Parentela (M5S): In arrivo risorse per i Parchi calabresi e Siti Unesco

Il deputato del Movimento 5 StellePaolo Parentela, ha annunciato che «anche l’area delle antiche faggete del Pollino, del Parco nazionale della Sila e dei territori vicini potranno beneficiare del programma del ministero dell’Ambiente per il triennio 2021-2023, finalizzato a interventi di risposta ai cambiamenti climatici nei Parchi nazionali e nei siti Unesco di interesse naturalistico, con un investimento complessivo di 75 milioni di euro a vantaggio delle ricchezze e bellezze del Paese».

«Le risorse – ha spiegato – andranno ai Comuni, sentiti gli enti gestori dei siti ed elementi Unesco, le autorità di tutela e gli enti Parco in caso di patrimonio culturale immateriale. Con questi fondi sarà possibile, oltretutto, puntare alla riduzione delle emissioni nocive, anche con azioni a sostegno della forestazione sostenibile. Inoltre si potrà assicurare l’efficienza energetica del patrimonio immobiliare pubblico degli enti locali inclusi nei territori Unesco. Si potrà, quindi, finanziare la costruzione di piccoli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, la realizzazione di servizi e infrastrutture di mobilità sostenibile, l’impiego di mezzi e strutture per il monitoraggio, il controllo e il contrasto dell’inquinamento».

«In questo mese di febbraio – ha concluso Parentela – sarà redatto il relativo bando, cui i Comuni aventi diritto potranno partecipare con progetti specifici. Il Movimento 5 Stelle continua a lavorare per la difesa e la salvaguardia dell’ambiente, cioè per il futuro e il bene comune». (rp)

ECCO IL RECOVERY GREEN DI LEGAMBIENTE
TANTI PROGETTI, MA IL PONTE PROPRIO NO

Una Calabria più green, moderna e sostenibile, attenta e rispettosa dell’ambiente. È questa la visione che Legambiente ha per la Calabria, e a cui ha individuato una serie di interventi necessari e non nel suo Recovery Plan. Una proposta ricca di idee e contenuti, anche se viene nettamente negata la realizzazione del Ponte sullo Stretto, insieme con il no all’idrogeno da fonti fossili e altre iniziative decisamente poco “ecologiche”. Il programma di Legambiente è destinata agli investimenti in tutt’Italia, ma c’è buona considerazione per iniziative destinate al Mezzogiorno e soprattutto alla Calabria. I nostri governanti dovrebbero prenderne atto, in fase di riscrittura finale del Recovery Plan, di cui già circola una nuova bozza del 12 gennaio che annulla in parte il precedente Piano di Ripresa e Resilienza dello scorso dicembre dov’era imbarazzante la totale assenza di progetti per la nostra regione.

Sì a sviluppo di fotovoltaico, eolico, biometano e idrogeno verde, alta velocità nel centro sud e potenziamento delle reti ferroviarie regionali, elettrificazione della mobilità urbana e dei porti, decarbonizzazione delle acciaierie, bonifiche dei siti inquinati, banda ultralarga, ciclovie e turismo di prossimità. Sono questi i punti focali su cui, secondo l’Ente, si dovrebbe investire in Calabria, che presenta numerose criticità, sopratutto per quanto riguarda l’ambiente, la questione dei rifiuti e il dissesto idrogeologico.

L’Ente ha presentato il suo Recovery Plan nel giorno in cui viene ascoltata in Parlamento in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, in cui sono contenuti 23 priorità di intervento, 63 progetti territoriali da realizzare – tra rinnovabili, mobilità sostenibile, economia circolare, adattamento climatico e riduzione del rischio idrogeologico, ciclo delle acque, bonifiche dei siti inquinati, innovazione produttiva, rigenerazione urbana, superamento del digital divide, infrastrutture verdi, turismo, natura e cultura – insieme a 5 riforme trasversali necessarie per accelerare la transizione ecologica del Paese per renderlo più moderno e sostenibile, dando il via ad una nuova stagione della partecipazione e della condivisione territoriale.

Il faro che ha guidato Legambiente nella redazione del suo Recovery Plan è la lotta alla crisi climatica che riguarda trasversalmente le 23 priorità nazionali di intervento. Nel documento, inoltre, l’associazione ambientalista descrive, regione per regione, quelle che a suo avviso sono le opere da realizzare e quelle da evitare, indicando in maniera chiara come spendere i quasi 69 miliardi di euro destinati per la “Rivoluzione verde e transizione ecologica” e i 32 miliardi destinati alle “Infrastrutture per la mobilità sostenibile”.

«Negli ultimi mesi – ha spiegato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – il percorso di definizione del Pnrr da parte del governo italiano è stato a dir poco confuso e, soprattutto, per nulla partecipato. Per dirla con una battuta auspicavamo un “Pnrr partecipato” e ci siamo trovati un “Pnrr delle partecipate”, come poi è emerso dalle bozze circolanti con i progetti proposti da Eni. Il nostro auspicio è che, una volta superata la crisi governativa in corso, l’Esecutivo abbia il coraggio di cambiare registro e passo pensando ad un Recovery Plan diverso, modificandolo e mettendo al centro la crisi climatica, anche prendendo spunto dal nostro documento».

«Questi interventi – ha spiegato – devono essere accompagnati da un profondo pacchetto di riforme per accelerare la transizione ecologica: servono più semplificazioni, controlli pubblici migliori, un’organizzazione burocratica aggiornata professionalmente e all’altezza della sfida, una maggiore partecipazione con una nuova legge sul dibattito pubblico che riguardi tutte le opere per la transizione verde, per coinvolgere i territori e ridurre le contestazioni locali».

«Solo così – ha concluso  Ciafani – si darà concretezza al nome scelto per il Pnrr: Next Gene­ration Italia, con un forte richiamo agli impegni che si assumono per le prossime generazioni. Ma perché alle intenzioni dichiarate corrispondano i fatti è necessaria quella volontà politica che non abbiamo visto finora. È il momento di mostrarla

Tra i progetti da finanziare, Legambiente indica, ad esempio, oltre all’Alta Velocità nel centro Sud, le reti ferroviarie di Sicilia, Calabria, Basilicata, Molise, Campania, Sardegna, Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia e Piemonte; l’elettrificazione dei porti; l’idrovia Padova Venezia; la chiusura dell’anello ferroviario di Roma; gli interventi per ridurre gli impatti ambientali nelle acciaierie (l’ex Ilva di Taranto e l’impianto di Cogne ad Aosta), la riconversione del distretto dell’Oil&Gas di Ravenna (puntando sulla nuova filiera dell’eolico e del fotovoltaico offshore e della dismissione delle piattaforme non più operative), la riconversione delle centrali a carbone ancora attive e i progetti sull’agroecologia in Puglia, Umbria, Emilia Romagna e Trentino.

Senza dimenticare la realizzazione di digestori anaerobici per il trattamento della frazione organica differenziata, con produzione di biometano e compost di qualità, in ogni provincia in Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata, Abruzzo, Marche, e Liguria e quelli per trattare gli scarti agricoli, i reflui zootecnici e i fanghi di depurazione. E poi le delocalizzazioni degli edifici a rischio idrogeologico in Calabria, Sardegna e Umbria; la decarbonizzazione delle isole minori in Sicilia; la digitalizzazione nelle aree interne e una nuova fruibilità turistica delle aree montane come nelle Marche, dove an­drebbero finanziate le connessioni ciclopedonali, che mancano, tra Appennino e costa adriatica; la riqualificazione dell’edilizia popolare (messa in sicurezza ed efficientamento energetico) e degli istituti scolastici in Campania; il progetto integrato sulla “città adriatica” nelle Marche, la rigenerazione socio-economica delle quattro regioni del centro Italia colpite dal sisma.

Tra i progetti da evitare e che l’associazione ambientalista boccia c’è, ad esempio, l’impianto di cattura e stoccaggio di CO2proposto da Eni a Ravenna, il ponte sullo Stretto di Messina, quelli legati alla produzione di idrogeno da fonti fossili, i nuovi invasi, gli impianti Tmb di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, gli impianti di innevamento artificiale e di risalita al di sotto dei 1.800 m.s.l.m., gli incentivi legati all’acquisto dei veicoli a combustione interna.

I progetti da realizzare in Calabria

  • Impianti per l’economia circolare. La Calabria deve dotarsi di impianti di compostaggio e digestione anaerobica per la produzione di compost di qualità e biometano e di impianti per il riciclo delle materie plastiche. Come nel resto del centro sud Italia, c’è una forte carenza impiantistica per l’avvio a riciclo della frazione organica dei rifiuti da raccolta differenziata. L’unico impianto per produrre biometano e compost di qualità è a Rende (CS), mentre è fondamentale rendere autosufficienti tutte le province calabresi aumentando il riciclo da raccolta differenziata, riducendo il volume dei rifiuti in discarica o a termovalorizzazione, recuperando materia e producendo biometano da immettere in rete o per l’autotrazione, con effetti positivi sull’ambiente, sulla salute e sull’occupazione. I progetti dovranno essere accompagnati da campagne di coinvolgimento e sensibilizzazione indirizzate a cittadini ed imprese.
  • Depuratori a tutela del mare e del turismo. Sono ancora tanti i Comuni calabresi senza impianti di depurazione o con impianti non funzionanti sotto procedura di infrazione europea per cui l’Italia paga ingenti multe. Secondo il Commissario straordinario unico per la depurazione sono 13 gli agglomerati urbani calabresi oggetto del contenzioso con l’Europa e 14 gli interventi da realizzare. La corretta depurazione dei reflui fognari garantirebbe un mare pulito con ricadute positive non solo sull’ambiente e la salute ma anche sul turismo e l’occupazione.
  • Rischio idrogeologico. In Calabria il rischio idrogeologico è un problema cronico e diffuso in modo capillare, aggravato dalla crisi climatica con i rischi alluvionali e franosi che, con sempre maggiore frequenza, continuano a verificarsi nei centri abitati, causando perdite di vite umane. Una seria opera di prevenzione ha bisogno di una visione complessiva a scala di bacino e non di singoli interventi scollegati fra loro e inefficaci. Bisogna intervenire prioritariamente sulle coste, a partire dalle zone maggiormente a rischio come la provincia di Crotone e Vibo Valentia, e con particolare attenzione ai corsi delle “fiumare”, procedendo anche ad abbattere gli edifici abusivi e a delocalizzare quelli edificati in aree pericolose.
  • Infrastrutture ferroviarie. La Calabria necessita di una rete di trasporto ferroviario regionale moderna per superare l’isolamento del territorio calabrese. Le priorità:
  • La linea di collegamento tra Gioia Tauro/Palmi e Cinquefrondi il cui ripristino è necessario al fine di collegare le aree interne della Piana al territorio del Parco nazionale dell’Aspromonte;
  • La ferrovia silana che collega la città di Cosenza a San Giovanni in Fiore (CS) ed al suo entroterra silano. È essenziale per tornare a garantire la mobilità dei residenti delle aree interne dei comuni silani e per la promozione turistica della zona;
  • La tratta ferroviaria a binario unico lunga 472 Km che collega Taranto a Reggio Calabria attraverso la costa jonica di Puglia, Basilicata e Calabria che deve essere totalmente elettrificata e prevedere il potenziamento del servizio con nuovi collegamenti e treni moderni.
  • Collegamento Ferroviario Lamezia Terme – Aeroporto Sant’Eufemia -Catanzaro Lido. L’aeroporto di Lamezia Terme è il principale scalo della Calabria con voli nazionali e internazionali e, per la sua posizione geografica centrale, serve tutta la regione anche relativamente ai flussi turistici.

Un piano, quello presentato da Legambiente, che guarda a 360 gradi tutte le criticità della nostra regione, offrendo un quadro chiaro di come la Calabria abbia bisogno di un vero e proprio ammodernamento, che riesca a essere al passo coi tempi e, sopratutto, possa essere valorizzata non solo per le bellezze artistiche e storiche che custodisce, ma anche ambientali, agricole e culinarie che tutto il mondo ci invidia. (rrm)

LA NUOVA BOZZA DELL’12 GENNAIO DEL RECOVERY PLAN

PNRR-12-01-2021

Sainato (FI): Proficuo l’incontro tra i sindaci della Valle del Torbido e la Regione per interventi sulla depurazione

Ha espresso soddisfazione il consigliere regionale di Forza ItaliaRaffaele Sainato, per l’incontro – con esito positivo – avvenuto tra i sindaci della Valle del Torbido e il Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, finalizzata ad affrontare, in modo strutturale e organico, le diverse criticità sui sistemi di depurazione, anche in considerazione dei rilievi mossi dall’Unione Europea.

Nel corso del lungo e proficuo appuntamento, voluto e organizzato dal consigliere regionale – che segue quello con l’assessore Regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio, che ha dato lo spunto per i successivi passaggi, «i rappresentanti dei Comuni di Mammola, Martone, Marina di Gioiosa Ionica, Gioiosa Ionica, San Giovanni di Gerace e Grotteria, con i relativi tecnici, hanno rappresentato all’ing. Giovanni Ioele, del Dipartimento regionale, i dati relativi allo stato dei progetti già finanziati sugli impianti di depurazione e sulla rete fognaria di ciascun territorio».
«Si è avuto modo di comprendere, quindi – ha spiegato Sainato – le effettive necessità, anche in termini economici, per la risoluzione definitiva delle problematiche evidenziate e già note alla Regione. Si è stabilito, pertanto, di avviare un tavolo tecnico permanente, tra i soggetti presenti, che si riunirà nuovamente, non appena tutti comuni avranno consegnato le schede tecniche, con la individuazione degli ulteriori interventi da realizzare e la loro quantificazione in termini di spesa complessiva. È stato previsto, inoltre, che i Comuni di Marina di Gioiosa Ionica e Gioiosa Ionica, che hanno già sistemi di depurazione propri, manterranno la loro autonomia e miglioreranno il livello delle prestazioni, per arrivare a raggiunge in breve tempo la soglia comunitaria prevista».
«Mammola, Martone e San Giovanni di Gerace – ha spiegato ancora – che essendo sotto i cinquemila abitanti non rientrano nella procedura di infrazione europea, hanno comunque manifestato la ferma volontà di allinearsi agli standard previsti, in alcuni casi mediante l’efficientamento dell’impiantistica già presente e in altri attraverso nuovi investimenti. Grotteria, invece, continuerà nell’opera di messa a regime della rete e, d’intesa con il dipartimento regionale, strutturerà ulteriormente le azioni già in essere».
«Ogni comune, allora – ha proseguito il consigliere regionale – ultimerà la relazione tecnico-economica nell’arco di sette giorni, così da permettere alla Regione di comprendere gli step delle opere da finanziare per ogni singola realtà. All’incontro, hanno preso parte anche i Sindaci dei Comuni di Bianco e di Canolo, i quali hanno affrontato delle esigenze specifiche per i propri territori. Il primo ha condiviso con la Regione l’opportunità di suddividere, tra alcuni comuni dell’area, un finanziamento già in essere di quattro milioni di euro, secondo le esigenze già previste e quelle che scaturiranno da ulteriori confronti tecnici. Per quanto riguarda Canolo, invece, si è avuto modo di definire l’iter amministrativo per la chiusura di un precedente contributo, attraverso il quale l’Ente ha effettuato degli importanti lavori e che da tempo era bloccato, a causa di intoppi di carattere burocratico».
«L’appuntamento di ieri – ha concluso – per il quale non posso non ringraziare la sensibilità dell’Assessore De Caprio, del Dipartimento regionale Ambiente e quella dei sindaci e dei rappresentanti delle Amministrazioni Comunali, è un’ulteriore tappa di un percorso che interesserà il territorio per aree omogenee. Sono soddisfatto dello spirito di collaborazione che si è realizzato e continuo a lavorare per dare risposte ai bisogni delle nostre comunità, specie in un ambito importante e delicato quale quello della tutela dell’ambiente». (rrc)

RIFIUTI IN MARE, LO STRETTO È DIVENTATO
LA PRIMA PATTUMIERA DEL MEDITERRANEO

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Entrare nel Guinness dei primati è quasi sempre una cosa piacevole, ma non in questo caso visto che questo record, è una vera e propria vergogna, che getta un’ombra su uno dei più suggestivi e caratteristici tratti della Calabria: lo Stretto di Messina è il tratto di mare più inquinato del Mediterraneo, con una spaventosa discarica di rifiuti sul fondale.

Lo certifica uno studio di un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’Università di Barcellona e realizzato in collaborazione con il Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea e vede coinvolti diversi enti italiani, come l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra), la Stazione Zoologica Anton Dohrn, l’Università di Cagliari e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) e pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters, in cui viene rilevato che i rifiuti, in alcuni punti dello Stretto, raggiungono la densità di un milione di oggetti per chilometro quadrato.

«Lo studio – riporta l’Ansa – indica come i rifiuti stiano aumentando nei fondali marini di tutto il mondo: in alcuni casi la loro densità sarebbe addirittura paragonabile a quella delle grandi discariche presenti sulla terra ferma. Secondo gli esperti, questo trend è destinato a continuare, tanto che entro i prossimi 30 anni il volume dei rifiuti marini potrà superare i tre miliardi di tonnellate».

«La diffusione dei rifiuti nei nostri mari e oceani non è ancora pienamente conosciuta – ha spiegato Michele Canals, dell’Università di Barcellona all’Ansa –. Le regioni marine più colpite sono quelle circondate da terre o semi chiuse, i fondali vicino la costa, le aree prossime allo sbocco di grandi fiumi e quelle dove c’è un’intensa attività di pesca, anche lontane dalla terra».

«Nel Mediterraneo – ha aggiunto Canals – la spazzatura sui fondali è già un serio problema ecologico. In alcuni luoghi della costa catalana ci sono grandi accumuli. Quando ci sono forti tempeste, come la tempesta Gloria del gennaio 2020, le onde riportano i rifiuti sulla spiaggia. Alcune spiagge sono state letteralmente ricoperte».

Una situazione che, tuttavia, era già stata denunciata nel 2019, in un servizio su RaiNews24 a cura di Martino Seniga: «i rifiuti urbani abbandonati nelle discariche abusive sono stati trascinati fino a mille metri di profondità in fondo allo Stretto, e questo ha compromesso, in modo definitivo, l’ecosistema sottomarino».

A rilevare questa situazione anomala, sono stati i ricercatori del Cnr e della facoltà di geologia dell’Università degli studi di Roma, che hanno scoperto un’immensa discarica sottomarina che si sviluppa fino a mille metri di profondità al centro dello stretto. Lo hanno raccontato, tramite la loro testimonianza, Francesco L. Chiocci, prof. di Biologia marina presso l’Università La Sapienza di Roma, Martina Pierdomenico, naturalista e ricercatrice Cnr, Frine Cardona, biologa marina università di Bari nel servizio di Seniga.

A contribuire l’arrivo dei rifiuti nello Stretto, sono le fiumare di Reggio e Messina che, trasformate in vere e proprie discariche, con una piena, viaggiano con l’acqua fino ad arrivare al mare.

«Uno scempio che dura da decenni» ha detto Seniga, e che sono documentati grazie agli archivi della Rai.

Questo studio, dunque, dovrebbe far capire quanto sia necessario – se non fondamentale – risolvere la questione dei rifiuti a Reggio Calabria che, nel Report Rifiuti 2020 di Legambiente, ha registrato un peggioramento (2% sulla differenziata) insieme a Vibo Valentia (-4%).

E parte della soluzione è stata presentata con il nuovo piano del Conai, che propone l’installazione delle compostiere di prossimità e di quartiere per il conferimento dell’organico, la messa in posa di cassonetti intelligenti in aree circoscritte e videocontrollate, la possibilità di incentivi e premialità per gli utenti che effettueranno una differenziata corretta ed il passaggio ad un sistema cosiddetto “misto” che alterna la raccolta stradale a quella “porta a porta”.

L’obiettivo – ha spiegato l’assessore comunale reggino all’Ambiente, Paolo Brunetti – è di raggiungere, in due anni, la soglia del 65% della differenziata nel rispetto dei parametri fissati dalla Comunità europea. Puntiamo a vincere una sfida che è abbondantemente alla nostra portata. Ricordo, infatti, che, quando il sistema di raccolta e conferimento funzionava a dovere, eravamo riusciti a portare le quote di differenziata dal 7 al 60%».

Ma non c’è solo Reggio ad essere in emergenza rifiuti: è tutta la Calabria ad essere colpita da questa piaga che, purtroppo, continua a deturpare la nostra bella terra. Tante le denunce, infatti, che arrivano da tutta la regione: Italia Nostra Alto Tirreno Cosentino, recentemente, ha denunciato le condizioni in cui verte la strada Scalea.S. Domenica-Normanno, che è completamente invasa dai rifiuti. A Crotone, dove l’emergenza rifiuti è una costante, i leghisti Giancarlo Cerrelli e Marisa Luana Cavallo hanno proposto la realizzazione di un termovalorizzatore nella città pitagorica come soluzione all’emergenza rifiuti scoppiata nel mese di Natale, e che ha trovato un netto no da parte di Legambiente, che ha sottolineato che «in Calabria, sui rifiuti, bisogna fare scelte chiare che vadano nella direzione di un’economia circolare seria ed efficace, e devono essere costruiti gli impianti della filiera del riciclo, a partire dagli impianti di compostaggio e digestione anaerobica per la produzione di compost di qualità e biometano».

«Per superare la perenne emergenza nella gestione dei rifiuti – ha detto Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – la Calabria deve uscire dalla logica degli inceneritori e delle discariche, sviluppando ogni possibile azione, per come previsto dalla normativa vigente, per far aumentare il riciclo da raccolta differenziata e lavorare  sulla riduzione alla fonte dei rifiuti,  seguendo l’esempio dei Comuni ricicloni e rifiuti free calabresi che anche quest’anno Legambiente premierà nel corso dell’Ecoforum regionale sull’economia circolare».

Per la città pitagorica, tuttavia, sembra avvicinarsi un punto di svolta sulla questione rifiuti: nei giorni scorsi, infatti, si è svolta l’assemblea dei sindaci dell’Ato – Ambito Territoriale Ottimale della Provincia di Crotone, dove sono stati definiti gli organismi e riorganizzata la struttura a sostegno dei sindaci per consentire il funzionamento dell’Ambito stesso, che sarà costituita dal dirigente del settore 4 (ambiente) con funzioni di direttore, dal dirigente del settore 3 (finanziario) come esperto contabile e tre funzionari del Comune di Crotone.

L’Assemblea, che intende applicare la parola autonomia al nuovo piano d’ambito, ha approvato una serie di punti che, nello specifico, sono importanti per il funzionamento dell’Ato e del ciclo dei rifiuti in questo frangente tra cui il mandato al Direttore dell’Ufficio Comune per la indizione della gara di appalto di servizio per il trattamento rifiuti solidi urbani, il mandato al Duc per l’indizione della gara di appalto di servizio per lo smaltimento degli scarti di lavorazione da raccolta differenziata, l’approvazione dello schema di contratto semestrale per l’impianto di trattamento rifiuti solidi urbani e l’approvazione dello schema di contratto semestrale per l’impianto di smaltimento scarti da raccolta differenziata. (ams)

REGGIO – La Commissione Ambiente approfondisce il ciclo integrato dei rifiuti

La Commissione Ambiente del Consiglio comunale di Reggio Calabria, presieduta dal presidente Giovanni Latella, si è confrontata sulla gestione del circuito dei rifiuti.

In audizione, ascoltato il dirigente del Settore Pianificazione, Ambiente e Leggi Speciali della Città Metropolitana, ing. Pietro Foti, che ha relazionato ai consiglieri entrando nel merito dello stato dell’arte del ciclo integrato dei rifiuti sul territorio metropolitano e, nello specifico, del Comune di Reggio Calabria.

«Una discussione molto produttiva – ha spiegato il presidente Latella – che ha consentito a tutti noi di approfondire alcuni aspetti legati al ciclo dei rifiuti e, in particolare, sulla gestione degli impianti di trattamento, sulla quale, da qualche mese, è subentrata la competenza gestionale della Città Metropolitana».

«Ringrazio il dirigente Foti per gli esaustivi approfondimenti – ha aggiunto Latella – che ci consentono di avere un quadro complessivo delle diverse iniziative messe in campo dagli Enti territoriali, grazie alla sinergia attivata tra il Comune e la Città Metropolitana, considerando quella dei rifiuti come una priorità assoluta per le due Amministrazioni».

«D’intesa con il sindaco Giuseppe Falcomatà – ha proseguito Latella – la maggioranza comunale intende affrontare la questione dei rifiuti considerandola come uno degli obiettivi strategici da risolvere in questo primo scorcio di consiliatura, attraverso una serie di correttivi della gestione organizzativa del ciclo integrato che puntano alla realizzazione di soluzioni definitive, stabili e soprattutto efficaci».

I lavori della Commissione Ambiente si sono aggiornati a giovedì 21 gennaio, quando a Palazzo San Giorgio saranno auditi l’assessore all’Ambiente del Comune, Paolo Brunetti ed il nuovo dirigente Domenico Richichi, per un focus specifico sulle attività di raccolta e riciclo dei rifiuti sul territorio comunale, con particolare riferimento al nuovo programma messo in campo dall’Amministrazione comunale che prevede la realizzazione di un sistema misto tra differenziata porta a porta e differenziata stradale. (rrc)

La Regione promuove la realizzazione di laboratori scolastici per progetti sulla difesa dell’ambiente

Sono 1 milione e 350 mila euro la somma che la Regione Calabria ha stanziato per allestire, nelle Scuole secondarie di II grado, i laboratori sulla misurazione dell’inquinamento ambientale e sull’osservazione astronomica.

La cifra è stata stanziata su proposta dell’assessore regionale Sandra Savaglio, nell’ottica del potenziamento della dotazione tecnologica e della strumentazione laboratoriale per la realizzazione di progetti educativi in materia di “Educazione ambientale, sostenibilità e osservazione astronomica”.

L’impegno finanziario è a valere sulle risorse del Por Calabria Fesr-Fse 2014/2020. La Giunta ha dato indirizzo al dipartimento Istruzione e Cultura affinché siano attivate le procedure amministrative.

«Tramite questa delibera – ha commentato l’assessore Savaglio – le scuole entrano concretamente nel mondo della ricerca scientifica, anche se in modo amatoriale, per interventi a difesa dell’ambiente. È simbolico chiudere l’anno con un’iniziativa così bella, perché l’auspicio è che i nostri ragazzi e ragazze, con il nuovo anno, ritornino tra i banchi. È, inoltre, per me motivo di felicità poter potenziare la scienza a favore della sostenibilità all’interno delle scuole calabresi».

«Una felicità – ha concluso la Savaglio – che condividono con il mio amico e collega Sergio De Caprio, la persona più attenta all’ambiente che io conosca». (rcz)

 

Parentela (M5S): Il progetto eolico tra Borgia e Squillace avrebbe impatto devastante

Il deputato del Movimento 5 StellePaolo Parentela, ha fatto una interrogazione al Governo sul progetto di due nuovi impianti eolici tra Squillace e Borgia, chiedendone la valutazione alla luce delle tutele del territorio in questione, in cui, si legge nell’atto parlamentare, «nei pressi insistono 2 aree Sic, un Sito di interesse regionale e un vincolo paesaggistico».

«Il Movimento 5 Stelle non è contrario – ha spiegato il parlamentare – a implementare la produzione energetica da fonti rinnovabili, ma ciò deve essere fatto con raziocinio e con rispetto della vocazione e dei vincoli del territorio. Nello specifico parliamo di un progetto della potenza complessiva di 60 Mw con 12 aerogeneratori, e di un altro da 22,4 Mw, con 5,6 Mw per turbina».

«Questi impianti andrebbero ad impattare – ha continuato il deputato – su un’area soggetta a vincoli paesaggistici e archeologici. Ricordo, poi, poco distante dal territorio interessato dal progetto c’è il Parco archeologico di Scolacium, sede del Segretariato regionale Mibact Calabria. Lì si trovano anche i resti della colonia romana e gli imponenti ruderi della chiesa abbaziale normanna di Santa Maria della Roccella, della Coscia di Stalettì, che termina nella punta di Copanello, come i resti della chiesa di San Martino e le vasche del Vivarium di Cassiodoro, il Castrum e la chiesa di Santa Maria del Mare, nonché la Grotta di San Gregorio. Peraltro, lungo il corso dell’Alessi, che lambisce le terre di Ceraso, insistono altre preziose testimonianze storico-archeologiche».

Nell’atto parlamentare il deputato Parentela ha riportato, inoltre, che «l’area manifesta il suo interesse archeologico non solo per la presenza di resti fittili che riconducono a presenze romane e tardo-antiche ma soprattutto per il rinvenimento di una importante epigrafe, ora murata nel municipio di Squillace che venne rinvenuta nel 1958, proprio nel fondo Ceraso, nel corso di lavori agricoli. La presenza dell’iscrizione e l’attestazione della necropoli rimandano evidentemente alla presenza, nell’area di Ceraso, di un insediamento in villa successivamente frequentato con la realizzazione, probabilmente, di un edificio di culto.

Nel primo medioevo, del resto, tutte queste ricche terre fecero parte integrante dei grandi possedimenti di Cassiodoro, che proprio a Squillace aveva trovato i natali.

«Inoltre – ha detto ancora Parentela – la possibile costruzione di questi parchi eolici preoccupa i residenti. Queste opere contrasterebbero con le attuali politiche locali, tendenti a perseguire uno sviluppo basato sui punti di forza del territorio, cioè il paesaggio, l’ambiente, le tradizioni, la cultura, l’enogastronomia e il turismo di qualità».

«Tra l’altro – ha concluso il parlamentare M5S – occorre valutare se la costruzione di altri parchi eolici in provincia di Catanzaro, dove già esistono moltissime pale eoliche, rispetti le linee guida sugli impianti alimentati da fonti rinnovabili, atteso che la Regione Calabria non ha un Piano energetico aggiornato né ulteriori strumenti di tutela». (rp)

Melicchio (M5S): La Regione Calabria al tracollo nella depurazione

Il deputato del Movimento 5 StelleAlessandro Melicchio, ha riferito che il «Ministero dell’Ambiente certifica il disastro della Regione Calabria nella gestione della depurazione, rispondendo ad una mia richiesta specifica in merito alla gestione del depuratore di Bisignano e all’inquinamento dei fiumi Crati e Muccone».

Melicchio, infatti, aveva presentato un’interrogazione parlamentare che, per come confermato dal Ministero, è poi sfociata nell’operazione Arsenico, condotta dalla Procura di Cosenza, a seguito delle indagini del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale di Cosenza.

«Il Ministero dell’ambiente – ha detto Melicchio – ha precisato che la depurazione e conseguentemente, la gestione degli impianti, si inserisce nel processo verticale del Servizio Idrico Integrato composto appunto da acquedotto, fognatura e depurazione e in questo settore chi ha governato la Calabria finora ha miseramente fallito. La nostra regione è tra quelle che, ad oggi, non hanno ancora provveduto a dare piena attuazione al servizio idrico integrato, causa di criticità organizzative, gestionali ed infrastrutturali e grave pregiudizio al territorio».

«Queste forti criticità nel settore fognario depurativo – ha aggiunto – sempre ignorate dalle varie Amministrazioni che si sono succedute alla guida della regione, hanno causato l’avvio di procedure d’infrazione comunitarie. Tra gli agglomerati coinvolti rientra anche quello di Bisignano, nello specifico per la procedura d’infrazione 2014/2059. Questo significa sanzioni elevate, parliamo di milioni di euro, che stanno pagando tutti i cittadini calabresi. Sarà un commissario straordinario a doversene occupare, vista l’inerzia delle Giunte calabresi. Insieme al Ministero dell’Ambiente continueremo a mantenere alta l’attenzione sulla mancata piena attuazione al Servizio Idrico Integrato, però, purtroppo, le notizie sull’Autorità Idrica della Calabria, che avrebbe dovuto partire a novembre del 2018 e che invece non ha ancora individuato neanche la tipologia di gestione da utilizzare, dove anche i Sindaci sono coinvolti, sono demoralizzanti».

«Intanto – ha detto ancora il deputato – i fiumi Crati e Muccone restano avvelenati, come hanno dimostrato dagli organi inquirenti, e chissà quali saranno gli effetti sulla salute dei cittadini. Siamo stanchi di dover pagare le carenze infrastrutturali, il dispendio di risorse, la pianificazione inesistente, le tariffazioni illegittime e anche l’inquinamento ambientale causato dalla classe politica regionale».

«È il momento – ha concluso – di cambiare, nel settore della depurazione come in quello della sanità e tutti gli altri settori». (rp)

d’Ippolito (M5S) contesta Ultimo per linee guida sui rifiuti in Calabria

Il deputato e componente della Commissione Ambiente del Movimento 5 StelleGiuseppe d’Ippolito, ha contestato le nuove linee guida del Piano di gestione dei rifiuti della Calabria annunciate all’assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio, definendole «una scrittura sulla sabbia, un palazzo privo di fondamenta, una mera trovata di propaganda politica».

«La riprova di questa evidenza – ha proseguito il parlamentare del Movimento 5 Stelle – è rappresentata dal fatto che Ultimo non ha detto alcunché su come voglia organizzare la struttura di gestione territoriale, cioè i famosi Ambiti territoriali ottimali. A riguardo regna sovrana una conflittualità con i Comuni, con un’autorità regionale che, come ben noto, non funziona affatto. Tutto il resto di quanto riassunto da Ultimo ai giornalisti rimane pertanto puro enunciato, flatus vocis».

«Ancora – ha aggiunto – Ultimo ha atteso ben otto mesi prima di rendere pubbliche queste sue linee guida, che riprendono molti nostri suggerimenti e sono giuste ma a questo punto irrealizzabili. Sin dal suo insediamento, gli avevamo dato consigli concreti su come cambiare la gestione regionale dei rifiuti. L’assessore era scomparso. Riappare soltanto adesso con questa mandrakata comunicativa, che in politica ci sta, salvo essere sgamata subito da chi ha competenza in materia.

«Ricordo a Ultimo – ha concluso D’Ippolito – che gli interventi che ha prospettato davanti alle telecamere necessitano di un cambiamento del Piano regionale dei rifiuti, che l’attuale giunta non può nemmeno proporre, trattandosi di atto di straordinaria amministrazione e perciò inammissibile. Per di più, il Consiglio regionale si avvia alla conclusione della propria esperienza, prevista nei prossimi giorni». (rp)

De Caprio incontra i sindaci di Belvedere Spinello e Cirò Marina: presto tavolo con Syndial

Aprire un tavolo di discussione con Syndial e chiedere la restituzione dei luoghi alla comunità. È stato questo il fulcro dell’incontro, avvenuto in Cittadella regionale, tra l’assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio, e i sindaci di Belvedere Spinello, Rosario Macrì, e di Cirò Marina, Sergio Ferrari.

Presenti, oltre all’assessore all’Università della Regione Calabria, Sandra Savaglio, il consigliere regionale Flora Sculco, i rappresentanti di Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale), dell’Università della Calabria, dell’Avvocatura regionale e dell’Ufficio di bonifica della Regione Calabria.

I Comuni di Belvedere Spinello e Cirò Marina sono interessati dallo sfruttamento minerario del salgemma operato dagli anni 60 dalla società Montedison prima, Syndial, dopo, ed Eni Rewind, oggi. A seguito dell’abbandono della attività, anche per la scadenza della concessione, oltre che per il venir meno degli interessi industriali all’estrazione del salgemma (per lo più impiegato nella chimica), si è posta la problematica sia della restituzione dei luoghi alla comunità, sia della compensazione ambientale per i territori interessati dallo sfruttamento minerario, secondo il principio “chi inquina paga”.

«La Regione è solo l’insieme dei Comuni – ha sottolineato l’assessore De Caprio  – e segue la logica della prossimità sulla logica della verticalità. Nel tavolo saranno presentate proposte progettuali concrete e l’obiettivo sarà ottenere le compensazioni rivendicate dai Comuni e finora rimaste inascoltate».

«Non è la prima volta che i due assessorati, Ambiente e Università lavorano insieme e a fianco. Io e Sergio De Caprio  – ha dichiarato l’assessore Savaglio – siamo convinti che l’università sia una grandissima risorsa di sapere, che può dare moltissimo per l’ambiente, e che vada coinvolta sul campo e nelle fasi operative, non solo di ricerca». (rrm)