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Evento a Cortale

CORTALE (CZ) – Successo per l’iniziativa del Comune, Slow Food e Accademia dei Caccuriani

Grande successo, a Cortale, per l’iniziativa organizzata dal Comune in collaborazione con Slow Food Catanzaro e l’Accademia dei Caccuriani, animata da libri, cibo e buon vino, e dove si è parlato di fagioli, zibibbo e Padre Vostro.

Una serata piacevole, quella andata in scena a Cortale, dove libri, cibo e vino si sono uniti nell’iniziativa che ha registrato la presenza anche di diversi produttori di zibibbo tra i quali Rocco Mazza con Mazzarò; Romano di Tropea; Gianluca Prestia di Platania, Nicotera di Lamezia e Artese. In Calabria, infatti, operano nove produttori di zibibbo, piccoli, nati e cresciuti in questa anni ma per la prima volta Slow Food ha il merito di averli messi tutti insieme. Nell’ambito della serata sono stati presentati da Giancarlo Rafele, responsabile della guida di Slow Wyne, e da Laura Boccuto.

La serata, dopo i saluti del sindaco Francesco Scalfaro, è stata aperta dalla presentazione del libro Padre Vostro del collettivo Lou Palanca. A chiacchierare con gli autori del collettivo Nicola Fiorita, Maura Ranieri, Giancarlo Rafele e Danilo Colabraro, è stato il libraio Nunzio Belcaro, della Ubik di Catanzaro.

Lou Palanca è un collettivo di scrittura “a geometria variabile”, in ragione della mutevolezza della propria composizione. Con Rubbettino ha già pubblicato Blocco 52. Una storia scomparsa, una città perduta (2012), Ti ho vista che ridevi (2015) – vincitore per la sezione narrativa nella XIII edizione del Premio Giacomo Matteotti, A schema libero (2017) e Mistero al cubo (2019). Con Slow Food Editore ha invece pubblicato Il morzello di Nancy Harena (2018).

Ad ispirare il libro presentato a Cortale è stato la figura silenziosa e potente di Francesco De Nardo, padre della protagonista di uno degli episodi di cronaca più sconvolgenti avvenuti nel nostro Paese: il delitto di Novi Ligure del 21 febbraio 2001. Per la prima volta Lou Palanca narra in prima persona, singolare e plurale, maschile e femminile allo stesso tempo. Lo fa per riflettere sul bene e sul male, sul ruolo dei padri, sul dolore e il perdono, attraverso una ricerca che non si alimenta della voce viva degli attori di quella drammatica vicenda ma che pure consente di collocare le scelte di De Nardo in un contenitore nuovo, dove riluce la speranza, la ricostruzione del legame familiare e sociale così brutalmente reciso. Tolto l’orrore, infatti, quel che più di profondo ed elevato ci restituisce questa storia è la potenza dell’amore paterno, la restituzione di una seconda possibilità, la funzione rieducativa della pena, la giustizia riparativa, la crisi delle famiglie “normali”, il ruolo giocato dai mass-media. (rcz)