Il sindaco Fiorita e la sua vice Iemma: Su nuovo ospedale serve equilibrio

Il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, e la vice sindaca Giusy Iemma hanno incontrato Enzo Ciconte, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Catanzaro, nonché direttore dell’Unità operativa complessa di Cardiologia e Utic del “Pugliese-Ciaccio”, per parlare del nuovo ospedale che, dopo la nascita della Dulbecco è tornato concretamente di attualità.

L’incontro è avvenuto a seguito degli incontri che il primo cittadino con gli attori del comparto, in particolare con le organizzazioni sindacali e la commissaria straordinaria della neonata Aou “Dulbecco”.

Per l’Ordine dei Medici, gli aspetti squisitamente logistici non costituiscono una discriminante; al contrario di altri aspetti che, nel merito, sono ritenuti invece imprescindibili. Tra questi, la necessaria modernità del nosocomio, che significa il possesso di caratteristiche tali da garantire efficienza, efficacia e funzionalità, oltre che le necessarie risorse umane. Problema, quest’ultimo, che non è certo un’esclusiva dei presìdi sanitari che insistono sul catanzarese.

Dal confronto tra i vertici dell’Amministrazione e l’Ordine dei medici è comunque emerso come valutazione comune che la nuova realtà nata dalla Dulbecco e in fase di progressiva strutturazione non possa prescindere dall’equilibrio e dalla giusta valorizzazione di tutte le risorse a disposizione, a cominciare proprio da quelle del “Pugliese”, i cui volumi di prestazioni e qualità degli esiti ne hanno fatto nel tempo un ospedale punto di riferimento storico dell’intera area centrale della Calabria. (rcz)

L’OPINIONE / Antonio Di Virgilio: La sanità differenziata

di ANTONIO DI VIRGILIO – La salute attiene ai diritti fondamentali dell’individuo,  garantiti universalmente dalla nostra costituzione.

Tuttavia il definanziamento costante del fondo sanitario nazionale degli ultimi trenta anni ha reso tale diritto non più garantito soprattutto nei territori più disagiati del paese. In Calabria, in particolare il commissariamento ultradecennale della sanità ha portato la regione all’ultimo posto in Italia per l’erogazione dei servizi assistenziali (Lea) ed al primo posto per emigrazione sanitaria. Abbiamo assistito in questi anni alla chiusura di ospedali e di punti nascita, e al blocco del turnover del personale sanitario costretto a cercare opportunità di lavoro nelle regioni più ricche. Oggi l’accesso alle cure è un diritto differenziato per residenza!
Italia del Meridione, da alcuni anni, ha fatto della difesa della salute nella parte più debole del paese, una battaglia di identità e di giustizia. Abbiamo presentato pubblicamente lo scorso anno la nostra proposta di legge sulla revisione dei criteri di distribuzione del Fsn (fondo sanitario nazionale) che tengano conto della deprivazione socio-sanitario dei territori, della prevalenza delle malattie croniche della maggiore mortalità per malattia oncologiche e cardiologiche, della minore aspettativa di vita. Tale PdL sta seguendo il suo iter, e noi siamo impegnati  a sensibilizzare i governatori delle regioni del Sud a farsi portavoce di tali esigenze nella Conferenza Stato-Regione, sede istituzionale in cui si definisce la distribuzione del Fsn.
Grazie, inoltre, alle recenti interlocuzioni di Idm con forze di governo, è stato modificato, seppur con un minimo incremento di 0.7 punti, il parametro di calcolo della quota capitaria del fondo, proprio in riferimento alla deprivazione socio-sanitaria, come da noi richiesto. Ciò ha portato nelle casse calabresi un surplus di 21 milioni di euro, è notizia di queste ore. Certo una goccia nel mare, considerato il nostro saldo negativo di circa 300 milioni/anno di emigrazione sanitaria.  La strada è ancora lunga, ma la direzione intrapresa è quella giusta.
La mai dimenticata pandemia ha messo infatti in luce tutte le carenze del nostro sistema sanitario che ha appena compiuto 50 anni e che necessiterebbe una profonda  revisione.
L’attuazione della modifica costituzionale in discussione in questi giorni in  parlamento, che riguarda l’autonomia differenziata, secondo alcuni osservatori potrebbe dare il colpo di grazia alla Sanità delle regioni meridionali. Per tale ragione siamo impegnati a monitorare  e pretendere, se necessario, la introduzione di forme di perequazione che garantiscano un riequilibrio della erogazione dei servizi nell’intero Paese.
Italia del Meridione è un partito che fa delle necessità dei territori una fonte per le proprie battaglie politiche, e la difesa della Salute per noi è un tema primario ed identitario, è su questo non faremo passi indietro. (adv)
[Antonio Di Virgilio è del Dipartimento Federale Sanità di Italia del Meridione]

L’OPINIONE / Filippo Veltri: Gli allarmi inascoltati per la sanità

di FILIPPO VELTRI L’allarme era, è, di quelli che non lasciano dubbi: l’autonomia differenziata «non solo porterà al collasso la sanità del Mezzogiorno, ma darà anche il colpo di grazia al Servizio sanitario nazionale, causando un disastro sanitario, economico e sociale senza precedenti». Parola di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, per illustrare i risultati del report L’autonomia differenziata in sanità che esamina le criticità del Disegno di legge Calderoli approvato al Senato e ora in discussione alla Camera.

 Non sembra che l’allarme abbia suscitato particolari scossoni nel mondo politico e istituzionale, tranne Rubens Curia con la sua Comunità Competente ed i Vescovi calabresi riuniti in conclave. In Consiglio Regionale un centrosinistra titubante dà invece ancora spazio ad un centrodestra diviso e lacerato, senza affondare i colpi.

Il report analizza il potenziale impatto sul Ssn delle maggiori autonomie richieste dalle regioni in materia di “tutela della salute”. Un de profundis largamente annunciato, che documenta dal 2010 enormi divari in ambito sanitario tra il Nord e il Sud del Paese e solleva preoccupazioni riguardo l’equità di accesso alle cure.

Se per le Regioni del Sud, già in fondo alle classifiche per cure essenziali e aspettativa di vita, si profila infatti il pericolo di collasso del reparto sanitario, al Nord si rischia il sovraccarico da mobilità sanitaria. Numerosi gli esempi che possono portarsi al riguardo: nessuna regione del Sud nella top 10 dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) nel decennio 2010-2019; una mobilità sanitaria dal Centrosud al Nord, con tutte le regioni del Sud ad eccezione del Molise, che hanno accumulato complessivamente un saldo negativo pari a 13,2 miliardi di euro nel periodo 2010-2021, mentre sul podio si trovano proprio le tre regioni che hanno già richiesto le maggiori autonomie; scarse performance delle regioni del Centro-Sud per il raggiungimento degli obiettivi della Missione Salute del Pnrr. 

«Complessivamente questi dati – spiega Cartabellotta – confermano che in sanità, nonostante la definizione dei Lea nel 2001, il loro monitoraggio annuale e l’utilizzo da parte dello Stato di strumenti quali Piani di rientro e commissariamenti, persistono inaccettabili diseguaglianze tra i 21 sistemi sanitari regionali».

Siamo perciò oggi davanti ad una frattura strutturale Nord-Sud, che vedrà inesorabilmente aumentare le diseguaglianze già esistenti, con l’attuazione di maggiori autonomie in sanità, richieste proprio dalle Regioni con le migliori performance sanitarie e maggior capacità di attrazione. I dati Gimbe dovrebbero essere, in una nazione normale, la pietra tombale sul progetto della Lega ed un Governo responsabile metterebbe da parte subito questo progetto perché il Ddl Calderoli non fa altro che aumentare il divario tra Nord e Sud del Paese in termini di servizi sanitari, distruggendo di fatto il nostro Servizio sanitario nazionale. 

Se un istituto terzo come Gimbe (e non un fiero oppositore della Meloni o i pericolosi estremisti (sigh!) Schlein, Conte, Fratoianni o Santoro) certifica che l’autonomia differenziata di Calderoli spacca l’Italia e uccide la sanità pubblica del nostro Paese, di fatto regalando il servizio sanitario nazionale ai privati e a chi si potrà permettere di pagare, qualcosa dovrebbe pure succedere. E invece niente!

Il Sud si vedrà privato delle risorse necessarie per garantire qualità nei servizi, equità di accesso vedendo rinnegato il diritto stesso alla salute in favore di interessi particolari che avranno come effetto paradossale quello di accentuare il pendolarismo sanitario dal Sud al Nord. La disuguaglianza è sempre negativa, ma se c’è un campo in cui è nefasta e vergognosa è proprio quello della salute: se sei in una condizione di povertà sei discriminato, se ti viene tolto o ridotto l’accesso al servizio sanitario sei messo in pericolo di vita.

In Calabria tutto questo ragionamento deve essere moltiplicato per 2,3,4… Per mille, fate voi. La voce più forte appare però ancora quella dei Vescovi. (fv)

Azienda Zero e Consip insieme per supportare gli Enti sul territorio

È stato un utile momento di confronto sulle opportunità a disposizione delle aziende del servizio sanitario per l’approvvigionamento di beni e servizi, il convegno Le iniziative e gli strumenti Consip per le aziende del Servizio Sanitario Nazionale, svoltosi in Cittadella regionale e promosso da Azienda Zero di concerto con la struttura Commissariale per il Piano di rientro e il Dipartimento Salute e Welfare della Regione Calabria.

L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione che, grazie alla presenza dei suoi esperti, ha illustrato le maggiori novità riservate alle aziende del servizio sanitario.

«Lo scopo dell’iniziativa è un approfondimento mirato ad un utilizzo puntuale della piattaforma per le necessità che nascono nelle Aziende – ha detto il commissario di Azienda Zero Miserendino –, per questo ringraziamo Consip per la collaborazione offerta».

«Dal nostro punto di vista parte questo percorso comune che Azienda zero vuole coordinare non per imporre la propria azione ma – ha concluso Miserendino – cercando la massima e proficua collaborazione per una crescita comune volta al miglioramento dell’offerta sanitaria sul territorio».

Hanno aperto i lavori i due subcommissari Ernesto Esposito e Iole Fantozzi, il commissario straordinario di Azienda Zero, Gandolfo Miserendino, il direttore generale del Dipartimento Salute e Welfare, Tommaso Calabrò.

La sessione è stata moderata da Ermanno Lombardo, account manager area Contratti, sanità, beni e servizi, che, dopo aver illustrato lo stato dell’arte sul territorio del programma per la razionalizzazione degli acquisti nella pubblica amministrazione, ha introdotto gli interventi dei relatori.

Guido Gastaldon, responsabile area sanità della divisione sourcing sanità, beni e servizi ha spiegato il contributo e il supporto che Consip dà negli acquisti in sanità; Silvia Pibiri, category manager area sanità ha illustrato le iniziative in ambito sanitario per l’anno 2024; Marco Amenta, responsabile area Account contratti sanità, beni e servizi, ha posto l’accento sulle attività che ineriscono gli investimenti relativi al Pnrr; Maria Antonietta Beccarini ha esposto le iniziative relative ai processi di digitalizzazione della Pa.

Dell’importanza che riveste la filiera tecnico-amministrativa nella qualità nell’erogazione delle prestazioni sanitarie ponendo l’accento sull’avvio di una proficua collaborazione con la centrale di committenza ha parlato Ernesto Esposito, Iole Fantozzi, invece, ha sottolineato il valore del supporto di Consip nella gestione della spesa, mentre Tommaso Calabrò ha illustrato i risultati ottenuti grazie alla collaborazione con Consip dal Dipartimento Transizione Digitale che si cercheranno di replicare anche con il Dipartimento Salute. (rcz)

 

Rete ospedaliera, Occhiuto: Sarà diluita diminuzione delle unità complesse

«Con il Ministero della Salute abbiamo ottenuto l’adesione ad una proposta di ridurre di meno le Unità operative complesse (Uoc) presenti sul territorio e di diluire questa diminuzione nel prossimo quinquennio». È quanto ha reso noto il presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, nel corso dell’informativa sulla rete ospedaliera in Consiglio regionale.

Il Governatore ha ricordato come «è vero che il Decreto ministeriale 70 ha dei vincoli, ma è anche vero che c’è una specificità che appartiene alla Calabria, secondo anche quanto ha affermato la Corte Costituzionale che a proposito del Commissariamento della sanità Calabria e, quindi, ha bisogno di risposte eccezionali»

«E queste possibilità eccezionali dovevano risiedere anche in una ipotesi di nuova rete ospedaliera», ha aggiunto Occhiuto, ripercorrendo gli effetti – che ha definito ‘nefasti’ – che il lungo commissariamento ha prodotto sulle sorti della Calabria, ed ha ricordato che nella definizione delle reti ospedaliere anche le Regioni non commissariate sono sottoposte alla valutazione del Ministero della Salute e del Ministero di Economia e Finanza, ministeri affiancanti secondo i criteri fissati dal Dm 70.

Il governatore, poi, ha parlato dei nuovi ospedali, ricordando di aver aperto «una vertenza con il Governo nazionale e cerco di essere un presidente autorevole, presentandomi né con il cappello in mano, né con una azione che non sia nell’interesse di questa regione» che, come ha ricordato ancora, non è nelle stesse condizioni delle altre regioni «non solo a causa del Commissariamento, ma anche per il deficit che ha” e ha ricordato che “abbiamo ereditato circa 350 milioni di euro non spesi proprio sull’art. 20».

Con la nuova organizzazione, è stata inserita una Uoc di Cardiologia Pediatrica a Catanzaro, nella prospettiva di potenziare la pediatria in Calabria, anche in collaborazione con il Bambin Gesù di Roma.

«Ad aprile è previsto un tavolo sul Dm 70. Spero che anche il Mef – ha riferito– tenga conto di queste obiezioni», assicurando come «se non lo farà avrò lo stesso atteggiamento che ho verso il governo quando ritengo che non si faccia carico delle ragioni della Calabria. Ma, state certi, che se il Commissario non fosse stato anche il presidente della Giunta regionale in carica, avremmo da subito perso 35 unità operative complesse».

Il presidente, poi, ha espresso il desiderio di fare «un dibattito sulla sanità in Consiglio regionale, e su cosa è stato nei 14 anni prima di me e negli ultimi due anni».

«Io per primo sono cosciente che quanto fatto in questi due anni è pochissimo, ma fate la contabilità di quello che è stato fatto negli ultimi 20 anni e negli ultimi 2 anni. Si diceva che la sanità calabrese una contabilità orale, ma abbiamo fatto la ricognizione dei debiti, dimostrando che non c’è un debito mostruoso, abbiamo pagato tutti i debiti tranne gli extrabudget perché vogliamo capire quello che è successo: anche questo è in annuncio o un fatto? Per me è un fatto», ha detto Occhiuto, ripercorrendo tutte le polemiche in merito ai suoi annunci sulla sanità.

Il Governatore, infatti, vorrebbe «stimoli dall’opposizione ma anche onestà intellettuale», oltre che «un dibattito ma che sia un’operazione verità».

Infine, Occhiuto ha informato che i tre grandi ospedali, ossia quelli della Sibaritide, di Vibo Valentia e della Piana si faranno. I primi due, inoltre, saranno conclusi «entro la fine della mia legislatura, quello della Piano di Gioia Tauro vedrà le fondamenta nel mio auspicio il prima possibile». (rrc)

Comitato Magna Graecia: La riorganizzazione della rete ospedaliera tra discrasie e incoerenze

Le 70 pagine del “Documento di Riorganizzazione della rete ospedaliera, della rete dell’emergenza-urgenza e delle reti tempo-dipendenti” profilano una Regione caratterizzata dall’applicazione di principi non universali e viziati dalle solite dinamiche centraliste. Le medesime dinamiche che, ormai, da più di due lustri, connotano meccanismi di mancata equità territoriale tra le strutture sanitarie calabresi.

Senza voler entrare nei dettagli tecnici di ogni presidio, che pur meriterebbero una riflessione, ci concentriamo su una serie di incoerenze che caratterizzano l’area jonica e che spalancano il campo a dubbi e perplessità.

Partiamo da una semplice analisi relativa all’allocazione dei reparti in base alla classificazione cosiddetta “caldo/freddo” dello Spoke di Corigliano-Rossano. Il recente documento conferma le specifiche già stabilite dal Dca 64/2016, ovvero la vocazione chirurgico-inteventistica (caldo) per il Giannettasio e quella medica (freddo) per il Compagna. In virtù di tale classificazione, mal comprendiamo come possa un reparto di ostetricia restare allocato in uno stabilimento ospedaliero sguarnito di terapia intensiva.

Ad avvalorare quanto sopra sostenuto è lo stesso ducumento programmatico che, relativamente lo spoke Paola-Cetraro, stabilisce: “Previsione del percorso nascita presso lo stabilimento di Cetraro in ragione del rispetto degli standard di sicurezza che prevedono la presenza della terapia intensiva all’interno dei presidi in cui insiste il punto nascita”.

Ecco, ci chiediamo come sia possibile che quanto previsto per l’area tirrenica, realtà in cui esiste uno spoke suddiviso su due plessi parimenti quello jonico, sia invece disatteso per Corigliano-Rossano. Nello spoke jonico, infatti, persiste una commistione ingiustificata ed ingiustificabile di reparti d’area chirurgica e d’area medica (caldo/freddo) in entrambi gli stabilimenti ospedalieri. Tutto ciò non contribuisce a garantire efficienza ed efficacia delle cure mediche. Vieppiù, certifica la totale inadeguatezza di entrambi gli ospedali alle raccomandate e severe prescrizioni disposte.

Non ci appassiona sindacare quale dei due stabilimenti debba includere l’area calda piuttosto che quella fredda. Tuttavia, chiediamo alla politica di prendere decisioni coerenti e di avere il coraggio di perseguirle fino in fondo. Senza più lasciarsi trasportare dai desiderata del personale ospedaliero, piuttosto che da simpatie campanilistiche tra versanti della stessa città. Non è più tollerabile che si renda ancor più precario un sistema già, ampiamente, deficitario.

Altra questione che risalta dalla lettura delle disposizioni programmatiche è la destinazione d’uso del futuro ospedale della Sibaritide. Intanto, per il presidio unico, si delinea una classificazione come ospedale Spoke. Quanto detto appare già come una sonora sconfitta per le locali Classi Dirigenti; evidentemente inabili a far valere e rispettare una forza demografica che, per l’ambito jonico, permetterebbe ben altri utilizzi dell’auspicata struttura sanitaria. Tanto più, se consideriamo i motivi alla base dei ritardi nell’esecuzione dell’opera. Non è un mistero, infatti, che le raccomandazioni strutturali, intervenute a seguito della pandemia, abbiano previsto prescrizioni più stringenti nel ricalcolo dei percorsi “sporco/pulito” nelle corsie degli ospedali.

Trattandosi poi di una nuova costruzione, quanto dichiarato diventa ancora più incalzante. È paradossale, e raggiunge livelli grotteschi, immaginare quella che si presenterà come la struttura ospedaliera più moderna della Regione non già quale Hub all’avanguardia, ma come sostanziale clone delle strutture esistenti. Ci chiediamo, a questo punto, se sia valsa la pena, ammesso e non concesso venga mai terminata, di investire in una nuova struttura piuttosto che pensare ad un sostanziale restiling dell’esistente.

Sicuramente, sarebbero bastati investimenti più contenuti. Inoltre, non ci sarebbe stata la sensazione di aggiungere al danno dell’illusione di un servizio sanitario più rispondente alle esigenze di una fetta consistente della popolazione jonica, anche la beffa di ritrovarsi con una struttura non adeguata ai bisogni demografici dell’area. Insomma, senza altri giri di parole, a struttura ultimata, potrebbe palesarsi la sensazione di essere davanti ad una scatola vuota. Quanto riportato si esplicita in virtù di quelli che dovrebbero essere i Lea (livelli essenziali assistenza), quindi il numero di posti letto parametrati sui bisogni demografici degli ambiti sui quali si pianifica. Ebbene, i tre futuri ospedali (Sibaritide, Piana e Vibo) presentano, ad oggi, inspiegabili discrasie e contraddizioni.

L’ambito demografico ricadente sul previsto ospedale della piana di Gioia è dimensionato in 154mila ab. Per tale nosocomio si prevedono 314 posti letto. Nel caso vibonese, invece, a fronte di un bacino di 167mila abitanti, la struttura ospiterà 350 posti letto. Il presidio sibarita, infine, dall’alto della domanda demografica di 178mila ab., sarà composto da soli 334 posti letto.

Fermo restando il sottodimensionamento dei posti letto nei tre ospedali rispetto alle aspettative prospettate dal documento (3.43 p.l. per 1000 ab.), risalta l’ulteriore mortificazione inflitta al presidio jonico. Quest’ultimo, infatti, a differenza degli altri due in cui il rapporto tra i posti letto per abitanti si assesta su 2×1000 e 2.1×1000, si presenta con un rapporto di soli 1.88 posti letto per 1000 ab.

Chiaramente, quanto descritto certifica plasticamente il consueto trattamento da figli e figliastri che una incallita politica centralista perpetra a danno dello Jonio. Differenze che, ancora una volta, certificano la Calabria come contesto fortemente caratterizzato da profonde sperequazioni fra ambiti concorrenti a formare il mosaico sistemico regionale.

Il dramma si acclara poiché le richiamate pratiche si consumano nella più completa indolenza della politica e dei cittadini. Vieppiù, ad appurate difformità territoriali nella erogazione dei servizi, — lo ribadiamo — il prelievo fiscale operato sui cittadini resta uguale per tutto il contesto regionale. Quanto dichiarato determina un aggravio di spesa per gli abitanti dello Jonio. Costoro, infatti, a differenza dei residenti in altri contesti regionali, sono costretti, per fruire dei servizi mancanti nel proprio territorio, a spostarsi in altri ambiti intraregionali.

Sarebbe ora che lo Jonio si svegliasse dal torpore. Sarebbe necessaria, altresì, una presa di coscienza da parte della popolazione affinché sia consapevolizzato lo stato di degrado in cui, lustri di servilismo politico (talvolta neppure richiesto) ai desiderata dei centralismo storico, hanno relegato il contesto dell’Arco Jonico. (Comitato Jonia Magna Graecia)

L’OPINIONE / Nicola Panedigrano: Occhiuto e l’inesorabile declino dell’ospedale di Lamezia

di NICOLA PANEDIGRANO – È questo un intervento che dobbiamo soprattutto alla cara memoria di due nostri attivi e combattivi fondatori troppo presto scomparsi, Antonio Butera e Riccardo Viola, con i quali abbiamo condiviso per oltre un decennio il tentativo di salvare il nostro ospedale, spesso contro tutto e tutti, dal destino di inesorabile disgregazione che la politica regionale di ogni colore gli ha assegnato con la colpevole distrazione, quando non diserzione, dei nostri politici ed amministratori locali.

Qualcuno si è preso di recente e meritoriamente la briga di mettere in fila, con acume e dovizia di particolari, i fatti e misfatti che hanno segnato questo declino annunciato. È una sequenza degna di un film dell’orrore, di cui inutilmente il nostro Comitato aveva prognosticato l’esito nefasto. 

Forse però potrebbe ancora restare un esile barlume di inversione di tendenza.

L’on. Occhiuto è solo l’ultimo esecutore di questo delittuoso programma, ha barattato il favore ricevuto dell’istituzione della seconda facoltà di medicina nella sua Cosenza, dirottando a Catanzaro il Trauma Center che ogni atto programmatorio regionale precedente aveva destinato all’Ospedale di Lamezia. 

Ora sembra aver annunciato un’ambigua pausa di riflessione a cui si appigliano, come ad una fune di salvataggio, i vecchi e nuovi adepti lametini della sua Forza Italia, dirigenti di partito o amministratori locali neoiscritti, che forse avvertono l’amaro sapore di sale dell’acqua alla gola.

Se non fosse quindi la solita arma di distrazione di massa, una tale pausa e una reale rivisitazione del suo Dca di programmazione del sistema sanitario calabrese dovrebbero però servire a riprendere il percorso progettuale e normativo volto ad inserire il nostro ospedale nell’azienda unica Dulbecco, assegnandogli la funzione di sede del Centro di Alta Specializzazione della Rete Politrauma calabrese, tuttora da istituire. 

Ci sono ben due precedenti programmi regionali che lo prevedono; ci sono finanziamenti assegnati e mai spesi; ci sono struttura ed infrastrutturazione uniche e invidiabili; ci sarebbe nella Dulbecco tutto il personale sanitario specialistico occorrente; c’è un Centro Protesi e Riabilitazione che per assumere il ruolo promesso e strombazzato di centro del bacino meridionale o addirittura di quello mediterraneo va necessariamente riposizionato nella nostra struttura ospedaliera; c’è stata, quanto all’integrazione del nostro ospedale nella Dulbecco, una legge regionale votata all’unanimità e cancellata col blitz notturno di un presidente del consiglio regionale, che sarebbe meglio perdere che glorificare.

Accettare le promesse da marinaio di mantenere nel nostro ospedale l’esistenza o ancor peggio agitarsi per ottenere questo esito è, a non essere volgari, da miopi. Come usavamo ripetere con Riccardo e Antonio, abbiamo in casa l’esempio plateale che ottenere di mantenere provvisoriamente i servizi attuali non serva a nulla: l’Ospedale di Soveria Mannelli un tempo non lontano fu centro di eccellenza di alcuni reparti ospedalieri (Ostetricia, Ortopedia, ecc.), ma poi è stato via via svuotato e a stento è ora rimasto come esiguo presidio sanitario di montagna. Per il nostro ospedale sarebbe ancora peggio, perché non possiede neanche la funzione di ospedale di montagna.

In questo momento qualche catanzarese e qualche lametino in cerca di vecchia e nuova visibilità, compreso il sindaco Paolo Mascaro, si stanno affannando intorno a un tavolo per riesumare vecchi progetti di “città unica” dell’Istmo. Se volessero e potessero dare un senso a questa nuova prurigine, i lametini partecipanti a quel tavolo chiedano allora al sindaco Nicola Fiorita, e a tutto il contorno di politici catanzaresi d’antan che lo circondano, di iniziare a schierarsi per l’inserimento del nostro ospedale nell’azienda unica Dulbecco e per il mantenimento della destinazione del Trauma Center nell’ospedale lametino.

Senza questo primo passo la città unica o qualsiasi altra programmazione unitaria è destinata a vederci inesorabilmente assegnato il ruolo di estrema periferia catanzarese. (np)

[Nicola Panedigrano è co-presidente del Comitato Salviamo la sanità nel Lametino]

L’OPINIONE / Salvatore De Biase: Lamezia nella prospettiva della Dulbecco

di SALVATORE DE BIASEDa tempo remoto, si parla sempre di più di Area Urbana, ovvero una Lamezia Catanzaro futurista e aggregativa. Nel frattempo, si consolida la sanità targata Dulbecco e il Sindaco Fiorita, più volte ed anche dal suo punto di vista opportunamente, osservando la sanità della sua città, apprezza ripetutamente, la fusione tra Pugliese-Ciaccio-Mater Domini, che dà vita alla Dulbecco di area preminente catanzarese.

A questo punto, se l’idea di Area Urbana, viene politicamente e a più voci ripetuta, viene da domandare: ma perché Lamezia sanitaria, non deve trovare, anche col nuovo Dca, partecipazione nella Dulbecco? Anche perché per l’Azienda Zero, l’atto aziendale della superstruttura si dice che resta “congelato”. E questo perché la legge istitutiva ancora oggi, a due mesi dalla riunione, propositiva, non è stata modificata. Per il tavolo Adduce ci sono ancora competenze che si sovrappongono e che il commissario Profiti non può gestire proprio perché il mandato commissariale è riferito esclusivamente al Presidente Roberto Occhiuto. E ove questo mettesse in gioco il nuovo dca? E se nella nuova proposta, Lamezia trovasse il giusto riconoscimento per il ruolo e i servizi che offre? Ovvero: aeroporto, baricentricità, sicurezza strutturale e tanto altro!! 

I rilievi del Tavolo Adduce mettono in discussione la legge regionale della Calabria istitutiva dell’Azienda Zero e quella sulla fusione tra l’ospedale e il policlinico di Catanzaro nell’Azienda unica Dulbecco. Potrebbero essere anche questi, i motivi verso una nuova scelta rappresentata di una sanità regionale, che contempli finalmente i 150.000 mila potenziali utenti del lametino, utili sempre alle altre proposte e questa volta invece, possono puntare ad un vero e proprio riconoscimento alla struttura lametina?

Insomma, se la Dulbecco, per la sua realtà e prospettiva, ha la necessità di beneficiare dell’area lametina, con i suoi circa 150.000 cittadini/utenti-pazienti, di contro offra servizi di qualità, con una sanità di prospettiva, così l’area centrale della Calabria, con i suoi servizi, come aeroporto, Ferrovia, autostrada, territorio pianeggiante, possa godere con merito, di diritti, per il ruolo che dà sempre offre. In questo contesto, c’è anche il fatto che per il sindaco Fiorita, spinge anche sulla Grande Catanzaro!! E forse, “come diceva il grande Totò: “tomo, tomo” guarda con occhio distante all’Area Urbana CZ-Lamezia? “Ai posteri l’ardua sentenza”. (sdb)

[Salvatore De Biase è coordinatore di FI di Lamezia Terme]

L’OPINIONE / Rubens Curia: Diciamo basta ai gravi ritardi negli acquisti

di RUBENS CURIA – Basta con gli incredibili ritardi che la Regione Calabria sta accumulando nello spendere i finanziamenti previsti dal Decreto Legge 30 aprile 2019, convertito nella Legge 5 giugno 2019, n°60 il cui titolo molto significativo era: Misure Emergenziali per il Servizio Sanitario della Regione Calabria!

Il Parlamento decideva di anticipare al Servizio Sanitario della nostra Regione 82 milioni e 205 mila euro dell’ex articolo 20 della legge n°67 del 1988 per acquistare tecnologie sanitarie (Tac, risonanze magnetiche, accelleratori lineari, sistemi robotizzati per la chirurgia endoscopica,Sistemi Tac/Pet, gamma camera, mammografi); infatti nella relazione tecnica di accompagnamento alla legge testualmente era scritto: «Si anticipa il riparto dei fondi in ragione delle peculiari condizioni di degrado, nonché dell’esigenza di una azione tempestiva  a favore del Servizio Sanitario della Regione Calabria».
Inoltre, si stabiliva che 44 milioni e 454 mila euro fossero utilizzati per la sostituzione delle apparecchiature medicali obsolete e gli altri 37 milioni e 710 mila euro per il potenziamento del Parco Tecnologico. Per rispettare la volontà del Parlamento, in merito allo “stato emergenziale” della  sanità calabrese il Cipe, tempestivamente, con Delibera del 21 luglio 2019 assegnava i finanziamenti alla Regione.
A mettere il dito nella piaga ci pensava la Corte dei Conti che nella Relazione del primo dicembre 2022 c’informava che in Calabria erano attive 36 Risonanze Magnetiche private e 19 Risonanze pubbliche di cui solo il 19% non obsolete! Purtroppo, ad oggi, dobbiamo affermare che sono state attivate gare per 27 milioni e 606 mila euro contro gli oltre 82 milioni assegnati alla Calabria.
Più volte abbiamo chiesto, come Comunità Competente, al presidente di potenziare i Settori preposti del Dipartimento Tutela della salute con l’assunzione di ingegneri ed altro personale (vedi il documento consegnato nel febbraio 2022), ma siamo stati inascoltati e facili profeti di questi gravi ritardi che incidono sulla spesa sanitaria, sulle Liste d’attesa e aggravano il malessere dei nostri operatori sanitari che continuano ad operare in situazioni difficili. (rc)
[Rubens Curia è portavoce di Comunità Competente]

Mammoliti (PD): Bisogna reagire alle aggressioni al personale sanitario

Il consigliere regionale Raffaele Mammoliti evidenziando come «i commenti sulle ennesime aggressioni degli operatori sanitari che si stanno verificando nel territorio vibonese destano profonda preoccupazione e grande amarezza», ha annunciato che presenterà un’istanza al ministero della Salute, al Commissario alla sanità della Calabria e, per conoscenza, al sig. Prefetto, «al fine di denunciare energicamente la drammatica situazione persistente e sollecitare azioni immediate».

«Chiederemo, inoltre – ha aggiunto – di incontrare nei prossimi giorni le OOSS e valuteremo le iniziative da mettere in campo con immediatezza come gruppo Pd del consiglio regionale. Continuerò naturalmente a denunciare in tutte le sedi competenti questo sfascio, così come ho fatto negli ultimi anni.

«Purtroppo lo stato di paura permanente – ha spiegato – le preoccupazioni e le disfunzioni organizzative persistenti si scaricano su operatori e cittadini. Tale situazione denota chiaramente come il governo dell’Asp di Vibo e del presidio ospedaliero non rientri tra le priorità di coloro che possiedono ruoli di responsabilità e di governo.  Infatti, dopo le numerose aggressioni subite non è ancora chiaro quali siano stati i provvedimenti assunti da chi è tenuto a garantire l’incolumità e la sicurezza degli operatori nei luoghi di lavoro».

«È del tutto evidente, dunque – ha proseguito – come la tenuta del sistema sanitario pubblico sia irrimediabilmente compromessa nell’indifferenza generale. Nessuna proclamazione dello stato di agitazione da parte dei lavoratori forse sfiduciati e rassegnati; nessun provvedimento concreto del management dell’Asp a guida part-time; nessuna conferenza dei sindaci convocata per affrontare tali criticità; nessun tentativo del governo regionale e del Commissario, teso a porvi rimedio. Sono convinto che non sia affatto tollerabile questa drammatica situazione poiché compromette l’esigibilità del diritto alla salute e l’incolumità fisica del personale sanitario». (rcz)