REGGIO – All’Arena dello Stretto la “Norma” di Bellini

Lunedì 1° agosto, all’Arena dello Stretto di Reggio Calabria, alle 21, in scena la Norma di Bellini, con Daniela Schillaci (Norma), Emanuele D’Aguanno (Pollione), Chiara Tirotta (Adalgisa), Dario Russo (Oroveso), Ilenia Morabito (Clotilde) e Davide Benigno (Flavio).

L’evento è promosso e finanziato dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria ed è a ingresso gratuito e rientra nell’ambito della sezione lirica e concerti del ricco programma di eventi e iniziative di carattere culturale e artistico dal titolo “Memoria e Mito”, che l’Ente metropolitano ha messo a punto per celebrare il Cinquantesimo dal ritrovamento dei Bronzi di Riace.

Le musiche sono a cura dell’Orchestra del Teatro “Francesco Cilea”.

Lo spettacolo è l’opera lirica più rappresentativa del cigno catanese, che richiama il mito di Medea, la Medea di Euripide, dove una donna tradita uccide i suoi figli. Il tema si innesta dunque lungo il solco di una tradizione che risale al teatro classico e in particolare alla Tragedia Greca. L’opera, rappresentata in forma da concerto, vedrà proiettato il testo del libretto per coinvolgere al meglio gli spettatori e renderli partecipi in modo più completo alla narrazione del dramma. (rrc)

Catonateatro, in scena “La lupa” di Giovanni Verga

Domani sera, a Catona, alle 21.40, all’Arena Alberto Neri va in scena La Lupa di Giovanni Verga, un progetto drammaturgico di Luana Rondinelli con la regia di Donatella Finocchiaro.

Lo spettacolo, un omaggio a Giovanni Verga nel Centenario della sua morte, apre la 37esima edizione di Catonateatro, che rientra nel progetto ReggioFest2022: Cultura Diffusa, un accordo di programma del Ministero della Cultura e del Comune Capoluogo della Città Metropolitana di Reggio Calabria per i progetti di attività a carattere professionale nel campo dello spettacolo dal vivo.

Sul palco, Bruno Di ChiaraChiara Stassi, e Ivan Giambirtone, Liborio Natali, Alice Ferlito, Laura Giordani, Raniela Ragonese, Giorgia D’Acquisto, Federica D’Amore, Roberta Amato, Giuseppe Innocente, Gianmarco Arcadipane.

In questa messa in scena diretta da Donatella Finocchiaro, che per la prima volta veste i panni anche di regista, viene amplificato il punto di vista della donna e della possibilità di vivere la propria vita sentimentale e sensuale liberamente a dispetto di un ambiente retrogrado sempre pronto a puntare il dito contro quello che succede nelle vite e nelle case degli altri. Una lettura al femminile, quindi, che rende l’opera verghiana sempre più contemporanea.

La Lupa fa parte della raccolta Vita dei campi, e la Lupa è una dei personaggi più incisivi dell’intera produzione verghiana, grazie la-lupa-foto-antonio-parrinello.jpgalla sua sensualità feroce e distruttiva.

La chiamavano “La Lupa”.

Oggi come ieri, è la donna che non si vergogna della sua sensualità e viene per questo additata dal contesto sociale perché libera, strana, diversa.
Lei, che di quella tentazione amorosa e carnale per Nanni si considerava la vittima e che, in fondo, Nanni considera carnefice perché non riesce a liberarsi dalla sua tentazione.

Il gioco tra vittima e carnefice è un gioco al massacro.
L’ossessione la spinge fino al gesto estremo di dargli in sposa la figlia Mara.

Con questo stratagemma la donna, ancora follemente innamorata, può restare a contatto con il genero e portare avanti con successo la sua bramosa opera di seduzione.

Maricchia arriva disperata a denunciare la madre in commissariato. Nanni confessa l’adulterio (è “la tentazione dell’inferno!”), ma la denuncia non ha alcun risultato: le forze dell’ordine chiedono alla donna di lasciare la casa, ma la Lupa rifiuta di farlo.

Le cose non cambiano nemmeno quando Nanni, poco dopo, viene colpito al petto dal calcio di un mulo e, ritenuto in punto di morte, confessa ancora i suoi peccati e si pente. Ma una volta guarito, “il diavolo torna a tentarlo” e non ha intenzione di smettere: “ammazzami”, risponde la Lupa, “ma senza di te non voglio starci”. Insieme vivono nel “peccato” e al colmo della follia, Nanni capisce che l’unica soluzione per liberarsi della donna è prenderla alla lettera e ucciderla.

Forse solo la morte potrà salvarli.

Lo scalese Amedeo Fusco incanta Ragusa col suo racconto su Frida Kahlo

di ANTONIO LOIACONOLa capacità istrionica di Amedeo Fusco, la magia della location (Cava Gonfalone – Ragusa) e la forza biografica, palpabile di Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, hanno suscitato una intensa emozione affettiva e commozione estetica tra il pubblico che ha riempito tutti i posti disponibili in una delle latomie nell’ipogeo ragusano.

Il “pathos” è stato il profumo che si è appiccicato sulla pelle di chi ha potuto assistere, il 24 luglio scorso, in prima nazionale, allo spettacolo progettato, diretto ed interpretato da Amedeo Fusco, scalese di Scala Coeli.

Un “amarcord” quello di Amedeo che ritorna al suo primo amore artistico, il teatro, dedicando la sua “piece” alla pittrice Frida Kahlo, l’artista messicana conosciuta in tutto il mondo non solo per le sue opere ma anche per la sua vita stracolma di vicissitudini di ogni genere.

Amedeo Fusco racconta Frida Kahlo, questo il titolo della conferenza-spettacolo, ha subito vestito i colori del Messico, grazie all’esibizione del tenore Dario Adamo che ha aperto lo spettacolo con una canzone messicana nonché a spot luminosi che riproducevano i colori della bandiera messicana che facevano “en pendant” con quelli del nostro vessillo italico!

In un crescendo di emozioni, Amedeo ha raccontato il suo incontro “artistico” con Frida, il suo innamoramento per la prima donna latinoamericana ritratta su un francobollo degli Stati Uniti e lo ha fatto con un “timing” preciso ed impeccabile, esportando le sue vibrazioni nel pubblico che, con una “standing ovation” finale, ha certificato il meritato successo dell’artista calabrese.

Fusco, alla fine, ha ringraziato Dario Adamo ed il duo StraNia oltre al Cai e all’Args, il figlio Gilberto ed Isabella Maria B. per la grafica e le ricerche e, tutti, per aver condiviso questo momento della sua vita, molto particolare: Viva la Vida. (al)

REGGIO – Al Castello Aragonese in scena “La conversione di un cavallo”

Venerdì 29 luglio, al Castello Aragonese di Reggio Calabria, alle 20.20 e alle 21.50, andrà in scena per la prima volta lo spettacolo La conversione di un Cavallo, della Compagnia “Ludovica Rambelli Teatro” di Napoli.

L’evento è promosso dall’Associazione culturale arte e spettacolo “Calabria dietro le quinte – APS” nell’ambito del progetto Teatro dell’Anima. Le vie dell’Arte, le vie dello Spirito finanziato dall’8 per mille della chiesa Valdese e in partenariato con il Comune di Reggio Calabria.   

Lo spettacolo costruito con la tecnica settecentesca dei tableaux vivants tratti da famosi dipinti sacri del celebre pittore barocco Michelangelo Merisi da Caravaggio, è un lavoro nato nel 2006, grazie all’intuito e alla sensibilità di Ludovica Rambelli, regista della Compagnia teatrale Malatheatre.

Questo lavoro è stato ospite del Museo di Capodimonte in più di un occasione, del Maggio dei Monumenti per le edizioni del 2008,  2009, 2010, 2011 e in giro per l’Italia e all’estero in musei, gallerie, piazze, sacrati conservando sempre la sua suggestione, e la sua magia per un pubblico affascinato dalle opere artistiche di Caravaggio. Oggi lo spettacolo è in residenza permanente presso il Museo Diocesano, chiesa di Donnaregina Nuova a Napoli; lo stesso ospita il laboratorio permanente di teatro corporeo. (rrc)

 

Armonie d’Arte, Charles Lloyd “folgorato” da Scolacium

È rimasto “folgorato” dalla bellezza di Scolacium e dall’Armonie d’Arte Festival, il musicista Charles Lloyd, che si è esibito al Festival diretto da Chiara Giordano.

«Qui mi sento in Paradiso. Chiara Giordano ha realizzato un Festival bellissimo per il pubblico e per noi artisti» ha dichiarato Lloyd.

Da un lato una leggenda della musica jazz, accompagnato da artisti di primissimo livello – Bill Frisell, uno dei maggiori chitarristi americani dagli anni ’80 ad oggi, insieme a Reuben Rogers al basso e Kendrick Scott alla batteria – dall’altro la magia di un luogo che trasuda storia e antichità.

Il 28 luglio, a Teatro Comunale di Soverato arriverà lo straordinario musicista Paolo Fresu che terrà uno speciale omaggio sonoro dedicato a Lawrence Ferlinghetti, poeta, editore e libraio scomparso nel 2021.

Insieme a lui ci saranno: Dino Rubino al pianoforte, Marco Bardoscia al contrabbasso, Carlo Maver al bandoneon.

In questo stile si proseguirà il 29 luglio a Borgia, a Palazzo Mazza, per un concerto frizzante che mette insieme artisti “mediterranei”: un ex enfant prodige oggi newyorkese e interprete vivacissimo del jazz internazionale, Francesco Cafiso, al sassofono, con Francesco Scaramuzzino (pianoforte), Riccardo Grosso (basso), Antonio Petralia (batteria),  musicisti che sanno accogliere e restituire gli input musicali contemporanei di più alto profilo. (rcz)

Armonie d’arte, Toni Servillo incanta il Parco Scolacium con il suo “Raimondo”

È con Raimondo, Vaniloquio non vano di Toni Servillo, che si è aperto, al Parco Archeologico di Scolacium la 22esima edizione di Armonie d’Arte Festival, diretto da Chiara Giordano.

Uno straordinario lavoro di squadra quello realizzato per una produzione di Armonie d’Arte, in prima assoluta, con la presenza di artisti eccezionali.

Il melologo inedito dello scrittore e critico letterario Silvio Perrella, le musiche originali del compositore Vincenzo Palermo, la partecipazione di Alfio Antico con i suoi tamburi siciliani, Maya Palermo solista al flauto, il coro femminile Ensemble Sententie Sonantes diretto da Alexandra Rudakova: una realizzazione perfetta che ha stregato il pubblico di Armonie d’Arte, esultante per la standing ovation finale.

Ha destato notevole suggestione l’opera ispirata dalla figura alta, controversa ma fascinosa, di Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, ricordato per la “sua” eccezionale Cappella con il Cristo velato a Napoli, e simbolo di pensiero libero, laterale, non omologato, non di propaganda, assetato di innovazione.

Raimondo-Toni Servillo prende la parola rivolgendosi a una donna fantomatica, che di volta in volta assume nuovi nomi. Parlandole Raimondo “sale”, cercando “vastità di sguardo”. Prima Sisifo, poi Prospero senza scettro, ma soprattutto Uomo-Cristo, si racconta a fiato perso, squaderna il suo mondo interiore, vela e svela chi sia, cosa voglia, perché per lui sia così essenziale essere liberi, capaci di correggere i propri errori, sempre pronti a rimettersi in gioco. La lingua usata da Perrella lo scolpisce, ne fa un essere sonante, s’insinua nella sua psiche. E da questa lingua parte Toni Servillo per dare voce e corpo sonoro a quello che possiamo definire un pellegrino della libertà d’invenzione. Il grande attore ne segue l’ascesa, punteggiata dal ritmo indiavolato di Alfio Antico, che trae dai suoi tamburi siciliani veri e propri terremoti sonori ed emotivi.

Sale, sale Raimondo fino alla radura da cui ogni cosa è visibile e lì viene preso “da formicolio di canto”. Il compositore Vincenzo Palermo – che dopo una introduzione, quasi viatico ad apertura del lavoro con un tema cinquecentesco su cui innesta un tessuto musicale di fattura tutta contemporanea – traduce questo suo desiderio in coro femminile e lunghe note di flauto; ne fa un isola di meditazione quieta, che anticipa la “discesa” di Raimondo. Lo stesso Servillo asseconda il desiderio della voce di librarsi nell’aria.

Armonie d’Arte Festival ha ripreso il suo luccicante corso per una stagione imperdibile, a detta degli spettatori. (rcz)

Al via Armonie d’Arte Festival

Prende il via questa sera, al Parco Archeologico Scolacium di Roccelletta di Borgia, la 22esima edizione di Armonie d’Arte Festival, diretto da Chiara Giordano.

Ad aprire la kermesse, Toni Servillo in Raimondo, Vaniloquio non vano: un melologo inedito dello scrittore e critico letterario Silvo Perrella, con musiche originali del compositore Vincenzo Palermo, e la partecipazione di Alfio Antico con i suoi tamburi siciliani.

Ad accompagnare, la solista al flauto Maya Palermo e il coro femminile Ensemble Sententie Sonantes diretto da Alexandra Rudakova.

Un lavoro ispirato dalla figura alta, controversa ma fascinosa, di Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, ricordato per la “sua” eccezionale Cappella con il Cristo velato a Napoli, e simbolo di pensiero libero, laterale, non omologato, non di propaganda, assetato di innovazione.

Raimondo di Sangro è universalmente noto come l’ideatore della Cappella Sansevero; e non c’è visitatore della città di Napoli che non senta la necessità di visitare e ammirare il Cristo velato, opera scultorea del Giuseppe Sanmartino. Ma chi era quest’uomo geniale che i dizionari definiscono un inventore? Quali pensieri attraversavano la sua mente? E soprattutto che sentimenti provava per il mondo in cui viveva? Imbattendosi nella Lettera apologetica, pubblicata dal principe nel 1751, Chiara Giordano, direttrice artistica di Armonie d’Arte Festival, è partita da queste domande per commissionare un’opera inedita e originale sul settimo Principe di Sansevero.

Si è rivolta a Silvio Perrella, il quale ha subito accolto questa sorta di sfida, scrivendo un testo in versi che ha del melogogo e dell’oratorio laico, dove Raimondo prende la parola rivolgendosi a una donna fantomatica, che di volta in volta assume nuovi nomi. Parlandole Raimondo “sale”, cercando “vastità di sguardo”. Prima Sisifo, poi Prospero senza scettro, ma soprattutto Uomo-Cristo, si racconta a fiato perso, squaderna il suo mondo interiore, vela e svela chi sia, cosa voglia, perché per lui sia così essenziale essere liberi, capaci di correggere i propri errori, sempre pronti a rimettersi in gioco. La lingua usata da Perrella lo scolpisce, ne fa un essere sonante, s’insinua nella sua psiche.

E da questa lingua parte Toni Servillo per dare voce e corpo sonoro a quello che possiamo definire un pellegrino della libertà d’invenzione. Il grande attore ne segue l’ascesa, punteggiata dal ritmo indiavolato di Alfio Antico, che trae dai suoi tamburi siciliani veri e propri terremoti sonori ed emotivi. Sale, sale Raimondo fino alla radura da cui ogni cosa è visibile e lì viene preso “da formicolio di canto”.

Il compositore Vincenzo Palermo – che dopo una introduzione, quasi viatico ad apertura del lavoro con un tema cinquecentesco su cui innesta un tessuto musicale di fattura tutta contemporanea – traduce questo suo desiderio in coro femminile e lunghe note di flauto; ne fa un isola di meditazione quieta, che anticipa la “discesa” di Raimondo. Lo stesso Servillo asseconda il desiderio della voce di librarsi nell’aria. (rcz)

MONTEGIORDANO (CS) – In scena “Matrimoni felici”

Domani sera, a Montegiordano, alle 21.30, a Piazza Tarsia, in scena Felici Matrimoni della Compagnia Teatro Rossosimona con la regia di Lindo Nudo.

Interpreti dell’esilarante spettacolo, intelligentemente costruito seguendo l’uso dell’en travesti, tipico di molte opere teatrali e cinematografiche, sono gli attori Paolo Mauro e Francesco Aiello, che si alternano nei ruoli maschili e femminili secondo un canovaccio suddiviso in più episodi.

Lo spettacolo, poi, andrà in scena a Rocca Imperiale sabato 23, alle 21.30, all’Anfiteatro Croce Castello.

L’ingresso è gratuito. (rcs)

PORTIGLIOLA (RC) – Riparte il Festival del Teatro Classico “Tra mito e storia”

È con Per un futuro immenso Repertorio con Paolo Rossi, che si apre il 26 luglio la settima edizione stagione del Festival del Teatro Classico Tra Mito e Storia organizzata dal Gal Terre Locridee e la direzione artistica di Elisabetta Pozzi.

Questa edizione intende dare risalto al Palatium Romano di Quote San Francesco presso il Parco Archeologico Urbano di Portigliola, luogo suggestivo, immerso nella natura.

Sito poco lontano dal tratto sud dalla cinta muraria dell’antica Locri, a 500 metri dal bivio per Portigliola dalla SS106, il Palatium di contrada Quote San Francesco risale a un periodo compreso tra il V e il VII secolo ed è stato aperto al pubblico durante le giornate d’autunno 2022 del FAI. Si tratta di un complesso eccezionalmente ben conservato di cui facevano parte un edificio termale e un nucleo residenziale, forse articolato originariamente su due piani, un tempo creduto una chiesa paleocristiana. Residenza fortificata di un potente dominus, forse al centro di un’ampia proprietà terriera, il Palatium è stato regolarmente abitato fino alle incursioni arabe del VII secolo e alla conseguente ondata di malaria che obbligò i residenti a trasferirsi nella vicina Gerace.

Per un futuro immenso Repertorio è un vero e proprio laboratorio di idee in cui l’artista di Monfalcone mette in scena in maniera unica e irripetibile la sua idea di teatro. Il filo conduttore è l’incontro con i personaggi che hanno maggiormente segnato la sua carriera e la sua ironia, folgorandolo sulla “via di Damasco”: Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Fabrizio De Andrè, Dario Fo, il fantasma di Maria Callas, ma anche l’eroe Ulisse i comici del Derby Club, i personaggi classici di William Shakespeare, Molière, Bertolt Brecht e Omero.

Facendo leva sull’improvvisazione e sul coinvolgimento del pubblico, Rossi si allontanerà dalle tradizionali rappresentazioni per creare qualcosa che accade in maniera irripetibile durante la serata, presentandoci un “menu teatrale” che non sarà mai più riproposto allo stesso modo: imprevisti, giochi, scherzi, improvvisazioni e un “immenso futuro repertorio” che sarà creando sul momento con il pubblico e non solo per il pubblico.

Una ricetta dal sicuro successo che garantirà un avvio folgorante per questa attesissima nuova edizione del Festival che, grazie alla collaborazione del Parco Archeologico Nazionale di Locri Epzephiri nella persona della direttrice Elena Rita Trunfio, ci permetterà per questa prima sera di (ri) scoprire un meraviglioso e poco conosciuto reperto della gloriosa storia del nostro comprensorio prima di tornare presso il Teatro Greco Romano di Locri Epizephiri, “casa dolce casa” della manifestazione che freme per riabbracciare il suo amato pubblico.

Come ogni anno, sarà possibile acquistare il biglietto all’ingresso degli spettacoli, ma resta consigliato l’acquisto in prevendita presso l’Agenzia Persefone Viaggi, il Bar Scocchieri, il Bar Riviera o l’Edicola Mondadori di Locri. (rrc)

Il 22 luglio parte Armonie d’Arte Festival

Il 22 luglio, al Parco Scolacium di Roccelletta di Borgia, prende il via la 22esima edizione di Armonie d’Arte Festival, diretto da Chiara Giordano.

Ad aprire la kermesse, una produzione di Armonie d’Arte, in prima assoluta, Raimondo, Vaniloquio non vano, un melologo inedito dello scrittore e critico letterario Silvo Perrella, musiche originali del compositore Vincenzo Palermo, con la voce recitante di Toni Servillo e la partecipazione di Alfio Antico con i suoi tamburi siciliani.

Ad accompagnare, la solista al flauto Maya Palermo e il coro femminile Ensemble Sententie Sonantes diretto da Alexandra Rudakova.

Un lavoro ispirato dalla figura alta, controversa ma fascinosa, di Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, ricordato per la “sua” eccezionale Cappella con il Cristo velato a Napoli, e simbolo di pensiero libero, laterale, non omologato, non di propaganda, assetato di innovazione.

«Con Raimondo – ha dichiarato Silvio Perrella – ho dato voce ai pensieri più intimi di un uomo geniale e complesso. L’ho trasformato in un inventore della propria psiche, prestandogli una lingua serpentina e sonante, fatta di ascese e discese. Ho accompagnato Raimondo, il principe di Sansevero, a decifrare e inventare alfabeti, facendo con lui un rito della conoscenza, dove quel che più conta è l’accettazione della propria insondabile solitudine».

«In questo mio nuovo lavoro –ha evidenziato Vincenzo Palermo – per interfacciarmi al fluido e visionario testo di Silvio Perrella, ho voluto ispirarmi a due grandi figure del passato, Palestrina e Leonardo Vinci, i cui temi si intrecciano con la mia musica in una costante rielaborazione in chiave moderna. Leonardo Vinci, nato a Strongoli, un piccolo comune a nord di Catanzaro, e formatosi a Napoli, ad un anno del termine dei suoi studi fu nominato nel 1719 “maestro di cappella” del principe Sansevero Paolo De Sangro, dando così lezioni di musica al di lui figlio Raimondo, incidendo direttamente sulla sua formazione. Nella musica di Leonardo si ritrova tutta la melodiosità tipica della scuola napoletana sintetizzata in quelle “pratiche” tecniche che l’hanno resa celebre per la qualità e la copiosa produzione».

«Il celeberrimo tema che ho scelto, tratto da un’opera di Vinci – ha proseguito – ne rappresenta degnamente questa sintesi avendo allo stesso tempo una forte connotazione con la musica del luogo. Palestrina, poi, è un fulgido esempio di quel concetto di bellezza inteso come verità e poetica dell’equilibrio, non solo come base della costruzione polifonica rinascimentale ma come base di tutti i saperi. La sete di acquisizione di questi saperi caratterizza il lavoro degli illuministi del ‘700 e Raimondo De Sangro, in questo senso, ne incarna alla perfezione lo spirito».

Alla musica si aggiungerà una sorta di contrappunto ritmico di Alfio Antico, musicista potente ed eclettico, che i tamburi li crea e li suona, e che saluta il pubblico di Armonie d’Arte Festival con questi versi: “Sciuscia ventu. Arrusbigghia li radichi funnuti di sta terra”.

Infine, la direttrice artistica ha reso noto una importante novità: «Il Festival si quadruplicherà e alla programmazione estiva, che resta comunque l’asset principale, si aggiungerà una stagione autunnale, invernale e una primaverile: tutte insieme comporranno “Le quattro stagioni di Armonie d’Arte”, dense di contenuti in linea con il nostro tempo e con il patrimonio del territorio»