Illegalità ambientali: il triste record della Calabria

di ANTONIETTA MARIA STRATI – La Calabria rimane, purtroppo, al vertice delle classifiche dell’illegalità: in tre anni, dal 2022 al 2024, nella nostra regione i reati ambientali sono cresciuti del 45%. È quanto emerso nel Rapporto Ecomafia 2025 di Legambiente, nel corso dell’iniziativa svoltasi a Ricadi in cui è stato ricordato il capitano di Fregata, Natale De Grazia, di cui ricorre quest’anno il trentesimo anniversario della morte e alla cui memoria è dedicato il Rapporto dell’Associazione.

La regione resta stabile al quarto posto nella classifica complessiva dei reati ambientali (7,9% del totale nazionale), dopo Campania, Puglia e Sicilia, con 3. 215, reati, cresciuti in tre anni, dal 2022 al 2024 di circa il 45%. Particolarmente preoccupante, tra le filiere illegali è il ciclo illegale dei rifiuti, nella cui classifica la Calabria sale dal terzo al secondo posto, con ben 1. 137 reati, segnando un incremento record sempre nel triennio 2022-2023-2024 del 230%.

L’incontro, moderato da Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente ed introdotto da Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria, si è svolto con gli appassionati interventi di Franco Saragò, presidente del circolo Legambiente Ricadi; Antonino Morabito, dell’Ufficio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente; Andrea Carnì, dell’Università degli Studi di Milano, il colonnello Giovanni Misceo, Comandante del Comando regionale Carabinieri Forestale Calabria e Sicilia, Sebastiano Venneri, Responsabile Territorio di Legambiente Nazionale; Silvio Greco, biologo marino, ex Assessore all’Ambiente della Regione Calabria  e Camillo Falvo, Procuratore Capo della Repubblica di Vibo Valentia. Presenti in sala numerosi rappresentanti delle forze dell’Ordine e delle istituzioni e una numerosa cittadinanza.

Hanno portato il loro saluto, il comandante della Capitaneria di porto-Guardia costiera di Vibo Valentia, Guido Avallone, il maggiore Matteo Raggio, della Stazione navale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia e Nicola Coturi, dirigente scolastico dell’Istituto superiore di Tropea. Ricadi ha costituito la prima tappa della carovana della giustizia e della memoria, in omaggio al Capitano Natale De Grazia, morto tra il 12 e il 13 dicembre del 1995 mentre indagava sugli affondamenti sospetti nel Mediterraneo di navi con il loro carico di rifiuti, che proseguirà nelle tappe di Massa Carrara, Policoro e La Spezia per poi concludersi il 12 e 13 dicembre a Reggio Calabria. Un’iniziativa che ha avuto l’obiettivo di ricordare, ma anche di gettare luce, attraverso la voce di alcuni dei protagonisti, su un periodo buio della storia italiana nel quale cominciavano i traffici di rifiuti anche tossici tra Nord e Sud e, in Calabria la ‘‘ndrangheta iniziava ad accumulare immense fortune inquinando i nostri territori anche grazie all’impunità assicurata dall’assenza di adeguate sanzioni. Soltanto con l’approvazione della legge n. 68 del 19 maggio 2015 sono stati inseriti nel Codice penale i delitti contro l’ambiente. 

Anche grazie a questa riforma di civiltà, l’attività di contrasto è cresciuta, come dimostrano i dati del Rapporto Ecomafia 2025, superando a livello nazionale il muro dei 40mila illeciti penali.

Ai fenomeni criminali nella gestione dei rifiuti è stata dedicata l’ampia riflessione che ha accompagnato il ricordo delle inchieste costate la vita al Capitano De Grazia, avviate dalla Procura presso la Pretura di Reggio Calabria dopo la denuncia presentata nel 1994 da Enrico Fontana e Nuccio Barillà, all’epoca referente regionale di Legambiente, sull’incrocio di traffici illeciti di rifiuti radioattivi via terra e via mare verso zone non controllate in Calabria. Si sviluppò allora un’inchiesta sul traffico di rifiuti tossici e radioattivi e sulle navi affondate nel Mar Mediterraneo, anche al largo delle coste calabresi. Un fenomeno purtroppo diffuso: in un documento del 2001, della Direzione investigativa antimafia, si parla della scomparsa tra il 1995 al 2000 nei mari del mondo di ben 637 navi, di cui 52 nel Mediterraneo. Legambiente, comparando varie fonti, ha contato dal 1979 al 2001 almeno 88 navi che giacciono nei fondali del Mare Nostrum. L’inchiesta aveva nel Capitano di fregata Natale De Grazia un punto di riferimento essenziale. La sua morte, avvenuta mentre era in missione di lavoro verso La Spezia, è stata attribuita nel 2013 a unaprobabile “causa tossica”, come ha accertato una perizia disposta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’illegalità nel ciclo dei rifiuti e rimane ancora oggi avvolta nel mistero, insieme ai tanti interrogativi senza risposta sull’oggetto delle sue indagini.

«Con la carovana per la verità e la giustizia partita da Ricadi –ha dichiarato Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità – avanziamo come Legambiente tre proposte precise: la ricostruzione e l’analisi dell’ampia documentazione esistente sulle navi affondate nel Mediterraneo e sulle connessioni con i traffici illegali di rifiuti pericolosi e radioattivi, desecretando ciò che non è realmente funzionale alla sicurezza dello Stato, da parte dell’attuale Commissione d’inchiesta sull’illegalità nel ciclo dei rifiuti e gli altri illeciti ambientali e agroalimentari; la definizione di un programma di ricerca sui relitti affondati al largo delle coste del nostro Paese dal parte del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, in collaborazione con l’Ispra, utilizzando le migliori tecnologie oggi disponibili; l’impegno della Commissione europea, in collaborazione con l’Unep, per estendere la ricerca a tutto il bacino del Mediterraneo».

«Alla figura importantissima di Natale De Grazia, Legambiente è legata con tutta la forza dei propri valori associativi di tutela dell’ambiente, della salute, degli ecosistemi marini e di difesa della legalità – ha detto Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria –. Al Capitano Natale De Grazia, al suo voler aggiustare le cose storte, quelle insopportabili, che non piacciono a nessuno di noi, la Calabria deve moltissimo».

«Dalla storia e dalla memoria – ha proseguito la presidente Parretta – dobbiamo trarre preziosi insegnamenti: serve un cambiamento che coinvolge tutti, per realizzare un’economia sana e circolare, avere una regione libera dai rifiuti e liberarci dalle illegalità e dalle logiche criminali». 

«Chiediamo alla Regione Calabria ed al presidente Roberto Occhiuto di agire con determinazione effettuando, oltre alla mappatura delle discariche abusive, anche l’imprescindibile passaggio di procedere alla caratterizzazione delle centinaia di discariche comunali esistenti in Calabria, ai fini della bonifica, proseguendo il percorso avviato nel 2009, interrotto e mai inesplicabilmente ripreso», questo l’appello della presidente di Legambiente Calabria.

Soddisfazione per l’esito dell’incontro, che dà il via ad una serie di altri appuntamenti in memoria di Natale De Grazia, è stata espressa da Franco Saragò, presidente del Circolo Legambiente Ricadi: «abbiamo voluto riaccendere i riflettori, senza fare allarmismi, sia sulla ricerca di verità per le navi dei veleni sia sulle tante discariche comunali mai bonificate».

«Vi è la necessità – ha evidenziato – di comprendere, in modo inequivocabile, se le tante navi, di cui si è molto parlato nel recente passato, siano indenni o meno da fenomeni di malaffare o siano pericolosi fonti di inquinamento».

«Al contempo – ha concluso Saragò – è necessario procedere con la messa in sicurezza e bonifica delle oltre 400 discariche comunali, in molti casi non custodite e accessibili a tutti. In ultimo chiediamo l’aggiornamento delle mappe catastali demaniali, con riferimento alle aree marine, oggetto di rapida e continua trasformazione a causa dell’erosione costiera, per limitare il fenomeno del cosiddetto abuso edilizio “legalizzato”». (ams)

REATI AMBIENTALI, LA CALABRIA
SECONDA PER IL CICLO NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Quarta nella classifica generale delle illegalità ambientali, seconda nel ciclo dei rifiuti e settima nel ciclo di cemento. È il quadro desolante della Calabria emerso dal Rapporto Ecomafia 2025, presentato nei giorni scorsi a Roma da Legambiente.

«La situazione più preoccupante è legata al ciclo di gestione dei rifiuti, nel quale, nella nostra regione, si è verificata una grave impennata di reati che portano la Calabria dal terzo ad un poco onorevole secondo posto e costituiscono una minaccia per l’ambiente, per la salute dei cittadini e per l’economia», ha detto Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, snocciolando dei dati preoccupanti per la nostra regione.

I numeri calabresi, infatti, raccontano che la Calabria è stabile al quarto posto nella classifica complessiva (7,9% del totale nazionale). Ma, tuttavia, incrementa il numero di reati (3.215) e più che raddoppia il dato sugli arresti (41).

Tra le filiere illegali in particolare, la Calabria spicca nel ciclo dei rifiuti collocandosi al secondo posto con ben 1.137 reati, 1287 persone denunciate, 39 persone arrestate e 446 sequestri.

Nella classifica provinciale dei reati, che costituiscono le fattispecie più gravi, tra le prime venti posizioni si collocano ben 4 delle 5 province calabresi: con Catanzaro al secondo posto (319 reati), Reggio Calabria all’ottavo (239 reati), Crotone al tredicesimo e Cosenza al quindicesimo posto. Classifica a parte per quanto riguarda, invece, gli illeciti amministrativi nella stessa filiera dei rifiuti, che sono 400, mentre le sanzioni amministrative sono state 422.

Nel ciclo illegale del cemento la Calabria è invece settima nella classifica nazionale con 869 reati, 829 persone denunciate e 134 sequestri. A livello provinciale Cosenza segna il maggior numero di reati raggiungendo il quarto posto, Reggio Calabria è nona e Catanzaro sedicesima. Sono 1725 invece complessivamente gli illeciti amministrativi e 1759 le sanzioni amministrative.

Inoltre la Calabria è settima per reati contro gli animali (6,1% del totale): tra le prime venti posizioni si colloca Reggio Calabria al diciassettesimo posto con 143 reati.  Considerando anche gli illeciti amministrativi, Reggio Calabria raggiunge il nono posto mentre Cosenza è dodicesima.

Guardando i dati nazionali, invece, dal rapporto dedicato al trentennaledella scomparsa del Capitano di Fregata Natale De Grazia, morto tra il 12 e il 13 dicembre del 1995 mentre indagava sugli affondamenti sospetti nel Mediterraneo di navi con il loro carico di rifiutiè emerso come in Italia il 42,6% dei reati ambientali si concentra nelle 4 regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia). Il maggior numero di reati si riscontra, a livello nazionale, nella filiera del cemento (dall’abusivismo edilizio alla cave illegali fino ai reati connessi agli appalti per opere pubbliche) con 13.621 illeciti accertati nel 2024, +4,7% rispetto al 2023, pari al 33,6% del totale. Seguiti dai reati nel ciclo dei rifiuti ben 11.166, +19,9%, e quelli contro gli animali con 7.222 illeciti penali (+9,7%).

Da segnalare l’impennata dei reati contro il patrimonio culturale (dalla ricettazione ai reati in danno del paesaggio, dagli scavi clandestini alle contraffazioni di opere): sono 2.956, + 23,4% rispetto al 2023. Per quanto riguarda le filiere illecite nel settore agroalimentare, a fronte di una leggera diminuzione dei controlli (-2,7%) si registra un aumento del numero di reati e illeciti amministrativi (+2,9%), nonché degli arresti (+11,3%).  A completare il quadro dell’illegalità ambientale del 2024 è la crescita degli illeciti amministrativi, 69.949 (+9,4%), equivalenti a circa 191,6 illeciti al giorno, 7,9 ogni ora. Per quanto riguarda i clan, dal 1995 al 2024 salgono a 389 quelli censiti da Legambiente.

Per quanto riguarda i delitti più gravi, previsti dal titolo VI-bis del Codice penale, nel 2024 al primo posto abbiamo l’inquinamento ambientale con 299 illeciti contestati, quelli complessivi sono stati 971, con un +61,3% rispetto al 2023 e 1.707 persone denunciate (+18,9%). Numeri che insieme all’aumento dei controlli su questa tipologia di reati (1.812 nel 2024, +28,7%) dimostrano l’efficacia della legge 68 del 2015, che a maggio 2025 ha celebrato il decennale. In particolare, da giugno 2015 a dicembre 2024 grazie a questa fondamentale riforma sono stati accertati 6.979 illeciti, con 12.510 persone denunciate, 556 arresti e 1.996 sequestri.

Per la presidente Parretta «la situazione più preoccupante è legata al ciclo di gestione dei rifiuti, nel quale, nella nostra regione, si è verificata una grave impennata di reati che portano la Calabria dal terzo ad un poco onorevole secondo posto e costituiscono una minaccia per l’ambiente, per la salute dei cittadini e per l’economia».

«La Calabria deve rendere concreto un cambiamento – ha evidenziato – che coinvolge tutti gli attori della società calabrese, cittadini, imprese ed istituzioni, per realizzare sul territorio sviluppo sostenibile ed un’economia sana e circolare. È necessario l’impegno di tutti per non dover più vedere la nostra bella regione ai vertici delle classifiche dell’illegalità. È un tributo etico ed un dovere morale che dobbiamo anche alla memoria di chi, come il capitano di Fregata Natale de Grazia, ha dato la propria vita per rivelare la verità e ristabilire la giustizia sul traffico di rifiuti tossici e radioattivi e sulle navi a perdere nel Mediterraneo».

«Noi, come piaceva dire al Capitano Natale De Grazia, odiamo le cose storte e siamo convinti che serve una forte rottura culturale su tutto il territorio regionale», ha dichiarato Daniele Cartisano, presidente circolo Legambiente Reggio Calabria-Città dello Stretto che aggiunge: «Non possiamo più tollerare questa forma strisciante di accettazione sociale che rende questi reati meno scandalosi di quanto dovrebbero essere».

«La denuncia, la mobilitazione civica, l’educazione alla legalità – ha sottolineato – devono diventare strumenti quotidiani di resistenza. Ogni reato ambientale, ogni abuso edilizio, ogni atto di crudeltà verso gli animali rappresenta un’offesa non solo alla legge, ma alla dignità stessa del territorio e di chi lo abita. Restare indifferenti significa esserne complici».

«Nella lotta alla criminalità ambientale – ha commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – l’Italia deve accelerare il passo e può farlo con l’approvazione di una riforma fondamentale molto attesa, ossia il recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente entro il 21 maggio 2026. In questa legislatura si parla tanto di semplificazioni, poco di contrappesi in grado di fermare i furbi o i criminali che fanno concorrenza sleale alle imprese serie».

«Per contrastare gli ecocriminali e la loro vera e propria arroganza, servono interventi decisi: ai risultati positivi prodotti fino ad ora dalla legge 68 n. 2015 sugli ecoreati, bisogna far seguire nuovi strumenti per contrastare anche le agromafie, a cominciare dal mercato in crescita dei pesticidi illegali, e l’abusivismo edilizio, altra piaga del paese, rafforzando il sistema dei controlli ambientali, in modo omogeno su tutto il territorio nazionale», ha commentato Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e legalità di Legambiente. (ams)

LA CALABRIA E I DATI IMPIETOSI NEI REATI
CONTRO IL SUO MARE: È QUARTA IN ITALIA

di ANTONIETTA MARIA STRATI – In Calabria il mare è sempre più violato: la regione, infatti, si classica quarta con 2.371 reati a fronte di 103.778 controlli pari al 10,3% del totale nazionale. Sono i «dati impietosi» emersi dal Report Mare Mostrum di Legambiente Calabria, in cui viene rilevato che le persone denunciate sono 2.629, 14 quelle arrestate. Sono 579 i sequestri effettuati, 3151 gli illeciti amministrativi e 3498 le sanzioni amministrative con un valore delle sanzioni erogate di 14.466.423 euro.

Il dato “migliora” se si considera il numero di infrazioni per km di costa, dato che la Calabria scende all’undicesimo posto.

Continuano a crescere i reati nel ciclo del cemento, dall’abusivismo edilizio alle occupazioni del demanio marittimo: 1.046 reati in Calabria con un incremento del 20,1% che porta la nostra regione al quarto posto. La Calabria è al terzo posto nella classifica del mare inquinato con 828 reati, il 13% del totale, e 675 illeciti amministrativi. La Calabria è quarta nella classifica della pesca illegale con 336 reati e 461 illeciti amministrativi e settima per violazioni del codice della navigazione e nautica da diporto, anche in aree protette, con 161 reati e 400 illeciti amministrativi.

Dati «impietosi» li ha definiti Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria «e ci dimostrano che soprattutto riguardo al ciclo illegale del cemento ed alla mala depurazione, occorre invertire velocemente la rotta. Le cronache giudiziarie continuano a rivelarci gravi problematiche a carico di decine di depuratori in tutte le province calabresi, confermando le attività di monitoraggio effettuate da Legambiente attraverso la campagna Goletta Verde, per come rilevato dall’inchiesta denominata “Scirocco”».

«Il mare continua a subire minacce insostenibili – ha proseguito – nonostante sia tra le risorse naturali più belle ed importanti della regione e costituisca un volano essenziale anche per l’economia calabrese. Occorre una presa di coscienza profonda da parte di tutti i cittadini e di tutte le amministrazioni per fermare le illegalità e tutelare l’ambiente e la salute perché il mare ed i territori costieri in Calabria sono di vitale importanza».

Ma i reati ambientali non sono solo un problema calabrese: gli illeciti, purtroppo, aumentano ogni anno a un ritmo sempre più intenso: 25.545 le persone denunciate nel 2023 in Italia, in aumento del 43% rispetto al 2022. Cresce, però, l’efficacia dell’azione repressiva, come dimostra il numero di persone arrestate (204, +98,1% rispetto al 2022) e quello dei sequestri, pari a 4.026, in crescita del 22,8% sul 2022. Un reato su due (50,3%) si concentra nelle 4 regioni a tradizionale presenza mafiosa,Campania (3.095 illeciti penali), Sicilia (3.061), Puglia (3.016) e Calabria (2.371)che guidano nell’ordine, come numeri assoluti, la classifica regionale, seguite dal Lazio (1.529 reati) e dalla Toscana (1.516). Nelle prime dieci regioni figurano anche Sardegna, Veneto, Liguria e Marche.

Insieme alle violazioni amministrative, la media è di 8,4 illeciti per km di costa, uno ogni 119 metri. Ciclo illegale del cemento (10.257 reati, +11,2% rispetto al 2022), ciclo illegale dei rifiuti e mare inquinato (6.372, +59,3%), pesca illegale (4.268 illeciti penali, +11,3%) si confermano i reati più diffusi. Preoccupa anche la violazione delle normative che regolano la nautica da diporto:2.059 illeciti penali accertati nel 2023, + 230% rispetto al 2022.

Cosa fare, allora, per contrastare i danni dell’illegalità ambientali? A tal proposito, l’Associazione ha lanciato un pacchetto di 10 proposte che hanno al centro quattro macro temi: la lotta all’abusivismo edilizio, su cui l’Associazione ambientalista «chiede, ad esempio, di velocizzare l’abbattimento degli immobili abusivi, anche prevedendo finanziamenti a favore dei Comuni che eseguono le ordinanze di demolizione e alle procure della Repubblica, alle procure Generali e alle Prefetture per l’esecuzione delle sentenze di condanna in materia di abusivismo edilizio; la lotta alla maladepurazione, per uscire dalle onerose procedure d’infrazione dell’Unione europea, investendo sulla realizzazione e/o sull’adeguamento dei sistemi fognari e di depurazione, migliorando in generale l’intero sistema di gestione, efficientando il trattamento delle acque reflue».

E ancora, «il tema dei rifiuti – si legge – dando, ad esempio, piena attuazione alla normativa di recepimento della Direttiva 2019/883 relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi e regolamentare in maniera stringente lo scarico in mare dei rifiuti liquidi (acque nere ed acque grigie, acque di sentina, ecc.), istituendo, per esempio, delle zone speciali di divieto di qualsiasi tipo di scarico, anche oltre le 12 miglia dalla costa;  promuovendo politiche attive e misure per la prevenzione nella produzione e per la lotta all’abbandono e la dispersione dei rifiuti; il contrasto della pesca illegale, con adeguati interventi normativi e sanzioni davvero efficaci».

«Anche quest’anno, a fronte dell’impegno quotidiano delle Capitanerie di porto e delle forze dell’ordine contro l’aggressione alle coste e al mare del nostro Paese, con il nostro report Mare mostrum– ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente –ribadiamo l’esigenza di rafforzare il ruolo e le attività di competenza di tutte le istituzioni coinvolte, dai singoli Comuni alle Regioni e alle Arpa».

«La nostra Associazione – ha aggiunto – da sempre impegnata in attività di monitoraggio e di volontariato, come quelle svolte grazie a Goletta verde, alle indagini Beach litter e alla campagna “Spiagge e fondali puliti”, avanza dieci proposte a Parlamento e Governo per tutelare in maniera più efficace lo straordinario patrimonio ambientale marino del Belpaese. Bisogna potenziare l’attività di demolizione degli immobili abusivi, e non prevedendo nuovi condoni, ammodernare e completare il sistema di fognature e depuratori, potenziare l’economia circolare e prevedere sanzioni più severe per la pesca illegale».

 «Il ciclo illegale del cemento – ha commentato Enrico Fontana, responsabile Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente – rappresenta la quota più significativa dei reati ambientali analizzati anche in questa edizione di Mare Monstrum, a causa, principalmente, della miriade di abusi edilizi che continuano a sfregiare l’Italia».

«Un fenomeno devastante per lo sviluppo sociale, ambientale ed economico dell’intero Paese – ha aggiunto – che colpisce principalmente il Sud, in particolare le regioni a tradizionale insediamento mafioso, e le aree costiere, le perle estive del Belpaese e su cui bisogna intervenire con una mano decisa e con abbattimenti non più rimandabili. L’abusivismo edilizio lungo le coste, inoltre, fa da moltiplicatore dei fenomeni d’inquinamento, a causa degli scarichi diretti in mare degli immobili costruiti illegalmente». (ams)