PELLARO (RC) – Sabato fa tappa la campagna di pulizia delle spiagge

Sabato a Pellaro, dalle 9 alle 11, sulla spiaggia in corrispondenza del PalaCSI, si terrà l’iniziativa di pulizia dei rifiuti abbandonati lungo le spiagge, argini di fiumi e laghi.

L’evento, che rientra nell’ambito della campagna di Legambiente “Spiagge e fondali puliti”, è stata organizzata dal Circolo di Reggio Calabria “Città dello Stretto”, in collaborazione con la Pro Loco di Pellaro Reggio Sud e l’Istituto comprensivo Cassiodoro-Don Bosco.

La campagna promossa da 35 anni dall’associazione ambientalista a livello nazionale ha come slogan “Spiagge pulite? Pinzaci tu!”. Un appello a fare da sé, ma soprattutto un richiamo verso un problema che riguarda tutti.

Più di 80 allievi delle classi quinte della scuola, accompagnati dai docenti, saranno coinvolti nell’attività, guidati dai volontari e muniti di tutte le attrezzature idonee per la raccolta dei rifiuti.

È vasto, infatti, il campionario di rifiuti che si accumula ogni anno sulle spiagge italiane. Un danno ambientale che non accenna a diminuire, che rappresenta un rischio concreto per la salute dell’uomo, per la fauna marina e costiera e anche un deterrente per il valore turistico dei luoghi.

Da non dimenticare che, nella spiaggia di Pellaro, nidifica il fratino, il piccolo volatile specie protetta a rischio estinzione che Legambiente e le altre associazioni ambientaliste monitorano da diversi anni. (rrc)

Conformazione urbanistica del Centro storico di Reggio Calabria

di CLELIA GIOVANNA LI GOTTIL’attuale fisionomia del centro storico cittadino è la conseguenza di due catastrofici terremoti, quello del 1783 e del 1908, che ne segnarono la storia e la conformazione urbanistica. Il doppio ruolo giocato dal centro storico, quale luogo di residenza e centro di servizi e commercio, ha reso questa parte di città particolarmente sensibile ai mutamenti che hanno configurato l’attuale territorio urbano, con tutte le implicazioni che questi hanno portato, coinvolgendo ogni aspetto del vivere quotidiano nella città.   

Il centro storico medioevale, sempre sotto la minaccia di scorrerie dalla parte di mare, vittima di terremoti endemici, e stremato dagli attacchi degli arabi siciliani, crebbe a stento e sembrava piuttosto una fortezza che una città, seppure con una cattedrale ortodossa che si chiamava Cattolica, residuo del periodo bizantino, una Chiesa madre, il duomo e un fiorente quartiere ebraico. Intorno al 1700 accanto all’ospedale fu costruito un modesto palazzo municipale, che era anche sede del monte di pietà, ma privo di una piazza principale a renderlo simbolicamente solenne, perché la piazza principale era da sempre la piazza davanti al duomo. La strada maestra che attraversava la città da nord a sud aveva un andamento irregolare. Molti saranno i palazzi registrati nel catasto settecentesco tra i quali spiccava per pregio architettonico la domus magna.

I palazzi erano sparsi senza costituire nell’insieme un embrione di strada monumentale, anche se sulla Marina il prato della fiera d’agosto, istituita nel 1357, aveva a suo modo un aspetto monumentale, e nella piazza all’interno delle mura si svolgeva un grande mercato.    Nel 1783 un catastrofico terremoto distrusse la città cancellando l’impianto urbanistico medievale. Il clima culturale mutato suggerì di cogliere l’occasione per ricostruire il centro urbano con un programma di rinnovamento radicale. La situazione orografica della città, stretta tra il mare e la montagna, suggerì a Giovan Battista Mori, autore del piano di ricostruzione, che lo schema urbano più praticabile ed elegante fosse quello di tracciare una strada maestra parallela alla costa larga dodici metri dalla quale si doveva sviluppare la nuova e ordinata maglia a scacchiera del centro.

Il centro della città veniva sottolineato dalla sequenza del palazzo municipale con la sua piazza principale, separata da una fila di case dalla strada maestra, dal teatro, dal collegio per le fanciulle nobili e per quelle povere, e dalla casa di riposo per le vedove benestanti. Contestualmente il Mori suggeriva che la zona meridionale del centro fosse il settore più pregiato della città, contrassegnato nel seguito della strada maestra dalla piazza del duomo, con il seminario e l’arcivescovado, attraversato poi dalla sequenza a quei tempi chiarissima del presidio territoriale – il governatore con la sua guarnigione intorno alla piazza d’armi sul versante a mare e sul versante a monte il castello che ospitava il carcere accanto al tribunale – e concluso dalla piazza del mercato circondata da due esedre alberate che ne fecevano la passeggiata cittadina, mentre a settentrione il settore popolare della strada maestra veniva invece concluso, molto lontano dal teatro, dalla piazza dell’orfanatrofio e del pubblico granaio.

La strada principale veniva poi attraversata al centro dalla sequenza tematizzata a mare da una piazza mercantile, sito del mercato marino, cui corrispondeva una strada più larga che formava una croce equidistante dalla piazza principale e da quella del duomo, e che sottolineava l’accesso alla città dal porto, contrappuntata in tono minore da una strada trionfale più a sud, verso la fontana sulla piazza del duomo, che contrappuntava la fontana sul prato della fiera. Altra rivoluzione urbanistica dell’epoca fu la grandiosa idea del Mori di rendere monumentale la palazzata sul porto coordinandone l’architettura come a Messina nel 1600 arricchendola di monumentali porte che consentivano l’accesso al mare.   

Dopo dure polemiche iniziali con chi avrebbe voluto una ricostruzione com’era e dov’era, il taglio europeo del piano Mori soddisferà le ambizioni estetiche della città e la strada maestra verrà riconfermata nel corso dell’Ottocento come la sequenza esteticamente rilevante della città e non soltanto come una soluzione distributiva razionale dei nuovi spazi che si aprirono con la ricostruzione. I reggini sembrarono rendersi conto che una strada maestra così lunga poteva diventare un motivo estetico peculiare del cuore pulsante cittadino.

Nella nuova strada, denominato corso Borbonico, vi verranno allocati il rinnovato palazzo municipale, il teatro, la prefettura, la camera di commercio, la banca d’Italia, mentre la piazza principale verrà evidenziata e ingrandita mediante la demolizione degli edifici che nel piano Mori la separavano dalla strada maestra. Di lì, verso sud, va emergendo come strada principale, con i negozi più prestigiosi, il tratto della strada maestra tra la piazza principale e la piazza del duomo – anche se poi il caffè dei conservatori sarà nella piazza principale e quello dei liberali nella piazza del duomo.

Più oltre verranno aperti il giardino pubblico, un nuovo teatro, la piazza davanti alla stazione ferroviaria mentre, a confermare il carattere popolare del versante settentrionale – chiamato la “Siberia” – vi verrà aperto il nuovo porto.  Tuttavia le famiglie nobili avranno qualche perplessità sul destino del progetto di palazzata del Mori, forse troppo ambizioso per la consistenza reale del loro ceto, che d’altra parte preferirà sempre e dovunque scegliere l’aspetto esteriore dei propri singoli palazzi anziché affidarsi ai prospetti uniformi suggeriti dal Mori, e poiché d’altra parte, come del resto in molte altre città, vogliono comunque abitare distanti dall’ambiente commerciale delle botteghe sulla strada maestra, preferiscono così dar vita con i loro palazzi alla monumentale via Aschenez, una parallela immediatamente a monte delle strada principale, sorvegliata dalla caserma dei carabinieri e caratterizzata dalla presenza del Conservatorio, del mercato coperto, del liceo, del collegio Campanella, e dove verranno edificate le chiese della Candelora e della Cattolica.   

Il terremoto del 1908, pur nella sua tragicità, rappresentò un’occasione per continuare, anche se con alcune modifiche radicali, l’opera di ricostruzione avviata con il piano settecentesco del Mori in un clima di un vivace dibattito tra architetti e urbanisti che ebbe come interlocutore principale Pietro De Nava, incaricato a redigere il nuovo piano di ricostruzione del centro urbano, allora coincidente con il territorio dell’intera città.  

Per sottolineare l’avvenuta annessione della città al Regno d’Italia si realizzò, a metà della strada maestra (Corso Garibaldi), una piazza nazionale, l’attuale Piazza Vittorio Emanuele II, dove si affacciano non soltanto il Municipio ma anche il palazzo della Provincia e della Prefettura e distante pochi metri dal nuovo Teatro. La strada principale venne successivamente conclusa a sud da una seconda piazza nazionale –Piazza Garibaldi– con la statua di Garibaldi di fronte alla stazione e a nord da una terza piazza nazionale –Piazza De Nava – dominata dal grande prospetto principale del museo archeologico nazionale e arricchita dalla statua del De Nava.

Sul versante simbolico da Piazza Italia si snoda, parallelamente al corso Garibaldi e al corso Vittorio Emanuele III, la via Miraglia dove sono schierati l’uno accanto all’altro i palazzi di tutte le amministrazioni periferiche dello Stato, dall’ufficio delle imposte al genio civile e al palazzo delle poste, per poi terminare più a sud con la piazza dedicata al tenente Federico Genoese.   Per perseguire una pianta geometrica ortogonale del tessuto urbano fu rifatta radicalmente la piazza del Duomo con pianta rettangolare e con due filari di portici simmetrici per renderla monumentale, raro esempio nel sud Italia, con al centro della scena la nuova cattedrale romanica-bizantina. La regolarizzazione della piazza del duomo si inscrive a sua volta in un vasto programma di rinnovamento architettonico che fa di Reggio una delle città più singolari.

Crollate le case precedenti quelle nuove sono state ricostruite con soli due o tre piani fuori terra – secondo le norme antisismiche anteriori alla diffusione del cemento armato – e con facciate sorprendentemente decorate non soltanto lungo il corso Garibaldi, ma anche lungo la vie Demetrio Tripepi, del Torrione, Aschenez, dei Filippini (quest’ultima, nel 2014, è stata sottoposta ad interventi di restyling). Ma l’idea più rivoluzionaria del De Nava sarà quella di profittare del trasferimento del porto nella zona nord e della demolizione delle mura per progettare, al posto di una palazzata ormai irrealizzabile, una passeggiata a mare ispirata alle promenade che si erano andate diffondendo nel corso dell’Ottocento in altre città europee di mare, organizzata su due livelli con uno splendido giardino di palme e di magnolie a dividerli e, ravvivata in seguito dal monumento per Vittorio Emanuele III e da quello ai caduti.  

Nel campo dell’architettura la città di Reggio Calabria presenta significative costruzioni in stile liberty. Il centro storico conserva ancora il fascino di quella città risorta con il forte desiderio di essere “bella e gentile”. Le novità stilistiche del Liberty si manifestarono grazie anche all’apporto culturale degli architetti Ernesto Basile, Camillo Autore e Vincenzo Miccolupi e alla sapiente attività progettuale dell’ingegnere Gino Zani. Il primo firmò l’edificio più rappresentativo della città Palazzo San Giorgio; il secondo progettò l’Istituto Tecnico e l’edificio del Liceo Classico; Miccolupi progettò numerosi edifici, tra cui Palazzo Migliorini (Palazzo Travia), l’Hotel “Centralino”, il Palazzo del Cav. Virtioli e quello del marchese Sarlo; il quarto firmò il progetto del Palazzo del Governo e del Genio Civile oltre che progetti di edilizia privata e popolare. Ruolo non minore hanno poi avuto i progettisti locali che si ispirarono a motivi floreali nelle decorazioni di numerosi edifici. I prospetti dei palazzi risultano decorati con finti bugnati, lesene, cornici marcapiano, cagnoli che reggono esili balconcini, tutto ad imitazione degli elementi in pietra che strutturavano gli edifici crollati. Accanto alle partiture dei prospetti, tipiche dei vecchi edifici in muratura, venivano aggiunti elementi di modernità nelle decorazioni in stucco o in pietra artificiale, nei ferri battuti, nelle vetrate, tutte in stile Liberty

Il territorio comunale della città di Reggio Calabria il centro storico costituisce la prima circoscrizione municipale e comprende il territorio che partendo dal lato mare è limitato dal seguente perimetro: sottopassaggio Lido, via Maldonato, via Domenico Romeo, via Treviso (trasversale), piazza San Marco, via Reggio Campi I tratto fino alla biforcazione con via Pasquale Andiloro, torrente Mili fino al Calopinace che costituisce il confine a sud. Il centro storico occupa una superficie di 1,41 km² (141,19 ettari) ed ha una popolazione di circa 11.000 abitanti ed urbanisticamente è caratterizzato da una maglia urbana regolare e da un tessuto edilizio di qualità. Recentemente ha riacquistato il rapporto con il fronte a mare attraverso un progetto rilevante di riqualificazione del lungomare e della fascia costiera.   Il centro storico di Reggio Calabria presenta una definizione topografica ben precisa: la collina del Trabocchetto ad Est, la riva del mare ad ovest, il torrente Calopinace a sud e il torrente Santa Lucia a nord.

  Il tratto di territorio tra la collina del Trabocchetto ed il mare è piuttosto breve e in linea d’aria supera di poco il chilometro. Il dislivello, invece è ben pronunciato, essendo di circa 110 m. e questo evidenzia la rigidità del versante sul quale la città è edificata. Questo dislivello, nel degradare verso il mare, si apre a ventaglio con la massima curvatura al centro dell’area urbanizzata e con orientamento verso nord-ovest.  

Tale zona così definita presenta il lato destro particolarmente tormentato ed inciso dal torrente Caserta e dalla Fiumara dell’Annunziata, mentre il lato sinistro si allarga nel doppio alveo dei torrenti Calopinace e Sant’Agata, determinando un’ampia zona che va dalla piazza del Duomo sino all’aeroporto. Il terreno, proprio per le sue origini fluviali, è particolarmente ghiaioso con presenza anche d’argilla(cglg)

REGGIO – Dal 10 aprile al via i corsi dell’Organizzazione nazionale Assaggiatori di Vino

Dal 10 aprile ripartono i corsi per Assaggiatori di Vino, organizzati da Onav – Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino – sezione di Reggio Calabria.

Il corso, giunto alla 16esima edizione, si terrà nella sala meeting del Torrione Hotel a Reggio Calabria e ha l’obiettivo di diffondere e conoscere la cultura del vino, della sua sensorialità ed alla educazione al consumo consapevole attraverso percorsi formativi rivolti a tutti, appassionati, operatori del settore e a chiunque voglia avvicinarsi a questo affascinante mondo, di cui Onav è portavoce fin dal 1951.

I corsi Onav sono abilitanti per il conseguimento della Patente di Assaggiatore di Vino ai sensi del DPR 8/7/1981 n. 563, figura riconosciuta dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAAF), che permette l’iscrizione all’ Albo Nazionale degli Assaggiatori. Le lezioni, tenute da docenti Onav qualificati, tratteranno di viticoltura, enologia, legislazione ed assaggio tecnico.

Il percorso formativo di Onav, articolato in 15 incontri, alterna lezioni teoriche, riguardanti le numerose caratteristiche e peculiarità del mondo del vino, a quelle dedicate all’approccio tecnico professionale dell’assaggio, per concludere l’esperienza con il rilascio della Patente di Assaggiatore Onav, previo esame abilitante.

Ad ogni assaggio guidato e ad ogni lezione teorica, emergeranno e si affineranno le potenzialità dell’Aspirante Assaggiatore, che si svilupperanno in maniera del tutto naturale attraverso il percorso di conoscenza integrale e integrata del mondo del vino e del suo contenuto sensoriale.

Negli anni l’Onav si è radicato nel tessuto della provincia di Reggio Calabria formando centinaia di professionisti del Settore e organizzando eventi di approfondimento didattico e sensoriale.

L’Onav, diffusa capillarmente su tutto il territorio nazionale, rappresenta il punto di riferimento per il settore vitivinicolo e per l’HO.RE.CA.

Passion and skill, passione e competenza, non è solo un motto ma lo spirito che muove l’associazione.

Per informazioni e prenotazioni scrivere a reggiocalabria@onav.it o visitare il sito www.onav.it nello spazio dedicato alla Sezione Reggio Calabria. (rrc)

REGGIO – Il Consiglio comunale approva il Bilancio di previsione

Il Consiglio comunale di Reggio Calabria ha approvato il bilancio di previsione.

Ad illustrare il bilancio di previsione l’assessore alle Finanze dell’Ente, Domenico Battaglia, che ha evidenziato come «lo schema di bilancio sottoposto, grazie alle indicazioni fornite a questa Amministrazione, nella complessiva pianificazione inserita nell’ambito del Dup, rispetta i principi di contabilità generale e il pareggio della legislazione vigente».

«La manovra di bilancio – ha spiegato – ammonta a 709 milioni di euro. Come sapete, da qualche anno, i criteri e i parametri generali che sovrintendono alla relazione del bilancio di previsione, tengono come importante punto di riferimento il Patto sottoscritto con lo Stato, siglato con il presidente Draghi, che ha suggellato un percorso di recupero di credibilità rispetto all’Amministrazione comunale».

«Continua la riduzione del disavanzo – ha aggiunto – che si attesta a 191 milioni, 20 in meno rispetto allo scorso anno. Si è dunque passati dai 400 milioni del 2020 ai 191 di oggi. In netto miglioramento il tasso di copertura dei servizi a domanda individuale la cui previsione per il 2025, si attesta al 69% rispetto al 61% del 2024».

«Oggi tutto torna – ha concluso Battaglia – e il nostro bilancio è in salute, ringrazio il Sindaco Giuseppe Falcomatà che, all’atto del suo insediamento, ha deciso, prendendosi il rischio, di non dichiarare il dissesto finanziario. Una decisione sofferta, ma intrapresa con lungimiranza, si è scelta la strada di risanare le finanze, oggi e ancor più domani, quando verranno meno gli impegni dei patti, saranno liberate partite di bilancio che consentiranno un maggiore potere di spesa e si sarà onorato il patto di equità intergenerazionale che potrà consentire un futuro migliore per Reggio».

A seguire l’enunciazione delle attività poste in essere per la relazione del bilancio da parte del dirigente Franco Consiglio.

La seduta si è aperta con la richiesta di un minuto di silenzio da parte del consigliere comunale Filippo Quartuccio che ha espresso solidarietà per le numerose vittime del terremoto nel Myanmar.

«Questa terra conosce bene le difficoltà che stanno vivendo quei territori – ha detto – ma è dal dolore che si prova che si rinasce ed è questo l’augurio che facciamo, restando vicini a loro con il cuore».

Durante la discussione sul bilancio di previsione il capogruppo del Partito Democratico, Giuseppe Marino, ha ringraziato per il lavoro svolto dall’assessore Battaglia, l’ufficio finanza e Franco Consiglio, il collegio del revisori. Ha citato Andreotti, poi, nel ricordare che «la sapienza non è propria di chi pretende di voler dare lezione agli altri, c’è una sapienza di cuore che va oltre le conoscenze e i curriculum».
Un messaggio chiaro lanciato dopo il lungo intervento del consigliere d’opposizione, Antonino Minicuci che entra in consiglio, secondo Marino: «con l’illusione di voler insegnare agli altri, pensando di dare lezione».
Il rammarico per Marino è di non aver avuto nella civica assise lo stesso Minicuci 15 anni fa, «nell’epoca dei bilanci della finanza creativa, in cui venivano distratti fondi con spregiudicatezza, avrebbe sicuramente saputo dare consigli. L’odierno bilancio non è il libro dei sogni, come in passato avveniva, ma è serio e vero, così come tutti i documenti economici che l’Amministrazione ha prodotto e come certificato dalla Corte dei Conti».
Il consigliere ha, poi, evidenziato alcuni elementi positivi emersi dal bilancio in relazione ai servizi offerti alla persona, come la mensa scolastica a 2.550 bambini, il servizio scuolabus a 650 studenti della città, investimenti per una quota superiore ai 200 milioni di euro per la pianificazione, programmazione e progettazione.
«Una dotazione, tuttavia – ha concluso Marino – messa a rischio dal governo nazionale che manca di trasferire circa dieci milioni di risorse (Pon, POc e Pnrr), causando una mancanza di liquidità che mette a rischio la tenuta delle imprese».

Il consigliere Antonino Castorina ha chiarito: «Ho ascoltato la riflessione del consigliere Minicuci che avrebbe potuto confrontarsi coi consiglieri Neri e Marcianò visto che erano da questa parte, quando era in vigore il piano di rientro e non si poteva spendere e che, anche grazie al loro impegno, siamo riusciti a superare la situazione di stallo. Ricordiamo quella scelta di coraggio che ha visto tutti noi protagonisti, non si può fare un damnatio memoriae di ciò che è stato».

«Quando abbiamo votato nella sede opportuna, ossia la Commissione Bilancio – ha proseguito – presieduta da Pino Cuzzocrea, non mi sembra ci siano state proposte emendative da parte dell’opposizione a bilancio o Dup, le riflessioni di oggi non hanno avuto all’interno della sede propria la necessaria conseguenza rispetto agli intendimenti posti oggi. Criticate su altro, perché vuol dire che non vivete la città oppure avete letto il bilancio senza capire cosa comporta. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che è stato fatto perché abbiamo superato una fase dura e abbiamo dato una speranza di programmazione per il futuro della città».

Il consigliere Giuseppe Sera ha fatto i complimenti al settore Finanze per il lavoro svolto «con l’augurio di proseguire su questa missione che porta risultati. Ho seguito l’intervento di Minicuci: è semplice buttare appunti in commissione o in consiglio comunale. In Commissione ho posto l’attenzione in maniera propositiva su cose che vanno migliorate e, prima di dire i punti migliorabili, ho specificato le cause e le soluzioni, questo è l’esercizio del ruolo di consigliere in commissione ed è un confronto leale».

«Qui bisogna fare sintesi di un documento del bilancio – ha continuato  perché sono 9 anni che, affidandoci a Franco Consiglio, portiamo risultati. Parliamo dei servizi raggiunti: niente più file all’ufficio anagrafe, i risultati per i trasporti con 49 nuovi mezzi, gli empori della solidarietà a Pellaro e Arghillà, per l’assistenza a 300 famiglie; gli asili che fanno parte di una programmazione che dura da anni. Questi sono obiettivi raggiunti dall’Amministrazione. Il sindaco Giuseppe Falcomatà ha avuto il coraggio di prendere posizione, scegliendo la strada più difficile, ma con la coscienza del buon padre di famiglia».
In sede di dichiarazione di voto sono intervenuti i consiglieri Antonino Zimbalatti, Franco Barreca(rrc)

A Reggio successo per il seminario “Leader nella Vendita”

Ha riscosso successo e partecipazione “Leader nella Vendita”, il seminario organizzato dal Comitato Piccola Industria di Unindustria Calabria e svoltosi nella sede di Confindustria di Reggio Calabria.

Un’intera giornata di formazione intensiva con Emanuele Maria Sacchi, massimo esperto italiano di leadership e comunicazione persuasiva, che ha guidato imprenditori, manager e professionisti attraverso le leggi fondamentali della negoziazione e le tecniche più avanzate di vendita.

L’evento è stato patrocinato da Unindustria Calabria Giovani Imprenditori, Confindustria Reggio Calabria Piccola Industria e Giovani Imprenditori, AISCRIS e Ance Giovani Reggio Calabria, l’evento ha riscosso un successo straordinario: posti esauriti in pochi giorni e oltre il 30% dei partecipanti provenienti da fuori provincia.

Il prof. Sacchi ha offerto ai partecipanti strumenti pratici e strategie concrete, partendo dalle due leggi fondamentali della vendita – la Legge dell’Esclusione e la Legge del Confronto – fino ad arrivare all’importanza dell’empatia, della spontaneità e della gestione delle obiezioni.

«La formazione, se fatta bene, è un grande investimento – ha dichiarato Sacchi –. Se si riesce a trasferire strumenti e a metterli in pratica, la crescita è inevitabile. La vita stessa è una continua negoziazione».

Il seminario ha rappresentato non solo un momento di formazione ma anche un’occasione per rafforzare il tessuto imprenditoriale locale e condividere buone pratiche.

Fortunato Rizzo, Presidente Piccola Industria Unindustria Calabria, ha sottolineato:

«È il quinto evento al quale partecipo con Sacchi. Ogni volta è una crescita personale e professionale. Visti i risultati, stiamo valutando l’idea di portare questo format in altre territoriali con un vero e proprio roadshow».

Nicola Cuzzocrea, Ceo di O2HP S.R.L., tra gli organizzatori dell’iniziativa, ha evidenziato: «abbiamo fortemente voluto questo seminario per offrire un valore aggiunto ai giovani imprenditori del territorio. Il tutto esaurito in una settimana dimostra che c’è grande fame di conoscenza».

Tra i messaggi più forti lasciati dal seminario, l’idea che vendere non sia solo una tecnica, ma una scienza, e soprattutto, una questione di mindset.

«Non otterrai dalla vita ciò che meriti, ma ciò che saprai negoziare», ha ribadito Sacchi, invitando i partecipanti a superare i propri limiti e a valorizzare il proprio potenziale con autenticità e strategia.

Il successo dell’evento conferma l’efficacia di investire in formazione di qualità e nella promozione di una nuova cultura imprenditoriale anche nel Sud Italia. La grande partecipazione, l’alto livello di coinvolgimento e l’energia che si è respirata in aula aprono ora la strada a nuove iniziative formative sul territorio. (rrc)

A Reggio al via i seminari sui Benefici della Forestazione Urbana all’Università Mediterranea

Al Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, il ciclo di seminari “Riforesta@graria – I benefici della forestazione urbana”.

L’iniziativa conclude il progetto finanziato dalla Città metropolitana, grazie al quale è stata realizzata la riforestazione della collina circostante la sede della facoltà di Agraria.

“Verde Urbano e Salute”, “Altri animali in Città” e “Terapia Forestale”: questi i titoli dei tre importanti seminari destinati a studenti, associazioni e operatori del settore, che vedranno la partecipazione di illustri relatori.

Al seminario di apertura, introdotto dal Professor Andrea Rosario Proto, Coordinatore del CdS triennale in Scienze Forestali e Ambientali e promotore del progetto Riforest@graria, è intervenuto il Consigliere metropolitano delegato all’Ambiente Salvatore Fuda.

«L’Amministrazione Falcomatà – ha dichiarato Fuda – ha accolto la sfida posta dal PNRR, che dedica specifiche risorse per rendere le nostre città metropolitane più verdi e quindi più resilienti, capaci di mitigare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici e migliorare la vita delle comunità. I progetti di riforestazione urbana e periurbana che si stanno realizzando sono tra le attività più qualificanti della nostra azione politico-amministrativa. Sono state individuate aree di proprietà pubblica in diversi comuni per un totale di circa 415 ettari; in ogni ettaro verranno messe a dimora 1000 nuove piante, tra alberi e arbusti, per un investimento complessivo di oltre 16 milioni di euro».

«L’altro grande progetto in fase di realizzazione è Aspromonte in città – ha spiegato ancora il Consigliere delegato all’Ambiente – ben 118 milioni di euro, fondi Pnrr, per rigenerare aree urbane degradate in chiave verde. Un progetto unitario che prevede interventi diffusi su tutto il territorio metropolitano. In questo contesto si inserisce BiodiverCity, uno specifico intervento sul tema del rapporto tra la città e il verde urbano, realizzato nell’ambito della convenzione tra la Città metropolitana e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria».

«Sono coinvolti il dipartimento PAU, con il laboratorio L.A.Stre-Laboratorio Integrato dell’Area dello Stretto per lo sviluppo del Territorio, e il Dipartimento di Agraria, con il Laboratorio Mecc Agr. Come già detto in altre occasioni, si tratta di uno “strumento” importante – ha aggiunto – che, in qualche mod,o ha l’ambizione di mettere a disposizione il “sapere” della nostra Università al servizio dei cittadini e del territorio. I comuni spesso non hanno risorse umane ed economiche per programmare e gestire il verde urbano nel modo giusto: basti pensare che spesso banalmente si sbaglia anche nella scelta delle specie arboree da mettere a dimora nei centri abitati, poco compatibili con le infrastrutture urbane».
«Con BiodiverCity vogliamo aumentare – ha proseguito – la consapevolezza del grande valore del verde in città, dando supporto affinché lo si possa gestire e programmare in maniera adeguata, nella consapevolezza di quanto sia importante per il benessere dei cittadini. Dobbiamo costruire città più verdi che ci aiutano ad abbattere gli agenti inquinanti, a contrastare le isole di calore urbane, avendo riguardo a preservare e aumentare la permeabilità del suolo e assumere misure idonee a contrastare il dissesto idrogeologico».

Nella relazione del Professor Giovanni Sanesi, ospite del seminario, è stata argomentata, con dati scientifici, la stretta relazione tra la presenza del verde in città e la salute dei cittadini.

«Una relazione molto interessante e illuminante», ha affermato Fuda, che ha aggiunto: «Sul tema dell’ambiente siamo chiamati a fare scelte politiche per realizzare interventi di valore strategico che dispiegheranno i loro effetti nel medio-lungo periodo, con ricadute sul benessere sociale ed economico delle nostre comunità. Questo stiamo facendo con il Sindaco Falcomatà e l’intera Amministrazione metropolitana».

«Voglio ringraziare, in questo caso, i Dirigenti e i funzionari del Settore 11- Pianificazione e Valorizzazione del territorio, che portano avanti, con grande passione e senso del dovere, il lavoro per concretizzare le scelte di indirizzo politico che assumiamo e che permette la realizzazione dei progetti». (rrc)

REGGIO – Lunedì in scena “Carta Bianca Palestina”

Lunedì pomeriggio, a Reggio, alle 18.30, all’Auditorium Santa Caterina, in scena il recital/ monologo “Carta Bianca Palestina – Dalle origini del sionismo al conflitto attuale” di Moni Ovadia.

L’evento chiude la rassegna teatrale Oltre i Confini: Voci di Resistenza e Speranza, Storie di Lotta e Solidarietà,” promossa dalla Fondazione Girolamo Tripodi.

Moni Ovadia, attore, autore e scrittore è uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura della scena italiana. Il suo teatro ha contribuito a fare conoscere la cultura Yiddish attraverso una lettura contemporanea, unica nel suo genere in Italia ed in Europa. Ma Moni Ovadia è anche noto per il suo costante impegno politico e civile a sostegno dei diritti e della pace. In questo recital/monologo intratterrà il pubblico con riflessioni, letture e storielle ispirate al suo vastissimo repertorio.

Questo recital/monologo, come dice Ovadia, parte dalle origini: “Lo slogan con cui il sionismo si presentò al mondo fu programmatico: “una terra senza popolo per un popolo senza terra”. Ma in quella terra, la Palestina mandataria, un popolo c’era. Coerentemente, il primo atto dell’appena costituito “Stato degli ebrei” (definizione di Theodor Herzl) fu la “Nakba”, l’espulsione violenta di 750.000 palestinesi dalle loro case, dalle loro terre, dai loro ulivi, dalle loro topografie esistenziali fisiche ed emotive con la distruzione di quasi 500 villaggi».

«Quei palestinesi finirono nei campi profughi della Striscia di Gaza – ha proseguito – e quella fu una pulizia etnica compiuta dal governo laburista con a capo David Ben-Gurion, padre della patria israeliana. Nel mondo quell’esordio fu ammantato dalla hasbarah, la micidiale propaganda israeliana, e dalla rete delle menzogne vittimistiche e intimidatorie che quasi nessuno osava penetrare, perché quegli ebrei venivano dall’immane catastrofe della Shoah, di cui però i palestinesi non avevano la benché minima responsabilità».

«I governi sionisti scelgono la cultura delle armi più distruttive, per dominare, opprimere e terrorizzare il popolo più solo del mondo e sterminare migliaia di donne e bambini, i più fragili, quell’umanità indifesa che i profeti di Israele incitano a proteggere combattendo al loro fianco», ha proseguito.

«La mia formazione ebraica e marxista – ha concluso – mi ha sempre portato a scegliere come mia gente gli oppressi, gli sfruttati, i diseredati. Ho sempre sentito una naturale solidarietà per il popolo palestinese, ma solo negli ultimi quattro decenni ho preso coscienza di ciò che è ed è sempre stato il sionismo: un progetto colonialista di impianto etnonazionalista che ha sempre mirato a cancellare l’identità palestinese». (rrc)

REGGIO – Domenica un ponte culturale tra Reggio e Messina

Domenica pomeriggio, a Reggio, alle 18.30, nella Sala  Museo FS Pietro Germi della stazione di Santa Caterina, si terrà l’evento in cui si parlerà de “Il treno sulle onde – Storia del traghettamento tra Calabria e Sicilia”.

L’evento è organizzato dall’Associazione Culturale Incontriamoci Sempre con l’Associazione messinese delle Ferrovie Siciliane, nell’ambito della rassegna Calabria d’Autore.

La serata sarà condotta da Pino Chillemi ed alcuni componenti l’associazione AFS, mentre i saluti da parte del direttivo di Incontriamoci sempre. Annunciata, anche, la partecipazione di Nicola Morabito, storico presidente della Vaporiera Calabria Express e di tanti Ferrovieri in servizio ed quiescenza, di tanti amatori del mondo FS, Siciliani e Calabresi.

Ad arricchire l’evento, la mostra di modellini delle Navi traghetto (AFS) curata dall’Associazione delle ferrovie siciliane, l’Associazione Incontriamoci Sempre, unitamente alla cartoleria Paper. In mostra, dunque, un plastico di circa due metri con le due sponde, unite da un piccolo ponte di Cannoli, un gemellaggio della pasticceria Messinese e Reggina. I cannoli, poi, saranno riempiti al momento, grazie alla vicinanza dei prestigiosi pasticceri Reggini dell’Apar che da sempre condividono il percorso Culturale in favore del territorio di Incontriamoci Sempre ODV. Una serata sempre all’insegna della solidarietà, naturalmente il ricavato della degustazione dei Cannoli servirà alle tante iniziative benefiche che incontriamoci sempre è sempre protagonista su questo versante. (rrc)

REGGIO – La Giornata nazionale contro la solitudine dell’anziano

Domani mattina, a Reggio, alle 9.30, nella Sala “Federica Montelone”, si terrà la prima edizione dell’evento formativo “Giornata nazionale contro la solitudine dell’anziano: Mai più soli. Esperienze a confronto”.

L’evento è fortemente voluto dall’Ufficio del Garante della Salute della Regione Calabria e realizzato grazie al supporto dell’Azienda sanitaria provinciale reggina e con la collaborazione della Consulta delle Politiche Sociali del Comune di Reggio Calabria. I responsabili scientifici dell’evento sono il dr. Giovanni Calogero e il dr. Giovanni Tripepi. 

L’iniziativa prevede il rilascio dell’attestato e di 4,2 crediti formativi Ecm per i partecipanti (personale dipendente o convenzionato nei ruoli sanitari– profilo dirigenza e comparto).

Si parte con i saluti istituzionali della Garante regionale della Salute, Anna Maria Stanganelli; del direttore Generale dell’Asp di Reggio Calabria, Lucia Di Furia; di Giovanni Calogero, Dirigente Formazione Continua e Ricerca dell’Eccellenza Asp di Reggio Calabria e della Presidente della Consulta Comunale Politiche Sociali e Culturali del Comune di Reggio Calabria, Marisa Cagliostro.

Seguono le relazioni di Giovanni Tripepi, Dirigente di Ricerca dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, sede di Reggio Calabria, che affronterà il tema dell’invecchiamento della popolazione: focus sui dati della Calabria; di Giuseppe Armentaro, Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco”, UOC Geriatria, Catanzaro, con una relazione dal titolo “Lo spettro delle fragilità negli anziani: focus sullo scompenso cardiaco”; del “ruolo delle associazioni di volontariato nel supporto alla popolazione anziana: l’esperienza di Casa Paese per demenze di Cicala” parlerà Elena Sodano, Presidente dell’Associazione RaGi, Catanzaro; sul tema del “Volontariato e servizi per gli anziani: l’esperienza sul territorio” interverrà Rosa Scopelliti, dell’Associazione Nuova Solidarietà di Reggio Calabria e infine il sociologo Piero Praticò si focalizzerà sul tema “Nuova anzianità e co-housing. Decreto Legislativo del 15 marzo 2024 n. 29”.

Al termine dei lavori, è prevista una tavola rotonda, in cui i professionisti della sanità, del sociale e del volontariato si confronteranno apertamente integrando competenze e tracciando uno stato dell’arte sui percorsi intrapresi nel nostro territorio.

Le conclusioni saranno affidate alla Garante Stanganelli.

«Il fenomeno della solitudine – ha dichiarato Anna Maria Stanganelli – rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria, correlata ad un aumento del rischio di patologie croniche e di declino cognitivo».

«È necessario investire sugli anziani – ha concluso – e condividere un percorso virtuoso a tutti i livelli, affinché possano continuare ad essere una risorsa per le famiglie e per la società». (rrc)

REGGIO – Con l’evento “Cantastorie” si conclude l’anniversario dei Portatori della Vara

Domani mattina, a Reggio, alle 9.30, al Seminario Arcivescovile, si terrà “Cantastorie”, l’evento che chiude la prima parte delle celebrazioni promosse per il XXV anniversario dalla fondazione dell’Associazione dei Portatori della Vara.

La rappresentazione in vernacolo de “l’assalto dei turchi al Santuario di Nostra Donna del Consuolo”, riadattata da Antonio Marino, portatore della Vara e coautore del volume “Maria SS. Del Consuolo. La Madonna dei reggini, Pensieri, Parole, Opere e Miracoli”, sarà affidata agli studenti dell’Istituto Principe di Piemonte.

L’episodio dell’assalto ottomano al Santuario sulla collinetta dell’Eremo sarà arricchito dalle splendide opere realizzate dagli studenti del Liceo artistico Preti-Frangipane di Reggio Calabria donate all’Associazione dei Portatori della Vara. Guidati dal vicepreside del Liceo, professor Antonio Barbera, Ludovica Maria Calabrò, Salvatore Carpentieri, Greta Condello, Silvia D’Anna, Giada Delfino, Irene Foletti, Angelo Foriglio, Gaetano Imbesi, Gabriel Scafaria, Nausika Siviglia e Miriam Tripepi sono riusciti a narrare, attraverso una dettagliata ricerca storico-iconografica, uno degli episodi salienti dell’incursione musulmana riuscendo a evidenziare l’importanza non solo storica dei fatti, ma a mettere in evidenza il viscerale rapporto che esiste tra il popolo e la Madonna del Consuolo, alla quale i reggini si rivolgono per scongiurare il peggio per la città.

«Un attacco mirato a distruggere e devastare l’Eremo e che fallì, grazie all’intervento dei cappuccini appoggiati da 20 reggini mossi da profonda devozione alla Vergine. Con l’aiuto di altri cappuccini, intervenuti per dar man forte ai confratelli, riuscirono a respingere il primo tentativo dissacratore. All’alba del giorno seguente, i musulmani tornarono più numerosi e meglio organizzati, sicuri di portare facilmente la loro missione a termine. Ma anche i reggini si erano, nel frattempo, riorganizzati, ponendosi nei punti più strategici per difendere il Santuario. La battaglia, nonostante le gravi perdite inflitte ai nemici, non faceva presagire niente di buono. Il combattimento si fece allora, più furioso ed i turchi giunsero alla porta del Santuario. Fu a questo punto che padre Gabriele, guardiano del Santuario, temendo catastrofico un ulteriore attacco da parte musulmana, decise di nascondere, nell’anfratto di un muro, vicino alla Chiesa, il Quadro della Madonna della Consolazione e gli arredi sacri e di riparare sulle montagne, assieme ai confratelli ed ai reggini, che ne avevano condiviso la nobile impresa. Giunti nuovamente sul luogo, ormai libero, i turchi frugarono in ogni angolo e non trovando nulla diedero fuoco al santuario. Ritornati i frati trovarono il convento illeso e il fuoco si era, infatti, subito estinto».

«Il Cantastorie – spiega il presidente Gaetano Surace – insieme al coinvolgimento diretto dei più giovani, nel caso specifico degli studenti del Liceo artistico e dell’Istituto Principe di Piemonte, è stato pensato e fortemente voluto dall’Associazione per tramandare proprio alle giovani generazioni la storia della nostra città e della devozione alla Madonna della Consolazione. I giovani conoscono le festività mariane ma non ne conoscono il vero senso della processione, della calata della Sacra Effige in città; ecco, compito di noi portatori, non deve limitarsi solo ad portare la Vara ma a far si che non si perda la memoria e si continui la tradizione e la devozione per la Madonna».

L’importanza di questo ultimo momento dedicato alle giovani generazioni è stato sottolineato dal delegato allo sport dei Lions Mimmo Praticò che sin dal primo momento ha aderito con entusiasmo alle iniziative promosse dall’Associazione dei portatori. “Un grazie di cuore, insieme ai più affettuosi complimenti a tutti coloro che hanno partecipato al progetto e che ha voluto che i propri alunni, la futura generazione della città, iniziassero sin da ora a conoscere la storia della Madonna della Consolazione. 

«Quando il presidente, Gaetano Surace, mi ha voluto al suo fianco, ho subito risposto positivamente perché la storia della Madonna del Consuolo e dei Portatori della Vara rappresentano i principi fondamentali del Lionismo e dell’etica Lionistica: spirito di servizio verso il prossimo, con l’onore, con la dignità, con la lealtà, con l’amicizia, nel segno del dare senza chiedere nulla in cambio. Questi sono i messaggi che ci hanno tramandati i frati francescani nel difendere i propri Valori, grazie alla speranza ed alla fede che la Madonna del Consuolo ci ha indicato con la sua “Stella cometa”», ha detto Praticò.

Un ringraziamento, viene rivolto da parte del presidente Surace e del delegato Lions Praticò al Rettore del Seminario, don Simone Gatto che sta conducendo ed aprendo le porte di questo prestigioso istituto alle attività culturali della città. Un ultimo appuntamento, questo de “Il Cantastorie” che, come anticipato, chiude solo la prima parte delle celebrazioni per quest’importante anniversario e che proseguirà con altri appuntamenti nei mesi estivi.  (rrc)