L’OPINIONE / Giancarlo Greco: Finalmente messo ordine e “legge” negli accreditamenti sanità

di GIANCARLO GRECOC’è da dare atto e riconoscere al dipartimento Salute e al presidente e commissario Occhiuto di aver finalmente messo ordine e “legge” dentro il complesso mondo degli accreditamenti e delle autorizzazioni di strutture sanitarie. Tutte le pratiche, le richieste, sono evase in ordine veramente cronologico a differenza del passato dove chiaramente a prevalere era l’ordine degli “amici” e del “sistema” e non certo quello cronologico. Siamo sul pezzo e vigili quando si tratta di osservare e criticare in modo costruttivo ma quando c’è da riconoscere un lavoro ben fatto non esitiamo a farlo.

Nelle scorse ore abbiamo appreso dal Defr (documento di economia e finanza regionale) che “nell’anno 2023 sono state portate a compimento le iniziative volte all’azzeramento dell’arretrato residuo in materia di autorizzazioni e accreditamenti: ad oggi, infatti, non risultano pendenze in ordine alle istanze di rilascio dell’autorizzazione sanitaria e dell’accreditamento istituzionale.

Bene, molto bene. È questo un campo notoriamente minato che raramente in passato ha consentito l’ingresso trionfale della legalità in dipartimento, anche quando invece veniva sbandierata in modo strumentale. Bene dunque Occhiuto, il dipartimento e la struttura commissariale. E che sia abbandonata per sempre la pratica del “sistema” e degli amici degli amici in materia di accreditamenti e autorizzazioni sanitarie. (gg)

[Giancarlo Greco è presidente di Unimpresa Calabria e presidente nazionale di Unimpresa Sanità]

Lunedì si presenta il “Libro Bianco” del Partito Democratico

Lunedì 29 gennaio, a Lamezia Terme, alle 11, al Grand Hotel, sarà presentato il Libro Bianco elaborato dal gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale.

All’incontro, che sarà moderato dal capogruppo Mimmo Bevacqua, prenderanno parte i consiglieri regionali Ernesto Alecci, Amalia Bruni, Franco Iacucci, Raffaele Mammoliti e Giovanni Muraca. Le conclusioni saranno affidate, invece, al senatore e segretario regionale del partito Nicola Irto.

Il libro, consultabile online, è volto a rendicontare l’attività svolta, ristabilire la realtà in cui versa la Calabria lontana anni luce dalla versione costruita da Occhiuto e della sua macchina della propaganda, non può certo considerarsi terminato. Anzi da vero work in progress, si arricchirà di volta in volta con il contributo di chiunque voglia partecipare all’azione di cambiamento e rigenerazione messa in atto dal Pd, lasciando le proprie idee e proposte nell’apposita maschera che si troverà online.

Il link per consultare il Libro bianco. (rcz)

Tavernise (M5S): Occhiuto faccia luce sul caso dei “medici imboscati”

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise, si è chiesto «cosa trattiene il presidente della Giunta regionale, nonché Commissario ad acta della Sanità in Calabria, Roberto Occhiuto, a far piena luce sul caso» dei medici imboscati e a non fare come il suo omonimo della Regione Lazio, Francesco Rocca, che «sta impostando una caccia ai furbetti che anche in quella regione vanno ad alterare il corretto funzionamento dei presidi sanitari».

«E non penso neanche – ha detto – si possa trattare della paura di un confronto schietto e diretto con i sindacati, che potrebbero insorgere nel momento in cui si dovesse arrivare a prendere dei provvedimenti, magari attraverso ricorsi a pioggia. Di certo c’è che la Regione Lazio fa un ragionamento partendo da un dato certo: il 18% dei medici (ossia 1730 su 9805) gode dei benefici del “minor aggravio”».

«In Calabria non siamo in possesso neanche di questo dato – ha aggiunto –. Disponiamo solo di un dato parziale, 570 tra medici e infermieri sottratti in tutto o in parte alle corsie ospedalieri e destinati a ruoli amministrativi, e non grazie all’azione del Commissario ad acta o dei vari dirigenti sanitari, ma grazie all’azione del sottoscritto, che attraverso richieste formali e interlocuzioni durate mesi che ancora oggi vanno avanti, è riuscito a venire in possesso di una parte dei documenti che iniziano a dare un quadro del fenomeno».

«Per quello che si apprende, Rocca vorrebbe intervenire nei controlli andando a modificare l’ente certificatore – ha spiegato il consigliere regionale –. Al momento a visitare chi sostiene di essere inidoneo ad alcune mansioni è una commissione interna all’Azienda sanitario o ospedaliera di competenza, esattamente come avviene in Calabria. Il presidente del Lazio vorrebbe far giudicare il personale di un’azienda dalla specifica commissione di un’altra azienda. Azione che può portare ad un cambiamento incisivo. Ma si potrebbe anche affidare la valutazione delle inidoneità all’Inps o comunque ad un soggetto terzo e non al “medico competente” che è interno alla struttura».

«Anche in questo caso ho fornito al Presidente Occhiuto la soluzione su un piatto d’argento – ha spiegato ancora –: la mia proposta di legge però non è mai stata calendarizzata. Resta quindi una domanda fondamentale: perché Occhiuto e la sua maggioranza di governo non vogliono fare luce sulla questione?». (rrc)

Gandolfo Miserendino è il nuovo commissario straordinario di Azienda Zero

È Gandolfo Miserendino il nuovo commissario straordinario di Azienda Zero, nominato dal commissario ad acta Roberto Occhiuto, sottolineando come «la squadra della sanità calabrese si rafforza ulteriormente con un’altra eccellenza nazionale».

«Benvenuto e auguri a Gandolfo Miserendino, affinché possa continuare lo straordinario lavoro fatto da Giuseppe Profiti per Azienda Zero – traghettata in questi mesi da Vitaliano de Salazar – e contribuire al risanamento e al pieno funzionamento della sanità calabrese», ha concluso Occhiuto.

Nato a San Cataldo (Caltanissetta) nel 1976, laureato in Ingegneria informatica all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Miserendino è da giugno 2022 dirigente dell’area sanità del Dipartimento per la trasformazione digitale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Da ottobre 2018 è, inoltre, responsabile del servizio ICT, Tecnologie e Strutture sanitarie presso la Direzione generale cura della persona salute e welfare della Regione Emilia Romagna. Componente del tavolo nazionale del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) in ambito ICT.

È stato componente della Commissione del Ministero della Salute nella sezione digitalizzazione in ambito sanitario e componente del Comitato tecnico sanitario “Osservatorio nazionale sullo stato di attuazione dei programmi di adeguamento degli ospedali e sul funzionamento dei meccanismi di controllo a livello regionale e aziendale”. (rcz)

 

Il consigliere Comito: Bene assunzione del neuropsichiatra infantile allo Jazzolino di Vibo

Dal 1° febbraio all’Ospedale Jazzolino di Vibo prenderà servizio una neuropsichiatra infantile, «una specialista vincitrice di concorso ed assunta a tempo indeterminato, che andrà ad occupare un ruolo di grande importanza per quella determinata fascia di piccoli pazienti». È quanto ha reso noto il consigliere regionale Michele Comito, sottolineando come «il reparto di Pediatria  dell’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia si arricchisce di una figura professionale attesa da tanto tempo, a conferma dell’attenzione massima che vi è sulla sanità vibonese».

«Questo provvedimento adottato dal commissario Battistini, al quale va il plauso per il lavoro serio e determinato che sta conducendo alla guida dell’Asp vibonese e che anche in questa occasione ha dimostrato di essere sensibile alle nostre istanze – ha spiegato – è solo l’ultimo di una lunga serie di iniziative che si inseriscono nel solco tracciato dalla struttura commissariale regionale che mira a rilanciare i servizi e l’assistenza sanitaria su tutto il territorio».

«Ed il potenziamento della pianta organica degli ospedali – ha concluso Comito – è uno dei passi principali per dare forma all’idea di sanità che i vibonesi si attendono».

Soddisfazione è stata espressa anche dal consigliere regionale Antonio Lo schiavo, sottolineando come «con la pubblicazione della delibera del commissario straordinario dell’Asp, che approva la graduatoria della procedura concorsuale e dà il via libera alla relativa assunzione in servizio, giunge a compimento anche una mia lunga battaglia personale attraverso la quale ho invocato l’individuazione di tale figura, da anni attesa da tantissime famiglie vibonesi, finora costrette a lunghi ed estenuanti “viaggi della speranza” resi ancor più dolorosi dalla delicatezza della situazione vissuta dai propri figli».

«Sono dunque estremamente soddisfatto per questo risultato a lungo auspicato – ha aggiunto – su una questione sollecitata da moltissimi utenti. Oggi rivolgo alla professionista vincitrice del concorso una proficua presa di servizio e una lunga attività che dia sollievo ai pazienti che vi si rivolgeranno e che, sono certo, troveranno nel presidio vibonese quel conforto che per lungo tempo hanno dovuto ricercare altrove».

«Questa vicenda dimostra chiaramente che, con tenacia e determinazione – ha concluso – anche dall’opposizione si può dare un contributo utile a smuovere le acque e sensibilizzare gli organi decisionali a beneficio del sistema sanitario e, soprattutto, delle fasce più deboli della popolazione che devono vedersi pienamente garantito il diritto di accesso alle cure nel rispetto dei principi costituzionali». (rvv)

L’OPINIONE / Francesco De Biase: Il miglioramento della sanità calabrese è sempre in lista d’attesa

di FRANCESCO DE BIASE – Il miglioramento della sanità calabrese è sempre in lista d’attesa. Mentre la nostra regione invecchia, mentre cresce la spesa per la mobilità sanitaria che, come stima Gimbe, sfonda il tetto dei 250 milioni di euro, la Regione Calabria stenta a dare concretezza al piano per il recupero e l’abbattimento delle liste d’attesa.

L’input che arriva da Roma è quello di una spinta verso le strutture private che, in terra di Calabria, finirebbe per depotenziare ulteriormente la sanità pubblica, amplificare i disagi di una grossa fetta di popolazione calabrese che non ha la forza di rivolgersi al privato e ampliare il divario con il resto del Paese rendendo le prestazioni sanitarie sempre meno omogenee su tutto il territorio nazionale.

Per questo ci chiediamo che fine abbiano fatto i 15 milioni di euro, stanziati dal Commissario ad acta nel 2022, che avrebbero dovuto essere destinati all’applicazione su tutto il territorio regionale di interventi utili ad uniformare l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza.

Anche questi interventi sembrano essere rimasti intrappolati in lista d’attesa. Così come lo sono la realizzazione dei nuovi ospedali e la messa a sistema della medicina del territorio. Miglioramenti molto attesi dalla popolazione calabrese che, adesso, potrebbero essere messi a serio rischio dalla scelta di approvare la riforma inaccettabile dell’autonomia differenziata.

Così come, nonostante i proclami di chi gestisce la cosa pubblica in Calabria, è sempre difficile se non impossibile prenotare una visita o un esame in ospedale, mentre il Centro unico di prenotazione non sortisce gli effetti sperati e l’app varata dalla Regione appare come uno strumento di non facile utilizzo per una utenza sempre più anziana.

Il Consiglio regionale, poi, stimola la Giunta regionale a dare vita al Piano aggiornato 2023-2025 per il recupero e l’abbattimento delle liste d’attesa: un piano già vecchio prima ancora di essere varato.

Lo fa attraverso una proposta di legge, si badi bene a costo zero, che evidenzia come, già nel 2020, il tema delle liste d’attesa era stato segnalato alla giunta regionale. Da allora ad oggi, però, nulla è cambiato.

Quattro anni di studi e 15 milioni di euro non sono bastati per imporre il cambio di passo prospettato ed atteso da tutti coloro che, ogni giorno, hanno a che fare con il sistema sanitario.

Così come, infine, manca ancora un monitoraggio preciso dei tempi di attesa dell’erogazione delle prestazioni eseguite.

Per questo, conoscendo i bisogni delle anziane e degli anziani calabresi, chiediamo al Commissario ad acta di aprirsi al confronto con le Organizzazioni sindacali, di ascoltare le nostre proposte che sono finalizzate al miglioramento della qualità della vita in questa regione. (fdb)

[Francesco De Biase è segretario generale Uilpensionati Calabria]

Antoniozzi (Fdi): Sulla sanità il Pd fa demagogia

Il deputato di Fdi, Alfredo Antoniozzi, ha evidenziato come «le polemiche artificiose del PD sulla mancata selezione per alcune nomine di direttore generale nella sanità calabrese esprimano demagogia».

«È diritto del commissario straordinario alla sanità – ha evidenziato – agire come ritiene opportuno sempre nell’ambito della legge che viene certamente rispettata. Sappiamo che nei prossimi due anni e mezzo dovremo realizzare tante cose sulla materia ma il PD dimentica che da 15 anni siamo commissariati e che entrambi gli schieramenti hanno fallito nel passato. Oggi la situazione è notevolmente migliorata. Abbiamo finalmente concorsi partecipati, abbiamo realtà come Cosenza in cui l’impatto universitario sta dando i suoi frutti».
«È facile giudicare senza assumersi le responsabilità e senza capire che Occhiuto – ha detto – dopo sette anni di commissariamenti esterni infruttuosi, ha trovato una sanità da serie D. Oggi stiamo compiendo passi in avanti notevoli e a fine 2026 contiamo di essere arrivati a un buon punto di autosufficienza. Sulla sanità bisognerebbe lavorare insieme e non fare polemiche sul niente. Ricordo a me stesso la durissima polemica tra Oliverio e Renzi con la minaccia, poi ritirata, di incatenarsi davanti Palazzo Chigi. In quel quinquennio abbiamo perso uomini e risorse». (rp)

Mammoliti (PD) presenta interrogazione sul blocco della procedura per assunzione direttori sanità

Il consigliere regionale del Pd, Raffaele Mammoliti, ha presentato una interrogazione a risposta immediata per avere chiarezza in merito al blocco della procedura per l’assunzione dei direttori generali nella sanità.

«Da troppi anni, ormai – ha spiegato –  i vertici delle Aziende sanitarie e Ospedaliere sono dirette da Commissari straordinari che sovente vengono confermati senza effettuare un’appropriata valutazione in merito alla realizzazione degli obiettivi loro assegnati. L’indizione dell’avviso pubblico di selezione per la formazione delle rose degli idonei al conferimento degli incarichi di Direttore Generale dell’Asp di Vibo, Ao Cosenza e del grande ospedale Metropolitano di Reggio Calabria rappresentava, soprattutto per Vibo, che in cinque anni ha cambiato ben 5 Commissari, la fine della precarietà attualmente con una guida anche part-time».

«Da quanto si è potuto apprendere la selezione prevista – ha concluso – è saltata sembrerebbe a seguito dell’invio della commissione Prefettizia all’Asp di Vibo Valentia. Ci lascia molto perplessi tale motivazione in quanto a nostro avviso l’attesa degli esiti della Commissione d’accesso non avrebbe dovuto inficiare la manifestazione di interesse indetta. Ho presentato un’apposita interrogazione a risposta immediata e chiederò al capogruppo del Pd di chiederne l’inserimento all’odg del prossimo Consiglio regionale qualora la risposta non arrivasse nei tempi previsti». (rrc)

L’Unical rinforza l’ospedale con nuovi primari universitari

L’Università della Calabria rinforza l’Azienda Ospedaliera di Cosenza con quattro specialisti universitari, ossia il prof. Gianluigi Zara, che ricoprirà il ruolo dirigenziale di Nefrologia, Carlo Capalbo che dirigerà l’Uoc di Oncologia e Antonio Curcio per quella di Cardiologia. Il quarto medico reclutato a seguito dei concorsi è Michele Provenzano, ricercatore di Nefrologia all’università di Bologna.

La scelta dei professionisti è stata preceduta da una call che ha riscosso grande interesse a livello nazionale, con 272 domande arrivate da specialisti pronti a svolgere didattica e ricerca all’Unical e prestare la loro opera nelle corsie dell’ospedale dell’Annunziata.  Disponibilità al trasferimento immediato a Cosenza, sono arrivate da tutta Italia: Milano, Napoli, Palermo, Bologna, Roma, Bergamo, solo per citare qualche città. Tra le adesioni, 55 sono state da parte di professori universitari, 22 di primari in ospedali pubblici, 106 di dirigenti, 28 da medici in ruoli apicali nella sanità privata e ben 44 domande sono arrivate da “cervelli di ritorno”, calabresi che lavorano in altre strutture nazionali o estere, anche in posizioni di responsabilità, e che ambiscono a rientrare in regione grazie all’Unical. 

«Il meccanismo delle call aperte – ha spiegato il Rettore Nicola Leone – sta funzionando molto bene e contribuisce anche al rientro dei “cervelli in fuga”, 2 dei 4 specialisti in arrivo sono calabresi che tornano in Calabria dopo anni di esperienza a Bologna ed a Roma. L’arricchimento si riflette sulla qualità della didattica per i nostri studenti, ma puntiamo anche a mitigare gradualmente la migrazione sanitaria offrendo servizi assistenziali innovativi e di qualità».

«Il fenomeno dei viaggi per cure fuori regione, infatti – ha concluso – ogni anno coinvolge quasi un milione d’italiani rendendo la Calabria la seconda regione di questa “lista nera”, secondo i dati diffusi da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). Pertanto l’arrivo di nuovi primari in reparti strategici potrà rappresentare una spinta ad invertire il trend in settori altamente soggetti a migrazione sanitaria».

Gianluigi Zaza, in arrivo da Foggia dopo una lunga esperienza all’università di Verona, è specializzato nell’attività di gestione dei pazienti con malattia renale cronica e, soprattutto, di quelli portatori di trapianto renale. Nello stesso reparto arriva Michele Provenzano; cervello di ritorno, originario di Paola, è il più giovane tra i nuovi assunti – ha solo 36 anni – ma ha già maturato una notevole esperienza clinica all’ospedale Sant’Orsola di Bologna. 

Carlo Capalbo, altro cervello di ritorno originario di Acri, arriva invece all’Unical grazie ad uno scambio docenti con l’università Sapienza di Roma, dove ricopriva la posizione di professore di Oncologia medica con incarichi di alta specializzazione presso l’Ospedale Sant’Andrea anche per i trattamenti con terapie innovative. All’Annunziata sarà il nuovo primario del reparto di Oncologia.

Antonio Curcio, dopo la formazione negli Stati Uniti, è stato il responsabile del laboratorio di elettrofisiologia e cardiostimolazione della Cardiologia diretta dal Prof. Indolfi all’Università Magna Graecia. Il suo arrivo a Cosenza renderà possibili impianti di defibrillatori, resincronizzatori, procedure di ablazioni e trattamento delle aritmie cardiache che non erano eseguibili nell’Ospedale dell’Annunziata, contribuendo a ridurre l’emigrazione sanitaria per queste procedure cardiologiche di alta complessità.

Aprono le scuole di specializzazione

 Il potenziamento del corpo docente medico in settori strategici consentirà, a breve, anche l’avvio di quattro nuove scuole di specializzazione: Malattie dell’apparato cardiovascolare, Ematologia (in sinergia con Oncologia), Nefrologia e Chirurgia generale. A queste si aggiunge quella di Patologia clinica e biochimica clinica, già avviata nell’anno in corso, facendo diventare ben 5 le scuole di specializzazione offerte dall’Unical ad un solo un anno dall’avvio del nuovo corso di laurea in Medicina.

I vantaggi per i reparti universitari

I nuovi professionisti colmano un deficit dell’organico ospedaliero, rafforzando i reparti e ricoprendo posizioni che erano vacanti nell’organico ed erano state surrogate, talvolta per diversi anni, da medici facenti funzione. La presenza dei primari, con la loro esperienza e competenza, garantisce una guida adeguata e, in prospettiva, un’assistenza di qualità ai pazienti.

Nei reparti a guida universitaria diventa possibile attivare le scuole di specializzazione per cui, a partire da ottobre, essi saranno ulteriormente rafforzati dall’arrivo di medici specializzandi. Tutto ciò permetterà di offrire un percorso formativo completo per gli studenti di Medicina e Infermieristica dell’Unical, che potranno svolgere i tirocini presso i reparti universitari.

Inoltre, i medici di questi reparti, sia gli universitari che gli ospedalieri, saranno coinvolti attivamente nelle attività accademiche di ricerca e formazione, favorendo lo sviluppo di nuove conoscenze e l’innovazione nel campo medico e contribuendo alla crescita dell’intero settore sanitario. Infine, l’Unical potrà condividere strumentazioni mediche di avanguardia da utilizzare per ricerca, formazione e assistenza, come già avvenuto per il robot chirurgico Da Vinci. (rcs)

 

Indagine di Nursing up, infermieri e personale sanitario non soddisfatto delle condizioni di lavoro

Gli infermieri italiani non sono soddisfatti. Ed è un dato molto preoccupante visto il delicato lavoro che ogni giorno svolgono. La voce degli infermieri italiani e degli altri professionisti dell’assistenza che lavorano nella nostra sanità pubblica, i loro pensieri e gli stati d’animo quotidiani sulla realtà che li circonda, di cui fanno parte, e anche sui fatti della stretta attualità: dallo scorso novembre, attraverso i propri strumenti social, lanciando una serie di sondaggi sulle tematiche chiave che riguardano proprio i professionisti della sanità, il sindacato Nursing Up sta raccogliendo preziose testimonianze, che diventano spesso oggetto di dibattito da parte degli stessi infermieri e professionisti dell’assistenza.

I risultati dell’indagine, evidenziano che i nostri professionisti sono costantemente informati, spesso studiano fino in fondo le normative che li riguardano, tra diritti e doveri. Vogliono essere sempre più protagonisti del proprio presente e del proprio futuro, amano il percorso che hanno scelto, ne comprendono il valore, si sentono orgogliosi di indossare la propria divisa, la maggior parte di essi non rinnega affatto i sacrifici che caratterizzano il proprio vissuto quotidiano.

Tuttavia sono pienamente consapevoli che la sanità di cui fanno parte sta vivendo una profonda crisi, e non sono certo disposti ad accettare passivamente le iniquità. L’insoddisfazione serpeggia, tra coloro che hanno risposto al Survey, e li accomuna un malcontento generale.

Gli infermieri inoltre, seguono, con estrema attenzione le evoluzioni della politica sanitaria, e naturalmente confidano, più che mai in questo momento storico, che qualcosa possa finalmente cambiare. Sostengono le azioni di lotta e sollecitano il sindacato nella sua attività di denuncia quotidiana.

«Abbiamo raccolto le loro testimonianze, ed è emerso in modo palese che oltre il 90% degli interventi si incentra sulla più delicata delle questioni, quella degli stipendi. Non sono per niente soddisfatti della propria retribuzione. Oltre il 90% degli intervistati, ritiene senza mezzi termini di non sentirsi valorizzato, addirittura non sono poche le testimonianze di chi, dopo oltre un decennio di attività sul campo, ancora giovane, sotto i 50 anni, avrebbe voglia di abbandonare il nostro SSN, e di passare volentieri alla libera professione». Così Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up.

Ecco le altre importanti richieste che emergono dall’indagine: chiedono meno stress, meno turni massacranti, più spazio per la famiglia e i propri affetti. Non è solo economica quindi la ragione che spinge molti dei professionisti intervenuti al nostro dibattito a manifestare la palese intenzione di rassegnare le dimissioni dalla sanità pubblica. Per alcuni è solo un pensiero costante, per altri si profila già l’intenzione di agire».

«In particolare ci hanno colpito, continua De Palma, le dichiarazioni di una giovane infermiera di appena 38 anni, sono il sintomo evidente di un malcontento generale di cui Governo, Regioni, aziende sanitarie, dovrebbero tenere conto».

«Abbiamo una eccellente formazione universitaria, mettiamo in gioco solide competenze, siamo in grado di gestire elevate responsabilità»…. Ed ancora, parlando della media dello stipendio: «… non è assolutamente equiparata al carico fisico-emotivo a cui siamo sottoposti ogni giorno, all’approccio non solo scientifico, ma anche umano che sappiamo offrire ai pazienti. Il piatto della bilancia è decisamente disequilibrato tra responsabilità/autonomia professionale e una valorizzazione economico-contrattuale che attendiamo da tempo e che sembra non arrivare mai»…

«Nursing Up denuncia da tempo l’acuirsi di un profondo senso di insoddisfazione emotiva da parte dei professionisti dell’assistenza, dice ancora De Palma, e la politica troppo spesso fa orecchie da mercante, ma dovrebbe invece tenere conto di quanto sta accadendo, dal momento che il clima di legittima sfiducia, rischia di continuare a sfociare in dimissioni volontarie dal San per passare alla libera professione, e poi in fughe all’estero o addirittura abbandono definitivo del mondo sanitario. Possiamo davvero permetterci tutto questo? I cittadini, soprattutto, possono davvero permettersi un servizio sanitario che perde pezzi costantemente, visto che di fatto gli infermieri e gli altri professionisti dell’assistenza rappresentano, numericamente e qualitativamente, lo scudo per la tutela della loro salute? Non dovremmo mai smettere di chiedercelo», conclude De Palma.

Nei prossimi giorni seguirà una nuova inchiesta, realizzata al fianco dell’Amsi, Associazione medici stranieri in Italia, che riguarda il potenziale rischio, da parte dei professionisti sanitari, di cadere nella rete di false offerte di lavoro all’estero affidandosi ad agenzie non accreditate. (rrm)