Sanità / Il presidente Occhiuto incontra Comunità Competente

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omunità Competente è una delle più attive associazioni a difesa della sanità regionale in Calabria e svolge da anni una forte opera di sensibilizzazione e di tutela della salute pubblica. Il suo portavoce è il dott. Rubens Curia, virologo e grande conoscitore dell’apparato amministrativo della sanità pubblica.

Venerdì scorso una delegazione di Comunità Competente è stata ricevuta in Cittadella a Germaneto dal Presidente Roberto Occhiuto.

Il governatore era affiancato dal Subcommissario Ernesto Esposito e dal Direttore Generale del Dipartimento Tutela della Salute Iole Fantozzi. La delegazione di Comunità Competente era composta da Rubens Curia, Rosaria Brancati, Francesco Costantino, Daniela Diano, Marina Galati, Francesco Mammì, Antonia Romano e Giovanni Schipani. 

Al governatore è stato presentato un propositivo documento su alcune problematiche inerenti i bisogni di salute dei calabresi,

La riunione, che si è protratta per oltre due ore, si è svolta in un clima costruttivo e di serrato confronto in cui si è condiviso il valore della partecipazione, dei vari attori sociali ed istituzionali, alla programmazione dell’organizzazione della sanità; a tal proposito il Presidente, dopo la predisposizione del Piano Operativo, si confronterà con le parti sociali per eventuali integrazioni, inoltre, prossimamente sarà istituito un “tavolo tecnico”, come richiesto, da Comunità Competente, per attivare il “budget di salute”, importante strumento per affrontare le problematiche delle fragilità nei suoi vari aspetti sia attinenti alla salute mentale che alle situazioni di svantaggio sociale. Si è condivisa la proposta di istituire nella nostra Regione una UOC Ospedaliera di Neuropsichiatria Infantile che dovrà integrarsi con le neuropsichiatrie infantili territoriali che dovranno essere potenziate con le necessarie assunzioni di personale. 

Per quanto attiene alla piena attuazione delle Aggregazioni funzionali Territoriali dei MMG h 12 e delle Unità Operative Complesse h 24, la problematica è in corso di definizione nel contratto decentrato dei MMG e dei Pediatri di libera scelta che disegnano un nuovo ruolo di questi professionisti. Si è affrontato, inoltre, l’annosa questione degli screening dei tumori femminili e del colon-retto che vedono la Calabria inadempiente ai LEA, su questo argomento è stato proposto di valorizzare il ruolo dei Consultori Familiari, di attuare il DCA 137/2020 che presenta opportuni finanziamenti e, da parte del Subcommissario, di utilizzare i camper, tenuto conto della orografia della Calabria.                                                                            

Particolare attenzione è stata posta all’organizzazione della salute mentale ed ai nuovi bisogni di salute in questo delicato campo su cui, nel mese di aprile, Comunità Competente e le molte Associazioni del settore organizzeranno una riflessione pubblica a cui hanno invitato il Presidente; infine, per quanto attiene alla riduzione delle “Liste d’attesa”, il Commissario ha firmato un DCA che affronta la drammatica situazione dei tempi di attesa. In merito ai gravi ritardi attinenti all’edilizia sanitaria, sottolineati da Comunità Competente, è stata avviata una  ricognizione da parte della struttura commissariale.                      Il Presidente, consapevole dei ritardi della nostra sanità accumulati negli anni precedenti, ha voluto dotare la sanità della “Azienda zero” che sarà avviata nel mese di marzo. 

L’incontro è terminato con la consapevolezza che sarà necessario attuare un notevole sforzo per consentire l’assunzione del personale di cui il nostro S.S.R. è fortemente carente, intanto eseguendo  i concorsi già autorizzati (circa 500 unità) su cui la struttura commissariale si è già attivata ed inoltre richiedendo ai Ministeri affiancanti ulteriori autorizzazioni con la consapevolezza che valorizzando la Medicina di prossimità i Presidi Ospedalieri potranno svolgere pienamente la loro funzione. 

SANITÀ, ESPLODE IL “CASO BORTOLETTI”
L’ARMA DA TRE MESI NON DÀ IL NULLA OSTA

di SANTO STRATI – L’irritazione del Presidente Roberto Occhiuto è abbastanza evidente e, nella sede del Consiglio regionale a Reggio, prima di presentare l’importante intesa con la Procura reggina per la digitalizzazione degli atti dei processi di mafia, si sfoga con i giornalisti: «100 giorni sono un’eternità: è un assurdo quanto sta avvenendo intorno alla nomina come sub commissario alla Sanità del colonnello Maurizio Bortoletti, scelto dal Governo. Non arriva il nulla osta dall’Arma nonostante i nostri continui solleciti anche a livello centrale. Io lo sento tutti i giorni e “approfitto” dei suoi preziosi consigli, delle indicazioni che con molta generosità mi fornisce. Ma urge una soluzione immediata: ce l’ho bisogno di presenza, non per telefono e grazie solo alla sua grande sensibilità istituzionale».

Già, serve la soluzione a un “caso” abbastanza surreale: il 18 novembre scorso il Consiglio dei ministri, su indicazione del presidente Occhiuto, nomina il colonnello dei carabinieri Maurizio Bortoletti, attualmente in servizio al Comando Carabinieri di Milano, come sub commissario per controllare il piano di rientro del disavanzo finanziario della sanità calabrese. Bortoletti ha un lusinghiero precedente: chiamato a Salerno ha in pratica “risanato” il buco della sanità campana, mostrando intuito e grande capacità operativa nel mondo complesso delle fatturazioni e relativi pagamenti (e in Calabria sappiamo che vigeva la contabilità creativa orale). Bene, Bortoletti sembrava (sembra tutt’ora) l’uomo giusti al posto giusto, ma, inspiegabilmente, c’è un ormai insopportabile traccheggio sul suo distacco che non trova ragione.

Secondo quanto ci ha detto, in via riservata, un alto ufficiale dei Carabinieri «mettere in aspettativa un collega che non ricopre incarichi di comando non costa nulla all’Arma. Non costa nulla perché ricopre la posizione di un capo ufficio qualsiasi in un incarico di secondo piano. Inoltre se è stato proposto da Brunetta, quindi da un Ministro in carica, non vedo ostacoli per l’Arma a metterlo, appunto, in aspettativa». C’è qualcos’altro, dunque, che crea ostacoli al distacco dell’alto ufficiale?

C’è da dire che lo scorso 2 febbraio il Ministero dell’Economia, attraverso la Ragioneria Generale dello Stato, aveva indicato in una lettera le modalità da seguire per dare il via libera al distacco, visto che – a quanto pare – le. motivazioni ufficiali sono da rapportare a questioni di spesa, ovvero su chi dovrà sostenere il compenso dovuto (stabilito peraltro dal secondo decreto sanità Calabria)  di 140mila euro annui.. Cifra che, comunque è stata dimezzata essendo condiviso l’incarico con l’altro commissario incaricato sul fronte finanziario Ernesto Esposito. Secondo la Ragioneria dello Stato si potrebbe utilizzare l’istituto del comando (ma in questo caso secondo il Ragioniere Generale Biagio Mazzotta mancano i presupposti) oppure concedere l’aspettativa senza assegni. In quest’ultimo caso, però, va fatto notare che l’incarico di subcommissario non è da considerare a tempo pieno visto che è condiviso con l’altro subcommissario Esposito, quindi si tratterebbe di un incarico extraistituzionale che verrebbe svolto senza dismettere la divisa.

Sulla questione sono intervenuti l’ex sen. Franco BevilacquaDomenico Campana, di Cambiamo – Coraggio Italia, secondo i quali è «sempre meno comprensibile la ritardata attribuzione  dell’incarico, a sub commissario alla Sanità calabrese, del Colonnello Maurizio Bortoletti, la cui nomina, da parte del Consiglio dei Ministri,  che gli attribuiva l’incarico di  guidare il piano attuativo del  rientro dai disavanzi del servizio sanitario della Regione Calabria è del 18 novembre del 2021. Nel frattempo – affermano – il Comando Generale dei Carabinieri ha sollevato  questioni di trattamento economico, peraltro stabilite da norme vigenti, nonché  questioni afferenti l’ “istituto del comando’’ che non riguardano l’incarico che assumerà  il Colonnello Bortoletti. La risposta del Ragioniere Generale dello Stato – hanno aggiunto Bevilacqua e Campana – al quale il Comando Generale dei Carabinieri  si è rivolto, nonostante abbia chiarito i ‘’dubbi economici’’ e quelli legati al ‘’comando’’, sembra non abbia, però, sortito alcun effetto, dal momento  che il Colonnello Bortoletti si trova  ancora a Milano e non già in Calabria al lavoro per quella salutare operazione di pulizia che attende da anni di essere compiuta nei conti della Sanità».

«Abbiamo interessato nostri  parlamentari – hanno detto Bevilacqua e Campana – affinché in Parlamento chiedano chiarimenti al Ministro della Difesa, nel mentre esprimiamo tutta la nostra solidarietà al presidente della Regione Roberto Occhiuto per la scelta che ha compiuto nell’indicare al Governo la persona del Colonnello Bortoletti come suo collaboratore per risollevare dalle macerie la disastrata situazione della sanità calabrese».

Anche i deputati pentastellati D’Ippolito e Parentela lo scorso 18 gennaio avevano chiesto al Governo di intervenire subito per garantire «l’immediato insediamento» del colonnello quale sub-commissario alla Sanità calabrese. Non andava dimenticato – secondo i due parlamentari – «che le aziende del Servizio sanitario della Calabria hanno risaputi e grossi guai di bilancio, per risolvere i quali il Consiglio dei ministri scelse proprio Bortoletti, in virtù delle sue competenze e capacità in questa materia». A un mese di distanza, nessun segnale.

E anche il commissario regionale della Lega in Calabria, l’avv. Giacomo Francesco Saccomanno, ha stigmatizzato la situazione: «Un fatto di una gravità inaudita se si pensa allo stato di degrado in cui versa la regione ed alla necessità di avere persone competenti e capaci sia per ricostruire il nebuloso passato che il difficile presente. Un danno enorme ai calabresi che il Governo deve mettere in conto, in quanto il deficit creato dai vari commissari, in oltre un decennio di disastrosa gestione straordinaria, non può passare sott’ordine e deve essere sopportato da chi lo ha causato a seguito della propria incapacità ed incompetenza. Sul punto la Lega attuerà le barricate: i danni creati dai commissari non possono essere subiti e pagati dai calabresi. E il ritardo incomprensibile nell’attuare concretamente la nomina del sub-commissario alla sanità è, veramente, un mistero che può far pensare tanto. Chi non vuole Bortoletti in Calabria? Chi ha interesse a non farlo venire? Le domande hanno una facile risposta: questa regione ha subito e subisce ruberie continue nel settore della sanità, tanto che non si riesce nemmeno a ricostruire un passato recente e non si riescono nemmeno ad approvare dei bilanci. È notorio che in alcune ASP vi sono presunti crediti pagati due-tre volte e nessuno è riuscito ad intervenire. Qualche persona di buona ed onesta volontà aveva tentato di mettere fine a questo ladrocinio, ma, stranamente, non è riuscita ad andare avanti: uno strano decesso che ancora è avvolto nel mistero. La Lega, però, non ci sta a far proseguire questo percorso di evidenti illeciti ed ha chiesto l’accesso agli atti presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero della Sanità, il Ministro delle Finanze. e chiede, a gran voce, anche alta, che la Magistratura faccia celermente il suo corso. Le indagini non possono durare anni e, nel frattempo, consentire la prosecuzione di azioni gravemente lesive del rispetto della legge e dei diritti dei calabresi».

E mentre si attende la soluzione del caso, nessuno riesce a spiegare cosa c’è effettivamente dietro questo “strano” ritardo. Ma Occhiuto e i calabresi non possono più attendere. (s)

I medici del 118 a Catanzaro sono al collasso: la denuncia della sen. Granato

La sen. Bianca Laura Granato denuncia la gravissima situazione del 118 a Catanzaro: «Mentre si continuano a buttare soldi – afferma la sen. del gruppo Misto – per una campagna di vaccinazione anti-covid che, visto il numero di contagi in continuo aumento, non porta i risultati sperati se non nelle casse delle case farmaceutiche, i medici del 118 continuano a lavorare con turni massacranti e in condizioni critiche a causa della disattenzione alle esigenze e alle criticità di un comparto fondamentale per salvare vite umane, come quello della gestione dell’emergenza-urgenza».
«Dopo la deliberazione, da parte dell’Asp di Catanzaro, delle risorse per coprire in via temporanea parte dei turni dei medici del 118 fino a dicembre, non ci sono ulteriori notizie di interventi per fare fronte alle drammatiche conseguenze scaturite dalle persistenti, gravi carenze dell’organico – afferma ancora la senatrice Granato-. E mentre ci sono ambulanze ferme, per un degente di covid si paga il doppio di un degente in qualsiasi altro reparto: parliamo di 4 mila euro se ricoverato nel reparto di malattie infettive, e di 9 mila euro  in terapia intensiva. Ma i malati sono tutti uguali e, soprattutto, dovrebbero ricevere lo stesso trattamento in termini risorse investite sulla loro degenza, non essere distinti a in base alla patologia . Tutti i soldi dilapidati per il covid sottraggono risorse per la cura delle altre patologie che sono nettamente prevalenti: sembra che in questo Paese esista solo il covid, non ci sono più malati di cancro né di patologie cardio vascolari e non c’è bisogno più del 118 tanto che lo si sta facendo chiudere per asfissia finanziaria».
Secondo la parlamentare «C’è un complesso di cure negate, ovunque, la comunicazione mirata ci continua a descrivere drammaticamente l’incremento dei numeri dei contagi e dei ricoveri da covid, ma nessuno parla degli accessi negati alle strutture ospedaliere o alla diagnostica. Siamo davanti ad un trattamento sproporzionato rispetto ad una patologia che è curabile: il covid può essere trattato con i protocolli di cura anche approvati da AiFa . Senza contare che esistono  medici che dal primo giorno si sono dedicati alle terapie domiciliari precoci che hanno salvato migliaia di pazienti evitandone l’ospedalizzazione, personalizzando le terapie senza limitarsi ad applicare protocolli in serie, i quali sono stati spesso ingiustamente sospesi e perseguitati dagli ordini professionali, solo perché la loro opera meritoria contrastava con la speculazione pianificata. Bisogna intervenire sulla gravissima situazione del 118 e dei servizi di Guardia Medica chiusi per garantire il diritto alla cura e condizioni di lavoro dignitose per i medici impegnati in prima linea per salvare vite umane. La verità è che fuori dalle speculazioni delle grandi lobby farmaceutiche il decisore politico non vuole investire un euro. E sembra che ormai esista solo il Covid. È questo il dramma della sanità in Italia! E che dire di Occhiuto che annuncia di incentivare i medici per ogni prima dose di vaccino effettuata a 25 euro cadauna? Mentre i pazienti non vaccinati senza green pass non possono accedere nemmeno alla diagnostica, nemmeno quelli con esenzione ticket. Su questo attendiamo l’esito dell’esposto prodotto assieme a Francesco Di Lieto, vice presidente Codacons, auspicando che la magistratura possa colmare il vuoto lasciato dalla politica nella tutela del diritto costituzionale alla salute, che è universale». (rp)

SANITÀ CALABRIA, TASK FORCE PER I CONTI
LA SFIDA È SUL RIORDINO DEGLI OSPEDALI

di  SANTO STRATI – Con la nomina del secondo sub-commissario per i conti, Ernesto Esposito, un manager che arriva dalla Regione Basilicata, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto è a metà dell’opera di risanamento della sanità calabrese. Appena a metà, perché manca l’aspetto più strettamente operativo degli ospedali, della diagnostica, dell’organizzazione delle Case salute, etc. Ovvero, serve puntare a un serio riordino di una situazione ormai diventata insopportabile per i calabresi. Per fare questo, il presidente Occhiuto non faccia l’errore dei suoi predecessori nell’incarico di commissario alla sanità che si sono preoccupati (si fa per dire…) di sanare i conti (spesso si sono aperte altre voragini finanziarie). trascurando l’aspetto principale del diritto alla salute: ospedali funzionanti, strutture adeguate, attrezzature aggiornate. E soprattutto personale medico e sanitario, nella misura necessaria a fronteggiare non solo l’emergenza Covid – che è comunque di prima importanza – ma anche le altre patologie – ahimè – sempre più trascurate per dare spazio alle terapie intensive anticovid e alle terapie d’urgenza sempre contro il coronavirus. In Calabria si continua a morire di altro, questo dev’essere chiaro, e occorre che l’impegno – già gravoso – che ha assunto il presidente Occhiuto dovrà avere sostegno e punti di appoggio competenti e specialistici.

In poche parole, Roberto Occhiuto ha una sola strada per affrontare la situazione della sanità in Calabria: accanto ai due ottimi subcommissari, con buona probabilità in grado di esprimere al meglio capacità e competenze per risanare i conti, punto di partenza fondamentare per risalire la china, deve dotarsi di una task force scientifica di altissimo livello che conosca il territorio e le sue criticità e possa intervenire con adeguata professionalità a indicare gli interventi più urgenti. Ci sono – tanto per essere chiari – magnifiche professionalità scientifiche calabresi, dentro e fuori della Calabria, in grado di offrire un apporto notevole alla soluzione dei tantissimi problemi: molti di loro – non staremo qui a fare nomi – sono già stati chiamati dalla compianta Jole Santelli, ma la loro operatività è stata pressoché soffocata da burocrazia e impicci amministrativi che hanno impedito di svolgere il proprio mestiere di consulenti scientifici. Occhiuto si rivolga alle tante eccellenze, molte delle quali offriranno – siamo certi – gratuitamente il loro tempo e prestazioni di altissima specializzazione al fine di individuare il percorso virtuoso che va seguito per uscire dalla crisi.

Si è preso una bella gatta da pelare il presidente Occhiuto, assumendo in proprio il ruolo di commissario alla Sanità, ma fa parte della sfida che, da accorto politico, ha voluto lanciare, con l’obiettivo – lodevole e ammirevole – di fare qualcosa di buono per la propria terra. La sua scommessa è pesante, ma può essere vinta e l’impegno dimostrato in questi primi mesi di presidenza mettono in evidenza che ha un’invidiabile energia e una grande voglia di arrivare al risultato. Il tempo dirà se quelle che gli oppositori classificano come “semplici buone intenzioni” in realtà si tradurranno in magnifiche realizzazioni: si tratta di seminare bene, per raccogliere meglio, dopo.

Non si risparmia Occhiuto, è evidente, è sotto gli occhi di tutti e bisogna dargli un credito almeno di convinzione e temperanza: il suo obiettivo – lo abbiamo scritto più volte – non è fare il Presidente della Calabria, bensì dei Calabresi. E può raggiungere tale risultato offrendo ai suoi conterranei prima di tutto la possibilità di curarsi in casa propria (perché ci sono eccellenze a Reggio, a Catanzaro, dovunque nella regione), ovvero godendo del diritto alla salute fin qui regolarmente negato, e poi lavoro e opportunità per tutti, soprattutto donne e giovani che, in Calabria, soffrono di una discriminazione doppia. I nostri laureati sono costretti ad andar via perché mancano occasioni di formazione, di specializzazione, di impiego: non c’è la minima prospettiva di futuro, come fanno a immaginare di mettere su famiglia, costruirsi (o comprare) una casa, mettere solide radici nella terra che ha dato loro i natali e che dovrebbe diventare quella dove far crescere i figli? E le donne? Che sono obbligate a rinunciare al lavoro, se mettono al mondo figli, perché non ci sono strutture di accoglimento e di assistenza, mancano asili nido, non ci sono politiche attive a difendere la maternità, perciò la scelta diventa obbligata: o lavoro o famiglia.

I suoi precedessori, abbiamo già detto, hanno accuratamente evitato di sentire i professionisti. Citiamo un caso che vale per tutti: c’è in Calabria un’organizzazione non-profit – Comunità competente – che si avvale di medici, specialisti, manager della sanità, etc. Ha cercato, senza successo, di incontrare il precedente commissario Guido Longo per offrire idee, suggerimenti, soluzioni, vista l’ottima conoscenza del territorio. Il virologo Rubens Curia che ne è il portavoce, ha un trascorso di anni all’assessorato regionale alla Sanità, ha fatto il manager sanitario, ha capacità e competenza: Longo non lo ha voluto ricevere nemmeno per un saluto. Non faccia, il presidente Occhiuto lo stesso errore e, soprattutto, non si lasci suggestionare (cosa che riteniamo quasi impossibile) dalle sirene partitiche che escludono l’uno o l’altro specialista in base alla tessera o all’appartenenza politica. La battaglia per la sanità va combattuta tutti insieme, con uno schieramento trasversale, in grado di utilizzare e mettere a profitto le migliori competenze disponibili sul mercato, perché chi non conosce il territorio nulla sa delle esigenze che vanno affrontate e, possibilmente, risolte. Crei il presidente Occhiuto una task force di specialisti calabresi chirurghi, farmacologi, oncologi, etc (che poi sono nei migliori ospedali d’Italia e del mondo) e si faccia consigliare su come riaprire ospedali e centri di cura e come intervenire in tutti i settori chiave della sanità.

Ieri, al Palazzetto delle Associazioni a Cosenza, al centro vaccinale, Occhiuto ha incontrato medici e infermieri che hanno garantito e garantiscono il servizio anche in queste giornate di festa per vaccinare la popolazione, ai quali ha espresso «la gratitudine dei calabresi e del presidente della Regione, ai soldati della battaglia contro il Covid. Mi riferisco a tutti quei medici e agli infermieri, che anche in questi giorni di festa stanno vaccinando tanti cittadini. Stiamo avendo – ha detto Occhiuto – buoni risultati sulla vaccinazione. Non è semplice in Calabria, perché abbiamo una sanità che ha molti più problemi, con una carenza di personale maggiore rispetto alle altre Regioni, ma nonostante questo tanti operatori stanno lavorando con grande abnegazione. Tra l’altro, i medici e gli infermieri delle altre Regioni hanno avuto i riconoscimenti sugli straordinari, mentre in Calabria ancora no. Per fortuna sono riuscito a recuperare le risorse, e credo che nei prossimi giorni anche i nostri operatori sanitari avranno il soddisfacimento di questi loro diritti». Appunto, ci sono risorse sottopagate e, spesso, sottoutilizzate, e ci sono strutture sanitarie che possono essere rimesse in funzione in tempi brevi, ma serve fare in fretta e con competenza. Non si muore di solo Covid e non c’è solo la pandemia. In Calabria ci sono uomini e donne, specialisti o semplici medici, negli ospedali che non si sono mai fermati, nonostante le mille difficoltà: è un impegno difficile, ma non impossibile, da realizzare. I calabresi mostrano di credere al nuovo Presidente: non li dovrà deludere. (s)

Sanità: appello di Rubens Curia al Presidente Occhiuto sul Programma operativo biennale

Un appello è stato lanciato da Rubens Curia, infettivologo, già manager della sanità, coordinatore di “Comunità Competente” al presidente Roberto Occhiuto perché si approvi e si dia esecuzione al Programma operativo biennale.

«Con la nomina, da parte del Governo, del Presidente Occhiuto a Commissario ad acta per il ” Piano di rientro” della sanità calabrese – scrive il dr Curia – un primo passo è stato compiuto riportando la responsabilità dell’organizzazione della tutela della salute nelle mani della politica calabrese.
«La puntuale sentenza n° 168/ 2021 della Corte Costituzionale aveva messo una pietra tombale sul Commissariamento affermando, tra l’altro, che: “Non appare ragionevole ed insieme è lesivo delle evocate competenze regionali costringere l’autonomia regionale fino a tutto il 2023 al solo proseguimento della soggezione al potere sostitutivo statale, escludendo quindi l’ipotesi che questa ( la Regione) possa recuperare il ruolo che le è proprio”. Inoltre, lo stesso “Patto per la salute 2019-2021” approvato in Conferenza Stato-Regioni sanciva che “si rende necessario migliorare i percorsi di cessazione dell’esercizio dei poteri commissariali. A tal fine verranno elaborate apposite linee guida adottate  di concerto  dai Ministeri della Salute e dell’Economia e Finanze da sottoporre alla Conferenza Stato-Regioni”. Purtroppo la Pandemia, che due mesi dopo colpiva l’Italia, bloccava questo processo di revisione dello strumento del Commissariamento condannando la nostra regione ad essere ancora gestita, prevalentemente dal MEF con una visione economicistica. Acquisita la nomina a Commissario il Presidente Occhiuto, tenuto conto della grave carenza di personale e di apparecchiature medicali, dovrà fare sbloccare dal Governo il contributo di solidarietà pari a 60 milioni di euro e il finanziamento annuale di 12 milioni di euro per l’assunzione del personale previsti dalla legge 181/2020 ancora non erogato perché COLPEVOLMENTE non è stato approvato il “Programma operativo biennale”. Signor Presidente, nell’interesse dei calabresi, facciamo presto perché è già trascorso quasi un anno da quando questi finanziamenti sono disponibili per il Servizio Sanitario Calabrese».  (rcz)

QUEI SERVIZI ESSENZIALI E MAI GARANTITI
MEMENTO PER IL GOVERNATORE OCCHIUTO

di ETTORE JORIO – Cessato il clima elettorale regionale ed evaporati i fumi della felicità ovvero della delusione, rispettivamente, vissuti dagli eletti e dai bocciati, ai premiati dalle urne tocca, ora, arrotolarsi le maniche e lavorare. Il presidente Roberto Occhiuto lo farà individuando la sua migliore Giunta; il Consiglio regionale dovrà cominciare a scaldare i muscoli per cambiare la sua corsa legislativa, sino ad oggi e da sempre affrontata con le stampelle della incapacità e della rinuncia ad esercitare i compiti istituzionali.

I calabresi non vedono l’ora di esigere i servizi fondamentali e le prestazioni essenziali che non hanno mai avuto, sanità in primis. Lo vuole la Costituzione!

Attenti ai vizi storici
Per realizzarlo necessita abbandonare da parte di tutti i vecchi e reciproci vizi: la politica deve realizzare l’indispensabile meglio, prescindendo dal facile consenso; la società civile deve rivendicare nella sua totalità, sfuggendo a quelle corse in avanti che appartengono al peggiore privato, inteso come conquista della soluzione al proprio singolo interesse spesso a discapito di quello pubblico.

Il risultato impone
L’esito elettorale ha offerto, al di là delle contorsioni interpretative che si registrano in questi giorni, la chiara visione che in Calabria si è andato ben oltre l’abbandono delle ideologie. Si è privilegiato il pragmatismo, che ha fatto sì che fossero messi da parte – fatta eccezione per Oliverio testimone di un coraggioso masochistico tentativo – i leader non avvezzi a frequentare l’arena della politica governativa, ove strappare quel consenso centralista senza il quale la Calabria non potrà mai uscire dalle sabbie mobili ove l’ha ricondotta quella nostrana.

Gli step irrinunciabili
Il primo dei risultati da concretizzare – lo predico da anni – è l’exit-stategy dal commissariamento ad acta. Ciò può avvenire ricorrendo ad un decreto legge che metta tempestivamente la parola fine al decreto Speranza (D.L. 150/2020) ovvero ad un provvedimento di revoca dell’attuale commissario Longo e la contemporanea nomina del presidente Roberto Occhiuto, con conseguente riorganizzazione del sistema della salute aziendale.

Insomma, è necessario riprendere a correre per approvare in Consiglio regionale una riforma strutturale della sanità calabrese, ampiamente condivisa con tutti gli attori protagonisti dell’assistenza e ben discussa nella sua sede legislativa, intesa a ridisegnare da capo la organizzazione della salute.

Non solo. Che la stessa sia realmente tale, privilegiando in maniera assoluta il territorio, abbandonato da 30 anni a se stesso, con tante vittime al seguito, e la rivisitazione della rete ospedaliera secondo necessità, fabbisogno epidemiologico, anche post Covid, e perché no gusto estetico e comodità sociale. Insomma, alla istanza di tutti di salvare la propria pellaccia dal coronavirus-Delta necessita sostituire quella di costruire un sistema degno di questo nome che riempia le case di assistenza domiciliare, le periferie di quella primaria e di presidi intermedi, che soddisfi infine la domanda di ricovero che l’assistenza di prima fascia dovrà prescrivere con scienza e tanta coscienza, mettendo da parte ogni effetto liberatorio.

Fabbisogno del personale da (re)individuare
Tutto questo dovrà essere assistito ovviamente da una sensibile rivisitazione del vecchio organico secondo i dettami scientifici che il Covid ha insegnato, ma soprattutto sulla base di una assistenza che privilegi la persona umana che vive il suo territorio rispetto alla spedalità, spesso evitabile. Dunque, un nuovo fabbisogno di personale con attività concorsuali da mettere in essere subitissimo, previa sospensione di quella in corsa, a soluzione della migliore tutela della salute e compensazione di quel grave danno subìto dal blocco del turnover che ha fatto sì che al Servizio sanitario calabrese venissero a mancare all’appello oltre 4 milia operatori sanitari.
 
La corsa ha inizio
Pronti via, per il Presidente Occhiuto e un Governo nazionale che finalmente decida di riconoscere l’esistenza della Calabria della non salute, cui assicurare quanto prescritto dalla Costituzione, ovvero che i livelli essenziali di assistenza che “devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” vengano resi esigibili da subito ai calabresi.

Ai Sindaci e ai consigli comunali calabresi un vecchio ruolo da riscoprire di rivendicare compiti e impegno istituzionale per ispirare un progetto di erogazione della salute che soddisfi le loro collettività, soprattutto quelle periferiche (che sono tantissime, il 32% del totale). Un esercito del quale non si potrà fare a meno per cambiare radicalmente rotta. (ej)

[Ettore Jorio è docente all’Università della Calabria]

[courtesy QS Quotidiano della Salute]

Hospice di Reggio: trovata la soluzione per la preziosa struttura di assistenza

Forse si metterà la parola fine alla spinosa vicenda dell’Hospice delle Stelle di Reggio Calabria, l’importante struttura dedicata ai malati terminali: il deputato reggino Francesco Cannizaaro (Forza Italia) ha annunciato l’avvenuto accreditamento della struttura di “Via delle Stelle” da parte della Regione Calabria. È la conclusione di un iter già lungo e complesso, ma ancor di più se si tiene conto anche delle situazioni pregresse relative a struttura e personale, regolarizzate anche queste.

Con l’accreditamento di fatto si legittima il rapporto tra l’Ente Regione e l’Istituto governato dalla Fondazione, mettendolo nelle condizioni di rientrare nell’erogazione di economie destinate alla Sanità. Sostanzialmente questo elimina le incertezze del presente e mette a regime le prospettive. Adesso il personale potrà operare più serenamente nell’arduo compito cui è chiamato a svolgere per alleviare le sofferenze dei tanti pazienti che si rivolgono alla panoramica struttura della collina di San Sperato. 

Il percorso è iniziato l’anno scorso, quando per l’Hospice di Reggio Calabria si prospettava l’irrevocabile chiusura, evitata nell’imminenza solo tramite una veemente attività di sensibilizzazione e parlamentare e regionale. Quel cerchio lo aveva aperto l’allora governatore Jole Santelli, lo chiude oggi fieramente il suo facente funzioni, Nino Spirlì. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il lavoro dietro le quinte del Dirigente regionale Autorizzazioni e Accreditamenti, Cosimo Caridi, e senza la costante opera di mediazione del Commissario dell’ASP, Gianluigi Scaffidi.

«Cosa siamo riusciti a smuovere per l’Hospice è monumentale, perché ha tirato fuori la parte migliore di ciascuno di noi coinvolti in questa complicata operazione –  confessa Cannizzaro – in favore di una struttura che da sempre sta a cuore a tutti i reggini. Tutti insieme, l’abbiamo definitivamente salvata da un destino immeritato. E non finisce qui… nelle prossime settimane un’altra iniziativa istituzionale importante sarà destinata a questa splendida realtà!».

Il presidente ff. Nino Spirlì si è detto soddisfatto del risultato raggiunto: «Con l’accreditamento dell’Hospice Via delle stelle di Reggio Calabria si chiude definitivamente una vicenda dolorosa, per la quale la Regione ha messo in campo ogni possibile iniziativa per arrivare a una soluzione rapida ed efficace, nel rispetto dei pazienti, delle loro famiglie e dei dipendenti».

«Una vertenza lunga e difficile, causata – ha aggiunto Spirlì – anche dalle tante disfunzioni figlie del commissariamento ultradecennale della nostra sanità. In questo caso, a farne le spese per lungo tempo è stata una struttura importantissima per le funzioni assistenziali e sociali che svolge, in un contesto molto difficile».

«Con il decreto commissariale – conclude Spirlì – si aprono le porte all’accordo contrattuale e all’assegnazione del relativo budget, che garantirà, finalmente, il pieno funzionamento dell’Hospice. Sono felice per questo risultato. La buona sanità, quella che svolge servizi indispensabili a favore delle comunità, deve essere supportata con ogni mezzo, senza mai diventare vittima della malaburocrazia». (rrc)

Sainato (FI) al commissario Scaffidi: Serve decisivo cambiamento per sistema sanitario

Il consigliere regionale di Forza ItaliaRaffaele Sainato, si è rivolto al Commissario straordinario dell’Asp di Reggio Calabria, Gianluigi Scaffidi, sentito in audizione nel corso della seduta del Commissione Consiliare Sanità, ribadendo che «la situazione è drammatica e richiede scelte rapide, incisive e coraggiose. Gli interventi di edilizia sanitaria sono al palo».

«Abbiamo apprezzato – ha detto Sainato – l’accelerazione che lei ha impresso, dopo tanti anni di inerzia, per quanto riguarda le Case della Salute di Siderno e di Scilla e per l’ex Inam di Reggio Calabria. Purtroppo, siamo fermi per le opere che riguardano l’ospedale di Locri e su questo chiedo che l’Asp dia un input significativo all’ufficio del Commissario Figliuolo. Altro tema sul quale si attendono risposte è quello relativo alla mancata attivazione delle tre risonanze magnetiche, inaugurate nei mesi scorsi. Capitolo a parte e drammatico è quello relativo alla situazione dell’ospedale di Locri».

«Allo stato attuale – ha proseguito il consigliere regionale – è poco più di una serie di ambulatori. I reparti, di fatto, non esistono o non sono pienamente operativi. I posti letti sono distribuiti in modo irrazionale o non attivati. Il personale non è stato assunto. Inoltre, non può non segnalarsi la circostanza che l’ospedale, da anni, è ostaggio di una dirigenza inadeguata e dannosa, che frena ogni iniziativa di sviluppo e di miglioramento dei servizi. Su questo fronte urgono decisioni forti, capaci di scardinare vecchie e nuove resistenze. Non è possibile perdere altro tempo e bisogna allontanare i responsabili di questo sfascio».

Sainato ha concluso con un appello al Commissario Scaffidi: «Non si faccia strumentalizzare da chi ha utilizzato e sfrutta la sanità come mezzo per la propria permanente campagna elettorale».

Il Commissario Scaffidi, rispondendo a Sainato, ha precisato che per quanto riguarda la risonanza magnetica la passata gestione commissariale ha trascurato gli appelli provenienti dagli uffici dell’Asp, finalizzati, con ben quattro note, a mettere in guardia sulla necessità di predisporre una serie di passaggi tecnici, prima dell’inaugurazione delle risonanze. Scaffidi ha assicurato che entro il mese di luglio le tre risonanze magnetiche saranno operative, in quanto in queste settimane si stanno recuperando i ritardi e le inefficienze del recente passato.

Il Commissario, poi, ha fatto chiarezza sulla mancata attivazione dei posti letto covid presso l’ospedale di Locri, chiarendo che ciò è stato determinato dall’ostruzionismo riscontrato nell’ambito della direzione ospedaliera e dall’atteggiamento, non sempre chiaro, della istituzioni locali. Tutto ciò ha portato all’apertura del reparto Covid a Melito di Porto Salvo, con conseguente chiusura della pneumologia di Locri. Infine, il Commissario ha assicurato attenzione e presenza sui temi relativi all’edilizia sanitaria e ha garantito che anche sulla gestione dell’Ospedale di Locri sarà messa in atto una forte discontinuità rispetto al passato, mettendo all’angolo quanti ostacolano i processi di cambiamento.

A margine della riunione, il consigliere regionale Sainato ha voluto ringraziare il Commissario Scaffidi, ribadendo la disponibilità, nell’ambito delle proprie funzioni, a collaborare con Scaffidi e con gli uffici dell’Asp per una versione di tendenza e per un cambio di passo decisivo nell’organizzazione dei servizi sanitari. (rrc)

Sanità calabrese: la Lega chiede azzeramento deficit e stop commissariamento

Azzeramento del deficit e allontanamento di commissario e dirigenti: è questa la ricetta della Lega Salvini Calabria per la sanità.

«I commissariamenti – afferma il commissario calabrese avv. Giacomo Saccomanno – vanno eliminati avendo portato solo una evidente distruzione del sistema sanitario e non avendo avuto gli effetti sperati, il deficit deve essere azzerato da parte del Governo, la Calabria ha diritto di gestirlo con propri competenti uomini, la attuale struttura deve essere totalmente riformata dalle radici con eliminazione delle gravissime condizioni di illegalità esistenti. Il piano sanitario deve essere puntuale e preciso e non può prescindere dalle necessità dei territori e dalle richieste legittime di un servizio adeguato e rispondente alle esigenze della gente. Allo stato quanto sopra riferito non è stato mai attuato dai commissari ed, anzi, è stato peggiorato quello stato minimo di sistema che prima esisteva. Un degrado pesante che è stato causato dalla incompetenza dei commissari e dalle persone che li hanno circondati. Non si comprende, infatti, come possa il sistema essere gestito sempre dagli stessi soggetti che lo hanno ridotto per come oggi lo vediamo e lo subiamo». Secondo Saccomanno «sarebbe assurdo negare la verità e cercare di mistificare gli accadimenti: la sanità in Calabria non si ordina con i militari o con persone che non hanno alcun interesse per la nostra regione, se non quella di incassare lauti compensi. Abbiamo manager calabresi di grande competenza che sono disponibili a dare una mano alla propria terra di origine e che lo farebbero con vero amore e passione. Quindi, la Lega insiste affinché la gestione della sanità sia restituita in mano ai calabresi. Un plauso al Presidente Spirlì che in un momento così difficile abbia voluto aiutare Longo per superare la crisi dei vaccini e portare la Calabria fuori dalle condizioni di quasi inoperosità in cui si era cacciata. Certo, non paiono poi adeguati ed accettabili le nomine eseguite da Longo ed, ancora, la assoluta inefficienza sugli interventi successivi dovuti per potenziare gli ospedali, per aprire le case della salute, per le necessarie e previste assunzione e per rendere migliore l’attuale sistema. Appare, infatti, inverosimile che pur dinnanzi alle sussistenti risorse economiche sia tutto fermo e nessuna attività sia stata eseguita. Ecco la palese incompetenza per la quale i commissari non possono e non potranno più essere accettati». (rp)

Rubens Curia: Serve nuova visione e riforma organizzativa e etica della sanità in Calabria

«Oggi occorre avere una nuova visione e, sopratutto, una riforma organizzativa ed etica della sanità in Calabria» ha dichiarato Rubens Curia,  portavoce Comunità Competente, nel corso dell’incontro pubblico promosso da Comunità Competente Calabria sulla sanità in Calabria.

« Chiediamo – ha aggiunto Curia – che tutti gli strumenti legislativi di partecipazione vengano attuati. Ma occorre muoverci anche per il presente perché tra qualche giorno la Calabria raggiungerà quota 1000 morti per Covid. Eravamo convinti di averla superata ma ci siamo sbagliati. E oggi abbiamo un’economia in ginocchi, si avverte una sensazione forte di abbandono da parte del governo nazionale e le risposte da parte di quello regionale non sono rassicuranti».

L’incontro, moderato dalla giornalista Emanuela Martino, che ha visto la partecipazione del candidato alla Regione, Nicola Irto e di don Giacomo Panizza, rappresentante di Comunità Competente e presidente del Comitato Progetto Sud, ha fatto registrare una larga partecipazione da parte di tanti attori del terzo settore, dell’associazionismo e del mondo delle professioni sanitarie e che ha posto sul tavolo gli argomenti di stringente attualità che stanno caratterizzando il dibattito pubblico in Calabria sul tema della Sanità.

Numerosi, poi, sono stati gli spunti e le sollecitazioni lanciate da alcuni dei rappresentanti delle circa quaranta realtà associative partecipanti al confronto. Dal recupero della dimensione sociale delle politiche sanitarie, al diritto alla cura e alla salute come fondamento universale da tutelare nel quadro del dibattito sugli equilibri tra pubblico e privato. E ancora, il quadro dell’offerta sanitaria e le problematiche legate alla governance del settore.

«L’esperimento di Comunità competente – ha detto Nicola Irto nel suo intervento – rappresenta un valore aggiunto in questa regione nel dibattito sulla sanità, specie in chiave di proposta e visione. Siamo di fronte ad uno scenario molto complicato e l’istituto del commissariamento ha abbondantemente fallito, come la storia e i numeri testimoniano. Bisogna partire sin da ora con i temi centrali, come la riorganizzazione della medicina territoriale come ho ribadito anche al commissario Longo. E poi l’integrazione tra sanità e terzo settore. È impensabile che le Asp non abbiano un ancora un canale di dialogo con tutti gli attori del sistema socio-assistenziale».

«Dobbiamo in questa direzione – ha rimarcato Irto – ridisegnare i dipartimenti regionali, ma non secondo logiche di carrierismo, ma sulla base dei bisogni reali. E, sul debito sanitario, occorre essere responsabili e non basta dire che lo Stato deve farsi carico di tale voragine. Si può semmai avanzare la proposta di dividere il problema, dicendo ad esempio che è responsabilità dello Stato tutto il passivo maturato negli anni del commissariamento. Ma per fare ciò serve recuperare una forte e credibile capacità di confronto ai tavoli nazionali. E, infine, occorre lavorare su un vasto piano di riassetto delle piante organiche, rilanciando le assunzioni e introducendo nativi digitali nelle strutture regionali».

«Tanti mondi in Calabria hanno diritto di parola e non si può su questo tema fingere un dialogo che in realtà non esiste – ha evidenziato don Panizza – specie tra sanitario e sociale. La governance deve comprendere il tema della partecipazione, dei bisogni e dei diritti. E’ necessario che la Regione sappia governare con le diverse espressioni del territorio, sapendo però distinguere bene chi opera davvero, ad esempio nel terzo settore, perseguendo interessi di carattere generale. In Calabria c’è una forte consapevolezza da parte dei cittadini, si riparta da qui, ponendo al centro la competenza, a cominciare da chi fa politica». (rrm)