Autonomia, Occhiuto: No a un Sud che scappa in ritirata

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha ribadito come «sull’autonomia differenziata la mia linea, e dunque quella del governo regionale che guido in Calabria, è chiara: attuare per interno la Costituzione può rappresentare una grande opportunità anche per le Regioni del Sud».

«E quando dico attuare – ha sottolineato – per intero quanto prescritto dalla nostra Carta fondamentale, non mi riferisco soltanto all’articolo 116, quello appunto sull’autonomia, ma anche al 117 e al 119, quelli che regolano i diritti sociali e civili – che vanno garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale – e la perequazione. E in questa mia posizione la stella polare è rappresentata dal fatto che – semmai questo processo andasse a buon fine – ci saranno ricadute concrete sulle risorse che verranno ripartite tra le Regioni».

«Se l’autonomia differenziata diventa l’occasione per superare una volta per tutte il criterio della spesa storica – ha proseguito – a favore di quello dei fabbisogni standard, ben venga il disegno di legge Calderoli. Grazie alle modifiche al ddl, che Forza Italia è riuscita ad ottenere anche su mia sollecitazione, abbiamo un buon punto di partenza per condurre in porto questo percorso appena iniziato: ogni riferimento alla spesa storica è stato stralciato».

«Da 20 anni – ha ricordato – si provava ad ottenere questo risultato, e non ci si è mai riusciti. La versione del testo approvata in Consiglio dei ministri dice di fatto che prima andrà superata la spesa storica, e solo poi si farà l’autonomia differenziata.
Se questo sarà l’iter, e noi vigileremo affinché questa logica venga rispettata, sarà un’importante novità anche per le Regioni del Mezzogiorno».

«Poi c’è un aspetto politico e di approccio che voglio rivendicare – ha aggiunto –. Dico con determinazione ‘no’ ad un Sud che scappa in ritirata. L’atteggiamento di chi ha giocato di rimessa negli anni passati ha creato solo sperequazione per le Regione meridionali, e vantaggi per il Nord».

«Qui, invece, occorre giocare questa partita a viso aperto – ha concluso – senza timori reverenziali. Chi ha governato la Calabria negli scorsi decenni mi ha consegnato una Regione allo sfascio, anche senza autonomia differenziata. Noi stiamo lavorando per cambiarla, e ci riusciremo anche se otterremo una corretta attuazione della Costituzione repubblicana». (rcz)

L’OPINIONE / Angelo Sposato: Sbagliato il voto della Calabria, serve mobilitazione nazionale

di ANGELO SPOSATO – Il disegno di legge Calderoli sull’autonomia differenziata è di per sé pregiudiziale perchè non tiene conto dei divari esistenti tra nord e sud del Paese. Anzi, li peggiora.

E anche il Nord, con questo sistema, rischia di diventare succursale di Francia e Germania. Non si può parlare di livelli delle prestazioni se al sud le prestazioni sono inesistenti. Fino a quando ci sarà un’Italia a due velocità sul lavoro, la salute, i servizi, le infrastrutture, discutere di autonomia differenziata è dannoso per il Sud e per il Paese. Non si può discutere del male minore e le Regioni del Sud devono reagire. Non ho apprezzato il voto favorevole della Regione Calabria alla conferenza delle Regioni.

Il Presidente Roberto Occhiuto ha commesso un grave errore. Contrasteremo e saremo inflessibili su questo progetto di divisione del Paese. Quattro regioni che rappresentano 18 milioni di abitanti hanno detto no. Serve una grande mobilitazione nazionale. (as)

[Angelo Sposato è segretario generale di Cgil Calabria]

L’AUTONOMIA ESISTE GIÀ DA PIÙ DI 20 ANNI
AL NORD PIÙ SOLDI E AL SUD SOLO BRICIOLE

di GIACINTO NANCILa spesa sanitaria delle regioni ammonta a più del 70% di tutta la spesa pubblica regionale per cui le regioni che ricevono più fondi pro capite per questa spesa sono già differenziate “avvantaggiate” rispetto alle altre.

Da più di 20 anni le regioni del Nord ricevono molti più fondi rispetto a quelle del sud perché il criterio scelto dalla Conferenza Stato-Regioni in applicazione dell’art.1 comma 34 legge 23/12/1996 n. 662 è stata quella del calcolo della popolazione pesata. Questo criterio che da pochi fondi pro capite per la giovane età e molti più fondi per la popolazione anziana ha favorito le regioni del nord che hanno avuto e hanno una popolazione più anziana.

La Conferenza Stato-Regioni per ripartire i fondi sanitari alle regioni non ha mai tenuto in conto i criteri epidemiologici (cioè la numerosità delle malattie presenti nelle regioni) pur contenuti nella sopra citata legge. Ciò ha fatto sì che per più di 20 anni sono stati dati più fondi a quelle regioni che avevano sì più anziani ma in buona salute e meno fondi a quelle regioni che pur avendo meno anziani avevano più malati cronici e quindi necessità di maggiore spesa sanitaria. Di ciò tutti erano e sono al corrente, infatti basta leggere le dichiarazioni di insoddisfazione dei governatori delle regioni del Sud all’ascita della Conferenza Stato-Regioni ogni anno alla fine del riparto dei fondi sanitari e di contro quelle di soddisfazione dei governatori delle regioni del Nord.

Ma ancora più eloquente è ciò che avvenuto nel 2017 quando, per bocca dell’allora presidente della Conferenza Stato-Regioni Bonaccini, è stato annunciata una “parziale” (per come dichiarato dallo stesso Bonaccini) modifica dei criteri di riparto dei fondi sanitari non più solo sul calcolo della popolazione pesata ma bensì su quella della “deprivazione” in rispetto della legge 662.

Ebbene nel 2017 grazie a questa parziale modifica alle regioni del sud sono arrivati ben 408 milioni di euro in più rispetto al 2016, ovviamente la modifica fatta non è stata ne ampliata ne riproposta  negli anni successivi. Se la modifica invece di parziale fosse stata inter e in rispetto della legge 662 la cifra di 408 milioni di euro si dovrebbe moltiplicare per 4 e ogni anno da 20 anni a questa parte. Per rendere l’idea di quanto ampia è la ampia la differenza di numerosità delle malattie croniche presenti nelle varie regioni basta citare ad esempio il Dca n. 103 del lontano 30/09/2015 a firma dell’allora Commissario al piano di rientro sanitario calabrese ing. Scura e vidimato per come prevede il piano di rientro prima del ministero dell’Economia e poi da quello della Salute, nel quale Dca alla pag.33 dell’allegato n. 1 si legge: “Si sottolineano valori di prevalenza più elevati (almeno il 10%) rispetto al resto del paese per diverse patologie”.

E siccome il Dca è fornito di dettagliate tabelle è stato facile calcolare che nei circa due milioni di abitanti calabresi c’erano allora (e oggi ancor di più) ben 287.000 malati cronici in più rispetto ad altri due milioni circa di altri italiani. Nonostante ciò la Calabria è la regione che, da oltre 20 anni a questa parte, è la regione che in assoluto riceve meno fondi pro capite per la sua sanità. Le altre regioni del Sud sono, anche se con meno criticità, nella stessa situazione della Calabria sia per la maggiore presenza di patologie che per il fatto di essere le regioni che ricevono meno fondi per la loro sanità. Ciò è talmente vero che questa estate il governatore della Campania De Luca ha fatto un ricorso al Tar proprio per il fatto che ritiene ingiusti i metodi di riparto dei fondi sanitari alle regioni.

Ma ancora più significativo è il fatto che il governo ha promesso che per l’anno venturo saranno rivisti i metodi di riparto dei fondi e sarà applicato il criterio della deprivazione e non con quello demografico (popolazione pesata), e lo ha fatto ancor prima della pronuncia del TAR immaginando che il ricorso è giusto e il Tar lo accetterà sicuramente.

Le regioni del Sud, a questo punto, devono far sì che nella prossima Conferenza Stato-Regioni sia applicato il criterio epidemiologico, cioè più fondi alle regioni che hanno più abitanti con patologie croniche e non come è stato fino ad adesso: meno fondi alle regioni con più malati. (gc)

[Giacinto Nanci è medico dell’Associazione Medici di Famiglia a Catanzaro]

Autonomia, Crea (Circolo Fdi): Falcomatà apra confronto in città

Giuseppe Crea, presidente del Circolo Fratelli d’Italia “Giorgia Meloni”, ha suggerito al sindaco sospeso di Reggio, Giuseppe Falcomatà, di «aprire un confronto in città per approfondire punti di forza e debolezza di un assetto istituzionale previsto dalla Costituzione».

L’ex primo cittadino, infatti, ha commentato il sì del Governatore Occhiuto all’autonomia differenziata definendolo «la giornata più triste per la Calabria», e sottolineando la necessità di «organizzare una grande mobilitazione dei calabresi e dei meridionali contro questa follia».

Per Crea, «occorre un dibattito, come contributo alla comunità, che non può avere solo connotati politici, ma che deve essere accompagnato da riflessioni di carattere culturale, soprattutto alle nostre latitudini, in Calabria, dove facciamo ancora i conti con un regionalismo mai effettivamente compiuto».

«Occorre ragionare, al netto di posizioni ideologiche – continua la nota di Fratelli d’Italia – sul fatto se l’ autonomia differenziata potrebbe portare benefici alla nostra terra. Perché di questo si tratta! È indubbio che il tema centrale deve essere quello di non sacrificare all’altare di una grande riforma, diritti e perequazione del Sud del Paese. Per questo, realizzare un federalismo regionale, non deve essere un tabù».

«Certamente – ha sottolineato – occorre lavorare ad un federalismo efficiente e solidale, rispettoso della Costituzione, superando per esempio, il criterio della spesa storica soprattutto in materia socio-assistenziale. Ma la grande intuizione invece, potrebbe essere quella di far maturare nuove opportunità rispetto ad una riforma che nel dibattito pubblico sembra dare per spacciata la Calabria».

«Invece – siamo convinti – che con coraggio e consapevolezza, e soprattutto una forte sinergia istituzionale, possa maturare una riforma che corregga gli errori, gli squilibri tra i territori – ha concluso – le penalizzazioni per il Meridione, adeguando gli enti regionali ai cambiamenti ‘forzati’ della società e fornendo ad esse gli strumenti per competere ad armi pari con il resto del Paese. Parliamo di questo evitando elucubrazioni di propaganda politica». (rrc)

Amalia Bruni: Costruire un Fronte Istituzionale e sociale per dimostrare che l’autonomia è sbagliata

La consigliera regionale Amalia Bruni ha proposto di costruire un Fronte Istituzionale e sociale, con sindacati, amministratori, associazioni industriali, il mondo universitario e la Chiesa «per dimostrare che questa legge dell’autonomia differenziata è sbagliata e dannosa».

«Occhiuto ha votato sì al disegno Calderoli nella Conferenza delle Regioni – ha evidenziato – che ha dato via libera al provvedimento con quattro voti contrari.  Quando alle ragioni della comunità si antepongono motivi di interesse di partito o di appartenenza politica non si fa mai un buon servizio a chi ci ha eletto. E quello che sistematicamente stanno facendo il presidente Occhiuto e la sua maggioranza su questa vicenda».

«In consiglio regionale della Calabria – ha continuato Bruni – è vietato parlarne, nessun dibattito, nessun confronto è concesso, Occhiuto e il Centrodestra preferiscono mettere il bavaglio a tutti e tirare dritto per la loro strada, che tra l’altro, nessuno ci ha spiegato ancora dove porti. Si va avanti senza confrontarsi. Io e il collega Tavernise abbiamo presentato una mozione per discutere di Autonomia Differenziata in Consiglio Regionale, per avviare una discussione serena, un confronto anche serrato in una seduta del Consiglio dedicata a un tema vitale per il futuro della nostra Terra. Non avendo avuto alcuna risposta ho chiesto di discutere immediatamente di questo argomento ma la maggioranza compatta ha votato no».

«Lo abbiamo fatto prima in conferenza dei capigruppo proprio con la mozione – ha proseguito – poi lo abbiamo ribadito in Aula ma ancora niente. E’ grave, molto grave impedire alla massima assemblea calabrese di esprimersi, lo ha chiesto anche l’Anci ma non hanno voluto sentire ragioni. Quindi, mentre in tutta Italia si parla del futuro della Sanità, dell’Istruzione, delle Infrastrutture, dei Trasporti il Consiglio regionale della Calabria viene messo a tacere, costretto a non esprimersi».

«Vorremmo capire qual è la vostra idea su come definire il costo dei livelli essenziali di prestazione (Lep) mettendo da parte la spesa storica, sapete dare un’indicazione su quanti soldi occorrono per ottenere che i servizi erogati a Milano siano gli stessi, sia a Napoli, sia a Catanzaro? Ecco, di questo vorremmo parlare – ha concluso Bruni – e per questo lo abbiamo chiesto più di un mese ma è stato impedito ogni tentativo di dibattito, di discussione». (rrc)

Autonomia, Occhiuto: Favorevole ad avvio, ma «non è cambiale in bianco»

È un parere positivo, quello che il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha espresso sull’avvio dell’autonomia differenziata che, però, «non rappresenta una cambiale in bianco».

Il Governatore è intervenuto durante la Conferenza delle Regioni, sottolineando come il disegno di legge del ministro Roberto Calderoli «è soltanto l’avvio di un percorso» che, oltre all’autonomia, «dovrà anche superare la spesa storica e garantire i diritti sociali e civili su tutto il territorio nazionale».

«Soltanto quando si definirà il costo dei Lep – ha rimarcato – superando la spesa storica e quantificando le risorse occorrenti per
garantire gli stessi diritti a tutti si potrà dire se questo percorso può andare avanti o deve fermarsi, e si potrà dunque dare un giudizio conclusivo sulla proposta di riforma».

Dunque, per Occhiuto, «nessun pregiudizio ideologico» sull’autonomia. «A condizione – ha concluso – che si superi la spesa storica e che si garantiscano a tutti i diritti sociali e civili, a prescindere dalla Regione nella quale si vive». (rrm)

Bevacqua (PD): Voto non contrario ad autonomia di Occhiuto fatto gravissimo

Mimmo Bevacqua, capogruppo del PD in Consiglio regionale, ha chiesto la convocazione immediata del Consiglio regionale, a seguito della decisione del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, di non dare parere contrario all’autonomia differenziata nella Conferenza delle Regioni.

«Ci eravamo illusi – ha spiegato – che i dubbi espressi dallo stesso Occhiuto nelle scorse settimane si trasformassero in un voto chiaro a favore della nostra terra e dell’unità nazionale (come hanno fatto Campania, Puglia, Emilia Romagna, Toscana): e, invece, si è allineato a una operazione che mira a spaccare le istituzioni e il Paese e ad accondiscendere ai desideri della peggiore propaganda leghista. Si tratta di un atto inaccettabile. Se il governo Meloni vuole andare avanti su questa strada scellerata a colpi di maggioranza, Occhiuto deve ricordare di essere stato eletto dai calabresi: per rappresentarne interessi, non per affossarli».

«Venga in Consiglio – ha concluso Bevacqua – e ci spieghi le ragioni di una decisione che appare davvero incomprensibile; e dia a tutti i consiglieri la possibilità di interloquire e di dire la loro. Che ognuno si assuma le proprie responsabilità alla luce del sole e nella sede appropriata». (rrc)

 

Al via il tour “Insidie e pericoli dell’autonomia differenziata di Roberto Fico e del M5S

di MARIACHIARA MONACOInsidie e pericoli dell’autonomia differenziata, questo è il nome del tour calabrese dell’ex presidente della Camera, Roberto Fico, che insieme ai colleghi parlamentari del Movimento 5 Stelle, arriverà a Cosenza il 3 marzo (presso Villa Rendano, dalle ore 17), per poi fare tappa a Roccella Jonica e a Vibo Valentia, e proseguirà con la seconda parte del tour, il mese prossimo, incontrando le comunità di Corigliano Rossano e Catanzaro, rispettivamente il 14 ed il 15 aprile.

L’argomento centrale del dibattito sarà l’autonomia differenziata, misura che secondo i grillini e una vasta parte del centro – sinistra, comporterebbe rischi e pericoli, soprattutto per il Mezzogiorno.

Ad aspettare l’ex Presidente della Camera ci saranno molti amministratori locali, provinciali e regionali, nell’attesa che il presidente Giuseppe Conte, nomini il responsabile regionale, e quelli provinciali, così da rigenerare la macchina a cinque stelle.

Ma soprattutto, quello a Roberto Fico, è stato un invito rivolto da noti parlamentari calabresi, come Annalaura Orrico, Elisa Scutellà, Vittoria Baldino, Riccardo Tucci, i quali hanno espresso la loro soddisfazione: «Siamo felici che Roberto Fico abbia raccolto il nostro invito e partecipi ad una serie di incontri per discutere in termini pratici, quanto influirà sulle nostre vite l’autonomia differenziata».

«Abbiamo chiamato questo piccolo tour che si articolerà in due fasi – continuano – “Verso sud, la strada per crescere non è l’autonomia differenziata”, poiché riteniamo che il percorso intrapreso dal governo Meloni con la forzatura di una riforma così complessa e così poco condivisa, possa condurre verso condizioni di svantaggio per il meridione e non sia positiva per la coesione del Paese».

L’obiettivo del Governo in carica, attraverso questa misura, è quello di concedere maggiori poteri alle regioni su determinate competenze, attuando quanto previsto dall’articolo 116 della Costituzione. Le regioni che ne fanno richiesta possono ricevere «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia», ma per ottenerle devono raggiungere un’intesa particolare con lo Stato, i cui dettagli devono essere contenuti in una legge approvata a maggioranza assoluta dai membri delle due Camere.

I primi passi iniziarono a muoversi nel non lontano 2017, quando le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, chiesero l’attivazione della procedura per una maggiore autonomia. Dopo alcuni accordi preliminari siglati dal Governo Gentiloni, l’iter si arenò, per poi essere quasi “dimenticato” durante il lungo periodo, che vide il nostro paese in ginocchio a causa della pandemia, nel quale paradossalmente si parlava di unità.

Adesso le condizioni sono cambiate, ed il governo di centrodestra, ha promosso l’intenzione di riattivare la procedura per l’autonomia differenziata. E proprio Calderoli, il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, in quota Lega, nelle scorse settimane ha presentato una bozza del disegno di legge, molto criticata dagli esponenti Grillini e non solo.

«La proposta di legge leghista non è altro che una secessione mascherata che allarga ulteriormente il divario oggi esistente tra le regioni ricche del Nord, e quelle povere del Sud. Per la scuola, i trasporti, la sanità e le infrastrutture attualmente lo Stato spende per un cittadino del Centro-Nord più di 17 mila euro pro capite, mentre per un cittadino del Mezzogiorno mediamente 13 mila euro – sottolinea Tucci – per pareggiare le condizioni tra le due aree del Paese, lo Stato dovrebbe stanziare un fondo perequativo di 80 miliardi all’anno a favore del Mezzogiorno. Risorse che lo Stato non ha e/o si guarda bene dal mettere a disposizione del Sud».

«In più – continua il parlamentare – qualora passasse la riforma Calderoli all’erario nazionale verrebbero a mancare 190 miliardi di euro che le tre regioni più ricche d’Italia, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, tratterrebbero per sé e non verserebbero più allo stato centrale. Un ammanco che bloccherebbe il sistema paese, spaccando l’Italia in due con cittadini di serie A e serie B».

Si tratta dunque di un argomento tutto da approfondire, ed il tour a Cinque stelle, è un’ottima occasione, per toccare con mano ipotesi, soluzioni, proposte. (mm)

Il sindaco di Palmi Ranuccio: Conseguenze dell’autonomia potrebbero essere nefaste

Il sindaco di Palmi e consigliere metropolitano, Giuseppe Ranuccio, ha evidenziato come «le conseguenze che potrebbe avere l’autonomia differenziata su questioni vitali per le nostre popolazioni – ha affermato – potrebbero essere nefaste».

«I cittadini devono interrogarsi su questo progetto di legge e su quale possa essere la ratio sottesa. Se penso alle condizioni in cui versa la sanità calabrese, una proposta di questo tipo aumenta le mie preoccupazioni», ha continuato Ranuccio, nel corso del suo intervento al convegno Autonomia differenziata, organizzata dal Comune di Palmi nella sala del consiglio di Palazzo San Nicola.

«Se l’autonomia differenziata vuole responsabilizzare le classi dirigenti ad ogni livello – ha concluso Ranuccio – può andar bene, ma se è destinata ad impoverire le regioni che già versano in condizioni difficili, allora va contrastata in ogni maniera ed in ogni sede».

Presenti, oltre a Ranuccio, il sindaco f.f. della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Carmelo Versace, il senatore del Pd, Nicola Irto, i rappresentati del M5S, Riccardo Tucci e Laura Ferrara, e il coordinatore della Lega in Calabria, Giacomo Saccomanno.

Carmelo Versace si è soffermato «sull’importanza d’aver coinvolto più voci e diverse opinioni su un tema fortemente divisivo nel nostro Paese».

«In questa fase – ha detto – c’è bisogno che la gente capisca di cosa stiamo parlando e dell’impatto che una riforma di questo genere potrebbe avere sulla loro quotidianità. E’ un bene, quindi, che iniziative simili si organizzino e si moltiplichino, affinché si capisca, fino in fondo, rischi e opportunità di un provvedimento che vuole stravolgere quell’Italia che, fino ad oggi, abbiamo conosciuto».

«Personalmente – ha proseguito Versace – voglio continuare ad approfondire il decreto Calderoli, voglio sapere cosa si nasconde fra i gangli di questa idea ed allontanare qualsiasi ipotesi che possa intaccare i diritti dei cittadini. Non accetterò mai che, per legge, un bambino di Milano possa vivere in condizioni migliori di un coetaneo reggino. Questa è una possibile deriva che dobbiamo evitare in maniera assoluta e senza negoziazioni. Se, invece, l’autonomia differenziata servirà ad innalzare i livelli di qualità della vita delle nostre comunità, non avrò alcun tentennamento a sostenerla. Oggi, purtroppo, regna una tale confusione da fare vacillare le certezze anche del più solido fra gli ottimisti».

Rivolgendosi, poi, agli esponenti del Movimento 5 stelle, Carmelo Versace li ha invitati «ad interessarsi, maggiormente, ai temi che stanno a cuore agli abitanti della Città Metropolitana, come il mancato trasferimento delle funzioni da parte della Regione, i fondi stanziati per la Statale 106 o l’alta velocità esclusa completamente dall’area di Reggio Calabria». (rrc)

Versace (Metrocity RC): No all’autonomia, provvedimento che fa distinguo sui diritti

Il sindaco f.f. della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Carmelo Versace, ha ribadito il suo scetticismo all’autonomia differenziata, «un provvedimento che, per come concepito, fa un distinguo sui diritti che appartengono, per esempio, ad un bimbo di Reggio Calabria o di Milano».

Il primo cittadino, infatti, ha partecipato al convegno Autonomia differenziata, un Paese a rischio tenuta, che ha visto la partecipazione, fra gli altri, di Luigi De Magistris e del consigliere metropolitano delegato e promotore dell’iniziativa, Michele Conia.

«Viviamo in un Paese – ha detto – in cui, mediamente, il reddito pro capite di un calabrese è di 17 mila euro annui e di un lombardo sfiora i 60 mila. Non mi convince, quindi, l’idea che a Reggio Emilia possano esistere 40 asili nido e a Reggio Calabria soltanto tre; mi lascia più che perplesso immaginare l’alta velocità che non arriverà mai nel nostro territorio, così come l’illusione dei 3 miliardi sulla Statale 106, inseriti in Finanziaria spalmati su 15 anni, che interesseranno esclusivamente l’area del catanzarese».

«Ecco, io voglio sforzarmi ad avere un approccio laico sull’autonomia finanziaria, ma tutte queste cose mi allontanano dal concetto che possa essere un provvedimento che unisce il Paese. Per questo – ha continuato Versace – non mi sono iscritto al partito del “Sì” o del “No”, ma avverto sempre più la necessità che iniziative come questa possano servire ad informare i cittadini sui contenuti di un decreto legge dalle conseguenze enormi per le nostre comunità. La gente, insomma, deve sapere, conoscere, approfondire e noi gli dobbiamo fornire ogni strumento possibile per farlo».

«Trovo un certo imbarazzo – ha aggiunto – nel dovermi confrontare con i territori quando, ancora oggi, la Regione Calabria, unica in Italia, non ha adempiuto ad una legge nazionale, tenendo per sé le funzioni che spettano, di norma, alla Città Metropolitana. Rivolgo anche a Luigi de Magistris, come ho fatto in altre occasioni, l’invito a sostenere una causa che può davvero significare una svolta per l’area metropolitana di Reggio Calabria».

«E non è una questione politica – ha sottolineato il sindaco facente funzioni – perché né i Governatori Mario Oliverio e Jole Santelli, alla stregua di quanto sta facendo adesso Occhiuto, hanno inteso attuare una norma così importante. Io stesso, all’attuale presidente della giunta Regionale, ho dato formale disponibilità di partire in maniera graduale, iniziando a ricevere le deleghe essenziali».

«In questa circostanza – ha concluso Versace – vorrei ringraziare il consigliere Michele Conia col quale si è trovata una sintonia importante, al netto delle critiche sempre costruttive che ha mosso nei confronti di questa amministrazione. È persona leale, seria, che sta portando avanti le idee di un movimento che mostra attenzione anche nella nostra realtà metropolitana, dimostrando un impegno che non si esaurisce in fase elettorale, ma guarda in prospettiva per costruire un domani migliore insieme. La presenza di Luigi De Magistris a Palazzo Alvaro è, quindi, un altro motivo per poter pensare a programmare futuri appuntamenti».

Dal canto suo, il consigliere metropolitano Michele Conia, ha ricambiato i ringraziamenti al sindaco facente funzioni e si è detto fortemente contrario al disegno di legge sull’autonomia differenziata: «È una riforma che differenzia i diritti e calpesta il principio costituzionale che vuole l’Italia una e indivisibile, che si impegna a rimuovere gli ostacoli che limitando la libertà e l’eguaglianza dei cittadini».

«Chi sta attaccando la nostra Costituzione – ha concluso – sono gli stessi che, ipocritamente, raccolgono i voti blaterando di Patria e nazionalismo». (rrc)