di EMILIO ERRIGO – La Calabria dicono quasi tutti, che è bella e misteriosa, per certi aspetti unica paesaggisticamente, anche un po’ troppo affascinante. Ma vi prego caldamente di parlarne se potete, sempre male!
Ma perché ,vi chiederete, è un non senso, non c’è alcun motivo per denigrare irragionevolmente gli ambienti naturali ancora tutti o quasi, incontaminati e aspri, spinosi e virili, come i Suoi abitanti. Non chiedetemi, per carità, di spiegare la vera spinta emotiva della mia inusuale richiesta, lo capirete da soli più in là col tempo il perché.
Parlatene sempre male e non bene della Calabria, a colazione di primissima mattina, a pranzo o cena a tarda ora, ma vi prego parlatene. Un giorno un mio amico fraterno mi chiese, se scherzassi o parlavo seriamente. Aggiunse, ma perdona la mia insistenza, mi dici e mi vuoi spiegare una volta per tutte il perché, in ogni occasione che intercetti o ascolti qualcuno che tenti di parlar bene della Calabria, te ne esci con queste tue filosofiche esternazioni negative? Risposi di getto senza esitazione!
Caro mio, lo sai che è scientificamente e statisticamente acclarato, che a parlar male di qualcosa o di qualcuno, anche se non sai nulla di ciò che parli e dici, alimenti un forte e irresistibile interesse nell’ascoltatore? Tutto qui!
Parlatene male della bella Calabria e della Calabria bella, ma parlatene non dimenticatevene pena, un raggio di sole di Calabria riscaldante e abbronzante, calde temperature presenti a partire dal 39 esimo parallelo a scendere, con numeri di latitudine sempre più bassi verso l’equatore , fino a lambire le spiagge bianchissime e luccicanti più estese, bagnate dal mare più trasparente e blu del Mediterraneo. E voi volete parlarne bene?
Sapete che significherebbe parlarne bene della Calabria e a quale conseguenze disastrose per la qualità della vita in Calabria, andremmo incontro? Lo hanno capito bene i bene accolti migranti e i governanti, i primi sempre attenti a scegliere la spiaggia più sabbiosa e meno rocciosa per approdare in Italia, salvo poi dileguarsi verso le terre più ricche del Nord Europa, lo hanno ben compreso i governanti che si guardano bene, nel decretare con urgente necessità di costruire le infrastrutture viarie, ferroviarie e aeree, indispensabili per accorciare i tempi di percorrenza per consentire a chiunque intendesse avvicinarsi a questo angolo sconosciuto di Paradiso terrestre e marittimo.
Non parlate bene del Sud Italia, dove un tempo abitavano gli Itali, (poi chiamati Italiani), i Bruzi, gli Enotri, i Grecanici, oggi Calabresi, i filosofi, i matematici, gli utopici, letterati, guerrieri, pescatori, agricoltori, costruttori, navigatori, guerrieri, letterati e scienziati, provenienti da ogni parte del pianeta terra. In verità mi spiace un po’ che questa umana gente proveniente da chissà dove, dopo aver depredato e saccheggiato quanto trovano nei territori adiacenti lo sbarco, abbiano pure deciso di insediarsi e costruire centri abitati, torri costiere di osservazione difensive, maestosi castelli, fortezze inespugnabili, basiliche, monasteri, conventi, ville e giardini, porti, città, tante scuole dove insegnare, la matematica, le lettere, arti e mestieri e la cultura del bello e della prestanza fisica tendente al perfezionismo tipico della civiltà greca.
La colonizzazione greca, il dominio dei romani, siracusani e bruzi, degli ostrogoti, goti, bizantini, normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli, austriaci,prima e seconda dominazione dei borboni, francesi, hanno per destino avverso poi rivelatosi una vera fortuna economica, lasciato opere e manufatti di altissima ingegneria costruttiva, sculture di rara bellezza e perfezionismo artistico, modus vivendi delle loro diverse civiltà e tanta, tanta sofferenza, distruzioni e costruzioni, dolori e gioie, violenza e amore.
Se si dovesse diffondere questa realtà ancora per molti e troppi versi sconosciuta, rischieremmo di essere ancora una volta, invasi e conquistati, dai così chiamati turisti culturali, ambientali e del paesaggio, esponendo i nostri tesori artistici, architettonici, storici e archeologici, ad essere calpestati, fotografati, conosciuti e ammirati da troppe persone invadenti e predatori dei migliori alimenti e cibi ancora sani prodotti e cucinati con ricette antiche in Calabria, innamorandosi poi della rara bellezza e femminilità delle Donne uniche al mondo, chiamate universalmente Calabriselle. (ee)
*Emilio Errigo è nato in Calabria, docente universitario e Generale in ausiliaria della Guardia di Finanza







