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I consiglieri regionali contro decisione di aumentare stipendi a manager sanità

I consiglieri regionali di opposizione contro aumento stipendi a manager sanità

C’è scontento, tra i consiglieri regionali pd, per l’approvazione, da parte della maggioranza del Consiglio regionale, di aumtare del 20% gli stipendi dei manager sanitari.

Una decisione che lascia l’amaro in bocca e, come già sottolineato dalla consigliera regionale Amalia Bruni, «profondamente sbagliato» nel momento storico così complesso.

«In questi mesi – ha detto – mi sarei aspettata risultati concreti sull’emergenza urgenza, sui premi covid agli operatori sanitari, sulla riorganizzazione territoriale. Nulla di tutto ciò». 

«Non è una questione demagogica – ha spiegato ancora – ma di merito sui provvedimenti che questa amministrazione regionale partorisce. L’aumento del 20% degli stipendi intaccherà i Lea (Livelli essenziali di assistenza) e di conseguenza peserà sui cittadini e pazienti del nostro sistema sanitario».

«È incredibile quello che hanno dovuto sentire i calabresi», ha tuonato il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise.

«È incredibile – ha aggiunto – che qualcuno pensi di risolvere i problemi della sanità calabrese aumentando, in questo momento, gli stipendi dei dirigenti sanitari. Per quale merito, poi? Per averci lasciato, insieme alla politica, ospedali (dove ci sono) senza medici?».

«La Calabria ha una priorità ora – ha spiegato – assumere medici, infermieri, oss.  La Calabria, che oggi vede i suoi cittadini pagare  tasse al massimo per il piano di rientro sanitario, ha ospedali con un solo medico di turno.  I nostri medici sono stremati. E stremati sono i pazienti, costretti a ore di attese per una diagnosi. La cronaca continua a raccontarci casi di malasanità. In questo contesto, la priorità è dare servizi.  È questa priorità qualcuno pensa possa cambiare dando 1.000 euro in più ai dirigenti sanitari?».

«È incredibile – ha concluso – prima che assolutamente immorale, quello che continua ad accadere nella nostra regione. Dirigenti, consulenti, manager, esperti, si continua a parlare solo di burocrazia sanitaria. Non potevo non denunciare la cosa».

Anche Antonio Lo Schiavo, consigliere regionale di De Magistris Presidente, ha definito il provvedimento sbagliato «nei tempi e nel messaggio politico che si dà ai cittadini calabresi che quotidianamente sono alle prese con la carenze di una sanità in perenne emergenza, nonché ai tanti professionisti sanitari che ogni giorno sono in prima linea per garantire il diritto alle cure in condizioni oggettivamente proibitive».

«Un provvedimento – ha aggiunto Lo Schiavo – che il presidente della Giunta, nel suo intervento di risposta alle mie perplessità espresse in aula, ha giustificato come incentivo per attrarre in Calabria “il meglio del meglio” del management sanitario che oggi, a suo dire, sarebbe scoraggiato da stipendi inferiori rispetto ad altre regioni. Ritengo che tale argomentazione sia del tutto scollegata dalla realtà oltre che inefficace nel merito. A che serve pagare il 20 per cento in più alle figure apicali, per una spesa che lieviterà ancora di un milione di euro l’anno, se le aziende amministrate continueranno a boccheggiare nelle carenze di cui sono ostaggio? Se infermieri, medici, operatori sanitari saranno ancora costretti a turni di lavoro estenuanti per le carenze di organico?».

«Se le ambulanze (quando disponibili) – ha detto – continueranno a viaggiare senza medici a bordo? A che servirà avere i migliori manager in circolazione in un quadro in cui molti concorsi continueranno ad andare deserti perché nessun medico vuol venire a lavorare in un contesto così critico? Sarebbe forse il caso di ribaltare la prospettiva, subordinando gli aumenti dei compensi a meccanismi di premialità legati ai risultati raggiunti in termini di efficienza del sistema sanitario, di raggiungimento dei Livelli essenziali di assistenza, di garanzia del diritto costituzionale alla salute dei cittadini calabresi».

«E questa non è demagogia – ha concluso Lo Schiavo –, è mettere in sintonia la politica con la vita vera delle persone». (rrc)