L’artista calabrese Luca Granato al “Performance in Flux” di Miami

L’artista calabrese Luca Granato al “Performance in Flux” di Miami. L’opera “Hoeing the Sea” infatti è stata selezionata ed esposta tra i 28 artisti del progetto “Video as Performance”. La mostra, a cura di Tere Garcia, si svolgerà dal 13 al 21 aprile presso il Color Senses Project di Miami (Stati Uniti), offrendo ai visitatori l’opportunità di vivere un’esperienza unica attraverso opere d’arte innovative che spingono i confini e sfidano le convenzioni.

La video-performance “Hoeing the Sea”, attraverso l’immagine di un uomo che zappa incessantemente il mare indossando una tuta anti-contagio, incarna una potente metafora delle sfide e delle contraddizioni della società contemporanea in un tempo che vede coesistere un’ultra- digitalizzazione e le conseguenze globali antropocentriche. In un’epoca post-internet segnata dalla iper-mediatizzazione, l’opera si oppone alla digital orthodoxy, sfidando le convenzioni e le narrazioni dominanti: mentre il protagonista continua a zappare l’inesauribile profondità del mare, esso ci invita a interrogarci sulla vera natura della società globalizzata in cui viviamo.

Attraverso il gesto ripetitivo, meccanico e apparentemente futile, emerge una critica sottile e incisiva nei confronti dei governi e delle istituzioni che promettono cambiamenti ma spesso producono solo vuote azioni senza conseguenze concrete. Parallelamente, l’opera esplora anche legami emotivi con la terra, la memoria ancestrale e le comunità che superano i confini convenzionali, ammiccando alla dilagante land grabbing da parte di privati e governi coloniali. La tenderness e il senso di appartenenza emergono nel gesto dell’uomo, anche in un mondo post-digitale caratterizzato dall’individualismo di rete.

Attraverso l’azione di “zappare il mare”, l’opera si propone di ridefinire la globalizzazione attraverso connessioni interpersonali, offrendo una riflessione profonda sulle dinamiche contemporanee della società umana e sulle nostre relazioni con il mondo che ci circonda.

“Video as Performance” esplora la convergenza tra video arte e performance, evidenziando il corpo come il mezzo espressivo primario. In uno scenario di trasformazione continua e tecnologica progresso, questa mostra esplora la fluidità dell’identità e della narrativa in un contesto multimediale. «Siamo entusiasti di presentare artisti provenienti da Florida, New York, Texas, California, Virginia, New Mexico, Italia parte della nostra esplorazione della performance art contemporanea», ha affermato Tere Garcia, fondatrice di Performance in Flux. «Questa mostra promette di provocare riflessioni e conversazioni sulle potenzialità espressive di video nell’ambito della performance».

Scambi internazionali e mostre nazionali per gli studenti dell’Accademia di Belle arti di Catanzaro

Gli studenti dell’Accademia di Belle arti di Catanzaro continua ad alzare il livello della qualità delle sue attività. Sono infatti in atto scambi internazionali e mostre nazionali per gli studenti dell’Aba.

Quello dell’internazionalizzazione della formazione e quindi dell’interazione con l’estero è, ormai da qualche anno, un obiettivo fondamentale nelle linee guida della direzione dell’ente impostata da Virgilio Piccari: così, dopo i rapporti avviati nei mesi scorsi con le università cinesi grazie al lavoro del docente Aba Luca Sivelli, l’anno accademico in corso ha visto il consolidarsi di nuovi rapporti con istituzioni culturali prestigiose come, ad esempio, il Teatro nazionale dell’Opera di Vilnius, capitale della Lituania, dove le studentesse di Scenografia Rachael Amoroso e Cinzia Mangiacasale, assieme allo scenografo e docente Aba Andrea Belli, hanno avuto l’opportunità di lavorare all’allestimento dell’opera teatrale “Le Contes d’Hoffman”, spettacolo per il quale allo stesso Belli era stato affidato l’incarico di realizzare le scenografie.

Inoltre, sempre grazie al lavoro dell’Ufficio Erasmus e Rapporti internazionali con le università straniere, guidato dalla docente Aba Simona Gavioli e che vede coinvolte Simona Caramia (docente Aba), Romina Scozzafava (direttore amministrativo f.f.) e Miriam Piccari (componente della segreteria amministrativa Aba), altri quattro studenti hanno ottenuto altrettante borse di studio valide per un tirocinio formativo altamente professionalizzante e dalle grandi potenzialità di inserimento lavorativo nell’azienda tessile Zisser Textile Design di Stoccolma: si tratta di Pietro Paonessa, Paola Purcaro, Lorenzo Caporale e Micaela Mele.

Non solo occasioni internazionali, però. Proseguendo sulla scia di diversi colleghi selezionati per mostre e premi di caratura nazionale, gli studenti Andrea Corsello, con la sua “Sedia con attributi femminili” e Luca Granato, con l’opera “E anche i fiori morirono lenti nel sogno” hanno partecipato, a Bologna, alla mostra collettiva Gen-Z. Quella di Corsello vuole essere una riflessione sul femminismo e le tematiche di genere, mentre quello di Granato è dedicato alla strage di migranti avvenuta a Cutro nel febbraio 2023. Granato, infine, in questi giorni è ospite della residenza d’artista Casa Bramante, a Siracusa. (rcz)

L’opera dell’artista cosentino Luca Granato per ricordare la tragedia di Cutro

L’opera dell’artista cosentino Luca Granato per ricordare la tragedia di Cutro. «A partire dell’episodio della strage di Cutro – è scritto in un comunicato – di cui il prossimo 26 febbraio ricorrerà il primo triste anniversario, con il progetto Lenti nel sogno Luca Granato affronta una riflessione di carattere sociale sul presente e le problematiche sociali che lo caratterizzano, con il più alto numero di crisi umanitarie di sempre e 114 milioni di persone in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani».

Il video-performativo, Hoeing the sea (Zappava lu mari), estratto da una performance svoltasi sulle rive della costa tirrenica nell’agosto 2022 della durata di circa un’ora, riprende un modo di dire popolare e intende simbolizzare l’inadempienza politica sui fatti del presente ed evidenziare quanto governi e istituzioni non stiano facendo azioni realmente concrete per intervenire sul momento presente. Dalle crisi umanitarie a quella ecologica, sono state attuate solo poche e vacue azioni, utili quanto zappare l’acqua del mare. Intanto quello stesso mare trattiene e restituisce corpi inermi, simbolicamente rappresentati nell’installazione da blocchi di cemento cubici come feretri, da cui emergono solo batuffoli di tessuto, brandelli di indumenti rinvenuti sulla costa di Cutro nei giorni immediatamente successivi al naufragio del febbraio 2023, spesso unici elementi tramite cui è stato possibile identificare i corpi rinvenuti. Le fotografie realizzate dall’artista sul luogo della tragedia in quei giorni di ritrovamenti, sono ulteriore testimonianza di quegli oggetti e tessuti, impiegati come elementi di preghiera per le vittime dai passanti che hanno realizzato effimeri monumenti alla loro memoria.

Inoltre, con il progetto Lenti nel sogno, Granato si scosta leggermente dal suo filone di ricerca e interpretazione più tradizionale, legato alla sfera emotiva personale e all’elaborazione del ricordo, per abbracciare una riflessione di carattere sociale sul presente e le problematiche sociali che lo caratterizzano. Mantenendo il fil rouge del medium impiegato, il tessuto, in questo lavoro infatti l’artista non impiega materiali legati alla propria storia familiare e personale ma tessuti di indumenti da lui rinvenuti sulla costa nei giorni successivi alla tragedia di Cutro, dove ha trascorso diverse settimane per portare avanti la sua ricerca, documentare, fotografare e raccogliere oggetti e brandelli di tessuti ed effetti personali che il mare restituiva.

Mantenendo dunque una forte coerenza alla propria tematica e stile, l’autore con questa opera compie un passo in avanti nel proprio percorso di ricerca, unendo video art, installazioni scultoree e fotografia in un progetto che prende avvio dall’episodio di Cutro ma rappresenta una riflessione più vasta. Granato pone così l’attenzione su una problematica di inadempienza più ampia, di cui il tragico risvolto di Cutro rappresenta solo uno dei tanti episodi che non devono più capitare.

Il progetto è stato selezionato dalla giuria della manifestazione grazie alla open call aperta ad artist*, collettivi, curatori/trici della Generation Z per questa edizione 2024, la cui tematica era Adesso; un’edizione focalizzata dunque sulle questioni e le generazioni del qui ed ora che sono alla base di ogni futuro possibile. (rcs)

L’artista calabrese Lbs unisce il mondo con la performance “No Money, No War, No Web”

L’artista reggino Bruno Salvatore Latella (Lbs) presenta un trittico intitolato “No Money, No War, No Web “nella città di Los Angeles, un progetto senza precedenti: per la prima volta al mondo una singola e specifica opera di street art è stata presentata contemporaneamente in più città del globo, inaugurando così l’avvento della prima forma di “Globalized Street Art”.

Il progetto rappresenta una potente denuncia contro la crescente distruzione dei confini fisici e ideologici che caratterizzano il nostro mondo moderno.

La performance, coordinata in maniera meticolosa per far fronte al problema dei diversi fusi orari, è iniziata da Est, in Ucraina, per concludersi negli Stati Uniti.

L’obiettivo dell’artista è sia quello di creare una “Performance Anti-propagandistica”, sia quella di unire street artist provenienti da tutto il mondo che, abbracciando la visione d’insieme, hanno permesso la sua realizzazione.

Le città nel mondo partecipi di questo progetto sono: Odessa (Ucraina), Budapest (Ungheria), Roma, Milano (Italia), Barcellona (Spagna), Berlino (Germania), Amsterdam (Paesi Bassi), Cape Town (Sud Africa), Koszalin (Polonia), Londra (Uk), Los Angeles (Usa).

Il trittico rappresenta tre diverse tipologie di entità contemporanee, non legate esclusivamente solo alla guerra: Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese, emblema dell’attuale conflitto monetario tra Occidente e Oriente che sta portando con la crisi Evergrande a un probabile futuro crollo economico delle banche mondiali e ad una possibile guerra nei confronti di Taiwan; Elon Musk, figura criptica contemporanea, grande imprenditore ma allo stesso tempo artefice del destino del Web, il quale, attualmente, detiene il controllo del sistema di comunicazione internet satellitare Starlink in Ucraina e della piattaforma social X; Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, tiranno artefice della distruzione dello Stato ucraino e russo, attraverso una propaganda tesa al concetto di “denazificazione” dell’Ucraina stessa, paradossalmente sta simulando le gesta storiche dei dittatori di inizio ‘900.

La mission che si pone l’artista è quello di permettere, alla sua e alle nuove generazioni, di aprire gli occhi, in quanto la passività liquida che stiamo vivendo ci sta sottomettendo e sta portando alla creazione di nuovi falsi Homo-Dei: Il denaro, la guerra ed il Web.

In modo squisitamente metaforico, questa performance ha unito gli artisti di tutto il mondo in una lotta artivista nei confronti di questi finti Dei.

L’artista Lbs ha una visione che combina il movimento artivista della “super-società liquida” con la Pop art postmoderna. Questa visione si esprime attraverso un simbolismo basato sull’analisi semiologica, sociologica e filosofica/teologica della società contemporanea, caratterizzata dalla tecnocrazia, dalla cultura passiva e dalla mancanza di sogni e certezze, in particolare nelle nuove generazioni. La sua opera è guidata dalla convinzione che «la conoscenza porta alla distruzione e alla rinascita».

Lbs utilizza una varietà di tecniche, tra cui fotografia, disegno digitale, stampe fine art e pittura, prendendo ispirazione da opere rinascimentali, simboliste, Pop art e Street art, al fine di comunicare in modo efficace il suo messaggio concettuale e sociale.

La sua ricerca artistica ha una componente pedagogica legata alla sua formazione accademica e alle idee che guidano i suoi progetti. L’artista ha raggiunto tappe significative nella sua carriera, tra cui esposizioni personali, pubblicazioni e premi. Tra i progetti futuri, ci sono ulteriori esposizioni e opere di Street art sia in Italia che all’estero, su invito di collezionisti e enti privati e pubblici. (rrc)

Al Senato si presenta “Protagonisti del tempo d’arte” della cosentina Angiolina Marchese

Domani mattina, nella sala Caduti di Nassirya del Senato, alle 12, sarà presentata la raccolta Protagonisti del tempo d’arte a cura di Angiolina Marchese.

L’evento è stato organizzato su iniziativa della senatrice Tilde Minasi. L’evento sarà presieduto da personalità importanti del campo culturale, artistico e politico, e   sarà un’occasione per approfondire una consistente parte  dello stato di salute dell’arte contemporanea in Italia, delle sue modalità di diffusione e dell’impatto socioculturale che le diverse forme d’arte hanno nella nostra epoca, degli aspetti innovativi riguardo i nuovi linguaggi che si scontreranno con le migliori tradizioni pittoriche che ci hanno caratterizzato, soprattutto con l’Intelligenza Artificiale.

L’amore per l’arte è l’amore per una missione di cura e promozione degli artisti. In ciò si può riassumere il percorso e l’attività di Angiolina Marchese, artista e curatrice d’arte, originaria di Diamante, la città dei murales, sita in provincia di Cosenza.

Angiolina Marchese ha iniziato sperimentando la vocazione per un linguaggio interiore, basato sui sentimenti profondi. Un modo di rappresentare la bellezza che trasferisce odiernamente nella sua opera di curatrice, promotrice e divulgatrice.  Iniziando anni fa s’è mossa da uno stile informale via via verso un’attenta stratificazione di momenti che ne hanno connotato sempre più il percorso verso una espressione emotiva e complessa. Ha conosciuto importanti artisti sin dalle prime partecipazioni a diverse mostre, potendo cosi far tesoro di determinati confronti.

Ed è con tali credenziali che Angiolina Marchese si presenta odiernamente  al pubblico  con le sue idee, che sono orientate alla bellezza in tutte le forme che l’arte può assumere. “Protagonisti del Tempo d’Arte” risponde da un lato alla necessità di attraversare le diverse manifestazioni artistiche del nostro tempo, rendendo cosi la complessità spaziale e dinamica della creatività; infatti si spazia dalle arti visive, quali pittura, fotografia e scultura, all’arte letteraria: prosa narrativa, poesia, prosa saggistica; dall’altro risponde all’esigenza di un confronto aperto tra i giovani artisti e quelli ormai esperti.

Va aggiunto che si offre una vetrina mediatica importante a tutti gli artisti partecipanti, di modo che la loro arte sia promossa e valorizzata coniugando la esigenza diffusiva con la qualità della stessa locomotiva della diffusione. Come affermato da Angiolina Marchese: «Protagonisti del Tempo d’Arte rappresenta un testamento artistico unico nel suo genere».

«Con la terza edizione di Protagonisti del Tempo d’Arte  – ha concluso – abbiamo voluto valorizzare al meglio gli autori di Artglobal sia con un’accurata attenzione alla biografia che con un’impostazione contenutistica e di forma molto puntuale per la parte critica, cosi come con la casa editrice abbiamo lavorato su un determinato standard di qualità». (rrm)

A L’A Gourmet di Reggio si è discusso del rapporto tra l’arte e la malattia psichiatrica

Si è analizzato il rapporto tra l’arte e la malattia psichiatrica, nel corso del convegno svoltosi lo scorso 25 maggio a L’A Gourmet L’Accademia – Art Gallery di Reggio Calabria, nel corso del convegno Dal Tormento all’Estasi – L’Arte e la Recovery: sguardi e linguaggi della mente, organizzato dalla Società E – Com – Educazione continua in medicina e patrocinato da vari enti e associazioni.

L’ arte e la cultura sono determinanti per il benessere psicofisico. I musei alleviano ansia e stress e fanno bene alla salute. 

A Milano lo studio scientifico che analizza il potere dell’arte e gli effetti sulle persone. Il progetto sperimentale ha visto dallo scorso settembre protagonisti due Musei Civici di Milano, il Museo di Storia Naturale e la Galleria d’Arte Moderna, dal titolo ASBA (Anxiety, Stress, Brain-friendly museum, Approach – ansia, stress, approccio del museo amico del cervello), progettato e coordinato dal Centro Studi sulla Storia del Pensiero Biomedico (CESPEB) dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

A relazionare lo psichiatra, psicoterapeuta Vincenzo Maria Romeo, la giornalista e curatrice Elisabetta Marcianò e la professoressa AnnaGrazia Calabrò

I relatori hanno illustrato ampiamente tutti gli aspetti più interessanti relativi all’argomento trattando risvolti estetici, filosofici, scientifici senza dimenticare l’apporto pratico ed esperenziale. Gli interventi hanno appassionato gli iscritti al convegno tanto da aprire un dibattito di confronto animato e costruttivo. Lo psichiatra ha aperto una finestra sul nuovo modo di “sentire”  legato all’intelligenza artificiale e ai compromessi etici e filosofici, la giornalista Marcianò ha trattato tre figure del mondo dell’arte coinvolgendo il pubblico grazie al racconto umano ed emotivo. Infine la professoressa Calabrò ha chiuso con l’apporto di una esperienza innovativa svoltasi all’interno della scuola  

Arte, Cibo, Cultura, sempre interessante a L’Accademia Art Gallery il coinvolgimento della proposta ristorativa dello chef Filippo Cogliandro, un vero e proprio spazio gourmet per far vivere agli ospiti un’esperienza più intima e coinvolgente, la gioia dei 5 sensi. La sua  “arte” è quella di far emozionare gli ospiti attraverso il cibo che propone, avvicinarli al concetto del piacere.

La formazione cosmopolita dello chef si declina in un nuovo menu che pone l’accento sulla freschezza e sul costante dialogo con il territorio. Fantasia e  creatività per un viaggio di gusto tra terra e mare in un continuo scambio. Contenuti e sapori, colori e  profumi della sua terra natia si intrecciano con le opere d’arte esposte, creando elementi onirici del piacere, dove si individuano il mare, l’entroterra, i piccoli produttori locali, la pasta, l’olio, il vino, il prezioso bacino a cui lo chef attinge per portare in tavola suggestioni e interpretare prodotti semplici di prima qualità. (rrc)

 

ARTE E CULTURA ATTRATTORI DI TURISMO:
SERVONO RISORSE UMANE E FINANZIARIE

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Arte, cultura e cinema. Sono i tre ingredienti fondamentali su cui la Calabria può puntare per il rilancio del turismo. D’altronde la Calabria, come è stato più volte ribadito, è ricca di arte, luoghi d’arte e, sopratutto, di luoghi che si prestano a essere set naturali per tantissimi film.

Cosa che è già avvenuta con numerosi film, tra cui si deve ricordare quello sull’abate Gioacchino da Fiore, dal titolo Il Monaco che vinse l’Apocalisse con la regia di Jordan River e prodotto dalla Delta Star Pictures, sostenuto dal Ministero della Cultura e dalla Calabria Film Commission. Il film, infatti, è stato girato – oltre che a Cinecittà e in diverse location del Lazio – al Castello di Oriolo, al Castello Federiciano di Roseto Capo Spulico, nel canyon di Civita, nelle piccole ‘Dolomiti’ di Frascineto, al fiume di San Sosti nel Parco Nazionale del Pollino, sull’antico ponte di Annibale di Scigliano, nella Cattedrale di Cosenza, ai Calanchi di Cutro, alle grotte di Pietrapaola e Zungri e, ovviamente, a San Giovanni in Fiore.

Un film dunque, che farà vedere a tutto il mondo le bellezze naturali della Calabria e, chissà, magari farà venire voglia di arrivare in Calabria – aerei e treni permettendo – per ammirare dal vivo luoghi che hanno una lunga storia da raccontare non solo attraverso una pellicola. Il film sull’abate è solo un esempio, perché in realtà sono numerosi i film che sono stati girati in Calabria, come A Ciambra diretto da Jonas Carpignano, Una femmina di Francesco Costabile, Anime nere di Francesco Munzi, di cui alcune scene sono state girate nella Locride.

Insomma, la Calabria ha tutte le potenzialità per essere attrattiva per il circuito cinematografico e, sicuramente, la costruzione degli Studios di Lamezia Terme aiuteranno non poco su questo frangente. Lo ha detto anche il presidente della Calabria Film Commission, Anton Giulio Grande, in un’intervista a L’Altro Corriere Tv: «Come si può immaginare, gli Studios  sono un’opera importante che porrà la Calabria al centro di grandi produzioni e farà della nostra regione un laboratorio permanente».

«Stiamo raccogliendo adesioni e interesse da tutto il circuito cinematografico che conta e questo mi fa immaginare che la Calabria, proprio perché sa essere un set naturale, potrà avere grandi ricadute sul piano turistico dalla integrazione virtuosa tra arte, cultura e cinematografia».

Ma in Calabria non c’è solo il cinema, il mare e le montagne. Ci sono anche i Musei, custodi di inestimabili tesori archeologici che sono stati trovati e che ancora si possono rinvenire, vista la storia millenaria del territorio. A questo proposito, la direttrice del Museo dei Brettii e degli Enotri, Marilena Cerzoso, ha detto che «se dovessi iniziare a scavare, lo farei da Cosenza. Paradossalmente Cosenza da un punto di vista archeologico è poco conosciuta, ma questo per una questione di occupazione dello stesso sito nel corso del tempo. Il caso Cosenza è un caso di archeologia urbana, però mi piacerebbe molto approfondire gli studi. Cosenza necessita di una maggiore conoscenza».

Ma, tralasciando la parte archeologica, c’è un problema più grosso da affrontare, ossia quello del personale. «Noi abbiamo poco personale, ma facciamo i salti mortali. Poi ci sono anche i problemi di ordine finanziario: un museo non si mantiene con il biglietto d’ingresso», ha ribadito la Cerzoso.

Un concetto che è già stato affrontato anche da Calabria.Live, parlando della situazione precaria e di abbandono in cui si trova il Parco e Museo Archeologico di Monasterace, o dei pannelli informativi ormai sbiaditi dal sole al Museo e Parco Archeologico di Locri. Problematiche che nascono in primis dalla mancanza di fondi e, poi, da quella del personale. Anche il prezzo del biglietto sicuramente non aiuta. Far pagare 4 euro l’ingresso al Museo di Locri o a Monasterace significa sminuire il valore del Museo stesso, di chi ci lavora e di chi ha lavorato riportando alla luce i preziosi reperti che, oggi, tantissimi turisti – calabresi e non – possono ammirare. Così come fa storcere il naso pagare solo otto euro l’entrata al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, la casa dei Bronzi di Riace che hanno celebrato i 50 anni dal loro ritrovamento, quando per entrare a Castel Sant’Angelo ne servono 15, e senza guida.

Fa irritare ancora di più che per visitare il meraviglioso Parco Archeologico di Sibari – che a quanto pare si spera di far diventare Patrimonio Unesco, così dice il sottosegretario Vittorio Sgarbi – si paghi soltanto cinque euro.

Non è possibile che, nel 2022, si parli di figli e figliastri per la cultura. Non si può parlare di musei di serie A e B. È sicuramente ingiustificata questa svalutazione dei Musei.

E fanno rabbia le parole del ministro della Cultura, Giuliano Sangiuliano che ha dichiarato: «se una cosa ha un valore, deve anche essere un po’ pagata». I reperti della Calabria, dunque, hanno un valore inferiore, dato che il biglietto si paga così poco?

C’è da dargli ragione, tuttavia, quando ha affermato, intervistato da Pietro Senaldi nel corso della kermesse milanese di Fdi,  che «se rendessimo gratuiti i musei sviliremmo il nostro patrimonio». Il patrimonio culturale si svilisce nel momento in cui alcuni Musei sono abbandonati dal Governo e dal Ministero stesso, lasciandoli in balìa di se stessi.

Fortunatamente, la Regione Calabria è venuta in soccorso della rete museale calabrese, stipulando lo scorso novembre una joint-venture” con l’Icom, il Comitato Italiano dell’International Council of Museums, la più qualificata associazione internazionale di settore.

L’obiettivo è chiaro: promuovere le strutture museali che, come ha evidenziato la vicepresidente della Regione, Giusi Princi, hanno delle «enormi capacità attrattive».

«È chiaramente un nostro obiettivo – ha evidenziato Princi – quello di promuovere e valorizzare il patrimonio culturale regionale, in una logica di partenariato con altri soggetti pubblici e privati, come in questo caso Icom, mediante nuovi approcci culturali volti ad ampliare la partecipazione dei cittadini e a rafforzare l’attrattività turistica degli istituti e luoghi della cultura a livello nazionale ed internazionale, concorrendo allo sviluppo economico del territorio».

Un obiettivo che non è irraggiungibile, anzi. Realizzabile, se si spendono bene le risorse nella regione e non altrove, se si fa una seria campagna di marketing del territorio e scegliendo bene gli “ambasciatori” che possono parlare e far scoprire al mondo le bellezze della Calabria.

Un esempio? Le tante celebrità che, dopo gli eventi a Reggio, hanno fatto visita al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, condividendo sui propri profili la foto con i Bronzi di Riace. Il risultato? Un boom di visualizzazioni. I Bronzi che compaiono ovunque. Immaginiamo la stessa cosa per tutti i luoghi e i tesori della Calabria. Il risultato sarà straordinario, come lo è la Calabria. (ams)

La calabrese Anna Romanello espone all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi

È una data importante, quella dell’11 ottobre, giorno in cui s’inaugura, all’istituto Italiano di Cultura di Parigi la mostra À Rebours – Attraversamenti di memorie dell’artista calabrese Anna Romanello a cura di Tiziana Musi.

La mostra presenta una rassegna importante dell’ampio e multiforme percorso artistico di Anna Romanello, artista performer, già docente dell’Accademia di Belle Arti di Roma. La poetica dell’artista si incentra sul tema della memoria attraverso tracce incise su supporti diversificati (carta, matrici in metallo, plexiglass): dall’installazione in ceramiche, carta e tessuto de I luoghi della memoria Sibari che evidenzia la relazione dell’artista con luoghi carichi di rimandi metaforici, ai numerosi esemplari di Libri d’Artista, alcuni dei quali realizzati con testi di Christophe Comentale, alle opere del periodo parigino degli anni ’80 – ‘90 che esplicitano il rapporto con William Hayter.

Inoltre, in esposizione alcune opere che l’artista ha realizzato con alcune aziende operanti nel territorio calabrese e campano, a conferma del suo profondo legame con la terra, le proprie radici e la propria cultura: in particolare opere in maglia jacquard piquet realizzate con il Lanificio Leo, cretti in terracotta con l’archeologa Geraldine Pizzitutti, tappeto realizzato con filati di altissima qualità come lana mohair dell’azienda DVS di Salvatore di Sarno e un’etichetta per il vino “Anthea” in edizione limitata per l’azienda vinicola Immacolata Pedace, il vigneto più alto d’Europa.

In introduzione alla mostra ci sarà la performance Topographie sentimentale di Lea Walter. L’intervento nasce dalle poesie emerse nelle trame delle opere dell’artista e dal testo di Jean Rony “Romamor”, accompagnate dai versi anche di G. Ungaretti e P. P. Pasolini.

La curatrice Tiziana Musi introduce la ricerca dell’artista e il percorso della mostra: «In questa possibilità di riscrivere continuamente la pagina artistica prende forma la ricerca visiva di Anna Romanello che si incentra sul tema della memoria e sulla sedimentazione dello sguardo attraverso tracce incise sulla lastra, sulla fotografia e sulla carta. Lo sguardo perturbante di Anna non ripropone soltanto la realtà visiva, ma cattura quegli elementi nascosti che consentono di andare al di là della semplice percezione visiva, cerca di evocare tracce che, attraverso la leggerezza del segno, l’acceso cromatismo e la molteplicità delle tecniche che si sovrappongono, alludono a un lungo processo di stratificazione della memoria di un luogo, di un oggetto, di un sentimento».

«Così emergono inaspettate visioni di Parigi – ha proseguito – come nell’opera Fughe di Segni dove “la solennità austera del porticato del Palais Royal diventa pretesto d’arte e contrappunto incisorio”. (L. Falcolini, 2019) Nel porticato si intrecciano e si sovrappongono linee in fuga e un acceso cromatismo che creano un inaspettato movimento dei segni. Oppure I luoghi della memoria del 2014 fotografie con interventi di xilografie dai luoghi familiari della Calabria».

«La mostra, quindi – ha concluso – si struttura come un dispositivo dove emergono in un percorso a ritroso quegli attraversamenti della memoria dell’artista, che dalla sua terra d’origine, la Calabria, ha percorso verso Parigi alla fine degli anni ’70. A Parigi ha un incontro folgorante con William Hayter e il suo Atelier 17 con il quale condivide, prima come allieva e poi come artista e maestra lei stessa nelle Accademie italiane in cui ha insegnato, la medesima attenzione alla perentorietà del segno inciso e alla forza del colore nelle sue inaspettate declinazioni e sfumature». (rrm)

 

In Calabria… con i burattini pazzi di Giampiero De Santis

Quella dei Burattini pazzi è una idea originale made in Calabria di Giampiero De Santis che, dal 2018, aiutato spesso dalle sue figlie di 9 e 3 anni, crea e dà nuova vita a vecchie scatole di latta e altri oggetti.

Il progetto si chiama burattini pazzi” o “mad_puppet“, e con questo l’artista ha “confezionato” più di 50 esemplari pezzi unici, firmati e datati con la tecnica dell’upcycling e proprio con lo scopo di ridare nuova vita, appunto, agli oggetti “di casa” dismessi. Ma non è finita qui: tante idee in cantiere, tra cui l’arrivo dei burattini denominati “scarto matto” e la creazione di grafiche d’autore in multipli. Insomma, un cantiere a “forma di arte” e in continua evoluzione.

Tutto è nato per gioco nel 2018, quando il papà dei burattini e delle bimbe voleva trovare un gioco nuovo da fare e propria da una lattina vuota nacque il primo esemplare dei burattini pazzi: il Sig. Dotto… il numero 1 della collezione.

«Da quello, poi – si legge in una nota – la curiosità, la ricerca, la voglia di abbracciare, nel suo piccolo mondo, l’arte, di rendere importanti quelle creazioni attraverso ricerche sempre più attente e attraverso la ricerca di materiali destinati ormai alla fine della loro esistenza. Garage del nonno, garage di amici, scrutare nelle vetrine e nei cassetti dei comò, chiedere agli amici, ricercare i pezzi di assemblaggio adatti e tante altre storie hanno dato la possibilità, all’artista catanzarese, di creare sempre più burattini (pazzi) andando a ridare vita anche a quello che di quotidiano consumiamo e poi, una volta finito, viene scartato nella raccolta domestica differenziata».

Da qui l’idea di creare burattini di latta, con scatole di latta vecchie e introvabili, vasetti di vetro come quello della famosa crema spalmabile, scatole particolari eccetera creando, appunto una famiglia, oggi, composta da più di 50 creazioni. Burattini “pazzi”, li definisce e li ha chiamati l’autore.

Pazzi perché ognuno di loro ci racconta una storia di vita (ogni burattino è accompagnato da una breve e simpatica storia) simpatica e a volte al di fuori del normale. L’autore incontra il burattino creato e insieme si raccontano momenti di vita. A volte nella storia vengono inserite, riviste, le storie di quella scatola di latta (se ad esempio è di una grande azienda) ma sempre si racconta il tutto in via ironica anche per rendere il “messaggio” leggero e piacevole da leggere magari in una pausa caffè. E poi alcune storie si intrecciano, nella vita, nell’amore, sul lavoro…nella famiglia dei burattini pazzi ci sono tanti personaggi che si incontrano e si ritrovano come ad esempio un vecchio IPhone dismesso (Mr Carmelino), incontra dopo anni la sua vecchia scatola (Miss Carmela)…cioè, in definita, tutto un pazzo mondo.

Il riciclo: una storia pazza si ma anche una storia di riciclo. Come detto tutte le creazioni dell’artista sono nate da un gioco, un gioco alla fine di riciclo, riuso e riutilizzo allo scopo di regalare un qualcosa alle sue figlie nei momenti di relax a casa si, dando anche con il suo un piccolo contributo ai milioni di rifiuti prodotti e che oggi stanno “producendo fastidio” alla nostra terra. Per la realizzazione delle sue piccole opere Giampiero, oltre all’utilizzo di vecchie scatole di latta, di solito formano i corpi centrali ha poi recuperato e recupera, lungo le passeggiate, nei garage, nelle vecchie cassette degli attrezzi, altri materiali “utili” ai fini dell’assemblaggio e per creare il corpo definitivo del “nuovo” umanoide o meglio del suo nuovo burattino. Viti, bulloni, dadi, vecchie lampadine ad escandescenza pezzi di acciaio, rame, vetro…un insieme di materiale rigorosamente recuperato e riadattato.

La sua passione è rimasta “dentro le mura di casa” fino al dicembre 2019 quando ha poi deciso di creare una pagina Facebook (https://www.facebook.com/burattinipazzi) e una pagina Instagram (https://www.instagram.com/i_mad_puppet/) al fine di far conoscere i suoi lavori agli amici, ai conoscenti e agli appassionati. Lo stesso artista ha creato anche delle case per questi burattini pazzi, delle scatole di cartone ecologico, stampate con una grafica tutta sua, con inchiostri a base di acqua il tutto ad impatto ambientale praticamente pari a zero. Una azienda ha realizzato nel tempo tutta l’idea espressa dall’autore. Oggi anche le “casette” realizzate per i burattini sono realtà. Insomma un continuo sfornare idee e un continuo “amore” per i suoi burattini pazzi che nascono in casa dell’autore in un piccolissimo spazio…giusto lo spazio, appunto, per togliere fuori la cassetta degli attrezzi, armarsi di pazienza e assemblare il tutto.

L’autore, oltre all’amore dell’arte, ha anche, sempre da autodidatta coltivato la passione della grafica e del disegno (ha collaborato con la sua passione della grafica con piccole realtà locali producendo diverse grafiche) ha anche la passione della storia, storia economica e industriale che gli ha permesso di finire gli studi nel 2010 discutendo una tesi in Storia dell’Industria e discutendo un lavoro di ricerca sulle antiche Ferriere di Mongiana in attività, almeno fino all’Unità d’Italia, nella piccola cittadina di Mongiana nell’attuale provincia calabrese di Vibo Valentia).

Oggi, l’autore, continua la sua produzione e creazione in casa e, oltre ad alcune mostre dove sta partecipando con alcune sue opere (alcune sospese a causa dei recenti DPCM per il Covid-19), ha partecipato e vinto alcuni contest on line dove amici e semplici curiosi hanno “approvato” a pieni voti le realizzazioni dell’artista catanzarese facendogli conquistare alcuni riconoscimenti “artistici” e permettendogli di “esportare” il piccolo modello calabrese di riciclo anche al di fuori della sua terra.

I burattini pazzi sono felici di rivivere una nuova vita… e hanno un messaggio per noi: “Sono felice di rivivere con te… ora mettimi nella posizione giusta”. (rrm)

L’appello degli Enti operanti nel settore dei Grandi Eventi Culturali e di Spettacolo della Calabria

Gli Enti operanti nel settore dei Grandi Eventi Culturali e di Spettacolo della Calabria – Fondazione Armonie d’Arte, presieduto da Chiara Giordano, Shownet – Fatti di Musica Festival, diretto da Ruggero Pegna, AMA Calabria, presieduto da Aurelio Pollice, il Sistema Bibliotecario Vibonese, direttore Gilberto Floriani, Scena Verticale, direttore Settimio Pisano, Comune di Roccella – Festival Rumori Mediterranei/Roccella Jazz, sindaco Vittorio Zito e Accademia del Peperoncino/ Festival del Peperoncino, presidente Enzo Monaco – hanno scritto una lettera aperta al presidente della Regione Calabria, Jole Santelli.

«Il.mo Presidente On. Santelli – si legge nella lettera – le scriviamo in qualità di responsabili di principali Enti della nostra Regione operanti nel settore dei Grandi Eventi Culturali e di Spettacolo, nonché quindi della Promozione della Calabria in Italia e nel mondo, con Festival di rilevanza nazionale e internazionale ammessi a contributo regionale dai Bandi Cultura degli ultimi anni nelle fasce più importanti, ed altresì in qualità di esponenti delle principali Sigle nazionali di Categoria (Agis, Assomusica, ItaliaFestival, Aiam; ecc ), con cui ci si è mosso anche a livello ministeriale ricevendo pronto importante riscontro con atti ufficiali già emanati».

«In considerazione – prosegue la lettera – della disastrosa situazione che, di fatto, ha bloccato il nostro settore, producendo annullamento di eventi in corso e in programmazione, necessità di rimborsi, mancati incassi, rinvio di Sponsor privati, cancellazioni dagli artisti, soprattutto stranieri e di più alto profilo, impossibilità a programmare e così via, Le chiediamo ascolto e urgente riscontro, evidenziandole le azioni di maggior rilevanza e incidenza per poter sostenere la sopravvivenza di questo settore strategico per la Calabria: Emanazione urgentissima del Bando 2020 a sostegno dei Grandi Eventi/Festival storicizzati (che hanno già diligentemente svolto le edizioni 2019 e che non hanno quindi alcun beneficio dalla proroga già deliberata per chi non avesse svolto); Pagamento immediato di tutti i saldi per le attività già svolte dagli scriventi, già rendicontate o da rendicontare nell’imminenza, (anche con autocertificazioni ai sensi del DPR 445/2000 ed espletamento post delle verifiche da parte degli uffici) e degli anticipi per altri diversi progetti approvati e in capo agli stessi enti; Potenziamento delle somme a supporto delle attività di incontrovertibile e storicizzato valore, incidenti sull’immagine della Calabria e con grande indotto economico anche come valore aggiunto all’offerta turistica; da attuare con contributi speciali, o una tantum per la contingente crisi, o altre forme da individuare; Creazione di un Fondo di rotazione per la Cultura e/o di altri accordi specifici con Istituti bancari per accesso al credito, con garanzie pubbliche, in ragione della necessaria liquidità per le attività da svolgere; Stanziamento di un fondo per un’azione regionale di Comunicazione a sostegno del settore ed in particolare dei Festival di profilo nazionale ed internazionale».

«Si evidenzia – prosegue la lettera – che alcune di queste attività, riconosciute dal Ministero e cofinanziate dal FUS ( Fondo Unico dello Spettacolo) ove non venga immediatamente attivato il bando 2020, non solo non saranno in grado di avere liquidità per svolgere qualsivoglia programma, seppure riadeguato al contesto attuale e futuro, ma soprattutto perderanno anche  le somme da parte dello Stato, essendo queste condizionate obbligatoriamente al cofinanziamento regionale!».

«Certi della Sua comprensione in questo drammatico momento – prosegue la lettera – che vede il nostro settore tra i più colpiti, consapevoli tutti che la Cultura e lo Spettacolo culturale è uno strumento irrinunciabile per il futuro dell’umanità tutta e che i nostri grandi Festival che creano un enorme valore, di immagine positiva e di indotto socio economico, restiamo in attesa di concreto urgente riscontro». (rrm)

In copertina, l’evento conclusivo della 19esima edizione di Armonie d’Arte Festival al Teatro Politeama di Catanzaro