Unindustria Calabria scrive a Mattarella: la nostra regione diventi questione nazionale

«La Calabria assurga a questione nazionale, di cui l’Italia intera deve farsi carico nel rispetto dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale sanciti dalla Costituzione» è questo l’appello che il vicepresidente nazionale di Confindustria, Natale Mazzuca, il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara e il presidente di Ance Calabria, Giovambattista Perciaccante hanno rivolto, tramite lettera, al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La lettera è stata il frutto di una linea condivisa dal consiglio di presidenza regionale, di cui fanno parte i presidenti delle associazioni territoriali Fortunato Amarelli (Cosenza), Mario Spanò (Crotone), Domenico Vecchio (Reggio Calabria) e Rocco Colacchio (Vibo Valentia) nonché i presidenti della Piccola Industria, Daniele Diano, e dei Giovani imprenditori, Marella Burza.

I rappresentanti del mondo imprenditoriale sottolineano come in Calabria «si faccia fatica a garantire la dignità della condizione di cittadini” con riferimento alle vicende, che hanno destato “profondo sconcerto”, riguardanti “il settore sanitario”».

 Unindustria Calabria ha esposto, altresì, al presidente Mattarella «i rischi di una deriva sociale dagli sviluppi imprevedibili, generati dall’incontrollato e atavico tasso di disoccupazione, dal mancato rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni nella quasi totalità dei campi sociali e civili e dalla diffusa povertà. È di tutta evidenza che, in questa condizione di estrema fragilità, si comprometta l’esercizio dell’attività di impresa, diritto costituzionalmente garantito».

 Nella lettera, si legge ancora: «Bisogna restituire la nostra Regione all’Italia, per porre fine al triste fenomeno dell’emigrazione che ha depauperato la nostra comunità delle più brillanti intelligenze e per azzerare il ritardo di sviluppo. È necessario che lo Stato cambi radicalmente strategia ed è per questo che ci rivolgiamo a Lei – scrivono gli industriali – come garante dell’unità nazionale oggi esposta a un rischio esiziale, affinché eserciti una funzione di forte stimolo verso le autorità di governo e la Calabria assurga così a questione nazionale».

Unindustria chiede, infine, «di contribuire responsabilmente alla costruzione del futuro, affinché possano essere avviate a soluzione le numerose criticità»: dai nuovi ospedali rimasti sulla carta, alla realizzazione dell’Alta Velocità Ferroviaria, agli investimenti previsti dai Cis -Contratto Istituzionale di Sviluppo, dalla Green economy all’effettiva attuazione della Zes.

E ancora, l’inserimento di Gioia Tauro nella Rust & Belt Road, l’attrazione di investimenti e la riqualificazione delle aree industriali, il turismo, la sfida del digitale.

«Abbiamo bisogno – hanno detto gli industriali – di una reale dignità di cittadinanza: lo Stato non si sostituisca a noi, ma ci accompagni in una visione di crescita e di sviluppo di cui non possiamo non essere diretti protagonisti. Vogliamo dare il nostro contribuito al futuro della Calabria, senza piangerci addosso con la consapevolezza di dover realizzare il cambiamento necessario e con l’ambizione di avviare la stagione di un nuovo meridionalismo culturale e produttivo». (rrm)

In copertina, da sinistra Mazzuca, Ferrara e Perciaccante

Versace (FI): Basta neocolonialismo, sanità torni a calabresi

La deputata di Forza ItaliaGiusy Versace, ha sottolineato come «il teatrino surreale e indecente offerto nell’ultima settimana sulla questione del commissariamento è una offesa alla dignità dei calabresi».

«La sanità, in regione – ha aggiunto – è stata prima commissariata e poi abbandonata. Il governo è in evidente difficoltà e non riesce a individuare la persona giusta per ricoprire un ruolo così delicato come quello di commissario regionale. Credo sia giunta l’ora di dire basta con l’approccio neocolonialista secondo cui la Calabria è una terra da civilizzare».

«Si valorizzino – ha proseguito la deputata – figure del territorio di alto profilo etico e professionale che operano già sul territorio e che possono dare in maniera incisiva il loro contributo. Il governo non è in grado di gestire il commissariamento, restituisca la sanità ai calabresi. È la scelta più saggia da fare». (rp)

È L’EX RETTORE GAUDIO IL COMMISSARIO
VINCE IL MERITO, HA VINTO LA CALABRIA

di SANTO STRATI – Vince il merito, ha vinto la Calabria: la nomina a commissario della Sanità calabrese dell’ex Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio è una notizia che rinfranca i calabresi, che finalmente possono sentirsi – per una volta – non colonizzati. Il prof. Gaudio, 64 anni, originario di Cosenza, oltre a essere un luminare della Medicina con apprezzamenti e stima che vengono da ogni parte del mondo scientifico, è anche un calabrese profondamente legato alla sua terra. “Disoccupato” da appena tre giorni (il suo mandato di Rettore, non era rinnovabile dopo sei anni), il prof. Gaudio ha convinto il presidente del Consiglio che, onore al merito, non ha guardato all’appartenenza politica ma si è basato esclusivamente sul merito. E da più parti si sussurra che l’attenzione mostrata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla questione della sanità calabrese abbia accelerato e ulteriormente motivato la scelta di Conte.

E il presidente Mattarella farebbe un gesto di grande significato ricevendo al Quirinale i 400 sindaci (o anche solo una delegazione) che saranno a Roma giovedì prossimo per chiedere l’azzeramento dei debiti della sanità e un nuovo corso per il futuro della salute dei calabresi. Il gesto del Capo dello Stato equivarrebbe a far capire che non ci sono cittadini di serie b, ma che tutta l’Italia è attenta ai problemi di una regione sfortunata pur essendo ricca di risorse umane e di eccellenze del territorio: significa porgere la mano di tutta l’Italia ad altri italiani che, in tutti questi anni, si sono sentiti trascurati, spremuti, sfruttati, spesso “colonizzati”. Mattarella ha a cuore il bene del Paese e conosce l’operosità e il valore della gente calabra: saprà mostrare loro la sua attenzione e la sua amicizia.

Il premier Conte ha cercato di annullare la manifestazione di giovedì, invitando a un incontro il giorno prima una delegazione dell’Anci Calabria: l’assemblea dei sindaci della Locride ha detto no. Il sindaco di Roccella Jonica Vittorio Zito ha detto a Calabria.Live: «Il senso della manifestazione è quello di trasmettere la fortissima preoccupazione dei territori e la determinazione dei Sindaci questa volta a controllare l’attività dei commissari e subcommissari che, indipendentemente dalle scelte fatte (peraltro totalmente ineccepibili) non possono godere di una sorta di porto franco rispetto a quella che in termine anglosassone è l’accountability, obbligo di rendere conto del proprio operato ai portatori di interesse. I sindaci sono stanchi di fare da parafulmine delle inefficienze e di non essere minimamente considerati come interlocutori sul territorio. Se uno di noi dicesse ai propri cittadini che menti raffinatissime non gli consentono di raccogliere i rifiuti sarebbe come minimo cosparso di pece e impiumato, non vedo perchéè ad altri è consentito. Spero che saremo capaci di trasmettere questo senso della manifestazione».

Adesso, difatti, l’altro obiettivo è ottenere l’azzeramento del debito della Sanità, senza il quale sarà impossibile per chiunque risanare la situazione calabrese e avviare un processo di grande rinnovamento che possa offrire ai calabresi una sanità degna di questo nome. Ci sono strutture da riattivare, specialisti da valorizzare cui affiancare giovani promesse della medicina, bisogna interrompere la triste consuetudine del “turismo sanitario” che manda ia calabresi a curarsi fuori della propria terra (con un costo di circa 300 milioni di euro l’anno!). Un lavoro complesso e impegnativo che non spaventa il prof. Gaudio: non gli mancano né capacità manageriali, né competenze scientifiche per attuare scelte che abbiano come unico obiettivo il benessere dei calabresi.

La sua nomina è una sonora sconfitta per quanti pensavano di imporre altri “colonizzatori” con tanto di tessera di partito e per chi sosteneva a spada tratta la nomina del fondatore di Emergency, Gino Strada. Per lui il Governo immagina un ruolo di superconsulente probabilmente per l’emergenza Covid, ma in serata l’illustre medico “giramondo” ha spento gli entusiasmi grillini: «nessun tandem con Gaudio, aspetto di conoscere le condizioni e le deleghe di questa consulenza» – ha scritto sul suo profilo facebook, mandando in bestia il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra (M5S, ligure, eletto in Calabria) che già si era appuntato una presunta medaglia al valore per aver imposto il medico delle emergenze a una regione che chiedeva competenza e conoscenza del territorio. Emergency ha una postazione di lavoro in calabria, ma immaginiamo che Gino Strada mentre sa come affrontare una crisi o un’emergenza sanitaria,  conosca poco o niente della Calabria. Al contrario, Eugenio Gaudio conosce molto bene la sua terra e per il suo lavoro sa già di poter contare sulle magnifiche risorse già presenti non solo in campo medico-scientifico, ma anche in quello dell’amministrazione sanitaria. La squadra che Gaudio andrà a costituire sceglierà in base a capacità e competenze, senza trascurare gli apporti fondamentali che possono venire dai tre atenei calabresi. L’Università Magna Graecia di Catanzaro, guidata dall’apprezzato farmacologo Giovambattista De Sarro, è una fabbrica di eccellenze in campo medico: la Scuola di medicina catanzarese ha sfornato negli anni scienziati e illustri clinici che si fanno onore in tutto il mondo. Basti pensare che il medico che ha “salvato” il premier inglese Boris Johnson dal coronavirus è Luigi Camporota, il primo laureato della Facoltà di Medicina del Capoluogo, oggi eccellenza a Londra nel campo della pneumologia.

Se la stragrande maggioranza dei calabresi ha accolto con soddisfazione la nomina di Gaudio, non è mancato il fango mediatico che si è immediatamente scatenato contro l’ex rettore, indagato a Catania per un presunto coinvolgimento in una storia di concorsi universitari. Gaudio si è fatto interrogare lo scorso 25 settembre e i suoi legali hanno chiesto l’archiviazione perché il fatto non sussiste. Indagato è ben diverso da rinviato a giudizio o peggio condannato, ma questo molta stampa, in cerca lettori o di click (se online) continua bellamente a ignorarlo. Ai calabresi serve una persona perbene, competente e capace. Gaudio ha mostrato in molte occasioni di esserlo e nessuno può mettere in discussione le sue competenze scientifiche e manageriali che sfiorano l’eccellenza. Ma a molti farebbe comodo un altro “sprovveduto” per continuare a manovrare i conti della sanità calabrese a spese della Calabria e di tutti gli italiani: siamo convinti che resteranno delusi. Auguri Commissario!  (s)

 

I COMMENTI E LE PRIME REAZIONI

Numerosi i commenti e gli apprezzamenti sulla scelta del prof. Gaudio. L’ex presidente della regione Calabria Pino Nisticò, farmacologo di fama mondiale, è stato uno die primi a commentare positivamente l’operato di Conte. «Il Governo – ha detto Nisticò – ha deciso di occuparsi seriamente della questione sanità in Calabria. Ho appreso infatti la notizia della nomina del prof. Eugenio Gaudio, già Rettore dell’Università la Sapienza: finalmente un uomo giusto al posto giusto. Si tratta di uno scienziato di innegabile prestigio internazionale con il quale ho avuto il privilegio e l’onore di collaborare negli ultimi vent’anni per la realizzazione dell’Istituto Rita levi Montalcini presso la Sapienza. Ha dimostrato di essere un manager eccellente come si è potuto rilevare dal suo grande lavoro per far riconoscere l’antico ateneo di Roma come uno dei più prestigiosi in Europa. Uomo di grande equilibrio e, soprattutto, a mio avviso, di profilo etico elevato degno erede della Scuola etica di Pitagora.

«Avevo rivolto nei giorni scorsi – ha ricordato Nisticò – un accorato appello al Presidente Sergio Mattarella perché dal Quirinale potesse sorvegliare con la sua grande autorità la grave questione della sanità che affligge la Calabria. Non ci poteva essere risposta migliore! Sono sicuro che il Presidente Mattarella abbia caldeggiato il principio del merito e, pertanto, Conte ha quindi fatto una scelta su base meritocratica. In queste ore ho ricevuto molte telefonate da calabresi che vivono in Calabria, a Roma e in diversi Paesi del mondo  che hanno espresso la loro soddisfazione per la scelta del Governo. Sono certo che sotto la guida autorevole di Gaudio la Calabria disporrà immediatamente, anche con la collaborazione di una squadra di eccellenti collaboratori, di un piano regionale efficace anticovid, ma soprattutto mi auguro che Gaudio saprà con la sua specifica esperienza medico-scientifica creare le basi per una sanità di alto livello, dotata di centri specializzati onde evitare l’emigrazione dei pazienti verso altre regioni o all’estero».

Il coordinatore provinciale diForza Italia di Reggio Francesco Cannizzaro ha salutato con entusiasmo la nomina di Gaudio. «Abbiamo in tutti i modi spronato il Ministro alla Salute e tutto il Consiglio dei Ministri – ha detto il deputato reggino – a fare di meglio e, ritengo, questa volta abbiamo ottenuto ciò che chiedevamo: un calaberse alla guida della sanità calabrese. Era ora che il responsabile del diritto più importante, quello alla salute, fosse proprio un nostro conterraneo e persona molto esperta del settore. Quale profilo migliore, infatti, se non proprio quello di Eugenio Gaudio, calabrese, medico, già rettore della Sapienza e da mesi Consigliere del Ministro dell’Università e della Ricerca per la formazione nell’area sanitaria e per i rapporti con il Servizio sanitario nazionale; membro di diverse organizzazioni mondiali e autore di decine di testi per gli studenti di Medicina, oltre che Medaglia d’oro al Merito proprio per i risultati conseguiti in Medicina. Salutiamo con gioia e grande fiducia la nomina del Prof. Gaudio quale Commissario ad acta, certi che la sua grande esperienza possa realmente influire in maniera decisiva sulla ristrutturazione totale della Sanità in Calabria».

Il commissario del Partito Democratico regionale Stefano Graziano ha espresso la soddisfazione dei dem: «Gaudio ha tutti i requisiti e le competenze per far uscire la sanità regionale dall’attuale condizione di difficoltà. È una figura riconosciuta nel mondo della sanità come una eccellenza e soprattutto è un calabrese, che risponde a pieno a quei requisiti che erano stati chiesti al Governo. Esprimo soddisfazione per la rinnovata disponibilità di Gino Strada a dare una mano alla sanità calabrese anche con una delega speciale».

La deputata dem Enza Bruno Bossio ha fatto gli auguri di buon lavoro a Gaudio e Strada: «Nella consapevolezza che la loro nomina nasce dopo le dimissioni di una persona competente e qualificata come Giuseppe Zuccatelli, risucchiato nel tritacarne mediatico alimentato dagli odiatori di professione. Un tentativo sollecitato anche contro la nomina di Gaudio ma questa volta senza successo. Ora – ha detto la deputata dem – la Calabria può contare su un quadro di comando preciso, a cui spetta il compito di affrontare tutte le drammatiche questioni della sanità calabrese, a partire dall’emergenza Covid che ora dopo ora sta mettendo a dura prova le comunità calabresi».

Anche la deputata azzurra Maria Tripodi ha espresso «Buon lavoro al prof. Eugenio Gaudio, uomo di indiscusse qualità e già rettore dell’Università di Roma La Sapienza. Un calabrese che si è distinto per competenza in ambito scientifico. Tuttavia, il governo farebbe bene ad ascoltare il grido di dolore che si leva dagli amministratori e dai medici calabresi, primo riferimento del territorio e in prima linea nella gestione della pandemia. Uomini e donne ormai stremati da un Commissariamento della Sanità lungo undici anni, che ha portato solo disastri per improvvide e disastrose scelte fatte dal Governo centrale».

I parlamentari pentastellati Abate, Auddino, Corrado, Forciniti, Granato, Morra, Sapia, Scutellà, Barbuto hanno diramato una nota in tarda serata: «Compatti sul nome di Gino Strada. Il decreto è stato pensato per realizzare la centralità della sanità pubblica, non per altro. E chi meglio di Gino Strada può far ciò? Con le dimissioni di Zuccatelli da Commissario ad acta per la Sanità in Calabria – affermano – siamo davanti ad un momento storico per la regione che vuole decidere il proprio destino. Il vento del cambiamento porta il nome di Gino Strada a tutela della sanità pubblica. Le forti richieste di questi giorni arrivate da tutti i calabresi di ogni colore politico sono una chiara indicazione che noi intendiamo rispettare.
«Dal nostro Governo ci attendiamo coraggio ed un altro atto di discontinuità con il passato. Il modello di sanità che ci propone Gino Strada trasforma il profitto dei privati in servizi sanitari di qualità accessibili a tutti con contestuale aumento dell’occupazione pubblica e garantita. Gino Strada è un puro, e come tutti i puri fa paura, tra l’altro un puro guerriero, la specie peggiore per le lobbies.
Nella regione Calabria l’attuale sistema sanitario, oggi in macerie, deve essere rifondato, e la storia e l’esperienza di Strada ci danno le giuste garanzie. Questo è il pre-requisito per poter affrontare insieme l’attività di conversione del nuovo Decreto-Calabria».

 

Sofo (Lega) denuncia situazione sanitaria in Calabria alla Commissione Europea

L’eurodeputato della Lega, Vincenzo Sofo, ha reso noto di aver «denunciato, con una interrogazione alla Commissione Europea, la situazione della sanità in Calabria, che già da prima della diffusione del Covid era la regione più povera d’Italia, nonché tra le più povere d’Europa».

«La scelta del lockdown da parte del Governo – ha aggiunto – è dovuta allo stato disastroso del sistema sanitario regionale, che da oltre un decennio è tuttavia gestito dallo Stato che è, lo ricordo, membro Ue».

Sofo, inoltre, ha chiesto alla Commissione «un intervento comunitario specifico a fondo perduto a tutela della salute dei cittadini per il risanamento e il potenziamento dei sistemi sanitari di regioni come la Calabria». (rrm)

Magorno (IV): Rispondere alle necessità dei calabresi

Per il senatore di Italia Viva e sindaco di Diamante, Ernesto Magorno, «è arrivato il momento di dire basta a questa insensata guerra mediatica tra lobby contrapposte e di chiedere con forza una svolta per ottenere ciò che davvero serve ai cittadini calabresi».

«L’unico dovere, in questo momento — ha aggiunto – è chiedere e realizzare una serie di interventi urgenti per le necessità reali dei calabresi. Bisogna andare nel concreto dell’emergenza aumentando il numero dei tamponi, rafforzando la presenza di personale nei presidi sanitari, chiarendo chi deve fare i tamponi antigenici e come questi devono essere eseguiti».

«A Roma si parla una lingua, in Calabria un’altra – ha concluso Magorno –. Quello che non si può accettare è che a pagare siano i cittadini che, invece, hanno diritto a un rafforzamento della sanità, per sconfiggere il Covid e per il futuro». (rp)

Osvaldo Napoli: Conte e Speranza, più rispetto per la gente calabrese

L’on. Osvaldo Napoli, del direttivo di Forza Italia alla Camera, è intervenuto chiedendo il motivo per cui il ministro alla Salute, Roberto Speranza e il Premier Giuseppe Conte «umiliano i calabresi» sulla Sanità.

«Porto la Calabria nel cuore – ha dichiarato l’on. Napoli – perché lì sono le radici della mia famiglia e ho il privilegio di essere cittadino onorario di Squillace. Sono addolorato per le vicende penose di queste ore e per l’ostinazione mostrata dal governo nel voler umiliare i calabresi. Conosco Saverio Cotticelli perché è stato comandante dei Carabinieri in Piemonte. È una brava persona, onesto e integerrimo, da tutti apprezzato nei suoi anni di servizio. Forse è stato scelto per un incarico troppo distante o troppo diverso dalla sue competenze, ma sulla sua onestà e probità nessuno può sollevare dubbi».

«Il vero dramma – ha specificato – è quello che va in scena con la nomina di Giuseppe Zuccatelli. Come ha detto bene il prof. Massimo Galli, in una condizione drammatica come è la lotta contro la pandemia, la politica non trova niente di meglio che procedere cooptando gli amici degli amici. E così i calabresi si ritrovano commissario alla sanità un signore che ancora a marzo derideva l’uso delle mascherine. Chiedo al presidente Conte e al ministro Speranza: ma perché insultare e umiliare i cittadini di quella splendida Regione? Addirittura si ipotizza la collaborazione di Gino Strada per Zuccatelli!».

«Davvero Conte e Speranza – ha proseguito l’on. Napoli –pensano che in Calabria non ci siano le competenze adeguate per governare la Sanità? Ci sono calabresi affermati in ogni campo delle attività. Vedano Conte e Speranza di essere un po’ più rispettosi e di non ferire la dignità di una Regione e dei suoi abitanti. La politica abbia uno scatto di dignità, perché decisioni come questa sul nuovo commissario alimentano l’antipolitica». (rmm)

Sanità, Spirlì in Consiglio regionale illustra il resoconto della gestione emergenza covid

Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, nel corso della seduta straordina in Consiglio regionale, ha illustrato «un accurato, ma agile, resoconto di quanto è accaduto in materia di gestione dell’emergenza Covid».

Il presidente, infatti, dopo aver ricordato che «pur ammettendo « il fallimento del precedente commissariamento, il Governo ha deciso di decretare un nuovo commissariamento strappando alla Calabria, ancora una volta, la dignità di poter gestire la propria sanità» ha spiegato di aver proposto ai ministri Roberto SperanzaFrancesco Boccia e al presidente del Consiglio Conte – e ho cercato anche l’Intermediazione del commissario Domenico Arcuri – di concederci una pausa di 10 giorni prima della firma del Decreto Calabria, per una interlocuzione che potesse costruire la possibilità di governare insieme per un semestre una fase di trasferimento dei poteri alla Regione. Ma anche questo piccolo, forse troppo sensato tentativo non ha sortito alcun risultato. Dunque oggi è il primo giorno dei resoconti. Tiriamo le somme e diciamo come stanno veramente le cose».

Il resoconto è stato stilato dopo aver interpellato Francesco Bevere, dirigente Dipartimento Salute e soggetto attuatore dell’emergenza e il capo di Gabinetto, Luciano Vigna.

L’11 marzo, il presidente Jole  Santelli, dopo aver effettuato una ricognizione dei posti letto in Terapia intensiva, Pneumologia, Malattie infettive, provvedeva a predisporre un apposito piano di riprogrammazione individuando (col Dpgr 18/2020) per le aree Centro, Nord e Sud, i Centri Covid, e che rinnovo oggi alla luce dei tristi fatti che tutti conosciamo.

Rogliano, Paola, Rossano: 110 posti letto complessivi; Mater Domini e Tropea: 100; Gioia tauro, Locri, Melito Porto Salvo: 100.

Il 31 marzo 2020, Belcastro (allora dg del dipartimento Salute), dopo essersi confrontato con i commissari straordinari delle Asp e delle Aziende ospedaliere, comunica agli stessi che potranno provvedere al reclutamento del personale medico necessario a fronte di una spesa complessiva autorizzata di euro 18 milioni.

FASE 2

Con ordinanza 50 dell’11 giugno 2020, il presidente Santelli ordina ai soggetti delegati Covid, Belcastro e Fortunato Varone, di predisporre, ognuno per la parte di propria competenza e nei termini previsti gli adempimenti di cui all’art. 2 del D.L. 34/2020, il Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera, allo scopo di garantire la massima celerità negli interventi;

Il commissario Cotticelli, ricevuta l’ordinanza, in data 12 giugno 2020 scrive al ministero della Salute e al ministero dell’Economia e chiede se i provvedimenti di potenziamento e riorganizzazione della rete di assistenza territoriale e il Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera rientrino nella competenza del commissario.

Il 15.06.2020 il Ministero della Sanità conferma al Generale Cotticelli la sua competenza e il 18 giugno 2020 il commissario approva il documento di riordino della rete ospedaliera per l’emergenza Covid col quale obbliga i commissari delle Aziende sanitarie provinciali e delle Aziende ospedaliere ad attuarne il contenuto.

Di questo Piano, la Giunta regionale non è mai stata resa partecipe.

Seduta Consiglio

A far data dal mese di marzo i commissari delle Azienda sanitaria provinciale e Azienda ospedaliera comunicano che gli importi per le assunzioni utilizzati a fronte di quelli messi a disposizione dalla presidente Santelli sono i seguenti: Azienda ospedaliera di Cosenza: risorse assegnate 2,8 milioni, risorse utilizzate 557 mila euro; Asp di Reggio Calabria: 2,4 milioni di  risorse assegnate, 1,4 milioni di risorse utilizzate; Gom di Reggio Calabria: 2,2 milioni di risorse assegnate, 1,2 milioni di risorse utilizzate; Azienda sanitaria provinciale di Cosenza: 2,4 milioni di risorse assegnate, 932 mila euro di risorse utilizzate; Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia: 1,2 milioni di risorse assegnate, 550 mila euro risorse utilizzate; Azienda sanitaria provinciale di Crotone:1,1 milioni di risorse assegnate, 650 mila euro di risorse utilizzate; Azienda ospedaliera  Pugliese di Catanzaro: 4,5 milioni di risorse assegnate, 1,5 milioni di risorse utilizzate; Azienda ospedaliera universitaria Mater Domini: 2,3 milioni di risorse assegnate, 1 milioni di risorse utilizzate.

STANZIATI 18 MILIONI, I COMMISSARI NE HANNO UTILIZZATI SOLO 7,7

Tanta la delusione e lo sgomento che, il 13 settembre, Jole Santelli scrive al presidente del Consiglio Conte.

Il 27 ottobre 2020, il ministero della Salute comunica al commissario, di concerto col Mef, che il potere dovere di predisporre e adottare il programma operativo Covid, compete esclusivamente alla struttura commissariale. Nella stessa comunicazione i ministeri invitano la struttura commissariale a trasmettere con ogni sollecitudine il programma operativo per la gestione emergenza Covid.

Io stesso, in data 27 ottobre 2020, ho pubblicato un comunicato stampa col quale informavo i calabresi intorno all’utilizzo della cifra pari a 45 milioni destinata all’acquisto di macchinari e al reclutamento delle risorse, che vi leggo:

In merito all’utilizzo dei fondi destinati al contrasto dell’emergenza coronavirus, la Regione ha fatto fino in fondo la sua parte, impegnando i 45 milioni a disposizione. Gli ulteriori 54 milioni previsti dal Decreto Rilancio saranno gestiti direttamente dalle aziende sanitarie e ospedaliere individuate come soggetti attuatori dei singoli interventi.

Nello specifico, finora, alla Regione Calabria sono stati accreditati 45.085.876 euro, risorse contenute nei decreti legge 14 e 18 del 2020. Di questi, 7.993.950 euro sono stati impegnati per la remunerazione di lavoro del personale del Servizio sanitario regionale, della dirigenza e del comparto, direttamente impiegato nelle attività di contrasto all’emergenza Covid; mentre 3.197.580 euro sono stati destinati alle assunzioni – da parte delle aziende sanitarie – degli infermieri scolastici e di altro personale delle professioni sanitarie.

Le aziende del Ssr sono state, inoltre, già nel mese di marzo, autorizzate ad assumere personale per 18.040.000 euro. Gli ulteriori 15 milioni risultano già spesi per acquisti accentrati (dall’acquisizione di dispositivi di protezione individuale ai reagenti, dai tamponi alle apparecchiature sanitarie) e, per una parte, sono stati rendicontati dalle singole aziende.

Anche i 54 milioni previsti dal decreto Rilancio, che prevede, tra l’altro, il rafforzamento delle terapie intensive, saranno gestiti dalle singole aziende sanitarie, che sono state individuate dal commissario straordinario Arcuri, con ordinanza del 9 ottobre, quali soggetti attuatori degli interventi previsti nel piano. La Regione, quindi, ancora una volta, è stata esautorata dalla gestione degli interventi. Le risorse del decreto Rilancio, infatti, saranno inserite nella programmazione sanitaria e nel nuovo programma operativo Covid che i ministeri affiancanti (ministero della Salute e Mef) hanno stabilito (ribadendolo nell’ultimo tavolo di monitoraggio del 9 ottobre) in capo alla struttura commissariale. È perciò evidente che la Regione, in questo ambito, non abbia alcuna possibilità di intervento.

Siamo dunque riusciti a contrastare gli effetti del Covid in una situazione nella quale la Regione non aveva una gestione diretta di tutta la rete sanitaria. Tutto questo è avvenuto a causa dell’oltremodo punitivo decreto Calabria, peraltro in scadenza. L’auspicio è che non venga rinnovato ma, in ogni caso, va sottolineato come, pur senza avere un controllo diretto sulla sanità, la Regione abbia fatto tutto quello che era in suo potere.

«Siamo arrivati oggi – ha spiegato Spirlì – non senza disagio a dover sottolineare cosa ha fatto chi, soprattutto cosa non ha fatto e cosa avrebbe dovuto fare chi. Gli attacchi volgari, telecomandati, asserviti contro l’istituzione regione e contro gli uomini e le donne che la servono fedelmente in questi durissimi periodi di pandemia ci obbligano a pubblicare ciò che pubblico è già ma fin troppo soggetto ad opinione personale priva di alcun fondamento. Ai media, alla stampa, al popolo della rete sociale chiedo la difesa, la tutela della nostra terra e non questo continuo avvelenamento dei pozzi che dopo aver ucciso i presunti nemici finirà con avvelenare, necessariamente, anche gli amici e se stessi».

«Signor presidente e signori consiglieri – ha aggiunto – io sono un presidente di passaggio e non ho mai pensato di poter sostituire, neanche minimamente, la lungimiranza, la nobiltà, la grande professionalità del presidente Santelli che mi ha voluto al suo fianco e ci ha voluti al suo fianco. Tutti. Però glielo devo, lo devo a lei, signor presidente, lo devo a voi signori consiglieri e assessori. Vi devo un servizio per il quale la nostra gente mi remunera e che non potrei svolgere in altro modo se non confrontandomi con questa nobilissima assise dentro la quale, dal primo momento e fino ad oggi, mi sono sentito a casa, accolto, stimato».

«Io vi ringrazio e lascio a voi, padroni di casa – ha concluso Spirlì – la parola, non prima di aver manifestato il mio sgomento per quanto appreso ieri sera, attraverso una trasmissione televisiva, messa in onda da una rete del servizio pubblico. Il commissario Cotticelli, ha ammesso davanti alle telecamere accese di non aver predisposto alcun piano di emergenza per il contrasto al Covid-19». (rrm)

Mangialavori (FI): Fallimento conclamato, ora basta commissari

Il senatore di Forza ItaliaGiuseppe Mangialavori, ha sottolineato come «il fallimento commissariale in Calabria è ormai conclamato».

«Ne ha preso ufficialmente atto, buon ultimo – ha aggiunto – anche il premier Giuseppe Conte. Che ora non potrà perseverare nell’errore, altrimenti ci troveremmo di fronte a un piano politico veramente diabolico ai danni di una regione che vuole, finalmente, guardare al futuro con fiducia. È arrivato il momento di mettere fine al commissariamento».

«Quanto sta succedendo in queste ore – ha proseguito il parlamentare – rende evidente la crisi del sistema sanitario calabrese, piegato da 10 anni di commissariamento e da un Piano di rientro lacrime e sangue. I fatti dimostrano che la regione è oggi in zona rossa proprio a causa del depauperamento del settore operato dal regime speciale imposto da Roma. È quindi inaccettabile la riproposizione di un Decreto Calabria rivisto e peggiorato».

«Il Governo – ha concluso Mangialavori – deve dunque fermarsi e non procedere con un commissariamento bis. La Calabria ha già pagato abbondantemente per gli errori commessi dal potere centrale». (rp)

CONTE SOTTRAE LA SANITÀ AI CALABRESI
FARE PRESTO, IL DECRETO È IMPUGNABILE

di SANTO STRATI – Beffati e traditi i calabresi, mortificata la Calabria e le sue competenze. Svilite le grandi capacità che eccellenti manager hanno da sempre saputo dimostrare. La proroga del già pessimo decreto Sanità Calabria è l’ultimo atto di una guerra silenziosa dichiarata alla Calabria dalla congrega dell’autonomia differenziata: è l’obiettivo, mascherato delle ricche regioni del Nord, quelle, per intenderci che aspettano di liberarsi della “zavorra” del Mezzogiorno e della sua “piagnucolante” popolazione. Quelle regioni, guarda caso, più colpite nella prima fase del coronavirus (Lombardia, Veneto ed Emilia) e oggi di nuovo sull’orlo dell’abisso di un nuovo incubo.

Quando l’incolpevole ministra Erika Stefani, ai primi di luglio dello scorso anno, su mandato di Salvini & company, aveva tentato di far passare il testo sull’autonomia differenziata, poco è mancato che venisse presa a fischi e irripetibili versacci: non era aria, ma lei non l’aveva capito, e aveva tentato di portare. a termine il delicato, quanto esplosivo incarico. Era il tempo del governo gialloverde, mancavano ancora diversi mesi al Papeete e alla salvinata di mezza estate che avrebbe cambiato profilo all’esecutivo. Quell’esecutivo che aveva come ministro della Salute la pentastellata Giulia Grillo. prima firmataria ed esecutrice convinta del decreto Sanità Calabria. Firmato in quel di Reggio, da un Consiglio dei ministri appositamente convocato in Calabria per fare passerella elettorale. Uno spot ai danni dei calabresi sbeffeggiati a casa propria, costretti a subire un provvedimento che peggiorava le cose anziché tentare di migliorarle. La Sanità usciva da otto anni di infelice e terribile commissariamento, con guasti al sistema già di per sé traballante assai, e ripiombava in un nuovo commissariamento, con precise esclusioni di manager locali, come se non ci fossero professionalità di altissimo livello in grado di gestire la Sanità.

Tutto è passato, tra amarezze, inefficaci manifestazioni di protesta (il sen. Marco Siclari ne guidò una davanti a Montecitorio), ma non ci fu verso di modificare neanche una virgola. Lo scorso settembre, quando, naturalmente neanche lontanamente si poteva pensare all’ondata pandemica che avrebbe travolto tutti, l’allora presidente della Regione Mario Oliverio aveva incontrato a Roma il nuovo ministro della Sanità, Roberto Speranza, ottenendo promesse, vaghe, ma era già un risultato, sulle modifiche che sarebbe stato il caso di apportare al famigerato decreto. Finita la legislatura, arrivato il Covid, è giunto alla scadenza naturale l’orribile testo normativo.

La presidente Jole Santelli aveva scritto un’accorata lettera il 13 settembre proprio a Speranza e al presidente Conte indicando le priorità da seguire proprio in vista della scadenza del decreto. Non è successo nulla, nonostante gli appelli, gli allarmi, gli avvisi che da ogni parte si sono levati contro la sola idea di una proroga che sarebbe stata non solo ingiusta ma sicuramente improponibile. E invece, invece è successo. Zitti zitti, a parte una clamorosa litigata all’ora di pranzo tra Speranza e il ministro dell’Economia Gualtieri per gli aspetti economici del decreto che ha fatto slittare il Consiglio dei ministri che doveva decidere, il provvedimento di proroga del decreto è passato, peggiorando ulteriormente la situazione. Si parla di 24 mesi (con l’opzione di rinnovo per altri 12) e di un supercommissario con poteri straordinari (forse magici?) in grado si sovrastare anche il presidente della Regione. Si è giustamente scatenato l’inferno contro il decreto che, in buona sostanza, autorizza il Governo a fare ciò che meglio crede della salute dei calabresi, indifferente a qualsiasi proposta o suggerimento che dovesse venire dalla regione. Una protesta vibrata ma che viene da una sola parte, la destra. Il deputato azzurro Francesco Cannizzaro (probabile e potenziale candidato a presidente della Regione) ha immediatamente chiesto la mobilitazione di tutti i sindaci della Calabria e dei parlamentari calabresi, tutti insieme in via trasversale, per opporsi al decreto e alla sua conversione in legge, anche magari ricorrendo alla giustizia amministrativa.

Da questo punto di vista Calabria.Live può riferire l’autorevole parere di un ex presidente del Tar secondo il quale il decreto è assolutamente impugnabile: «sembrano sussistere tutti i presupposti per impugnare quell’ibrido di decreto ministeriale». Quindi si può e si deve fare l’impugnazione davanti al Tar, al Consiglio di Stato, dovunque sia necessario perché questo obbrobrio non deve passare.

Ma, in attesa del ricorso al Tar, c’è una domanda che si fanno i calabresi:  dov’è la sinistra della regione? Dove sono i parlamentari, i consiglieri regionali, i sindaci, gli amministratori che se ne stanno in silenzio di fronte a questa mortificazione (ma sarebbe meglio parlare di vera e propria violenza) nei confronti dei calabresi? Non sono bastati i guasti di dieci anni di commissariamento a far capire che non è questa la strada da seguire: servono medici-manager in grado di interpretare le istanze del territorio e impegnare ogni risorsa per tutelare la salute dei cittadini: i commissari hanno lavorato solo con l’obiettivo di tagliare i costi, indipendentemente dalle nefaste prevedibili conseguenze. Con la salute, che è il bene primario di tutti i cittadini, non si possono fare considerazioni di natura economica e finanziaria, e invece risparmiare sui costi a spese del benessere dei cittadini è stata l’unica via seguita. E, del resto, si è visto cos’hanno fatto il commissario Cotticelli e i suoi gregari quando si chiedeva a giugno, da ogni parte, di provvedere a realizzare nuovi posti letto in terapia intensiva. Sapete quanti ne hanno realizzati al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio? Appena sei, quando se ne potevano fare un centinaio (le risorse finanziarie c’erano e non sono state utilizzate). Questo perché a gestire la sanità non servono rispettabilissimi generali a riposo, ma necessitano competenze e capacità specifiche. Quando, in piena epidemia primaverile il Rettore dell’Università Magna Graecia Giovambattista De Sarro insisteva a trasformare in ospedale Covid Villa Bianca di Catanzaro (praticamente già pronta all’uso) qualcuno dei commissari (Zuccatelli, tanto per non fare nomi) ne fece una battaglia d’opinione riuscendo a spuntarla. E oggi stiamo a guardarci in giro e ascoltare sconsolati i medici che si stanno ammazzando di lavoro che quando provano a smistare in altri ospedali qualche ricoverato in terapia intensiva si sentono rispondere in maniera ancora più sconsolata: i posti ci sono, ma non abbiamo il personale.

Le somme è facile tirarle, a questo punto: servono assunzioni immediate di medici e infermieri e invece nel Palazzi del potere, stanno a discutere dei compensi e delle spese di trasferta dei futuri commissari che verranno a “regnare” nella Calabria rassegnata. Marco Siclari, il senatore reggino che per primo, quando pochi intuirono la gravità di ciò che sarebbe accaduto, chiedeva mascherine per tutti e assunzioni di medici per prevenire il virus, (nessuno però gli diede ascolto), provocatoriamente lancia il nome di Guido Bertolaso come commissario straordinario a costi zero. Ma la sua voce, assieme a quella di tutta la destra, si perde nell’assordante silenzio dei dem e della sinistra calabrese che, cinicamente – dobbiamo pensare – coglie solo l’occasione della zona rossa (giustificata da carenze strutturali nella sanità e non decisa per numero di contagi) per fare campagna elettorale: «i guasti della sanità li ha provocati il governo di destra.

Molto sintetico il senatore Ernesto Magorno sulla zona rossa: «le responsabilità non possono che essere ascritte all’operato della Giunta Regionale che, pur avendo avuto risorse per oltre 80 milioni di euro dal Governo, non è intervenuta in modo da mettersi in linea con quelle che erano le esigenze per affrontare al meglio la seconda ondata di contagi». E del decreto Sanità, sen. Magorno cosa dice? E il vicepresidente del Consiglio regionale Nicola Irto gli fa eco: «dove sono i posti in terapia intensiva annunciati nei mesi passati? In tutti questi anni, sulla sanità, si è parlato a vanvera fin troppo. E lo stesso sta avvenendo nelle ultime ore. Siamo arrivati al punto di non ritorno dopo dieci anni di commissariamento che non sono serviti a nulla. La cura in sé si è rivelata sbagliata. Probabilmente peggiore del male». E sul decreto sanità? Neanche una parola. Lo stesso vale per i parlamentari, i consiglieri regionali, i sindaci, etc. Si parla solo di zona rossa che è un buon pretesto per aizzare la folla. La campagna elettorale per Germaneto, ahimè, è iniziata nel peggiore dei modi. (s)

SANITÀ, QUANTE INASCOLTATE PROPOSTE!
DA COVID FREE ORA REGIONE A RISCHIO 4

Da regione Covid-free (o quasi, a parte l’ottimistica e generosa visione dei tedeschi di qualche giorno fa) la Calabria si avvia inesorabilmente a diventare area a rischio 4, dove il rosso che marchia le regioni in grave situazione di pericolo non corrisponde alla vergogna che i nostri governanti dovrebbero mostrare nei confronti dei calabresi. Anni di commissariamenti continui, un disastro per la già disastrata sanità calabrese, per arrivare a maggio dello scorso anno al trionfo dell’inutilità, con danno e ulteriore beffa per i cittadini di questo difficile territorio, il decreto Calabria. Votato e presentato in pompa magna a Reggio come panacea di tutti i mali, si è rivelato un nuovo disastro e, quel che è peggio, il Governo si avvia a prorogarlo con la nomina di un supercommissario.

Eppure, sette mesi fa un gruppo di medici, scienziati, specialisti ed esponenti della società civile, aveva presentato al ministro della Salute Roberto Speranza un documento con proposte operative, per fronteggiare la crisi Covid di cui ancora non si era capita la portata. C’era – come c’è tuttora – un problema sanità in Calabria e le soluzioni indicate sette mesi fa avrebbero aiutato non poco ad affrontare in maniera diversa questa nuova ondata di pandemia. Il gruppo di lavoro, però, non demorde e risponde “al presente per preparare al futuro” con un nuovo documento che i calabresi dovrebbero fare proprio e spingere perché trovino accoglienza adeguata presso chi ha la responsabilità non solo sanitaria, ma anche politica nei confronti di una terra e del suo popolo, i calabresi che non tollerano più di essere cittadini di serie B. È un documento da leggere con attenzione che la stessa Regione dovrebbe acquisire come base di discussione per non accettare supinamente, ancora una volta, scelte sbagliate nel campo della sanità.

«Desideriamo rilanciare – si legge nel documento predisposto da Comunità Competente, un organismo indipendente guidato dal medico Rubens Curia e sottoscritto da numerosi esponenti della società civile – una serie di proposte che da 7 mesi abbiamo rivolto, parzialmente ascoltati, ai governi nazionale e regionale e al Commissario per il “Piano di rientro” perché, oggi, non c’è più tempo da perdere! È necessario attivare misure immediate che tutelino la salute dei calabresi e sostengano gli operatori sanitari impegnati in questa difficile battaglia. Già il governo Conte con i Decreti 14/20, 18/20 e 34/20 della primavera scorsa aveva perentoriamente indicato alle Regioni come contrastare la Pandemia provocata dal COVID 19, che ha messo in crisi un’organizzazione della sanità ospedalocentrica obbligando, finalmente, a modificare la cifra culturale e organizzativa della sanità valorizzando la Medicina d’iniziativa e di prossimità che pone al centro il paziente e i suoi bisogni di salute, con un forte ruolo della Medicina Territoriale e della Prevenzione. Ciò avrebbe consentito ai Presidi Ospedalieri di curare gli acuti, di sviluppare le specializzazioni, di fare ricerca senza dover surrogare le manchevolezze della Medicina Distrettuale.

«Purtroppo – si legge nel documento che porta le firme tra gli altri di don Giacomo Panizza, Angelo Sposato (Cgil), Tonino Russo (Cisl), Susanna Quattrone (Confapi), Fausto Sposato (Opi), Francesco Esposito (Fismu), Amalia Bruni (Associazione Neurogenetica), Sissi Facciolà (Aism), etc –  la SARS COV 2 ha trovato la sanità calabrese sfiancata da un Commissariamento decennale governato prevalentemente dal Ministero della Economia e Finanze impegnato in un risanamento finanziario che, tra l’altro, non è stato raggiunto e con debiti verso i fornitori che superano il miliardo e 100 milioni di euro che producono cospicui interessi di mora dovuti, anche, ad Aziende Sanitarie che non rispettano i tempi previsti dall’Indicatore di Tempestività di Pagamento (ITP) con ritardi fino a 946 giorni.

Chiediamo con forza che i fornitori di merci e servizi siano pagati immediatamente per consentire che si possa arginare la crisi economica acuita dalla Pandemia. Siamo consapevoli della gestione inquinata che ha accompagnato alcune ASP ma la corruzione non si combatte mettendo in difficoltà chi ha diritto ma creando amministrazioni competenti e trasparenti affinché l’abuso sia immediatamente visibile e sanzionabile.

Abbiamo una Medicina Territoriale “desertificata”. I medici di medicina generale reclamano da 11 anni un nuovo modello organizzativo basato sulle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) attive h12 e le Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) h 24 che, in questo momento drammatico, avrebbero svolto un ruolo importante.

Poco si è fatto! Nonostante il Gen. Cotticelli abbia autorizzato le Aziende Sanitarie, nel mese di dicembre 2019, ad attivare questi importanti modelli organizzativi dei MMG, dei Pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali, dei Medici di Continuità Assistenziale e degli Infermieri.  

Chiediamo perciò che i Commissari attivino subito le AFT e le UCCP!

In 11 anni di Commissariamento le Case della salute esistono ancora solo sulla carta, i Consultori Familiari, la Neuropsichiatria Infantile, i Servizi delle Dipendenze patologiche e di Salute Mentale sono fortemente carenti di personale: mancano le ostetriche, il 70% di assistenti sociali, il 75% di psicologi psicoterapeutici con un aumento, tra l’altro, della richiesta di prestazioni negli ultimi 9 mesi pari al 60%.

Gli specialisti ambulatoriali interni, sempre meno in alcune Aziende Sanitarie, operano nei Poliambulatori senza adeguate apparecchiature sanitarie. Eppure la Calabria è la regione con la più alta percentuale (23,8%) di persone con almeno 2 patologie croniche, abbiamo il tasso standardizzato più elevato di persone assistite presso Strutture Psichiatriche (255,1 per 10.000 abitanti contro la media nazionale che è di 155,2) e l’aspettativa di vita in buona salute (52 anni) tra le più basse d’Italia contro i 69 anni della p.a. di Bolzano.

Nella stessa situazione versano i nostri Ospedali con un blocco delle assunzioni, che negli anni ha causato una perdita di 4.000 unità di personale, con apparecchiature medicali, in molti casi, obsolete e nuovi ospedali attesi da oltre 13 anni.

Un capitolo a parte meritano gli infermieri, la cui carenza li sta sottoponendo a turni massacranti, eppure i fondi per le assunzioni ci sono!

Lo stesso Decreto 34 del 19 maggio 2020 prevedeva finanziamenti finalizzati per assumere gli infermieri di famiglia e di comunità!

La situazione epidemiologica del Covid-19 impone a tutti i decisori politici di fare presto e bene, perché superato questo difficile momento i calabresi abbiano una sanità a misura di persona.

È necessario velocizzare la spesa acquistando con gli 86 milioni di euro, stanziati dalla legge 60/19, le apparecchiature sanitarie (TAC/ RMN/ PET/ Mammografi, Angiografi, ecc.), assumendo il relativo personale perché le apparecchiature possano funzionare a pieno regime, anche la domenica, per abbattere le liste d’attesa.

Attuare pienamente il DPGR n°25 del 29 marzo 2020 che prevedeva l’attivazione di 37 Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA), equipe di medici e infermieri, con il fondamentale compito di tracciamento, di assistenza domiciliare del paziente Covid-19 positivo e altro che le Aziende hanno in parte disatteso pur avendo i finanziamenti finalizzati!

Attivare le AFT e le UCCP sul territorio dando un giusto ruolo, da protagonisti ai MMG, ai Pediatri di libera scelta agli Specialisti ambulatoriali, anche in questo caso ci sono le coperture finanziarie!

Implementare, finalmente, la Telemedicina e potenziare l’assistenza da stazione remota, tenuto conto dei fondi disponibili!

Potenziare la Rete dei Laboratori di Patologia Clinica nei Presidi Ospedalieri di Rossano, Paola, Lamezia Terme, Crotone, Vibo Valentia, Polistena e Locri al fine di processare il maggior numero di tamponi con l’assunzione del personale sanitario e tecnico: più efficiente è il tracciamento prima saranno isolati i positivi riducendo la probabilità di contagio!

È necessario – si legge nel documento – potenziare il servizio di emergenza – urgenza. L’assenza di medici ha messo in crisi un sistema essenziale per la salute dei cittadini: il SUEM 118 ed i Pronto Soccorsi, creando una situazione di disparità inaccettabile nello stesso territorio regionale che mina il diritto alla salute dei cittadini, con postazioni in tutto il territorio regionale che sono state de-medicalizzate.

Attuare il DCA 91 del 18 giugno e 104 del 29 luglio 2020 che disponeva che le Aziende Sanitarie incrementassero i posti letto delle Terapie Intensive di ulteriori 134 e di 136 delle Terapie Semintensive, che attuassero il restyling dei Pronto Soccorsi e l’acquisto delle ambulanze con fondi ad hoc pari a 51 milioni di euro, inoltre venisse assunto il personale medico, infermieristico e delle ambulanze dedicato tenuto conto di 7.688.336,91 milioni di euro finalizzati!

Bisogna rideterminare “i Piani del fabbisogno del personale delle Aziende Sanitarie”, come prevedeva il Decreto Conte n°14 del marzo 2020!!! Perché la Pandemia stava modificando alcuni bisogni di salute riferiti agli operatori sanitari dei Dipartimenti di Prevenzione, dei Laboratori di Patologia Clinica, delle Terapie Intensive e Semintensive dei Servizi di Radiologia!

Inoltre, il Decreto prevedeva l’aumento delle ore degli specialisti ambulatoriali per ridurre le Liste d’attesa e l’incremento delle Cure Domiciliari per diminuire l’accesso dei malati no COVID 19 negli ospedali ricordando che in Calabria risiedono 414.000 ultrasessantacinquenni molti dei quali soli.

Non possiamo lasciare indietro nessuno trasformando i nostri ospedali in fortini inespugnabili da parte dei pazienti no COVID. Ricordiamo che in questi ultimi mesi la mortalità per infarto è triplicata!

Per questo siamo attoniti davanti alla chiusura degli ambulatori che riteniamo un’azione che crea più problemi di quanti ne risolva.

Dobbiamo fare presto! Non si può navigare a vista con conflitti di competenze tra Istituzioni e mancati controlli del Commissario per il “Piano di rientro” nei riguardi delle inadempienze dei Commissari Aziendali che lui stesso ha nominato! In altri termini, chiediamo al Ministro Speranza di cambiare per rafforzare la struttura del Commissario rendendola capace di affrontare l’emergenza impostando quella riforma della sanità che tutti dicono di voler fare.

Chiediamo quindi competenza ma anche conoscenza della situazione calabrese aprendo un dialogo costante con chi lavora nella sanità sul territorio e nei presidi ospedalieri senza dimenticare il diritto di parola che spetta ai cittadini ed ai pazienti.

In questo grave momento è necessario innescare una risposta comune all’emergenza sanitaria partendo da una indispensabile larga unità per attuare le misure proposte e più volte assentite ma ancora non attuate dai decisori politici e amministrativi.

Persone, associazioni e comunità locali esigiamo un nuovo paradigma della salute, insieme alla comunità calabrese vogliamo segnali e servizi immediati perché il Covid-19 non aspetta!» (rrm)