A San Giovanni in Fiore un Consiglio comunale dedicato alla sanità

A San Giovanni in Fiore un Consiglio comunale dedicato alla sanità. È quanto ha chiesto, in via ufficiale, la sindaca di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro, al presidente del Consiglio comunale Giuseppe Bitonti.

Durante questa seduta si discuterà delle difficoltà attuali come la carenza di personale medico, l’accesso alle strutture sanitarie e la necessità di potenziare i servizi di emergenza. L’obiettivo è di lavorare per creare un dialogo costruttivo con le istituzioni regionali e nazionali, affinché le istanze locali siano ascoltate e le risorse adeguate siano allocate per il territorio.

«La sanità è un diritto essenziale e la battaglia per la sua tutela deve essere intrapresa in modo unitario. È nostra responsabilità unire le forze, collaborando con tutte le parti interessate per affrontare le sfide che ci attendono e per garantire un servizio sanitario di qualità per tutti i cittadini», ha dichiarato Rosaria Succurro, sottolineando che in qualità di Sindaco ha sempre considerato prioritario il dovere di difendere i diritti della comunità sangiovannese. 

Per il sindaco la salute dei cittadini è una priorità, soprattutto in un contesto montano come quello di San Giovanni in Fiore in cui le sfide sono amplificate dalla geografia e dalla scarsità di risorse.

«Continuerò a impegnarmi in prima persona, per garantire che le esigenze e le preoccupazioni dei nostri cittadini siano ascoltate e prese in seria considerazione», ha aggiunto, invitando tutte le associazioni e i sindacati a partecipare attivamente a questa seduta, affinché insieme si possa costruire un futuro migliore per la sanità del territorio. (rcs)

Sanità, Conia e Caruso convocano un’assemblea con la direttrice Di Furia

Il Presidente dell’Assemblea dell’Associazione Città degli Ulivi dei Comuni della Piana e sindaco di Cinquefrondi Michele Conia, e il Presidente del Comitato, sindaco di Molochio, Marco Caruso, hanno convocato per il 27 gennaio, alle 15, al Convento di San Giorgio Morgeto, un’assemblea con la direttrice dell’Asp di Reggio, Lucia Di Furia, per affrontare concretamente le gravi problematiche sanitarie che affliggono il territorio.

«Non potendo più permetterci di rimandare o di limitare la discussione a semplici confronti o a pubbliche manifestazioni senza riscontri effettivi, è giunto il momento di passare dalle parole agli atti concreti», hanno detto Conia e Caruso, sottolineando come « le difficoltà che viviamo quotidianamente sono evidenti: i turni scoperti nelle postazioni di Guardia Medica, la carenza di medici, la situazione critica e il disagio in cui versano gli ospedali di Polistena, Gioia Tauro e Oppido, l’abbandono di strutture sanitarie in tutto il territorio della Piana».

«A queste – hanno proseguito – si aggiungono le opportunità di realizzazione o miglioramento di nuove strutture sanitarie che potrebbero rappresentare una risposta concreta ai bisogni della comunità accelerando l’iter necessario all’inizio dei lavori per renderli al più presto fruibili ai cittadini dell’intero territorio. Questi solo alcuni dei temi che verranno affrontati».

«È ora di fare passi concreti per garantire un sistema sanitario all’altezza delle esigenze dei cittadini della Piana. La sanità è un diritto fondamentale che non può più essere ignorato», hanno concluso.

I Presidenti insieme all’Associazione vogliono la risoluzione di tutti quei problemi di cui i Sindaci sono quotidianamente testimoni e “front office” dei cittadini del territorio. (rrc)

La sindaca Succurro ha chiesto all’Asp un tavolo istituzionale su sanità a San Giovanni in Fiore

Un tavolo istituzionale urgente «con la giusta e doverosa partecipazione dei capigruppo in Consiglio comunale» sulla sanità a San Giovanni in Fiore. È quanto ha chiesto la sindaca Rosaria Succurro al direttore dell’Asp di Cosenza, sottolineando come «vogliamo di più per la sanità locale e la cittadinanza sangiovannese, perché siamo un Comune montano».

«Finora l’Asp ha dato risposte concrete – ha proseguito – aumentando il personale e migliorando i servizi. Ma non basta!Quindi vedremo nei dettagli – spiega – che cosa è stato fatto e tutti insieme, senza distinzioni politiche, chiederemo altre risposte, partendo dall’emergenza/urgenza. Continuare a cambiare è possibile, ma ci vuole il contributo di tutti».

«Dobbiamo lavorare per il bene comune – ha sottolineato la prima cittadina di San Giovanni in Fiore – e quindi abbiamo bisogno di unità e compattezza. Per ogni sangiovannese dobbiamo impegnarci in questa direzione». (rcs)

Il presidente Occhiuto: Useremo specializzandi per guardie mediche e pronto soccorso

«Metterò anche gli specializzandi a fare le guardie mediche, in modo che possano parallelamente lavorare e finire il loro corso di specializzazione». È quanto ha annunciato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in un’intervista a TgCom24, sottolineando come la difficoltà di trovare medici per le guardie mediche e il pronto soccorso sia «un problema gigantesco, e merita di essere affrontato a livello nazionale».

«Per troppi anni, occupandoci di sanità, abbiamo parlato soltanto delle risorse – che sono importanti e necessarie – ma mai delle riforme, soprattutto di quelle che riguardano il lavoro: perché è, ad esempio, sempre più difficile trovare medici che siano disposti a lavorare nell’emergenza urgenza – ha detto il Governatore –. In Calabria stiamo facendo bandi ogni mese, e continueremo a farli e a pubblicizzarli. Ma, su 159 medici che cerchiamo per l’emergenza urgenza, al momento solo 13 hanno risposto al bando».

«Ci sono zone interne – non solo in Calabria ma in tutta Italia – dove è difficile trovare le guardie mediche – ha detto Occhiuto –. Nella mia Regione io avrei necessità di 574 medici per le guardie mediche delle zone interne: hanno risposto ai bandi in 28 a novembre e in 16 a dicembre. Troppo pochi. E, ogni mese, faccio manifestazioni di interesse per medici disponibili a fare le guardie mediche».

Il presidente della Regione, poi, ha ricordato come «già da tempo ho chiesto al governo di fare nella sanità quello che per esempio si fa per le forze di polizia o per i magistrati. Quando si mandano i magistrati o i poliziotti in zone disagiate, si dà loro un’integrazione salariale e si danno anche dei vantaggi di carriera».

«Perché non fare così anche per i medici? – si è chiesto Occhiuto –. Questo sarebbe utile non solo per le zone interne della Calabria, ma anche per le zone interne di tutte le Regioni che faticano a trovare per esempio guardie mediche».

«E, poi – ha aggiunto – bisogna intervenire sulla retribuzione dei medici. Una guardia medica guadagna un terzo di un medico di medicina generale, un medico ospedaliero guadagna un terzo di un medico di medicina generale. Nessuno vuole andare sulle ambulanze, non si trovano medici disposti a stare nell’emergenza urgenza, perché hanno grandi responsabilità e guadagnano molto di meno».

«Io non mi perdo d’animo, e vado avanti – ha proseguito –. Governo una Regione complicata, per cui quando le soluzioni sembrano impossibili, poi con la fantasia, con l’intraprendenza, con la creatività, trovo delle soluzioni, come quando ho preso i medici cubani per non chiudere gli ospedali e i reparti.

«Però, sarebbe utile che su questo tema ci fosse una presa di coscienza a livello nazionale – ha concluso – perché altrimenti il sistema sanitario – non solo in Calabria ma in tutta Italia – non riesce più ad assicurare la qualità del servizio e i diritti ai cittadini». (rrm)

IN CALABRIA «È VIETATO AMMALARSI»
IL DIRITTO ALLA SALUTE È DI SERIE B

di GIACINTO NANCI – Bene ha fatto il sig. sindaco di Belcastro a denunciare la drammatica situazione sanitaria del suo comune tramite la provocatoria delibera.

Il sindaco essendo la massima autorità sanitaria comunale ha il diritto-dovere di denunciare le emergenze sanitarie che si creano nel proprio comune e siccome la situazione di Belcastro è la situazione della Calabria tutta invitiamo il sig. Sindaco ad andare avanti in questa battaglia per affrontare la drammatica situazione di tutta la sanità calabrese che è dovuta al suo ultraventennale sottofinanziamento che ha portato alla chiusura di ben 18 ospedali territoriali, diminuzione di posti letto, riduzione di personale sanitario e delle medicina del territorio come appunto la chiusura” anche della guardia medica di Belcastro (e non solo).

Lultraventennale sottofinanziamento della sanità calabrese è dovuto alla cattiva applicazione della legge 662 del 1996. Una prova di ciò è il fatto che la Campania, che si trova nelle stesse condizioni della Calabria, nel 2022 ha fatto ricorso al Tar proprio contro questo ingiusto riparto dei fondi sanitari alle regioni. Significativo è il fatto che il governo dopo questo ricorso ha, seppur lievissimamente, riformato i criteri di riparto dei fondi sanitari alle regioni prevedendo che il Tar darà ragione alla Campania.

Ma vi è un altro fatto che certifica questo ingiusto riparto dei fondi sanitari alle regioni che è avvenuto nel lontano 2016 quando lallora presidente della Conferenza Stato Regioni (che è lorgano che fa il riparto dei fondi alle regioni) on. Bonaccini annunciò una parzialissima” modifica dei criteri di riparto basato sulla deprivazione”. Ebbene in base a questa parzialissima” modifica alla Calabria nel 2017 sono stati dati 29 milioni in più del 2016 e a tutto il Sud ben 482 milioni in più. Per calcolare le decine di miliardi che sono state sottratte alla sanità del meridione basta moltiplicare almeno per quattro i soldi ricevuti in più dal sud nel 2017 rispetto al 2016 e poi moltiplicare questo dato per gli oltre 20 anni di riparto ingiusto” come da richiesta della Campania al Tar. Ovviamente la modifica fatta da Bonaccini nel 2016 non è stata ne ampliata ne riproposta.

Ma vi è un altro dato che penalizza in modo ancora più drammatico la situazione della sanità calabrese ed è il fatto che in Calabria ci sono molti più malati cronici che non nelle altre regioni e, quindi, avremmo dovuto avere per la nostra sanità non meno ma molti più fondi. La presenza di molti più malati cronici in Calabria è a conoscenza di tutti perché è stata certificato da uno dei commissari al piano di rientro sanitario calabrese ling. Scura che ha firmato il Dca n. 103 nel lontano 30/09/2015, nel quale decreto alla pagina 33 dellallegato N. 1 si leggeva si sottolinea la maggiore presenza di malati cronici in Calabria rispetto al resto dItalia intorno al 10%” e, siccome il decreto è fornito di dettagliate tabelle, si è potuto calcolare 287.000 i malati cronici presenti in più nei circa due milioni di calabrese rispetto ad altri due milioni di altri italiani, che corrispondeva al 14,5% in più. Ma adesso sono ancora di più.

Quindi, dove ci sono più malati sono arrivati molti meno soldi da oltre 20 anni a questa parte ed è per questo che i soldi non potevano bastare per curare i troppi malati e si è fatto il deficit per cui il governo nel lontano Dicembre 2009 ha imposto alla Calabria il piano rientro sanitario e nel 2011 il suo commissariamento. E, questo, è un altro dato che dovrebbe far drizzare i capelli a tutti, perché i commissariamenti e i piani di rientro sono istituti di breve durata ma, se in Calabria dopo una loro durata di oltre 15 anni i Lea invece di migliorare sono peggiorati, anche un bambino capirebbe che il vero motivo della drammatica situazione della sanità calabrese non è “solo” la cattiva gestione (a meno che non ci abbiano mandato tutti commissari incapaci) ma il grave e ultraventennale suo sottofinaziamento. I Lea (Livelli essenziali di assistenza) in Calabria hanno un punteggio di 34, 36 e 64 rispettivamente per la prevenzione, la medicina del territorio, (vedi Guardia medica di Belcastro) e la medicina ospedaliera.

 La sufficienza nel punteggio Lea si ha sopra 60 e loptimum ha punteggio 100. La Calabria ha questi punteggi Lea nonostante che oltre ad avere commissariata la sua sanità regionale dal 2011 ha commissariate dal 2019 anche tutte e 5 le sue Asp e i tre ospedali regionali. Cioè è il governo a gestire tutta la sanità calabrese ad ogni livello non noi calabresi. Forse dovremmo essere noi a commissariare i governi italiani. Ma per la Calabria al danno ci si permette di aggiungere anche la beffa.

Sì, perché noi calabresi paghiamo più tasse degli altri italiani proprio a causa del piano di rientro, un lavoratore con un imponibile di 20000 euro paga oltre 400 euro allanno più di Irpef e un imprenditore con un imponibile di un  milione di euro paga 10000 euro di Irap in più di un imprenditore del Nord e, sempre per il piano di rientro, in passato abbiamo pagato ticket sanitari maggiorati e stiamo pagando allo Stato un prestito a tassi quasi usurai (4,89 contro quello usuraio che è del 6,03%) di 30 milioni allanno di cui 20 per interessi e 10 di capitale dal 2011 al 2040. Della serie il piano di rientro e il commissariamento, oltre ad aver danneggiato la sanità calabrese, danneggiano anche tutta la sua economia.

Per non contare poi gli oltre 200 milioni di euro che ogni anno che la Calabria deve pagare alle regioni del Nord per le cure fuori regione e che vengono sottratti alla pianificazione sanitaria calabrese (comprese sig. sindaco le guardie mediche). E dire che in parlamento è stata depositata il 02/03/2017  una legge (rimasta nei cassetti)  per riordinare il riparto dei fondi sanitari alle regioni dallallora sottosegretario al ministero della Sanità Dalila Nesci. Cosa fare, allora, sig. sindaco?

Intanto Lei (e meglio sarebbe insieme a agli altri sindaci calabresi) dovrebbe chiedere al governatore Occhiuto di andare alla Conferenza Stato Regioni e battere i pugni sul tavolo per avere un finanziamento sanitario basato non sul criterio demografico, come è adesso, ma sul criterio epidemiologico, cioè più soldi dove ci sono più malati come la Calabria; chiedere da subito la chiusura del piano di rientro e il commissariamento  (visto che anche la Corte Costituzionale lo ha dichiarato parzialmente incostituzionale  nel 2021) perché questi istituti impongono che qualsiasi legge che si fa in Calabria sulla sanità deve rispettare prima i requisiti del risparmio di spesa e poi quella della validità sulla sanità infatti i decreti calabresi vanno prima al Ministero dellEconomia e solo poi se non sono dispendiosi” passano al Ministero della salute; chiedere la chiusura del prestito usuraio (visto che anche la Corte dei Conti lo ha censurato nel 2021); fare come la Campania ricorso al Tar per lingiusto criterio di riparto dei fondi sanitari alle regioni; provare insieme alle altre regioni del Sud di fare fronte unito alla Conferenza Stato Regioni per un riparto dei fondi che rispetti i bisogni reali delle popolazioni.

Il tutto perché da quando c’è il piano di rientro laspettativa di vita alla nascita per la prima volta in Calabria invece di aumentare è diminuita e a parità di patologia (spec. tumorale) da noi si muore prima che non nel resto dItalia  Coraggio, sig. sindaco, confidiamo in Lei. (gn)

[Giacinto Nanci è medico di famiglia in pensione dell’Associazione Medici di Famiglia Mediass ed ex medico ricercatore Health Search LPD]

Alecci (PD): Ordinanza sindaco di Belcastro segnale della cattiva organizzazione della sanità

Per il consigliere regionale del PD, Ernesto Alecci, «la singolare quanto dirompente ordinanza emanata dal Sindaco di Belcastro Antonio Torchia non può e non deve essere derubricata come pura provocazione o ironia».

Anzi, «questa ordinanza, che praticamente “vieta” ai propri concittadini di ammalarsi per la mancanza di assistenza sanitaria adeguata a causa della chiusura nel centro della Presila catanzarese del servizio di guardia medica – ha evidenziato il dem – è l’ennesimo sintomo evidente (per restare in ambito sanitario) della cattiva organizzazione e del “presappochismo” con cui vengono gestiti i passaggi relativi alla sanità regionale (in generale) e alla medicina territoriale (in particolare) in Calabria».

«Alcuni mesi fa, ad ottobre – ha ricordato – avevo presentato proprio un’interrogazione al Presidente della Regione Calabria e Commissario ad acta per la Sanità, Roberto Occhiuto, chiedendo quali azioni intendesse intraprendere al fine di tutelare i servizi di guardia medica, assicurando il godimento del diritto alla salute dei cittadini, soprattutto se residenti in aree interne e con servizi sanitari insufficienti. Interrogazione a cui non ho ancora ricevuto alcuna risposta!».

«Oltre alla forza mediatica che contiene in sè l’ordinanza – ha proseguito Alecci – (non a caso la notizia è stata ripresa da numerose testate nazionali) quelle che devono far davvero riflettere sono le parole del Primo Cittadino rilasciate all’Ansa, in cui si sostiene che questa ordinanza ha, di fatto, sortito più effetti delle decine di pec inviate in questi mesi agli organi preposti per denunciare le carenze del servizio di assistenza sanitaria nella zona».

«Questo lascia intendere come, ancora una volta – ha concluso – in ambito sanitario nella nostra regione si proceda con la logica di “tappare le falle”, quando diventano troppo grandi e evidenti, senza la benchè minima “visione” di quella che dovrà essere la Sanità regionale da qui ai prossimi anni. Ancora una volta la sensazione è che per i vertici regionali l’importante sia “apparire bene”, piuttosto che “fare bene”!». (rcz)

Uil e Uil Fpl Calabria: Servono azioni immediate per colmare carenza di medici

La Uil Calabria e la Uil Fpl Calabria «richiamano, con forza, l’attenzione delle istituzioni regionali sul drammatico stato del Servizio Sanitario Regionale, aggravato dalla carenza strutturale di personale medico e dalla chiusura di numerosi presidi sanitari, soprattutto nelle aree interne e nelle zone a maggiore difficoltà di accesso».

Per i sindacati, infatti, «i cittadini calabresi hanno diritto a una sanità territoriale efficiente, capillare e pronta a rispondere alle loro esigenze».

Ma la realtà è diversa, purtroppo: la regione «registra – hanno  rilevato i sindacati – la spesa corrente più bassa in sanità in Italia, con soli 1.748 euro a fronte di una media nazionale di 2.140 euro. Inoltre, la dotazione organica del personale sanitario è in perenne sofferenza, con una proiezione drammatica per il 2026, quando mancheranno 135 medici di famiglia. In Calabria il deficit di medici di medicina generale si attesta a oltre 3100 professionisti, e sul nostro territorio mancano complessivamente 2500medici, con ben 450 richieste di trasferimento all’estero».

«Mentre circa il 40% delle postazioni di guardia medica – hanno proseguito – risultano vacanti, rendendo difficoltoso, se non impossibile, garantire il diritto alla salute in molte comunità locali. La situazione è resa ancora più critica dalla recente ondata di pensionamenti che ha colpito il comparto, un fenomeno destinato a peggiorare nei prossimi anni, senza un immediato ricambio generazionale, nonostante le recenti  modifiche normative consentano di rimanere in servizio sino a 70 anni».

«Secondo l’ultimo rapporto della Federazione italiana dei medici di medicina generale, in Calabria 2 cittadini su 5 non hanno accesso regolare a una guardia medica o a un medico di base nei comuni montani e nelle zone rurali. Un dato che mette in evidenza l’urgenza di agire con soluzioni concrete per colmare questi vuoti», ha detto la Uil, sottolineando la necessità, da parte della Regione, «di elaborare un bando straordinario rivolto ai neo-laureati in Medicina, abilitati alla pratica sanitaria non specialistica, al fine di poter effettuare delle sostituzioni. Questo provvedimento consentirebbe di coprire i posti vacanti nella medicina di base e nelle postazioni di guardia medica, seppur temporaneamente,  offrendo una risposta immediata alla carenza di personale».

Allo stesso tempo bisognerebbe farsi parte attiva per ampliare lo spettro di azione oggi consentito ai neolaureati dalle norme vigenti in materia.

I neo-laureati, con il loro ingresso nel sistema sanitario regionale, rappresenterebbero una “boccata d’ossigeno” per il settore e consentirebbero di fornire servizi sanitari essenziali alle fasce più deboli della popolazione, come gli anziani e i residenti nelle aree interne.

Tuttavia, questa misura d’urgenza deve essere accompagnata da un percorso più ampio e strutturato di riforma del Servizio sanitario. La Uil Calabria e la Uil Fpl Calabria chiedono: Una diversa gestione delle risorse disponibili, con la fine dei tagli lineari che hanno compromesso l’efficienza del sistema; Investimenti mirati nel personale e nelle strutture territoriali, garantendo una maggiore presenza medica nelle aree interne; Piani di formazione e incentivi per i giovani medici, affinché scelgano di lavorare in Calabria, rendendo il sistema sanitario regionale più attrattivo; potenziamento delle misure di welfare aziendale per il personale che opera in Sanità; tempestività nella sottoscrizione dei contratti decentrati integrativi e nell’erogazione delle risorse economiche; maggiori risorse per il personale che opera in servizi svantaggiati (ad esempio il pronto soccorso).

«Occorre – hanno aggiunto – una programmazione coraggiosa, che parta dal coinvolgimento delle giovani generazioni di medici e passi per una revisione radicale delle politiche sanitarie regionali e nazionali. La salute è un diritto fondamentale e non può essere subordinata alla logica del risparmio».

«Insieme la deputazione calabrese – hanno ribadito – è chiamata a portare avanti una battaglia comune, senza distinzioni ideologiche,  affinché si esca da un regime emergenziale che da 15 anni ha certamente indebolito la sanità calabrese». (rcz)

Pd Calabria: Sanità pubblica e tutela delle aree interne un impegno inderogabile

«Chiediamo, con forza, che la Regione Calabria adotti un piano straordinario per il rafforzamento della sanità nelle aree montane e rurali». È l’appello lanciato dal Partito Democratico calabrese, sottolineando come «il tragico episodio avvenuto a San Giovanni in Fiore, dove un uomo di 48 anni ha perso la vita a causa di un ritardo nei soccorsi, è un grido d’allarme che la politica calabrese non può più ignorare. Questo drammatico caso evidenzia con chiarezza i limiti e le carenze di un sistema sanitario che, soprattutto nelle aree montane e interne, non garantisce servizi essenziali ai cittadini».

«Una situazione che non solo mina il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, ma rappresenta un vero e proprio abbandono di intere comunità», hanno detto il PD, ribadendo «la sua ferma volontà di mettere al centro della sua azione politica ed istituzionale la salvaguardia delle aree interne e dei servizi necessari per garantire, a chi vive già condizioni difficili, sicurezza e i diritti fondamentali garantiti dalla costituzione. Al presidente commissario Occhiuto chiediamo pertanto un impegno concreto e forte che vada in tale direzione».

«È necessario intervenire sulla rete di emergenza-urgenza – hanno spiegato –, aumentando il numero di ambulanze, presidi di primo soccorso e personale qualificato . La telemedicina e l’innovazione tecnologica possono rappresentare una soluzione importante per ridurre le distanze e migliorare l’accesso alle cure, ma richiedono infrastrutture adeguate e investimenti concreti. Allo stesso tempo, è indispensabile varare politiche attrattive per incentivare il personale sanitario a operare nelle aree interne, offrendo incentivi economici, supporto logistico e percorsi di carriera dedicati».

«La difesa del diritto alla salute per tutti i calabresi – hanno concluso i dem – senza distinzione tra aree urbane e periferiche, deve essere un impegno prioritario. Le aree interne della nostra regione rappresentano il cuore pulsante della Calabria, con le loro comunità, la loro storia e la loro cultura. Non possiamo permettere che vengano abbandonate». (rcz)

Tavernise (M5S) presenta interrogazione per tragedia di San Giovanni in Fiore

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise, ha presentato una interrogazione al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in qualità anche di Commissario ad acta per la sanità, «in seguito alla tragica morte di S.C., un uomo di 48 anni, sposato e con due figli, avvenuta a San Giovanni in Fiore il 4 gennaio 2025 a causa di gravi ritardi nei soccorsi».

Per questo il consigliere ha chiesto a Occhiuto, tramite l’interrogazione, «quali urgenti iniziative intenda intraprendere per garantire una copertura sanitaria adeguata nelle aree montane, con particolare riferimento all’Ospedale di San Giovanni in Fiore. Propongo, inoltre, di valutare modelli virtuosi come quello dell’Ospedale Morelli di Sondalo, un comune situato nell’alta Valtellina con circa 4mila abitanti, che integra efficacemente cure primarie e servizi specialistici, potenziando le strutture esistenti e incentivando l’arrivo di personale medico nelle aree montane. È necessario dare attuazione a quanto previsto per i presidi montani nel Decreto Ministeriale n. 70/2015, dotando gli ospedali come quello di San Giovanni in Fiore di specifiche discipline mediche».

«Questo drammatico evento – ha spiegato il pentastellato – mette in luce le profonde criticità che affliggono la sanità nelle aree montane calabresi, dove l’accesso ai servizi sanitari essenziali è compromesso da distanze dai centri ospedalieri, difficoltà infrastrutturali e condizioni climatiche avverse, spesso ignorate in favore di parametri e aspetti meramente economici».
«L’Ospedale di San Giovanni in Fiore, come altri presidi in aree disagiate – ha proseguito – versa in una condizione di depotenziamento, con carenze di personale medico e reparti non pienamente operativi. La notte del 4 gennaio S.C. è stato portato al Pronto Soccorso dell’ospedale locale, dove è stata immediatamente diagnosticata una sindrome coronarica acuta. Nonostante l’urgenza della situazione, ha atteso oltre tre ore il trasferimento all’ospedale di Cosenza a causa della mancanza di un medico a bordo dell’ambulanza e dell’impossibilità di utilizzare l’elisoccorso per scarsa visibilità. Purtroppo, l’uomo è deceduto durante il tragitto».
«Questa tragedia non è un caso isolato – ha aggiunto – ma la conseguenza di un sistema sanitario che non riesce a garantire il diritto alla salute nelle aree interne. La carenza di personale medico nel Pronto Soccorso di San Giovanni in Fiore, con solo due medici su una pianta organica prevista di sei, ha contribuito al triste epilogo».
«Non possiamo accettare che nel 2025 – ha concluso – si muoia per mancanza di soccorsi tempestivi. La salute è un diritto fondamentale che deve essere garantito a tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo in cui vivono». (rrc)

Bruni (PD): Il bilancio nasconde le difficoltà della Calabria, la sanità rischia di crollare

Per la consigliera regionale del PD, Amalia Bruni, «il bilancio regionale per il triennio 2025-2027, pur presentato come in equilibrio, nasconde gravi criticità strutturali che non possono essere ignorate. Sebbene sembri tutto sotto controllo sulla carta, la realtà è ben diversa».

«Le risorse sono insufficienti – ha spiegato – e non vengono utilizzate con efficacia, rendendo impossibile rispondere alle reali necessità della popolazione. La sanità, in particolare, è un settore in grave difficoltà. Il nostro sistema sanitario è al collasso. Il Servizio Sanitario Regionale soffre di carenze strutturali, finanziarie e organizzative che penalizzano fortemente i cittadini calabresi. Mentre il governo regionale fa finta di non vedere, la sanità pubblica continua a subire danni enormi».

«La riduzione dei fondi previsti a livello nazionale – ha proseguito – unita alla mancanza di risorse proprie, rischia di compromettere ulteriormente il già fragile sistema sanitario regionale. La carenza di medici, l’incapacità di riattivare reparti chiusi e la gestione delle lunghe liste d’attesa sono solo alcune delle problematiche che i calabresi si trovano ad affrontare quotidianamente. Non possiamo più permetterci che questi problemi vengano ignorati o rinviati. La salute è un diritto costituzionale e non può essere sacrificata per scelte politiche a breve termine».

«Un altro aspetto che merita attenzione riguarda i ritardi cronici nell’attuazione dei progetti di infrastrutturazione sanitaria. Nonostante i fondi previsti dal Pnrr e gli investimenti destinati alla Calabria – ha spiegato ancora – la nostra regione continua a subire il pesante fardello della scarsa capacità di spesa e della burocrazia inefficiente. Molti dei progetti più importanti, come la costruzione di nuovi ospedali e l’ammodernamento delle strutture sanitarie esistenti, sono rimasti bloccati. I tempi di attuazione sono lunghissimi, e spesso i cittadini si trovano a dover affrontare strutture obsolete e inadeguate alle reali esigenze».

«Mi chiedo dove fosse il presidente Occhiuto mentre si decideva il futuro della sanità calabrese. Non abbiamo sentito – ha rilevato – una difesa forte e decisa della nostra terra, né una risposta chiara alle problematiche urgenti del settore. La sanità calabrese non può continuare a essere trattata come una questione di secondo piano».

«Servono azioni concrete, urgenti e non più rinvii. Infine – ha sottolineato Amalia Bruni – colgo l’occasione per rivolgere al presidente della Regione i miei più sinceri auguri di una rapida e completa guarigione, affinché possa tornare, sereno e in forze, nel pieno delle proprie funzioni istituzionali. E nello stesso tempo, rivolgo a Roberto Occhiuto il mio apprezzamento per la piena fiducia espressa nella sanità calabrese e nella professionalità dei nostri medici, dimostrando di aver cambiato idea rispetto alle opinioni espresse in occasione di Presa Diretta qualche mese fa, quando ebbe modo di dichiarare di avere più fiducia nelle capacità dei medici cubani che in quelle dei colleghi calabresi».

«Occhiuto ha scelto di farsi operare all’interno di una struttura sanitaria calabrese da medici calabresi – ha detto –: questo, seppur tardivo, è un segno che forse finalmente anche il presidente Occhiuto ha capito che le risorse mediche e sanitarie della Calabria sono di altissimo livello e devono essere valorizzate».

«Mi auguro che questo esempio diventi la regola e che le grandi capacità dei medici che lavorano nelle strutture calabresi vengano messe al servizio di tutta la regione, affinché tutti possano beneficiare di un sistema sanitario più efficiente», ha auspicato Bruni, sottolineando come «ma ciò che serve davvero non sono solo dichiarazioni di principio».

«È necessario un impegno concreto – ha concluso – per risolvere le problematiche reali, altrimenti rischiamo di rimanere intrappolati in una spirale di inefficienza che non possiamo più permetterci». (rcz)