di ENZO MUSOLINO – Il vero progetto del ministro Salvini sul “Ponte” è chiaro da tempo: non è un’opera ingegneristica ma un feticcio politico/ideologico piegato alle esigenze di visibilità sue e della Lega Nord.
Ciucci (Ad Stretto di Messina): Il progetto del Ponte è concreto e fattibile
«Il progetto del ponte ha la solidità dei migliori esperti italiani e internazionali che in ciascuna disciplina hanno contribuito a farne un’opera concreta e fattibile». È quanto ha ribadito Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina, rispondendo alle critiche mossa all’opera nell’ambito dell’iter approvativo del Dl Infrastrutture e sottolineando come «ripetere all’infinito affermazioni infondate, non le trasforma in verità».
«I ponti sospesi, che ricalcano il nostro progetto, il Messina style – ha proseguito – sono costruiti ovunque nel mondo in zone con potenzialità sismiche più forti di quelle dello Stretto di Messina. Opere che hanno coinvolto società ed esperti impegnati da tempo anche sul ponte di Messina. Non esistono problemi irrisolti, tantomeno fantomatici punti oscuri. È inverosimile continuare ad affermare che le navi non passino sotto il ponte, che ci siano faglie non note, che i cavi del sistema di sospensione non siano costruibili».
«Abbiamo presentato al riguardo, e più volte – ha detto ancora – dati tecnici e scientifici incontrovertibili, come anche abbiamo spiegato che il ponte sarà aperto al traffico 365 giorni all’anno 24 ore su 24 e che l’analisi costi benefici ha dimostrato che l’opera è in grado di contribuire in maniera molto importante al miglioramento del benessere collettivo, apportando significativi benefici netti alla collettività nazionale, migliorando sia gli espetti economici sia quelli ambientali. La disponibilità di un collegamento stabile consente di ampliare l’offerta di trasporti con evidenti ricadute in termini di libertà di movimento e contenimento costi».
Per quanto riguarda l’iter realizzativo, Ciucci fa chiarezza: «le risposte alle osservazioni del Mase, che non comportano modifiche al progetto e non riguardano la fattibilità tecnica, sono in corso di predisposizione e saranno trasmesse entro la scadenza del 12 settembre».
«Il Progetto definitivo aggiornato e il piano economico finanziario – ha ricordato – dovranno essere approvati per legge dal Cipess e solo successivamente sarà avviata la progettazione esecutiva che, come per ogni altra opera, ha lo scopo di affinare dettagli costruttivi e realizzativi, non di sancire o meno la fattibilità delle strutture».
«Tenuto conto che il ponte è un insieme di infrastrutture diverse (le opere anticipate, le opere di accompagnamento ambientale, 40 km di raccordi stradali e ferroviari, funzionali e utili fin da subito alla popolazione) – ha concluso – si potrà procedere con la progettazione esecutiva per fasi, in relazione a ciascuna tipologia di infrastruttura, per ottimizzare la costruzione e contenere tempi e costi. Il ponte, le torri e i blocchi di ancoraggio saranno ovviamente un unico progetto esecutivo». (rrm)
CONTRO FAKE NEWS SUL PONTE SI SVEGLIA
L’AD CIUCCI: BISOGNA FARE CHIAREZZA
di SANTO STRATI – Permetteteci di dirlo: era ora! Da tempo abbiamo stigmatizzato la scarsezza di informazioni e una strategia di comunicazione troppo blanda da parte della Società Stretto di Messina. Con il risultato di dare spazio ai quattro gatti di no-ponte favorire la crescita di bufale un tanto al chilo, a proposito del Ponte sullo Stretto, molto spesso per sole finalità partitiche.
La posizione di Calabria.Live sul progetto del Ponte è chiara sin dal primo giorno: siamo favorevoli all’opera e riteniamo che serva una corretta informazione (abbiamo dato e continuiamo a dare spazio al dissenso e a tutti coloro che sono contro – purché ci siano basi scientifiche) perché il Ponte – checché se ne pensi – è un’opera formidabile che darà un’ulteriore mano di smalto al genio italico e alla creatività e professionalità dei nostri progettisti, stimati e apprezzati in tutto il mondo. Non è un’opera per i calabresi e per i siciliani soltanto, ma è il giusto raggiungimento del sogno del corridoio Ten-T (Transport European Network) che vuole collegare Berlino con la Valletta (Malta).
Il problema è, purtroppo, di natura politica e la voglia di riacquistare spazio era una tentazione troppo forte per lasciarsela scappare: i no-tutto, assecondati – sempre per evidenti ragioni di partito – da Cinque Stelle e Sinistra estrema hanno saputo, grazie alla mancanza di reazione della SdM, conquistare un’attenzione insperata. Diamo massimo rispetto alle opinioni e alle prese di posizione – da qualunque parte vengano – ma abbiamo l’impressione che ci sono troppe parole al vento e valutazioni gratuite prive di qualsivoglia fondamento scientifico.
Qui non si tratta di progettare un passo carrabile (che qualsiasi geometra sarebbe in grado di schizzare in un baleno), qui stiamo parlando di un’opera colossale che alle spalle ha un rigoroso e certificato background di competenze scientifiche: lasciamo parlare i tecnici e smettiamola con le osservazioni che ogni giorno – campate sul nulla – ci vengono propinate: scenari apocalittici, l’acclarata impossibilità di realizzazione (ma chi l’ha detto?) la “sofferenza” di uccelli e pesci e altre amenità che, purtroppo, non fanno più nemmeno sorridere.
Quindi accogliamo con simpatia le dichiarazioni di Ciucci in risposta a una banalissima serie di osservazione del WWF che non hanno alcun riferimento scientifico e speriamo segni l’inizio di un nuovo modo di approcciare il territorio e la sua gente. Un’osservazione, vogliamo però farla: quando si è trattato degli espropri per il Ponte Morandi a Genova nessuna forza politica si è schierata accanto ai poveri esodati costretti a lasciare la propria casa; per il Ponte, invece, gli espropri (che, a quanto pare, sono abbastanza generosi) costituiscono motivo di lotta “politica” con toni quasi insurrezionali, a difesa di diritti che devono venir meno a fronte di esigenze di pubblica utilità.
E torniamo a ripetere: il Ponte è sicuramente una pubblica utilità e su una cosa concordiamo con la battagliera sindaca di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, non possiamo correre il rischio di vedere iniziare e lavori per perpetrare, poi, il dramma delle centinaia di opere incompiute a cui ci hanno abituato nel Meridione.
Le varie osservazioni richieste dal Comitato Tecnico guidato dal prof. Alberto Prestininzi (correttissime e dovute) sono diventate “Insuperabili impedimenti” e le quintalate di documenti prodotti dalle varie imprese coinvolte nel corso dei tanti tentativi falliti, non vengono prese in alcuna considerazione dai no-tutto ad ogni costo.
Se l’opera si può fare, lo deciderà il Cipess a ottobre: non è il Ponte di Salvini né di Salini o di chiunque altro: è il Ponte dell’Europa, teniamolo sempre a mente. (s)
Dal G7 di Villa San Giovanni la “Dichiarazione della Calabria”
di ANTONIETTA MARIA STRATI – Dal G7 di Villa San Giovanni è partita quella che il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha definito «dichiarazione della Calabria», un testo politico «in cui riassumere lo spirito e la sostanza del nostro lavoro e delineare la visione di un commercio internazionale sempre più aperto, libero e sicuro, paritario, motore di crescita, benessere e pace, l’impegno per favorire il commercio internazionale». È partita così la riunione dei ministri del G7 del Commercio, con Tajani che, nel suo discorso di apertura, ha ribadito come «le libertà di scambio, di commercio, di navigazione sono fondamentali per il commercio e la crescita globale».
«Vogliamo assicurare la parità di condizioni per le imprese sui mercati globali. È necessario assicurare un campo di gioco equo e regole condivise per permettere alle nostre imprese di competere alla pari in ogni mercato», ha detto il vicepremier, sottolineando come «ci impegneremo sul tema chiave della sostenibilità ambientale nel commercio. Temi che abbiamo portato alla Cop ad Abu Dhabi, e che porteremo alla prossima Cop a novembre in Azerbaigian».
E ancora: «vogliamo rendere ancora più solidi e sicuri i nostri sistemi economici, anche di fronte a shock come le guerre in Ucraina e Medio Oriente, e le tensioni nel Mar Rosso, affrontando insieme sfide globali come l’intelligenza artificiale. Le nostre discussioni confluiranno in una dichiarazione conclusiva forte, il sigillo di un G7 Commercio che è solo alla sua terza edizione, ma che crediamo debba essere una componente fondamentale di ogni Presidenza».
«Il commercio può diventare sempre di più uno strumento di dialogo globale» e proprio dal G7 «può partire un messaggio di pace e dialogo. Ci impegneremo sulla questione fondamentale della sostenibilità ambientale del commercio. Vogliamo rendere più sicuri i nostri sistemi economici».
«La Calabria è una terra piena di cultura, culla della Magna Graecia, e ricca di tesori. Ma è una Regione molto importante per gli asset logistici che riguardano gli scambi commerciali», ha detto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, nel suo messaggio di benvenuto prima dell’inizio dei lavori.
«Ha il primo porto in Italia per transhipment, il porto di Gioia Tauro – ha ricordato – uno dei più significativi hub in termini di traffico nel Mediterraneo: un’area che conta solo l’1% della superficie dei mari del mondo, che però rappresenta il 20% del traffico marittimo internazionale, il 30% del traffico petrolifero, e il 27% di servizi di linea container».
«Quindi un mare straordinariamente importante per il commercio internazionale – ha aggiunto – e il porto di Gioia Tauro gode di una posizione strategica rispetto ai principali corridoi delle rotte intercontinentali che attraversano il Mediterraneo lungo l’asse Suez-Gibilterra. Gioia Tauro è collegato con 60 porti di questo bacino e 120 porti nel mondo. Le rotte principali sono verso l’Europa, il Medio Oriente, l’Asia e l’Africa».
«Ma il Porto di Gioia Tauro – ha proseguito — è anche un’infrastruttura con caratteristiche uniche perché ha il porto-canale più grande d’Europa, con un grande retroporto di oltre 200 ettari che potrebbe accogliere insediamenti industriali e attività che volessero giovarsi della logistica presente».
«È un porto, inoltre – ha continuato – in costante crescita: si pensi che nel 2023 sono state movimentate merci per 45 milioni di tonnellate. Parliamo quindi di un asset logistico di primaria importanza per il Mediterraneo, importante per la Calabria, per l’Italia e le regioni che si affacciano su questo bacino».
E proprio al Porto di Gioia Tauro, quello che il ministro Tajani ha definito il «principale porto italiano e piattaforma logistica al centro del Mediterraneo», vi è stata una visita dei ministri del G7, che sono stati accolti dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli.
Lungo le banchine dello scalo portuale, il presidente Andrea Agostinelli, alla presenza, tra gli altri, di Tajani, del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, e dei massimi rappresentanti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e della Protezione Civile, si è soffermato sulle caratteristiche infrastrutturali dello scalo portuale, evidenziando la sempre maggiore crescita dei suoi traffici, che registrano un aumento del 13,7% nei primi sei mesi del 2024, nonostante le conseguenze della direttiva europea Ets, che penalizza gli stessi porti mediterranei destinati al ”transhipment”, ed alla nota crisi dei traffici marittimi dovuta alla situazione geopolitica del Mar Rosso.
A tale proposito ha evidenziato il ruolo dei due Terminalisti – Med Center Container Terminal e Automar spa – e dei rispettivi armatori MSC e Grimaldi Lines, che continuano a individuare lo scalo portuale di Gioia Tauro quale porto di riferimento.
Il presidente Andrea Agostinelli ha, quindi, concluso il suo intervento manifestando la sua piena soddisfazione per avere cooperato all’iniziativa umanitaria “Food for Gaza” attraverso la concessione dello scanner mobile del porto di Gioia Tauro.
Al G7, inoltre, è stato presentato il progetto del Ponte sullo Stretto, «un modo – ha sottolineato Tajani – per ribadire che incrementare il commercio è nel nostro interesse italiano e noi diplomatici siamo i primi ambasciatori della crescita italiana nel mondo».
Alla Riunione, infatti, c’è stato anche Pietro Ciucci, amministratore delegato della Società Stretto di Messina Spa, che ha sottolineato come «il Ponte sullo Stretto di Messina è un’alternativa per rafforzare il sistema dei trasporti in Calabria».
Il Ponte, come detto anche dallo stesso Tajani, «sarà una meraviglia di ingegneria che metterà questa regione al centro delle grandi rotte logistiche mondiali».
Il ministro Tajani, inoltre, ha aperto i lavori del Vertice B7 di Confindustria alla Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria. Un evento a margine del G7 del Commercio che ha visto la partecipazione di Emma Marcegaglia, presidente del B7 Italia.
«Stiamo lavorando come gruppo B7 e abbiamo già consegnato il 17 maggio al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, le raccomandazioni delle industrie G7. La dignità, i diritti umani, la sicurezza sono minacciati e i mercati aperti sono in pericolo», ha detto Marcegaglia, sottolineando come sia «urgente migliorare la nostra competitività e soprattutto ridurre con urgenza il divario competitivo».
«Reggio Calabria in questi giorni è capitale del commercio, dell’industria e, più in generale, dell’economia. Per noi si tratta di un fattore essenziale perché questa due giorni ci consente di mettere in vetrina non soltanto le bellezze del nostro territorio, ma le eccellenze dal punto di vista industriale, economico e commerciale. Quindi avere l’orgoglio di mostrare a tutto il mondo di quanto è capace il nostro territorio in termini imprenditoriali», ha detto il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, presente all’evento.
«Per i nostri imprenditori è un’occasione per aumentare gli scambi commerciali. Credo che certi momenti servano soprattutto a questo – ha aggiunto il primo cittadino – e che gli effetti si vedano a lungo termine, cioè quanto, successivamente al G7 e al B7, avremo modo di continuare a tenere alta l’attenzione sul nostro territorio e sulla nostra Regione».
«C’è una nuova stagione – ha concluso – anche sotto il profilo degli investimenti, una nuova cultura anche per i nostri imprenditori per relazionarsi a livello internazionale e non lasciarsi sfuggire opportunità importanti. Come in questo caso. Sono convinto che, sotto la guida del presidente Domenico Vecchio e di tutte le altre istituzioni presenti a partire dal ministro Tajani, Reggio Calabria non si farà sfuggire questa occasione». (ams)
Ponte, il Comune di Villa S. G. contro le falsità per colpire l’operato
La sindaca di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, assieme alla sua Giunta, risponde alle denigrazioni sull’operato dell’Amministrazione sul tema del Ponte sullo Stretto da parte del segretario del locale circolo del Pd sia il gruppo consiliare di Forza Italia sul tema del Ponte sullo Stretto.
«Sarà il tema ponte o forse la necessità di trovare alibi per coprire 12 anni di immobilismo amministrativo a fronte degli ultimi due (in cui, a piccoli passi e in dissesto, pochissimo per volta, la Città si sta mettendo sul giusto binario), ma negli ultimi tempi assistiamo al teatrino deprimente del vecchio modo di fare politica che mira, con ricostruzioni false, a colpire quest’amministrazione comunale», dice la nota, spiegando come «il primo vorrebbe ‘colpire’ l’amministrazione negando fatti ed evidenze che invece emergono chiari dalla stampa (locale e nazionale) che sul tema ponte segue con molta attenzione le azioni portate avanti dall’Amministrazione Caminiti, azioni coerenti sin dall’inizio e mai tradite nei documenti prodotti».
«Ed infatti – si legge – il tentativo del segretario Pd villese non sortisce alcun effetto destabilizzante, perché gli elettori e i simpatizzanti del PD quotidianamente si confrontano con quest’amministrazione ed hanno colto la posizione di ‘contrarietà istituzionale’ e la novità di metodo nel lavoro del sindaco e della squadra di governo della Città».
«Che dire dei consiglieri di Forza Italia? – prosegue la nota –. Nemmeno loro sanno quale delle regie esterne seguire! Durante i lavori dei consigli e delle commissioni hanno un atteggiamento ostruzionistico; a mezzo stampa lanciano accuse infondate e tentano di confondere le acque. Così è stato sull’accordo consiliare tra la maggioranza e la minoranza che ha portato il civico consesso a votare all’unanimità il documento dell’amministrazione Caminiti il 3 luglio scorso: sono servite 10 ore di lavori e un’interruzione lunghissima perché i consiglieri di minoranza decidessero di approvare il documento della maggioranza (che nei premesso ha fatto sintesi anche di alcune loro indicazioni) e non presentare il loro ‘documento politico’ da cui emergeva chiaramente che l’unico loro obiettivo è spingere sull’opera ponte senza avere altre idee di sviluppo della Città».
«Basta riguardare in streaming il consiglio del 3 luglio per farsi un’idea! – suggerisce il primo cittadino assieme alla Giunta –. I cittadini non abboccano più a fake news e mistificazioni della realtà che hanno come unico obiettivo quello di sconfiggere un nuovo modo di intendere l’amministrazione della cosa pubblica, lontana anni luce da accordi fatti nelle segrete stanze, scelte calate dall’alto o imposizioni frutto di accordi pre elettorali».
«Noi rivendichiamo la nostra diversità – viene ribadito –: le scelte le condividiamo dal basso, coinvolgendo i cittadini come fatto in questi mesi con assemblee pubbliche, consigli comunali aperti, partecipazioni a incontri-dibattiti-
«Questo metodo i cittadini hanno chiesto nel 2022 – conclude la nota – bocciando sonoramente quel vecchio modo di fare politica tanto caro alla minoranza. Noi continuiamo a lavorare a testa bassa per risollevare le sorti della nostra Città ridotta allo stremo sociale, economico, culturale da chi oggi pensa di fare lezioni di politica ed etica della politica: ricreare il senso di comunità è l’obiettivo principale della nostra missione e non saranno certamente strumentalizzazioni e falsità ad orologeria ad impedircelo, sempre per il bene di Villa San Giovanni». (rrc)
L’OPINIONE / Franz Caruso: Il nostro Paese cresce se si offre una reale possibilità di sviluppo al Sud
di FRANZ CARUSO – Arriva anche sulla grande stampa nazionale e sull’agenzia nazionale Ferpress la battaglia del Comitato politico scientifico per l’Alta velocità in Calabria. Insieme alla mia intervista sulla rivista MP Mobility magazine, il Corriere della Sera si chiede se arriverà mai l’AV in Calabria all’interno di un interessante approfondimento sul tema. Mi auguro che ciò, insieme ai tanti articoli delle nostre testate locali, possa far comprendere al Governatore Roberto Occhiuto e, soprattutto, al Governo Meloni che la nuova infrastruttura è indispensabile certamente per lo sviluppo della Calabria, ma anche per quello del Mezzogiorno e dell’Italia tutta.
Penso, infatti, per come ho sempre affermato, che complessivamente il nostro Paese cresce se si offre una reale possibilità di sviluppo al Sud. Un concetto che difficilmente questo centro destra, a trazione leghista, potrà comprendere attesa la scellerata legge sull’Autonomia Differenziata, ma per il quale le forze migliori in campo, da Nord a Sud, devono continuare a combattere senza se e senza ma.
Il nostro presidente di Regione, dopo aver dirottato quasi tutti i Fondi Coesione della Regione Calabria verso la realizzazione del ponte sullo Stretto, nel momento in cui sono cominciate a circolare le voci di un abbandono dell’itinerario interno si è limitato a dichiarare che Rfi adotterà la scelta migliore in ordine al tracciato, erigendo un ‘muro del silenzio’.
Il presidente Occhiuto, in sintesi, non opta, non indica, non offre una proposta di crescita, preferendo affidare al comitato tecnico di RFfi la scelta di un tracciato che avrà ricadute, in termini di sviluppo, sulle popolazioni e sui territori. Parlano, invece e meno male, in Sindaci del territorio perché la Calabria oggi teme lo scippo più grosso, cioè che si propagandi la realizzazione di un’opera di straordinaria importanza come il ponte sullo Stretto e che l’Alta Velocità si fermi in Campania, una beffa enorme per tutto il territorio calabrese ma anche per tutto il Mezzogiorno.
Il progetto faraonico del Ponte sullo Stretto, con cui ogni ministro vorrebbe lasciare traccia nella storia del Paese, non servirà a nulla senza la realizzazione dell’AV attraverso un percorso interno che metta a sistema le località principali del territorio per valorizzarne peculiarità e caratteristiche. (fc)
[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]
QUANTE FAKE NEWS SU MOBILITÀ E T.E.N.
COSA NON SI FA PER “DEMOLIRE” IL PONTE
di ERCOLE INCALZA – Per evitare di commettere errori interpretativi su cosa sia il Sistema Trans European Network (noto come Reti Ten – T); per evitare che si dimentichi come è nato e perché è nato un simile atto programmatico, per evitare che a livello mediatico si formulino notizie poco approfondite, mi riferisco soprattutto ad alcuni giornali volutamente disinformati, per evitare di sottovalutare il ruolo di tale strumento nella pianificazione della Unione Europea ed in quella dell’Italia, cerco, in modo sintetico, di ricordare la serie di eventi, la serie di passaggi che ha reso possibile dare vita ad una griglia infrastrutturale su cui poggia l’intero impianto comunitario.
Nel lontano 1985, durante i lavori del Piano Generale dei Trasporti italiano, i vari esperti che collaboravano alla redazione del Piano, tra cui il Premio Nobel all’economia Vassily Leontief, proposero all’allora Ministro dei Trasporti Claudio Signorile di sottoporre alla Commissione Europea la redazione di un “Master Plan dei Trasporti”.
In particolare il documento consegnato al Ministro conteneva le reti stradali e ferroviarie che consentivano una interazione funzionale tra i vari Stati della Unione Europea (allora solo 15) e, al tempo stesso, veniva riposta grande attenzione: alla sicurezza nei trasporti; alla difesa dell’ambiente; alla identificazione di un apposito fondo destinato al supporto delle attività legate alla realizzazione degli anelli mancanti in modo particolare ai valichi al rilancio della offerta portuale ed interportuale alla identificazione degli Hub portuali, interportuali ed aeroportuali dell’intero sistema comunitario
La proposta fu portata in Consiglio della Unione Europea nel 1986 e nel 1987 il Parlamento europeo prese visione ed approvò l’intero impianto programmatico.
Questo documento diventò, quindi la base, di quella proposta organica che il Commissario Christophersen nel 1994 propose al Consiglio della Unione Europea e che “prendendo come riferimento di base il Master Plan approvato dal Parlamento europeo” conteneva i primi Corridoi ed i primi Hub logistici. Il nostro Paese disponeva di due Corridoi e due Hub: asse ferroviario Verona – Monaco; asse ferroviario Trieste – Kief; Hub aeroportuale di Malpensa; Hub aeroportuale di Roma.
Per questi interventi era previsto anche un impegno di risorse comunitarie e si precisava nel documento che tali interventi erano solo i primi segmenti di ciò che in un prossimo futuro sarebbero diventati i Corridoi comunitari e, sempre nella proposta di Christophersen, si precisava che il collegamento tra Trieste con Kief era una prima anticipazione dell’allargamento della Unione Europea verso l’Est.
Dal 1994 fino al 2002 si rimase praticamente fermi nell’approfondimento delle possibili ipotesi programmatiche e progettuali. Nel 2002 la Unione Europea dette l’incarico al Commissario europeo Van Miert di redigere, con il coinvolgimento dei Paesi della Unione Europea, il Sistema delle Reti Trans European Network (Ten – T). Ogni Paese delegò un proprio rappresentante (il Governo italiano delegò la mia persona) e dopo due anni venne approvato il primo impianto delle Reti Ten – T.
Devo ricordare che la istruttoria finale avvenne anche durante il semestre di Presidenza italiana della Unione Europea e il referente chiave fu l’allora Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Pietro Lunardi. I lavori del gruppo, coordinato da Van Miert, furono supportati per quanto concerne la validità tecnica economica dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI). La Commissaria ai Trasporti della Unione Europea Loyola De Palacio fece approvare dal Parlamento la proposta. In quella proposta l’Italia disponeva di tre Corridoi:
Il Corridoio Lisbona – Lione – Torino – Milano – Trieste – Kief; Il Corridoio Rotterdam – Genova; Il Corridoio Berlino – Brennero – Verona – Bologna – Roma – Reggio Calabria – Ponte sullo Stretto – Palermo.
Ritengo opportuno precisare che nel Corridoio Berlino – Palermo il Ponte sullo Stretto era indicato come opera singola autonoma e quindi come segmento chiave in grado di superare “un anello mancante” nella continuità territoriale.
Nel 2009 si riaprirono i lavori relativi all’aggiornamento delle Reti Ten – T e nel 2013, grazie sempre al lavoro del nostro Paese all’interno di una Unione ormai a 28 Stati, si ottenne un altro grande risultato: su nove Corridoi, che caratterizzavano l’intero impianto, quattro interessavano direttamente il nostro Paese: Il Corridoio Lisbona – Lione – Torino – Milano – Trieste – Kief; Il Corridoio Rotterdam – Genova; Il Corridoio Baltico – Adriatico; Il Corridoio Berlino – Brennero – Verona – Bologna – Roma – Reggio Calabria – Ponte sullo Stretto – Palermo.
Ricordo che, anche con la decisione del Governo Monti di sospendere la realizzazione del Ponte, la Unione Europea aveva mantenuto inalterata la validità dell’opera legata al Ponte sullo Stretto
Ho fatto questa lunga precisazione storica per due distinti motivi: dimostrare il ruolo chiave svolto sin dall’inizio (cioè già da quaranta anni fa) nella definizione e nella concreta attuazione del Sistema Trans European Network (TEN – T), evidenziando anche il ruolo svolto dalla BEI nella istruttoria delle varie proposte evitare che a livello mediatico si dica: “Finora il Ponte sullo Stretto non figurava nella lista delle opere previste nelle Reti Ten – T e per questo al massimo l’Italia poteva chiedere di accedere solo a un co – finanziamento fino al 50% degli studi di preparazione e di aggiornamento del progetto e per la sola parte ferroviaria.
Nei giorni scorsi il Ministro Matteo Salvini ha presentato la richiesta di inserimento dell’opera nell’ambito della Connecting Europe Facility (Cef) che è il cuore delle Reti Ten – T con uno stanziamento di 26 miliardi di euro e quindi se passasse tale proposta le Reti Ten – T potrebbero assicurare una quota anche alla realizzazione dell’opera” La volontà della Unione Europea sulla realizzazione del Ponte non è legata in nessun modo a nuovi esami e a nuove verifiche. Ed è davvero scorretto raccontare, sempre a livello mediatico che: “Il ponte ritornerà così nella Rete Ten – T dalla quale era stato escluso come “priorità” nell’autunno del 2011 dal Governo Monti”. Preciso la decisione di “non priorità” era stata presa dal Governo Monti e non dalla Unione Europea.
Mi spiace questa interpretazione gratuita del mondo dell’informazione e mi spiace ancor di più che due europarlamentari europei del Movimento 5 Stelle dichiarino: “Il rischio è che l’Unione Europea finanzi progetti al buio solo per compiacere la propaganda di Governo. Finanziare il Ponte sullo Stretto distrarrà fondi da altre infrastrutture necessarie al Paese”.
Cioè mi spiace che degli europarlamentari italiani parlino di “progetti al buio” riferiti ad un’opera che dispone invece di approfondimenti progettuali ed economici effettuati da esperti e da società di ingegneria al massimo livello. (ei)
Busia (Anac): Occorre fissare un termine per progetto definitivo del ponte
Fissare un termine per il progetto esecutivo del Ponte sullo Stretto. È quanto ha detto Giuseppe Busia, presidente dell’Anac, in audizione in Commissione Ambiente e riportato dall’Ansa, sottolineando come «si è capito che il termine per l’approvazione del progetto esecutivo è naturalmente irrealistico e va procrastinato».
«Però – ha aggiunto – nel decreto viene totalmente cancellato e sarebbe opportuno fissare un termine: averlo è essenziale per valutare lo svolgimento dell’opera».
Busia ha sottolineato che «proprio un’opera come il ponte sullo Stretto deve avere un progetto esecutivo unitariamente considerato, altrimenti si rischierebbe di approvare singole fasi del progetto senza essere certi che queste fasi vadano a collegarsi l’una con l’altra. Bisogna avere una visione unitaria».
Per la sindaca di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, «c’è l’assoluta incertezza temporale sulla fase costruttiva» e la “paura” dei territori è che i cantieri finiscano «per rimanere lì come ecomostri e incompiute».
Secondo la sindaca, nella parte del provvedimento in cui si aggiorna la procedura di approvazione definitiva dell’opera si fa «un’ingiustificata forzatura procedurale».
«L’opera ponte – ha aggiunto – non può essere immaginata come una sommatoria di tanti lotti» e il «paradosso» è che anche la fase degli espropri o della realizzazione del blocco ancoraggio del ponte possano essere considerati «come una fase costruttiva».
«Cosa succede se a questa fase costruttiva non seguirà altro?», si è chiesta la sindaca, secondo cui «il danno sarebbe inimmaginabile» se il «progetto definitivo non sarà trasformato in progetto esecutivo, ma in tanti progetti esecutivi quanti sono i lotti».
«Ci troviamo catapultati indietro di più di 10 anni o forse 20», ha concluso Caminiti, sollecitando alla Commissione e all’intero parlamento «interlocuzioni dirette con le amministrazioni locali».
Michele Azzola, coordinatore dell’area politiche industriali della Cgil nazionale, ha ribadito la necessità di «accendere un faro» sul Ponte sullo Stretto, «perché rischiamo di costruire una cattedrale nel deserto».
Per il sindacalista, infatti, il provvedimento introduce «una procedura assai anomala, che scardina il meccanismo che prevedeva la presentazione del progetto esecutivo entro il 31 luglio», introducendo progetti esecutivi «anche per fasi costruttive successive» e «questo non ha senso per un’opera unica».
«Andando per avanzamenti successivi – ha proseguito – abbiamo un sistema dei costi che salta completamente. La strada che si è introdotta è dunque altamente pericolosa sia per il tema delle finanze che per la realizzazione complessiva dell’opera».
Anche per Irene Pata della Uil il rischio è «che i prezzi possano lievitare nel tempo rispetto a quelli prefissati». È, quindi, «indispensabile», ha detto intervenendo anche lei in audizione, «una supervisione costante per evitare esplosioni incontrollate del costo dell’opera».
Per l’amministratore unico della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, non solo «non ci sono dubbi sulla certezza delle fasi costruttive del ponte sullo Stretto, né indeterminatezza sui costi» ma, soprattutto, «non c’è rischio di incompiuta, il progetto è assolutamente fattibile ed è stato aggiornato nelle modalità previste per legge». (rrm)
L’OPINIONE / Alberto Porcelli: Col Ponte Reggio non sarà lasciata “al buio”
di ALBERTO PORCELLI – Caro Franco, ho letto con molta attenzione le tue riflessioni e viste nell’ottica di un tecnico di pregio quale tu sei, potrebbero avere un senso.
Viste invece da un umile economista quale mi ritengo, credo che i contrari al ponte non si sono fermati un attimo per rendersi conto dell’enorme vantaggio che ne deriverebbe canterizzando un opera che verranno anche dall’Alaska e dalla Mongolia per vederlo.
Qualche mese addietro mi sono dovuto prodigato per fare traghettare circa 40 autotreni che trasportavano la prima talpa che serve per fare i tunnel nella linea ferroviaria ME/CT/PA.
Dopo qualche giorno un’altra grande nave dalla cina ha scaricato la seconda talpa. Hanno lavorato decine e decine di marittimi per questo lavoro oltre i camionisti e gli autotreni. I contrari al ponte si sono mai domandati come si farà a lavare migliaia di lenzuoli per operai addetti. Chi guadagnerà ? Chi fornirà migliaia di tute, scarpe, cappelli, visiere Migliaia di pasti giornalieri. Centinaia di operatori tecnici e non che si serviranno dei locali, ristoranti, bar, pizzerie ecc. ecc. Notai , ingegneri, architetti, avvocati, geologi, commercialisti, agronomi ecc. ecc. tutti avranno un ruolo.
Per non parlare della sanità privata.Bene, Franco io ho il massimo rispetto per coloro che sono contrari purché ambientalisti, verdi, Italia nostra ecc., ma molto meno per quelli che trovano giustificazioni insensate che il ponte non regge, che il vento potrebbe farlo cadere, che la fauna marina avrà conseguenze. Lasciamo fare agli esperti.
Ho visto video di lavori di gallerie, dighe, ponti, strade realizzate da Weibuild che per l’uomo della strada erano impensabili da realizzare. Opere veramente stratosferiche. Noi dovremmo batterci affinché l’opera, che sarà visionata da migliaia di esperti del mondo che verranno a vedere anche se la pittura regge a 75 metri, deve essere realizzata e non lasciarci la solita cattedrale nel deserto.
Caro Franco se il treno deve salire una rampa di x metri sono certo è convinto che sapranno come fare.
Non si può fare la fine della GA/GA di Gambarie che avendo detto qualcuno che era troppo alto il salto tra Podargoni e Gambarie, questa è stata realizzata fino a Podargoni. Mi chiedo ma non poteva essere fatta una curva per annullare “questo salto” ? L’alta velocità non arriverebbe mai a Villa perché le Ferrovie non spenderebbero 20/25 miliardi per accontentare solo 1.800.000 di calabresi cosa che invece assommati a 5.000.000 di siciliani il discorso cambia. Prova ne sia che sono a buon punto per là ME/CT/PA.
Le infrastrutture saranno fatte solo perché dovrebbe essere realizzato il ponte. Metropolitana leggera che da Messina, con le fermate già programmate, ME, Annunziata, Papardo, Villa, Reggio e Aeroporto non lasceranno “al buio Reggio”.
Sarà compito nostro programmare eventi internazionali che possano attirare turisti che andranno a vedere il ponte anche con i traghetti come fanno in California ed a NewYork. Non facciamo gli stessi errori che abbiamo fatto da 80 anni ad oggi.
Questa è una opera del territorio ed il territorio deve avere un ruolo.
Con affetto.
Ps) perché non si pensa di chiedere le opere compensative, vedi il villaggio come quello olimpico per i lavoratori, che poi resta al territorio per essere usato dopo. Perché i tre comuni Campo/Villa e Reggio non si mettono d’accordo e chiedono la costruzione della strada a monte che congiunga la 106 per non intasare la città? (ap)
I TANTI DUBBI SUL PONTE, TRA SI E NO E IL
RISCHIO CHE REGGIO SIA ISOLATA DALL’AV
di FRANCESCO COSTANTINO – Al dibattito tenutosi nell’aula del Consiglio comunale di Reggio Calabria alla presenza di un vasto pubblico hanno partecipato i sindaci dei Comuni di Reggio, Villa San Giovanni e Campo Calabro e pochi consiglieri di opposizione, uno dei quali ha illustrato una propria mozione, un altro è intervenuto argomentando la propria posizione sul tema e un’altra non ha espresso alcuna posizione.
Le rappresentanze politiche di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia erano assenti. Molti invece gli interventi delle varie associazioni presenti.
A conclusione del dibattito ha prevalso nettamente la posizione dei contrari e/o dubbiosi rispetto ai favorevoli al Ponte.
Provo a dire la mia con alcune riflessioni.
Prima riflessione.
Penso che se sul tema Ponte si o no venisse indetta una consultazione referendaria con coinvolgimento dei cittadini di Reggio Calabria, Messina, Villa San Giovanni e Campo Calabro il risultato, verosimilmente, non sarebbe lontano, per ragioni variamente motivate, da una suddivisione a metà tra i favorevoli e i contrari.
Si tende invece a far passare l’idea che i contrari lo siano per motivi considerati astrattamente ed esclusivamente“ideologici” e che i favorevoli appartengano alla categoria di quelli più aperti e confidenti nei confronti del progresso scientifico e dello sviluppo.
Inutile dire che non può valere né la prima né la seconda catalogazione e per questo, molto laicamente, vado al punto.
Provate voi ad immaginare che l’ipotetico referendum venisse indetto su un altro tema riguardante la posizione dei cittadini degli stessi territori sulla volontà o meno di avviare, con adeguati strumenti amministrativi e finanziari, la costruzione dell’Area integrata dello Stretto.
Non credo che ci possano essere dubbi sul risultato di questa ipotetica consultazione che registrerebbe – è ragionevole pensarlo – un’amplissima maggioranza dei favorevoli.
E se questo è vero diventa lecito porsi la domanda se il “Ponte”, in fase di progettazione accelerata, che nella configurazione nota prevede il collegamento tra il territorio di Campo Calabro e l’area collinare di Messina, favorisca l’integrazione territoriale dei Comuni interessati o vada in direzione ostinata e contraria.
Seconda riflessione.
Sarebbe pure lecito domandarsi come potrebbe mai avvenire che una linea ad Alta velocità che imboccasse il “Ponte” a Campo Calabro potesse ridiscendere in pochi chilometri alla quota dell’attuale stazione di Reggio Calabria e, se ciò non si ritenesse possibile, domandarsi se il progetto del Ponte preveda o no la costruzione di una nuova stazione ferroviaria a monte di quella attuale collegata al “Ponte” stesso e da connettere con la ferrovia esistente sul versante ionico.
Perché se a ciò non si fosse pensato, come in effetti nessuno ci ha pensato, vorrebbe dire che la città di Reggio Calabria è stata esclusa definitivamente, senza nessuna consultazione dei territori, dal progetto dell’alta velocità, continuando a rimanere sostanzialmente e drammaticamente sconnessa il territorio del versante ionico calabrese con accentuazione della sconnessione con il territorio del versante tirrenico
Terza riflessione.
Qualcuno, ad oggi, conosce la sezione della linea ferroviaria esistente, o di quella futura ad alta velocità se dovesse essere diversa, sulla quale verrà innestata la linea ferroviaria che risalga dalla quota attuale alla quota d’imbocco del Ponte sul versante calabrese?
È stata già progettata o ancora no la galleria di non meno di 25-30 km di lunghezza che si renderebbe necessaria per realizzare questo collegamento?
Quarta riflessione.
Val la pena o no riflettere sulla circostanza, passata in second’ordine, che l’analisi costi-benefici che giustificherebbe la costruzione del “Ponte” preveda l’annullamento totale dei servizi di traghettamento di passeggeri e merci, che gli studi trasportistici non siano stati aggiornati e siano ancora gli stessi del 2011 e che, infine, non siano state considerate, come la legge prevede, alternative di progetto?
Conclusioni.
Non ho alcuna pregiudiziale ideologica ma penso che i ponti più utili siano quelli che nascono da un’idea ragionata, progettata e condivisa di sviluppo territoriale e non quelli che dividono i sentimenti delle persone che i territori hanno il diritto di vivere, così come, comunque la si pensi, è accaduto negli ultimi 50 anni in ragione di un “Ponte” calato dall’alto.
E tutto questo al netto delle questioni procedurali adottate per il riaffidamento all’esecutore contrattuale e delle questioni che riguarderebbero la possibilità, mai sperimentata nella storia, di realizzare un ponte come quello in discussione di cui non esiste, ad oggi, dopo tantissimi anni di studi e tantissimi investimenti, un progetto esecutivo reso noto.
Progetto che si ritiene che possa essere pronto in brevissimo tempo. Galileo su quest’ultimo punto avrebbe molto da dire.
Io non ho titoli per dare giudizi, ma dubbi si e molto forti, e non amo il gioco d’azzardo. (fc)







