Bruni (PD): I vincoli per le regioni in piano di rientro vanno rivisti

La consigliera regionale del Partito Democratico, Amalia Bruni, ha evidenziato come «i vincoli a cui sono sottoposte le regioni in piano di rientro dal debito sanitario, risalenti a legislazioni di oltre 15 anni fa, andrebbero rivisti e resi più flessibili».

«Quanto richiamato in questi giorni dal Ministero della Salute – ha spiegato – circa il fatto che le regioni in piano di rientro, tra cui la Calabria, non possono garantire la somministrazione dell’anticorpo monoclonale Nirsevimab (classificato in fascia C da Aifa) perché si tratta di prestazione extra Lea, è emblematico delle discriminazioni che tale sistema genera».

«Non dobbiamo perdere di vista – ha sottolineato – una drammatica realtà: la mortalità perinatale in Calabria è il doppio rispetto a quella della Toscana: le normative attuali ci penalizzano gravemente. Ad esempio, non riusciamo a garantire gli screening neonatali per alcune malattie rare che oggi, grazie a terapie efficaci, potrebbero assicurare una vita normale ai bambini. È il caso dell’atrofia muscolare spinale (Sma), una patologia che rientra in questa situazione. Per troppo tempo abbiamo continuato a fare calcoli matematici approcciando alla sanità con metodi da ragionieri: non possiamo dimenticare le storie e le vite umane che ne sono colpite».

«Se tale vincolo può avere un senso per prestazioni estetiche – ha proseguito – è insopportabile quando riguarda categorie fragili, come nel caso dei bambini. Ritengo sia il caso di assumere un’iniziativa in sede di commissione salute della Conferenza delle Regioni, al fine di superare queste norme discriminatorie”, prosegue la consigliera regionale».

Bruni, poi, si è interrogata anche sulla rappresentanza calabrese nella sede decisionale nazionale: «A proposito, vorrei chiedere al presidente Occhiuto chi rappresenta la regione in sede di commissione salute?». Secondo la consigliera dem, il mancato aggiornamento del piano di rientro è alla base di molte delle criticità attuali: «Questa vicenda dimostra ciò che stiamo proponendo sin dalle scorse elezioni: la prima cosa da fare era ricontrattare e aggiornare il piano di rientro. Invece, si è scelta la strada più facile: essere nominato commissario».

La questione sollevata da Amalia Bruni apre un dibattito su un tema che coinvolge direttamente la salute dei cittadini più fragili e che chiama in causa la necessità di una riforma del piano di rientro, ritenuta ormai obsoleta e inadeguata.

«Quando gli errori della politica ricadono sul destino dei bambini, discriminati per ceto sociale e collocazione geografica, allora ha fallito la società intera – ha concluso –. E, questo, è solo un assaggio di quello che accadrà con l’Autonomia Differenziata». (rrc)

Loiero replica a Scopelliti: «Dopo le mie dimissioni bloccate per anni opere indispensabili per sanità»

di AGAZIO LOIEROCerco di chiudere questa polemica fuori dal tempo per non annoiare i calabresi già afflitti da una sanità diventa per molti di loro ormai inaccessibile. Qualcuno mi ha pure telefonato rimproverandomi di non tenere conto di questa realtà drammatica. Chiedo quindi scusa a tutti i corregionali, specie a quelli che non si possono più curare. Qualche parola quindi sul colonnino de Il Quotidiano dedicatomi stamattina da Scopelliti, dopo un paio di giorni di affannose ricerche e di consultazioni, immagino, di gruppo.

L’ex presidente, come usava fare in passato, non ha risposto al mio rilievo, che  ruotava intorno alla nomina del commissario alla sanità. Ruolo che io ho respinto in una difficile riunione del Consiglio dei ministri e lui già nel luglio del 2010, a pochi mesi dalla sua elezione, ha di buon grado accettato. Di fatto ha accettato il potere che emanava quella nomina, infischiandosene del fardello fiscale e del decadimento della cura che dal provvedimento derivavano e che, ancora, pesantemente gravano sulla pelle dei calabresi. Un ruolo di commissario che lui ha tenuto stretto per ben quattro anni nelle sue mani, fino a quando non fu costretto a dimettersi, interrompendo la legislatura.

Questo è il punto a cui dovrebbe rispondere perché questo è storicamente accaduto.

Scopelliti, invece, svia il discorso fatto a Montepaone e afferma che io avrei chiuso 18 ospedali. Non capisco di cosa parli. All’epoca si avviò una politica non di chiusura ma di conversione e di adeguamento di alcuni piccoli ospedali, che erano diventati spesso luoghi di morte. Gli ospedali con 20 posti letto, come testualmente disse all’epoca il ministro Sacconi «sono un pericolo pubblico» perché privi delle competenze tecniche adeguate per affrontare la malattia. Ma c’è sul tema un secondo elemento che Scopelliti, sbadatamente, dimentica.

In quella fase di costante trattativa con il Governo siamo riusciti, insieme all’assessore alla sanità e all’intera giunta che presiedevo, ad ottenere dal presidente Prodi, molto attento ai bisogni della Calabria, un massiccio finanziamento per la costruzione di quattro nuovi ospedali che abbiamo distribuito strategicamente sulla regione.

Un compenso prezioso ottenuto “solo” dalla nostra regione, a dimostrazione di quanto fosse operativa quella Giunta. Ma c’è di più. A seguito di un lavoro forsennato, ero riuscito a consegnare al mio successore, che era appunto Scopelliti, i progetti dei quattro ospedali pronti per andare in gara. Dopo circa 16 anni non è stata posta per nessuno dei quattro la prima pietra. Non voglio apparire irriguardoso nei confronti di nessuno, ma se c’è un elemento che mi rattrista della mia uscita di scena è il blocco per così tanti anni di opere indispensabili per la vita dei calabresi

L’OPINIONE / Giuseppe Scopelliti: Su commissariamento sanità la verità inconfutabile è un’altra

di GIUSEPPE SCOPELLITI – In risposta a quanto affermato, qualche giorno fa, dall’ex governatore Agazio Loiero che, affidandosi a incaute (a suo dire) “versioni confuse e contrastanti”, è intervenuto sul tema del commissariamento della Sanità calabrese, prendendo le distanze dagli eventi che lo hanno determinato, mi preme precisare alcune cose.

In particolare, ricordo all’on. Loiero e a chi, distrattamente, ha ascoltato il mio intervento pubblico rimestandolo e snaturandolo oltremodo come sia inconfutabile che la Giunta Loiero e i Ministeri dell’Economia e della Sanità, nel lontano 2009, concordarono un Piano di Rientro dai disavanzi sanitari finalizzato ad abbattere l’abnorme debito prodottosi fino a quel momento attraverso la realizzazione di una serie di azioni correttive tra cui la chiusura e la riconversione di un certo numero di ospedali.

È altrettanto inconfutabile che, con una delibera di Giunta del 2009, l’ex governatore Loiero decise di chiudere gli ospedali con un numero di posti letto inferiore a 120 (che erano almeno 18!!). È, infine, ulteriormente inconfutabile che il mancato rispetto delle condizioni contenute nel Piano di Rientro e l’immobilismo della Regione (che quelle condizioni aveva accettato e sottoscritto), determinarono l’avvio della procedura di Commissariamento della Sanità calabrese, su proposta di ben tre ministri quali quello dell’Economia, della Salute e dei rapporti con le Regioni.

Il tema da me pubblicamente sollevato, dunque, non è se l’on. Loiero si sia opposto al commissariamento (mi sarei sorpreso del contrario, vista la delicatezza dell’incarico e la prospettiva di un’imminente campagna elettorale) ma il suo ruolo attivo nella redazione, contrattazione e sottoscrizione del Piano di rientro, approvato con delibera di Giunta regionale n. 845/2009 a integrazione e modifica del documento adottato in precedenza dalla stessa Regione (con delibere n. 585/2009 e n. 752/2009).

Per completezza di informazione aggiungo che l’iter si definì con un’ulteriore delibera della Giunta regionale n. 908/2009 avente ad oggetto: “Accordo per il piano di rientro del servizio sanitario regionale della Calabria ex art. 1, co. 180, L. 311/2004, sottoscritto tra il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Ministro della Salute ed il Presidente della Regione Calabria il 17 dicembre 2009. Approvazione”. Ciò che ho espressamente sostenuto durante il dibattito che mi ha visto protagonista qualche settimana fa, dunque, è, semplicemente, che la chiusura dei 18 ospedali attribuita alla mia volontà altro non è stata che la conseguenza degli impegni ineludibili presi da Loiero e cristallizzati nel piano di rientro. Tutto qui…

L’on. Loiero ha, dunque, infranto inutilmente il silenzio cui si era saggiamente affidato negli ultimi tempi, tratto in inganno da un improbabile suggeritore e dalla sua ormai depotenziata memoria. (gs)

[Giuseppe Scopelliti è ex presidente della Regione Calabria]

Occhiuto: Da Regione 12 mln per 100 borse di studio di specializzazione medica

«La Regione ha deciso di stanziare 12 milioni di euro per consentire lo scorrimento delle graduatorie del concorso nazionale per l‘assegnazione di borse di specializzazione medica». È quanto ha reso noto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, parlando di «un impegno senza precedenti nel settore della formazione medica specialistica», reso possibile «anche grazie al positivo lavoro dei Dipartimenti Salute e Welfare e Istruzione e Pari Opportunità».

«Grazie a questo importante investimento – ha spiegato – gli Atenei calabresi potranno inserire ben 100 medici – 77 presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro e 23 presso l’Università della Calabria di Cosenza – come specializzandi nei reparti connessi alle Facoltà di Medicina».

«La Regione Calabria  – ha spiegato ancora – ha ufficialmente comunicato al Ministero dell’Università la disponibilità di queste risorse, che rappresentano un impegno mai garantito in passato.

Questo investimento rappresenta un passo fondamentale verso il rafforzamento del nostro sistema sanitario e accademico».

«La collaborazione con il sistema universitario – ha sottolineato – è cruciale per costruire una Calabria che sappia valorizzare le proprie eccellenze, costruire valore, scommettere sui nostri straordinari giovani.

L’obiettivo è quello di creare nuove competenze per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria nella Regione, tentando anche di trattenere le migliori menti».

«Investire sul capitale umano – ha concluso – significa investire nel futuro della Calabria». (rcz)

L’OPINIONE / Agazio Loiero: «La mia battaglia per impedire il commissariamento della sanità»

di AGAZIO LOIEROHo appreso con un po’ di ritardo che l’ex presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, in giro in Calabria per presentare il suo libro autobiografico, ha fatto tappa verso la fine d’agosto anche dalle mie parti. Qui, nel narrare alcuni episodi della sua vita, avrebbe fatto due considerazioni sulla sanità calabrese che suonerebbero, più o meno così.

Se è vero che porto la responsabilità del commissariamento della sanità decisa dal governo Berlusconi, un certo coinvolgimento ricadrebbe anche su Loiero. Le versioni riportatemi sull’evento, che non ha registrato un pienone, sono contrastanti e confuse. Se diamo per buona la versione di uno spettatore, non si capirebbe, alla luce dei fatti, da quali abissi della memoria possa emergere anche una mia responsabilità in questa spinosa questione. Ricordo infatti che all’epoca del conferimento ufficiale del commissariamento nella figura di Scopelliti, avvenuto nel 2010 con il suo pieno assenso, io non ero più presidente della regione.

E visto anche che nessuno, neanche Scopelliti, contestò all’epoca la versione ufficiale dei fatti. Ormai viviamo un tempo in cui le frasi che si lanciano nei dibattiti politici non rispondono più alla verità ma, grazie all’ausilio di una memoria trasandata, all’utilità che se ne trae. Da molti anni, per mia scelta, non faccio alcuna polemica con l’ex sindaco di Reggio Calabria. Dal momento però che io considero quella battaglia da me sostenuta in Consiglio dei ministri per evitare il commissariamento della sanità regionale, una delle più importanti della mia vita politica, forse è utile riportarla nel segno della verità in superficie.

Esattamente come all’epoca i calabresi l’hanno letta sulla stampa nazionale e regionale. Quindi anche su “Il Quotidiano”. Procediamo con ordine. Verso la fine del 2009, a pochi mesi dalla fine della legislatura, fui invitato dal premier del tempo, Berlusconi, a partecipare al Consiglio dei ministri, dove si sarebbe discusso del piano di rientro dal debito sanitario calabrese e quindi sarebbe stato nominato un commissario esterno. Un provvedimento inedito in cui la regione fungeva, come spesso le capita, da cavia. Naturalmente in Consiglio dei ministri mi ribellai con tutte le mie forze a questa ipotesi del commissario.

Non intendo soffermarmi a lungo sui dettagli di quell’aspro confronto. Ricordo solo che i ministri della Lega e anche il ministro della sanità mi attaccarono senza alcun riguardo non solo nei confronti della regione che rappresentavo ma anche nei riguardi del luogo istituzionale dell’incontro. Il Consiglio dei ministri non è il Parlamento dove le forze politiche si accapigliano senza andare per il sottile. Avevo notato, nella mia passata esperienza di ministro, che l’ospite convocato in quella sala austera veniva sempre, anche in presenza di dissenso, circondato da un grande rispetto formale. Devo dire che Berlusconi mi tutelò. Mi concesse il tempo di ribattere, richiamando alcuni ministri che m’interrompevano con frequenza.

Aggiungo per onestà che non mi difesi male. Me lo confermò lo stesso Berlusconi quando, alla fine del confronto, mi accompagnò all’uscita. Avevo approfondito un piano di rientro dal debito come uno studente all’esame cruciale della sua vita. L’avevamo approntato in ogni dettaglio insieme con alcuni bravi dirigenti dell’assessorato alla sanità e con i tecnici dell’Agenas. Non la faccio lunga. Alla fine di un’accesa discussione la figura del commissario esterno, che avrebbe rappresentato un’onta per me e soprattutto per la Calabria, fu scongiurata. A questo punto Berlusconi m’invitò a farmi direttamente carico del ruolo di commissario. Una proposta inaspettata che non nascondo mi mise in difficoltà. Non potendomi consultare con nessuno, dopo qualche secondo di smarrimento, presi una decisione rischiosa.

Risposi che non me la sentivo di accettare la proposta perché, se è vero che il commissariamento, attraverso un articolo della Finanziaria, mi avrebbe offerto la possibilità di nominare tutti i manager della sanità senza l’obbligo di passare dalla Giunta, è anche vero che lo stesso articolo mi avrebbe imposto il blocco del turnover, delle assunzioni e l’innalzamento delle aliquote fiscali dei calabresi al massimo consentito. Troppo pesante per la mia regione. A questo punto i ministri della Lega mi assalirono di nuovo. Quando mi fu data la possibilità di ribattere, affermai che se il governo avesse insistito su quella posizione io mi sarei dimesso seduta stante. Berlusconi probabilmente non se la sentì di registrare in Consiglio dei ministri un atto politicamente così grave. Storicamente mai avvenuto prima. Il Commissario non fu nominato.

Dopo poco tempo mi presentai alle elezioni regionali per un secondo mandato. Fui sconfitto da Scopelliti. Il quale accettò quasi immediatamente la proposta del governo e diventò commissario. Aggiunse il fardello della sanità a tutte le altre deleghe trattenute saldamente nelle sue mani all’atto della formazione della Giunta. Una breve digressione di costume politico. Bisogna riconoscere che l’abitudine, così ricorrente, di trattenere presso la presidenza tante deleghe che non possono essere seguite con profitto, rappresenta un’esibizione di forza congeniale, più che agli uomini politici del nostro tempo, agli stregoni inclini ad esibire un potere primitivo nei confronti della tribù. Da quel lontano 2010 i calabresi pagano aliquote fiscali altissime.

Lo fanno in silenzio da 14 anni perché ormai il loro sentimento prevalente è la rassegnazione. Con un’aggravante: non riescono più curarsi. Una tragedia a cui l’autonomia differenziata infliggerà il colpo finale. (al)

[Agazio Loiero è ex presidente della Regione Calabria]

Tavernise (m5S): Bene medici cubani, ma perché i concorsi sono fermi al palo?

Il consigliere regionale de M5S, Davide Tavernise, evidenziando a fronte dei «90 medici cubani che arrivano Roberto Occhiuto non fa niente per velocizzare e sbloccare quei concorsi indetti che al momento restano fermi al palo e che invece rappresenterebbero non solo un momento di sollievo ma la risoluzione permanente di una problematica ormai atavica nella nostra sanità: la mancanza di personale in corsia».

L’arrivo dei medici, infatti, per Tavernise «è stata salutata dal presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto, come una boccata d’aria fresca per i nostri ospedali. E per la tragica mancanza di personale che affligge i nosocomi calabresi, non possiamo dargli torto. Ma non possiamo neanche dargli ragione».

«Mi chiedo: a cosa è servita la commissione nominata dal presidente che avrebbe avuto il compito di velocizzare gli iter? A quanto pare a niente», ha evidenziato il pentastellato, evidenziando come «in questo momento risultano bloccati diversi concorsi, come si diceva, per esempio all’Asp di Reggio Calabria con Medicina Interna, fermo al 5 febbraio 2024; Pneumologia: Il concorso è fermo a metà luglio 2024, con convocazione dei candidati; Cure Palliative per Anestesisti: Il concorso è fermo a fine febbraio 2024; Anestesia per 7 posti: Il concorso è fermo a fine gennaio 2024; Psichiatra: Il concorso è fermo a maggio 2024 con mobilità, senza mai espletare il concorso.
Stessa cosa si verifica all’Asp di Cosenza dove al momento non ci sono concorsi attivi per infermieri e l’ultimo è stato un avviso pubblico urgente per titoli a novembre 2023 con scadenza 7 dicembre dello scorso anno per infermieri destinati all’emergenza-urgenza, sempre per il conferimento di incarichi a tempo determinato».
«Così come – ha proseguito – appare paradossale il diniego sull’assunzione dei 30 specializzandi che l’Asp di Catanzaro ha incassato dall’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro. Siamo l’unica regione in Italia che non utilizza il Decreto Calabria per le assunzioni degli specializzandi».
«Per tutto ciò esposto risulta contraddittorio l’agire politico di Occhiuto – ha concluso – soprattutto nella sua veste di commissario ad acta della Sanità, perché se da una parte fa ricorso a personale a tempo determinato, per giunta da formare, dall’altra non si adopera per rendere stabili queste figure professionali attraverso assunzioni e salari dignitosi. Cui prodest?». (rrc)

Da Commissione Sanità via libera all’assistenza sanitaria senza dimora

La Terza Commissione Sanità del Consiglio regionale ha approvato, all’unanimità, la proposta avente ad oggetto l’iscrizione dei senza dimora nelle liste degli assistiti delle Aziende sanitarie provinciali calabresi.

Questa proposta legislativa, avanzata dalla consigliera regionale Amalia Bruni e sostenuta dal Presidente Roberto Occhiuto, che risponde all’attuale emergenza sanitaria e alle sfide socio-economiche in corso, si propone di estendere il diritto alla salute a una categoria particolarmente vulnerabile e spesso trascurata dal sistema di welfare.

«La proposta di legge regionale promossa dalla collega Bruni mira a garantire l’accesso ai servizi sanitari di base (quali l’assistenza da parte del medico di base e le prestazioni specialistiche/ambulatoriali) per le persone senza dimora di cittadinanza italiana che vivono in Calabria», ha spiegato la consigliera regionale Pasqualina Straface, presidente della Terza Commissione.

«Questa iniziativa – ha spiegato ancora – affronta un importante problema sociale che iniziamo a vivere nella nostra quotidianità sia nelle città che nelle periferie calabresi. Essa mira a migliorare l’assistenza sanitaria promuovendo integrazione ed equità sociale. La Regione Calabria garantisce così un accesso equo al fondamentale diritto alla salute».

«Sebbene il percorso sia stato lungo e complesso, e non senza momenti di incertezza, sono felice di constatare che abbiamo portato avanti un progetto che ha visto la partecipazione di numerosi interlocutori, tra cui il Presidente, il terzo settore e le associazioni coinvolte – ha detto la consigliera Bruni –. Questo progetto legislativo rappresenta un passo fondamentale per garantire la dignità e l’assistenza sanitaria alle persone fragili, che purtroppo sono in aumento».

«La crisi abitativa e la perdita di residenza – ha aggiunto – hanno spinto molte persone, spesso giovani e in situazioni di grande vulnerabilità, verso una condizione di marginalità estrema. Estendere l’iscrizione nelle liste degli assistiti delle Asl garantirà loro un accesso regolare alle cure mediche, riducendo i costi elevati dei pronto soccorso e migliorando la gestione delle loro condizioni di salute».

«Le persone senza fissa dimora sono esposte a numerose difficoltà – ha proseguito la dem – che compromettono gravemente la loro salute e il loro benessere. La mancanza di un alloggio stabile e le difficoltà di accesso ai servizi sociali e sanitari amplificano i rischi per la loro salute, rendendo necessari interventi urgenti e strutturati. Senza un medico di base, queste persone spesso si affidano ai pronto soccorso, con costi più elevati e una qualità di cura che non soddisfa adeguatamente le loro necessità quotidiane e preventive».

«Estendendo l’iscrizione nelle liste degli assistiti delle Aziende Sanitarie Locali alle persone senza fissa dimora – ha detto ancora – la proposta garantisce un accesso continuo e regolare alle cure mediche. Questo approccio permette un intervento precoce e riduce la dipendenza dai servizi di emergenza, migliorando la gestione delle condizioni di salute attraverso la medicina di base. Il riconoscimento ufficiale del diritto alla salute aiuta a normalizzare e dare dignità la loro esistenza, affrontando il rischio di esclusione sociale e stigmatizzazione»

La consigliera Bruni ha inoltre spiegato che «la legge intende migliorare l’efficacia della spesa sanitaria. Il costo per la gestione di un paziente attraverso un medico di base è significativamente inferiore rispetto ai costi dei pronto soccorso, ottimizzando così le risorse pubbliche e garantendo una cura più adeguata e costante».

«Questa proposta rappresenta un importante passo verso l’inclusione sociale e la tutela dei diritti delle persone più vulnerabili – ha concluso la consigliera Amalia Bruni –. Grazie alla collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, siamo riusciti a sviluppare una legge che risponde alle reali esigenze della nostra comunità e che potrà servire da modello per future iniziative simili».

Nel corso della seduta, inoltre, è stata approvata la riorganizzazione e il rafforzamento della Fondazione per la Comunità Greca di Calabria.

«È volontà del governo regionale, infatti – ha spiegato Straface – rivedere il quadro statutario e normativo dell’organo sociale che tutela la comunità grecanica. Con questo nuovo provvedimento, il Consiglio regionale approverà il nuovo Statuto della Fondazione Comunità Greca di Calabria, ridefinendo la sua organizzazione per tutelare e valorizzare le tradizioni linguistiche e culturali dei Greci di Calabria».

«La riforma, attraverso una maggiore efficienza gestionale e decisionale, mira – ha concluso Pasqualina Straface – a preservare il patrimonio culturale grecanico, promuovendo ricerca, formazione e scambi culturali, contribuendo così alla valorizzazione della nostra Regione a livello locale e internazionale».

Tre le modifiche più importanti previste: il Presidente non sarà più un sindaco ma un soggetto terzo, nominato dal Presidente della Giunta regionale su proposta dell’assessore al ramo ed è investito dei più ampi poteri. L’introduzione dell’Assemblea di comunità che elabora i criteri generali per le linee di sviluppo culturale e scientifico dell’Istituto, fornisce una informativa periodica sul programma di attività dello stesso, recepisce proposte e suggerimenti in merito e definisce infine il programma concreto delle azioni e delle iniziative di intervento della Fondazione. Il Comitato tecnico-scientifico del nuovo statuto sostituisce la Commissione scientifico-culturale ed i suoi componenti sono designati dall’Assemblea di comunità. (rrc)

Il Pd: In Calabria non avremo più la prevista riqualificazione sismica degli ospedali

«Vergogna, in Calabria non avremo più la prevista riqualificazione sismica degli ospedali: il governo nazionale e quello regionale hanno levato le risorse del Pnrr e le altre al riguardo disponibili». È quanto ha denunciato del Partito Democratico della Calabria, definendolo «uno scippo gravissimo e ingiustificabile, che conferma  l’avversione del governo Meloni verso la Calabria e la sudditanza del governo Occhiuto, zitto, immobile e complice davanti alla continua sottrazione di finanziamenti destinati alla nostra sanità pubblica e alle altre priorità».

«I notabili del centrodestra parlano – hanno osservato i dem – di rilancio della sanità calabrese, di miglioramento dei servizi e di inversione della tendenza. I fatti, però, dimostrano ogni volta le loro bugie clamorose. L’unica verità è che, con l’autonomia differenziata e con i tagli imposti, il centrodestra determinerà l’agonia della sanità pubblica calabrese, con la conseguente impennata dell’emigrazione sanitaria verso le strutture del Settentrione e con ulteriori trasferimenti di residenza in altre regioni».

«Il centrodestra considera la Calabria un serbatoio di voti. La regione sarà invece determinante – hanno concluso i dem calabresi – per il riscatto dell’intero Mezzogiorno, che merita profondo rispetto e gli stessi diritti e servizi essenziali presenti nel Nord». (rcz)

Sanità, Regione: Nessuna riduzione ex guardie mediche

«In Calabria non ci sarà alcuna riduzione delle ex guardie mediche senza che prima non verranno attivati i nuovi presidi e i nuovi strumenti di assistenza territoriale che andranno a sostituire gradualmente le strutture che attualmente si occupano di continuità assistenziale». È quanto ha ribadito in una nota il Dipartimento tutela della salute e servizi socio-sanitari della Regione Calabria, ricordando come «l’accordo  struttura commissariale – recepisce quanto contenuto nell’Accordo Collettivo Nazionale (Acn)» che, «per quanto concerne la continuità assistenziale (ex guardia medica) l’Acn prevede 1 medico ogni 5.000 abitanti».

«Poiché il servizio di continuità assistenziale può essere garantito – ai sensi della vigente normativa – dalla presenza in servizio di 4 medici, appare evidente che una postazione di continuità assistenziale corrisponderà a 20.000 abitanti: pertanto in Calabria se ne dovranno prevedere circa 100 – prosegue la nota –. Questa tipologia di organizzazione della continuità assistenziale è attiva già in tutta Italia».

«In Calabria, a causa delle storiche carenze della rete territoriale che non è riuscita ad assicurare servizi sanitari in modo capillare ed adeguato su tutto il territorio regionale – si legge nella nota del Dipartimento – non si può ancora procedere in modo spedito ad una revisione della continuità assistenziale».

«Per tali motivi – conclude la nota – nella nostra Regione questo processo riorganizzativo fa parte di una più ampia programmazione dell’intera rete territoriale che prevede, tra l’altro, l’attivazione di Aggregazioni Funzionali Territoriali di Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera scelta su tutto il territorio regionale, l’attivazione delle Centrali Operative Territoriali (due sono già state attivate), la realizzazione delle Case di Comunità, l’ultimazione della rete emergenza 118 ed infine l’attivazione del numero unico di continuità assistenziale 116117. L’Air prevede inoltre una particolare forma di tutela per i Comuni disagiati». (rcz)

 

 

La consigliera Bruni: È necessario ricontrattare il Piano di rientro della sanità calabrese

«È necessario ricontrattare il Piano di Rientro, allentare i vincoli assunzionali ancorati alla programmazione e non alla produzione, e superare il vincolo di spesa sul personale». È l’appello lanciato dalla consigliera regionale del Partito Democratico, Amalia Bruni, sottolineando come «solo così potremo finalmente affrontare un piano che porti in tempi certi al superamento del commissariamento e al ritorno a una gestione democratica e condivisa della sanità calabrese».

Per la dem, infatti,  «le prossime settimane saranno decisive per una inversione di tendenza del Servizio Sanitario Nazionale. Infatti, con l’aggiornamento della Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza e, soprattutto, con la legge di bilancio 2025, avremo chiaro il quadro se si intende o meno invertire la tendenza in merito al finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale e avviare una poderosa stagione di riforme».

«Il Partito Democratico, in questi mesi, ha messo il rilancio del servizio sanitario pubblico al centro del dibattito politico, proponendo una specifica proposta di legge, di cui prima firmataria è la segretaria Elly Schlein, con l’obiettivo di potenziare il Servizio Sanitario Nazionale attraverso un finanziamento non inferiore al 7,5% del Pil. A questa richiesta del PD – ha detto Bruni – si sono associati ben cinque consigli regionali, tra cui, tuttavia, non compare quello calabrese, per colpevole responsabilità della maggioranza di centrodestra che ha persino impedito il dibattito. Successivamente, la stessa destra ha affossato la proposta di legge Schlein».

La consigliera Bruni ha sottolineato che, nonostante numerose fonti indipendenti, tra cui la Fondazione Gimbe, la Corte dei Conti e l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, abbiano certificato lo stato di sottofinanziamento del Ssn, la situazione non è stata affrontata con la dovuta urgenza.

«Siamo al 16° posto tra i Paesi europei – ha ricordato – e abbondantemente sotto la media Ocse per quanto riguarda le risorse impiegate nella tutela della salute. Finalmente, anche il ministro della Salute ha riconosciuto la necessità di potenziare il finanziamento del SSN. Tuttavia, se il quadro generale è preoccupante, in Calabria diventa ogni giorno più drammatico. Tutti gli indicatori – dalla rete ospedaliera ai servizi territoriali, dall’emergenza urgenza alla prevenzione – ci relegano in fondo a tutte le classifiche».

Riguardo alla gestione commissariale della sanità calabrese, Bruni ha evidenziato il fallimento dell’attuale amministrazione.

«Siamo ormai al terzo anno di gestione commissariale in capo al presidente Occhiuto – ha detto ancora – una scelta che abbiamo sostenuto e condiviso. Tuttavia, i fatti, e solo i fatti, purtroppo certificano il fallimento della sua gestione, nonostante abbia potuto godere di disponibilità da parte di governo e parlamento come mai prima d’ora. Bisogna, allora, che si cambi strategia».

La consigliera Bruni conclude con un appello urgente: «È necessario ricontrattare il Piano di Rientro, allentare i vincoli assunzionali ancorati alla programmazione e non alla produzione, e superare il vincolo di spesa sul personale. Solo così potremo finalmente affrontare un piano che porti in tempi certi al superamento del commissariamento e al ritorno a una gestione democratica e condivisa della sanità calabrese». (rcz)