LA SCRITTRICE GIUSY STAROPOLI CALAFATI RIBADISCE LA NECESSITÀ DI UNA "FORMULA STRATEGICA";
Un suggestivo tramonto a Praia a Mare

FAR SCOPRIRE IL BELLO DELLA CALABRIA
LA MISSION CUI PUNTARE PER IL RILANCIO

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – Se provassimo a diffondere bellezza, la Calabria, potrebbe essere finalmente una terra migliore di com’è? Praticare il bello, è un esercizio che sappiamo fare, ma fare bene, noi calabresi? Sul primo quesito lasciamo la risposta aperta, su quello seguente invece, la risposta esatta è: non proprio. Ma possiamo certamente imparare.

Migliorare le nostre performance, fino a essere straordinariamente bravi. In fondo non si tratta d’altro se non di diffondere la bellezza di cui la Calabria è già da principio dotata. Non sarebbe forse questa una buona pratica di marketing strategico per la Regione? 

La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è certamente il dubbio che fare bene e fare meglio (vivere rettamente) sia inutile. Corrado Alvaro affronta già nel 1948, e con sostenuta sollecitudine, la morale del dubbio, ma la verità è che a certe latitudini soprattutto, questo dubbio assale ancora. Oggi come allora. Serve dunque un’analisi autocritica che ingaggi nei calabresi la capacità di fare del bello il proprio massimo bene. 

Risorse limitate? Concentriamole sulle migliori opportunità.

Bene il food che fa provare gusto; ottima l’enogastronomia che rende onore ai sapori e agli odori, ai prodotti tipici del territorio; straordinari il mare e la montagna… Un mood che però è limitatamente sufficiente se si tratta di riuscire a essere competitivi con il resto del mondo. Dove il gioco lo fa sì la domanda, ma la soluzione è tutta nell’offerta.

Serve, al centro di tutto questo principio di cose, un dettaglio ulteriore a fare la differenza. E cioè una formula “strategica” in grado di far emergere il particolare nell’universale. 

Il mare non ci privilegia più. È stralucente alle Hawaii e pure in Liguria, non è dunque questo il particolare oggetto della nostra ricerca. La montagna non ci avvantaggia particolarmente neppure, è purissima in Svizzera e anche in Piemonte, dunque nulla di cui approvvigionarsi neanche qui. Il buon cibo, non è più un esclusivo segno di riconoscimento, vi sono eccellenti vie del gusto anche in Emilia e in Toscana. Perché allora far virare verso Sud, in Calabria, il flusso turistico italiano, europeo ed estero?

Ecco la necessità di una strategia di sviluppo mirata. 

Della Calabria, in termini di bello, nel contesto di una bellezza più grande e obiettivamente diffusa ovunque, si parla fin troppo poco. Un dato reale, da impianto statistico, secondo il quale la regione emerge maggiormente per fatti di cronaca nera rispetto alle pluriqualità possedute, in grado, tra le altre cose, di appagare l’animo attraverso i sensi, divenendo oggetto di meritata e degna contemplazione. La Calabria, nonostante le sue origini magnogreche, la spettacolarità dei bronzi di Riace, la genialità del teorema di Pitagora e il valore leggendario del tesoro di Alarico, resta tra le regioni italiane una misconosciuta terra d’Europa. Ovviamente al netto di tutto il bello che ha. 

Politiche errate, o piani di sviluppo poco credibili? Propagande troppo campanilistiche, o incapacità di orientamento verso la progressione nazionale e internazionale?

Certamente a influire su questo stallo della regione, pesano le troppe inconcludenti approssimazioni che fanno capo alla politica, ma anche e soprattutto ai calabresi della società civile conniventi alla politica stessa, tutti insieme fedeli alla leggenda metropolitana “u ciucciu chi vola”. Non sarebbe tempo di abbandonare il carattere di mitomani ereditato dai greci e smettere di raccontare favole su una vita in realtà disadorna?

I flussi turistici, negli ultimi decenni, hanno aumentato in maniera esponenziale le loro esigenze, conseguenza della progressione dello sviluppo economico e sociale a livello globale. Le migliaia di chilometri che distanziano la Calabria dal resto d’Europa, devono pertanto poter corrispondere al massimo dei servizi del bello, affinché da ovunque si decida di raggiungere una meta così lontana. Come? Con la capacità dei singoli di fare gruppo e quella del gruppo di trasformarsi in insieme.

La Calabria è bellissima. E i luoghi di cui dispone sono davvero tanti e soprattutto vari. Vanno semplicemente esposti. Messi in mostra. Saputi vendere. Come si fa coi frutti, l’olio, il pane, il bergamotto e il cedro. La Calabria ha una miriade di luoghi che sono musei a cielo aperto, set naturali gratuiti dove tutti potrebbero girare il film della propria vita, o magari realizzarvi dei sogni. La nota che stona è che però su questi stessi luoghi idilliaci, a giocare a svantaggio è l’oscurantismo, cioè l’essere conosciuti troppo poco, a volte per niente. 

Ma non è che si ha forse troppa paura di correre il rischio che la Calabria rubi il cuore agli ospiti in visita nei suoi meravigliosi luoghi? Anche se fosse, e lo rivelo proprio qui, è esattamente questo l’elemento segreto della strategia.

La nostra terra, e ne fa memoria l’inglese Edward Lear con i suoi artistici bozzetti, ha bisogno di essere mostrata per quel che è: il diamante grezzo d’Europa, lo straordinario itinerario italiano.

Una nuova proposta legata ai luoghi, in tutte le accezioni del termine. Alle pietre, alle vie, ai paesi. Con sottotitoli tratti dalla letteratura in cui gli stessi luoghi, oltre la materia di cui sono fatti, hanno un’anima viva. Sono essi il contenitore di tutto ciò che il viaggiatore cerca. Ma affinchè la promozione convinca, arrivi al livello della persuasione, il primo viaggio spetta ai calabresi, la cui conoscenza dei luoghi a cui appartengono è pigra e misera. Una ricognizione quindi destinata a confluire, a fine percorso, in quella agognata strategia di sviluppo regionale a cui abbiamo accennato nella parte iniziale. 

Per avere a disposizione una giusta chiave di lettura con cui far entrare ospiti e visitatori già a distanza, direttamente nel cuore della Calabria, affinchè questa possa rapirgli il loro, non resta che avviare un processo di interventi. Il primo, e mi sia concesso, sia riservato a Leonida Repaci, con l’augurio che la chiave che lo scrittore di Palmi è disposto ad offrirci, corrisponda, e corrisponderà, al dettaglio che fa la differenza nell’avvio di una forte e immediata strategia di marketing regionale che, auspichiamo, una volta attuata, si dimostri in grado di aprire le porte aperte di questa terra al mondo intero. 

Quando fu il giorno della Calabria Dio […] Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l’olio, a Cirò il vino, a Rosarno l’arancio, a Nicotera il fico d’India, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all’Amendolea le cicale, al Crati l’acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l’oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all’altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all’onda il riflesso del sole. Diede a Cosenza l’Accademia, a Tropea il vescovo, a San Giovanni in Fiore il telaio a mano, a Catanzaro il damasco, ad Antonimina il fango medicante, ad Agnana la lignite, a Bivongi le acque sante, a Pazzano la pirite, a Galatro il solfato, a Villa San Giovanni la seta greggia, a Belmonte il marmo verde. Assegnò Pitagora a Crotone, Orfeo pure a Crotone, Democede pure a Crotone, Almeone pure a Crotone, Aristeo pure a Crotone, Filolao pure a Crotone, Zaleuco a Locri, Ibico a Reggio, Clearco pure a Reggio, Cassiodoro a Squillace, San Nilo a Rossano, Gioacchino da Fiore a Celico, Fra’ Barlaam a Seminara, San Francesco a Paola, Telesio a Cosenza, il Parrasio pure a Cosenza, il Gravina a Roggiano, Campanella a Stilo, Mattia Preti a Taverna, Galluppi a Tropea, Gemelli-Careri a Taurianova, Guerrisi a Cittanova, Manfroce a Palmi, Cilèa pure a Palmi, Alvaro a San Luca, Calogero a Melicuccà, Rito a Dinami. Donò a Stilo la Cattolica, a Rossano il Patirion, ancora a Rossano l’Evangeliario Purpureo, a San Marco Argentano la Torre Normanna, a Locri i Pinakes, ancora a Locri il Santuario di Persefone, a Santa Severina il Battistero a Rotonda, a Squillace il Tempio della Roccelletta, a Cosenza la Cattedrale, a Gerace pure la Cattedrale, a Crotone il Tempio di Hera Lacinia, a Mileto la zecca, pure a Mileto la Basilica della Trinità, a Santa Eufemia Lametia l’Abbaziale, a Tropea il Duomo, a San Giovanni in Fiore la Badia Florense, a Vibo la Chiesa di San Michele, a Nicotera il Castello, a Reggio il Tempio di Artemide Facellide, a Spezzano Albanese la necropoli della prima età del ferro. Poi distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria.[…] (Leonida Repaci)

Il Signore ha distribuito in Calabria più bellezza che altrove, vogliamo, noi calabresi, almeno a lui, rendere conto di ciò che ne abbiamo saputo fare? Non sono richieste strategie. (gsc)