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Il Rettore dell'Unical Nicola Leone

L’OPINIONE / Nicola Leone: Quella visione chiamata Unical

di NICOLA LEONE – Vorrei che l’intera società calabrese (…) trovasse nell’Università un ben più profondo significato di quanto non ne abbiano avuto, finora, tutte le altre Università» (Beniamino Andreatta).

L’Università della Calabria nasceva nel 1972 con una missione scientifica e al tempo stesso civile. Un sogno, una visione, una scommessa lanciata da Beniamino Andreatta e dai padri fondatori: realizzare nel sud un ateneo nuovo, con metodi formativi inediti e residenziale, che formasse la nuova classe dirigente e rendesse l’istruzione universitaria in Calabria opportunità per tutti. Una scommessa che oserei dire vinta. Più di 100.000 giovani hanno conseguito il titolo di studio presso l’Università della Calabria finora: tra di loro ci sono gran parte degli insegnanti di oggi, dei dirigenti di oggi e i vertici di diverse istituzioni calabresi. Essi hanno positivamente contribuito all’innovazione e alla crescita socioculturale della Calabria. Numeri che raccontano l’incredibile crescita di questo ateneo, dal 1972 a oggi.

Nel suo primo anno accademico contava tre corsi di laurea: Ingegneria civile e industriale, Fisica e Scienze economiche e sociali. Cinquant’anni dopo i corsi di laurea, tra triennali e magistrali, sono saliti a 78. Il numero di iscritti al primo anno è passato dai 596 del ’72 agli oltre 6mila dell’anno accademico 2021/2022. Negli anni, grande l’apertura è stata anche nei confronti della comunità internazionale che ha mostrato grande interesse, tanto da superare quest’anno le 5000 domande di ammissione da parte di studenti stranieri, attratti dai nostri 10 corsi internazionali e dai 21 dual degree.

L’Unical non è cresciuta solo nella didattica; grandi passi sono stati fatto nel campo della ricerca grazie all’impegno di tanti giovani ricercatori che sono nati nell’Unical e che qui hanno deciso di fermarsi, sentendosi parte di una missione culturale più alta e offrendo il loro talento al servizio del territorio. Cito solo alcuni numeri, che raccontano l’impegno dell’Unical nella ricerca. Le pubblicazioni scientifiche sono oltre 60mila (fonte IRIS) e le citazioni Scopus superano le 300mila (su 15mila 774 prodotti), mentre quelle censite da Web of Science negli ultimi 10 anni sono più di 230mila (su 12.654 prodotti).

Accanto al genio delle menti, la ricerca viene sostenuta da grandi infrastrutture, tra le quali Sila, Agrinfra e Star, sorgente a raggi X ad alta energia, infrastruttura di ricerca di interesse strategico nazionale. Ricerca e infrastrutture ottenute grazie anche alla grande capacità di intercettare finanziamenti, linfa vitale per un’università nata e cresciuta in un tessuto economico modesto. Solo quest’anno, ad esempio, l’ateneo è riuscito a ottenere finanziamenti pari a 75 milioni di euro sul PNRR, 5 milioni sul Piano operativo salute e 4 milioni dal Ministero dell’economia.

Nell’ambito della sua terza missione, inoltre, l’Unical ha dato vita a moltissimi spin-off: oggi sono 48 che danno lavoro a centinaia di giovani laureati.

Certo, le sfide del futuro sono ancora tante e passano anche dal miglioramento di alloggi e servizi, al garantire il diritto allo studio a tutti gli studenti, per i quali mancano ancora oggi risorse statali sufficienti e si rende necessaria – e non più rinviabile – l’adozione di una legge regionale per il diritto allo studio universitario. Tra le sfide del futuro anche la necessità di animare ancor di più il campus, realizzando in pieno quell’ambiente di studio inedito che Andreatta immaginava per il campus. Tra gli obiettivi, che raggiungeremo a stretto giro, il potenziamento delle strutture sportive con la realizzazione di una vera e propria cittadella dello sport e l’apertura delle sale cinematografiche.

È il momento di tirare le somme, di tracciare un bilancio. Cinquant’anni dopo possiamo – dobbiamo – chiederci se l’ambiziosa missione per cui l’Università della Calabria è nata sia stata compiuta. Certamente l’Unical ha avuto un enorme impatto sulla formazione e sullo sviluppo socio-culturale, ha favorito l’innovazione e la crescita del territorio. Ma per lo sviluppo economico l’università da sola non basta. La politica deve fare la sua parte in ambito di infrastrutture, trasporti e sicurezza. Il Pnrr in questo senso offre una grande opportunità e l’Unical mette a disposizione le proprie competenze per realizzare progetti in sinergia con l’istituzione regionale. Quindi più che rispondere alla prima domanda, a chi nutre dubbi sul positivo impatto dell’Unical sul territorio ne propongo io un’altra. Cosa sarebbe stata la Calabria oggi senza l’Unical? (nl)