Domenica a Catanzaro la Giornata regionale del Ringraziamento di Coldiretti

Domenica 15 gennaio, a Catanzaro, alla Parrocchia Santa Teresa di Gesù Bambino, è in programma la 72esima Giornata Regionale del Ringraziamento di Coldiretti Calabria.

 Il tema conduttore è “Coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto” (Amos 9,14) con il sottotitolo custodia del creato, legalità e agromafie. Presiederà la solenne concelebrazione mons. Claudio Maniago, Arcivescovo Metropolita di Catanzaro –Squillace;  concelebrano l’assistente Ecclesiastico di Coldiretti Calabria don Pietro Pulitanò e il parroco della chiesa don Ivan Rauti.

Parteciperanno agricoltori e dirigenti della Coldiretti provenienti da tutta la Calabria e rappresentanti delle Istituzioni nazionali, regionali e locali.  All’offertorio, saranno presentati all’altare i frutti della Terra e del Lavoro dell’uomo e al termine, nel piazzale della chiesa,  saranno benedetti i trattori. “Possiamo già dal tema del messaggio capire – ha dichiarato Franco Aceto, Presidente di Coldiretti Calabria – che la commissione dei vescovi per la pastorale sociale del lavoro ci invita a riflettere sul grande ruolo dell’agricoltura tra la corruzione e la cura, dove si possono intravedere i valori della dignità, della creatività, della cooperazione e della fraternità».

«Il riferimento alle agromafie – ha proseguito – termine che è stato coniato nel 2014, con la nascita dell’osservatorio in Coldiretti, fa intravedere la presenza di un’economia sommersa, dove si infiltrano relazioni corrotte, vi è riciclaggio di denaro illecito, e soprattutto ancora più dannoso l’inquinamento dei terreni agricoli».

«Legalità e trasparenza – ha concluso Aceto – sono determinanti anche per la nostra salute per la cura della terra e per la qualità della vita sociale”.  Il messaggio invita ad avere quella cultura della legalità, a renderla sempre più forte contro i non pochi ostacoli, che si frappongono nella filiera del cibo tra i quali il tentativo di autorizzare il cibo sintetico».

«Il versetto biblico del profeta Amos “coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto” – ha detto don Pietro Pulitanò – sottolinea come la terra genera anche bellezza, oltre a produrre i frutti a suo tempo, per tutti coloro che ne assicurano la cura. Possiamo intravedere qui come le imprese agricole, quindi i coltivatori sono anche custodi di questo bene prezioso che è la terra».

La giornata del ringraziamento è tappa significativa da sempre per Coldiretti, non solo per le aziende agricole che producono, ma anche per tutto quel mondo che ruota attorno al cibo, chi lo prepara, chi lo commercia, chi lo compra e chi lo consuma». (rcz)

Coldiretti Calabria ha consegnato ai Vescovi Nostro e Bonanno la statuina del Presepe 2022

È stata donata,  a mons.Attilio Nostro  vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea e a mons. Leonardo Bonanno, vescovo emerito e attuale  amministratore apostolico di San Marco Argentano-Scalea, la statuina del Presepe 2022, la Florovivaista, da parte delle Delegazioni della Coldiretti Calabria e Confartigianato, guidate dall’assistente ecclesiastico don Fabio De Santis.

È stata scelta una figura simbolo delle imprese impegnate nella cura e nella tutela della biodiversità, della bellezza del creato e dei luoghi; un messaggio, in linea con la “Laudato Sì” di Papa Francesco sulla a necessità di prendersi cura della natura, delle persone e del futuro delle nuove generazioni. La statuina è anche simbolo dell’artigianato artistico. Questi momenti sono stati l’occasione per riflettere insieme sul modo di occuparsi della comunità e dell’ambiente, presentando agricoltori e artigiani come protagonisti di un modello di economia integrale e di sostenibilità sociale.

La florovivaista è stata individuata come simbolo della sostenibilità espressa da agricoltura e artigianato che sono ben radicati nei territori di appartenenza dove intrattengono rapporti e relazioni di scambio cruciali per il benessere delle comunità locali. L’iniziativa portata avanti in tutte le diocesi è promossa sotto l’egida del Manifesto di Assisi da Fondazione Symbola, Confartigianato e Coldiretti e vuole portare un importante contributo alla diffusione della forza, straordinariamente attuale, di questa narrazione gentile. Il Presepe è infatti la rappresentazione della nascita di Gesù e il racconto della vita di tutti i giorni e della multiforme dimensione del Creato attraverso i suoi personaggi. (rcz)

Coldiretti: Per cenone di fine anno destinati circa 96 euro in media a famiglia

La fine dell’anno è vicina e, Coldiretti, ha rilevato che saranno destinati al cenone 96 euro in media a famiglia. Un dato che, sostanzialmente, è in linea con quello dell’anno scorso.

Nell’indagine è emerso che quasi nove italiani su dieci (88%) consumeranno il cenone di fine anno nelle case, proprie o di parenti e amici, mentre gli altri si divideranno soprattutto tra ristoranti dove sono previste oltre 4 milioni di persone e agriturismi con oltre trecentomila presenze secondo le stime di Terranostra e Campagna Amica.

Le tavolate si allungano ad una media di 7 persone e lo spumante – sottolinea la Coldiretti nella nota – si conferma come il prodotto immancabile per più di otto italiani su dieci (84%), ma è sorprendentemente seguito a ruota dalle lenticchie presenti nell’82% dei menu, forse anche perché sono chiamate a portar fortuna secondo antiche credenze. Tra le più note quelle del Castelluccio di Norcia Igp, ma anche quelle inserite nell’elenco delle specialità tradizionali nazionali come le lenticchie di S. Stefano di Sessanio (Abruzzo), di Valle agricola (Campania), di Onano, Rascino e Ventotene (Lazio), Molisane (Molise), di Altamura (Puglia), di Villalba, Leonforte, Ustica e Pantelleria (Sicilia) o umbre quali ad esempio quelle di Colfiorito. Non solo lenticchie tra i piatti portafortuna a fine anno ci sono – continua la Coldiretti – anche i chicchi di uva presenti nel 60% delle tavole. Ne vanno mangiati dodici, uno per ogni mese dell’anno. E di buon auspicio sono anche i melograni simbolo di riparo e protezione dai problemi che il nuovo anno potrebbe portare.

L’interesse per le lenticchie è accompagnato dalla riscossa di cotechino e zampone presenti sul 67% delle tavole. Si stima che siano serviti – sottolinea la Coldiretti – circa 6 milioni di chili di cotechini e zamponi, con una netta preferenza per i primi. Durante le festività di fine anno – precisa la Coldiretti – vengono fatti sparire dalle tavole circa il 90% del totale della produzione nazionale che è in gran parte certificata come Cotechino e Zampone di Modena Igp, riconoscibili dal caratteristico logo a cerchi concentrici gialli e blu con stelline dell’Unione Europea, ma si rileva anche una apprezzabile richiesta per cotechini e zamponi artigianali, magari acquistati direttamente dagli allevatori, in azienda, nei mercati o nelle botteghe di Campagna Amica, dove la componente di carne italiana è pari al cento per cento.

Sulle tavole per le feste è forte anche la presenza del pesce nazionale a partire da alici, vongole, sogliole, triglie e seppie con – continua Coldiretti – il 63% degli italiani che assaggerà il salmone arrivato dall’estero, appena il 10% si permetterà le ostriche e il 7% il caviale spesso di produzione nazionale che viene anche esportata. Appena il 34% consumerà frutta esotica mentre nel 90% delle case vince la frutta locale e di stagione

La tendenza generale è dunque quella di privilegiare un menu tricolore spesso a chilometri zero con le tradizioni del territorio secondo Coldiretti/Ixe’. Il 92% dei cittadini – conclude la Coldiretti nella nota – porterà in tavola per la festa soprattutto prodotti italiani, tra un 53% che lo farà soprattutto perché sono più buoni e il 39% che considera una priorità sostenere l’economia e il lavoro del proprio Paese in un momento difficile. (rcz)

Coldiretti Calabria: Nella manovra del Governo 2 miliardi per l’agricoltura

Si tratta di una manovra finanziaria «nel complesso positiva», quella del Governo, che stanzia 2 miliardi per l’agricoltura.

Positiva «poiché il Governo è riuscito a dedicare la giusta attenzione al settore agroalimentare, attraverso importanti novità e la conferma di misure strategiche per il sostegno delle attività imprenditoriali agricole», ha spiegato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria, sottolineando tuttavia che «avremmo tutti voluto certamente qualcosa di più ma occorre tenere conto dei limiti e della situazione economica del Paese».

Punto forte della manovra “agricola” è il fondo per la sovranità alimentare finalizzato a rafforzare il sistema agricolo e agroalimentare nazionale anche con interventi per valorizzare il cibo italiano di qualità, ridurre i costi di produzione per le imprese agricole, sostenere le filiere e garantire la sicurezza delle scorte e degli approvvigionamenti alimentari in caso di crisi di mercato. Per queste finalità sono stati stanziati 100 milioni nel triennio. Un budget di 225 milioni è messo a disposizione di progetti di innovazione, dalla robotica alle piattaforme e infrastrutture 4.0 mentre viene istituito un fondo di 500 milioni per il 2023 per sostenere gli acquisti di prodotti alimentari di prima necessità destinato ai soggetti con Isee non superiore a 15mila euro.

Contro il caro energia viene riconosciuto per il primo trimestre 2023 il credito di imposta in favore delle imprese agricole, della pesca e per i conterzisti, pari al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto del carburante per la trazione dei mezzi utilizzati, credito di imposta riconosciuto anche per la spesa sostenuta per l’acquisto del gasolio e della benzina utilizzati per il riscaldamento delle serre e dei fabbricati produttivi adibiti all’allevamento degli animali. Per aiutare i giovani e il ricambio generazionale in agricoltura previsto per il 2023 l’esonero contributivo, per un periodo massimo di ventiquattro mesi, in favore dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali, con età inferiore a quarant’anni che si insediano per la prima volta in agricoltura tra il primo gennaio 2023 e il 31 dicembre 2023.

Prorogata anche per il 2023 l’esenzione dalla determinazione della base imponibile ai fini Irpef dei redditi dominicali ed agrari relativi ai terreni dichiarati da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Sul fronte energetico vengono prorogati e potenziati i crediti d’imposta per le imprese “non energivore” con contatori di potenza superiore ai 4,5 kW (35% energia utilizzata nel primo trimestre 2023) e per le imprese per l’acquisto di gas (45% del gas consumato nel primo trimestre del 2023) e ridotta l’Iva sul gas metano usi civili e industriali (5%) per il primo trimestre 2023.

Vengono poi annullati gli oneri generali per il sistema elettrico e ridotti quelli di sistema gas. Ok anche alla riduzione dei costi relativi alla tassazione sui mezzi di trasporto agricoli. Alle imprese della pesca è riconosciuta una indennità giornaliera onnicomprensiva, pari a trenta euro per l’anno 2023, per ciascun dipendente, compresi i soci lavoratori delle cooperative della piccola pesca, in caso di sospensione dal lavoro derivante sia da misure di arresto temporaneo obbligatorio che di arresto temporaneo non obbligatorio, nel limite di 30 milioni di euro per l’anno 2023.

Infine è importante il rinvio al 1 gennaio 2024 dell’entrata in vigore dell’imposta sui manufatti in plastica monouso, la cosiddetta plastic tax e dell’imposta sul consumo delle bevande analcoliche, la “sugar tax”, l’istituzione del Fondo per il contrasto al consumo di suolo, il rifinanziamento dei contratti di sviluppo anche per la trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, la proroga della rideterminazione dei valori delle partecipazioni in società non quotate e di acquisto dei terreni posseduti al 1° gennaio 2023 mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva. (rrm)

In copertina, da sinistra, Borrello, Prandini, Aceto e Lavorata

LA CALABRIA DICE NO AL CIBO SINTETICO
E ABBRACCIA LA CAMPAGNA DI COLDIRETTI

di ANTONIETTA MARIA STRATI – In Calabria cresce il fronte del “no” contro il cibo sintetico. Una battaglia lanciata da Coldiretti e che, nelle ultime settimane, sta raccogliendo sempre più adesioni da parte delle istituzioni, dei cittadini e delle Associazioni.

Una battaglia «sacrosanta a favore della qualità e della sicurezza dei prodotti» e contro un «cibo Frankestein», come l’ha definito Coldiretti, che mette a «rischio il futuro dei nostri allevamenti e dell’intera filiera del cibo Made in Italy», come ha ribadito il presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto.

La petizione, infatti, vuole promuovere una legge che vieti la produzione, l’uso e la commercializzazione del cibo sintetico in Italia, dalla carne prodotta in laboratorio al latte “senza mucche” fino al pesce senza mari, laghi e fiumi. Prodotti che potrebbero presto inondare il mercato europeo sulla spinta delle multinazionali e dei colossi dell’hi tech – ha scritto Coldiretti in una nota –. Già ad inizio 2023 potrebbero essere, infatti, introdotte a livello Ue le prime richieste di autorizzazione all’immissione in commercio che coinvolgono Efsa e Commissione Ue, mentre entro il primo semestre 2023 negli Usa potrebbero entrare in commercio i primi prodotti sintetici. Una pericolosa deriva degli alimenti creati in laboratorio iniziata con la finta carne della società americana Beyond Meat e sostenuta da importanti campagne di marketing che tendono a nascondere i colossali interessi commerciali e speculativi in ballo per esaltare invece il mito della maggior sostenibilità rispetto alle tradizionali attività di allevamento e pesca».

A firmare la petizione, l’arcivescovo di Catanzaro, mons. Claudio Maniago, sottolineando che «senza agricoltura non c’è né turismo né tutela dell’ambiente».

Dello stesso parere anche il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che ha sottoscritto la petizione «per promuovere una legge che vieti la produzione, l’uso e la commercializzazione del cibo sintetico in Italia. Una sacrosanta battaglia, al fianco dei nostri agricoltori, a favore del cibo naturale e del made in Italy».

Anche il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, ha messo la sua firma nella petizione.

«Il cibo sintetico – ha detto il primo cittadino – rappresenta una minaccia concreta per la salute e per l’economia di un territorio già fragile come Catanzaro e la Calabria, costretto a subire l’avanzata delle multinazionali anche in questo settore. Al contrario, la nostra filiera agroalimentare può garantire prodotti di qualità che si innestano perfettamente nel tessuto sociale e culturale della terra che abitiamo e che dobbiamo rispettare. Crediamo fortemente nell’idea che l’imprenditoria agricola e la biodiversità siano beni preziosi che, come amministrazione comunale, dobbiamo difendere e promuovere».

«Sosteniamo il made in Italy ed il made in Calabria difendendo il nostro immenso patrimonio agroalimentare, la nostra invidiabile biodiversità, il nostro territorio unico», ha detto il consigliere comunale di Catanzaro, Vincenzo Capellupo, anche lui firmatario della petizione.

«Si tratta di un enorme patrimonio che, negli ultimi anni – ha aggiunto – tanti giovani italiani e calabresi hanno deciso di valorizzare con investimenti, innovazione e passione. Questa è la strada giusta da percorrere insieme ad i consumatori che devono continuare a scegliere nelle loro case e nelle attività commerciali prodotti con queste caratteristiche. Grazie a Coldiretti per la capacità di tenere sempre alta l’attenzione su queste tematiche con azioni ed iniziative concrete».

Anche l’Amministrazione comunale di Cropani ha aderito alla petizione, con una delibera approvata dalla Giunta comunale e portata dagli uffici di Coldiretti dall’assessore Maria Borrelli.

«Un’ulteriore testimonianza – ha dichiarato il direttore interprovinciale Pietro Bozzo – della grande condivisione su questa nostra battaglia da parte delle Istituzioni locali ma anche del mondo accademico e della scuola, cittadini, rappresentanti delle Istituzioni nazionali e regionali, rappresentanti del mondo delle imprese e della Chiesa e altre categorie».

«La consegna della delibera “brevi manu” da parte dell’assessora Maria Borrelli – ha continuato – assume un significato importante; lei stessa insieme alla famiglia sono testimonial autorevoli e diretti poiché  conducono un’azienda agricola con annesso spaccio aziendale di carni genuine da loro prodotte e commercializzate oltre a gestire in un’ottica multifunzionale, una fattoria didattica che ospita tanti ragazzi e ragazze delle scuole ai quali fanno toccare con mano i valori e le esperienze agricole».

Tra gli ultimi firmatari, il Comune di Tropea, guidato dal sindaco Giovanni Macrì. La Giunta, infatti, con apposita delibera ha aderito alla petizione lanciata dalla Coldiretti e finalizzata a combattere il dilagare del cibo artificiale.

«Combattere la diffusione del cibo sintetico significa non solo tutelare l’ambiente, ma anche salvaguardare il patrimonio di conoscenze e saperi alla base delle produzioni agroalimentari d’eccellenza, vere e proprie icone del Made in Italy e del Made in Calabria – ha detto Macrì –. Significa difendere le specificità territoriali e tradizionali legate alla biodiversità, la salute e l’agricoltura. Su questo percorso e su questo impegno che è di responsabilità nei confronti dello sviluppo delle nostre comunità, l’Amministrazione Comunale a partire dal 2023, per rafforzare la percezione esperienziale ed emozionale di Tropea come destinazione anche del turismo enogastronomico, metterà in campo iniziative finalizzate a promuovere innanzitutto nella ristorazione locale il valore della filiera corta, il recupero in chiave moderna dei piatti della memoria e l’esaltazione della biodiversità agroalimentare della nostra terra, attraverso l’innovazione e la sperimentazione di cui si stanno già facendo interpreti, con successo, i giovani chef stellati calabresi».

«Il cibo sintetico – sono le motivazioni condivise dalla Giunta – è prodotto in bioreattori; non salvaguarda l’ambiente perché comporta un maggiore consumo di acqua ed energia rispetto agli allevamenti tradizionali e soprattutto è meno efficiente di quelli oggi più performanti. Limita la libertà dei consumatori e omologa le scelte sul cibo; favorisce gli interessi di pochi operatori, monopolizzando l’offerta di cibo nel mondo; spezza lo straordinario legame che unisce cibo e natura; non tutela la salute non essendoci garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare e l’esperienza maturata è ancora troppo limitata per giungere a conclusioni differenti; non aiuta a perseguire gli obiettivi di giustizia sociale, in quanto prodotto sulla base di brevetti e tecnologie con alti costi di ingresso e sviluppo, nelle mani di pochi grandi investitori multinazionali».

Il cibo sintetico «può avere impatti socio-economici molto pericolosi, in quanto frutto di una fascinazione ecologica che non ha finora consentito riflessioni ben più approfondite; atteso che il raffronto con i sistemi più avanzati e sostenibili per la produzione del cibo, propri dell’agroalimentare italiano, consente di valutare correttamente gli esiti pregiudizievoli per l’ambiente del cibo sintetico fabbricato a mezzo di bioreattori».

«Per tutte queste ragioni non possiamo che essere a sostegno della campagna nazionale di Coldiretti – ha concluso Macrì – nella consapevolezza che non frenare l’avanzare di queste alternative al cibo naturale, equivale a distruggere progressivamente lo stesso appeal identitario distintivo delle nostre destinazioni turistiche». (ams)

 

Coldiretti Calabria: In Calabria calo dell’occupazione in agricoltura del 2,2%

In Calabria c’è stato un crollo del 2,2% su un totale di 5.273.218,  le ore lavorate in agricoltura. È quanto è emerso dall’analisi di Coldiretti Calabria, sulla base dei dati Istat relativi al mercato del lavoro nel terzo quadrimestre del 2022.

Un calo della produzione, dunque, «dovuta anche al caldo eccessivo e siccità estrema, che ha costretto la pianta a sacrificare parte della sua produzione» a cui si aggiungono le difficoltà che il settore deve affrontare gli effetti del mix esplosivo tra aumento dei costi e cambiamenti climatici che hanno tagliato i raccolti.

I dati Istat relativi al mercato del lavoro indicato che rispetto allo stesso periodo dello scorso anno che invece evidenzia un aumento delle ore lavorate nel complessivo sistema economico (+2,7%).

«A rischio – ha commentato Coldiretti – ci sono le forniture alimentari anche per la difficoltà di reperire manodopera nelle campagne. Una situazione che va affrontata nella manovra di bilancio con le formule più adeguate che garantiscano maggiore semplificazione per le imprese e le necessarie tutele per i lavoratori agricoli attraverso il confronto con le Istituzioni e i sindacati».

«È necessario ripartire e quindi  – ha concluso la Coldiretti – occorre anche emanare immediatamente il decreto flussi 2023 per l’ingresso regolare di almeno centomila lavoratori migranti stagionali necessari al settore agricolo già dai primi mesi del nuovo anno per garantire la manodopera nei campi, combattere il caporalato, potenziare la produzione di cibo dell’Italia e difendere la sovranità alimentare nazionale». (rcz)

Coldiretti Calabria: Crolla del 4% la produzione alimentare

È un dato preoccupante, quello rilevato da Coldiretti Calabria: in Italia la produzione alimentare è crollata, registrando una riduzione del 4% a ottobre rispetto al periodo dell’anno precedente.

Sulla base dei dati Istat, infatti, l’Associazione ha rilevato una «frenata preoccupante nella preparazione delle scorte per le tavole del Natale in cui tradizionalmente si verificano i valori più elevati di consumi alimentari di tutto l’anno».

«È il risultato – continua la Coldiretti – delle difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che, spinte dai rincari mettono meno prodotti nel carrello ma è anche il segnale dei problemi della filiera produttiva alle prese con l’esplosione dei costi di energia e  materie prime».

«Bisogna intervenire sui rincari dell’energia,logistica e materie prime che mettono a rischio imprese e famiglie in settori vitali per il Paese», ha dichiarato il presidente della Coldiretti Calabria Franco Aceto nel sottolineare che «la  filiera agroalimentare nella nostra regione vale oltre 2 miliardi di €uro e costituisce un comparto chiave per lo sviluppo dell’economia, dove rappresenta il settore economico più importante e l’elemento distintivo delle produzioni regionali con un dispiegamento di attività che vanno dalle aziende agricole, ai lavoratori impegnati, industrie alimentari, ristorazione e punti vendita al dettaglio».

«Ci auguriamo che le festività natalizie e capodanno – ha concluso – possano contribuire ad invertire la situazione e segnino un nuovo inizio per il sistema economico, i cittadini e famiglie.

«L’inflazione che purtroppo non mostra rallentamenti, il timore della recessione e della situazione che durerà anche nel 2023 (sei persone su 10), svuota infatti le tavole di oltre la metà  delle famiglie calabresi, costrette a tagliare le quantità di cibo a causa dei rincari nel carrello della spesa. Se si considera la fascia di popolazione a basso reddito – sottolinea Coldiretti – la percentuale di chi riduce la quantità del cibo sale addirittura oltre il 60%. Accanto a chi è stato costretto a mettere meno prodotti nel carrello per far quadrare i bilanci familiari, c’è più del 40% che preferisce addirittura risparmiare sulla qualità (il 46% nel caso dei bassi redditi)».

«Nella classifica dei prodotti più colpiti dalla scure dei consumatori ci sono al primo posto gli alcolici ai quali – rileva Coldiretti – sono stati costretti a dire addio, del tutto o anche solo parzialmente, il 44%. Al secondo posto i dolci che vengono tagliati in quantità dal 44%, mentre al terzo ci sono i salumi ai quali ha rinunciato il 38,7% dei cittadini, subito davanti al pesce (38%) e alla carne (37%). E il carovita porta addirittura a ridurre gli acquisti di alimenti per bambini, con il 31% di persone che ne acquista di meno. In situazione di difficoltà i meno colpiti sono alcuni prodotti base della dieta mediterranea come frutta (tagliata del 16% dei consumatori), verdura (dal 12%) e pasta (dall’11%)».

«L’intera filiera agroalimentare – viene rilevato – è sotto pressione a partire dall’agricoltura dove si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio fino al +500% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti. Ma aumenti – continua la Coldiretti – riguardano anche l’alimentare con il vetro che costa oltre il 50% in più rispetto allo scorso anno, il 15% il tetrapack, il 35% le etichette, il 45% il cartone, il 60% i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al +70% per la plastica». (rcz)

Franco Aceto (Coldiretti) replica a Statti: Il progetto sui Consorzi continua

Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria, ha replicato ad Alberto Statti, presidente di Confagricoltura Calabria, in merito al progetto dell’Associazione sui Consorzi di Bonifica.

Statti, infatti, aveva definito «fallito il progetto Coldiretti» dando parare positivo a riforma a cui però, è «necessario un confronto». Un intervento, quello del presidente di Confagricoltura Calabria, che per Aceto «parte con il piede sbagliato».

«Il periodo temporale (ultimi 20 anni) vedono la sua organizzazione  direttamente coinvolta nella gestione degli Enti Consortili fino al 2010. Certo – ha spiegato – la memoria a volte fa brutti scherzi e serve a rimuovere le responsabilità che non possono essere cancellate. Consiglio di riguardarsi, andando anche indietro, i presidenti e commissari di derivazione confagricola (ma non solo) che si sono succeduti alla guida degli Enti consortili. Se lo vorrà, possiamo fornirgli adeguata documentazione. È proprio negli anni prima della riforma del 2008 che ha portato a ridimensionare nel numero gli Enti (da 17 a 11), che si sono creati i presupposti negativi per alcune problematiche finanziarie che oggi stanno creando le difficoltà ai Consorzi di Bonifica. Non a tutti nello stesso modo a dir la verità! I problemi, a ben guardare gli atti, vengono da lì».

«Fare i “verginelli” oggi è semplicistico – ha detto – Un caso emblematico che spero serva da monito a Statti è il Consorzio di Bonifica di Catanzaro. Forse il più “inguaiato” di tutti. Se si va a guardare, nell’ex raggruppamento prima, negli Enti di bonifica poi, e dopo la riforma nel neo-costituito Consorzio di Bonifica Ionio Catanzarese, fino al 2018, ci sono stati negli organi consortili (Deputazione e Consiglio) esponenti di primo piano della Confagricoltura (e non solo)  e mi pare che non hanno brillato per particolare dedizione ed efficienza (chieda conto di alcune parcelle)».

«Tanto è – ha precisato ancora il presidente di Coldiretti Calabria – che oggi il Consorzio di Catanzaro davanti a una situazione molto critica, che ha portato i dipendenti da tre anni in part-time e a ricevere in ritardo, oggi quattro mesi di stipendio, è in gestione commissariale per un atto di responsabilità dei consiglieri Coldiretti che si sono dimessi. Sarebbe il minimo chiedere conto agli amministratori espressi da Confagricoltura (e non solo)  cosa è successo e se hanno (s)governato!».

«In modo alquanto opportunistico – ha continuato il leader di Coldiretti Calabria – oggi Confagricoltura utilizza e rende note due caratteristiche che in questi anni l’hanno contraddistinta: lavorare nelle tenebre contro i Consorzi   e apparire candidi come la neve. “Lo dico con fermezza a Statti. Il progetto Coldiretti non è fallito perché in questi anni è stato portato avanti da nostri dirigenti di grande valore che hanno messo ogni energia, tempo e dedizione facendo i conti con una Regione che dopo la riforma del 2008 e le elezioni democratiche degli organi nel 2010, doveva accompagnare i Consorzi con opportuni e necessari finanziamenti. Questo fino al 2020 non è avvenuto. L’impegno degli amministratori ha garantito, tra tante difficoltà, i servizi, utilizzando impianti vetusti e intervenendo per la necessaria manutenzione, con scarsissime risorse finanziarie spesso in emergenza. Anche i piani di classifica, necessari per l’imposizione dei tributi hanno subito un gravissimo ritardo di anni».

«Ricordo a Statti – ha continuato – che la riforma del 2008, definita” una riforma dal basso e un “modello per l’Italia”,  fu sottoscritta da tutte le principali organizzazioni agricole regionali, per come risulta dagli atti ufficiali, e fu impostata nella sede di Confagricoltura in Cosenza. Oggi per lavarsi le mani, Statti afferma che non ha partecipato alle elezioni consortili, ma a suo tempo, il rappresentante regionale di Confagricoltura affermò che  l’organizzazione intendeva pagare il servizio irriguo, ma non il tributo e quindi questo è stato  il motivo vero della non partecipazione. Tanto è, che in questi anni Confagricoltura ha istigato il contenzioso e, a quanto pare, molti suoi dirigenti non pagano nemmeno il servizio irriguo che i Consorzi in questi anni, come non mai, hanno assicurato».

«Pagare il tributo e il servizio è atto vero di solidarietà verso i lavoratori, che assicurano i servizi, il resto sono parole! – ha evidenziato –. E che dire dei Consorzi non a guida Coldiretti che soffrono degli stessi problemi?  Voglio ricordare a chi oggi vuole apparire il salvatore della patria che i Consorzi hanno avuto approvati a livello nazionale diversi progetti che prevedono importanti investimenti sugli impianti irrigui. Per quanto riguarda la richiesta di trasparenza, che formula anche Cia Calabria, non ci sono zone d’ombra,  ricordo che sui siti dei Consorzi sono riportati, come è giusto che sia, atti e delibere degli organi e quindi le affermazioni che si fanno,  non sono credibili ove si consultino gli atti».

«I bilanci sono pubblici – ha ricordato ancora – approvati dagli organi e dal revisore unico nominato dalla Regione, successivamente valutati anche dalla Struttura di Controllo regionale e, in alcuni casi, dal Tar. Quello che si sta verificando è un’azione ingiustificata e deprecabile».

«Per Coldiretti Calabria il progetto continua nell’ottica che ci ha sempre contraddistinti – ha concluso Aceto – contribuendo a cambiamenti significativi, ma fondamentali  perché dove c’è acqua, territorio e agricoltori ci sarà sempre Coldiretti orgogliosamente con le proprie idee e bandiere. Siamo certi che con il lavoro fatto e che si deve ancora fare per il rilancio dei Consorzi di Bonifica si possano e si debbano raggiungere traguardi importanti a beneficio della nostra agricoltura». (rcz) 

Coldiretti Calabria: Oltre il 75% degli italiani non vuole il cibo sintetico

Il 75% degli italiani non vuole il cibo sintetico. Lo dimostra, anche, la grande adesione in Calabria e in tutto il Paese, da parte dei cittadini, del mondo accademico, dei rappresentanti istituzionali e regionali,  sindaci e amministratori, rappresentanti del mondo delle imprese e della Chiesa alla petizione contro il cibo sintetico promossa da ColdirettiCampania Amica.

Intanto proprio a sottolinearne l’importanza e l’urgenza per una corale condivisione in modo da sventare l’incombente minaccia, giunge notizia che per la prima volta negli Stati Uniti è stata autorizzata per il consumo umano la “carne”(per modo di dire!) in provetta. A darne notizia sono Coldiretti e Filiera Italia dopo l’annuncio della Food and Drug Administration (Fda) di aver approvato un prodotto a base di carne ottenuto da cellule animali proposto dalla Upside Foods, un’azienda che produce “pollo” sintetico raccogliendo cellule da animali vivi che vengono moltiplicate in un bioreattore.

«Si tratta – sottolineano Coldiretti e Filiera Italia – della prima autorizzazione al consumo umano di cibi in provetta rilasciata dall’Autorità alimentare statunitense che rischia di aprire la strada a scenari preoccupanti e catastrofici per il cibo Made in Italy. Fondata nel 2015 come prima azienda al mondo di carne in provetta Upside Foods, con sede a Berkeley, in California, produce “carne”, “pollame” e “frutti di mare” sintetici ed ha raccolto fondi per un totale di 608 milioni di dollari».

«L’avvenuta approvazione negli Stati Unti potrebbe aprire presto la strada – secondo Coldiretti e Filiera Italia – ai “cibi sintetici” nell’Unione Europea dove già ad inizio 2023 potrebbero essere, infatti, introdotte le prime richieste di autorizzazione all’immissione in commercio che coinvolgono Efsa e Commissione Ue. Una preoccupante novità contro la quale si schiera oltre il 75% degli italiani che non è disposto a portare a tavola nel piatto la “carne” di Frankestein secondo gli ultimi dati del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi economica».

«Per questo in Italia prosegue a ritmo intenso la grande mobilitazione di Coldiretti, Filiera Italia e Campagna Amica contro il cibo sintetico, con la raccolta di firme su tutto il territorio nazionale per fermare una pericolosa deriva che mette a rischio il futuro della cultura alimentare nazionale – viene evidenziato – delle campagne e dei pascoli e dell’intera filiera del cibo Made in Italy. L’obiettivo è promuovere una legge che vieti la produzione, l’uso e la commercializzazione del cibo sintetico in Italia, dalla “carne” prodotta in laboratorio al “latte” senza mucche fino al “pesce” senza mari, laghi e fiumi. Prodotti che potrebbero presto inondare il mercato europeo sulla spinta delle multinazionali».

«Per quanto riguarda la “carne” da laboratorio la verità che non viene pubblicizzata è che non è carne ma un prodotto sintetico e ingegnerizzato – si legge – non salva gli animali perché viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche, non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare, non è accessibile a tutti».

«Le bugie sul cibo in provetta confermano che c’è una precisa strategia che con abili operazioni di marketing che puntano a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione – afferma Franco Aceto Presidente di Coldiretti Calabria – continueremo a dare battaglia poiché quello del cibo Frankenstein è un futuro da cui non ci faremo mangiare contrastando con fermezza  quelle poche multinazionali globali che pensano che con i loro miliardi di dollari investiti in disinformazione si possa distruggere il nostro lavoro distintivo e di qualità, mentendo sul danno fatto all’ambiente, biodiversità e cittadini-consumatori» (rcz)

Coldiretti: In Calabria l’agropirateria è salita a 2 mld di valore

In Calabria l’agropirateria ha raggiunto il valore di 2 miliardi, mentre in Italia a 120 miliardi. È quanto ha denunciato Coldiretti Calabria, spiegando che «anche sulla spinta della guerra che frena gli scambi commerciali con sanzioni ed embarghi, favorisce il protezionismo e moltiplica la diffusione di alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale».

 La classifica dei prodotti più taroccati è ampia: olio extravergine di oliva, salumi, formaggi, vini, conserve di pomodoro e tanto altro.

«Dobbiamo continuare – ha dichiaratoFranco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria – il percorso di trasparenza e qualità che fanno la differenza e consentono di essere protagonisti. Difendere il cibo che produciamo, a livello nazionale e internazionale, è un modo per salvaguardare la nostra salute e le nostre filiere di qualità, garantendo inoltre il giusto riconoscimento al valore della nostra agricoltura e della nostra pesca».

«Prodotti come l’olio extravergine d’oliva, gli ortaggi e la frutta ottenuti grazie alle numerose biodiversità presenti in Calabria, i formaggi – ha proseguito – la carne e i salumi, il miele nonché il pesce locale, sono alcune eccellenze che identificano la nostra regione, per le quali la maggior trasparenza permetterà una piena valorizzazione rispetto alla concorrenza sleale dei falsi Made in Calabria: prodotti che non possono competere con i nostri in freschezza e qualità. Un “mare” di contraffazioni che purtroppo arriva in modo copioso: anche questi sono percorsi di legalità di cui la Calabria ha bisogno».

L’occasione dell’avvio della Settimana della cucina italiana nel mondo, che si celebra fino al 20 novembre, dedicata al tema “Convivialità, sostenibilità e innovazione: gli ingredienti della cucina italiana per la salute delle persone e la tutela del Pianeta «è un’iniziativa utile – ha sottolineato la Coldiretti – per valorizzare l’identità dell’agroalimentare nazionale e fare finalmente chiarezza sulle troppe mistificazioni che all’estero tolgono spazio di mercato ai prodotti originali».

«È capitato quasi a tutti – ha proseguito Coldiretti –. Infatti circa tre italiani su quattro (73%) in viaggio all’estero per lavoro o in vacanza si sono imbattuti almeno una volta in un piatto o una specialità Made in Italy taroccati. Insomma si fa leva sul prestigio, qualità e varietà della cucina italiana che possiede vibranti elementi strategici e culturali e si introducono ingredienti che nulla hanno a che fare con la ricetta originale. Davvero una cosa orribile! Tanti sono i casi. Per fare leva sui turisti ecco che ci sono i menù “acchiappa turisti”. Si mette nei menù il titolo del piatto italiano ma poi gli ingredienti non sono quelli giusti».

«Ad esempio panna al posto del pecorino – si legge in una nota – la nostra pasta con le polpette che nemmeno lontanamente ha il sapore e il gusto della nostra, uso di formaggi comuni che nulla hanno a che vedere con il nostro ed ancora la diffusa e tipica caprese che viene servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte. Esempi di piatti traditi. La carbonara piatto della capitale ma diffuso in tutta Italia,  è stata addirittura oggetto di uno scandalo in Francia dove è stata diffusa una video-ricetta delle farfalle alla carbonara con panna, uovo crudo, pancetta e pasta stracotta per quindici minuti che ha suscitato indignazione e pubbliche scuse».

«Le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori – ha detto ancora Coldiretti – potrebbero triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine», ha affermato Coldiretti, nel sottolineare che «l’export del cibo Made in Italy nel 2022 raggiunge la cifra vicino ai 60 miliardi in valore se il trend di crescita del 14% rispetto al 2021 sarà mantenuto anche negli ultimi mesi dell’anno, secondo i dati Istat relativi ai primi otto mesi dell’anno». (rcz)