IL NORD APRE GLI OCCHI: IL MEZZOGIORNO E LA CALABRIA NE PRODUCONO IN QUANTITÀ DA FONTI RINNOVABILI ;
Energia eolica dal Sud

NEL SUD C’È L’ENERGIA CHE SERVE AL PAESE
DAL SOLE DAL VENTO, DAI RIGASSIFICATORI

di PIETRO MASSIMO BUSETTA –  Il Mezzogiorno batteria dell’Italia. Che poi si può tradurre: il Paese ha  deciso di far diventare il Sud la batteria del Nord. Enrico Giovannini lo ha dichiarato in modo esplicito, ma il presidente di Confindustria Bonomi ha fatto il suo viaggio nel Sud per sostenere questa tesi. 

Sarebbe  stupido da parte dei meridionali dire di  no, in una sindrome da Nimby sempre in agguato. Perché non approfittare della nostra insolazione e del nostro vento per fare impianti  solari ed eolici e diventare la batteria dell’energia del Paese?

É giusto che in una collaborazione virtuosa tra le varie parti ognuno contribuisca alla sviluppo del Paese. Ma attenti perché anche in questo ci può essere quel trucco che viene utilizzato quando si tratta con le parti colonizzate. Sappiamo tutti che il Mezzogiorno ha fame di posti di lavoro, che ha un desiderio di una industrializzazione che lo pervade, perché vede in tale processo la possibilità della creazione di quell’occupazione  che consenta ai propri figli di non emigrare, né di ricorrere a quello strumento mortificante che é la richiesta del reddito cittadinanza.

Negli anni ’60 questo desiderio, sempre presente, è stato soddisfatto localizzando l’industria pesante, parlo dell’Ilva di Taranto, della acciaieria  di Bagnoli o degli impianti di raffinazione di Gela, di Pozzallo, di Milazzo che sono stati costruiti illudendo la popolazione che in tal modo sarebbe stato dato un lavoro ai propri residenti.

In realtà i posti di lavoro creati sono stati molto pochi, perché quelle localizzate erano attività ad alta intensità di capitale e a bassa intensità di manodopera. Di contro hanno lasciato una percentuale di tumori nelle realtà coinvolte, particolarmente elevati oltre che una devastazione del territorio, alcune volte come a Gela a ridosso delle mura puniche.

In realtà un Paese con un manifatturiero come quello del Nord, oltre che con una diffusione dell’auto di massa, aveva bisogno di energia e quindi di raffinare il petrolio che arrivava sui nostri territori e   la cosa più semplice fu quella di localizzare tali impianti in una parte del Paese che aveva poca capacità di distinguere gli specchietti per le allodole dai brillanti, e che peraltro avendo una costa così lunga frontaliera dell’Africa era in grado di procedere a tale compito con facilità. 

Quello che accade quando scoperta l’America i colonizzatori spagnoli e portoghesi portavano agli indigeni specchietti che loro non conoscevano ed in cambio si facevano dare brillanti dei quali erano ricchi. 

Adesso il rischio che si ripeta quel rito che ci riguardò negli anni ’60 è molto alto. Cioè che si dica che localizzare gli impianti eolici, solari o i rigassificatori nel Sud sia un modo per costruire un sistema industriale opportuno. Bene vogliamo mettere in chiaro che il Sud può contribuire insieme a tutto il Paese alle energie rinnovabili o anche ad ospitare i rigassificatori, ma non si vede il motivo per cui le pale eoliche, o i campi di impianti solari, che certo non migliorano il paesaggio, possano essere messe sulle colline siciliane o sul tavoliere delle Puglie o sugli Appennini e non possano essere piazzate invece anche sulle Alpi, o i rigassificatori non siano distribuiti per tutto il Paese.

Bene bisogna che ogni realtà regionale possa essere autonoma rispetto all’energia che consuma e nel caso invece si debba ricorrere a quella di regioni diverse, che queste siano indennizzate per il servizio che compiono nei confronti del Paese. Perché deve essere chiaro a tutti che gli impianti che creano energia sono un peso per le realtà che le accolgono che devono essere compensate in qualche modo.

In particolare in un periodo come quello che viviamo in cui la richiesta di autonomia differenziata da parte di alcune regioni del Nord ci fa capire come ognuno porta avanti i propri interessi, dimenticando in modo assoluto quel senso di unità nazionale che invece viene richiamato, da Bonomi in primis, quando al Paese forte serve imporre alla parte più debole l’accondiscendenza alle proprie esigenze. Contemporaneamente non bisogna farsi prendere la mano dall’urgenza di fare presto, legittima ma pericolosa, per consentire alcune loro localizzazioni che non hanno alcun senso. 

Parlo di quel rigassificatore che si vorrebbe costruire in una zona ex industriale di Porto Empedocle, a pochi chilometri dalla Valle Dei Templi, in un porto profondamente vocato ad ospitare le navi crociere oltre che ad essere il terminale per quel distretto turistico che dovrebbe comprendere, insieme ad Agrigento, la scala dei turchi e le isole Pelagie.   

E non bisogna dimenticare mai che un rigassificatore a regime impiega poco meno di 100 unità quando un albergo di 400 posti letto ne impiega 200. 

Ciò non vuol dire che i rigassificatori non vanno costruiti perché in futuro, ma anche già adesso, ne avremo estremo bisogno. Ma non dire che la loro localizzazione non va fatta in base ad una individuazione dell’azienda che lo vuole costruire che é  più attenta al risparmio di costi che  può avere, quanto a localizzarli laddove i territori sono già compromessi e quindi un ulteriore impianto non costituisce grave danno alle altre economie esistenti nelle aree.  

Ne è necessario che profeti improvvisati e mai visti si presentino al Sud per venderci come opportunità quelle che invece sono solo esigenze legittime, ma da considerare più prezzi da pagare che incassi da ricevere. Il  Sud non chiede soltanto di essere interlocutore adulto del sistema Paese, ma pretende di non essere considerato area coloniale nella quale catapultare, oltre che  i paracadutati della politica,  profeti per convincere i più riottosi della bontà di progetti della cui esigenza sono portatori le aree più industrializzate. 

Sarebbe il caso che fosse chiaro a tutti che il Sud si è tolto l’anello dal naso e che non è più disponibile a contemporaneamente essere considerato un tumore da tagliare e da fare affondare da solo,  ma contemporaneamente anche un’area in cui localizzare tutto quello che serve, certo non la Intel che si tengono stretta in Veneto.  O da cui estrarre giovani formati a cui non dare opportunità in loco e invece far trasferire nelle realtà sviluppate, in un gioco al massacro che vede una desertificazione demografica, processo che precede l’impossibilità di un cambiamento necessario. (pmb)