Il nuovo prefetto di Reggio Mariani dal Presidente del Consiglio regionale

Primo incontro tra il Presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, e il nuovo prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani, ricevuto ieri mattina a palazzo Tommaso Campanella. Un incontro programmato in occasione dell’insediamento del nuovo capo dell’Ufficio territoriale del governo. Nel corso del cordiale colloquio, Irto e Mariani si sono soffermati su diversi aspetti della complessiva situazione socio-economica, rinnovando al contempo lo spirito di collaborazione istituzionale che da sempre impronta le relazioni tra la Prefettura di Reggio e il Consiglio regionale.

Il presidente Irto ha rivolto al dottor Mariani il bentornato nella nostra regione dopo le esperienze che quest’ultimo ha maturato a Crotone, Catanzaro e Cosenza; poi ha rimarcato l’impegno dell’Assemblea legislativa non solo sul versante della produzione normativa, ma anche sotto il profilo della promozione culturale della Calabria e della narrazione delle realtà positive esistenti.

«Ringrazio il prefetto Mariani – ha commentato Nicola Irto – e gli formulo i miei auguri di buon lavoro in una regione che conosce bene, essendo pienamente consapevole sia delle criticità sociali e dell’ordine pubblico, sia delle straordinarie potenzialità di questa terra. Potenzialità che noi cittadini calabresi, specialmente se impegnati in politica e nelle istituzioni, abbiamo il dovere di trasformare in opportunità di scelta per i giovani, verso un cambiamento che si nutra di un nuovo e rinvigorito meridionalismo». (rrc)

Da Torino all’Aspromonte: il Salone riunisce gli scrittori calabresi, in nome della cultura

di SANTO STRATI – Calato il sipario sul Salone del Libro di Torino (148mila presenze!), si può tentare un bilancio della presenza della Regione Calabria che, quest’anno più che mai, ha puntato alla valorizzazione dei suoi autori più rappresentativi. Il bilancio, a nostro modesto avviso, appare largamente positivo, soprattutto per la magnifica reunion degli scrittori di origine calabrese che hanno ridisegnato il panorama nazionale con una presenza particolarmente apprezzata. A testimonianza di ciò il bel documentario di Marcello Villari, diretto da Mario CanaleDopo il silenzio, dove il silenzio è riferito al vuoto che per molti anni ha caratterizzato la produzione letteraria calabrese. Dopo i grandi Corrado Alvaro, Saverio Strati, Mario La Cava, Fortunato Seminara, c’era stato solo “silenzio” dalla Calabria, in campo letterario, un’inspiegabile – e insopportabile – vacatio che la regione, ma anche tutto il Mezzogiorno, non meritavano. E sono venuti fuori Carmine Abate, Gioacchino Criaco, Mimmo Gangemi, Annarosa Macrì, Domenico Dara, Enzo Romeo, Santo Gioffrè, Olimpio Talarico, Filippo Veltri e tanti altri di cui diamo spesso notizia nelle pagine di Calabria.Live.

Il documentario è nato per caso, dopo l’incontro in Aspromonte dello scorso anno quando si sono ritrovati a parlare di Calabria e calabresi scrittori, registi, intellettuali. Una magnifica idea per far parlare di Calabria, di letteratura, di cultura. Un incontro che, come annunciato proprio al Salone di Torino, farà il bis quest’anno a luglio. L’incontro a tema Dalla rappresentazione alla narrazione della Calabria al quale hanno partecipato tutti gli scrittori calabresi presenti al Salone (peccato per l’assenza della reggina Rosella Postorino), con la partecipazione dell’assessore regionale alla Cultura Maria Francesca Corigliano, è stato il momento clou della presenza calabrese al Salone. Un dibattito a più voci, vivace e con prese di posizione dei singoli proprio sulla “narrazione” in Calabria o della Calabria: i temi della narrazione possono (devono) anche andare oltre il territorio, giusto, ma chi meglio di un calabrese può raccontare le universali storie del popolo calabrese? Criaco ha difeso la sua scelta ideologica di narrare “in Calabria”, Annarosa Macrì ha sostenuto che bisogna uscire dal territorio. Un dibattito che andrà ripreso, coinvolgendo anche i lettori, che, comunque, hanno affollato con molto interesse e particolare attenzione lo stand del padiglione Oval.

La Calabria era in ottima compagnia nel nuovo padiglione: il Salone del Libro è sì una gigantesca libreria dove va a comprare libri il 90% di coloro che non mettono mai piede in libreria (sic), ma è in realtà una meravigliosa macchina da guerra culturale che produce attenzione e suscita interesse, soprattutto nei più giovani. Il libro è il veicolo principale della cultura, ma in Italia (ancora peggio in Calabria) si legge pochissimo rispetto all’Europa, perché manca l’educazione alla lettura. I 1200 incontri con gli autori, dai più famosi e gettonati ai misconosciuti ed esordienti, che il Salone ha offerto in cinque giorni sono stati l’occasione per avvicinare pubblico (lettori) e autori, aspiranti lettori e produzione libraria. Un modello che dovrebbe venire ripreso anche in Calabria e già ci sono validi esempi da prendere in considerazione: da Vibo con Leggere e Scrivere (promosso dal sistema bibliotecario vibonese guidato con encomiabile passione da Gilberto Floriani e Maria Teresa Marzano) a Taurianova che proprio questo venerdì presenta il suo Taurianova legge, una fiera-laboratorio che vuole coinvolgere nella Piana il maggior numero di “futuri” lettori.

L’attenzione per i giovani, proprio in Calabria, dev’essere altissima: le iniziative di cultura sono quelle che potranno segnare davvero il cambiamento. Il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, pur se febbricitante, non ha voluto mancare al Salone. La sua presenza nello stand assume un significato preciso, l’impegno che l’assemblea regionale vuole prendere nei confronti della cultura e della sua diffusione. Sono tanti i campi in cui ci si può muovere, a partire dalla realizzazione di una grande e accurata bibliografia calabrese, al servizio di tutti. Un servizio che il Polo Culturale Mattia Preti, come abbiamo scritto qualche mese fa, potrebbe gestire offrendo interessanti opportunità di lavoro a tanti giovani laureati calabresi, valorizzando risorse e stimolando nuovi interessi verso la produzione letteraria calabrese.

Secondo il presidente Irto il Salone di Torino è un «appuntamento di rilevanza internazionale ed è un piacere riscontrare che in questo straordinario caleidoscopio culturale che si dispiega nei 63mila quadri del Lingotto con oltre 1200 incontri, la Calabria è presente con la sua consistente produzione narrativa e saggistica». Il presidente ha voluto ringraziare gli editori calabresi: «Sono tanti, ingegnosi e coraggiosi. A loro voglio rivolgere i miei complimenti per l’importante lavoro che svolgono. Il fatto che il Censis nel 52mo Rapporto (2018) sulla situazione sociale del Paese, segnali, oltre alla frattura generazionale nei consumi mediatici, che i lettori di libri continuano a diminuire, sottolineando che se nel 2007 il 59,4% degli italiani aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno, nel 2018 il dato è sceso al 42% (-0,9% rispetto al 2017) senza peraltro che gli e-book riescano a compensare la riduzione, illustra una condizione difficile che deve preoccupare tutti. Se vogliamo governare la fase di transizione che il Paese e l’Europa attraversano, avviando una nuova stagione d’impegno civile all’insegna dei valori della civiltà occidentale, il contributo degli intellettuali, specie nel Mezzogiorno, è decisivo. La cultura deve essere il bastione di resistenza al linguaggio della violenza e alla dissoluzione del bene comune che i mutamenti in atto minacciano. Un pezzo del processo di riscatto e di salvaguardia del Progetto Europeo che affossare sarebbe pura follia. La visione giusta, che si avverte al Salone del Libro, che opportunamente riserva grande attenzione all’identità culturale europea, è un’Europa dei popoli che si fa carico dei problemi dei cittadini e non scarica sugli ultimi le conseguenze della crisi, ma che, anzi, dai mari del Nord al Mediterraneo rigetta l’egoismo e la concezione per cui il diverso va considerato come nemico. La Calabria, terra di emigrazione e alle prese con decine di contraddizioni, ha bisogno che le sue classi dirigenti con i ‘saperi’ diffusi sul territorio, si muovano assieme, consapevoli del forte contributo che possiamo dare grazie alla nostra plurimillenaria storia, in vista dell’irrobustimento dell’Unione e per perseguire non obiettivi strumentali e demagogici, ma il bene comune». (s)

Nella foto di copertina: il forum degli scrittori calabresi allo stand della Regione Calabria a Torino

La Cina scopre la Calabria: il presidente Irto riceve a Reggio l’ambasciatore cinese

La Cina scopre la Calabria e vuol conoscere i suoi tesori: con quest’intenti l’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Li Ruiyu ha fatto visita a Reggio ed è stato ricevuto dal presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, a palazzo Tommaso Campanella. Si è trattato di un colloquio cordiale, dal quale è emerso il comune interesse a rafforzare la cooperazione tra la Cina e la Calabria in direzione di scambi commerciali, culturali e turistici.

Il presidente Irto si è detto «onorato di ospitare nel Parlamento regionale il rappresentante nel nostro Paese di una delle più importanti potenze mondiali, verso la quale siamo animati da sentimenti di amicizia e dal concreto interesse a intessere solide e durature relazioni, coinvolgendo pienamente il nostro sistema imprenditoriale soprattutto nei comparti agricolo, commerciale e turistico».

Irto ha sottolineato «la volontà di mettere in cantiere, in tempi brevissimi, ulteriori opportunità di incontro che trasformino in atti concreti le potenzialità economiche calabresi». Tra queste, il presidente del Consiglio regionale della Calabria ha sottolineato «la qualità assoluta, riconosciuta a livello internazionale, di prodotti agricoli come il peperoncino di Diamante, la cipolla di Tropea e, soprattutto, il bergamotto, agrume unico al mondo che si produce in un lembo della provincia di Reggio e che ha innumerevoli applicazioni nei campi dell’industria profumiera, farmaceutica e agroalimentare».

L’ambasciatore Ruiyu ha ricordato il rapido sviluppo dei rapporti tra l’Italia e la Repubblica Popolare Cinese in ambito commerciale, culturale, dell’istruzione e della ricerca. L’alto rappresentante diplomatico ha ricordato il rafforzamento delle relazioni istituzionali tra l’Italia e la Cina, citando la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Pechino e quella, recentissima, del presidente Xi Jinping in Italia. Li Ruiyu ha inoltre rimarcato il valore che la Repubblica Popolare attribuisce alla cooperazione internazionale e ai rapporti bilaterali, evidenziando l’apertura del mercato cinese ai prodotti italiani e auspicando il rafforzamento della promozione dell’immagine della Calabria per attrarre turisti cinesi nella regione. L’incontro, nel corso del quale l’ambasciatore si è detto ammirato della bellezza dello Stretto di Messina, si è concluso con uno scambio di doni tra i due rappresentanti istituzionali.​ (mp)

Il presidente Irto a Bruxelles per il buon governo dei Consigli regionali

Il presidente del Consiglio regionale della Calabria Nicola Irto è volato a Bruxelles per coordinare il gruppo di lavoro Better Regulation and Policy Evaluation promosso dalla Calre, la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee regionali europee. Un’esperienza di grande prestigio (dopo l’assemblea dei Presidenti dei Consigli regionali dello scorso ottobre a Reggio) che vede premiato l’impegno europeista di Irto. Il presidente calabrese ha guidato l’organismo che si è riunito a Palazzo Delors, sede del Comitato europeo delle Regioni, a Bruxelles, da cui è emersa la proposta di una “Carta europea del buon governo per la valutazione delle politiche pubbliche”.

È solo l’inizio di un percorso che si concluderà nel mese di novembre e che porterà al varo di un formale documento che, ha spiegato Irto, «può contribuire a uniformare la valutazione delle politiche pubbliche nelle Regioni europee. Nel solco già tracciato dalla Carta di Matera che, in Italia, nell’ambito del progetto Capire, è un punto di riferimento assoluto in materia. Vogliamo – ha commentato il presidente Irto – costruire un’amministrazione migliore: più vicina alle esigenze dei cittadini, capace di ascoltare e di mettere in discussione le proprie scelte laddove gli effetti delle decisioni si discostino dai risultati attesi».

Nicola irto
Il presidente Nicola Irto a Bruxelles

Tre gli obiettivi indicati dal presidente del Consiglio regionale della Calabria: «Creare una rete di referenti territoriali; intensificare l’utilizzo delle clausole valutative nelle leggi regionali; rafforzare la comunicazione esterna dei risultati delle politiche pubbliche, diffondendo così la cultura valutativa». Secondo Irto «il tema della valutazione delle politiche pubbliche è uno dei più attuali e strategici per il futuro della nostra democrazia. La politica non può essere autoreferenziale ma deve misurare gli effetti delle proprie scelte, andando avanti se le decisioni sono giuste e rimettendo tutto in discussione se i risultati non sono quelli attesi. Oggi le istituzioni, soprattutto a livello europeo, pagano un pesante scotto sul versante della credibilità e della fiducia dei cittadini. I dati elaborati dal Comitato delle Regioni certificano come la distanza dal ‘palazzo’ colpisca soprattutto i giovani. Per invertire questa tendenza – ha aggiunto il presidente dell’Assemblea legislativa calabrese – è indispensabile avvicinare le istituzioni ai cittadini e l’unico modo per farlo è rafforzare gli strumenti di partecipazione democratica: coinvolgere un’ampia platea di stakeholder nella fase di preparazione delle leggi e, dopo, valutare in maniera oggettiva la portata delle decisioni. Un approccio che il Consiglio regionale della Calabria, in questi anni, ha sperimentato – ha concluso Nicola Irto – e che intendiamo portare avanti con convinzione».

A Bruxelles, il presidente Irto ha partecipato inoltre  al Comitato permanente Calre, presieduto da Donatella Porzi, alla presenza del presidente del Comitato europeo delle Regioni, Karl-Heinz Lambertz. (rrm)

 

Il rilancio della promozione culturale passa dal Polo Mattia Preti del Consiglio regionale

di SANTO STRATI – Accanto all’ingresso principale del Consiglio regionale, a Reggio, Palazzo Campanella custodisce un tesoro librario in continua crescita: il Polo Culturale, intitolato a Mattia Preti, è una risorsa che molti reggini e tantissimi calabresi non sanno di avere. È più di una tradizionale biblioteca, intesa come raccolta di libri, ma dovrebbe rappresentare un punto di attrazione e di veicolazione culturale a disposizione dei cittadini in quella che, a ragione, è la “casa” dei calabresi. Le sue porte sono aperte a tutti, senza alcuna distinzione, com’è giusto che sia, e, a maggior ragione, dovrebbe diventare sempre di più un “polo” di valorizzazione della cultura, delle tradizioni, della conoscenza. Questa splendida istituzione, però, soffre di “nanismo” strutturale: avrebbe un potenziale enorme e le carte in regola per diventare il punto di partenza di una nuova visione culturale d’una regione, ma è una risorsa colpevolmente trascurata. Una delle tante della Calabria che continua ad esportare le capacità intellettuali dei suoi giovani laureati e non sa valorizzare i propri tesori nel campo della cultura, del turismo, del territorio. Una regione che sulla cultura potrebbe vincere la sfida sulla decrescita (infelice) e creare opportunità di occupazione in ambito intellettuale e formativo. Il Polo di Reggio è una struttura magnifica che sarebbe in grado di attrarre interessi ben oltre i confini regionali, e non solo per gli studiosi. Allo stato attuale, però, si limita a offrire consultazioni e prestiti librari nonché a meritorie iniziative nei confronti di giovani e scuole, che si realizzano grazie all’impegno e alla passione dello staff operativo.

37mila volumi, tra cui diverse preziose edizioni antiche (antecedenti al 1830), non sono un grande numero per una biblioteca, ma rappresentano senza dubbio una buona base di partenza per creare una grande “biblioteca della Calabria” dove chiunque possa trovare tutto ciò che, nel corso del tempo, è stato pubblicato o sarà pubblicato sulla nostra regione. O quanto meno avere dei riferimenti bibliografici completi e approfonditi su opere e autori calabresi, su pubblicazioni dedicate alla Calabria, disponibilità e consultazione digitale.

L’idea di una biblioteca della Calabria dentro il Polo Culturale può apparire un progetto forse troppo ambizioso, ma decisamente suggestivo e importante per l’intera regione. Un’idea che meriterebbe la piena attenzione della Presidenza del Consiglio regionale (“padrone di casa”) con il concorso della Città Metropolitana, di tutte le province calabresi, delle Università, delle istituzioni locali, circoli culturali, intellettuali e semplici cittadini. Solo a pensare a una bibliografia ragionata sulla Calabria si rischia di farsi venire il mal di testa, perché non esiste, allo stato una ricerca bibliografica redatta su basi scientifiche di classificazione: ci sono interessanti volumi (per esempio quelli pubblicati da Rubbettino Editore) che suppliscono in parte alla lacuna, però una bibliografia organica che diventi essa stessa motivo di studio e di approfondimento non c’è. Perché il Polo Culturale non realizza una bibliografia della Calabria quanto più ampia possibile, che non sia il risultato di una, inevitabilmente  lacunosa, ricerca su Google?

È un obiettivo, almeno questo, che potrebbe essere fatto proprio dal Consiglio regionale: si dovrebbe cominciare a riunire risorse umane specializzate che, con la giusta competenza, possano gettare le basi per una grande bibliografia della Calabria. Risorse da individuare, ovviamente, sul territorio, in grado di lavorare per una bibliografia ragionata, suddivisa per temi, argomenti e non soltanto per autori o editori, che diventi anche accessibile on line. Il primo passo per una raccolta organica di quanto pubblicato sulla Calabria. Un bel sogno, ma permetteci qualche perplessità: investire sulla cultura, però, non ha mai trovato in quarantanove anni di Regione grande consenso in Calabria. Si sponsorizza la sagra delle frittelle con qualche spicciolo, ma sulla cultura, quella seria, i fondi non si trovano mai, anche se gli investimenti in cultura e formazione sono quelli che, alla fine, rendono di più. Il capitale umano di questa terra è ampio e culturalmente di altissimo livello, le nostre Università non hanno da invidiare alcunché ai grandi atenei, anzi avviene sempre più spesso il contrario. I nostri giovani laureati sono capaci, preparati e desiderosi di contribuire alla crescita del territorio di casa propria. Invece, sono costretti ad andar via. Si cercano soluzioni per offrire occupazione intellettuale ? Il Polo può diventare una buona opportunità.

Andrea Valere

Il dipinto di Andrea Valere dedicato a Mattia Preti all’interno del Polo Culturale di Reggio

Per la verità, il presidente Nicola Irto ha intuito il potenziale del Polo Culturale e ha più volte mostrato interesse a trasformare una “biblioteca” in un centro culturale vitale e attivo. Il tempo della consiliatura è agli sgoccioli e di progetti sul Polo, però, non s’è visto nulla. Il Polo Culturale è una risorsa straordinaria, sottoutilizzata e poco conosciuta, che va avanti con l’entusiasmo di uno staff che accoglie e assiste con grande professionalità e dedizione il visitatore. Ma è gestito, burocraticamente, da una struttura dirigenziale che ha lacci e lacciuoli non facili da sciogliere, quando invece, servirebbe una direzione competente e preparata, in grado di progettare e realizzare iniziative di cultura di cui tutti i calabresi andrebbero orgogliosi.

C’è un esempio molto illuminante di come una struttura museale spenta e priva di iniziative possa trasformarsi in una magnifica realtà: il Museo dei Bronzi, il Museo Archeologico Nazionale, con l’arrivo del direttore Carmelo Malacrino è diventato un centro di cultura vitale e straordinario, una vera e propria “casa della cultura” e non solo per i reggini. Il direttore ha caricato di energie e di entusiasmo uno staff che non aspettava altro di poter mostrare capacità e competenze. Il risultato si vede dai numeri: in continua crescita quello dei visitatori, in continua espansione quello dei reggini che scoprono il Museo, le sue meraviglie, e la sua capacità di produrre cultura, con incontri, mostre, dibattiti e quant’altro.

La Calabria – non ci stancheremo mai di ripeterlo –  ha bisogno di puntare sulla cultura per crescere e abbattere l’incomprensibile divario che la tiene (anzi teneva) lontana dalla ribalta internazionale. Qualcosa si sta muovendo, grazie soprattutto all’impegno (gratuito) di appassionati responsabili di associazioni e circoli culturali di tutta la regione che producono iniziative di grande respiro e richiamano l’attenzione sulla Calabria. Il patrimonio artistico e culturale calabrese è unico e straordinario, non è difficile creare attrazione e interesse.

Lo stesso vale per il tesoro bibliografico che questa terra conserva. Ci sono secoli di libri di grandi protagonisti della filosofia (si pensi a Telesio, a Gioacchino da Fiore, Campanella) conservati in biblioteche e musei della regione, per lo più inaccessibili al grande pubblico, che potrebbero – grazie alle nuove tecnologie – diventare disponibili in formato digitale proprio al Polo Culturale. Sempre che ci sia voglia di dare la giusta autonomia all’istituzione sia per quanto riguarda progettualità che per investimenti e risorse umane: quanti giovani laureati calabresi potrebbero agevolmente trovare uno sbocco occupazionale che valorizzi e metta a frutto capacità e competenze?

Il Polo Culturale del Consiglio regionale è nato nel 2013, inaugurato ufficialmente l’anno dopo, a gennaio, in occasione del quarantennale della Regione e del quarto centenario della nascita di Mattia Preti, “il cavalier calabrese” cui la struttura è intitolata. Ha una superficie complessiva di mille mq e offre 36 postazioni di lettura, di cui sei multimediali. Il patrimonio librario, come già detto, è ancora modesto, visto il potenziale della struttura, e offre un ampio panorama nell’ambito dei temi del diritto, amministrativo, costituzionale, regionale, internazionale, dell’economia, delle scienze politiche e sociali, oltre a una vasta emeroteca di quotidiani e riviste che parte dal 1971. Si potrebbero, però, acquisire fondi e biblioteche di privati che sarebbero felici di donare le proprie opere, ci sarebbe da allargare moltissimo l’area “Calabria”, puntando a raccogliere, anche in digitale, tutto ciò che è stato pubblicato. Bisognerebbe, in poche parole, dare slancio e vitalità a un’altra “casa della cultura” destinata ad arricchire non solo la Città di Reggio, ma l’intera regione. C’è solo l’imbarazzo della scelta sui tanti progetti che potrebbero nascere intorno al Polo: servono sicuramente risorse umane e fondi dedicati, ma soprattutto occorre la volontà politica che, al di là delle idee e delle singole posizioni partitiche, porti a compimento una grande iniziativa di promozione della cultura per il bene dei calabresi. (s)

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L’ARTICOLO SCOMPARSO E LE COINCIDENZE SOSPETTE

Questo articolo era apparso domenica scorsa, ma è all’improvviso scomparso dal giornale, mentre facevamo, dopo mezzanotte, il trasferimento dei dati al nuovo, molto più potente, server che adesso gestisce agevolmente le centinaia di migliaia di accessi a Calabria.Live. Come prevedibile, secondo la legge di Murphy, il nuovo server dopo un paio d’ore è impazzito e si è fermato fino a quando, grazie a Davide e ai preparatissimi tecnici di Bustles, ha ripreso a funzionare e – grazie a Dio – non ha più dato problemi. Ma l’articolo sul Polo Culturale del Consiglio regionale era proprio scomparso. Roba da romanzo giallo. Una iattura da Palazzo Campanella? No, solo un capriccio informatico del database. L’articolo qui sopra, però, a nostro avviso, qualche conseguenza nefasta l’ha portata a Palazzo Campanella: la funzionaria “reggente” del Polo è stata destinata ad altro incarico. D’improvviso e senza alcuna motivazione, però subito dopo la pubblicazione di domenica scorsa. L’articolo lo abbiamo ritrovato e “ripescato” dal server e lo riproponiamo, perché lo riteniamo di forte stimolo per i nostri amministratori regionali.

Nel servizio, che ripubblichiamo integralmente, facciamo delle considerazioni sull’attuale gestione burocratica di questa magnifica realtà di cui i calabresi potrebbero andare fieri, suggerendo di individuare una direzione competente e capace. Il risultato – guarda la coincidenza! – è stato che l’architetto incaricata della gestione (attenta, preparata e competente) ha avuto revocato l’incarico, nonostante l’appassionato lavoro svolto sin dall’apertura del Polo con entusiasmo e dedizione. La “struttura dirigenziale” – viene da pensare – non ha gradito le nostre osservazioni e ha “punito” chi ci aveva, con molta disponibilità, fornito le informazioni sul Polo e guidato in una visita approfondita anche nel caveau che custodisce i libri. Informazioni che sono comunque presenti sul sito del Consiglio regionale e che non avevano niente di riservato. Le nostre considerazioni sulla gestione dirigenziale appartengono alle libere valutazioni di chi scrive: non pubblichiamo articoli promozionali, ma cerchiamo di stimolare il confronto, il dibattito, l’incontro sulle esigenze dei cittadini e qualche suggerimento per migliorare i servizi della pubblica amministrazione,

Per amore di verità, occorre dire che – prima di presentarmi ufficialmente come un giornalista che voleva scrivere un pezzo sul Polo – mi sono registrato come un semplice utente e ho utilizzato i servizi di consultazione, senza che alcuno mi conoscesse. Ho trovato uno staff cortesissimo e preparato, guidato da una altrettanto gentilissima e competente “responsabile” mai incontrata prima, che mi ha aiutato a trovare alcuni volumi non facilmente reperibili (mi ero preparato a rendere la vita complicata agli addetti del Polo). La disponibilità e l’affabilità dimostrata, anche nei confronti di altri frequentatori occasionali presentatisi nel corso della mattinata, hanno confermato che tutto lo staff ama i libri, sa fare bene il proprio lavoro, anzi vorrebbe fare anche di più e ne avrebbe la capacità.

Questa coincidenza sospetta della rimozione della funzionaria spinge a ulteriori considerazioni. La Regione Calabria, come detto sopra, non solo soffre di “nanismo strutturale” e si pasce di burocrazia ben oltre il limite di ogni ragionevole sopportazione, ma penalizza professionalità e dedizione. Perché la “rimozione” di chi potrebbe seriamente contribuire a sviluppare un processo culturale che vada di pari passo con crescita e sviluppo? Per aver parlato con un giornalista?

Il merito, a quanto pare, non conta nulla. Rimuovere dal Polo la “direttrice” (non aveva però ufficialmente quest’incarico) è un cattivo servizio reso alla città di Reggio e ai calabresi, peggio ancora se “provocato” da un articolo di giornale. In questo modo, la Calabria fa cultura ad uso e consumo del politico di turno. Se lo ricordino i calabresi, quando a novembre, saranno chiamati alle urne. (s)

Approvato il piano legalità dalla Commissione anti-ndrangheta

Approvato In Consiglio regionale dalla Commissione contro la ndrangheta, presieduta dall’on. Arturo Bova,  il Piano speciale legalità, antiracket e antiusura (Psla), previsto dall’art. 4 della legge regionale n.9/2018.  il piano contiene interventi per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno della ndrangheta e per la promozione della legalità, dell’economia responsabile e della trasparenza, necessario per attivare i fondi previsti dalla legge.

L’organismo ha anche espresso parere positivo a due provvedimenti amministrativi di iniziativa del presidente della Commissione Arturo Bova, contenenti due proposte di legge al Parlamento nazionale: il primo, per ‘interventi a tutela e a favore delle imprese denuncianti fenomeni estorsivi e criminali’; il secondo, per il varo di ‘interventi a sostegno della prevenzione della marginalità sociale e culturale a favore dei minori provenienti da contesti famigliari pregiudizievoli e disgregati’, fenomeno conosciuto come ‘Liberi di scegliere’, avviato per la prima volta in Italia dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Reggio Calabria.
«La proposta di legge al Parlamento nazionale sulle imprese che denunciano fatti estorsivi e criminali ai loro danni – ha detto il presidente Bova a conclusione della seduta – è volta all’introduzione di elenchi di merito delle ditte che si oppongano alla criminalità organizzata, come circuito preferenziale di partecipazione agli affidamenti di lavori pubblici con procedura diretta, nelle more di una complessiva revisione del Codice dei contratti pubblici. La ‘ratio’ di questa proposta di legge è quella di creare un volano positivo – ha detto Bova – a supporto delle aziende che iniziano una collaborazione con lo Stato e che in un momento molto delicato necessitano di un concreto sostegno per non sentirsi abbandonate, o anche solo danneggiate, da un’azione coraggiosa e di alto valore civile, etico e morale, con ricadute positive per tutta la società».

«La seconda proposta di legge sugli ‘interventi in favore dei minori provenienti da contesti famigliari pregiudizievoli o disgregati – ha continuato Arturo Bova – provenienti e/o inseriti in contesti di criminalità organizzata’, ha come obiettivo la realizzazione di percorsi personalizzati di rieducazione, sostegno e reinserimento sociale. È assodato che il preminente interesse del minore d’età – ha sottolineato Bova – e la salvaguardia dei suoi diritti siano criteri guida per l’impostazione di politiche sociali nazionali ed internazionali per favorire i processi di sviluppo e di crescita della persona. Da qui, una forte iniziativa congiunta dello Stato e della Regione, nel solco già avviato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, per sviluppare un programma di prevenzione della marginalità sociale attraverso opportunità lavorative, ricreative e formative”.
Durante i lavori, inoltre, è stato ascoltato il presidente regionale di Legambiente Francesco Falcone sugli ecoreati in Calabria. Ai lavori della Commissione hanno contribuito i consiglieri Morrone, Battaglia, Nucera e Romeo. (rrc)

Nella foto di copertina, l’on. Arturo Bova

Il Presidente Nicola Irto: «No al regionalismo differenziato: è una secessione mascherata»

 

di SANTO STRATI

– La battaglia contro il regionalismo “differenziato” richiesto da Lombardia, Veneto ed Emilia parte dalla Calabria: è stato il Consiglio regionale, primo nel Mezzogiorno, che con voto unanime ha messo in guardia sull’aumento di autonomia avanzato dalla regioni già ricche del Nord. Venerdì 15 il Governo dovrà pronunciarsi in merito e, secondo rumors raccolti a Montecitorio, si andrà a un rinvio a data da destinarsi. Ma se, invece, dovessero essere accolte le richieste delle tre regioni, cosa potrebbe accadere? Ne abbiamo parlato con Nicola Irto, presidente del Consiglio regionale.

Nicola Irto, Presidente Consiglio regionale della Calabria

«Il governo nazionale, – dice Irto – in barba a qualunque tipo di discussione con le Regioni, sta andando avanti, sostanzialmente sta accogliendo la proposta di tre regioni, Lombardia, Emilia e Veneto, di avere più poteri, il cosiddetto federalismo differenziato. Sono molto contento che il Consiglio regionale della Calabria, all’unanimità, abbia approvato un documento, una risoluzione alla quale io ho lavorato molto, con la quale chiediamo al governo nazionale di fermarsi. Di fermarsi non per certificare la positività dell’attuale sistema regionale in Italia, semmai di fermarsi su questa vicenda e cambiare percorso, cambiare tipo di metodo. Intanto, bisogna confrontarsi con le Regioni. Non è possibile pensare di andare a dare più poteri a regioni che stanno meglio, quindi già regioni che corrono meglio potranno correre ancora meglio, le regioni che sono in affanno si affanneranno ancora di più. Sia chiaro, voglio avere un elemento di chiarezza con i cittadini: quando parlo della regione non mi riferisco all’ente regione solamente, mi riferisco a tutto il tessuto che ci sta nel Mezzogiorno. Perché, se si indeboliscono in maniera concreta i poteri e c’è una sperequazione tra i poteri tra le regioni del Nord e le regioni del Sud vuol dire che tutto il sistema meridionale sarà compromesso: penso all’università, penso alla scuola, penso alle stesse amministrazioni comunali, penso alle imprese. Perché dev’essere più difficile far partire un’impresa, far nascere un’impresa nel Mezzogiorno rispetto al Nord? Ecco su tutti questi temi noi abbiamo chiesto come Consiglio regionale al governo nazionale di fermarsi, di non fare questo tipo di attività, che, evidentemente, è a fortissima spinta e fortissima volontà da parte della Lega Nord. La Lega nonostante cerca e sa trovare consenso in tutt’Italia, non ha perso la sua dimensione di Lega delle autonomia, di Lega Nord, di Lega che è il partito che si occupa degli interessi del Nord.

Una secessione mascherata

«Sono poi molto contento – aggiunge Irto – che quella stessa mozione sia stata adottata qualche settimana dopo il Consiglio regionale della Calabria anche dalla Campania. C’è una discussione larga su questo, credo soprattutto che sia importante avere un elemento di discussione con i cittadini, bisogna informare i cittadini su quello che sta avvenendo e su cui il governo nazionale sta tenendo bassissima la tensione informativa su questo. Ne parlano poco per far sì che sia silente, che passi sulla testa dei meridionali, dei calabresi un’attività che altro non è che una secessione mascherata. Sostanzialmente più ricchezza ai ricchi, ancora più povertà ai poveri».

– Qualcuno sta avanzando questioni di costituzionalità sul provvedimento, al di là dell’esito dei referendum avvenuti nelle regioni del Nord. Il punto principale è questo: non le sembra che altre regioni del Mezzogiorno, a parte la Campania – con un certo ritardo rispetto all’ordine del giorno votato dal Consiglio calabrese – non stiano reagendo in maniera concreta, ovvero abbiano sottovalutato questo vero rischio di secessione che c’è?

«È stato sottovalutato, a mio avviso, non solo da molte regioni del Mezzogiorno, è stato sottovalutato dai partiti politici tutti, è stato sottovalutato dai numerosissimi parlamentari del Mezzogiorno, penso ai tantissimi parlamentari dei Cinque Stelle che non li conosciamo ma ci sono, esistono e sono pagati, siedono in Parlamento. Eppure sono silenti su tutto questo, eppure hanno preso tantissimi voti nel Mezzogiorno… È silente anche la cosiddetta società civile, gli intellettuali, il mondo delle associazioni: in questo momento, purtroppo, nel Mezzogiorno vedo un’operazione di silenzio che mi preoccupa. Per questo è importante informare i cittadini, è stata importante la risoluzione in Consiglio regionale, serve parlarne, serve creare un elemento di discussione che non è solo polemico: vuole non solo riflettere sulle questioni e sui problemi del Mezzogiorno, anche legati al fallimento delle classi dirigenti del Mezzogiorno, ma anche e soprattutto indicare una rotta, indicare una strada. Insomma, non solo protestare ma avere un progetto in testa».

Cosa succederà il 15 febbraio?

– Secondo alcuni rumours di Montecitorio, giorno 15 non dovrebbe succedere nulla, ovvero si tenterà di spostare a data da destinarsi qualunque provvedimento. Se questo non dovesse accadere, secondo lei, non sarebbe utile a questo punto coinvolgere tutti i rappresentanti parlamentari della Calabria, indipendentemente dalla loro colorazione politica, per creare una sorta di Stati generali che impediscano una nuova questione meridionale? I 23 punti richiesti dalla regioni, che poi sono stati articolati in 200 ulteriori sottopunti, rischiano veramente di creare un divario insuperabile…

«Questo, di fatto, lo abbiamo realizzato approvando un ordine del giorno, una risoluzione all’unanimità, quindi con tutte le forze politiche. Il problema è coinvolgere tutti gli attori istituzionali. Addirittura nella risoluzione diciamo non solo i parlamentari, non solo i consiglieri regionali, ma facciamo in modo che tutti gli uffici di presidenza dei Consigli regionali del Mezzogiorno possano metabolizzare una proposta del tipo da lei indicata. Io auspico che i rappresentanti istituzionali, i parlamentari in questo caso calabresi e meridionali – tantissimi in termini di numero – dei Cinque Stelle abbiano la capacità, l’autorevolezza, l’autonomia e la credibilità di opporsi a un provvedimento che è contro il Mezzogiorno, dove hanno preso i voti. E non pensare di approvare questo provvedimento come merce di scambio con la Lega Nord per il voto al reddito di Cittadinanza. Sarebbe inaccettabile, anche perché il Reddito di Cittadinanza – che è una misura che io non condivido personalmente – è una misura comunque revocabile dal punto di vista politico in futuro. Se ci sarà un altro governo, di altro tipo, potrà essere revocato. È una misura politica che può essere revocata. Questo tipo di attività di una secessione mascherata, di dare più poteri, di smembrare il regionalismo così come l’abbiamo conosciuto, di smembrare l’Italia, rischia di avere profili di irreversibilità. Come si fa a creare, a dare più poteri, ad avviare dei percorsi e poi tornare indietro? Sarebbe molto difficile andare a recuperare il terreno perso, anche perché di terreno di distanza tra il Centro-Nord e il Centro-Sud ce n’é già tantissimo. Quindi, io, per questo,  credo, auspico, spero che i tantissimi parlamentari del Movimento 5 Stelle abbiano l acapacità di accogliere la nostra proposta. (s)

La sfida della Calabria al regionalismo che vuole dividere l’Italia

Sta facendo rumore a livello nazionale la risoluzione del Consiglio regionale della Calabria contro le iniziative autonomiste delle tre regioni settentrionali che vorrebbero accelerare spinte autonomiste che rischiano di creare ulteriori condizioni sfavorevoli per il Meridione.

«In Consiglio regionale – ha dichiarato il Presidente del consiglio regionale Nicola Irto – abbiamo lanciato una grande sfida democratica e politica. Una sfida avanzata e coraggiosa, non una battaglia di retroguardia. All’Italia serve un nuovo regionalismo solidale. Non abbiamo paura dell’autonomia rafforzata richiesta da tre regioni ma sui diritti dei cittadini e sulla tenuta del Paese non cediamo di un millimetro. L’Italia è una e indivisibile». L’Assemblea di palazzo Campanella si era riunita lo scorso 30 gennaio per una seduta interamente dedicata all’iter per la concessione di maggiori poteri alle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.

«Abbiamo approvato una risoluzione unanime – ha aggiunto Irto – che trasmetteremo subito alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che diffidiamo dall’approvazione di ulteriori atti senza aver prima definito i livelli essenziali delle prestazioni sociali e civili a favore di tutti i cittadini italiani. Serve una profonda revisione del regionalismo italiano. Rifiuto l’idea che una larga parte del territorio nazionale, a cominciare dal Sud, venga considerata la palla al piede del Paese. Il Mezzogiorno è la più grande risorsa dell’Italia».​ (rp)

Ecco il testo della risoluzione approvata all’unanimità:

Consiglio regionale della Calabria

CONSIGLIO REGIONALE DELLA CALABRIA

RISOLUZIONE n. 1 del 30 gennaio 2019

PREMESSO
che l’articolo 116, comma 3, della Costituzione stabilisce che “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princıpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”;

RITENUTO
che il predetto articolo 116 deve leggersi in correlazione con i seguenti articoli della Costituzione:

art. 3, comma 2 “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

art. 5 “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i princıpi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”.

art. 119, comma 3, “La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante”.

art. 119, comma 5, “Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni”;

art. 120, comma 2: “Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione”.

RICHIAMATI gli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione;

CONSIDERATO
che il Consiglio della Regione Emilia – Romagna ha approvato il 3 ottobre 2017 la prima risoluzione con cui ha avviato il proprio negoziato con il Governo; che il 22 ottobre 2017 si sono celebrati nelle regioni Lombardia e Veneto referendum consultivi in ordine alla richiesta delle maggiori forme di autonomia di cui all’articolo 116 della Costituzione, all’esito dei quali è stato avviato il negoziato con il Governo; che il 28 febbraio 2018 sono stati sottoscritti gli accordi preliminari tra il Governo e le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto;

che il processo di attribuzione delle ulteriori forme e condizioni di autonomia prevede il raggiungimento di formali intese tra il Governo e le Regioni richiedenti e, successivamente, l’approvazione di una legge dello Stato a maggioranza assoluta dei componenti dei due rami del Parlamento;

RILEVATO
che tutti gli indicatori economici e sociali, nonché i dati afferenti ai livelli essenziali delle prestazioni, segnalano l’aggravarsi delle differenze tra le Regioni del Nord e quelle del Mezzogiorno in termini di benessere della collettività e di servizi pubblici offerti ai cittadini, per effetto del sostanziale fallimento del modello istituzionale derivato dalla riforma del Titolo V parte II della Costituzione, che nel rafforzare l’autonomia del livello istituzionale regionale ha acuito sensibilmente le differenze economiche e sociali tra le macro-aree del Paese;

che l’attribuzione di particolari condizioni di autonomia per le Regioni richiedenti si tradurrebbe nell’utilizzo regionale di una parte assai consistente del gettito fiscale, con un pesante squilibrio nella ripartizione delle risorse nazionali, atteso che le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto contano oltre 19 milioni di cittadini residenti, producono oltre il 40% del PIL nazionale e rappresentano più del 54% delle esportazioni italiane;

IL CONSIGLIO REGIONALE ESPRIME
preoccupazione per i rischi connessi all’applicazione, sic et simpliciter, delle forme di autonomia previste dall’art. 116 Cost. nelle 23 materie oggetto della richiesta delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, dalla quale deriverebbero nel medio periodo conseguenze gravi in termini di mancata garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni a favore dei cittadini delle altre regioni italiane, con particolare riferimento all’Italia del Mezzogiorno e alla Calabria.
Tale processo di rafforzamento dell’autonomia di tre fra le regioni più ricche d’Italia, nell’attuale momento storico del Paese, contrassegnato dall’incremento delle sacche di povertà e disagio sociale, manifesta profili allarmanti sul versante della potenziale lesione di principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale, tra i quali l’uguaglianza di tutti i cittadini (art. 3) e l’unità e indivisibilità della Repubblica (art. 5).

Dinanzi alla concreta possibilità che – in specie su materie di particolare delicatezza e su diritti fondamentali come la tutela della salute, l’istruzione, il lavoro, l’ambiente, l’energia e i beni culturali – possa concretizzarsi una violazione dei diritti dei cittadini, mediante il depotenziamento dei principi solidaristici e mutualistici immanenti alla Carta costituzionale, il Consiglio regionale della Calabria ritiene indispensabile porre in atto ogni utile e necessaria iniziativa per avviare la formazione di un fronte largo e unitario di Consigli regionali italiani, che conduca a una richiesta al Governo di una moratoria immediata dell’iter procedimentale in corso, proseguendo con l’attivazione, comprendente tutti i livelli istituzionali, di ridiscussione complessiva del regionalismo vigente, alla luce dei risultati che esso ha prodotto dopo quasi 50 anni di applicazione; con la finalità esclusiva di individuare le ipotesi migliori per ovviare al palese allargarsi dei divari socio-economici fra le diverse aree del Paese, in ossequio al dettato costituzionale.

Alla luce di tali considerazioni,

IL CONSIGLIO REGIONALE S’IMPEGNA
ad attivare i passaggi necessari per dare impulso ad una iniziativa legislativa da presentare direttamente alle Camere, sulla base del disposto dell’articolo 121, secondo comma della Costituzione, finalizzata alla revisione Titolo V Parte II della Carta in direzione di un regionalismo solidale; contemporaneamente, ad attivare, mediante la medesima disposizione dell’art. 121, la richiesta volta ad ottenere forme e condizioni di autonomia ex art. 116 comma 3 Cost.; ad assicurare il necessario coinvolgimento delle autonomie locali, dei Presidenti della Provincie e della Città Metropolitana, del Presidente dell’ANCI regionale, nonché a promuovere una Conferenza degli Uffici di Presidenza dei Consigli Regionali di Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia al fine di perseguire eventuali convergenze tra le Regioni del Meridione; a prevedere il supporto di esperti giuridici ed economici da affiancare al lavoro delle Commissioni Affari Istituzionali e Bilancio per determinare le risorse finanziare, da trasferire o assegnare dallo Stato alla Regione, necessarie all’esercizio delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.

DIFFIDA
il Governo nazionale a predisporre atti che prevedano trasferimento di poteri e risorse ad altre Regioni sino alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (art. 117, lettera m della Costituzione), trasmettendo tempestivamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il testo della presente risoluzione.

L’assemblea dei Presidenti regionali: insieme per la sfida delle politiche di coesione

29 ottobre 2018 – Soddisfazione tra i Presidenti dei Consigli regionali di tutt’Italia riuniti a Reggio per l’assemblea plenaria per la comune intesa raggiunta sulla sfida delle politiche di coesione. Il presidente Nicola Irto, presidente del Consiglio regionale della Calabria, che ha ospitato l’assemblea ha voluto sottolineare l’unità d’intenti «a tutela delle esigenze e degli interessi delle comunità regionali, secondo il profilo rigorosamente istituzionale che ci appartiene».
Irto, introducendo i lavori della plenaria della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative regionali e delle Province autonome ha detto «Siamo soddisfatti del ruolo, del dinamismo, della visione che, tutti assieme, stiamo dimostrando di avere nella Conferenza«. Un organismo che «si sta dimostrando una ‘best practice’ in termini di dialogo e collaborazione interistituzionale. Ci attendono sfide delicate – ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale – a cominciare da quella della nuova politica di coesione. Credo che assumere una posizione comune, pure in questo ambito, sia lo strumento più forte per far sentire la voce non solo delle Assemblee legislative, ma anche e soprattutto dei territori e delle comunità che rappresentiamo»
Aprendo i lavori del seminario “Politiche di coesione e PAC post 2020“, il presidente Irto ha detto che «Il futuro delle politiche di coesione – con le prospettive, i rischi, le preoccupazioni, ma anche le opportunità e le speranze – è da tempo al centro del lavoro della nostra Conferenza. Non potrebbe essere diversamente, perché l’Europa è la nostra radice, il nostro presente e il nostro futuro».
«Il confronto tra le Regioni, la Commissione e le altre istituzioni europee riguarda strettamente le prospettive di sviluppo delle comunità regionali e delle aree urbane che, a nostro avviso, non sono garantite dall’impostazione data al Quadro finanziario pluriennale, alla politica di coesione e alla politica agricola comune per il settennato 2021-2027 – ha aggiunto Irto -. E stamattina la Plenaria ha adottato un ordine del giorno proprio su questi temi, ribadendo, nel preambolo politico che ho fortemente voluto, la nostra inderogabile collocazione europeista».
«Riteniamo sbagliata – ha aggiunto Irto – la riduzione del bilancio della politica di coesione, della politica agricola comune e dei programmi di cooperazione territoriale. Consideriamo poco lungimirante la scelta del principio della flessibilità del bilancio e difficilmente attuabile la revisione del bilancio di metà periodo, considerata la natura degli investimenti strutturali che sono, per definizione, oggetto di una programmazione di medio-lungo periodo; così come la pensiamo diversamente sulle modifiche ai termini di rendicontazione della spesa certificata, che aumenteranno il disimpegno delle risorse ma difficilmente accelereranno i processi. Auspichiamo inoltre indicazioni più puntuali e approfondite sulla condizionalità relativa al rispetto dello Stato di diritto che, così com’è, risulta generica e oscura».


Secondo il presidente del Consiglio regionale, «una preoccupazione di fondo è quella che attiene alla riduzione della quota di cofinanziamento. Da presidente del Consiglio di una regione del Sud, considero questo scenario, unito alle attuali modalità di allocazione delle risorse del bilancio nazionale, potenzialmente esiziale per alcune realtà del Mezzogiorno come la nostra. L’indebolimento delle politiche di coesione e della politica agricola comune – ha continuato il presidente Irto – non rafforzerà le prerogative delle istituzioni centrali europee; semmai, aumenterà le spinte centrifughe, rallenterà i processi di recupero del ritardo di sviluppo e metterà in discussione il raggiungimento di obiettivi fondamentali per il futuro dell’ambiente, che ci stanno particolarmente a cuore, come quelli fissati nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi».
«In queste condizioni – ha incalzato Irto – si rischia di avere non più un’Europa di serie A e una di serie B, ma un’Europa di A, una di B e, purtroppo, anche una di serie C. Nella quale, fatalmente, rischieremmo di veder scivolare le nostre regioni, nonostante tutti gli sforzi che stiamo compiendo. Mi domando, allora, che fine abbia fatto il sogno dell’Europa con cui siamo cresciuti: l’Europa dei giovani, della pace e della cooperazione, preconizzata nel Manifesto di Ventotene; un’Europa senza frontiere, moderna e orientata allo sviluppo sostenibile, ma soprattutto ispirata ai principi di eguaglianza, libertà, giustizia e solidarietà. Oggi, l’impostazione che viene data alla nuova politica di coesione e alla politica agricola comune ci espone al rischio di sconfessare i principi e valori fondanti della nostra identità europea, favorendo le spinte alla disgregazione dell’Unione che rifiutiamo e che purtroppo continuano a farsi sentire, nonostante il radicato sentimento di appartenenza all’Europa che, recentemente, anche i cittadini della Gran Bretagna hanno manifestato con forza».
«È una strada, quella della disgregazione, che non intendiamo percorrere. Vogliamo che continui a vivere il sogno di un’Europa che ha il proprio cervello a Bruxelles, ma il cui cuore pulsa qui: nelle regioni, nelle città metropolitane, nelle realtà periferiche, dove un ponte, una strada, un progetto di integrazione sociale, un aiuto all’agricoltura danno la concreta e quotidiana percezione del nostro status di cittadini europei. Per far vivere questa Europa, è necessario continuare a far battere il cuore dei territori. È una battaglia nella quale continueremo a impegnarci quotidianamente – ha concluso il presidente Irto – consapevoli del fatto che dal suo buon esito dipende il futuro di tutti noi». Il bilancio dell’assemblea plenaria dei Presidente dei Consigli regionali italiani è, dunque, largamente positivo.

Agli ospiti della Plenaria è stata offerta domenica una visita al Museo Archeologico Nazionale di Reggio. A guidare la delegazione sono stati il presidente dell’Assemblea legislativa calabrese, Nicola Irto, e la coordinatrice della Conferenza, Rosa D’Amelio, che presiede il Consiglio della Campania. Presenti, oltre ai rappresentanti dei Parlamenti regionali, i relatori del convegno sul futuro della politica di coesione e della politica agricola comune. Il direttore del MarRC, Carmelo Malacrino, ha fatto gli onori di casa ed è stato la guida d’eccezione del gruppo che ha avuto modo di visitare sia la mostra temporanea recentemente inaugurata, sia i quattro livelli di esposizione permanente. I rappresentanti delle Assise sono rimasti affascinati dalle inestimabili testimonianze dell’arte magnogreca conservate nel Museo, fino al momento in cui hanno fatto ingresso nella sala che ospita i Bronzi di Riace, la cui eccezionale bellezza che ha lasciato tutti letteralmente senza fiato.
«Ringrazio il direttore Malacrino per l’ospitalità e la professionalità con cui ci ha accompagnati alla scoperta delle radici della nostra identità storica, artistica e culturale. Credo non esistesse migliore biglietto da visita per il nostro territorio da presentare ai colleghi provenienti dalle altre regioni italiane», ha commentato il presidente Irto. (rrc)

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Oggi a Reggio i presidenti dei Consigli regionali di tutt’Italia

29 ottobre 2018 – Si riuniscono oggi a Reggio, a Palazzo Tommaso Campanella, i presidenti dei Consigli regionali di tutta Italia per la sessione plenaria della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, guidata dalla coordinatrice Rosa D’Amelio (Campania). Un incontro che mette a confronto esperienze delle varie realtà regionali e offre spunti per iniziative comuni. Reggio, per un giorno, riunisce i rappresentanti delle assemblee regionali e svolge un ruolo di primo piano nel campo della politica regionale italiana e coglie, allo stesso tempo, l’opportunità di far conoscere la bellezza del territorio e le sue ricchezze artistiche e paesaggistiche.
«È un momento di grande rilievo istituzionale per noi – afferma il presidente del Consiglio della Calabria Nicola Irto -. Siamo onorati di ospitare nella nostra sede i lavori della Conferenza, organismo che in questi anni ha consentito di rafforzare la rete di collaborazione tra le Assemblee, creando i presupposti per un maggiore riconoscimento del ruolo e del lavoro svolto dal nostro livello istituzionale. Attraverso la Conferenza, i Consigli italiani hanno avviato una serie di rilevanti progetti e condiviso posizioni forti, al di là delle parti politiche, a tutela delle istanze delle comunità regionali. La Plenaria a Reggio sarà anche l’occasione per far conoscere ai prestigiosi ospiti la nostra terra e le sue bellezze naturali, artistiche e culturali, a cominciare dai Bronzi di Riace e dagli altri tesori ospitati nel Museo Archeologico Nazionale che visiteremo assieme».
Uno dei temi di maggiore attualità, nel dibattito politico-istituzionale degli ultimi mesi, è legato al futuro delle politiche di coesione. Proprio su questa materia, al termine della Plenaria, si terrà a Palazzo Campanella (sempre domani, con inizio programmato alle ore 11) un convegno dal titolo “Politiche di coesione e PAC post 2020. Prospettive e sfide per l’Italia e le Regioni”. Dopo i saluti istituzionali dei presidenti Irto e D’Amelio, la prima relazione sarà affidata a Nicola De Michelis, capo di gabinetto del Commissario europeo per la politica regionale e urbana, che interverrà sul tema: “Quale futuro per la politica di coesione post 2020?”. Materia che sarà ulteriormente sviluppata da Antonio Caponetto, direttore generale dell’Agenzia per la coesione territoriale.
La politica agricola europea per il periodo 2021-2027 sarà trattata da Felice Assenza, direttore generale Politiche internazionali e dell’Unione europea del Ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo. “Una sfida per i territori: la nuova politica di coesione” sarà l’argomento al centro della relazione di Micaela Fanelli, componente della commissione Coter del Comitato delle Regioni. Le conclusioni del seminario saranno affidate a Silvana Giannuzzi, componente della commissione Politiche dell’Unione europea del Senato.
Una curiosità, a margine dell’incontro: il presidente del Consiglio regionale del Piemonte Nino Boeti, medico ortopedico, è originario di Taurianova. Ha approfittato della Plenaria di Reggio per una visita istituzionale nella sua città natale, dove il sindaco Fabio Scionti e l’Amministrazione comunale lo hanno voluto insignire di una targa ricordo a riconoscimento del suo impegno politico e della sua attività professionale che rendono onore e lustro alla Calabria.

Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Nino Boeti, l’altro ieri al mare in Calabria

Il dott. Boeti ha postato una riflessione su FB con una sua immagine in riva al mare di Calabria: «È questo il mio mare? Pensavo mentre l’aereo stava scendendo sull’aeroporto di Reggio Calabria. Quello in cui ho imparato a nuotare, lo scoglio dell’ulivo che mi è rimasto nel cuore in tutti questi anni. Un’ assemblea dei Presidenti dei consigli regionali convocata a Reggio Calabria è l’ occasione di tornare dopo tanti anni a Taurianova il paese in cui sono nato e vissuto la mia adolescenza. Ho rivisto i miei amici di un tempo, i miei compagni di squadra. È stato bello stare assieme a loro. Il sindaco Fabio Scionti mi ha accolto in consiglio comunale con il presidente del consiglio comunale Fausto Siclari e quello del consiglio regionale calabrese Nicola Irto. Ho vissuto una grande emozione. Mentre parlavo rivedevo i volti di mio padre e di mia madre. Se fossero stati lì sarebbero stati felici. Grazie a tutti per un affetto che non finisce con il passare del tempo e del quale vi sono grato».
Il presidente Boeti conserva un vivo ricordo degli anni di Taurianova che – ha detto – porta sempre nel cuore. Uno dei tantissimi calabresi, lontani, ma inguaribilmente innamorati della propria terra. Grazie dell’affetto, presidente, da parte di tutti i calabresi. (rrc)