IN REGIONE CABINA DI REGIA PER IL PNRR
UNO SFORZO COMUNE PORTERÀ RISULTATI

di SANTO BIONDO – L’avvio ufficiale della Cabina di regia sul Pnrr è un fatto positivo. Con la Regione Calabria, così come previsto dal Governo nell’accordo con Cgil, Cisl e Uil, è stata messa in moto il confronto partenariale che sarà chiamata a seguire l’evoluzione dei progetti e monitorare la spesa dei fondi europei.

Si apre così un percorso lungo che ci porterà da qui al 2026 e che ci vedrà impegnati nel  monitorare e verificare che questo programma operativo trovi in Calabria una realizzazione concreta, che sui fondi del Pnrr venga messa in atto un’azione di spesa efficace ed efficiente e che le missioni del piano vengano portate a compimento.

Affinché questo avvenga concretamente, però, è necessario che ci sia un confronto strutturato, calendarizzato nel tempo, con appuntamenti bimestrali, che ci sia uno scambio costante di informazioni fra tutti le parti sociali, che sono state chiamate a fare parte della Cabina di regia, senza dimenticare che sulla parte di risorse territorializzate del Pnrr i bandi sono già definiti.

Occorre mettere in campo, durante l’attuazione del Piano, una verifica puntuale sugli impatti occupazionali che il Pnrr produrrà sui territori. Occupazione che per noi dovrà essere di qualità, in sicurezza e nella legalità.

È questo un punto nodale perché siamo convinti che sia importante verificare con accortezza la tracciabilità e l’omogeneità della spesa sul territorio.

Nelle prossime settimane bisognerà continuare a porre all’attenzione, del Governo, il problema da affrontare prioritariamente, della incapacità amministrativa degli enti territoriali e non solo. Questo settore va attenzionato dal Governo e dalla Regione con determinazione.

Ai Comuni calabresi poi, seguendo l’esempio della Cabina di regia regionale, dovranno anch’essi aprirsi al confronto con il Partenariato economico e sociale, sui fondi del Pnrr e sulle loro linee di spesa, di loro competenza.

Noi siamo da sempre convinti dell’importanza di questi enti territoriali, che consideriamo l’avamposto dello Stato sul territorio, che abbiamo apprezzato come sentinelle della salute pubblica in questi due anni di pandemia da Covid-19.

Ai Comuni diciamo che siamo pronti a sostenerli nelle loro difficoltà. Tuttavia agli amministratori locali diciamo, con la stessa chiarezza, che davanti a questo progetto sfidante devono abbandonare la logica del campanile che non ha portato a nulla in questi anni.

I Comuni, nella nostra visione, devono fare squadra e mettersi insieme, associarsi, consorziarsi; gli enti territoriali devono fare fronte comune all’interno di una logica costruttiva e produttiva e, senza tentennamenti, devono dire chiaramente cosa serve loro per poter portare a compimento questa sfida in maniera vincente.

Anci e Upi Calabria, per parte loro, devono fare sentire forte la loro voce non soltanto sul piano locale ma anche su quello nazionale.

Per il cambiamento della Calabria occorre attivare i tre livelli di confronto: nazionale, regionale e locale. Se riusciremo a fare questo nei prossimi giorni e per i prossimi mesi, saremo in grado di far svoltare la Calabria lungo il percorso del Rinascimento regionale. (sb)

[Santo Biondo è segretario generale della Uil Calabria]

Cgil, Cisl e Uil Calabria: Consenso da parte Consiglio regionale per Vertenza Calabria salto di qualità che auspicavamo

I segretari generali di CgilCislUil CalabriaAngelo SposatoTonino RussoSanto Biondo, hanno espresso soddisfazione per aver trovato, da parte del Consiglio regionale, «consenso propositivo e raccolto la volontà della stessa ad abbracciare questa dirimente azione di rivendicazione sindacale», sottolineando che «questo è il salto di qualità che da tempo abbiamo auspicato per la Calabria, per far ripartire la crescita economica e sociale e mettere alla prova le classi dirigenti».

«Sulle vertenze antiche – hanno aggiunto – non ci può essere divisione, sul futuro del territorio calabrese non ci possono essere colori ed appartenenze politiche, sul futuro delle giovani generazioni non ci possono essere campanili. Ora è giunto il momento che tutta la politica faccia squadra per trovare una soluzione condivisa e funzionale alla risoluzione dei cinque punti che i Segretari generali Landini, Sbarra e Bombardieri hanno individuato e condiviso con i vertici dell’amministrazione regionale calabrese. Cinque problematiche la cui risoluzione appare fondamentale per far fare il salto di qualità alla nostra regione».

«Adesso, però – hanno proseguito Sposato, Russo e Biondo – è necessario dare concretezza alle richieste avanzate. E’ necessario fare prendere coscienza all’intero ceto politico locale e nazionale che il Governo deve fare il proprio dovere, deve rispettare la Calabria ed i calabresi a partire dalla risoluzione dell’atavica problematica legata al lavoro, all’arretratezza delle infrastrutture viarie e di collegamento con il resto del Paese. Sulla Strada statale 106, nello specifico, è necessario che il Governo, nell’allegato infrastrutture al Documento di economia e finanza, chiarisca non soltanto che l’opera è strategica, che l’opera va ultimata, ma deve anche dire in maniera formale, nero su bianco, che i tre miliardi che si pensa di destinare all’infrastruttura non sono congrui al completamento dell’intera opera ma solo a completare i tratti già cantierati».

«Noi, invece – hanno detto – siamo convinti che si debba pensare al completamento dell’intera opera e, quindi, Governo deve spingere su Anas al fine di stabilire, una volta e per tutte anche alla luce del rincaro dei costi delle materie prime, il peso economico complessivo dell’intera infrastruttura viaria. Il Consiglio dei ministri, poi, deve sostenere la progettazione totale dell’opera e, soprattutto, deve impegnare anche governi successivi su questo progetto attraverso lo stanziamento di un fondo pluriennale per il completamento di un’infrastruttura, la Strada statale 106, che con il suo inserimento nella rete Ten-t ha assunto un interesse non solo nazionale ma anche europeo».

«Sulla realizzazione dell’Alta velocità, inoltre – hanno detto ancora – il Governo deve impegnarsi a prevedere futuri stanziamenti, attraverso il varo di un piano triennale, per la copertura dei tratti rimanenti rispetto a quelli già previsti aprendo così, di fatto, alla realizzazione di una infrastruttura ferroviaria capace di avvicinare la Calabria al resto del Paese e di inserirla nei circuiti economici virtuosi dell’Europa».

«Serve, infine – hanno concluso – velocizzare i tavoli di confronto settoriali su sanità, ambiente, lavoro, politiche sociali. Su questi temi ci aspettiamo un salto di qualità da tutta la giunta regionale». (rcz)

Bombardieri (Uil): Si deve aprire subito la “Vertenza Calabria”

Il segretario nazionale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha riferito che «La Uil chiede di aprire, sin da subito, una vera e propria “vertenza Calabria”, per rivendicare chiarezza e certezze sul futuro di questa regione, attraverso l’individuazione e l’attuazione di obiettivi precisi, cronoprogrammi e ricadute occupazionali».

«Dobbiamo ricostruire e rilanciare il nostro Paese – ha precisato Bombardieri – riducendo anche le diseguaglianze territoriali, sollecitando e aiutando lo sviluppo sociale, occupazionale ed economico di alcuni territori, come la Calabria, che vivono particolari difficoltà. In quella realtà, c’è, innanzitutto, una questione infrastrutturale, perché qualunque sia il modello di sviluppo che si sceglie, occorrono comunque infrastrutture di base».

«In questo contesto – ha concluso – le priorità su cui occorre subito concentrarsi sono l’alta velocità, con l’elettrificazione e il raddoppio delle linee ferroviarie, la 106, con il completamento di questa strada, e le Zes, per le quali occorrono finanziamenti e agevolazioni. Su questi temi, ci vuole confronto e dialogo sociale e perciò abbiamo chiesto al Governatore della Calabria di aprire una vertenza con il Governo. Non è più l’era degli annunci e delle inaugurazioni, ma servono serietà, coerenza e impegni precisi: in momenti di crisi, in situazioni straordinarie c’è bisogno di soluzioni straordinarie». 

Occhiuto incontra i segretari generali di Cisl, Cgil e Uil a Roma: Focus su infrastrutture, Statale 106 e Porto di Gioia Tauro

È un incontro importante, se non fondamentale, quello che si sta svolgendo a Roma, nella sede della Regione Calabria, tra il presidente Roberto Occhiuto, e i segretari nazionali di CgilCislUil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra, e Pierpaolo Bombardieri e i segretari generali regionali dei tre sindacati, Angelo Sposato, Tonino Russo, e Santo Biondo.

Si tratta, infatti, della prima volta in cui è stato avviato un confronto tra la Regione e le confederazioni nazionali, che si sta concentrando su infrastrutture, rifacimento della Strada Statale 106 e Porto di Gioia Tauro.

«Sin dall’inizio del mio mandato – ha ricordato Occhiuto – ma anche durante la campagna elettorale, ho fatto del dialogo e del confronto costante con le associazioni di categoria, con i corpi intermedi e con i sindacati, un metodo di lavoro che mi ha accompagnato in questi primi quasi sei mesi di governo».

«Sono molto soddisfatto del rapporto che si è venuto a creare con i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil – ha proseguito – che ho incontrato già in diverse occasioni e con i quali ho condiviso provvedimenti e iniziative. Ovviamente non la vediamo sempre allo stesso modo – io ho il colpito di governare una Regione, loro quello di rappresentare le istanze dei propri iscritti -, ma la nostra collaborazione ha certamente prodotto frutti positivi per la Calabria. Per questa ragione ho deciso di allargare il raggio d’azione del confronto, volendo coinvolgere i segretari generali nazionali di Cgil, Cisl e Uil su alcune tematiche chiave che oltre ad essere fondamentali per il nostro territorio, rappresentano vere e proprie emergenze nazionali. Con Landini, Sbarra e Bombardieri vorrò parlare principalmente di due argomenti».

«Il primo – ha spiegato – riguarda gli investimenti in infrastrutture che lo Stato deve fare sulla Calabria, in modo particolare sulla Strada Statale Jonica: sul rifacimento e sull’ampliamento della Ss106 c’è già stato un voto unitario da parte di tutte le forze politiche in Consiglio regionale, ma è utile che su questa battaglia ci sia anche la convergenza delle forze sociali, e dunque del sindacato».

«Il secondo punto decisivo, invece – ha concluso – riguarda le azioni da mettere in atto per lo sviluppo del porto di Gioia Tauro, con annessa Zona economica speciale: una opportunità per il nostro territorio e per l’intero Paese. Mi auguro, su questi temi, di avere al mio fianco il sindacato, regionale e nazionale. La Calabria è pronta a rinascere, vuole ripartire sfruttando gli investimenti e le opportunità che arriveranno dal Pnrr, ma per farlo davvero ha bisogno della compartecipazione di tutte le energie positive del Paese». (rrm)

Venerdì l’iniziativa pubblica di Cgil Area Vasta, Cisl Magna Graecia e Uil sulla sicurezza sui luoghi di lavoro

Venerdì 25 febbraio, alle 10, nella Casa della Cultura del Palazzo della Provincia di Catanzaro, l’iniziativa di Cgil Area Vasta Cz, Kr, Vv, Cisl Magna Graecia e Uil sul tema “Un impegno comune per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro”, le cui conclusioni saranno affidate dal segretario nazionale Slc-Cgil, Riccardo Saccone.

«L’appuntamento di venerdì 25 febbraio arriva a conclusione della settimana di iniziative e assemblee nei luoghi di lavoro organizzata dalle segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil per fermare le morti sul lavoro», ha spiegato il segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese.

«Davanti ai continui infortuni – ha spiegato – che hanno stroncato le vite di uomini e donne, spesso anche molto giovani, usciti di casa per guadagnarsi il pane o per imparare un mestiere che di fatto sono morti di lavoro, servono provvedimenti concreti, norme rigide in grado di fermare quella che si configura come una vera e propria strage».

«Migliorare e potenziare i controlli, garantire una formazione specifica, agli studenti, ai tutor e ai dipendenti già presenti in azienda con linee guida condivise su come operare in queste situazioni, sono solo alcune delle misure da attuare per dare risposte concrete in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro», ha aggiunto il segretario generale Scalese. 

«Nel corso di questa settimana ne abbiamo discusso e ne discuteremo ancora a lungo nelle assemblee con i lavoratori e le lavoratrici organizzate dalle federazioni di categoria, ma venerdì 25 febbraio alle ore 10.00 a Catanzaro –ha concluso Scalese – avremo modo di allargare la partecipazione, il dibattito e quindi la sintesi per produrre idee e una progettualità concreta da promuovere ai livelli istituzionali in grado di trasformare le proposte in azioni». (rcz)

Lunedì i candidati alle regionali si confrontano con Cgil, Cisl e Uil Calabria

La Calabria di Domani è il titolo del confronto in programma lunedì 20 settembre, a Lamezia Terme, al Grand Hotel Centrale, alle 15, tra i candidati alla presidenza della Regione Calabria e Cgil, CgilUil Calabria.

Al tavolo di confronto, dunque, Roberto Occhiuto, Amalia Bruni, Luigi De Magistris e Mario Oliverio ed i Segretari generali di Cgil, Angelo Sposato; Cisl, Tonino Russo e Uil Calabria, Santo Biondo, che discuteranno dalle proposte individuate già dalla piattaforma unitaria del 1° maggio a una concreta soluzione per far ripartire la Calabria.

«Lo scorso Primo maggio – hanno spiegato Sposato, Russo e Biondo – unitariamente, Cgil, Cisl e Uil hanno presentato un documento approfondito, aperto ed inclusivo su quello che serve alla Calabria per agganciare il treno della ripartenza. Su quello che necessita a questa regione per avere un mondo del lavoro giusto, rispettoso delle leggi, dove il precariato e la prevaricazione non trovino casa. Su questo atto concreto, ad oggi, non si sono registrati riscontri dal parte del mondo politico».

«La Calabria – hanno spiegato ancora – si appresta alle urne per il rinnovo inatteso del Consiglio regionale in un contesto difficile, contrassegnato dalla contingente crescita dei contagi da Covid-19, dalla prolungata sofferenza del sistema sanitario regionale, dall’elevato tasso di disoccupazione e, nell’imminente futuro, con la ripartenza in sicurezza della scuola, la programmazione degli interventi sostenuti finanziariamente dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e, soprattutto, con la necessaria riprogrammazione dei fondi europei, operazione indispensabile quest’ultima per evitare di vanificare gli sforzi del passato e perdere definitivamente l’ingente dote messa a disposizione dall’Europa per la ricostruzione e il rilancio di questa terra». (rrm)

 

Intesa provinciale tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil per contrastare l’epidemia

Il presidente di Confindustria CosenzaFortunato Amarelli, il presidente di Ance Cosenza, Giovan Battista Perciaccante ed i segretari provinciali di CGIL Cosenza, Umberto CalabroneCGIL Pollino Sibaritide Tirreno, Giuseppe Guido, CISL CosenzaGiuseppe Lavia UIL CosenzaRoberto Castagna, hanno sottoscritto una intesa provinciale per contrastare l’epidemia e favorire la ripartenza.

«Nessuno può permettersi il lusso di nuove fermate a causa di un aumento dell’andamento dei contagi. Una paventata ondata pandemica in autunno, con le conseguenti misure di contenimento, finirebbe in maniera inevitabile con il soffocare sul nascere la ripresa in atto che vede l’Italia tra i Paesi con le migliori performance, al punto da poter prevedere stime di crescita al rialzo» hanno detto congiuntamente Amarelli, Perciaccante, Calabrone, Guido, Lavia e Castagna.

«Per un territorio come il nostro – hanno spiegato – strutturalmente in ritardo di sviluppo ed ulteriormente martoriato dagli effetti del Covid, tanto per quanto attiene agli aspetti sociali che economici, è indispensabile agganciare con efficacia la ripartenza dell’economia provando a mettere in atto iniziative virtuose capaci di innescare effetti moltiplicatori solidi e dal respiro lungo restituendo fiducia ai cittadini, alle imprese ed ai nostri giovani disorientati verso le prospettive di un futuro che appare incerto e di difficile lettura. Se questo deve costituire un impegno collettivo e condiviso per ognuno, diventa un dovere etico per quanti rivestono ruoli di rappresentanza ed ancora di più per chi è chiamato ad amministrare e governare la cosa pubblica».

«È in questo contesto – hanno continuato i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil ed i presidenti di Confindustria Cosenza ed Ance Cosenza – che è maturata questa nostra iniziativa che, in via preliminare, intende rivolgere un appello alle lavoratrici, ai lavoratori, agli imprenditori ed ai cittadini perché si possa completare al più presto la campagna vaccinale che resta, al momento, l’arma più efficace per contrastare l’epidemia e consentire un graduale quanto rapido ritorno alla normalità. Nel ruolo di organizzazioni di rappresentanza dei datori di lavoro e degli interessi dei lavoratori, intendiamo alzare l’ideale asticella di quella doverosa assunzione di responsabilità che l’attuale e difficile situazione complessiva impone a tutti i livelli».

In Calabria è solo il 60% circa della popolazione ad avere completato il ciclo vaccinale. Ad oggi, purtroppo, il 18% degli over 50 è senza alcuna dose di vaccino, contro un dato medio nazionale che è pari al 13%.
«Una nuova forte accelerazione della ripresa dei contagi – hanno dichiarato Amarelli, Perciaccante, Calabrone, Guido, Lavia e Castagna – è da scongiurare con forza e determinazione perché rappresenterebbe il principale ostacolo al percorso di rilancio auspicato, sia in termini economici che relazionali e sociali».

«Occorre, dunque – hanno proseguito – compiere ogni sforzo per evitare il rischio di nuove restrizioni che possano fermare la ripresa e la crescita di un territorio che ha voglia e necessità di ripartire per recuperare un deficit di sviluppo acuitosi negli anni».

«Dalla nostra parte – hanno continuato – profonderemo ogni sforzo per contribuire a raggiungere questi obiettivi di sviluppo anche attraverso la formulazione di una serie di proposte e misure concrete da sottoporre alle principali amministrazioni pubbliche ed agli enti preposti del territorio della provincia di Cosenza».

«Per garantire omogeneità e più immediata fattibilità – hanno spiegato – le stesse saranno riconducibili alle 6 aree di intervento del Pnrr (Transizione verde, Trasformazione digitale, Crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, Coesione sociale e territoriale, Salute e resilienza economica, sociale e istituzionale, Politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani) che, in uno con i fondi POR e le ulteriori risorse ordinarie, rappresentano una grande occasione per colmare i deficit territoriali».

«Il focus – hanno spiegato ancora – riguarderà gli ambiti della digitalizzazione, dell’innovazione, della competitività, della cultura e del turismo; quello afferente la rivoluzione verde e la transizione ecologica, la materia delle infrastrutture per una mobilità sostenibile; l’inclusione sociale; la sanità».

«La sfida riguarda tutti – hanno concluso – forze politiche, sociali e culturali. I deficit strutturali della provincia di Cosenza si curano con la creazione di occasioni di lavoro, con il sostegno al tessuto produttivo, con un recupero di visione ed efficacia delle politiche da mettere in atto e di efficienza della macchina amministrativa e burocratica. Ci aspettano mesi decisivi perché sono in gioco la salute e la qualità della vita di ciascuno come precondizione per un utilizzo pieno delle risorse che saranno rese disponibili dai citati piani europei determinanti a dare qualità, durata e spinta alla ripresa auspicata e mai come questa volta veramente a portata di mano». (rcs)

SUD: INGIUSTIZIE SOCIALI, LEA, ASILI NIDO
IL GOVERNO NON PUÒ PIÙ RESTARE INERTE

di SANTO BIONDO – Quella della carenza di asili nido e della mancata applicazione dei livelli essenziali di prestazione nei servizi di cittadinanza al Sud, rappresentano certamente alcune delle più insopportabili diseguaglianze tra cittadini del Nord e quelli del Mezzogiorno. 

Su questo argomento sarebbe interessante capire, cosa ne pensano i candidati alla presidenza della Regione Calabria e quale impegno nei confronti della Calabria e del Mezzogiorno assumono i rispettivi partiti nazionali, all’interno delle aule parlamentari. 

Nei mesi scorsi il già ministro Boccia e di recente l’attuale ministra Mara Carfagna, hanno in tempi diversi, solo fatto accenno alla questione, rispolverando vagamente la questione dei livelli essenziali delle prestazioni, senza spingersi oltre.

Roberto Occhiuto, Amalia Bruni, Luigi De Magistris, soprattutto il primo, dato il suo ruolo di capogruppo alla Camera, dovrebbero porre con forza sul piano nazionale, la questione delle diseguaglianze di cittadinanza e provare a far rientrare con determinazione questo tema, sia nell’ambito di questa contesa elettorale, sia nel rapporto politico con propri esponenti  nazionali di partito.

È vietato voltarsi dall’altra parte, fingendo di non capire che la questione riveste un aspetto importante per la vita dei calabresi.

Tuttavia quella sugli asili nido non è la sola asimmetria nazionale, utile a certificare quanto, in questi anni, il Mezzogiorno sia stato sacrificato, dalla politica e dalle istituzioni di questo Paese, sul versante dei diritti di cittadinanza. 

La scorretta distribuzione statale, della spesa pubblica in conto corrente e in conto capitale, conseguenza di una legge discriminatoria votata da tutti i partiti, la legge 42/2009; è altrettanto evidente, se si prendono in considerazione anche altri ambiti e altri diritti di cittadinanza negati al sud, legati alla vita delle persone, solo per citare alcuni esempi: il diritto allo studio e all’istruzione, il diritto alla mobilità, il diritto alle cure sanitarie e alla autosufficienza di anziani e giovani con disabilità, il diritto abitativo.

In questi dodici anni di vigenza la legge 42/2009, meglio conosciuta come legge Calderoli, eludendo in modo scientifico la definizione e l’applicazione su tutto il territorio nazionale dei Lep, ma continuando ad utilizzare in maniera impropria, nella distribuzione della spesa pubblica in conto corrente, il criterio della “spesa storica”; ha di fatto sottratto risorse economiche, nell’ambito dei servizi di cittadinanza, ai territori che ne avevano e continuano ad averne più bisogno, tra questi la Calabria.

Una riduzione di finanziamenti nel Mezzogiorno, che in violazione al dettato Costituzionale, ha costretto in questi anni e costringe ancora oggi, molti Comuni soprattutto di piccole e medie dimensioni, a sacrificare, nell’ambito della loro programmazione di bilancio pluriennale, le politiche sociali.

Adesso che i guasti causati dalla legge sul federalismo fiscale sono venuti fuori, la politica nazionale e locale deve intervenire, deve farlo subito e senza tentennamenti. 

Le ingiustizie sociali e le sperequazioni di cittadinanza cagionate da questo provvedimento normativo, se c’è la volontà politica, potrebbero essere sanate all’interno della più ampia riforma fiscale, che il Governo dovrà varare nei prossimi mesi, in risposta anche alle richieste avanzate al nostro Paese, dalla Commissione europea. 

Le risorse che Bruxelles ha assegnato alla convergenza del Sud e della Calabria, non possono essere più considerate, come è accaduto in passato, sostitutive della spesa pubblica nazionale, ma dovranno invece ritenersi aggiuntive degli stanziamenti statali.

Questo presupposto vale anche per le risorse previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Per fare questo, nell’ambito dei diritti di cittadinanza, occorre che si vengano a definire i Lep, così come è indispensabile l’istituzione e il finanziamento da parte dello Stato, del Fondo perequativo nazionale, previsti peraltro entrambi dalla Costituzione. 

[Santo Biondo è segretario generale di Uil Calabria]

 

IN QUESTA “SCAMPAGNATA ELETTORALE”
SONO ASSENTI POLITICHE PER IL LAVORO

di SANTO BIONDO – Nel menù di questa “Scampagnata Elettorale”, che accompagnerà la Calabria al rinnovo del Consiglio regionale del prossimo mese di ottobre, manca – fra le altre – una portata essenziale: le politiche per il lavoro.

Chi ha deciso di scendere in campo, a qualsiasi orientamento politico appartenga, non sta prestando attenzione alle richieste che arrivano dal basso. Dal centrodestra al centrosinistra si è deciso di sfuggire al confronto più volte chiesto, in maniera unitaria, dal Sindacato Confederale calabrese, tutto ciò favorito dalla parcellizzazione della coalizione di centrosinistra che ha scelto di marciare divisa e, così facendo, partire sconfitta prima ancora di arrivare alle urne.

Tutto si sta svolgendo a scartamento ridotto, i toni sono bassi, si pensa più che altro a trovare la congiunzione giusta per assicurarsi un posto all’interno dell’aula “Fortugno”. Ciò che rimane, ancora una volta, estromesso dal dibattito è il futuro della nostra Terra, le sue prospettive economiche, sociali ed occupazionali che, purtroppo, tanto sono state segnate dall’emergenza pandemica ancora in atto.

Si sente parlare solo di schieramento e di candidature. Adesso anche l’antimafia è diventato brand, come se non si conoscesse la storia politica e personale di ciascun candidato. Poco o niente si sa dei programmi amministrativi di chi si candida a governare la Calabria, di come, solo per fare alcuni esempi, si intende affrontare l’emergenza sanitaria, quella sociale legata al mondo dell’istruzione, quella idrica, quella ambientale o difendere il territorio dagli incendi o dal dissesto idrogeologico.

Noi, avevamo provato ad accendere i toni del dibattito pubblico, cercando di stimolare il confronto con la politica regionale e la società impegnata calabrese. Lo avevamo fatto proponendo lo scorso Primo maggio una Piattaforma Unitaria il cui senso, però, non è stato colto da una politica calabrese troppo distratta da beghe interne e clientele da curare per il proprio tornaconto elettorale.
Questa campagna elettorale dal clima di scampagnata elettorale, fuori tema e fuori contesto non contribuirà purtroppo, ad elevare il livello dell’azione amministrativa e politica locale sulle tante, troppo, tematiche emergenziali ancora irrisolte in Calabria, così come rischia di isolare la regione dal dibattito nazionale e far scemare oltremodo l’attenzione del Governo nazionale rispetto alle reali necessità del territorio.

Fra le tante problematiche ancora irrisolte, insieme a quelle evidenziate prima, vi è quella del lavoro. Nella nostra regione, purtroppo, la pandemia ha contribuito ad appesantire la condizione economica e sociale della Calabria. In questo contesto, quindi, per la nostra regione diventa determinante avere un mercato del lavoro competitivo, moderno e rispettoso delle regole, dove il precariato venga azzerato e si proceda repentinamente all’avvio di una nuova stagione concorsuale utile a rinnovare la pubblica amministrazione calabrese, fortemente debilita da anni di blocco del turnover e da assenza di concorsi pubblici e meritocratici.

La partita in questo campo si gioca su due livelli: uno nazionale e un altro locale. A Roma, purtroppo, il Governo procede a rilento nel confronto con le parti sociali, per definire l’attesa riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro: gli unici strumenti che, se intersecati produttivamente ad una coerente politica industriale, possono dare vita ad una visione organica del mondo del lavoro e, allo stesso tempo, favorire una moderna ed efficace transizione ambientale, energetica e digitale.

Solo questo, insieme al corretto utilizzo delle tante risorse che arriveranno da Bruxelles, può dare vita ad una svolta storica di tutto il sistema produttivo italiano.

Ma se a Roma si procede a rilento, a Catanzaro tutto è fermo. Anche il livello regionale, infatti, ha la sua valenza in questo campo e, purtroppo, in questi anni la Calabria – la sua classe politica – ha fallito nel tentativo di rinnovare il settore del lavoro pubblico, azzerando i concorsi e favorendo il precariato solo per tornaconto elettorale.

Nel settore privato, poi, la politica di governo regionale non è riuscita a favorire l’incastro virtuoso fra le politiche attive e il fabbisogno di competenze professionali provenienti dal mondo produttivo calabrese, sacrificando così le potenzialità di crescita di tante esperienze produttive private di livello che vorrebbero crescere e non riescono a farlo anche per l’incapacità della classe dirigente regionale di approntare delle politiche del lavoro e dello sviluppo produttivo capaci di intercettare i bisogni delle imprese e dei lavoratori. Politiche regionali utili anche ad attrarre investimenti privati da parte dei grandi gruppi industriali nazionali.

Più volte, purtroppo inascoltati, abbiamo chiesto l’avvio di tavoli di discussione interdipartimentali per mettere insieme tutte le parti sociali, il mondo delle imprese e la governance regionale con il solo obiettivo di dare concretezza ad una politica industriale regionale che sia capace di incastrarsi con quella nazionale, in grado di utilizzare le risorse del fondo sociale europeo – che sino ad oggi è stato parcellizzato senza creare nulla di strutturato – dare concretezza al progetto della Zona economica speciale (che potrebbe essere un vero volano di crescita economica ed occupazionale) e offrire a questa terra una prospettiva concreta di sviluppo.

Siamo convinti, infine, che solo un confronto serrato con il Partenariato Economico e Sociale possa essere utile ad invertire la rotta, a ricercare e selezionare le idee giuste per la ripartenza e la resilienza di una terra che, sino ad oggi, ha sprecato la dote dei finanziamenti europei e rischia di non affrontare con il giusto piglio la programmazione del Pnrr, di vedere sfumare le opere previste dal Patto per la Calabria e di non saper programmare e spendere i circa 5 miliardi di euro a sua disposizione.

Continueremo a batterci con le nostre idee e proposte per provare ad invertire la rotta alla Calabria, l’opportunità che si presenta non può essere sprecata da egoismi e personalismi di parte. (sb)

[Santo Biondo è segretario generale regionale Calabria della Uil]

SBARRA: IL CORAGGIO DEL MEZZOGIORNO
PER RISCATTARE LO SVILUPPO CALABRESE

di LUIGI SBARRA – Unitariamente a Siderno, nel cuore della Locride, a rinnovare l’impegno coerente di Cgil, Cisl, Uil sulle tante criticità dell’estremo Sud della nostra penisola, a sostenere la voglia di riscatto della comunità calabrese che non vuole perdere le opportunità del Recovery Fund e dei piani di sviluppo e crescita previsti dal Governo.

È stato un segnale importante, fortemente sostenuto dalla Cisl, l’approvazione dell’emendamento al decreto Semplificazioni che ‘blinda’ il capitolo Mezzogiorno nel Pnrr prevedendo che il 40% delle risorse, anche nei bandi, sia indirizzato al Sud. Avviare il motore sociale e produttivo delle nostre zone deboli significa, infatti, far ripartire l’intero Paese: un obiettivo che riguarda tutti e che deve vedere ogni soggetto sociale e istituzionale coinvolto nel cantiere dello sviluppo. Quello che serve ora è una attivazione rapida ed efficace degli investimenti pubblici, con un controllo stringente su crono-programmi, trasparenza, legalità, qualità e stabilità del lavoro.

La ripartenza economica e sociale attraverso un vero governo della transizione digitale, ambientale, energetica va concertata, anche e soprattutto al Sud, per garantire il pieno utilizzo delle risorse senza la polverizzazione dei progetti, per assicurare tempi certi di realizzazione, buona qualità della spesa e condizioni chiare che leghino le dotazioni finanziarie a forti incrementi occupazionali.

Questo è per la Cisl un punto centrale. È ora di smetterla con gli incentivi a pioggia per imprese che non si impegnano a investire nel Sud, ad assumere a tempo pieno giovani, donne, disoccupati meridionali. Basta con le multinazionali che una volta incassati benefici fiscali e benefit, scappano via, come sta facendo in maniera inaccettabile la Whirpool a Napoli che, senza vergogna, rompe i patti e si defila in cerca di paradisi fiscali e di purgatori contrattuali, dove applicare il peggior dumping salariale, senza alcun rispetto per la dignità delle persone.

Il Mezzogiorno, con i sui gap infrastrutturali, con l’aumento della povertà, con le tante famiglie monoreddito, intercetta e amplifica tutte le criticità economiche, sanitarie e sociali. Riscattare il Sud alla crescita, alla coesione significa da sempre, e in questo momento più che mai, realizzare la migliore politica di sviluppo per tutto il Paese. Ma, questo processo di ricostruzione, ha bisogno di riforme concrete per cambiare la pubblica amministrazione, velocizzare i tempi della giustizia, tagliare le tasse a chi investe stabilmente nel sud, puntare ad un grande piano per la formazione delle nuove competenze. Solo agendo con determinazione su questi fronti, solo facendo vera convergenza, potremo raggiungere i livelli di crescita auspicati dal Governo nei prossimi anni.

Dalla nostra abbiamo due opportunità straordinarie. La prima: un’Europa che finalmente parla il linguaggio della solidarietà e della coesione. Il Recovery Plan guarda al Sud del continente ed il nostro meridione è la punta di lancia di questa sfida comunitaria. La seconda occasione è la “pax politica”, che assicura al Parlamento e al Governo Draghi una stabilità essenziale per le riforme. L’auspicio è che questa coesione duri e sappia agganciarsi stabilmente alla progettualità sociale, attraverso un nuovo patto ed una vera politica di concertazione che metta in priorità la ripartenza delle realtà deboli. 

In quest’ottica, la Calabria è la quintessenza della questione meridionale, e dunque il distillato di tutte le problematiche nazionali. Lavoro, sanità, infrastrutture, politiche industriali, povertà, legalità: non c’è voce che non trovi in questi territori le ferite più profonde. Sono nodi da sciogliere insieme, all’interno di un Patto per la Calabria che muova un pezzo importante del Next Generation Italia sul territorio, per sbloccare infrastrutture e investimenti produttivi, politiche sociali e occupazionali, fiscalità di sviluppo e strategie industriali.

Vanno riscattate le aree interne, rilanciata la portualità e le reti viarie, avviato un grande piano per il risanamento idrogeologico. E, poi, bisogna sbloccare le assunzioni pubbliche, stabilizzare il precariato storico, ammodernare le scuole, gli ospedali ed i servizi pubblici, con una guerra ad ogni forma di criminalità e malaffare. Questo serve alla Calabria e al Sud. Bisogna estendere il perimetro delle responsabilità e pretendere dalle amministrazioni regionali e locali il massimo della trasparenza, della rapidità decisionale, della competenza.

Lo diremo con forza a Siderno: il Mezzogiorno è il terreno dove si combatte una battaglia morale ed economica che non possiamo perdere. Il costo sarebbe altissimo, da ogni punto di vista. Fallire significherebbe marginalizzare un terzo della popolazione, cristallizzare un’economia perpetua della sopravvivenza e “meridionalizzare” l’intero Paese, condannandolo a bassi tassi di crescita e sviluppo. Tutto questo il sindacato non può permetterlo. Per questo siamo mobilitati, in Calabria e nel resto del Paese. Va aperta una stagione di riforme e di investimenti che non lasci indietro nessuno e punti ad unire il Paese con il protagonismo dei lavoratori. 

Luigi Sbarra è Segretario Generale Cisl.

Il testo è la lettera che il segretario della Cisl ha inviato al Direttore del Quotidiano Del Sud / L’Altravoce dell’Italia Roberto Napoletano, in occasione della manifestazione di Siderno.

[Courtesy Il Quotidiano del Sud]