di PINO FALDUTO – Il tema del trasporto aereo a Reggio Calabria va affrontato con equilibrio e serietà, evitando letture parziali.
È un dato di fatto che oggi lo scalo reggino sta vivendo una fase di crescita. I voli sono aumentati, i passeggeri crescono e sono in corso interventi infrastrutturali importanti, a partire dalla nuova sala imbarchi, che migliora concretamente l’esperienza dei viaggiatori.
È altrettanto corretto riconoscere che le compagnie low cost, a partire da Ryanair, hanno avuto e hanno un ruolo fondamentale in questa fase. Senza queste compagnie, oggi, Reggio sarebbe ancora più isolata. Allo stesso modo, va riconosciuto il lavoro svolto dalla Regione Calabria e il ruolo politico di chi ha sostenuto questa strategia.
È giusto dirlo chiaramente: il presidente Roberto Occhiuto e l’onorevole Francesco Cannizzaro hanno spinto in modo convinto sul rafforzamento del sistema aeroportuale, ottenendo risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.
Proprio per questo, però, il dibattito va portato un livello più avanti, non riportato indietro.
Quando si critica il modello degli incentivi o si mette in discussione l’attuale fase di crescita, bisognerebbe ricordare da dove veniamo.
Per oltre dodici anni, Reggio Calabria e la Città Metropolitana sono state governate dalla stessa classe politica che oggi solleva dubbi sul sistema.
In quegli anni, però, non è stato rafforzato il ruolo strategico dell’aeroporto di Reggio, né è stata costruita un’alternativa reale. Un fatto resta evidente: Reggio è stata progressivamente spogliata del ruolo di aeroporto di rete, mentre il baricentro delle attività della compagnia di riferimento nazionale veniva spostato su Lamezia.
Cosa sta succedendo davvero all’aeroporto
di Reggio Calabria
Il problema dell’Aeroporto di Reggio Calabria non è la mancanza di voli.
Il problema è la perdita del ruolo funzionale dello scalo. Dal punto di vista tecnico e infrastrutturale, sta avvenendo una trasformazione precisa:
Reggio viene progressivamente riclassificata, di fatto, da aeroporto di rete a aeroporto leisure, cioè uno scalo basato quasi esclusivamente su traffico turistico e incentivato.
Questo processo avviene quando si verificano tutti i seguenti fattori tecnici: i collegamenti di rete vengono ridotti o resi marginali; gli orari non consentono più l’andata e ritorno in giornata; le frequenze su Roma e Milano non sono più adeguate al traffico professionale. Quando questi tre elementi vengono meno, il traffico business smette di utilizzare l’aeroporto, anche se il numero complessivo dei passeggeri può crescere.
Questo è un punto fondamentale: la crescita dei passeggeri non coincide con la crescita del ruolo dello scalo.
Le compagnie low cost non sono il problema. Il problema nasce quando diventano l’unico pilastro del sistema. Dal punto di vista tecnico: le low cost operano su rotte incentivabili; non garantiscono continuità pluriennale; modificano orari e frequenze in base alla redditività.
Questo significa che non possono sostituire i collegamenti di rete, quelli che servono a: imprenditori; professionisti; funzionari; aziende che lavorano fuori regione.
Nel frattempo, il traffico di rete viene concentrato su altri scali, che assumono il ruolo di hub regionale, mentre Reggio viene lasciata a una funzione secondaria.
Il risultato finale è tecnicamente chiaro: l’aeroporto diventa dipendente da incentivi pubblici; perde la funzione economica di infrastruttura di lavoro; non sostiene più le professioni e l’impresa.
In sintesi, quello che sta succedendo a Reggio non è l’assenza di voli, ma l’assenza dei voli giusti.
Il risultato è che oggi la città dipende quasi esclusivamente che legittimamente operano secondo logiche di mercato.
Questo non è un male in sé. Diventa un problema se manca il secondo pilastro. Perché senza collegamenti stabili e affidabili su Roma e Milano, con orari compatibili con il lavoro, si indebolisce il traffico professionale; si rende più difficile fare impresa; si scoraggiano le giovani classi professionali.
Ed è qui che nasce la contraddizione politica.
Dopo dodici anni di governo locale, non è credibile limitarsi a smontare un percorso che, oggi, sta dando risultati, senza indicare una soluzione alternativa immediata e praticabile. Soprattutto quando, in tutto questo tempo, non si è riusciti a risolvere i nodi strutturali noti, come il limite all’operatività della pista 33, a causa del torrino da demolire.
Il punto, quindi, non è “contro” qualcuno.
Il punto è come si completa il lavoro iniziato. Le cose da fare sono chiare: consolidare il ruolo delle low cost senza demonizzarle; affiancare collegamenti stabili per il traffico professionale; vincolare gli incentivi a continuità e orari utili; risolvere definitivamente i limiti strutturali dello scalo – chiarire il ruolo di Reggio come città del lavoro e delle professioni, non solo del turismo.
Quello che si sta facendo va riconosciuto.
Ma proprio perché qualcosa sta funzionando, va rafforzato, non indebolito con critiche prive di alternative. (pfa)
(Imprenditore)







