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L'OPINIONE / Giovanni Giordano: Il dramma del Mezzogiorno è la classe dirigente che non c'è

L’OPINIONE / Giovanni Giordano: Il dramma del Mezzogiorno è la classe dirigente che non c’è

di GIOVANNI GIORDANO – Qualche giorno fa, il professore Tonino Perna, rinomato docente e uomo di cultura che stimo molto e che ho avuto modo di conoscere da studente della Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Messina, ha presentato presso il Giardino dei Monfortani di Reggio Calabria il suo ultimo libro Diario: 385 giorni a Palazzo San Giorgio. Un racconto certosino sulla sua esperienza vissuta da vice sindaco.

Il lavoro editoriale del prof. Tonino Perna, senza soffermarci nelle questioni specifiche del libro, dona spunti di riflessione su un problema enorme, dove ad essere coinvolta non è soltanto Reggio Calabria, ovvero quel fenomeno generalizzato, purtroppo, della carenza di classi dirigenti – ai vari livelli – adeguate alle necessità dei nostri tempi.

A questo proposito, Alec Ross – esperto di tecnologia e già consulente del Dipartimento di Stato Americano – racconta dei “Furiosi anni ‘20”, con un occhio al passato ed uno al futuro. Egli afferma che quelli appena cominciati decideranno la partita degli anni a venire. Molti sono gli elementi che ci avvicinano agli anni ‘20 del secolo scorso: malattie pandemiche, venti di guerra, grande depressione economica. In poche parole: il buio delle profonde crisi. Proprio dal buio della fine degli anni ‘20, durato fino alla Seconda Guerra Mondiale, l’Italia ripartì più fiera e speranzosa che mai.

L’Italia del boom Economico, che tutti conosciamo, fece la sua apparizione tra gli stati più avanzati del Vecchio Continente. Questo fantastico percorso, però, fu sostenuto e reso possibile da una nuova e giovane classe dirigente (post bellica e repubblicana) che guidò al Miracolo Economico; quella classe dirigente che oggi manca.

Potremmo affermare, senza tema di smentita, che il problema dei problemi, la questione delle questioni, il dramma che pesa come un macigno sul futuro dell’Italia – e soprattutto del Mezzogiorno – è proprio la classe dirigente che non c’è e che difficilmente ci sarà, data l’emigrazione delle migliori risorse umane.

La storia dei flussi migratori dal Meridione ci racconta che sono andate via le braccia e negli ultimi decenni le menti.

Dunque che fare? Certo, sperare negli illustri uomini e donne che parteciparono all’Assemblea Costituente post bellica non è possibile, perché chiaramente non ci sono più, sicuramente però potremmo ispirarci ai loro insegnamenti e modelli. Ciò, per quanto lodevole possa essere, purtroppo non basta. Serve una coraggiosa e visionaria missione capitanata dalle menti più illuminate del nostro Paese. Persone cristalline ed autorevoli che sposino l’unica vera grande ed esistenziale sfida: formare una nuova classe dirigente che possa ricostruire il Paese e – in particolare – un Mezzogiorno ridotto in macerie; nonché adeguata e all’altezza delle sfide per un’Europa unita, per la democrazia, i valori occidentali e il futuro dell’umanità.

Chi si assumerà questo oneroso compito? Sarà forse la Famiglia, la Scuola, la Chiesa, i Partiti, i Sindacati? Saranno tutti insieme o – chissà – non saranno nessuno di questi, per vari motivi?

Potrebbe rimanerci ancora una carta da giocare. Una possibile e concreta speranza potrebbe essere rappresentata dal variegato e straordinario mondo dell’associazionismo e del volontariato. Oggi, anche in Italia, quest’ultimo rappresenta una straordinaria ricchezza. Non sempre sufficientemente conosciuta e valorizzata. Spesso si manifesta silenziosamente, ma diffusamente in ogni ambito della Società, a partire dalla Formazione e dalla Cultura.

A volte anche più visibilmente, con gesta eroiche di tante donne e tanti uomini nei molti drammi vissuti dal nostro Paese, a partire dalle guerre fino alle numerose catastrofi naturali. Un mondo, dunque, che si fa sintesi di valori, coraggio e generosità e che potrebbe prendere in carico l’obiettivo esplicitamente dichiarato: dare al Paese una sana, capace e autorevole classe dirigente che oggi – appunto – purtroppo non c’è. (gg)

[Giovanni Giordano è imprenditore turistico, Presidente Confapi Turismo Calabria e Delegato Regionale MAAVI (Movimento Autonomo Agenzie di Viaggio Italiane]