Il Touring Club Italiano: Interventi su linea Salerno-Reggio C. sono solo adattamenti, non alta velocità

I Club di Territorio ed il corpo consolare della Calabria del Touring Club Italiano hanno espresso dubbi in merito agli interventi previsti, con il Recovery Plan, sulla linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria, in quanto «è scritto a pag.432 dell’allegato al documento di economia e finanza 2020 [bilancio 2021]: “Velocizzazione della relazione Roma-Napoli-Salerno-Reggio Calabria”. Cosa ben diversa di una linea Alta Velocità ad Alta Capacità, come quella oggi esistente sino a Salerno».

«Il piano Regionale dei Trasporti della Regione Calabria – si legge in una nota di Domenico Cappellano, console regionale per la Calabria del Touring Club Italiano – approvato nel 2016, con valutazione positiva della Commissione Europea del 2017, invece prevede la realizzazione di un nuovo itinerario ad alta velocità sulla direttrice Salerno-Reggio Calabria. La nuova linea, sempre secondo il precitato piano regionale, dovrebbe soddisfare al meglio il paradigma Larg [Lean, Agile, Resilient, Green]; ovvero una linea con progettazione snella ad altissimo tasso tecnologico, svincolata dalla presenza di merci pesanti, fortemente attrattiva per i passeggeri e per la logistica, solida e capace di far fronte ai rischi naturali e antropici più delle infrastrutture attuali, con grande caratterizzazione ambientale. In questo senso, il paradigma Larg può dare il nome alla nuova tipologia di linea».

«Tutto ciò – prosegue la nota – alla luce del fatto che il Mit. e Rfi del Gruppo Ferrovie dello Stato hanno già deciso di utilizzare per le merci il corridoio ionio-adriatico, partendo dallo Stretto; su questo corridoio, che è parte decisiva del Rail Freight Corridor 3, si sono investite notevoli risorse e i lavori sono quasi completati. Il costo della nuova linea Alta Velocità Larg, con velocità 300 km/h, non supererebbe i 10 miliardi. Un investimento di tale portata porterebbe ad avrebbe due risultati pratici: il primo una crescita del Pil così come peraltro attestato in una ricerca dell’Università di Napoli, sotto la guida del prof. Ennio Cascetta, che ha rilevato come nelle regioni più ricche (con reddito pro capite sopra la media) le città dotate di stazione Av hanno visto crescere il Pil del 10% nel decennio 2008-2018 (dato provinciale) contro il 3 % delle province che hanno una distanza superiore alle due ore da una stazione. Nelle regioni meno ricche, le città con stazione Av sono cresciute dell’8% contro lo 0.4% dei capoluoghi distanti più di due ore».

«Il secondo risultato – continua ancora la nota – della realizzazione della linea Av Larg, sarebbe lo sbocco lavorativo per migliaia di giovani meridionali che verrebbero coinvolti in tutte le fasi realizzative. Infine, non può non notarsi che le infrastrutture e le reti di trasporto influiscono sullo sviluppo dei territori, e la Calabria necessita di immediati interventi in tal senso, anche e soprattutto in termini turistici, che per il futuro rappresenta un percorso obbligato alla luce dell’enorme patrimonio naturale, culturale ed umano presente». (rrm)

EUROPEA LA NUOVA BEFFA PER LA CALABRIA
DAL RECOVERY PLAN APPENA 0,5 MILIARDI…

di FABIO PUGLIESE – Il Piano Nazionale di ripresa e resilienza “#Next Generation Italia” approvato martedì in Consiglio dei Ministri, in materia di infrastrutture rappresenta nei fatti  la più grande colossale sconfitta nella storia della Calabria.

Oltre 220 miliardi di euro di investimenti e di questi al settore Infrastrutture ne saranno destinati 27,7. Un investimento unico nella storia d’Italia che però in Calabria non prevede praticamente nulla. Nella nostra regione, infatti, l’unico intervento previsto è il nuovo collegamento ferroviario ad alta velocità/alta capacità Salerno-Reggio Calabria per un importo di meno di un miliardo di euro complessivo.

Alla Calabria viene quindi destinato un finanziamento che nei fatti non supererà i 500 milioni di euro e che viene peraltro concentrato sulla costa tirrenica. L’importo restante, oltre 27 miliardi di euro, sarà investito nelle altre regioni italiane che, per inciso, godono di una rete infrastrutturale migliore di quella calabrese.

Tutte le forze politiche, nessuna esclusa, avevano sostenuto la necessità di finanziare il Ponte sullo Stretto ritenendola l’opera addirittura una “priorità infrastrutturale per la Calabria”. Nella realtà sarebbe stato molto meglio fare un’analisi costi-benefici per capire se la priorità infrastrutturale per la nostra regione era davvero quella di dover investire 4 miliardi di euro per la realizzazione di 3,5 chilometri di ponte oppure se, invece, sarebbe stato più conveniente investire quell’importo per realizzare oltre 200 chilometri di nuova strada Statale 106 su un tracciato ex novo in collina che avrebbe potuto rilanciare l’intera costa jonica calabrese evitando vittime, feriti e, soprattutto, spopolamento (in particolare giovanile).

Tuttavia, la novità è che nel Piano non c’è neanche il Ponte sullo Stretto ed anche questo è un fatto. Purtroppo è tutto nero su bianco.

Già prima della pandemia sia l’Istat che il rapporto Svimez evidenziavano le criticità legate all’area jonica calabrese. La crisi economica, la crescente disoccupazione, la diminuzione delle nascite, lo spopolamento caratterizzato sempre più da giovani (peraltro laureati), secondo gli studiosi avrebbero determinato a breve un ulteriore arretramento dello sviluppo e del progresso economico. Già prima della pandemia, secondo il rapporto Svimez, nel 2050 sulla costa jonica calabrese avremmo perso circa 150 comunità: significa che oltre 150 comuni sarebbero diventati “paesi fantasma” esattamente come oggi è Roghudi Vecchio.

Oggi e, soprattutto, tra qualche manciata di mesi dopo la pandemia, è davvero difficile pensare che questa prospettiva possa migliorare ma, anzi, peggiorerà per la crescente crisi economica ed in considerazione delle scelte assunte dal Governo che nei fatti ha deciso di non investire nulla nell’infrastrutturazione della Calabria.

Il Governo è fatto di uomini ed oggi, in maggioranza, costituito da populisti che avrebbero dovuto cambiare il mondo dopo 50 anni di malapolitica fatta – dicevano – di ruberie, corruzione e disonestà. Costoro oggi siedono in parlamento per merito delle loro denunce che nei cittadini hanno trovato larga condivisione. Però oggi c’è da chiedersi: qual è stata nei fatti  la loro visione? Quali sono state le loro scelte? Quali soluzioni hanno messo in campo per risolvere i nostri problemi?

Oggi il richiamo di Joe Biden agli americani “sognate con ambizione” stride fortemente con la desertificazione culturale espressa da un Governo cieco e, soprattutto, da una classe politica e parlamentare calabrese che non è stata capace di mettere al centro un’idea, una proposta ed una visione diversa che potesse far comprendere le potenzialità di una regione e di un’area in particolare, quella jonica, che poteva diventare strategica per l’intero Mezzogiorno e per l’Italia. Quindi anche per l’Europa.

Quello che non c’è scritto nel Piano Nazionale di ripresa e resilienza “#Next Generation Italia” non è colpa solo del Governo ma è colpa, soprattutto, di quei parlamentari e delle forze politiche calabresi che dovevano accendere una luce e hanno deciso di non farlo!

Essi avrebbero dovuto far comprendere al Governo che era necessaria lungimiranza e coraggio per costruire un futuro al Sud, in Calabria, sulla costa jonica calabrese. Avrebbero dovuto proporre investimenti utili e far comprendere che questi avrebbero generato lavoro, occasioni di produzione, fonti di maggiore reddito, ma soprattutto lo strumento attraverso il quale i cittadini di questo territorio avrebbero potuto contribuire al progresso morale e materiale della società.

Oggi, purtroppo, è già troppo tardi perché è tutto scritto ed approvato. Abbiamo perso una grande occasione, forse l’ultima. Cosa resta? Solo un grande bisogno di speranza per andare avanti… (pf)

Italo si ferma anche a Scalea e a Vibo Pizzo
Il Frecciargento presto a Torano-Lattarico

Da oggi, 2 luglio, confermate le fermate a Scalea e a Vibo Pizzo del treno alta velocità Italo, mentre c’è una buona notizia che arriva da Trenitalia: fra qualche giorno il Frecciargento Sibari-Bolzano fermerà a Torano-Lattarico.

Se per Italo le nuove fermate sono «di un altro passo volto a favorire la mobilità dei cittadini calabresi introducendo le fermate nelle stazioni di Scalea e Vibo Pizzo, oltre alle città già servite da domenica scorsa ossia Paola, Lamezia Terme, Rosarno, Villa San Giovanni e Reggio Calabria», dall’altra parte, per la deputata del Partito DemocraticoEnza Bruno Bossio, la nuova fermata del Frecciargento Sibari-Bolzano «sarà uno scalo importante per una consistente platea di passeggeri e rispondendo a una precisa sollecitazione dei sindaci del comprensorio, del presidente della provincia e del leader del movimento “Diritti civili” di Franco Corbelli».

«Si tratta – ha dichiarato la deputata Bruno Bossio – di un primo obiettivo raggiunto, del quale ringrazio Trenitalia e tutte le istituzioni impegnate per questo risultato, ma occorre ancora mantenere alta l’attenzione e l’impegno: è opportuno, a questo punto, che si pervenga ad una intesa organica tra Regione, Rfi e Mit che consenta in primis il mantenimento del Fracciargento oltre il termine contrattuale di settembre e la realizzazione del nodo ferroviario strategico a Settimo di Montalto Uffugo».

«In questo modo – ha proseguito la deputata – ne gioverebbe il sistema logistico e di collegamento lungo l’asse ferroviario Tirreno-Jonio e andrebbe a compimento una strategia complessiva di investimenti, intrapresa dalla Regione già dai tempi della presidenza di Mario Oliverio, che per primo finanziò in via sperimentale il collegamento Sibari-Bolzano. La mole di passeggeri dimostra il valore del servizio reso e spinge tutti gli attori istituzionali a irrobustire con ulteriori investimenti il piano infrastrutturale per la Calabria».

«Per quanto riguarda Vibo Pizzo – prosegue la nota – ci sarà un collegamento dal Nord verso Reggio Calabria con fermata alle 15:26 ed un altro diretto a Milano con partenza da Vibo al mattino alle 8:35. Scalea, invece, sarà servita da un treno proveniente da Torino con fermata alle 21.48 in direzione Reggio Calabria mentre il collegamento verso il Nord partirà alle 15:50. Già nei prossimi giorni saranno acquistabili i biglietti per queste due nuove fermate».

Un risultato importante, sopratutto per i sindaci della Provincia di Vibo Valentia, che nei giorni scorsi avevano lanciato appelli affinché sia Italo che il Frecciarossa fermassero a Vibo.

Adesso, con queste due nuove fermate, diventano sette le stazioni calabresi servite da Italo. (rrm)

 

L’alta velocità si deve fermare anche a Vibo: l’appello del Comune

«Vibo, con il suo porto e le sue bellezze, non può essere tagliata fuori dall’alta velocità», ed è per questo che la Giunta Comunale, guidata dal sindaco Maria Limardo, ha deliberato affinché la stazione di Vibo-Pizzo diventi una fermata dell’alta velocità, che «sarebbe un ulteriore e indispensabile passo avanti per far uscire la Provincia di Vibo Valentia dal cronico isolamento, sia stradale sia ferroviario, in cui si trova da decenni. Una situazione che di fatto ha limitato lo sviluppo territoriale e crea enormi disagi per chi viaggia».

Una scelta necessaria per la Giunta, in quanto «tale collegamento contribuirà, innegabilmente, al rilancio dell’economia del settore turistico della Calabria e del Sud Italia», sopratutto se si considera che in Calabria «cresce l’esigenza di una mobilità sostenibile e di un miglioramento nella qualità ed offerta del servizio ferroviario», e che un territorio come quello vibonese la comunità può e deve trarre dall’impulso all’attività turistica nuova linfa economica, e che, in tale ottica il territorio è idoneo all’accoglienza dei flussi durante tutto l’anno».

Nel territorio vibonese, infatti, particolare rilevanza assumono i comuni costieri, di Vibo Valentia Marina, Tropea, Pizzo Calabro, Briatico, Ricadi, Nicotera e particolare riguardo a Vibo Marina, che ospita uno scalo portuale in cui si trova non solo un porto commerciale di rilevanza economica nazionale, dotata di un approdo turistico/diportistico che ospita circa 1000 posti barca, ma anche un collegamento veloce da e per le Isole Eolie, meta altrettanto ambita dai turisti.

Da ciò, si può dedurre l’importanza del porto vibonese che, ponendosi al centro tra quello di Salerno e quello di Reggio Calabria, assume in modo naturale una particolare rilevanza turistico commerciale che non può permettersi l’esclusione da collegamenti ferroviari importanti come quelli attivati sia da Trenitalia che Ntv Italo e che, al tempo stesso, rappresenta un forte richiamo per i passeggeri che decideranno di scegliere il collegamento ferroviario e quindi tale da giustificare, anche sul piano della valutazione economico finanziaria da parte dei suddetti gestori, una fermata che non necessita di deviazione e/o costruzione di nuove tratte.

«Si tratta – si legge nella delibera della Giunta – di cogliere una storica occasione di crescita economica condivisa anche con la vicina Regione Sicilia e le Isole Eolie che avrebbe grande ricaduta positiva sullo sviluppo turistico e quindi occupazionale dei territori».

Sulle basi di ciò, il Comune di Vibo si impegna a «mettere in atto tutte le azioni ritenute opportune e necessarie per il raggiungimento dell’obiettivo di cui in premessa sensibilizzando la Regione Calabria, il Ministero delle Infrastrutture e la Deputazione Nazionale e Regionale; di coinvolgere le altre istituzioni comunali del territorio mediante un incontro o una conferenza aperta che veda anche la presenza e la partecipazione delle forze economiche e sociali e di tutte le associazioni; di riferire il prima possibile, in sede di Consiglio Comunale circa le azioni intraprese e delle risposte fornite alla amministrazione; di convocare celermente un Consiglio Comunale congiunto con i Consigli Comunali della costa e con quello di Lipari interessati alla fermata ferroviaria di Vibo-Pizzo». (pa)

 

 

Si scatena la concorrenza Frecciarossa-Italo,
ma l’Alta Velocità in Calabria viaggia al ‘ralenti’

di SANTO STRATI – Il giorno dopo l’annuncio e l’apertura della biglietteria per il collegamento veloce Torino-Reggio Calabria da parte di Italo treno, Trenitalia scatena la controffensiva e mette i Frecciarossa sullo stesso percorso. Una “guerra” commerciale di cui beneficeranno sicuramente i calabresi. Italo comincerà a unire Piemonte e Calabria dal 14 giugno, con fermate intermedie a Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Salerno, oltre che, nella regione, a Paola, Lamezia, Rosarno e Villa San Giovanni, Trenitalia invece anticipa al 3 di giugno lo stesso percorso. Dalla “concorrenza” escono vincitori i viaggiatori della regione che, finalmente, hanno più opportunità di collegamenti con convogli di nuova generazione. E sarà questa l’occasione per mettere in discussione, in modo serio, il problema dell’alta velocità e dell’alta capacità (due caratteristiche del trasporto ferroviario) che permetteranno di velocizzare al massimo i collegamenti tra la Calabria e il resto del Paese. Il sogno rimane un collegamento Reggio-Roma in 2ore e mezzo, considerando il declino inevitabile che si preannuncia – salvo atti d’orgoglio e concrete prese di posizione – per l’Aeroporto dello Stretto, ma già avere treni veloci (l’«ultra» è un optional per ora negato ai calabresi) è un grosso passo in avanti per la mobilità di questa regione.

Non è così semplice come appare: sia Frecciarossa che Italo viaggeranno sulle attuali linee tradizionali (non adatte all’AV) e dovranno dimenticarsi di raggiungere le velocità straordinarie che fanno felici i viaggiatori tra Roma e Milano e viceversa (poco sotto le tre ore il collegamento). L’arrivo dei supertreni servirà, in ogni caso, da stimolo per cominciare a pensare a una progettazione specifica per una grande rilancio del trasporto ferroviario non solo di passeggeri ma anche e soprattutto di merci. A proposito di merci, che fine abbia fatto la delibera che sbloccava il collegamento tra il Porto di Gioia Tauro e la ferrovia (appena quattro km che bloccavano l’intermodalità, ovvero la connessione diretta dal Porto alla ferrovia per i container già dallo scarico sul molo) non siamo riusciti a saperlo: ricordiamo solo la grande enfasi con cui dalla presidente Santelli era stato annunciato il 6 marzo scorso (vedi calabria.live) il via al completamento del gateway ferroviario porto-linea ferrata nazionale. Poi, causa il lockdown (scusate l’inglesismo, ma dicono che alla gente pesa di meno definendo così la “chiusura obbligata” che abbiamo tutti necessariamente subito) non c’è stato spazio per i fuochi d’artificio e per i brindisi. Eppure era stata definita dalla presidente Jole «una giornata storica» come tante altre cui – spesso sorprendentemente – questa Giunta ci sta abituando, prima facendo e poi annunciando. Piccolo particolare, il “fare” spesso va a cozzare contro l’ottusità della burocrazia regionale e le scartoffie, come sta capitando per l’iniziativa di aiuto alle imprese, hanno, alla fine, il sopravvento. Manca sempre una firma perché le intelligenti iniziative di Santelli & Co. raggiungano l’effettivo risultato sperato. Sul collegamento col Porto la presidente Jole aveva dichiarato: «in sole due settimane di intenso lavoro, ho recuperato un blocco che durava da vent’anni per una struttura costata fin qui 20 milioni di euro che rischiava di diventare un monumento allo spreco, per una ventennale disputa giudiziaria su 4 km di raccordo ferroviario», raccogliendo il consenso di tutta la Città Metropolitana di Reggio. Maledetto coronavirus, ha “intossicato” anche il raccordo del Porto: i calabresi, però, ora aspettano di vedere partire i lavori a Gioia Tauro.

Il fatto che improvvisamente i due vettori ferroviari nazionali “riscoprano” la Calabria coi treni superveloci nonostante l’assenza di una rete adeguata, deve indurre a mettere il piede sull’acceleratore e pretendere – ripetiamo pretendere – che l’Alta Velocità, intesa come rete ferroviaria di nuova realizzazione – abbia la priorità. Come, però ha fatto osservare la deputata di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, secondo l’abituale logica del Sud-cenerentola d’Italia, nel decreto rilancio il Governo ha destinato appena 40 milioni «per la progettazione e il potenziamento con caratteristiche di Alta Velocità di Rete (AVR) delle linee Salerno-Reggio Calabria, Taranto–Metaponto–Potenza–Battipaglia, Genova–Ventimiglia» stanziando invece «380 milioni di euro per il progetto preliminare del Nodo di Verona Est nell’ambito della linea ferroviaria Alta Velocità – Alta Capacità Milano-Venezia». Il commento dell’agguerrita parlamentare catanzarese era scontato: «Il ministro De Micheli ha segnato la fine dell’Alta Velocità nel Mezzogiorno. Ancora una volta, 10 milioni di cittadini italiani vengono tagliati fuori dalla modernità», ma sembra più dettato da questioni di buonsenso che di litigiosità politica tra maggioranza e opposizione. «L’Alta Velocità/Alta Capacità (Avac) – spiega Wanda Ferro – è l’infrastruttura oggi percorribile a 300 km/h, domani con nuove generazioni di treni a 350 km/h, cioè l’Alta Velocità vera; mentre l’Avr è una rete in cui sono comprese sia le linee Avac (quindi 300-350 km/h), sia le linee tradizionali in cui si fanno interventi per consentire la velocità a 200 km/h. Ciò significa, ad esempio, che a sud di Battipaglia, dato che non c’è traccia della linea ferroviaria Alta Velocità-Alta Capacità, i lavori consentiranno ai treni di viaggiare a 200 km/h, mentre a Est di Milano verrà realizzata la seconda linea AVAC Milano-Venezia, quasi parallela alla linea Milano-Bologna, già realizzata». Da qui l’interrogazione della Ferro al Governo per conoscere “per quale motivo sia stata deciso il finanziamento della realizzazione di una linea Alta Velocità/Alta Capacità tra Lombardia e Veneto, riservando alle Regioni del Mezzogiorno un decimo dello stanziamento, 40 milioni di euro, per la realizzazione delle sole linee ferroviarie Alta Velocità di Rete”.  Secondo Wanda Ferro sarebbe stato più opportuno «destinare lo stanziamento di quasi 380 milioni di euro per finanziare l’ammodernamento delle infrastrutture ferroviarie nelle Regioni del Sud Italia e consentire la realizzazione di linee ferroviarie Alta Velocità – Alta Capacità, colmando il divario infrastrutturale tra Nord e Sud».

Non si pensi, però, che solo da destra che arrivino bordate alla simpatica ministra di Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli. L’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio ha inviato un’infuocata lettera aperta dove, evidenziando le differenze tra Alta velocità/Alta Capacità (Avac) e l’Alta velocità di Rete (Avr) chiede lumi sulle scelte poco condivisibili degli investimenti previsti dal Cipe. «Considerando che a sud di Battipaglia – scrive Oliverio – non c’è nemmeno un metro di Avac i futuri lavori potranno portare la linea a 200 km/h, con costo presumibile di 10 miliardi. È importante sottolineare – afferma l’ex presidente della Regione – come il problema dell’accessibilità esterna e interna sia ormai considerato dal dibattito meridionalista uno dei nodi essenziali dello sviluppo economico e sociale della Calabria. Per questo intendo rappresentarLe la necessità di una urgente modifica dell’orientamento riduttivo espresso dal Governo nell’ambito del Decreto “Rilancia Italia” in materia di rete ferroviaria nelle regioni del Sud».
Oliverio sottolinea che «la Regione Calabria, d’accordo con il Governo nazionale dell’epoca, aveva destinato importanti risorse del patto per la Calabria nel programma FSC, 6 milioni di euro, per il solo studio di fattibilità della linea ad Alta Velocità. Per tale attività di progettazione, in aderenza a quanto previsto dal Patto per la Calabria, era stato costituito un tavolo tecnico, composto dall’Agenzia della Coesione (che lo coordina in rappresentanza della Presidenza del Consiglio) dal MIT e dalla Regione Calabria. Questo tavolo sebbene costituito formalmente nonostante i numerosi solleciti formali ed informali della Regione non si è mai riunito.
Su questo tema e con le notazioni prima richiamate, la Regione Calabria ha ripetutamente sollecitato il Ministero e l’Agenzia della Coesione per ultimo con nota del 10 febbraio 2020. La Regione Calabria ha posto il tema di realizzare nel Sud l’Alta Velocità tecnicamente di nuova generazione; cioè una linea a 300-350 km/h, per collegare Reggio a Roma in due ore e mezzo e spendere tra 8 e 10 miliardi. La Regione si è immediatamente attivata e subito dopo la firma del patto ha prodotto la DGR del 27 settembre 2016, con il documento preliminare alla fattibilità Alta Velocità Lean». Sulla stessa linea dell’opposizione, Mario Oliverio si scaglia contro le decisioni governative: «È infine necessario evidenziare la gravissima contraddizione che emerge tra l’accordo fatto tra Presidenza del Consiglio e Regione ed espressamente definito e sottoscritto nel Patto e quanto è emerso dalla Sua Conferenza stampa. Una scelta grave che, nello stesso giorno, comunica il disconoscimento – di fatto – del Patto con una decisione unilaterale e senza l’intervento della Presidenza del Consiglio e nello stesso giorno da il via libera definitivo alla seconda linea Alta Velocità nel Nord Italia».

Per farla breve, ci sono tutti gli elementi per dedurre e capire che le scelte “sudiste”, difese strenuamente e in ogni occasione dal ministro per il Sud Peppe Provenzano col suo Piano per il Sud, al momento accantonato, in realtà tradiscono scarsa considerazione per il Mezzogiorno e soprattutto per la Calabria.

La presidente Santelli che – inspiegabilmente – ha ignorato l’annuncio di Italo e della società di Luca di Montezemolo Nuovo Trasporto Ferroviario  (che ha pur suscitato parecchio entusiasmo tra gli sfiduciati viaggiatori calabresi), invece non si risparmia in lodi nei confronti di Trenitalia (cui peraltro la Regione offre un cospicuo contributo per il collegamento Bolzano-Sibari): «L’arrivo del Frecciarossa in Calabria – ha dichiarato la presidente – è una splendida notizia che produrrà effetti positivi per tutta la regione, in un momento in cui è di fondamentale importanza ripristinare i vecchi collegamenti e crearne di nuovi per favorire la ripartenza del turismo e dell’economia. Oggi – spiega la governatrice –, Trenitalia, a cui va il mio personale ringraziamento, ha annunciato che, a partire dal prossimo 3 giugno, trasformerà una coppia di Frecciarossa da Milano-Napoli e viceversa in Torino-Reggio Calabria e viceversa. Il treno partirà da Torino Porta Nuova alle 8 del mattino e arriverà a Reggio alle 18.50; il ritorno, a partire dal 4 giugno, sarà con partenza alle 10.10 da Reggio e arrivo alle 21 a Torino. Al di là dei dettagli tecnici, quella di Trenitalia è indubbiamente una iniziativa che contribuirà ad “avvicinare” ancora di più la Calabria al resto d’Italia e ci darà una mano per affrontare al meglio la prossima stagione turistica».

Quanto costa questo “regalo” di Trenitalia ai calabresi? Non se ne fa cenno. «L’arrivo del Frecciarossa – ha detto la Santelli – rappresenta un evidente cambio di rotta da parte di Trenitalia, che ha deciso di investire in questa regione e di sposare in pieno il nostro piano per il potenziamento del sistema ferroviario. Un altro segnale positivo, in tal senso, era già arrivato con l’istituzione del treno ad alta velocità Frecciargento Bolzano-Roma-Sibari, che finalmente collega in modo soddisfacente un’area vasta e produttiva come quella della Sibaritide”. In attesa di chiarimenti che i calabresi apprezzeranno, chi viaggia approfitti della “fortunata” circostanza della “guerra del Sud” tra i due player ferroviari italiani. In carrozza, si parte, almeno in comodità. Era anche ora… (s)

 

Trenitalia sta a guardare e Italo arriva a Reggio
Dal 14 giugno la Calabria scopre l’alta velocità

Arriva Italo e Trenitalia sta a guardare. Dal 14 giugno l’azienda privata NTV, quella che ha introdotto in Italia i treni Italo, ha previsto il collegamento veloce Torino-Reggio. A conferma che l’alta velocità non è più un miraggio per la Calabria, visto che Italo fermerà anche a Paola, Lamezia, Rosarno e Villa San Giovanni, prima di concludere la sua corsa a Reggio.

Quando, lo scorso anno, alla vigilia della festa del patrono a Reggio, il 23 aprile, apparve un Frecciarossa alla Stazione Centrale di Reggio a molti calabresi cominciò a battere forte il cuore: «finalmente l’alta velocità arriva anche da noi?» si sono domandati in molti, ma l’entusiasmo si spense subito, scoprendo che era sì un Frecciarossa quello alla Stazione di Reggio (vedi calabria.live) ma era arrivato per un guasto al tradizionale Freccia Bianca, che a Salerno, non avendo altri treni disponibili, Trenitalia aveva dovuto sostituire con un Frecciarossa 500. Non aveva corso come alla massima velocità di crociera, ma il treno veloce aveva percorso una linea ferroviaria che in molti dicevano inadeguata all’alta velocità. Era la conferma che, come sosteneva da tempo l’Associazione Ferrovie in Calabria, era percorribile anche dai treni ad alta velocità la linea ferroviaria tirrenica.

Italo impiegherà 6 ore da Roma a Reggio (parte alle 10.30 e arriva alle 16,30) e soprattutto prevede una corsa comoda per i “pendolari” della Capitale con una partenza alle 18.30 e arrivo a Reggio qualche minuto dopo la mezzanotte, al costo di 48,90 euro. Il viaggio da Reggio a Roma offre due opzioni: alle 7.30 e alle 13.30 con arrivo rispettivamente alle 13.30 e alle 19.47.  Da Torino gli orari non sono meno comodi: parte dalle 5.23 e arriva alle 16.30 (poco più di undici ore di viaggio) oppure alle 13.19 per arrivare appena dopo la mezzanotte a Reggio.

Lo aveva anticipato anche ieri la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli che si stava studiando una soluzione di alta velocità per la Calabria, ma non aveva parlato della sorpresa di Italo che inizia il collegamento veloce Piemonte-Calabria a partire dal 14 giugno. Quattro servizi al giorno da Torino a Reggio Calabria e ritorno senza cambi intermedi, garantendo un collegamento rapido diretto, oltre che dal capoluogo piemontese, anche da Milano, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Salerno. Un regalo che i calabresi apprezzeranno molto, visto che fino a luglio non s’intravedono aperture anticipate per l’Aeroporto dello Stretto.

I treni Italo sono belli, confortevoli e comodissimi. Rappresenteranno un’opportunità in più per gli amici settentrionali che vorranno scendere a conoscere la Calabria, a scoprire il nostro meraviglioso mare, l’arte, lo splendore dei musei (a partire da quello di Reggio con i suoi irresistibili Bronzi), lo scenario da favola, il profumo del Bergamotto di Reggio Calabria, della cipolla di Tropea, dei cedri dell’Alto Tirreno Cosentino, la ‘nduja di Spilinga e tutte le altre straordinarie specialità gastronomiche che hanno conquistato i buongustai di tutto il mondo.

Fabrizio Bona, chief commercial officer di Ntv ha detto che l’arrivo dei treni Italo in Calabria «ci riempie d’orgoglio. Non ci sarà più bisogno di fare cambi intermedi, un unico treno collegherà tutta l’Italia. Il Sud è importante per il Paese e abbiamo deciso di investire nel Meridione, per migliorarne la qualità dei trasporti. Siamo certi che il territorio risponderà con entusiasmo all’arrivo di Italo».

Il treno veloce Italo (che arriva nella terra del re da cui ha preso il nome l’Italia e, di conseguenza, le vetture color bordeaux di NTV)  è la risposta a quanti storcevano il naso quando si parlava di alta velocità per la Calabria. In realtà, la NTV, presieduta da Luca Cordero di Montezemolo, da un anno stava studiando il collegamento con la Calabria e dopo alcuni test andati perfettamente in porto, ha voluto lanciare il servizio con l’adozione dell’orario estivo.

L’eurodeputato della lega Vincenzo Sofo e il consigliere regionale dello stesso partito Pietro Molinaro, sono stati tra i primi a congratularsi: «L’arrivo dell’alta velocità fino a Reggio Calabria – hanno dichiarato – è una grande notizia. Ringraziamo NTV per essere riuscita a fornire un servizio indispensabile per la Calabria e per il Sud intero. Ora che possiamo iniziare a disporre di un servizio ferroviario dignitoso, è necessario che la Regione Calabria metta rapidamente in campo un piano di marketing territoriale efficace per sostenere il settore turistico calabrese, leva indispensabile per lo sviluppo di questa terra, promuovendo in Italia e all’estero le sue bellezze: è oggi ancor più necessario che il Presidente Santelli e l’assessore Orsomarso si facciano promotori di un tavolo di cooperazione tra le Regioni meridionali per incentivare il turismo macroregionale tra territori vicini e solo limitatamente toccati dalla crisi sanitaria».

Che farà adesso Trenitalia? La risposta, dicono ambienti bene informati, è quasi pronta con un Frecciarossa Roma-Reggio, ma Montezemolo li ha anticipati. Vedremo il presidente a Reggio, nel viaggio inaugurale? Quasi certamente: i reggini lo accoglieranno con la giusta simpatia a chi ha voluto pensare a loro. In cambio, il presidente Montezemolo potrà gustarsi i Bronzi del nostro meraviglioso Museo archeologico e le prelibatezza della cucina, qualche metro più avanti, all’Accademia di Filippo Cogliandro. Meta irrinunciabile per qualsiasi vip (di buon palato) che arriva a Reggio. Venga a Reggio, Presidente Montezemolo e si faccia riconquistare dalla Calabria (che peraltro conosce molto bene): difficile resistere. Del resto, Italo – lo sa – è “di casa” in Calabria… (rrm)