La proposta di Anastasi (Iric) a favore dei tirocinanti calabresi Mibact

Il consigliere regionale di Io Resto in CalabriaMarcello Anastasi, è conscio delle difficoltà dei tirocinanti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo data non solo dalla loro già precaria situazione, ma anche dalla formazione a distanza Fad) «che li tiene impegnati dalle 4 alle 5 ore al giorno andando ad aggiungersi e in alcuni casi addirittura a sovrapporsi agli orari di ufficio».

Per questo, il consigliere di Io Resto in Calabria si è rivolto al dirigente generale del dipartimento Lavoro, Formazione e Politiche sociali della Regione, Roberto Cosentino, proponendo alcune possibili soluzioni, ponendo l’attenzione sulla Manifestazione d’interesse per l’erogazione di corsi di formazione a favore dei disoccupati o ex percettori di ammortizzatori sociali che hanno concluso positivamente la formazione on the job prevista dagli avvisi pubblici approvati con D.d. n.n. 2285/2016, 6160/2016 E S.M.I., 8859/2016 E. s.m.i.

«Molti dei tirocinanti Mibact area 1 e 2 già avviati al tirocinio dal 3 agosto – ha spiegato Anastasi – stanno riscontrando notevoli disagi nel dover svolgere contemporaneamente la formazione in modalità Fad presso gli enti accreditati dalla Regione e il tirocinio di perfezionamento on the job presso le sedi ospitanti Mibact».

«Vista la volontà dei soggetti destinatari della Fad e del tirocinio – ha aggiunto – di voler ultimare entrambi i percorsi e visto il monte ore giornaliero pari ad un minimo di 8 ore che gli stessi dovrebbero impegnare, ho chiesto al dirigente del dipartimento Lavoro di valutare due possibili soluzioni per venire loro incontro: autorizzare le sedi ospitanti e gli Enti a far svolgere la Fad durante le ore di servizio di tirocinio, vista comunque la necessità di svolgere la stessa da remoto per l’emergenza covid o, in alternativa, far sì che le ore della Fad siano conteggiate come ore mensili dell’attività di tirocinio e che le stesse concorrano al raggiungimento del monte ore mensile».

«Inoltre – ha concluso Anastasi – sarebbe auspicabile che la medesima soluzione venga applicata da tutte le sedi ospitanti e da tutti gli enti, onde evitare situazioni di disparità tra i soggetti destinatari di entrambe le misure». (rrm)

Tirocinanti Calabria, Orsomarso: a settembre tavolo tematico in Cittadella

Finalmente, dopo i tanti appelli lanciati dai 7 mila tirocinanti calabresi per sapere del loro futuro, è intervenuto l’assessore regionale al Lavoro, Fausto Orsomarso, che ha annunciato che ha convocato, per il 7 settembre, un tavolo sulla questione che riguardano i tirocinanti e il precariato con le principali sigle sindacali.

Orsomarso, dunque, è ben consapevole del problema che, tuttavia, «viene da  lontano, e in particolare da quando il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, nel 2016 blocca la mobilità in deroga e prevede la migrazione del bacino verso le politiche attive con risorse delle Regioni», in cui «l’ipotesi di una formazione finalizzata al reinserimento lavorativo non è accompagnata però dalla previsione di procedure concorsuali nelle quali poter spendere questi titoli formativi».

«Un errore a monte nell’accordo tra Governo centrale e Regioni – ha aggiunto l’assessore Orsomarso – che per la Calabria ad esempio ha comportato una spesa di 100 milioni in politiche attive negli ultimi 4 anni, senza una previsione di effettivi sbocchi occupazionali e senza una norma che consentisse di rinnovare le politiche attive per gli stessi lavoratori».

«Per questo, riflettendo con una rappresentanza di lavoratori – ha spiegato l’assessore regionale al Lavoro – ho espresso l’opinione che, se fin dall’inizio si fosse pensato di attivare i tirocini nel settore privato, oggi molti avrebbero un lavoro e una retribuzione dignitosa, e non un rimborso del tutto inadeguato all’attività effettivamente svolta negli uffici pubblici, che in molti casi appare una forma di sfruttamento legalizzato. Se ci sono state promesse non mantenute, non sono certo addebitabili a questo Governo regionale, che ha affrontato il problema con attenzione e serietà».

«Appena insediato, in piena emergenza covid – ha proseguito – ho attivato da subito una misura straordinaria di supporto al reddito per dare un sostegno ai lavoratori completamente dimenticati dal Governo nazionale, riuscendo ad erogare un sussidio di 500 euro una tantum utilizzando insieme al collega al Welfare Gianluca Gallo un fondo di politiche sociali. Anche per quanto riguarda i tirocinanti impegnati nei comuni, la struttura che abbiamo messo in campo non ha accumulato neppure un minuto di ritardo nell’invio dei dati all’Inps. È evidente che, sul tema dei tirocinanti così come su quello del precariato storico, la parte decisiva deva farla il Governo nazionale».

L’assessore, inoltre, ha annunciato che, in una conference call con il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo – che dovrebbe essere in Calabria a fine settembre – «abbiamo ipotizzato un percorso che possa dare la possibilità ai tirocinanti della Giustizia di riconoscere un titolo da far valere nei nuovi concorsi del ministero, considerato che dal confronto tra Regione, Corti d’Appello e Ministero è emersa l’impossibilità di proseguire i tirocini».

«Ho suggerito, anche – ha aggiunto Orsomarso – la possibilità di utilizzare risorse del recovery fund per potenziare l’organico pubblico prevedendo una riserva nei concorsi per chi ha svolto i percorsi formativi».

«Bisogna che il Governo nazionale – ha concluso l’assessore – confrontandosi con le regioni e le organizzazioni sindacali, indichi una soluzione per il vasto bacino dei tirocinanti, e costruisce politiche attive finalizzate a creare lavoro vero e dare opportunità concrete anche i giovani disoccupati». (rrm)

Tirocinanti calabresi: la nostra vicenda emblema di pessima gestione politica

La situazione dei tirocinanti calabresi non vede la luce fuori dal tunnel. Giovani e meno giovani, uomini e donne, madri e padri di famiglia, lavoratori disoccupati e lavoratori ex mobilità in deroga continuano a essere ignorati e inascoltati, nonostante gli appelli lanciati più e più volte. Una situazione grave, che vede loro, «figli di nessuno», «l’emblema della pessima gestione della politica nel nostro paese».

«Vergognosa – si legge in una nota dei tirocinanti calabresi – è l’indifferenza che continua a registrarsi riguardo alla vertenza dei tirocinanti calabresi da parte della Giunta regionale Santelli e da parte dell’attuale governo PD-M5S. Da una parte la mancante liquidazione delle spettanze ai tirocinanti stessi (500 € e ricordiamo come sempre che i tirocinanti non vantano alcun diritto contributivo e soprattutto previdenziale quindi si parla sempre di lavoro nero legalizzato) e dall’altra la mancanza di un piano vero e proprio in ottica stabilizzazione futura dei tirocinanti stessi che continuano a sopperire alla sempre affannosa e cronica carenza di personale in Enti e Ministeri (Tribunali, Miur, Mibact)».

«Il comparto dei tirocinanti, come ricordiamo bene – prosegue la nota – è costituito da persone giovani e meno giovani, uomini e donne, madri e padri di famiglia, lavoratori disoccupati e lavoratori ex mobilità in deroga, con quell’espulsione dal mercato del lavoro che rischierà di diventare cronica per queste persone che, dopo anni di tirocini, non si vedono tutelate dall’adozione di politiche efficaci, rischiando di disperdere quel bagaglio di competenze formative e culturali di cui sono portatori sani i tirocinanti calabresi stessi».

«L’attuale assessore al Lavoro della Regione Calabria, Fausto Orsomarso – continua la nota – continua a non attenzionare l’attuale governo PD-M5S (come l’attuale assessore regionale al Welfare Gianluca Gallo) nel trovare soluzioni concrete e definitive in ottica stabilizzazione futura dei tirocinanti che continuano a rappresentare quel bacino di lavoratori a cui si continua a negare qualsiasi risposta seria e definitiva affinché sia garantita una piena dignità del lavoro».

«Si sollecita, anche – conclude la nota – l’intervento della triade sindacale (Cgil, Cisl, Uil) finora lacunoso e carente nel dare una voce concreta alla vertenza dei tirocinanti calabresi». (rrm)

I Tirocinanti calabresi: continuiamo a essere gli “invisibili”

Un calvario che sembra non trovare fine, quello del tirocinanti calabresi: uomini e donne, madri e padri di famiglia, giovani e meno giovani, lavoratori disoccupati e lavoratori appartenenti all’ex bacino della mobilità in deroga) che operano presso Enti e Ministeri continuano a non ricevere risposta sul loro futuro, rimanendo nell’oblio della precarietà e ignorati dalla Regione.

«La classe politica (regionale in primis) – si legge in una nota dei tirocinanti calabresi – ha da sempre marciato sopra sulla problematica dei tirocinanti calabresi, illudendoli con promesse in termini di prospettive di lavoro future, anche se la finalità vera e propria di chi aderisce a progetti di politiche attive è il ricollocamento nel mondo di lavoro di chi vi aderisce (in questo caso i tirocinanti calabresi). Mentre la precedente giunta regionale aveva votato per la storicizzazione dei tirocinanti calabresi (quindi un seppur minimo interessamento), l’attuale giunta regionale è intenzionata a porre a termine il fenomeno dei tirocini per i circa 7000 mila calabresi che vi prendono già parte e di destinare le future risorse disponibili dopo essere state sottratte al dipartimento formazione e lavoro da investire altrove».

«Nel senso buono del termine  – prosegue la nota – per l’attuale politica regionale i tirocinanti calabresi rappresentano quella gramigna da estirpare dopo essere stata concimata per anni con fondi spesi affinché ne fosse incrementata la relativa formazione personale e a cui va merito di avere garantito il più che positivo funzionamento dei servizi da essi garantito (servizi altrimenti limitati notevolmente dalla cronica carenza di personale in tutto il territorio calabrese sia negli enti che nei relativi ministeri)».

«L’attuale giunta regionale (in rappresentanza del popolo calabrese e pertanto anche dei tirocinanti calabresi) – continua la nota – continua ad addossare la colpa della precarietà e dell’incertezza dei tirocinanti calabresi al governo nazionale (che oltretutto in precedenza non ha approvato gli emendamenti a favore dei tirocinanti Ministeriali Giustizia e facendo quindi muro nel risolvere la precarietà di queste persone)».

«Quindi  – conclude la nota – lo scenario che si prospetta per i circa 7000 mila tirocinanti calabresi non è dei migliori (si vive nello stallo più totale e lo scorrere del tempo non migliora la condizione personale di queste persone illuse e ingannate da promesse di prospettive di lavoro future (la finalità delle politiche attive è il reinserimento dei lavoratori che sono esclusi dal mercato del lavoro e questo guarda caso si continua ad ignorare). E del dramma della precarietà di queste persone che visti i scenari verranno certamente buttavi via come giocattoli rotti cosa ne pensa il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, dott.sa Nunzia Catalfo? Non è forse giunto il momento di cominciare a fare qualcosa di concreto per queste persone cioè i tirocinanti e di tutelarli seriamente garantendoli quanto richiesto, cioè concrete garanzie di lavoro?. Si attendono aggiornamenti». (rrm)

Il Segretario-Questore Di Natale: Le parole di Orsomarso non confermate da atti concreti

Il segretario-Questore del Consiglio regionale, Graziano Di Natale (Io Resto in Calabria), è tornato, di nuovo, sulla questione dei tirocinanti calabresi, ribadendo la sua preoccupazione per il futuro di questi lavoratori, nonostante l’assessore Regionale al Lavoro, Fausto Orsomarso, abbia assicurato che le intenzioni della Regione Calabria non siano quelle di dirottare nel privato i tirocinanti.

«Le parole dell’assessore Orsomarso – ha dichiarato il Segretario-Questore – benché rassicuranti, e apprezzabili, non sono ancora confermate da atti e deliberazioni della Giunta regionale. Resta il fatto che questi lavoratori, come già ho avuto modo di ribadire, indispensabili in alcuni Enti per l’erogazione di servizi essenziali per i cittadini, sono ancora in un ‘limbo’ dal quale non si riesce mai ad uscire, tra decisioni ministeriali, annunci del Governo e decisioni della Giunta regionale».

«La Calabria – ha continuato Di Natale – ha bisogno di lavoro, ha bisogno di occupazione, ma non di ulteriore e perenne precariato – aggiunge Graziano Di Natale – Per questo ho sollecitato, con una interrogazione, che spero abbia concreto seguito, la Giunta e la presidente Jole Santelli affinché siano messi in atto tutti gli adempimenti necessari, aprendo un confronto con i Ministeri competenti (Beni culturali, Giustizia) per la definitiva stabilizzazione di questi lavoratori».

«Uomini, donne, padri e madri di famiglia – ha concluso il Segretario-Questore Di Natale – che dopo l’esperienza acquisita nei vari comparti, sono un patrimonio da salvaguardare – conclude Di Natale – oltre che un importante bacino di lavoratori che ha maturato il diritto di uscire da quel precariato cronico che non dà dignità, ma consente solo di tirare a campare». (rrm)

Tirocinanti calabresi, Orsomarso: entro ottobre chiuderemo il precariato storico

Servivano le parole del consigliere regionale Graziano Di Natale per far intervenire, a sua volta, l’assessore regionale al Lavoro, Fausto Orsomarso, sulla situazione dei tirocinanti calabresi che, a sorpresa, ha annunciato che «entro ottobre chiuderemo tutto il precariato storico della Calabria» e che «non c’è alcuna intenzione della Regione di dirottare nel settore privato i tirocinanti impegnati in percorsi formativi negli enti pubblici».

«Anche i lavoratori della legge 12 – ha spiegato l’assessore Orsomarso – che attendevano da tempo la pubblicazione di un elenco che siamo riusciti a fare in soli due mesi dal mio insediamento, e per i quali stiamo individuando le risorse per la contrattualizzazione, così come chiuderemo definitivamente i bacini della legge 15, della legge 31, della legge 40, della legge 28, gli stagisti e i borsisti della Regione, che per tanti anni sono rimasti senza risposte, ostaggio di una politica che sul mantenimento del precariato e sulle sofferenze di tante famiglie ha costruito per anni il proprio consenso».

L’assessore regionale al Lavoro, poi, ha replicato a consigliere Di Natale, «che accusa la Regione di ‘navigare a vista’, è certamente disinformato sul lavoro fatto per dare sostegno e prospettiva ai tirocinanti calabresi, e non sfugge alla tentazione di alimentare una polemica strumentale per distrarre l’attenzione sulle responsabilità di un governo nazionale che, come egli stesso ammette, ha completamente dimenticato questa categoria dei lavoratori, addirittura esclusa dai sussidi del Cura Italia e dei provvedimenti successivi».

«Ricordo a Di Natale – ha continuato Orsomarso – di cui non ricordiamo un intervento per sollecitare l’attenzione del governo di centrosinistra, si è resa necessaria l’iniziativa parlamentare della deputata Wanda Ferro, anche su nostra sollecitazione e con il contributo dei parlamentari di maggioranza Antonio Viscomi e Enza Bruno Bossio, per includere i tirocinanti tra i destinatari degli interventi di sostegno al reddito. Ma questo è solo uno dei fatti concreti che questo governo regionale ha realizzato nei confronti di un bacino di lavoratori cui fino ad oggi non si sono volute dare risposte serie e definitive».

«Insieme al collega Gianluca Gallo – ha aggiunto l’assessore regionale al Lavoro – abbiamo realizzato una misura una tantum per dare sostegno ai bisogni dei lavoratori rimasti senza reddito dopo la sospensione delle attività a gennaio e riapriremo la misura per chi è rimasto escluso perché magari ha commesso errori nella compilazione della domanda, abbiamo consentito la riattivazione dei tirocini a partire dal 25 maggio, siamo riusciti a convincere il Mibact a fare ripartire i tirocini e abbiamo ottenuto che potesse essere perfezionata la formazione per i tirocinanti della Giustizia perché potessero ottenere un titolo, abbiamo anticipato una mensilità per i tirocini che dipendono da Calabria Lavoro, non potendolo fare per quelli pagati dall’Inps, e domani avrò una conference call con il ministro in cui discuteremo anche della situazione dei tirocinanti calabresi».

«Questi sono i fatti – ha continuato – agli altri lasciamo le chiacchiere e le polemiche fuori luogo. Le notizie improbabili che vengono diffuse da qualche giorno nascono da una lettura strumentale di una mia analisi critica sullo stato dei tirocini e sul futuro delle politiche attive, espressa nei giorni scorsi durante uno dei tanti incontri con i tirocinanti preoccupati per il loro futuro, secondo la quale evidenziavo che i tirocini avrebbero avuto un riflesso più efficace sul piano lavorativo se fossero stati svolti nel settore privato, dove la formazione avrebbe potuto creare lavoro vero e crescita del sistema produttivo, anziché in quello pubblico, in cui è stato da tanti rilevato che in molte occasioni si assiste a fenomeni di vero e proprio sfruttamento da parte degli enti. In molti enti pubblici, infatti, i tirocinanti svolgono una normale attività lavorativa, sottopagata e senza tutele rispetto agli altri dipendenti e senza che venga garantita la piena dignità del lavoro».

«Sono disponibile – ha concluso Orsomarso – a dare tutti gli opportuni chiarimenti a Di Natale, in aula o in assessorato, dove mi sono più volte confrontato in maniera costruttiva su queste problematiche con consiglieri di maggioranza e di opposizione». (rrm)

Tirocinanti calabresi, il consigliere Di Natale (Iric) presenta una interrogazione alla Santelli

Finalmente, se così si può dire, qualcuno decide di prendere in mano la situazione dei tirocinanti calabresi che, proprio ieri, denunciavano la decisione della Regione Calabria di non attivare più tirocini e il rischio di essere mandati a lavorare nel privato. Si tratta del consigliere regionale di Io Resto in CalabriaGraziano di Natale, che ha annunciato di aver depositato «una specifica ‘interrogazione a risposta scritta ex art. 121’ rivolta alla Presidente, onorevole Jole Santelli».

«Ho inteso, così, sollevare il problema – spiega Di Natale – ricordando che oramai da anni questo rappresenta uno degli aspetti più delicati delle politiche del lavoro e del welfare della Regione Calabria e che l’obiettivo della politica regionale in materia era quella di promuovere il tirocinio come misura di politica attiva con finalità formativa, onde creare un contatto diretto tra soggetto ospitante e tirocinante, al fine di favorire l’arricchimento delle conoscenze, l’acquisizione di competenze professionali e infine giungere al pieno reinserimento lavorativo».

«Ho anche rimarcato – continua – che, in virtù dell’esperienza acquisita nel corso degli anni, i tirocinanti costituiscono una risorsa importante rispetto al buon andamento dell’apparato burocratico-amministrativo a fronte di endemiche carenze di organico. Hanno acquisito competenze professionali specifiche presso gli enti ospitanti e soprattutto gli enti locali, il cui organico è nella maggior parte dei casi sottodimensionato, riuscendo a garantire i servizi essenziali ai cittadini proprio grazie all’apporto dei tirocinanti».

«Si tratta di un problema di notevole importanza, una grave questione sociale che riguarda migliaia di famiglie calabresi – aggiunge Di Natale – ma direi che ci troviamo di fronte anche a un’importante risorsa per la nostra terra. Nonostante, però, l’importante contributo professionale dei tirocinanti presso gli enti ospitanti, questi lavoratori hanno sempre mantenuto uno stato di precarietà inaccettabile, tant’è che non è previsto in favore degli stessi nessun trattamento previdenziale e contributivo, percependo una retribuzione mensile di soli 500 euro». 

«Certo – conclude Di Natale – questa categoria di lavoratori è stata dimenticata anche dalle politiche governative. Dimostrazione ne è che è stata esclusa anche dal DL ‘Cura Italia’, lasciando 7.000 famiglie calabresi, la maggior parte monoreddito, prive dei mezzi necessari per vivere in un momento storico delicato come quello dovuto alla pandemia. Ancora più forte, però, è la preoccupazione sul futuro lavorativo dei tirocinanti dopo le notizie sull’intenzione della Regione di dirottare questi lavoratori nel settore privato, vanificando, in tal modo, sia le competenze professionali acquisite dopo anni ed anni di formazione professionale nei settori in cui operano e, sia l’entità delle risorse pubbliche investite e finanziate. La scelta obbligata rimane, a mio parere, quella di mettere in campo misure idonee atte a riconoscere la dignità che questi lavoratori meritano, attraverso politiche volte a portare alla stabilizzazione delle posizioni lavorative». (rrm) 

Tirocinanti calabresi: reclamiamo il nostro diritto al lavoro, anche se inascoltati e ignorati

Ancora una volta, tornano a farsi sentire i tirocinanti calabresi che continuano a sentirsi ignorati sia dalla Regione Calabria sia dal Governo: «questo status di invisibili di cui godiamo, non è per nulla piacevole ma, a parte ciò, crediamo in meglio per il futuro» si legge in una nota dei tirocinanti.

«Vogliamo dire basta – si legge in una nota  – alle forme di precariato quotidianamente vissute da noi uomini e donne, madri e padri di famiglia, in qualità di tirocinanti ad oltranza, atte a diventate nel tempo quel STATUS SOCIALE che non riconosce alcuna prospettiva di lavoro futura. In precedenza, in maniera rigorosa, era stato deciso di risolvere (in parte) la problematica dei tirocinanti con la nostra storicizzazione da parte della Politica locale (da parte della precedente giunta regionale per intenderci ed esistono anche atti e registrazioni in merito)».

 

«Ma si vuole capire, una volta per tutte – prosegue la nota – che per noi tirocinanti calabresi si intravede il rischio di inoccupazione a lungo termine o permanente con quella condanna perenne di trovarsi fuori da qualsiasi rapporto domanda/offerta, in cui la fascia di età, come è ben noto, si abbassa notevolmente (max 35 anni). Pertanto noi tirocinanti calabresi avanziamo richiesta all’attuale giunta Regionale Santelli di riconoscerci lo status di lavoratori subordinati, nei settori in cui operiamo: Enti, Miur, Mibact e Giustizia. Chiediamo inoltre il pieno coinvolgimento delle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Uiltemp, Calabria) a tutela delle nostre istanze/richieste atte allo svolgimento di negoziati che risolvano in maniera adeguata la nostra vertenza di precari e di categoria non tutelata adeguatamente con le opportune tutele (previdenziali e contributive) riconosciute a qualsiasi lavoratore».
«Per concludere, siamo palesemente stanchi – conclude la nota – del continuo rimpallo di competenze che la regione Calabria attribuisce all’attuale governo (che ignora tra l’altro la nostra esistenza tanto da escluderci dal “Decreto Cura”), mostrando indifferenza verso la nostra situazione drammatica e verso il nostro calvario di uomini e donne, madri e padri di famiglia presi in considerazione soltanto in prossimità di qualsiasi campagna elettorale (nei mesi precedenti varie personalità si mostravano interessate, con numerosi articoli e proclami, alla nostra problematica per poi scomparire nel nulla)». (rrm)

L’accorato appello dei tirocinanti calabresi: «Il lavoro è un nostro diritto»

«La nostra problematica continua a essere ignorata, e nessuno si vuole fare garante di quanto promesso in precedenza di noi poveri e malaugurati precari calabresi». È questo l’allarme lanciato dai tirocinanti calabresi che, ancora oggi, si trovano «nella precarietà più assoluta “in termini lavorativi».

Eppure, era il 23 marzo quando l’assessore regionale al Lavoro, Fausto Orsomarso, aveva annunciato un intervento presso il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e la Conferenza Stato-Regioni per individuare una soluzione che «possa garantire un reddito ai circa 6 mila tirocinanti calabresi che, a causa dell’emergenza Coronavirus, hanno subìto l’interruzione dei progetti formativi e, quindi, la possibilità di ricevere i relativi pagamenti dall’Inps», e ora siamo al 5 giugno, e di questo intervento non se ne è sentito più parlare, mentre nel frattempo è arrivato un nuovo grido d’allarme da parte di «uomini e donne, madre e padri di famiglia che prestano servizio in qualità di tirocinanti presso Enti Ministeriali (Giustizia, Miur, Mibact) percependo un’indennità mensile di un’indennità mensile di 500 € , senza alcun trattamento previdenziale e contributivo e, cosa ancora più grave, senza che ci venga riconosciuta alcuna prospettiva di lavoro futuro».

«La regione Calabria – si legge in una nota – precedentemente nel Consiglio regionale del 02/12/2019, si era fatta garante della storicizzazione dei precari della Regione (‘In merito ai tirocinanti dell’amministrazione della giustizia; ai tirocinanti degli enti locali rientranti nell’ex Bacino dei percettori di mobilità in deroga; ai tirocinanti MIBACT; ai lavoratori in servizio presso il Miur; in ordine alla storicizzazione dei precari della Regione’). L’attuale Giunta Regionale è decisa a porre tal termine “il fenomeno dei tirocini” e di lasciare irrimediabilmente per strada tutti coloro che malauguratamente si trovano coinvolti in questi progetti  di cui è bene ricordare, la Regione Calabria si era fatta garante auspicando prospettive di lavoro future per i tirocinanti calabresi stessi e non è una pura invenzione o fantasia».

«Alcuni Consiglieri regionali – prosegue la nota – attualmente in carica e in precedenza all’opposizione, auspicavano a gran voce ogni soluzione possibile per i tirocinanti calabresi tanto che alcuni titoli di stampo giornalistico riportavano titoli quali: Emergenza tirocinanti: da oggi in migliaia a casa. Intervenga la Giunta regionale, sottolineando il rischio (sempre attuale) di disperdere il patrimonio di conoscenze e competenze accumulate (da anni) dai tirocinanti calabresi, essenziali per il funzionamento di enti pubblici, musei, parchi archeologici e scuole. Ma purtroppo, da parte dell’attuale Giunta Regionale calabrese, si continua ad ignorare qualsiasi interpellanza limitandosi ad addossare al Governo nazionale ogni colpa. Una responsabilità politica e morale grave, di cui dar conto ai calabresi».

«Quindi – conclude la nota – riportando sempre quanto prospettato in precedenza da Consiglieri  che compongono l’attuale Giunta Regionale, (affermazioni che permangono ancora nelle precedenti testate giornalistiche) si apra, una volta per tutte, un tavolo di confronto col Governo, per valutare di concerto le iniziative da assumere. Ed ancora, oltre alla verifica sulla fattibilità delle stabilizzazioni e dell’assunzione dei tirocinanti attraverso il ricorso alle liste dei disoccupati iscritti ai Centri per l’impiego o altre procedure e forme contrattuali ammissibili: è il minimo sindacale per certificare coi fatti un impegno concreto a favore di tanti lavoratori e delle loro famiglie. Ma ad oggi non c’è alcun documento che prospetti “una volta per tutte” una soluzione  che  dia sollievo a questa categoria di lavoratori, la cui dignità continua ad essere lesa e soprattutto ignorata: i tirocinanti calabresi, e il lasciare queste persone per strada non farà sarà una buona figura per l’attuale Giunta Regionale calabrese in primis e per l’attuale Governo centrale, dopo». (rrm)