – i Consorzi Calabresi hanno avuto la capacità di  rappresentare una Calabria diversa dai soliti stereotipi, attenta  e professionalmente attrezzata  nell’ utilizzare e “mettere a terra”  le opportunità offerte». (rcz)

Pnrr, Minasi (Lega) risponde a Irto: Da maggioranza nessuna inadeguatezza

La senatrice della Lega, Tilde Minasi, ha risposto alle dichiarazioni del senatore del Pd, Nicola Irto, in merito al Decreto Pnrr, ribadendo che «dalla maggioranza nessuna inadeguatezza né confusione sul decreto, ma solo il perseguimento degli interessi del Paese».

Irto, infatti, «giudica la discussione delle ultime settimane “inadeguata” – ha spiegato Minasi – e contesta quanto il Governo sostiene, ovvero la necessità di riformulare i relativi progetti. Per l’esponente Pd, infatti, ci si dovrebbe concentrare “esclusivamente per realizzare gli interventi programmati”, da cui la presentazione, da parte sua, di un emendamento, che è stato bocciato, per chiedere la stabilizzazione di circa 2000 lavoratori precari in tutta Italia, come “primo strategico tassello per accelerare la messa a terra delle risorse».

«Ebbene – ha aggiunto – per quanto la stabilizzazione dei precari sia sempre un intervento auspicabile, se in tema di Pnrr stabilizzare il numero di lavoratori indicato da Irto bastasse per poter centrare gli obiettivi inseriti nel Piano al momento della sua stipula, saremmo stati davvero tutti degli sciocchi a perdere tempo, in Commissione e poi in Aula, per elaborare, attraverso un lavoro intenso e alacre, le misure che abbiamo fin qui introdotto, perché appunto avremmo avuto a portata di mano una soluzione semplicissima: la sua».

«L’onorevole Irto dimostra, innanzitutto – ha proseguito – di non ricordare che, come sottolineato anche dal Ministro Fitto due giorni fa in Senato, il Pnrr è stato elaborato prima della guerra in Ucraina, la quale ha comportato stravolgimenti notevoli che hanno necessariamente modificato le esigenze e le circostanze e reso evidentemente troppo ambiziosi tutta una serie di obiettivi, a questo punto da riprogrammare.

«E dimostra anche – ha detto ancora Minasi – di strumentalizzare la vicenda, anziché preoccuparsi davvero degli interessi del Paese, come d’altronde è consuetudine fare tra gli esponenti della sinistra».

«Voglio, infatti, ricordare al deputato che i fondi Pnrr che non verranno spesi torneranno indietro e li perderemo, con danno per noi tutti. Ecco perché il governo si è preoccupato innanzitutto di rendere realizzabili gli interventi, confrontandosi e discutendo il decreto con le Regioni, l’Anci, l’Upi, le autonomie locali e ottenendo il parere favorevole della Conferenza unificata, poi accogliendo emendamenti di ogni parte politica, senza pregiudizi ideologici, ma pensando solo al bene del Paese».

«E ha, quindi – ha detto ancora – introdotto modifiche che potessero accelerare e semplificare le procedure degli appalti, con riferimento per es. alle stazioni appaltanti, alle agevolazioni per gli enti locali sui contratti di sommistrazione lavoro, ad alcune misure per la stabilizzazione del personale, come quello delle unità di missione dei Ministeri, al piano della banda ultra larga, all’energia green e, soprattutto, ha collegato lo stesso Pnrr con la politica di coesione, adottando così una scelta strategica che ci consentirà senz’altro di usare finalmente appieno fondi preziosi, finora spesi soltanto per un bassissimo 34%».

Ma non è tutto, la Senatrice ha ricordato ancora di essere stata, lei stessa, prima firmataria di una serie di emendamenti che va proprio nella direzione di una velocizzazione degli interventi.

«Nessuna inadeguatezza, né confusione, dunque. Il provvedimento in discussione  – ha detto – non smantella nulla, ma semplicemente migliora il Piano e rende, appunto, concretamente raggiungibili gli obiettivi utili al rilancio dell’Italia».

L’unico confuso – afferma ancora Minasi – è, forse, proprio l’on. Irto.

«Dispiace, anzi –ha concluso – vedere come, di fronte a uno strumento così importante “per costruire il futuro del Paese” – come lui stesso dice – anziché tendere, insieme, verso questo obiettivo che ci accomuna tutti, si cerchino scuse e appigli inconsistenti per avanzare critiche del tutto infondate. Il mio invito è, piuttosto, di abbandonare, almeno in questo caso, gli interessi di parte, per concentrarsi sulla sostanza delle cose e lavorare insieme per ciò che è realmente meglio per l’Italia e gli italiani». (rp)

RISORSE A FONDO PERDUTO E PRESTITI
PERCHÉ VA ‘VALUTATA’ LA SPESA DEL PNRR

di PIETRO MASSIMO BUSETTASi è perso di vista l’obiettivo fondamentale del motivo per cui l’Unione Europea ha fatto debito comune per “regalare“ risorse al nostro Paese, oltre che aver permesso a noi Italia un debito da restituire a trent’anni a tassi assolutamente contenuti, che con questa inflazione, che certamente non durerà per molti anni, ma che ha già aiutato i conti pubblici italiani, diminuirà in termini reali enormemente. 

Il dibattito è aperto e le dichiarazioni di Riccardo Molinari sul Pnrr fanno fibrillare il Governo. Il capogruppo leghista alla Camera insiste: «Meglio non spendere i fondi piuttosto che impiegarli male». Gli fa eco Alessandro Cattaneo, vice coordinatore nazionale di Forza Italia, che dichiara «Soldi a debito vanno presi solo se servono, altrimenti si rinuncia». 

L’ira di Palazzo Chigi che non si fa attendere con la dichiarazione “messaggio sbagliato” è comprensibile. Alla fine del 2026 mancano  quattro anni. E se qualcosa non ha funzionato si è in tempo a rimediare. Nello spazio di un paio di settimane intanto le informazione propalare sono diverse. Prima la linea era quella  “è colpa dei Governi precedenti”, che certamente non è illogico. Alcune impostazioni sono state sbagliate come i bandi competitivi per dei servizi essenziali come gli asili nido. 

Poi si è passati più prudentemente a colpevolizzare l’Unione «è colpa di Bruxelles. Finalmente il Paese si sta rendendo conto come é complicato utilizzare le risorse mese a disposizione dall’Europa. Finora il problema é stato dei meridionali e  il mantra  «peggio per loro che sono incapaci», tanto le risorse per il Sud erano sostitutive di quelle ordinarie che il Paese non destinava, come si vede dalla differente spesa pro-capite tra le Regioni del Sud e del Nord. 

Infine la volontà di Meloni di chiudere le polemiche con una dichiarazione più rassicurante «nessuna preoccupazione, le ricostruzioni sono allarmistiche».  

In realtà Fitto dice: «entro il 2026 alcuni progetti non riusciamo a finirli, meglio parlarne subito che aspettare.Come si risolve il problema? Ci sono due vie. O si ricontratta in Europa il Pnrr, e quindi si destinano quei fondi ad altro, oppure se non si riesce piuttosto che spenderli male meglio non spenderli È un ragionamento assolutamente logico. Se la Meloni invece sostiene che riusciremo a spenderli e riusciremo a ricontrattare, il problema riguarda solo come procedere». Così conclude Riccardo Molinari. 

I giornaloni nazionali ospitano gli interventi più vari che sembrano ricompattare il partito unico del Nord. E si passa dal se non sono capaci li spendiamo noi, al meglio non indebitarsi ulteriormente. Tanto é chiaro che le risorse alle quali si rinuncerà sono quelle destinate al Sud. 

Allora una riconsiderazione del programma, quella che si sta contrattando con l’Europa dovrebbe partire dalla mission del Pnrr che mi pare si sia dimenticata. Mettendo a tacere le voci dissonanti di chi come Zaia e Sala si sono candidati a spendere per conto di chi «non è capace di spendere».  Privilegiando gli investimenti che riguardino le condizioni di base per attrarre investimenti dall’esterno dell’area. Cioè prima le precondizioni e poi quelle di vantaggio. In relazione alle prime puntare prevalentemente sulla infrastrutturazione sempre annunciata e mai compiuta. A partire dalle opere a terra del Ponte sullo Stretto che sono già completamente progettate per continuare con quella alta velocità ferroviaria e il completamente delle linee autostradali che innervano il territorio e che consentano di collegare finalmente il Sud. E poi il sistema portuale che consenta di sfruttare la posizione frontaliera verso Suez cosi privilegiata e mai utilizzata. 

E poi tutta la parte che riguarda la messa in sicurezza del territorio a cominciare dalle caserme e dalla logistica per le forze dell’ordine. Vi sono ancora realtà nelle quali le presenza dello Stato è carente, altro che stadi di Firenze e Venezia. Infine cercare di programmare per avere risorse adeguate per far permanere i vantaggi della localizzazione al Sud, come il cuneo fiscale e il credito d’imposta. E se tutto questo diventa incompatibile con le indicazioni europee liberare risorse da progetti già approvati con risorse diverse dal Pnrr per consentire questo gioco di sponda. Quindi nulla per i diritti di cittadinanza che vorrebbe finanziare Calderoli per attuare i Lep  e consentire l’approvazione della pericolosa autonomia differenziata né per spalmare le risorse destinate alla chiusura dei divari con il Nord nelle realtà sviluppate. Il Pnrr deve servire a far crescere il Paese anche se sembra che nemmeno Gentiloni sembra averlo chiaro. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

Il direttore generale di Confindustria a Cosenza per parlare di PNRR

Il Paese si trova ad affrontare sfide impegnative che richiedono scelte coraggiose, anche a livello territoriale. Le prospettive economiche a breve termine annunciano una crescita estremamente fragile (+0,4% Pil nel 2023 secondo le stime del nostro Centro studi) e impongono particolare attenzione sui consumi delle famiglie e sugli investimenti. In una fase così delicata occorre una strategia nazionale condivisa e al tempo stesso calibrata sulle specificità territoriali, che sfrutti gli spazi di crescita evitando il rischio di lacerazioni del tessuto economico-sociale”. Lo ha detto il direttore generale di Confindustria Francesca Mariotti, intervenendo a Cosenza, nella sede territoriale degli industriali durante il seminario ‘Politiche, strumenti e opportunità per lo sviluppo del territorio’.

“La Calabria, ma è un discorso che può estendersi a tutto il Mezzogiorno, rappresenta – ha aggiunto la Mariotti – un enorme capitale sottoutilizzato per l’Italia e l’Europa. Promuoverne lo sviluppo significa affrontare i nodi principali, talvolta storici: l’avvitamento demografico e la fuga dei giovani, il mercato del lavoro, il ritardo infrastrutturale, la generazione di adeguata capacità amministrativa per mettere a frutto le risorse, nazionali ed europee, che pur ci sono. Non esistono bacchette magiche, ma affrontare questi nodi con politiche di lungo periodo, che pongano l’impresa al centro dei piani di sviluppo, è una scelta che non può essere rinviata”.

Al centro del focus c’è stato l’andamento dell’economia territoriale nel contesto di quella italiana e internazionale, in uno con il confronto sulle possibili prospettive future. All’incontro, moderato dal direttore degli industriali Rosario Branda, sono intervenuti il sindaco di Cosenza Franz Caruso, il prefetto Vittoria Ciaramella, la presidente della Provincia Rosaria Succurro, la consigliera regionale Luciana De Francesco, i presidenti di Confindustria Cosenza Fortunato Amarelli, di Ance Calabria Giovan Battista Perciaccante, di Unindustria Calabria Aldo Ferrara che ha posto l’accento sull’agenda Calabria messa a punto con il Centro studi Confindustria sulle priorità utili a colmare i gap territoriali ed a sconfiggere nuove sacche di povertà. “Di certo i livelli essenziali di prestazione di cui si parla a proposito di autonomia differenziata e la relativa copertura finanziaria – ha detto Ferrara – saranno al centro del dibattito e saranno determinanti per la sopravvivenza di molte aree”.

“Il Pnrr – ha detto il presidente di Confindustria Cosenza Fortunato Amarelli – è fondamentale, ma dall’analisi delle attività fatte finora si evince che forse un sistema fatto con bandi competitivi, che mette in diretta concorrenza città del Sud e del Nord Italia, probabilmente non è quello più giusto se non vi è un accompagnamento adeguato per le città meridionali. Se pensiamo alla Calabria, dove 180 Comuni su 400 sono in dissesto, capiamo quanto possa essere difficile attuare quanto previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ci auguriamo che il Governo trovi nuove soluzioni e spero si faccia in fretta, altrimenti il divario tra Nord e Sud, che secondo Svimez è in aumento, non sarà recuperato”.

“Le amministrazioni periferiche non sono dotate di personale tecnico per avviare le pratiche con celerità e questo è un pericolo altissimo” – ha sottolineato il presidente di Ance Calabria Giovan Battista Perciaccante. “I soldi del Pnrr sono la nostra ultima possibilità per recuperare il gap. Infrastrutture, trasporti e turismo sono ambiti essenziali dove spendere bene i soldi, perché sbagliare ora significa sbagliare per sempre”. Le conclusioni del seminario sono state affidate al vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati Alfredo Antoniozzi. “L’Europa si è presa qualche tempo in più per valutare alcuni dei progetti presentati prima della nascita di questo Governo – ha sostenuto Antoniozzi parlando con i giornalisti – ma questo esecutivo sta lavorando per risolvere i problemi residui. La necessità, però, di rimettere a posto alcuni progetti credo sia doverosa. Non ci sono rischi legati alla spesa, c’è solo un Governo serio che sta lavorando per portare a compimento le opere che riguarderanno l’Italia e la Calabria”.

Secondo le previsioni di quasi tutte le maggiori istituzioni internazionali è solo nel 2024 che l’inflazione totale tornerà più vicina alla soglia del +2% annuo, valore cui aspirano le banche centrali. A confermarlo è anche uno documento del Centro studi Confindustria da cui si evince che per tutto il 2023 si faranno ancora i conti con un’inflazione alta sebbene in diminuzione. Secondo le stesse analisi previsionali, l’andamento del Pil italiano nel 2023 (+0,4%) appare in netto rallentamento rispetto alla media del 2022. Ma è più favorevole di quanto ipotizzato appena qualche mese fa, quando si prevedeva una variazione annua nulla dell’economia italiana. Nel 2024, invece, grazie al rientro dell’inflazione, alla politica monetaria meno restrittiva e alla schiarita nel contesto internazionale, si registrerà una dinamica migliore anche in Italia (+1,2% annuo). (rcs)

DISTRETTI TURISTICI E AGROALIMENTARI
SOSTENIBILITÀ E INNOVAZIONE COL PNRR

di GIOVANNI LENTINI E DOMENICO MAZZA – Con il Pnrr l’Italia ha programmato e pianificato, l’utilizzo di risorse imponenti e strategiche. Lo ha deciso pure per il Sud, anche se con meno risorse di quante avrebbe dovuto riservarne alle Comunità meridionali. Non solo perché il Pnrr prevedeva la distribuzione delle disponibilità in maniera da diminuire il divario infrastrutturale esistente tra i territori all’interno della stessa Nazione, ma, anche e soprattutto, perché il Mezzogiorno si conferma centrale per lo sviluppo dell’Italia e dell’Europa tutta.

A tal riguardo, i dati sono chiari: «Se il Sud avesse avuto negli ultimi 20 anni un tasso di crescita medio annuo di almeno 2 punti superiore, il Pil italiano sarebbe stato allineato a quello degli altri Paesi europei, invece che sistematicamente sotto». Questo per dire che una ripresa strutturale dell’economia italiana può avvenire solo se il Sud cresce di più e in maniera sostenibile. Per centrare l’obiettivo, però, occorre una comprensione articolata e flessibile dei contesti geo-politici. Perchè se l’Italia è un insieme di territori, simili ma non uguali, aggregati dalla forza unificante della lingua, il Sud è un mosaico composito e prezioso, unico e raro, di territori, di tradizioni e di storie.

Stabiliamo preliminarmente che il Meridione, contrariamente alla narrativa in voga nel nostro Paese, non è un deserto industriale. A sostenere quanto su riportato non siamo noi scriventi, ma i numeri. Le oltre 95mila imprese manifatturiere presenti nel Mezzogiorno farebbero del Sud (qualora fosse uno Stato autonomo dell’Ue) una delle Nazioni a maggior presenza industriale. Per essere più precisi: l’ottava. Risulterebbe, pertanto, più corretto — a nostro avviso — porsi il problema di cosa sarebbe necessario ad un rilancio sistemico dell’industria nell’estremità della Penisola.

E — come dicevano — un ragionamento del genere non può prescindere da un’analisi degli ambiti concorrenti a formare il Sud nel suo insieme. Quindi, partire dall’assunto che il Meridione potrebbe essere candidabile per ospitare filiere energetiche, logistiche, turistiche ed agroalimentari. Riteniamo, in funzione di quanto riferito, e non già per partigianeria, che l’area del golfo di Taranto sia quella più predisposta ad accogliere un vero e proprio ecosistema delle richiamate filiere.

Si pensi ai tre Distretti agroalimentari di qualità presenti nell’area: Sibaritide, Metapontino, Salento.

Si aggiunga la possibilità di creare, a fianco quello di Taranto, almeno altri tre Distretti turistici (partendo da quello “Sybaris e Kroton – destinazione Magna Graecia”).

Inoltre, mettendo a sistema gli Asset infrastrutturali posizionati nel contesto (porti ed aeroporti), l’area della baia jonica si inquadrerebbe nella duplice veste di georeferenziazione ottimale e terminal naturale agli interessi medio-orientali, africani e atlantici. Settorialmente, rispetto le soluzioni logistiche riguardanti la nuova centralità mediterranea. Quindi, come appendice agli interessi continentali.

Infine, i progetti per le nuove Comunità energetiche green (quella già esistente a Taranto e prevista tra Crotone e Corigliano-Rossano con il coinvolgimento di Enel, Eni ed A2a) inquadrano il contesto in una rinnovata visione territoriale. Vieppiù, amplificano la sua appetibilità nell’attrarre nuovi investimenti. Richiedendo e sollecitando, a questo proposito, anche un ruolo guida delle grandi imprese partecipate dallo Stato.

Una nuova valorizzazione delle filiere, ordunque, per promuovere la riscoperta e, non per ultimo, un restiling delle funzioni economiche caratterizzanti l’Arco Jonico.

In questo processo di ricucitura, chiaramente, devono entrare di diritto le questioni legate ai porti, ai retroporti, alle aree industriali dismesse e alle aree ZES che, quasi senza soluzione di continuità, costellano tutta la linea di costa che va da Crotone a Gallipoli, passando per Corigliano-Rossano, Pisticci e Taranto.

La vantaggiosa condizione descritta, rende il luogo in esame indicato alla genesi di un “processo territoriale ad incremento rapido”. Ovvero, ambiente naturale per cogliere più opportunità economiche (finanche accelerando i tempi di ottimizzazione delle priorità), legate con sussidiarietà, fra contesti d’ambito ad affini interessi. Trasformando, quindi, con investimenti mirati, settori e filiere largamente sottoutilizzate in, vero e proprio, valore aggiunto. Come, d’altronde, ci insegnano i principi macroeconomici. Le capitalizzazioni effettuate nelle aree arretrate, infatti, restano suscettibili di promuovere una crescita più elevata rispetto a quelle effettuate in zone più avanzate.

Sotto quest’aspetto, quindi, è conveniente che un’area come il golfo di Taranto decolli. Perché, a regime, disporrebbe di qualità tali da trainare il resto del sistema calabro-appulo-lucano ed in generale il Mezzogiorno.

Così facendo, si individuerebbero i settori da cui partire per immaginare processi di economie circolari finalizzati a permettere, anche al territorio più isolato e marginale dell’intero Mezzogiorno (l’Arco Jonico e, soprattutto, il suo anello debole: l’asse Sibari-Crotone), la possibilità di declinare nuove prospettive di sviluppo.

Sostenibilità, razionalizzazione, innovazione, management evolutivo devono essere i capisaldi a cui guardare con fiducia ed ottimismo, affinché si alzi forte il vento e la voce di un altro Sud. Ma, soprattutto, di un altro ambito jonico: quello che non subisce le scelte imposte dai centralismi. Al contrario, che indirizza, con intelligenza e cognizione di causa, un nuovo paradigma economico condiviso con le popolazioni locali. (gl e dm)

[Giovanni Lentini e Domenico Mazza sono del Comitato Magna Graecia]