L’OPINIONE / Giusy Caminiti: Villa alla manifestazione “No Ponte” per ascolto e confronto

di GIUSY CAMINITI – I riflettori sono tutti puntati sulla manifestazione “No ponte” che si svolgerà sabato in città: una manifestazione che ci aspettavamo dopo i ripetuti incontri cui abbiamo sempre partecipato perché sempre siamo stati invitati della rete. Nel corso degli ultimi 18 mesi ci siamo confrontati in un dialogo che ha sempre rispettato le diverse posizioni assunte, facendo sempre tesoro delle reciproche informazioni con la condivisione dell’obiettivo di una democrazia davvero partecipata.

L’amministrazione comunale, in coerenza con tutto quanto fin qui fatto, parteciperà alla manifestazione ritenendo che la consapevolezza sia un’arma di tutela della comunità e del suo territorio. Sin dall’inizio (era dicembre 2023), abbiamo assunto la decisione che di ponte si parlasse in città anche nelle sedi istituzionali: la nostra aula consiliare è stata aperta ai dibattiti con i promotori del sì e con i promotori del no; tutte le manifestazioni che hanno avuto ad oggetto l’opera ponte in cui quest’amministrazione è stata invitata a partecipare ci hanno visto presenti e sempre coerenti nell’esprimere l’unica posizione che riteniamo sia corretta per la nostra città.
Una posizione che ci ha visto firmare, insieme al sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà e al sindaco peloritano Federico Basile, la richiesta di sospensione della conferenza istruttoria al ministero delle Infrastrutture dei Trasporti: una sospensione che si fonda su un presupposto giuridico che riteniamo abbia reso maturi i tempi per la sua presentazione. Infatti, a seguito della richiesta di proroga da parte della società Stretto di Messina di 120 giorni per la presentazione delle integrazioni richieste dalla commissione di Via (valutazione di impatto ambientale) del ministero dell’Ambiente, si sospende di diritto quella conferenza dei servizi le cui risultanze, però, non sono e non saranno per nulla irrilevanti per il progetto aggiornato del ponte sullo Stretto.
Abbiamo detto più e più volte che la credibilità dell’azione politica si fonda sull’utilizzo di un nuovo paradigma, un metodo scientifico serio ed appropriato all’impatto che l’opera avrà sui territori, specialmente sulle città di villa San Giovanni e di Messina. Abbiamo atteso di vedere le carte dell’aggiornamento progettuale e già il 12 aprile scorso abbiamo costruito e condiviso con la comunità, in un consiglio comunale aperto, quelle che sarebbero state le nostre osservazioni al ministero dell’ambiente in merito alla valutazione di impatto ambientale. In quel consiglio comunale aperto ci siamo confrontati con la città, con le istituzioni presenti, con le diverse associazioni e con il comitato no ponte e da tutti abbiamo tratto spunti. Come detto in quell’occasione ci confronteremo con i nostri cittadini espropriandi, sempre in consiglio comunale aperto, prima della presentazione delle osservazioni al piano particellare degli espropri il cui termine scadrà il prossimo 2 giugno.
La sospensione della conferenza dei servizi al Mit oltre che essere giuridicamente fondata (il Mit, infatti, non potrà esitare il progetto del ponte senza aver prima acquisito il parere della commissione Via Vas ) è anche una decisione di buon senso: la politica non deve correre ma riflettere in un momento in cui sono i tecnici a dover dare risposte che, tra l’altro, servono non soltanto ad una commissione ministeriale per esprimere il parere dovuto per legge, ma soprattutto ad un’intera comunità per potersi determinare consapevolmente e responsabilmente sulle decisioni future.
La via della partecipazione democratica è, indubbiamente, la più difficile ma è anche l’unica che potrà rendere tutta la città conscia del proprio futuro.
A noi amministratori il compito di difendere il territorio, tutelare i diritti dei villesi, rappresentare nelle sedi istituzionali le diverse voci.
Per ascoltare, per confrontarci, per esprimere il nostro punto di vista, parteciperemo sabato anche noi.
Confidiamo di avere nei prossimi giorni una risposta dal ministero dell’Infrastrutture e dei Trasporti che accolga la richiesta venuta dai tre sindaci: la richiesta, appunto, di una sospensione fino al 12 settembre o fino a data successiva (qualora si proroghi l’integrazione da parte della Stretto Di Messina), al fine di acquisire tutti gli elementi di valutazione e di ripristinare anche temporalmente il lavoro delle commissioni dei due ministeri. (rrc)

Filcams Cgil Calabria domani a Villa per dire no al Ponte e alle speculazioni sulla Calabria

Ci sarà anche la Filcams Cgil Calabria a ribadire il suo no e alle speculazioni sulla Calabria, alla manifestazione “No Ponte” in programma domani a Villa San Giovanni.

«Abbiamo bisogno di servizi, di Stato sociale, di Sanità, di lavoro e di sviluppo senza devastare, stravolgere, occupare con le industrie del Nord e dell’acciaio la nostra terra», hanno detto Giuseppe Valentino, segretario generale di Filcams Cgil Calabria, e Valerio Romano, segretario generale Filcams Cgil Area Metropolitana di RC, aggiungendo di come «abbiamo bisogno di valorizzare il turismo del mare e della montagna e non di opere faraoniche che non servono a nulla se non a placare gli appetiti della finanza buona e… cattiva».

«Siamo indignati – hanno proseguito – dall’atteggiamento del Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che in nome dei propri tornaconti politici ha svenduto la Calabria al Governo approvando ed accettando questa opera inutile come prioritaria e abbandonando la vertenza Calabria che aveva costruito con la partecipazione delle organizzazioni sindacali e che prevedeva investimenti su infrastrutture utili e già finanziate (che a causa del Ponte non si faranno)».

«Continueremo a lottare – hanno detto ancora – per difendere la nostra terra, il lavoro e la legalità a fianco delle tante associazioni, dei tanti cittadini già abusati, a fianco di chi sarà cacciato dalla propria casa senza la possibilità di potersi esprimere e di potersi tutelare e difendere. Esprimiamo il nostro dissenso non contro un “pezzo di ferro” ma contro l’idea che la Calabria possa essere luogo di abusi politici di logiche da mercato, dove si possono scaricare  tutte le voglie ed i capricci di chi è al Governo per garantirsi il consenso elettorale al Nord».

«Parlano di autonomia differenziata (contro la quale continuiamo a lottare) e poi ci calano dall’alto quello che gli pare! – hanno concluso –. La Filcams Cgil Calabria non ci sta e si ritroverà con le lavoratrici ed i lavoratori che ogni giorno con il loro sudore e sacrificio difendono la nostra Terra e la valorizzano, a Villa San Giovanni sabato 18 maggio, per dire no al Ponte sullo Stretto». (rcz)

PONTE, QUELLE CONTINUE FAKE NEWS DI
QUANTI VOGLIONO FRENARE IL MERIDIONE

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – Volano gli stracci. È bastata una dichiarazione dell’amministratore delegato della società Stretto di Messina che, nel corso di un suo  intervento a Rai Radio 1, ha affermato che non sarà possibile rispettare la scadenza prevista dal decreto, convertito in legge nel maggio 2023, che prevedeva la conclusione dell’iter della progettazione esecutiva entro il 30 luglio per scatenare una canea di commenti.

Il Fatto Quotidiano, certamente capofila tra gli oppositori all’opera, ha titolato “Ponte, disfatta di Ciucci & Salvini: “Se ne riparla a fine anno” (forse).

Mentre il pensiero che aveva espresso il presidente di Libera, che il ponte invece di unire due coste avrebbe unito due cosche, viene quantificato da Leoluca Orlando, più volte primo cittadino di Palermo che dichiara: «Il Ponte è un’opera di 14 miliardi che non si farà, perché le stesse commissioni tecniche nominate dal ministero hanno sollevato più di 200 osservazioni».

E ancora, sempre Orlando: «A cosa serve allora spendere così tante risorse? Forse per prevedere due o tre miliardi per qualche progettista amico, per qualche tangente nascosta?».

Una bella tangente addirittura da due, tre miliardi. Altro che Mose di Venezia che, ideato negli anni ’80, cominciato nel duemila, ha sofferto di un sistema di tangenti scoperto tra il 2013 e il 2014.

Secondo gli inquirenti attorno al Mose sarebbero state emesse 33 milioni di euro di fatture false: almeno la metà – 16/17 milioni – sarebbero servite a pagare tangenti. Altre stime, invece, portano a ipotizzare quasi cento milioni di euro di mazzette. Una bazzecola rispetto all’uno, due miliardi di cui parla Orlando.

Siamo a numeri in libertà ovviamente, Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e portavoce di Europa Verde, non perde l’occasione e va a ruota libera.

La domanda che si pone riguarda il fatto che  un ponte che non può essere utilizzato per il trasporto non servirebbe a nulla.

Ed avrebbe ragione se non fossero parole in libertà assoluta, senza alcun fondamento reale. E poi che le grandi navi crociere non passerebbero sotto. E qui una polemica basata sul sesso degli angeli perché poi le informazioni corrette vanno in tutt’altra direzione.

Grazie alle sue ciminiere retrattili, la più grande nave da crociera del mondo, la Allure of the seas, è passata sotto al ponte Storaebelt, in Danimarca, proseguendo la sua rotta in uscita dal mar Baltico.

La nave, 225.282 tonnellate di stazza e 16 ponti, della compagnia statunitense Royal Caribbean, che è in grado di ospitare 5.400 passeggeri in 2.700 cabine aveva lasciato giovedì il cantiere Stx di Turku, in Finlandia, ed è diretta a Fort Lauderdale, in Florida, dove sarà inaugurata a fine novembre.

Il limite internazionale stabilito dall’Imo per il franco sul mare è di 65 mt; le grandi navi da crociera passano tranquillamente sotto i ponti sul Bosforo o tra Svezia e Danimarca, semplicemente abbassando le ciminiere retrattili. Inoltre possono anche alzare temporaneamente la linea di galleggiamento. Quindi anche in tal caso nulla di serio.

In realtà la società Stretto di Messina ha adottato un profilo di understatement e non replica quasi mai. Anche se tutte le informazioni corrette sono sul sito.

Non se l’è tenuta solo con Mario Tozzi e  replica alle critiche del geologo, che aveva parlato di pressappochismo sconcertante sul Ponte, con una dichiarazione piccata e pesantissima. Per rispondere alle «superficiali affermazioni di Tozzi – scrive l’ufficio stampa della società – è sufficiente andare sul sito della Stretto di Messina e scorrere le risposte alle domande frequenti di natura tecnica (passaggio treni, aspetti sismici, vento, allontanamento coste e molto altro).

In ogni caso non c’è nulla di “vecchio”, il progetto definitivo del Ponte rappresenta i massimi standard di ingegneria. Già negli anni passati — afferma la società — avevamo capito che a Tozzi l’opera non piace, ma un ponte aperto a treni e auto 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno è la migliore risposta alla domanda di un più efficiente e moderno sistema di collegamento tra la Sicilia, la Calabria e il resto del Continente. Resta però lo stupore con cui si continuano a fare citazioni prive di fondamento, come i dubbi sull’acciaio del Ponte, mai sentiti».

Insomma da qui alla chiusura della campagna elettorale del 9 giugno il ponte sarà un protagonista assoluto.

Intanto Pietro Ciucci manifesta sicurezza malgrado il fuoco di fila a cui è sottoposto: «Non cambia assolutamente nulla nell’evoluzione del procedimento. Il termine era stato fissato dal decreto del marzo 2023, poi convertito in legge, e ha fornito un orizzonte temporale importante, entro il quale andava riavviata l’intera complessa macchina della progettazione del collegamento stabile».

Non drammatizza sui piccoli ritardi: «Il progetto esecutivo sarà pronto entro la fine dell’anno, poi tutto dipenderà da quando si pronuncerà il Cipess sull’aggiornamento del progetto definitivo. Nessuna battuta d’arresto, nessuno stop imprevisto, si sta lavorando al massimo delle nostre competenze e professionalità», ribadisce l’amministratore delegato Pietro Ciucci.

Ma la telenovela continua tra attacchi concentrici  su notizie spesso false e reazioni molto contenute della società dello stretto che sembra dire “Addá passá a nuttata”.

La personalizzazione che ne ha fatto Matteo Salvini certamente bene al ponte non fa, anche se non bisogna dimenticare che se si è a questo punto, pronti per partire,  il merito maggiore è proprio del leader leghista.

Intanto prima ancora di essere costruito il ponte ha messo sotto i riflettori del Paese l’esigenza che il Sud venga infrastrutturato adeguatamente. Che per andare da Trapani a Ragusa non si impieghino più 12 ore, che è la litania dei benaltristi per dire che bisogna intervenire su strade e ferrovie siciliane. Anche se la domanda che sorge spontanea è dove erano tutti questi fautori della Trapani Ragusa quando di ponte non si parlava e perché non hanno manifestato allora a favore invece di scendere ora in piazza contro il collegamento stabile. Ma la risposta è semplice  se fossero scesi in piazza prima non sarebbero benaltristi. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud  – L’Altravoce dell’Italia]

Ciucci (Stretto di Messina) chiede tre mesi in più per il Ponte

La Società Stretto di Messina ha chiesto al Mase una sospensione di 120 giorni dei termini per la presentazione della documentazione integrativa richiesta che, con i nuovi termini temporali, sarà consegnata entro metà settembre 2024.

Una decisione dovuta «all’eccezionale rilevanza dell’opera – ha spiegato l’ad della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci – e riflette la volontà e il massimo impegno della Società nel fornire puntuali ed esaurienti risposte alle richieste di integrazioni e chiarimenti». (rrm)

L’OPINIONE / Nicola Fiorita: Governo dia possibilità a calabresi e siciliani di fare referendum su Ponte

di NICOLA FIORITA – Il Governi si fermi. È ancora in tempo a bloccare un’opera che ogni giorno di più si rivela inutile, dannosa, antieconomica e perfino pericolosa. Sventato il blitz di Salvini di aprire i cantieri subito come spot elettorale, si dia ora la possibilità a calabresi e siciliani di esprimersi democraticamente attraverso un referendum popolare. Qui non si tratta di realizzare un viadotto su una fiumara, ma di un’opera che prosciugherà inimmaginabili risorse pubbliche destinate alle due regioni, che ne stravolgerà l’ecosistema e il paesaggio, che metterà in ginocchio lo scalo portuale di Gioia Tauro.

Salvini non deve avere paura del referendum. Se, come lui sostiene, la gente è entusiasta di questa opera, il popolo calabrese e quello siciliano confermeranno questa indicazione e lo rafforzeranno. Noi, al contrario, pensiamo che la gente delle due regioni guardi con scetticismo e timore a un’operazione che servirebbe solo a dare respiro alle grandi aziende delle costruzioni del nord.
Ci pensi, la presidente del consiglio Meloni e fermi l’Attila dei nostri tempi.
Quella del No al Ponte è una battaglia che appartiene a tutta la Calabria, dal Pollino allo Stretto, perché gli impatti negativi determinati dalle minori risorse (pagheremo per decenni una sorta di Tassa del Ponte) toccheranno ogni città e ogni Comune. Credo sia dovere del sindaco del Capoluogo di Regione non voltarsi dall’altra parte. (nf)
[Nicola Fiorita è sindaco di Catanzaro]

Ampa Venticinqueaprile: Le nostre ragioni del no e gli interessi del loro sì al Ponte sullo Stretto

Di Ponte da realizzare sullo Stretto di Messina si parla da almeno settant’anni, quando la Regione Sicilia decise di commissionare alla Fondazione Lerici del Politecnico di Milano uno studio preliminare per   studiare ed indagare la fattibilità dell’opera, ma il decollo decisivo del progetto risale al 1971, quando fu istituita la prima società pubblica per l’avvio dei lavori con una legge per il “Collegamento viario e ferroviario tra la Sicilia e il Continente”.

Circa dieci anni dopo nasce la concessionaria “Stretto di Messina Spa”, che da oltre quarant’anni assorbe rilevanti risorse economiche per la progettazione del ponte da realizzare per “migliorare” l’attraversamento dello stretto al fine di realizzare l’obiettivo europeo del collegamento Scandinavo-Mediterraneo, obiettivo utilizzato dalla propaganda pro-ponte, oggi in particolare dall’attuale narrazione di Matteo Salvini, che cerca così di far dimenticare la sua precedente avversione al progetto.

In realtà oggi lo scontro tecnico-politico è in larga parte centrato sulla fattibilità dell’imponente infrastruttura, tecnicamente possibile per i progettisti ed i sostenitori, non utile e non sicura, invece, per coloro che, contrari al ponte, evidenziano i rischi derivanti dalla particolare natura del sito (sismicità, fattori meteorologici e rischio geologico).

Non è certamente per noi decisivo il parere dei progettisti della Società Stretto di Messina, che cercheranno in tutti i modi (e se ne comprendono le ragioni) di superare i tanti dubbi e le mille osservazioni; sarebbe come se pensassimo che i progettisti della Diga del Vajont (uno dei più grandi disastri della storia d’Italia) non avessero saputo rispondere, negli anni sessanta, a tutte le obiezioni avanzate da coloro che in tutti i modi cercarono inutilmente di contrastare il disastroso progetto.

Oggi è sempre più vero, riferendosi all’Italia intera, quel che un tempo sosteneva il meridionalista Giustino Fortunato, che definiva la Calabria “sfasciume pendulo”; disastri, disastri ecologici, disastri ambientali e disastri sismici sono davanti agli occhi di tutti non solo in Italia ma su tutto il Pianeta.

Oggi è pura follia, è totale irresponsabilità, anzi è un delitto pensare di investire enormi risorse per modesti vantaggi, mentre queste risorse dovrebbero essere tutte impiegate per mettere in sicurezza il territorio e tutte le infrastrutture che mostrano dovunque, ed in particolare in Sicilia ed in Calabria, i segni della loro obsolescenza, che mette a rischio la vita delle persone e causa lo sconvolgimento del territorio, come è accaduto a Genova con il crollo del ponte Morandi.

Oggi dobbiamo sempre più essere consapevoli che i fautori del ponte sono mossi da importanti e consistenti interessi economici e da obiettivi di pura propaganda politica (è il caso di Matteo Salvini), senza tener conto delle conseguenze sulle persone, sulle attività economiche e sull’ambiente. (Ampa venticinqueaprile)

L’OPINIONE / Fabio Celia e Danilo Sergi: Ponte opera dagli esiti incerti

di FABIO CELIA E DANILO SERGI – Lo slittamento della presentazione del progetto esecutivo del Ponte sullo Stretto a fine 2024 è una notizia che non fa altro che confermare quanto quest’opera sia destinata a trascinarsi, qualora venga mai realizzata, per molti più anni rispetto agli ottimistici – e forse propagandistici – annunci del ministro per le Infrastrutture.

Pur senza entrare nel merito della reale utilità del Ponte, gli orizzonti temporali ampi e dilatati per la sempre meno probabile realizzazione dell’infrastruttura portano con sé riflessi immediati e diretti per i cittadini di Calabria e Sicilia. Al netto degli ingenti costi già sostenuti dal Paese per un’opera inesistente, infatti, la frenesia di Salvini e del centrodestra per il Ponte ha fatto sì che si rastrellassero tutte le risorse economiche disponibili per raccattare gli almeno 15 mld di euro necessari. In questa somma sono comprese le diverse centinaia di milioni di euro prelevati dal Fondo di Sviluppo e Coesione assegnato alla Calabria, soldi che sono stati quindi tolti ai calabresi e messi a disposizione del Ponte.
Quindi, non solo i cittadini calabresi dovranno pagare un’opera che si annuncia già vecchia nella sua progettazione e piena di punti oscuri sulla sua sicurezza, quanto, anche ora che i tempi di realizzazione del Ponte si sono allungati considerevolmente, non potranno comunque utilizzare quelle risorse che erano destinate a ridurre il divario sociale ed economico della Calabria con il resto del Paese.
Quei soldi devono essere restituiti ai calabresi, devono essere impiegati immediatamente per le loro finalità originarie attraverso politiche di coesione che rispondano alle esigenze odierne della Calabria.
Non importa, ora, se si pensa che il Ponte possa essere utile o meno: è innegabile che non possa essere annoverato tra le necessità più impellenti della Calabria al contrario di scuola, decontribuzione per le imprese e i lavoratori, rischio idrogeologico, Zes e credito d’imposta, collegamenti ferroviari. Questi sono solo alcuni degli ambiti di impiego delle risorse Fsc il cui impatto sulla quotidianità e quindi sullo sviluppo socio-economico della Calabria è enorme: tali ambiti devono essere sostenuti immediatamente. (fc e ds)

IL PONTE E LA NECESSITÀ DI SPIEGARE BENE
AI CITTADINI QUALI VANTAGGI PORTERÀ

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – Anche l’Europa dice sì al ponte sullo stretto di Messina, sempre più ponte del Mediterraneo ma anche dell’Europa. Via libera del Parlamento Europeo alle linee guida aggiornate per lo sviluppo della Rete transeuropea dei trasporti (Ten-T), che collega oltre 420 grandi città dell’Ue. 

L’intesa raggiunta con gli Stati membri a dicembre, adottata a Strasburgo con 565 voti a favore, 37 contrari e 29 astenuti, prevede, tra i punti, l’inclusione di un riferimento allo Stretto di Messina, per aggiungere al cosiddetto corridoio ‘Scandinavo-Mediterraneo’ un “collegamento fisso o un Ponte” per collegare Villa San Giovanni a Messina, che potrebbe dunque accedere ai finanziamenti europei. 

Sempre più quindi il ponte acquisisce quel ruolo che deve avere: cioè un collegamento tra Hong Kong-Singapore e Stoccolma. Per fortuna!Perché il rischio che diventasse argomento di cortile per chi ritiene che sia un collegamento per far vedere più frequentemente e con meno difficoltà il ragazzino innamorato di Messina con la sua fidanzatina di villa San Giovanni o di Reggio Calabria diventava sempre più grande. 

O anche che fosse il ponte di qualcuno, con un vizio ormai inveterato per osteggiarlo, e  di farlo diventare da parte di una opposizione ideologica il mausoleo di Berlusconi e adesso il ponte di Salvini.

Le  polemiche che hanno riguardato i tre Comuni coinvolti più pesantemente, e che certamente pagheranno un prezzo molto alto negli anni della costruzione e che vorrebbero decidere se l’opera deve essere realizzata oppure no, vanno in tal senso.  

Così come sono sulla stessa linea i comitati degli abitanti delle zone che andranno espropriate per fare posto ai piloni del ponte, che è vero che saranno rimborsati ai prezzi di mercato,  e forse anche a qualcosa in più, ma è anche vero che saranno remunerati   esclusivamente per le parti in regola e questo diminuirà enormemente  il valore di molti immobili totalmente abusivi o con parti abusive e non sanate.  

L’istituto dell’esproprio per pubblica utilità mette in atto un meccanismo che fa violenza. Ed entra a gamba tesa nella  vita della gente.    

 Comunità, come in questo caso, che hanno, regole, abitudini, conoscenze, socialità, in generale vita, che scorrono con certo ritmo,  saranno  costrette a modificare le loro abitudini e il loro stile di vita, abbandonare gruppi  consolidati, per iniziare un nuovo percorso.

Di tutto questo gli abitanti coinvolti, probabilmente, non ne avranno alcun vantaggio, perché gli effetti positivi si riverberanno sul Paese e sull’Europa, e in seconda battuta sulla Sicilia e sulla Calabria. 

Molta gente ha subito nella vita forme di esproprio per il passaggio di una strada, o per la costruzione di un asilo nido o una scuola, o un parco pubblico. Ma essendo quest’opera unica al mondo, con dei piloni che raggiungono i 400 metri di altezza, che ovviamente avranno  una base enorme, insisteranno su una zona ampia e anche  molto abitata. Né poteva essere scelto un altro posto considerato che quello è il punto in cui le coste si avvicinano maggiormente. 

Si spiegano così le preoccupazioni non solo degli abitanti che saranno sottoposti all’esproprio, ma anche delle amministrazioni locali, che indagano, correttamente, sull’impatto sulle proprie popolazioni, ma anche sullo sconvolgimento che porterà nelle loro città la costruzione di una simile, fantastica, definita faraonica e certamente unica nel suo genere, opera. 

Negli ultimi giorni prevale quindi una sindrome Nimby (Not In My  Back Yard), non nel mio cortile, modificata. Nel senso che non trattandosi di un’opera che può essere fatta in un altro posto, come per esempio una centrale nucleare o un deposito di rifiuti, la sindrome assume la veste della contrarietà all’opera perché si tratta di un progetto “anacronistico, dannoso, sbagliato”, come sostenuto dal segretario PD Elly Schlein, con una veemenza adatta ad altre battaglie, considerato peraltro che molti dei maggiorenti del PD, come Romano Prodi e Dario Franceschini, Enzo Bianco, si erano dichiarati a favore. 

Ma ormai il percorso è in uno stato avanzato e probabilmente già in una fase di non ritorno quindi conviene occuparsi di come far si che le comunità locali non abbiano solo svantaggi dalla costruzione dell’opera. 

Quindi i sindaci di Reggio Calabria, Messina e Villa San Giovanni vanno ascoltati e coinvolti in una operazione che spieghi alle città interessate i vantaggi che per la costruzione dell’opera, sia nel breve, che nel medio e lungo termine, si avranno a favore delle loro comunità.         

Evitando che il periodo dei cantieri  diventi un inferno di camion che attraversano le strade, con polvere ovunque, un traffico impazzito e magari, come si è ventilato, con anche la mancanza d’acqua per i cittadini per le esigenze della costruzione. I problemi della costruzione di infrastrutturazioni che impattano sulle città li conosciamo tutti. Bisogna evitare che alcuni paghino troppo perché se le comunità si ribellano poi la costruzione potrà avvenire soltanto, come è accaduto con la Tav, a condizione che vi sia un controllo armato delle forze di polizia. 

La speranza è che Pietro Ciucci, il presidente della società Stretto Di Messina, valuti adeguatamente la problematica e intervenga in modo opportuno  perché si riducano i disagi in modo consistente. Il costo dell’opera è enorme; che vi siano delle voci importanti di costo nel progetto per evitare che alcuni soltanto paghino il prezzo  di una infrastruttura così fondamentale non solo é opportuno ma indispensabile. 

Non bisogna ripetere l’errore che è stato fatto addebitando alle due Regioni direttamente coinvolte il 10% del costo dell’opera, perché questa deve essere correttamente guardata come un collegamento per lo sviluppo, nei confronti dell’Europa e dell’Africa. 

Mentre forse era opportuno che una percentuale del Mose di Venezia fosse pagato dai veneti, considerato che il grande vantaggio di non far scendere sotto l’acqua alta la città lagunare sono per quella economia, anche se il bene è patrimonio dell’umanità, non ha alcun senso addebitare a calabri e siciliani una parte del costo di un collegamento europeo, correttamente inserito nel corridoio scandinavo Mediterraneo.      

Spiegando adeguatamente il senso dell’opera   molte cose diventano sensate, a partire da un costo consistente  fino a finire a un contributo importante da parte dell’Unione Europea. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

Saccomanno (Lega): Da Parlamento Ue via libera ad aggiornamento Linee guida per sviluppo Rete Ren-T

Il commissario regionale della Lega, Giacomo Saccomanno, ha evidenziato come «il Parlamento Europeo ha dato il suo pieno sostegno all’aggiornamento delle linee guida per lo sviluppo della Rete Transeuropea dei Trasporti (Ten-T), aprendo così la strada a importanti progetti di connettività che avranno un impatto significativo sull’intera Unione Europea».

«L’accordo, raggiunto con il consenso degli Stati membri lo scorso dicembre e adottato oggi (ieri ndr) a Strasburgo – ha aggiunto – con un ampio margine di voti favorevoli, segna un passo importante verso un sistema di trasporti più integrato e efficiente, collegando oltre 420 grandi città dell’Ue».

«Tra le novità più rilevanti – ha rilevato – l’inclusione di un riferimento cruciale allo Stretto di Messina rappresenta una svolta fondamentale per il Sud Italia e per l’intero continente europeo. La possibilità di realizzare un “collegamento fisso o un ponte” per unire Villa San Giovanni a Messina non solo apre la strada a nuove opportunità di sviluppo economico e sociale per la Calabria e la Sicilia, ma potrebbe anche accedere a finanziamenti europei che renderanno possibile la realizzazione di questo ambizioso progetto infrastrutturale».

«A nome della Lega Calabria – ha proseguito – desidero esprimere profonda gratitudine al Parlamento Europeo per il sostegno e l’approvazione di queste linee guida cruciali. Inoltre, desidero ringraziare il Ministro delle Infrastrutture e vice premier Matteo Salvini per il suo costante impegno verso lo sviluppo del nostro paese, e in particolare del Sud Italia».

«L’impegno congiunto delle istituzioni europee e del governo italiano – ha concluso – è un segnale tangibile del loro impegno per garantire un futuro di crescita e prosperità per tutte le regioni del nostro paese, e il progetto del Ponte sullo Stretto rappresenta una pietra miliare in questa direzione. Non possiamo che guardare con fiducia e ottimismo verso il futuro, consapevoli che insieme possiamo realizzare grandi cose per il bene comune». (rcz)

L’eurodeputato Nesci: Ponte sullo Stretto nella Rete Europea T-Ten

«Il Ponte sullo Stretto è ufficialmente inserito nella rete T-Ten». È quanto ha reso noto l’eurodeputato Denis Nesci, spiegando come sia stato «riconosciuto il suo valore di infrastruttura strategica».

«A stragrande maggioranza in Plenaria – ha aggiunto – abbiamo votato a favore dell’aggiornamento delle linee guida per lo sviluppo della Rete transeuropea dei trasporti (Ten-T), che collega oltre 420 grandi città europee, e tra queste c’è il diretto riferimento allo Stretto di Messina, per aggiungere al cosiddetto corridoio ‘Scandinavo-Mediterraneo’ un “collegamento fisso o un ponte” per collegare Villa San Giovanni a Messina, che potrebbe dunque accedere ai finanziamenti europei».

«Una prospettiva di sviluppo che si consolida – ha concluso – anche grazie a quella visione europea, auspicata all’evento di settembre scorso in Calabria con i Conservatori europei, e che finalmente adesso considera il rilancio del Sud indispensabile per la crescita economica dell’intera Europa». (rrm)