La missione visionaria e identitaria e digitale di Calabria.Live

di MAURO ALVISI – Prevale oggi ancora una visione schiacciata e semplicistica del rapporto che gli italiani residenti o emigrati, con le loro frammentate e peculiari appartenenze regionali, localistiche, mantengono o intrattengono con i mezzi di comunicazione classici e digitali. I quali, a vario titolo editoriale o radicale del progetto d’informazione, tentano una narrazione identitaria del Paese o di parti rilevanti dello stesso quanto più distante dagli stereotipi arcaici, tipici di una iconografia, di una memetica neorealista, che il cinema italiano ha portato nel mondo con grande e diffuso merito, contribuendo a sedimentare caratteri narrativi che si sono installati nell’immaginario collettivo, finendo per costituirne dei veri e propri recinti espressivi dell’identità di una nazione, di fatto costituita di evidenti diversità popolari.

Da tempo si è aperto il problema della costruzione dell’identità e delle appartenenze, delle radici e dei marcatori territoriali connotativi di intere generazioni di “nativi mediterranei“ come io definisco coloro che spesso vivono in una sorta di “riserva culturale coatta“, la gente del mezzogiorno italiano, (Alvisi-Mortelliti Meditans 2025), così come a loro volta gli indiani d’America nelle loro.

Il bisogno autentico di intercettare e dare voce ad una nuova narrazione indipendente, libera e profonda, mai scontata, dei tratti identitari e identificanti di uno stile di vita, dentro a nuove cornici di senso collettivo.

È uno scenario cangiante, in repentina evoluzione e altrettanto rapida trasformazione, che può essere raccontato solo mediante un’osservazione quotidiana, che ne diventa osservatorio.

È quasi una nuova odissea, priva di un’Itaca a cui tornare, muoversi nel racconto di territori, spesso terre di mezzo del mezzogiorno, come Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Abruzzo e Molise, sballottati in una continua tempesta mediatica degli eventi. Tra evidente e cogente crisi del modello globalizzante, messa in discussione di una società multi etnica e multiculturale che rischia di insediarsi, disintegrando i valori autoctoni pregnanti della storia e della tradizione di un territorio. Con risposte che spesso sono convulse, difese impulsive e non ragionate a sufficienza, prive di una pianificazione strategica delle nuove convivenze, che invece che integrare e includere finiscono per disintegrare ed escludere. Termini come rinserramento territoriale sono indecifrabili dalla gente comune e ho il sospetto che lo siano anche per chi il territorio ha il compito di governarlo e gestirlo politicamente.

Sostituiteli con desertificazione dei borghi e delle aree interne e fragili del mezzogiorno, e anche qui non è che abbiamo poi progredito di molto. Per questo diventa irrinunciabile la funzione di raccordo e racconto mediatico dei territori nativi, spesso territori lenti, distanti dall’alta velocità delle decisioni oltre che del collegamento ferroviario. Abbandonarli a se stessi o alle ricorsive litanie dei telegiornali del servizio pubblico nazionale e regionale, o di incursioni, spesso disforiche e lesive, di servizi speciali degli ormai esigui (ed esangui nella metafora della loro decrescente readership) quotidiani nazionali, che non fanno che accentuare a tutta pagina la colpa di una latitudine povera, significa condannarli all’annunciato e irreversibile declino.

Gli ultimi rapporti del Censis invitano a focalizzare meglio l’attenzione sul senso di abbandono, vulnerabilità e risentimento di quei nativi mediterranei che non trovano e non si ritrovano in una narrazione identitaria, coerente e volta al loro proprio, ormai ineludibile e necessario, riscatto reputazionale.

Il cambiamento dell’informazione e della comunicazione identitaria dei territori è qualcosa che la politica, le istituzioni centrali e periferiche dello stato, gli intellettuali, gli studiosi massimamente impegnati a dibattere sui cd divari territoriali, stanno trascurando, più nell’ignavia che nell’ignoranza del tema.

Lo spazio per la personalizzazione dell’impiego dei media e dei new media digitali, senza la cui esistenza, basata sul necessario sostegno pubblico e privato, si cadrebbe nella voragine della disintermediazione del vissuto popolare con la conseguente polarizzazione dell’informazione, va restringendosi di pari passo con la improba sostenibilità imprenditoriale, di tenere in piedi iniziative qualitative d’informazione, in verità puntualmente e largamente lette, quanto puntualmente e largamente disertate dagli stakeholder del territorio.

Una miopia suicida anche in termini di spessore democratico del villaggio mediatico. Occorre prendere coscienza del ruolo giocato da iniziative editoriali di fortissimo impegno imprenditoriale, come quelle del quotidiano digitale Calabria LivŒ, che da anni incessantemente racconta quotidianamente una terra straordinaria ai suoi abitanti, ai calabresi e agli italiani residenti o espatriati per cercare fortuna. Una comunità di lettori cresciuta nel tempo fino a superare il mezzo milione di persone. Dati che l’editore, il giornalista reggino Santo Strati, ha deciso da poco di portare a certificazione scientifica internazionale, ormai nelle sue fasi finali accertative, o come piace agli inglesi patent pending.

Si è aperta una nuova frontiera per il mondo dell’informazione identitaria e reputazionale dei territori. Una frontiera che andrebbe decisamente varcata. Ci troverete i migliori sforzi editoriali di veri visionari e missionari del territorio come lo stesso Strati.

Gente incorruttibile, che non appartiene ad alcuna militanza di convenienza e scambio elettorale del consenso. Gente al servizio del proprio popolo. Nativi intelligenti, di cui il Mezzogiorno è pieno e che il Mezzogiorno schiva riempendosi la bocca di banali giustificazioni.

Se facciamo ciò che abbiamo sempre fatto avremo ciò che abbiamo sempre avuto.

(Jim Rohn, massimo filosofo della motivazione 1930-2009)

(mal)

Contro l’indifferenza in Calabria verso chi semina cultura

di FRANCESCO RAO –In una regione come la Calabria, dove spesso la speranza ha il volto stanco di chi resiste e non quello scintillante di chi arriva, ogni segnale positivo dovrebbe essere accolto con cura, valorizzato e protetto. E invece, troppo spesso, accade il contrario: ciò che è autentico, generoso, resiliente viene avvolto dall’indifferenza. Come se la bellezza non meritasse attenzione, come se la coerenza desse fastidio, come se il cambiamento, anche se timido, andasse scoraggiato.

È con questo spirito che osservo — con amarezza e insieme con indignazione — l’assenza delle pagine di Calabria.Live dalla rassegna stampa ufficiale poggiata ogni mattina sui tavoli di chi guida la cosa pubblica. Quelle stesse scrivanie da cui si decidono scelte strategiche, si firmano delibere, si disegnano politiche che dovrebbero guardare al futuro. Eppure, tra quelle carte, manca spesso proprio lo sguardo di chi, quotidianamente, racconta la Calabria senza secondi fini. Di chi non si limita a documentare il disastro ma prova, con ostinazione, a raccontare i germogli nel deserto.

Calabria.Live è un progetto editoriale nato per veicolare visioni, bellezza, speranza. Non per assecondare cortigiani, non per adulare l’apparato, non per rientrare nei giri di potere. Il Direttore Santo Strati ha avuto il coraggio — raro, oggi — di costruire un quotidiano libero, radicato sul territorio ma capace di parlare a chi ha dovuto lasciarlo. Perché i calabresi nel mondo — quelli veri, non quelli che vendono la Calabria come souvenir da campagna elettorale — hanno fame di verità, di dignità, di futuro. Eppure questo non basta. Non basta essere letti da centinaia di migliaia di persone ogni giorno, non basta offrire spazio a chi semina cultura, visioni, impegno. Se la politica — quella vera, fatta di sguardi lunghi e spalle larghe — ignora tutto questo, allora la domanda diventa amara e necessaria: che utilità ha un quotidiano libero se viene sistematicamente ignorato da chi dovrebbe accoglierlo come strumento di confronto e crescita?

Abbiamo assistito per anni — decenni — a una narrazione tossica della Calabria: affamata, criminale, arretrata. E nessuno nega che questi problemi esistano. Ma ciò che è stato fatto, nella stragrande maggioranza dei casi, non è stato finalizzato alla soluzione. Al contrario: si sono alimentati sospetti, diffidenze, delegittimazioni. Ogni volta che qualcuno ha provato a costruire, a cambiare passo, a proporre un metodo nuovo, è stato isolato, schiacciato, sfiancato. A volte, persino deriso.

È questa la vera povertà: l’assenza di riconoscimento verso chi lotta con onestà, con la schiena dritta, senza padrini o padroni. Ed è questa l’amarezza più grande: vedere che anche ciò che funziona, che informa e ispira, viene trattato come un fastidio. Perché non si può controllare, perché non si piega.

Ma la Calabria non è solo questo. È anche — e soprattutto — una regione che resiste. Che ha tramandato, da generazioni, la speranza come patrimonio familiare. Lo sanno bene coloro che sono rimasti, che hanno continuato a vivere con poco, senza piegarsi, senza chiedere sconti. E lo sanno anche quelli che sono partiti, che si portano dietro una Calabria interiore, che non smette di bruciare nei cuori, anche se lontani.

La sfida, oggi, è tutta qui: continuare a sperare anche quando la speranza non è conveniente. Continuare a scrivere anche quando nessuno ti legge nei palazzi.

Continuare a raccontare il bene, anche se fa meno rumore del male. Calabria.Live non è una voce qualsiasi. È una voce libera, e per questo scomoda. Ma proprio per questo indispensabile. Il futuro della Calabria non passa solo dai fondi europei, dai masterplan o dalle inaugurazioni. Passa anche — e soprattutto — dalla capacità di costruire una nuova narrazione. Di offrire uno specchio diverso, in cui potersi riconoscere senza vergogna.

Allora la domanda finale non è se valga la pena continuare. La vera domanda è: quanti avranno il coraggio di ascoltare, sostenere, condividere ciò che davvero merita attenzione?

Perché nel castello bellissimo che è la Calabria, Calabria.Live è una delle poche luci accese nella stanza buia. Spegnerla — o far finta che non esista — è un crimine culturale. Ma finché ci sarà anche un solo lettore che crede nel riscatto, quella luce continuerà a brillare.

E noi, ostinatamente, continueremo a scrivere. (fr)

L’OPINIONE / Gianfranco Trotta: Il governo non ascolta ed è latitante su morti sul lavoro

di GIANFRANCO TROTTA – Di fronte ad un bollettino rosso emergenziale, di fronte ad una lunga catena di incidenti e morti sul lavoro e ad una statistica che ci dice che i numeri sono in aumento rispetto allo scorso anno  e la Calabria è tra i territori che paga il pegno di sangue maggiore, la solidarietà e la vicinanza ai familiari delle vittime non basta più. Serve solo il ‘voler fare’ e da questo governo non stiamo vedendo nessun atto concreto per migliorare salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Sono tanti gli aspetti su cui si può incidere, ma il governo è completamente sordo e latitante. Già con il nostro referendum avevamo chiesto che nel caso di incidenti e morti sul lavoro la responsabilità fosse in capo al committente. Questo perché con il sistema degli appalti a cascata e non solo, la giustizia fa fatica a fare il suo corso e sono troppi i familiari che non hanno visto nessuno pagare per il lutto subito.

Vanno incentivati i controlli,  iniziando ad incidere sugli ispettori. In Calabria ci sono gravi carenze organiche nelle province di Vibo, Catanzaro e Crotone, così come diversi ispettori vengono dirottati su incarichi amministrativi per riempire scrivanie rimaste vuote. La Corte dei Conti ha bacchettato il nostro Paese evidenziando come l’Ispettorato del Lavoro faccia fatica ad assumere nuovo personale perché gli stipendi e le indennità degli ispettori non sono abbastanza attrattivi. Conseguenza anche di scelte contraddittorie, come quella di non riconoscere il salario accessorio ai dipendenti dell’Inl, a differenza di come avviene in altre agenzie statali. Il risultato sono concorsi con pochi candidati, vincitori che rinunciano per spostarsi in amministrazioni meglio remunerative e un turn over di fatto bloccato.

Per Cgil c’è molto da fare anche in termini di un’adeguata formazione sulle dinamiche legate alla salute e alla sicurezza sui luoghi di lavoro, sull’uso dei dispositivi di sicurezza e sulla crescita di un’adeguata cultura.

Determinante anche l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro  per rendere più severe le pene e responsabilizzare le aziende. Va in questa direzione anche la nostra proposta di una patente a punti finalizzata ad agevolare negli appalti chi è riuscito a garantire la salute e la sicurezza sui posti di lavoro.

Al governo chiediamo responsabilità e ascolto. Fermiamo questa strage silenziosa. Rendiamo il lavoro dignitoso e sicuro. (gt)

[Gianfranco Trotta è segretario generale di Cgil Calabria]

In Regione ascolto e confronto con la ministra Locatelli e il Terzo settore

È stata una giornata di confronto e ascolto con le associazioni del terzo settore, quella svoltasi in Cittadella regionale con la ministra alla disabilità, Alessandra Locatelli e l’assessore regionale alle Politiche sociali, Caterina Capponi, alla presenza del presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso.

L’incontro è iniziato con un minuto di raccoglimento chiesto dal presidente del Consiglio Mancuso per la prematura scomparsa di Emanuele Scafidi e della piccola Giorgia.

«Con profonda tristezza e commozione – ha detto –, in questa giornata di lutto cittadino, ci uniamo al dolore per la perdita di questo padre e di sua figlia, deceduti domenica in un drammatico incidente».

«Sui temi della disabilità e dell’inclusione sociale – ha poi sottolineato il presidente del Consiglio – si sta facendo tanto in Italia e in Calabria, ma non è mai abbastanza. Lodevole è il lavoro e l’impegno della ministra Locatelli e l’enorme contributo che sta apportando su questi temi così delicati. Il Consiglio regionale ha istituito per la prima volta in Calabria il garante della disabilità e un osservatorio sull’autismo, a dimostrazione della grande attenzione che poniamo su queste materie. C’è l’impegno di tutti, della Regione e del Governo, per cercare di dare anche alla Calabria maggiori possibilità di inclusione».

L’assessore Capponi, ha introdotto i temi dell’incontro con la ministra. «È con profondo senso di responsabilità e partecipazione che oggi ci ritroviamo insieme per un momento di confronto e di ascolto dedicato a una delle sfide più nobili e urgenti del nostro tempo: garantire dignità, equità e inclusione alle persone con disabilità».

L’assessore ha focalizzato l’attenzione sui punti fondamentali che insieme alla ministra Locatelli si sono toccati nel corso dell’incontro con le associazioni e i professionisti del terzo settore. Ha ringraziato la ministra per la sua presenza, «segno tangibile di attenzione e impegno concreto da parte del Governo nazionale verso queste tematiche», il prefetto di Catanzaro, Catrese De Rosa, e la senatrice, Tilde Minasi.

«Un grazie speciale – ha proseguito l’assessore – va alle associazioni che operano instancabilmente sul territorio. Oggi è tangibile la sinergia tra Stato, Regione e realtà territoriali: la chiave per costruire politiche che non siano solo dichiarazioni, ma strumenti di vita quotidiana. Come assessore alle politiche sociali, mi preme sottolineare che l’inclusione non può essere solo un obiettivo, ma una prassi che non si realizza solo con le leggi, ma con il riconoscimento della persona nella sua interezza».

Ha proseguito ricordando come la Regione Calabria ha avviato importanti percorsi di riforma, investendo non solo in strutture e servizi, ma anche in cultura, formazione e partecipazione.

«Oggi dedichiamo spazio all’ascolto, perché è solo attraverso il dialogo con chi vive quotidianamente le realtà della disabilità che possiamo delineare politiche efficaci. Voi siete il cuore pulsante dell’innovazione sociale. In questa Regione, ogni persona con disabilità non è vista come portatrice di limiti, ma come seme di possibilità. Ho incontrato genitori che, giorno dopo giorno, trasformano le sfide in alleanza. Ho visto giovani con disabilità contribuire con passione a progetti che parlano al futuro. E allora non è forse questa la più vera forma di inclusione? Costruiamo insieme una Calabria più giusta, più inclusiva e più consapevole, lo dobbiamo alle persone con disabilità, alle loro famiglie e a tutti coloro che credono nella forza della comunità».

«La disabilità – ha sottolineato l’assessore Capponi – è davvero un limite o è la lente che ci permette di vedere il mondo con più umanità? Come istituzioni, abbiamo il dovere di porci questa domanda ogni giorno. E di agire di conseguenza. L’inclusione è un cammino che percorriamo insieme, ogni giorno, con coraggio e rispetto. E da oggi, questo cammino lo percorreremo con ancora più determinazione, insieme alle associazioni, alle famiglie, ai cittadini».

Subito dopo i saluti, la ministra Locatelli è entrata nel vivo dell’incontro sottolineando come sia fondamentale la sinergia tra i diversi attori per tracciare una strada che porti lontano e con risultati concreti.

«È una strada che abbiamo imparato a seguire già nei momenti più difficili – ha affermato la ministra – penso, per esempio, alla pandemia. Solo insieme siamo andati lontani e abbiamo rialzato la testa. E oggi questo è l’insegnamento che ci dobbiamo portare dietro, da qui e per il futuro lavorare insieme per dare delle risposte, con un percorso tracciato grazie anche alla riforma sulla disabilità. Uno strumento unico e prezioso che abbiamo a disposizione oggi per cambiare il futuro, per dare delle risposte che superino la frammentazione tra il mondo sanitario e il mondo sociale. La riforma della disabilità è lo strumento, l’occasione che abbiamo per scardinare un sistema che è tale da quarant’anni. Noi vogliamo – ha proseguito – che siano le istituzioni a muoversi al servizio delle persone. Abbiamo bisogno di semplificare e di sburocratizzare».

La ministra Locatelli ha proseguito parlando del grande lavoro che si sta facendo in Calabria grazie all’assessore Capponi, ricordando la sperimentazione in atto a Catanzaro, augurandosi che la regione possa diventare la prima a sperimentare totalmente la nuova riforma con un nuovo modo per valutare l’invalidità civile e il progetto di vita delle persone con disabilità.

«Ringrazio anche il presidente Occhiuto che – ha sottolineato la ministra – nonostante il momento difficile che sta vivendo, governa una regione complessa, importante, strutturata che ha bisogno di essere incoraggiata e non massacrata. Noi dobbiamo puntare su quelle che sono il valore, le capacità, i talenti delle persone che ci sono in Calabria, che sono presenti nelle istituzioni, nel mondo delle associazioni e in quello privato. Per dare risposte serve lavorare insieme in questa direzione».

«Non contano solo i limiti – ha concluso la ministra Locatelli – perché se continuiamo a trasmettere, anche come media, solo le storie tragiche, tristi e non facciamo mai vedere le potenzialità che sono proprie anche di questo territorio, allora non andiamo lontano. E se non mettiamo al primo posto le persone, ci possiamo dimenticare di andare avanti. Noi abbiamo bisogno di investire sui talenti, sulle competenze, sulle potenzialità di ogni individuo».

«Questo significa formazione, lavoro, significa puntare alla qualità della vita e al tempo ricreativo. Perché la vita di ognuno di noi è dignitosa se possiamo vivere in un ambiente decente, decoroso, accogliente, in uno spazio abitativo dignitoso, se possiamo avere un lavoro che, come è scritto nella nostra Costituzione, sarebbe prima di tutto un diritto». (rcz)

Premio L’Alveare 2025, 10 anni di storie di eccellenze italiane

Un’edizione memorabile, tra emozioni, riconoscimenti e grandi ospiti in Calabria,  la decima edizione del Premio L’Alveare, promosso da Confapi Calabria e dal suo presidente Francesco Napoli.

Il momento forse più significativo di questo decennale del Premio Confapi è il conferimento del premio destinato alla “politica” a Gigi Sbarra, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per il Sud, «per il suo instancabile lavoro a favore del riscatto del Mezzogiorno e dei diritti del mondo del lavoro». È lo stesso Presidente Nazionale Cristian Camisa che riserva a Gigi Sbarra gli onori dei numeri uno «per il valore aggiunto altissimo che l’arrivo di Sbarra a Palazzo Chigi ha significato per il Governo Meloni».

«Dieci anni fa – esordisce così Franco Napoli Vice Presidente Nazionale di Confapi – questo Premio nasceva per raccontare una Calabria diversa. Oggi, dopo un lungo cammino fatto di storie, volti e valori condivisi, possiamo dire che quell’intuizione si è trasformata in una realtà che ispira e unisce. L’Alveare è ormai una casa per tutti coloro che credono che impresa significhi anche responsabilità, visione e futuro».

Veniamo ai premiati.

Il Premio alla Legalità, premio centrale della serata per una scelta fortemente voluta dallo stesso Franco Napoli Vice Presidente Nazionale di Confapi, è stato invece assegnato a figure istituzionali di altissimo profilo, «magistrati e forze dell’ordine che ogni giorno si impegnano per la tutela della legalità e la difesa del bene comune».

Madrina di questo sipario così solenne, il Prefetto di Cosenza Rosa Maria Padovano. Parliamo di Marisa Manzini, Sostituto Procuratore Generale a Catanzaro, Vincenzo Capomolla Procuratore della Repubblica a Cosenza, Camillo Falvo Procuratore della Repubblica a Vibo Valentia, e Andrea Mommo Comandante del Gruppo provinciale dei CC di Cosenza.Storie di eccellenza e di vanto collettivo per il Sistema Giustizia nel Sud del Paese. 

Un momento toccante e di forte impatto emotivo è stato poi il conferimento del Premio alla Memoria dedicato a Emanuele Giacoia, maestro del giornalismo nazionale, presente alla cerimonia tutta la grande dinastia Giacoia, al giornalista Pino Nano, per lunghi anni Capo della Redazione Giornalistica calabrese della Rai e, poi, Caporedattore Centrale della Agenzia Nazionale della Testata Giornalistica Nazionale della Rai.

«Una scelta carica di significato questa di Pino Nano – spiega Riccardo Giacoia Caporedattore della Sede Rai della Calabria e figlio dello stesso Emanuele – una scelta che va ben oltre il riconoscimento professionale del ruolo e del lavoro di Pino Nano. Il legame tra lui e mio padre, infatti, è stato profondo e duraturo, basato su stima reciproca, affetto sincero e un comune senso del dovere nei confronti dell’informazione e del servizio pubblico, e questo è davvero molto bello».

La manifestazione di Villa Rendano si apre in realtà con un momento altamente simbolico, che ha visto sul palco la presidente Susanna Quattrone (Confapid Calabria) e il senatore Paolo Naccarato, dirigente generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per la consegna del prestigioso Premio Ninetto Quattrone, dedicato alla memoria del primo presidente della Confapi calabrese. Un riconoscimento che quest’anno è andato proprio a Franco Napoli, “per il suo impegno costante nel rafforzare i valori fondativi della confederazione e per la sua guida visionaria”. 

Questo decennale ha rappresentato un vero e proprio viaggio nella storia di ConfapiCalabria e nella vita di imprenditrici, imprenditori e professionisti che hanno costruito valore e coesione nel tempo. 

Tocca al presidente Cristian Camisa, consegnare L’Alveare 2025 a importanti protagonisti del sistema confederale nazionale, giunti in Calabria per l’occasione da ogni parte d’Italia, «uomini e donne – dice il leader nazionale della Confapi – che collaborano quotidianamente per costruire una comunità imprenditoriale sempre più forte e solidale».

Sono Giorgio Binda, Corrado Alberto, Gian Piero Cozzo, Massimo De Salvo, Vincenzo Elifani, Raffaele Marrone, Mauro Orsini, Michele Volpe, e Luigi Sabadini. 

Ma non finisce qui.

Durante la serata, vengono  premiati anche personaggi di rilievo del mondo economico, istituzionale, culturale e sociale di tutta Italia. I loro nomi:Tommaso Alfieri, dirigente bancario,  “per il suo impegno nel facilitare l’accesso al credito alle imprese attraverso una visione etica e trasparente del rapporto tra finanza e produttività”, Maurizio De Luca, presidente di Edilcassa Calabrese, «per il suo operato nel rafforzare il sistema bilaterale nel settore edile calabrese»,Alessandro Lato, comandante della Stazione dei Carabinieri di Castrolibero – dice Francesca Benincasa Vice Presidente di Confapi e straordinaria padrona di casa – «per avere unito alla sua brillante carriera nelle forze dell’ordine una sensibilità artistica che emerge nella sua pittura ispirata alla Calabria».

Ma tra i premiati c’è anche Valter Quercioli, presidente di Federmanager, «per il suo ruolo nel promuovere il valore dei manager industriali come motore di crescita e innovazione». 

Grande attenzione è stata riservata anche al Premio “Donne in Classe A”, nato dalla collaborazione tra Confapi Calabria e l’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica dell’Enea che ha visto come premiata Annarita Lofrano, responsabile ufficio attività istituzionali di Inail Calabria e componente dell’ Osservatorio regionale contro le discriminazioni sui luoghi di lavoro. Ad annunciare il premio Ilaria Sergi, responsabile comunicazione di Italia in classe A. Raffaele Mastrota, in rappresentanza dell’Associazione Brutium – I Calabresi nel Mondo, presente la stessa Gemma Gesualdi, ha ricevuto invece un riconoscimento «per il suo impegno nel promuovere l’identità calabrese oltre i confini regionali». 

Ancora, Marco Serrao, medico e fondatore della Fondazione Totò Morgana, «per le sue attività di prevenzione e sensibilizzazione in contesti scolastici, universitari e sociali, portando la cultura della salute tra i giovani e nelle aree più fragili», e Alessandro Crocco, presidente CIM USA e fondatore del Mediterranean Export Innovation Hub, «per il suo impegno nel supporto all’internazionalizzazione delle PMI italiane».

Che dire di più? Appuntamento al prossimo anno. (rrm)

PILLOLE DI PREVISENZA / Ugo Bianco: L’Ecocert, il documento che certifica la contribuzione previdenziale

di UGO BIANCOL’Ecocert, acronimo di Estratto Conto Certificativo, è un documento rilasciato dall’Inps che riassume in modo dettagliato la contribuzione previdenziale di un lavoratore. Ha valore certificativo ai sensi dell’articolo 54 della legge 9 marzo 1989, n. 88. In esso sono riportati tutti i contributi previdenziali accreditati, validi ai fini pensionistici, ad eccezione di quelli versati nella Gestione Separata. È formato da due sezioni principali. La prima parte indica un riepilogo sintetico dei contributi, suddivisi per tipologia: lavoro dipendente o assimilato, lavoro autonomo, disoccupazione, malattia, e altre eventuali forme di contribuzione ed il totale dei contributi accreditati fino a una determinata data. La seconda parte è un riepilogo analitico dei periodi coperti da contribuzione previdenziale. Per ciascun periodo sono indicati: le settimane riconosciute come utili ai fini del diritto o della misura della pensione, la retribuzione di riferimento e eventuali annotazioni.

Ecocert e Eco: qual’è la differenza? 

Quando si parla di documentazione previdenziale, è fondamentale non confondere due strumenti distinti: l’Ecocert e l’Eco (Estratto Conto Assicurativo). Quest’ultimo è un estratto conto che consente di visualizzare i dettagli dei contributi previdenziali accreditati presso l’INPS. Non ha valore certificativo e non indica il totale complessivo dei contributi versati. Serve principalmente per effettuare una verifica generale della propria posizione assicurativa. Per consultare l’Eco è sufficiente accedere all’area personale del sito INPS, nella sezione dedicata all’estratto conto assicurativo. L’Ecocert, invece, è un documento ufficiale rilasciato su richiesta dall’istituto previdenziale. Ha valore certificativo e riporta una sintesi completa e validata dei periodi contributivi riconosciuti. È particolarmente utile, ad esempio, in vista della pensione, per avere certezza e contezza dei diritti maturati. In sintesi: Eco: visione informale della posizione contributiva, senza valore certificativo; Ecocert: certificazione ufficiale e completa della posizione assicurativa. 

Come ottenere il proprio Ecocert? 

Si rilascia su domanda dell’assicurato, formalizzata attraverso due modalità differenti. Mediante il canale dedicato nel portale www.inps.it  a cui si accede con lo SPID o con la carta d’identità elettronica (CIE) oppure recandosi presso gli Enti di Patronato. 

In quanto tempo si ottiene?

Entro trenta giorni lavorativi, dalla data dell’istanza, si ottiene la certificazione. Nel caso trascorre più tempo è preferibile prendere contatti con la sede Inps di competenza e verificarne lo stato di lavorazione(ub)

[Ugo Bianco, presidente Associazione Nazionale Sociologi Calabria]

Confartigianato Calabria: Correggere Piano Transizione 4.0

Servono interventi urgenti e mirati sul Piano Transizione 4.0 per garantirne l’effettiva fruibilità anche da parte delle micro e piccole imprese calabresi dell’artigianato, del commercio e dell’impresa diffusa. È quanto ha chiesto Confartigianato Imprese Calabria, rilanciando la posizione dell’organizzazione nazionale, guidata dal presidente Marco Granelli.

«Le modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2025 – ha detto l’associazione – rischiano di svuotare di efficacia uno strumento che negli scorsi anni ha rappresentato un motore concreto per l’innovazione anche nelle realtà imprenditoriali più piccole. Non possiamo permettere che il sistema produttivo venga escluso da questa sfida fondamentale per la crescita».

Il nuovo impianto normativo, infatti, ha complicato l’accesso al credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, generando forte incertezza tra gli operatori economici. Per questo Confartigianato Calabria auspica che le istanze già rappresentate a livello nazionale dalla propria Confederazione, assieme a Cna, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti, che tengono  conto delle specificità delle micro e piccole imprese siano accolte.

Tra le proposte prioritarie: Aumento del plafond di spesa per il credito d’imposta sugli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2025, così da garantire una pianificazione più sicura degli investimenti aziendali; Ripristino del credito d’imposta anche per i beni immateriali, come software, piattaforme digitali e strumenti di gestione, oggi più che mai indispensabili per l’operatività delle imprese; Reintroduzione dell’automatismo nel riconoscimento del credito d’imposta maturato, escludendolo dall’ambito degli aiuti di Stato per evitare vincoli burocratici che penalizzano le PMI.

«L’obbligo di comunicazione telematica introdotto con il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 – ha segnalato Confartigianato – sta già generando disorientamento tra le imprese, molte delle quali sono in attesa di sapere se avranno accesso all’agevolazione o se resteranno escluse per esaurimento fondi. È inaccettabile».

L’associazione insiste su un punto chiave: la transizione digitale e tecnologica non può essere appannaggio solo delle grandi industrie.

«Le imprese artigiane – si legge nella nota – rappresentano l’ossatura dell’economia regionale e nazionale. Se vogliamo davvero un futuro competitivo e innovativo, serve un Piano 4.0 inclusivo, semplice, certo e accessibile».

Confartigianato continuerà a portare questa battaglia in tutte le sedi istituzionali competenti, al fianco delle imprese che ogni giorno affrontano con coraggio le sfide del cambiamento. L’obiettivo è uno solo: garantire pari opportunità di sviluppo e crescita anche nei territori più fragili, perché nessuna impresa resti indietro. (rcz)

La Commissione Politiche Agricole al Museo della Sibaritide

Si è parlato della promozione dell’agroalimentare italiano sui mercati internazionali, in un momento strategico per il settore, insieme alle sfide dell’agricoltura nazionale e agli ultimi dati sull’export, nel corso dei lavori della Commissione  Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, riunita in via straordinaria al Museo Archeologico di Sibari.

Una riunione tecnica che ha visto la partecipazione del Ministro Dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, che consolida ulteriormente il dialogo tra Governo, Regioni e operatori del settore.

«Nel contesto di “Vinitaly and the City: Calabria in wine”, evento simbolo della valorizzazione delle eccellenze vitivinicole italiane – ha spiegato a margine l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo – abbiamo posto al centro dell’attenzione il tema dell’export agroalimentare, elemento chiave per la crescita e la competitività del nostro sistema produttivo, con l’audizione in sede di Commissione del Presidente dell’Agenzia Ice, Matteo Zoppas, e del tema della promozione agroalimenare e vitivinicola  raccontando l’esperienza intrapresa dalla Regione Calabria con Verona Fiere, presente in commissione il Presidente Federico Bricolo».

«L’incontro – ha continuato – ha rappresentato un’occasione preziosa per confrontarci sulle sfide e sulle opportunità legate all’internazionalizzazione, con particolare attenzione agli strumenti di sostegno alle imprese, alla tutela del made in Italy e alla promozione integrata dei territori. È emersa l’esigenza di rafforzare le sinergie tra le istituzioni e gli attori economici, affinché il nostro patrimonio agroalimentare continui a essere ambasciatore dell’identità italiana nel mondo».

«Il rafforzamento dell’export agroalimentare passa attraverso una visione condivisa tra Governo e Regioni, capaci di fare sistema per promuovere in maniera strutturata e coordinata le nostre eccellenze nel mondo – ha dichiarato Federico Caner, coordinatore della Commissione Politiche Agricole e assessore all’Agricoltura del Veneto –. La scelta di riunirci in Calabria, nei giorni simbolici del Vinitaly and the City, rappresenta non solo un gesto di attenzione verso un territorio ricco di potenzialità, ma anche un segnale politico forte: il sistema delle Regioni è compatto e pronto a sostenere, con proposte concrete, il rilancio dell’agroalimentare italiano sui mercati globali».

«In questo contesto Veronafiere, con manifestazioni come Vinitaly, Vinitaly Usa e ora Vinitaly and the City in Calabria – ha aggiunto – continua a rappresentare un modello di successo e un traino per tutto il Paese, portando fuori dai confini regionali l’intero sistema fieristico veneto. La Fiera di Verona cresce, traina l’agroalimentare regionale, dimostra tutta la propria attrattività all’interno di una strategia nazionale di promozione integrata. Il know how veneto ha in questo uno straordinario biglietto da visita, rafforzando una leadership che si dimostra vincente in Italia e all’estero».

«Ringrazio il Ministro Francesco Lollobrigida per la partecipazione attiva e il coordinatore della Conferenza delle Regioni, Federico Caner, per aver sostenuto la proposta di tenere questo incontro in Calabria in un momento così significativo dei giorni del Vinitaly and The City a Sibari – ha concluso l’assessore Gianluca Gallo – in una Regione che vanta una lunga e riconosciuta vocazione agroalimentare impegnata con determinazione nella promozione e valorizzazione delle proprie eccellenze territoriali. Un sentito ringraziamento anche a tutti gli assessori regionali presenti per il contributo concreto e costruttivo». (rcs)

PILLOLE DI PREVIDENZA / l’Assegno Unico Universale, le date dei prossimi accrediti

di UGO BIANCO – L’Assegno Unico Universale (AUU), introdotto dal D.lgs n. 230/2021, è un sostegno economico per le famiglie con figli a carico che ha sostituito gli assegni familiari, detrazioni fiscali e vari bonus. L’Inps ha comunicato il calendario dei pagamenti, con validità nel secondo semestre 2025. Le date sono state definite in seguito all’introduzione del sistema Re.Tes. della Banca d’Italia, in vigore dal 1° gennaio 2025, che ha modificato la gestione dei pagamenti da parte della Tesoreria dello Stato. Con il messaggio n. 2229 del 14 luglio 2025, l’Istituto stabilisce il periodo di accredito da luglio a dicembre 2025, limitatamente ai percettori che non hanno comunicato variazioni o nuove richieste.

Per i beneficiari che presentano una nuova domanda o comunicano modifiche al nucleo familiare o all’Isee, i pagamenti saranno effettuati nell’ultima settimana del mese successivo alla presentazione della domanda, insieme ad eventuali conguagli, a credito o a debito.

A chi spetta?

L’Assegno unico universale è destinato alle famiglie con: figli minorenni a carico (inclusi i nascituri a partire dal settimo mese di gravidanza); figli maggiorenni a carico fino a 21 anni, a condizione che: frequentino un corso scolastico, di formazione professionale o universitario; svolgano un tirocinio o un’attività lavorativa con un reddito annuo inferiore a 8.000   euro siano disoccupati e iscritti ai servizi pubblici per l’impiego; partecipino al servizio civile universale; figli con disabilità a carico, senza limiti di età.

Quali sono i requisiti? 

L’articolo 3 comma 1 lettera a) del decreto legislativo 230/2021 stabilisce che il richiedente, alla data della domanda, sia in possesso di determinati requisiti di cittadinanza e di soggiorno. Nello specifico, occorre essere cittadino italiano, o cittadino di uno stato Ue o extracomunitario con permesso di soggiorno europeo di lungo periodo o del permesso unico necessario per svolgere un’attività lavorativa o di ricerca per più di sei mesi. Essere residente o domiciliato in Italia, nonché assoggettato al pagamento delle imposte. La residenza deve riferirsi almeno a due anni, anche non continuativi o possedere un contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato con durata minima di sei mesi. Infine, aver presentato una Dsu (Dichiarazione Sostitutiva Unica) con certificato Isee in corso di validità.

Quali sono le maggiorazioni?

Sono previste diverse maggiorazioni per determinate categorie di famiglie, in particolare: per ciascun figlio con disabilità; per i figli successivi al secondo; per le madri di età inferiore ai 21 anni; in presenza di un secondo percettore di reddito nel nucleo familiare.

In aggiunta, per il 2025 sono previste ulteriori agevolazioni:

Maggiorazione transitoria (gennaio e febbraio 2025): I nuclei con ISEE fino a 25.000 euro che nel 2021 hanno percepito l’Assegno al Nucleo Familiare (ANF) con figli minori riceveranno un’integrazione mensile per compensare eventuali riduzioni rispetto al sistema precedente; Aumento per figli sotto un anno: Per ogni neonato, l’Assegno Unico sarà incrementato del 50% fino al compimento del primo anno di vita; Maggiorazione per famiglie con tre figli: Le famiglie con almeno tre figli e un ISEE non superiore a 45.939,56 euro riceveranno un aumento del 50% per ogni figlio di età compresa tra uno e tre anni; Bonus per famiglie numerose: I nuclei con almeno quattro figli beneficeranno di un incremento forfettario di 150 euro. Si raccomanda di prestare attenzione alla corretta compilazione e aggiornamento dell’Iseo, soprattutto per chi intende beneficiare delle maggiorazioni. È essenziale mantenere una gestione accurata della documentazione e rispettare le scadenze, per evitare riduzioni nell’importo e assicurarsi che l’erogazione avvenga senza intoppi. Un’attenta attenzione a questi dettagli garantirà di sfruttare al meglio il sostegno economico disponibile. (ub)

[Ugo Bianco, Presidente Associazione Nazionale Sociologi Calabria]

 

Intesa tra Garante della Salute Stanganelli e l’Adsp dello Stretto

Trasformare l’Area dello Stretto in un laboratorio di prevenzione avanzata e monitoraggio degli stili di vita. È su queste basi che è stato firmato, a Palazzo Campanella di Reggio Calabria, il protocollo d’intesa tra la Garante della Salute della Regione Calabria, Anna Maria Stanganelli, e l’ Autorità di Sistema dello Stretto, rappresentata dal commissario straordinario Francesco Rizzo.

Un accordo che arriva dopo gli importanti riscontri riscossi con il “Villaggio della Salute”, allestito ai primi di maggio al porto di Reggio, in concomitanza dell’attracco in banchina della nave scuola “Amerigo Vespucci”, con oltre 300 visite gratuite erogate ai cittadini calabresi e in visita al prestigioso veliero, e l’accordo sottoscritto con l’AdSP dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio e i terminalisti che operano nel porto di Gioia Tauro, che prevede il programma di prevenzione al melanoma denominato “Skin Port”.

Si tratta, infatti, di un ambizioso progetto, che vuole utilizzare il grande transito di persone registrato nei porti di competenza dell’Autorità di Sistema dello Stretto (prima in Europa per passeggeri, con circa 11 milioni l’anno) per intercettare precocemente abitudini a rischio, promuovere cultura della salute, responsabilizzare le comunità e realizzare attività di ricerca scientifica in ambito epidemiologico di livello.

All’incontro hanno preso parte, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione, anche il responsabile dell’Area Sicurezza, Operativa e Ambiente dell’AdSP dello Stretto, Vincenzo Laruffa; il dirigente del Settore “Prevenzione e Sanità Pubblica” del Dipartimento “Tutela della Salute e Servizi socio-sanitari” della Regione Calabria, Francesco Lucia; Giovanni Tripepi, dirigente di ricerca del CNR, sede di Reggio Calabria; il dr. Sandro Giuffrida, Presidente della Società Italiana di Igiene e Medicina Preventiva (SITI) sez. Calabria e segretario nazionale SIMVIM – Società Italiana Medicina dei Viaggi; il dr. Antonino Iaria, responsabile UOS Oncologia, Ospedale “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo, coordinatore della rete regionale cure palliative e membro del coordinamento della rete oncologica regionale e il prof. Vincenzo Adamo, coordinatore della rete oncologica siciliana. Erano presenti, altresì, i rappresentanti sindacali di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil e UilPa, dell’Usmaf (sanità marittima) e di Rfi, amministratori comunali, medici e associazioni.

L’Ufficio del Garante e l’AdSP dello Stretto hanno manifestato la volontà di avviare una collaborazione strutturata, per una durata triennale, in merito allo sviluppo di iniziative in materia di salute, sicurezza e prevenzione sul lavoro e tutela dei passeggeri, anche con l’istituzione di un tavolo tecnico per il coordinamento e lo sviluppo di iniziative condivise. Si sono inoltre impegnati a sostenere iniziative di comunicazione e promozione della cultura della salute e sicurezza nello svolgimento delle attività portuali, con l’obiettivo di rafforzare la tutela dei lavoratori e dei passeggeri; promuovere campagne di prevenzione, su diverse patologie oncologiche, per lavoratori e i loro familiari nonché attività di ricerca, studio e approfondimento sulle aree oggetto dell’intesa (Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Saline, Messina, Tremestieri e Milazzo); programmare l’organizzazione di convegni volti ad approfondire le tematiche di comune interesse.

Concordando, infine, sull’opportunità di riunire, almeno semestralmente, un “tavolo di lavoro” per la programmazione e definizione delle attività. Sarà, per di più, istituzionalizzata la presenza del Garante della Salute della Regione Calabria all’interno del Comitato di igiene e sicurezza istituito dall’AdSP dello Stretto. L’area dello Stretto di Messina – è stato rimarcato in conferenza stampa – è caratterizzata da una dinamica di mobilità ad altissima intensità, con importanti implicazioni per la sanità pubblica, la prevenzione, la sorveglianza sanitaria e la ricerca epidemiologica.

Ogni anno, milioni di persone si muovono attraverso quest’area strategica, una quota significativa delle quali è costituita da pendolari abituali. In questo contesto, l’accordo di collaborazione riveste un valore straordinario poiché consente di realizzare iniziative concrete e condivise di sanità pubblica, incentrate non solo sulla salute dei lavoratori portuali ma anche sulla prevenzione e il monitoraggio degli stili di vita della popolazione in generale. Ulteriori obiettivi condivisi sono la creazione di un osservatorio interregionale sugli stili di vita e i determinanti sociali della salute; l’analisi dei dati su abitudini quotidiane, alimentazione, attività fisica, consumo di alcol e tabacco, stress e altri fattori comportamentali, tramite survey digitali anonime; l’organizzazione delle “Giornate della Salute in Movimento”, con check-up gratuiti, consulenze nutrizionali e test rapidi; la distribuzione di materiale informativo e QR code per accedere a piattaforme digitali di educazione alla salute; l’attivazione di programmi di educazione alla salute nei luoghi di lavoro (settori portuale, trasporti, ristorazione, sicurezza) e di test periodici sui fattori di rischio comportamentale per i dipendenti delle aziende dell’area, con dei report semestrali pubblici sui risultati ottenuti. (rrc)