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Reggio Calabria

Cannizzaro (FI): Accorata lettera ai reggini, il dissesto va comunque evitato

Sulla grave situazione amministrativa del Comune di Reggio, dopo l’annullamento del piano di rientro del debito e il rischio di dissesto, l’on. Francesco Cannizzaro (Forza Italia) ha inviato un’accorata lettera ai reggini, evidenziando quali sono – a suo avviso – le ragioni della crisi e come se ne può venir fuori. Di certo è che tutti i parlamentari calabresi dovrebbero prendere a cuore l’esigenza di trovare soluzioni per bloccare l’inevitabile dichiarazione di dissesto del COmune di Reggio.

« Cari reggini – scrive l’on.Cannizzaro – ritengo che l’amore per la città debba venire sempre prima di ogni cosa e l’interesse per il suo futuro  sia la priorità da perseguire con caparbia volontà  e sempre a dispetto di tutto e di tutti. La vicenda del paventato dissesto del nostro comune e l’appello del sindaco ad un senso comune di responsabilità civica rivolto a tutte le forze politiche, potrebbe apparire anche come una buona notizia se fosse rivolto senza la presunzione di innocenza sul suo operato e quello della sua squadra amministrativa. Non si può chiedere un sostegno senza un profondo ed onesto mea culpa, che ristabilisca con ordine responsabilità oggettive e verità storiche. Ho pensato molto prima di scrivere a tutti voi, cercando in me solo la parte razionale e tralasciando quella emotiva che, credetemi sulla parola, direbbe ben altro. Si, cari amici, perché se a Catania si è dichiarato il dissesto con un debito mostruoso di un miliardo e seicento milioni di euro, perché a Reggio Calabria dovremmo arrenderci davanti ad un negativo di poco inferiore ai duecentocinquanta milioni, ove fosse supportato chiaramente da un’azione amministrativa tesa ed efficace verso un riequilibrio finanziario che è iniziato ben 9 anni addietro? Questa è la retorica domanda che tutti noi dovremmo fare e pretendere da chi chiede oggi di unire le forze in una reale operazione trasparenza su cifre, tempi e decisioni. Ho parlato di responsabilità perché oggi è necessario ammettere che la scelta politica di commissariare la città di Reggio Calabria, perché ricordo a noi stessi che sciogliere un comune è una scelta politica, fu incoraggiata ed infine presa dal Governo Monti che così facendo interruppe l’opera di riequilibrio del sindaco Demetrio Arena e diede il via ad uno dei periodi più brutti della nostra storia cittadina. Chi festeggiò in quei giorni oggi chiede un gesto di responsabilità, come se il suo gesto all’epoca non fu uno schiaffo al futuro dei cittadini, ma un incosciente benvenuto ad una stagione tragica che gli avrebbe consentito di poter finalmente governare un territorio che aveva conosciuto con il cdx  ben altri splendori e raggiunto traguardi inimmaginabili. E qui arriviamo alle verità storiche che, cari reggini, ormai appaiono agli occhi di tutti noi in tutta la loro chiarezza.

«La vergognosa sentenza politica contro un’intera classe dirigente di quella straordinaria stagione, è stata chiaramente strumentalizzata ed utilizzata per vincere le elezioni amministrative che avrebbero dovuto portare una “svolta”  a Reggio Calabria, e da quel momento iniziò un’operazione di demonizzazione di tutte le opere realizzate, in fase di realizzazione o, peggio ancora, in fase avanzata di progettazione, vedi Water Front. Un odio viscerale nel tentativo vano di cancellare dalla memoria di tutti voi la grandezza che Reggio Calabria  aveva raggiunto, proponendosi come modello di vita e benessere sociale in Italia e in Europa. Così facendo si è perso di vista l’obiettivo amministrativo, il futuro della Città, il suo interesse, palesando continue menzogne per nascondere negligenze ed acclamate incapacità. Molti di voi ancora oggi si chiedono perché il sindaco non parli chiaramente con documenti alla mano e riferimenti precisi, invece di affidarsi a proclami ed alle solite storielle sul passato  che ormai risalgono a dieci anni fa! Ma oggi c’è la nostra città in ballo, e gli stessi protagonisti della sinistra che dicevano che commissariare Reggio era per il nostro bene, quando si trattò di decidere per Roma dissero che non era giusto che a pagare fossero i romani, due pesi e due misure. Proprio come oggi ci chiede di fare chi ci chiede aiuto, assolvendosi dai danni provocati e dal tempo sprecato negli ultimi anni. E’ bene ricordare infatti, cari amici, che la decisione del governo di sciogliere il comune non fu a causa dei debiti, ma per una ”contiguità” mafiosa che avrebbe interessato società miste, dipendenti e consiglieri comunali, salvo poi inanellare nel corso degli anni assoluzioni e diversi nulla di fatto, oltre ad evidenti e grossolani errori, e dimenticanze, redatte dalla commissione prefettizia allora preposta. Infatti, la Corte dei Conti, il 31 dicembre del 2012, certificò la bontà dell’azione amministrativa messa in campo dal sindaco di Centrodestra Demetrio Arena, e fotografò il deficit comunale ad un disavanzo di 111 milioni di euro. Altro che il crac di Catania di oggi, i debiti di Torino di cui non si parla mai, di Firenze, Palermo, Napoli, Roma, cifre che se sommate portano a miliardi di euro ma che, evidentemente, la politica che conta non vuole vedere.

«Poi l’avvento dell’attuale amministrazione targata PD, vittoriosa in una competizione elettorale contro un avversario ferito ed anestetizzato, ma “coraggioso” come il mio amico Lucio Dattola, praticamente inerme, dove, oltre ai debiti certificati, si è ritrovata con una liquidità di cassa di oltre duecentocinquanta milioni di euro provenienti dal piano di riequilibrio. Ecco partita la sua gestione che da quel  momento, come da tutti i bilanci successivi che verranno certificati, vedrà il debito del comune lievitare con la stessa costanza con cui diminuiranno, fino a scomparire, i servizi alla città che dovrebbero essere, invece, garantiti sempre dall’amministrazione. Avete ragione quando chiedete verità ed onestà intellettuale da parte degli inquilini di Palazzo San Giorgio e bene fate quando ricordate la conferenza stampa dell’Assessore al Bilancio, del giugno 2016 quando, a margine dell’approvazione del bilancio di previsione 2016-2018, parlò di “stile e rivoluzione gentile”, lodando l’efficacia di quel documento finanziario insieme allo stesso Sindaco che parlò di “bellezza e dalla sorpresa della normalità”. Cosa è successo dite voi, da quella data ad oggi? Vedete, cari concittadini, a differenza di loro noi non vogliamo la città in ginocchio per appagare una sete di vendetta politica e difficilmente, se non impossibile, li sentiremo riconoscere i propri sbagli, ammettendo il danno che sono riusciti a produrre e che oggi, goffamente, tentano di nascondere camuffandolo come eredità del passato. Si poteva non arrivare a questo punto, proseguendo la strada tracciata ed onorando gli investimenti contratti per la crescita e lo sviluppo della comunità reggina e ponendo, quindi, la città “metropolitana” come la preziosa azienda di famiglia, ottenuta in eredita per il bene delle future generazioni, come avrebbe fatto un figlio coscienzioso per evitare che i sacrifici del buon padre potessero andare persi. Oggi si chiede responsabilità e sostegno dal Centrodestra, si richiama quell’amore verso la città che noi non abbiamo mai smarrito  e barattato, a differenza di altri, si chiede un aiuto che noi, sia chiaro, avremmo dato lo stesso, e che io vi garantisco, non farò assolutamente mancare nelle opportune sedi parlamentari. L’augurio per tutti noi, è che presto si possa girare pagina e che torni la vera politica al governo della città, rilegando fra le pagine più buie del passato questa stagione disastrosa». (rp)