QUALITÀ DELLA VITA, CROTONE È ULTIMA
L’AMARO RECORD DI DOVE SI VIVE PEGGIO

È veramente triste, quanto desolante, vedere come Crotone, culla millenaria di cultura, sia il fanalino di coda, per il secondo anno consecutivo, nell’indagine de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita in Italia. Si è posizionata al 107esimo posto, l’ultimo.

Un quadro, quello emerso dal rapporto, che delinea un declino della città che, purtroppo, registra il primato per gli incendi, con un indice del 70,9%, per i tentativi di omicidi e un quarto posto per i reati di associazione mafiosa, oltre che risultati negativi per quanto riguarda ambiente e servizi e cultura e tempo libero.

Ma non è solo Crotone a registrare dati negativi: Cosenza si piazza all’88° posto perdendo due posizioni rispetto al 2020; Catanzaro, al contrario, ne recupera sei di posizioni dall’anno scorso, accasandosi al 96°; segue Reggio Calabria che scende al 101°, -6 rispetto al 2020; e poi Vibo Valentia non lontana da Crotone con un 104° posto stabile in confronto all’anno precedente.

E nemmeno il Mezzogiorno, nel complesso, è messo bene: su novanta indicatori le ultime posizioni sono popolate in ben 57 casi da province del Sud o delle Isole.

Per quanto riguarda la qualità della vita dei Giovani, i dati raccolti posizionano Catanzaro al 52° posto, al 66° Reggio Calabria, al 78° Vibo Valentia, al 93° Cosenza e, sempre in coda, Crotone al 98°. Per quanto riguarda i laureati e altri titoli terziani, nella fascia 25-29 anno, Cosenza è al 56° posto, seguita da Vibo 99°, 100° Reggio Calabria e Crotonr al 107°.

Drammatico, invece, il lato della disoccupazione giovanile, dove Crotone è in testa, con 59,4 punti), seguita da Vibo Valentia (46,8), Cosenza ( 41,5), Catanzaro (38,4) e Reggio Calabria, (31,4).

Il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, spiegando che «paghiamo una atavica carenza di infrastrutture logistiche», auspica che «con il Pnrr e con i Contratti Istituzionali di Sviluppo, su cui stiamo lavorando incessantemente, possa cambiare».

A commentare la classifica de Il Sole 24 Ore, il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, che ha sottolineato come si tratta di «un dato allarmante che deve far riflettere».

«La fragilità del welfare – ha proseguito – dei servizi pubblici e dei livelli di prestazione essenziali, l’esiguità dell’offerta culturale, la percentuale da capogiro di disoccupazione e la drammatica fuga dei giovani dal Mezzogiorno che incide sul Pil e sull’andamento demografico, chiedono alle Istituzioni e alle classi dirigenti del Paese un supplemento di responsabilità».

«La mole dei dati forniti dal “Sole 24 Ore” – ha concluso – passati al setaccio di strumenti ben sperimentati per la misurazione del benessere, suggeriscono di accelerare nell’utilizzo degli 82 miliardi del Pnrr e delle altre risorse comunitarie destinate al Sud, se vogliamo ricostruire l’economia nazionale e abbattere il divario territoriale, di genere e generazionale Nord-Sud». (rrm)