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Paolo Orsi

Al MArRC di Reggio la grande mostra su Paolo Orsi: oggi alle 17.30 l’inaugurazione

Questo pomeriggio, a Reggio, alle 17.30, al Museo Archeologico Nazionale di Reggio, s’inaugura la grande mostra Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia tra Calabria e Sicilia a cura di Carmelo Malacrino, direttore del MArRC e di Maria Musumeci, direttore del Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa.

Si tratta di un Grande Evento, al MArRC, co-finanziato dalla Regione Calabria nell’ambito di un programma europeo di valorizzazione del sistema dei Beni Culturali e per la qualificazione e il rafforzamento dell’attuale offerta culturale presente in Calabria nell’annualità 2019.

La mostra, composta da 230 reperti, è la prima a Reggio che rende omaggio all’illustre archeologo, considerato tra i fondatori della metodologia di ricerca archeologica in età contemporanea e il “padre” dello stesso Museo Archeologico Nazionale, che concepì e propose quale luogo deputato ad accogliere i reperti provenienti dagli scavi in tutto il territorio regionale, per raccontare una sola, eccezionale e affascinante storia di cultura, di arte, di vita. 

I visitatori, infatti, potranno “perdersi” in un percorso storico-biografico-tematico, articolato attraverso differenti strumenti di comunicazione e apparati didattici, per offrire ai visitatori un unico e straordinario, suggestivo racconto della Calabria e della Sicilia sulle tracce dell’attività svolta da Paolo Orsi in più di quarant’anni. 

L’allestimento presenta, nella sezione introduttiva, la personalità scientifica e la biografia personale e professionale di Paolo Orsi. I risultati dei principali contesti di ricerca sono esposti secondo un criterio di datazione cronologica in cinque sezioni: Preistoria e Protostoria della Sicilia e della Calabria (dal III millennio all’VIII secolo a.C.), Città e Santuari dei Greci d’Occidente (dal VII al IV secolo a.C.), Sicilia e Magna Grecia in età romana (dal III secolo a.C. al VI d.C.), il Medioevo (fino al XIV secolo d.C.). Tra i meriti riconosciuti a Orsi dagli studiosi vi è, infatti, anche quello di avere per primo indagato il periodo medioevale e, in particolare, a cavallo tra la dominazione bizantina e quella normanna. 

Orsi è tra le figure più significative dell’archeologia tra Ottocento e Novecento. La sua attività di ricerca e di scavo si svolse principalmente tra Calabria e Sicilia, portando alla luce eccezionali testimonianze delle principali civiltà preistoriche e protostoriche siciliane, all’epoca ancora inesplorate, benché scrigni di preziosi tesori. Studioso accurato, fece chiarezza sulla realtà e le abitudini di vita delle città greche d’Occidente, con il metodo dello scienziato positivista: preciso, dettagliato, rigoroso.

«Paolo Orsi – ha dichiarato il direttore Malacrino – è una figura eccezionale e complessa, ancora tutta da scoprire. Ha improntato tutta la sua attività appassionata e rigorosa sullo scavo in luoghi spesso impervi e inesplorati, il recupero dei materiali rinvenuti, la salvaguardia del patrimonio culturale e la valorizzazione del territorio».

«L’archeologo di Rovereto – ha proseguito il direttore – ha contribuito, in maniera decisiva, alla conoscenza del passato della Calabria, nell’ambito di una visione illuminata della cultura come strumento di riscatto di un territorio e di progresso. Fu proprio Orsi a sognare un grande Museo Archeologico Nazionale a Reggio Calabria, capace di unificare in una sola storia le diverse realtà territoriali. Mostrò, così, una straordinaria capacità di costruzione di una sola identità culturale calabrese, superando i provincialismi».

«Questa Mostra  – ha concluso il direttore Malacrino – inaugura una collaborazione con il prestigioso Museo Archeologico di Siracusa intitolato a Orsi con l’intento di presentare al pubblico la vita e le scoperte archeologiche di questa figura affascinante come occasione per conoscere o riscoprire il patrimonio culturale di due regioni che sono rimaste in stretta relazione, nel corso della storia, condividendo abitudini, tradizioni, esperienze». 

I reperti protagonisti nell’esposizione, sono due capolavori dell’arte greca occidentale, entrambi datati V secolo a.C.: il complesso statutario del Cavaliere di Marafioti, della collezione del MArRC, e la seducente seppur mostruosa Gorgone-Medusa, bene culturale del patrimonio archeologico del Museo siracusano.

Le opere, che sono i “fiori all’occhiello” dei due istituti museali organizzatori, accolgono i visitatori all’ingresso alla Mostra, per introdurli al fascino senza tempo di un viaggio straordinario sulle tracce dei reperti rinvenuti da Paolo Orsi nei suoi scavi in Calabria e Sicilia.

Tra gli oggetti in mostra più suggestivi si segnalano, della collezione del MArRC: gli elementi architettonici di Reggio, di età tardo-arcaica, provenienti dagli scavi dell’Odeon e nell’area in cui è stato costruito il Palazzo della Prefettura; una protome femminile di grandi dimensioni del VI secolo a.C. e una serie di eccezionali pinakes (tavolette in terracotta) del V secolo a.C., provenienti dal Santuario dedicato a Persefone nella valle della Mannella, nell’antica Locri-Epizefiri; un delicato Busto di Afrodite in terracotta con in braccio Eros, del V secolo a.C., proveniente dall’antica Medma.

Collana del VI-V sec. a.C.
La spettacolare collana in pasta vitrea del VI-V sec. a.C. in prestito dal museo di Siracusa

Della collezione del Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa: una lekythos (vaso porta unguenti) del V secolo a.C. proveniente da Gela, di alto valore artistico e straordinaria intensità, che ritrae una donna a piedi scalzi e lo sguardo rivolto all’indietro, con indosso un chitone nero e un himation (mantello) raccolto sulla spalla; un’antefissa silenica rinvenuta nella stessa area della Sicilia centrale, tipica della produzione siceliota tra il VI e il IV secolo a.C.; una coppa (kotyle) a tema erotico del VI secolo a.C., che raffigura una scena orgiastica e reca sotto il piede un’iscrizione graffita che attesterebbe la vitalità dell’ethnos indigeno ancora nel VI secolo a.C.; una serie di piatti in maiolica invetriata di epoca medioevale trovati negli scavi nell’area di Siracusa, che testimoniano le influenze arabe nella produzione artistica normanna.  

Sarà a disposizione dei visitatori un servizio di audioguide in quattro lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo), per offrire un’esperienza di conoscenza approfondita e coinvolgente, nella scoperta a ritroso nel tempo della storia biografica e professionale di Paolo Orsi e, insieme, degli eccezionali risultati della sua attività di archeologo attraverso lo scavo e lo studio in Calabria e Sicilia. 

Tra gli apparati didattici rivolti soprattutto ai ragazzi, è a disposizione una lavagna interattiva, per la ricostruzione storica in una rete di percorsi tematici sulle orme di Paolo Orsi. In un meraviglioso viaggio nel tempo, si potrà conoscere meglio il lavoro dell’archeologo e gli strumenti che usa, il contesto sociale e culturale in cui operò l’illustre intellettuale cui è intitolata la Mostra, ruoli e istituzioni nell’ambito dei Beni Culturali, le collezioni dei due principali Musei della Calabria e della Sicilia organizzatori, i luoghi in cui avvennero i ritrovamenti di Orsi nelle due regioni e le civiltà che le abitarono. 

Il ricco catalogo, di alto profilo scientifico, accoglie i contributi degli specialisti in un indice che ripercorre la linea temporale del piano Mostra. Il corredo iconografico comprende fotografie originali dell’archivio del MArRC. (rrc)